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lunedì 2 aprile 2012

PER UN GOVERNO DI RIGORE ED EQUITA'

La relazione del presidente dell'Anpi, Carlo Smuraglia, al Consiglio nazionale svoltosi il 31 marzo e il 1° aprile

Sommario: 1. Premessa - 2. La situazione politica: a) la situazione interna e il Governo “tecnico”; b) questione morale e questione politica; c) la situazione internazionale; d) i cittadini. 3. Ruolo e iniziativa dell’ANPI. 4) Tutto bene, dunque? Un quadro variegato e complesso (tesseramento, militanza, comunicazione; la “memoria”, la questione della “memoria condivisa”, le donne, i giovani, le generazioni intermedie). 5) L’orientamento e l’identità dell’ANPI. 6) Il metodo e i comportamenti, nella vita dell’ANPI. 7) Conclusioni.

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Anzitutto consentitemi un saluto affettuoso a tutti gli intervenuti. È la prima volta che si riunisce il Consiglio Nazionale, nella nuova composizione decisa dal Congresso; ed è la prima volta che si riunisce comunque, dopo il Congresso.
Un saluto particolarmente caldo va alla Presidenza onoraria, che oggi è qui riunita per partecipare al dibattito ed alla quale, per la sua composizione e per la peculiare storia personale di ciascuno dei suoi componenti, è dovuto il più profondo rispetto e il più affettuoso senso di fraternità e vicinanza.
Fa piacere incontrarci in tanti, per discutere e confrontarci in una fase particolarmente complessa della vita nazionale; io credo molto nella partecipazione e nella discussione, nella forma più libera, anche se abbiamo dovuto stabilire alcune regole, col consenso di tutti, perché questa è pur sempre un’Assemblea e non un incontro occasionale fra iscritti; un’assemblea che completa, in un certo senso, il quadro che abbiamo già cercato di delineare col Congresso e dopo, in una direzione di maggiore equilibrio non solo territoriale ma anche di genere.

1. È necessaria, peraltro, una premessa.
Il Consiglio nazionale, disciplinato dall’art. 7 dello Statuto, è assieme alla Presidenza onoraria, un consesso non deliberante, ma oggetto di “consultazione” da parte del Comitato nazionale, “in merito alle più importanti questioni di interesse generale e associativo”.
Questa precisazione va fatta perché il Comitato nazionale resta l’unico organo a livello nazionale dotato di poteri decisionali, ovviamente in applicazione della linea adottata ed approvata dal Congresso. Questo significa che non è questa la sede per modificare quella linea, a cui, peraltro, devono attenersi tutti gli organismi statutari, compreso, dunque, anche il Comitato nazionale.
È questa la ragione per cui anche eventuali ordini del giorno possono qui essere soltanto esaminati, ma ogni decisione spetta, al riguardo, al Comitato nazionale.
Insomma, chi per avventura fosse rimasto in minoranza al Congresso, non troverebbe qui la sede opportuna per tentare di ribaltare o modificare le decisioni adottate allora ed espresse con chiarezza nel documento politico approvato a conclusione del Congresso nazionale e che troverete a vostra disposizione. Siamo, qui, invece, per chiarirci le idee sulla situazione politica, in Italia e fuori di essa e sullo stato attuale dell’ANPI nella situazione data. Un ruolo certamente già definito, ma che presenta – come’è naturale – una problematica complessa, proprio per valutare le modalità concrete di attuazione dell’indirizzo generale.
Problema, questo, che ci assilla quotidianamente, a Roma e in tutte le sedi periferiche, perché è proprio dal modo con cui applichiamo gli indirizzi generali che scaturisce la credibilità dell’ANPI e appare o meno adeguata la risposta che quotidianamente diamo agli interrogativi che le tematiche e le questioni concrete ci impongono.
Questo non significa che il confronto tra idee e valutazioni diverse debba essere meno libero; ma che esso deve svolgersi all’interno della linea direttrice che il Congresso ha fissato, in una ricerca continua di individuare le modalità corrette perché non ci siano incertezze sulla nostra identità e sulla nostra funzione nel momento presente.
Il Comitato nazionale è dunque pienamente disponibile ad ascoltare suggerimenti, indicazioni, proposte e a tenerne conto il più possibile, perché questo è il vero senso di quella “consultazione” di cui parla l’art. 7 dello Statuto; ma sarà altrettanto fermo nel pretendere il rispetto della linea complessiva e delle regole scritte e non scritte che regolano la nostra Associazione e ne costituiscono la base e il fondamento.

2. Passando all’unico punto dell’ordine del giorno, tratterò separatamente, anche se in realtà i temi sono fortemente intrecciati, la situazione politica e l’iniziativa dell’ANPI. Lo farò nel modo più sintetico possibile, anche se si tratta di due temi altrettanto complessi e meritevoli di ampia riflessione. D’altronde è la prima volta che il Consiglio nazionale si riunisce ed è indispensabile fissare le basi della discussione, su un ambito il più ampio e definito possibile.

a) La situazione interna.

La situazione è profondamente mutata rispetto al momento in cui, un anno fa, si è tenuto il Congresso nazionale. Non c’è più il governo Berlusconi, sostituito da un governo, come si dice, di “tecnici”, al quale, peraltro, è impossibile negare un forte e determinato ruolo politico. La crisi, che circa un anno fa si voleva negare, è oggi riconosciuta da tutti e si presenta in termini assai più gravi, anche per coloro che pur non avevano creduto a ciò che ci raccontava il governo precedente. Oggi sappiamo che la crisi è strutturale, non investe solo l’Italia e neppure solo l’Europa e si risolve, a ben guardare, anche in una vera e propria crisi del sistema capitalistico e finanziario.
Molte novità, dunque, rispetto al congresso.

Ma subito occorre fare una precisazione: non c’è più, è vero, il governo Berlusconi, ma Berlusconi non è scomparso per sempre e addirittura non è scomparso neppure temporaneamente, perché continua a guidare i suoi, anche se spesso disorientati e contraddittori, ma sempre pronti a ricompattarsi agli ordini del capo. Certo, Berlusconi non sembra più lui; privato del potere immediato, non è però privato del potere di ricatto sul governo; ed è lui che ancora determina la politica del suo disordinato esercito, pieno di crepe, ma in definitiva sempre allineato sulle scelte peggiori. Ne è prova il fatto che, nonostante il contrasto con la Lega, che si è collocata all’opposizione, in diverse occasioni li abbiamo visti votare insieme per salvare questo o quel parlamentare o per tentare di compiere ancora qualche operazione assai peggio che discutibile. Attenti dunque, ai colpi di coda ed alle illusioni troppo facili.
C’è sempre, e neppur tanto dietro le quinte, un capo deciso a salvare solo se stesso e la sua azienda, anche a costo di mandare in rovina il Paese.

Dobbiamo tenere sempre presente tutto questo, per capire ciò che succede e regolarci di conseguenza.
Il Governo “tecnico” è quello che è: un complesso di persone molto diverse da quelle di prima, con facce normali, con livelli di competenza e di credibilità incomparabili con quelli dei soggetti che li avevano preceduti. Ma un governo in qualche modo limitato, da un lato dai veti e dalle imposizioni del PDL e dalle non sempre lineari scelte parlamentari, dall’altro dalla sua stessa natura.

Questo è un governo di ispirazione fortemente liberista, molto ossequiente al liberismo che imperversa in Europa; molto attento, anche, non solo a ciò che viene dall’Europa, ma a ciò che l’Europa desidera; quindi un Governo dal quale sappiamo esattamente cosa aspettarci e sul quale non dobbiamo farci soverchie illusioni; che tuttavia non presenta, al momento, alcuna alternativa, e che è utile e necessario, quanto meno per salvarci dal peggio. Un governo di fronte al quale bisogna guardarsi, nello stesso tempo, dall’eccessivo ossequio così come da ogni tendenza demolitrice, che rischierebbe di trascinarci su un terreno che abbiamo sempre aborrito, quello del “tanto peggio tanto meglio”.

Ma allora, si dirà, perché a questo Governo abbiamo scritto una lettera (uso il plurale perché la lettera l’ho scritta io come Presidente, ma in piena assonanza con l’opinione dell’intera Segreteria) di compiacimento e di stimolo? Qualche volta, quella lettera bisognerebbe rileggerla, perché essa esprimeva ed esprime la nostra linea in termini oltremodo chiari. Ci siamo compiaciuti dell’avvenuto cambiamento di Governo perché questo significava liberarsi da un Governo che stava conducendo alla rovina il Paese e perché – quanto meno su alcuni terreni – forniva garanzie di credibilità anche all’estero e suscitava aspettative non prive di fondamento.

Ma non abbiamo mai smesso di ricordare – anche in quella lettera – che noi apprezziamo l’impegno di operare con rigore ed equità, ma ci aspettiamo che esso venga mantenuto in tutti i sensi e in tutte le direzioni e soprattutto nel senso che noi diamo a quelle parole, quando per “rigore” intendiamo non solo sacrifici ma serietà, dignità e correttezza, e per equità intendiamo anche socialità e solidarietà. E non mancavamo di chiedere, a quel Governo, di adoperarsi per uscire non solo dalla crisi economica, ma anche da quella crisi etica e di valori da cui il Paese è afflitto e che può risolversi solo con un forte richiamo ai valori fondamentali del nostro sistema costituzionale, gli unici che possono assicurare un vero “riscatto” al nostro Paese.

Qualche sprovveduto continua ancora oggi a sostenere che noi (ed io, in particolare) avremmo sostenuto e sosterremmo il Governo Monti a oltranza. Saranno compagni anche bravi, ma di scarse letture, altrimenti avrebbero percepito che proprio dalla lettera risulta un nostro modo di incalzare il Governo, cercando di spingerlo verso soluzioni eque e sociali. Ed avrebbe notato che almeno quattro o cinque volte, sulle News, ho criticato il Governo per atteggiamenti e comportamenti che non corrispondevano alle nostre attese; ed anche ora che il Governo ha disvelato il suo disegno sull’art. 18 dello Statuto (che pure avevamo intuito e denunciato apertamente) non ho mancato di prendere posizione e formulare critiche anche forti (basta leggere, al riguardo, l’intervista che il “Manifesto” ha pubblicato il 22 marzo, pag. 4).

Abbiamo cioè seguito la linea che ci eravamo proposti, senza tentennamenti, ma con consapevolezza.
Peraltro, il Governo Monti ha svolto e svolge la sua funzione con i limiti cui ho accennato, compresi quelli suoi connaturali. Ci ha dato, dunque, ciò che potevamo aspettarci, senza illusioni, anche se – per alcuni aspetti – era lecito confidare in un maggiore equilibrio fra i due termini già richiamati ed anche se di recente ne abbiamo visto il peggio proprio in tema di riforma del mercato del lavoro. Della quale peraltro io ho ripetutamente contestato la necessità nei termini in cui è stata posta almeno per quanto riguarda l’art. 18, e pur tenendo conto che c’è anche qualche aspetto positivo per ciò che riguarda il precariato.

Ma insisto nel dire che una riforma avrebbe senso solo se fosse diretta davvero a ridurre disoccupazione e precarietà e soprattutto se fosse adottata insieme a serie misure di sviluppo. Francamente, mi sembra troppo spesso di sentir parlare d’altro, restando convinti che la questione dell’art. 18 non serve né ad assicurare la crescita né ad alleggerire l’insicurezza di alcuni milioni di lavoratori, ma risulta finalizzata a venire incontro ai desideri della peggiore Europa e forse di alcuni dei più accaniti liberisti del nostro Governo e magari anche del nostro Paese (e a qualcuno, anche del Centro-sinistra).

In realtà, bisogna dirlo chiaramente, quello che ora il Governo propone per l’art. 18 non aumenterà di una sola unità i posti di lavoro; e nessuno dovrebbe avere il coraggio di insistere ancora sulla tesi che è l’art. 18 che impedisce agli imprenditori stranieri di investire in Italia, dal momento che tutti sanno che l’ostacolo è rappresentato da ben altro: dal complicato ed elefantiaco sistema burocratico e dalla presenza della mafia, sempre più agguerrita e forte in ogni zona del Paese.

In più, occorre ribadire che i princìpi restano, e devono restare, validi in periodo di crisi; e non dovrebbe essere difficile capire la differenza tra i cosiddetti “simboli” ed i princìpi di fondo di un sistema come quello del diritto del lavoro.
Infine, mi sembra poco saggio, da parte di un Governo che si regge sull’appoggio di tre partiti ed ha bisogno anche del consenso sociale per affrontare il Parlamento, puntare su temi che dividono il mondo sindacale e magari anche uno dei “sostenitori”, qualificato e responsabile.
Ma questo non significa che dobbiamo “mandarli a casa”, perché questo non servirebbe ad altro che ad acuire la crisi, sotto ogni punto di vista, e a far tornare in campo i peggiori. Una campagna elettorale affrontata in condizioni di incertezza, e con questa legge elettorale sarebbe aperta a mille incognite e sostanzialmente risulterebbe assai pericolosa. Siamo dunque stretti fra due condizioni, in qualche modo, insormontabili, tra le quali bisogna destreggiarsi.

D’altronde non saremo noi a decidere se il Governo può o deve restare. Noi possiamo e dobbiamo essere critici ogni volta che occorra e spingere nella direzione del sostegno a quei valori costituzionali che particolarmente ci premono. Da questo punto di vista, sarebbe sciocco disertare le occasioni che si presentano di estrarre da questo Governo ciò che riteniamo il meglio, non per noi ma per il Paese, appunto sul piano dei valori costituzionali. È la ragione per cui sono andato all’incontro del ministro Terzi sul tema delle stragi nazifasciste del ’43 – ’45, andrò alla Casa Cervi il 24 aprile per partecipare ad una manifestazione sulla democrazia a cui parteciperà anche la ministra Cancellieri, e mi incontrerò con il ministro Profumo, in aprile, per parlare di educazione alla legalità. Tutti temi che ci premono e sui quali abbiamo il dovere di insistere presso il Governo, in qualche misura incalzandolo, ove necessario.

Ma il resto non tocca a noi. Sta ai partiti e in particolare a quelli della sinistra, il non facile compito di sostenere il Governo anche in Parlamento, ma cercando di ottenere il massimo di equità, evitando qualunque cedimento sui princìpi, cercando di proporre ai cittadini alternative possibili e concrete per quando verrà il momento di votare.
È compito dei partiti eliminare questa ignobile legge elettorale e predisporne un’altra che rispetti la volontà dei cittadini; ed anche – se credono – di avviare un dialogo su alcune riforme, ma non sul terreno del rafforzamento dell’esecutivo e del poteri del Presidente del Consiglio, come pare si stia escogitando, pur nella disapprovazione di molti.

Anche in questo caso, ci spetta una funzione di stimolo e di esplicazione di quella “coscienza critica” di cui si è parlato tanto nel Congresso e che deve risolversi non già nel ruolo del grillo parlante, ma in quello di un’Associazione che parla dall’alto della sua autorevolezza e della sua storia, col continuo richiamo ai valori della Resistenza e della Costituzione, ai quali ogni Governo, tecnico o politico, dovrebbe rigorosamente attenersi.

Ciò che, a mio avviso, deve essere evitato ad ogni costo, da parte dei partiti democratici, è quello di apparire succubi di un sistema necessitato ma nel quale smarriscano la propria identità e la propria funzione, per assumere un ruolo subalterno e anonimo che potrebbe – oltretutto – giocare contro di loro nel momento della prova elettorale.
Questo significa, a mio avviso, tener duro sulla Rai, tener duro sulla giustizia e sull’equità e magari insistere un po’ di più sul fatto che se manca una parte di copertura per i nuovi ammortizzatori sociali, ci sarebbe sempre di riserva una pur limitata patrimoniale, della quale – purtroppo – non si parla più, evidentemente per un veto che viene da parte del Pdl.

Significa anche non farsi trascinare in un vicolo cieco o in pericolosi compromessi – in tema di corruzione – in una situazione in cui il fenomeno sta assumendo il carattere di profonda diffusione, e dunque sarebbe logico provvedere ad irrobustire la responsabilità penale, anziché indebolirla, frantumando con emendamenti improvvidi, un reato che, se eliminato, aprirebbe la strada per far finire nel nulla tanti processi, compreso quello che ormai va sotto il nome di “Ruby”.
Non dirò altro per ciò che attiene al governo.
Aggiungo solo che nel nostro Paese tira una brutta aria, un clima di intimidazione e di violenza che deve preoccuparci. Aumentano, di continuo, i rigurgiti neofascisti: la violenza esplode, ad ogni occasione anche in forme verbali, ma più spesso in forme fisiche. Una violenza indiscriminata che assume di volta in volta, il carattere del razzismo, il carattere dell’omofobia e quello della esasperata protesta, oltreché quello della vendetta sulle donne, che per alcuni stanno diventando troppo libere, anche di rifiutare ed allora meritano di essere addirittura uccise; una violenza che preoccupa e ci fa temere per il futuro. Bisogna fare attenzione, perché la storia ci insegna che dalle crisi si può uscire facilmente a destra, sulla base di reiterate manifestazioni di violenza e di intolleranza, che poi provocano reazioni dei ben pensanti e alla fine conducono a regimi autoritari o populisti.

È giusto e doveroso, dunque, da parte nostra, il richiamo alla necessità del civile confronto e del reciproco rispetto; ed è altrettanto giusta la ferma e netta posizione da assumere, senza se e senza ma, contro ogni forma di violenza, sia che provenga da privati sia che costituisca un abuso di potere da parte di coloro che sono preposti all’ordine pubblico e che mai come in questo momento sono tenuti all’attenzione, alla calma, al rispetto dei diritti, come si conviene ad un Paese democratico.

b) QUESTIONE MORALE E QUESTIONE POLITICA
La situazione, sul piano della correttezza e della moralità sta diventando sempre più grave. Se all’epoca di tangentopoli si era parlato di un sistema che coinvolgeva partiti, imprenditori e finanzieri, oggi siamo in presenza di una corruzione che ha il carattere della “diffusione” – a tutti i livelli – e con manifestazioni tra le più svariate; una corruzione che invade anche i livelli più bassi, senza alcuna esclusione, riguardando grandi trasferimenti di denaro ma anche tante altre forme con cui si corrompe la vita economica e politica nazionale. Non commenterò ciò che si legge sulla stampa, che è semplicemente impressionante.

Mi limito a dire che se la corruzione riguarda eminentemente la politica e i settori vicini ad essa, tuttavia non ne vanno esenti altri settori e la stessa società civile. Aggiungo che il confine tra le azioni eticamente criticabili e quelle che rientrano nel codice penale è divenuto ancora più labile; e tuttavia non se ne traggono le conseguenze necessarie: c’è una scarsissima tendenza – tra i politici – alle dimissioni, largamente in uso negli altri Paesi; c’è, in compenso, una larga tendenza a proclamare la propria innocenza, ad ammettere soltanto di aver fatto qualche leggerezza, ma restando rigorosamente e fermamente al proprio posto, dando in questo modo un pessimo insegnamento ai cittadini e allontanando ancora di più questi ultimi dalle istituzioni e dalla politica. Si forma così un senso di assuefazione che non esclude, per altro verso, una larga dose di indignazione. Non si alza in maniera sufficiente il livello di riprovazione morale e sociale verso la corruzione come tale, ma si abbassa, invece, la quota di rispetto e considerazione verso la politica.

In questa situazione, si riparla della legge sulla corruzione, che peraltro non va avanti perché c’è chi non la vuole o la vuole a suo uso e consumo; ma non tutti hanno chiaro che il rimedio non sta solo e soltanto nella repressione penale, quanto nella introduzione di migliori e più efficienti controlli e di adeguate verifiche, insomma di antidoti efficaci. E soprattutto sta nella prevenzione, che implica anche un consistente lavoro sulla sensibilità e la coscienza dei cittadini.

Da ciò l’esigenza di una campagna, da parte nostra, che riporti in primo piano la trasparenza, la morale pubblica e privata, la correttezza nella pubblica amministrazione, come vuole la Costituzione, e nei comportamenti privati, che dovrebbero ispirarsi a correttezza e chiarezza anche per quegli aspetti che, troppo spesso, appaiono secondari ma, in realtà, tali non sono.

Per ciò che attiene alla politica è sempre più evidente la necessità di una svolta radicale nel modo di essere dei partiti, oggetti ormai di pubblica e diffusa disistima. I partiti sono necessari, lo dice l’art. 49 della Costituzione, ma devono essere diversi, più democratici, più vicini alla realtà, più collegati alle esigenze dei cittadini, più capaci di anteporre l’interesse generale a quello egoistico dei vari gruppi. Anche su questo punto dobbiamo essere chiari: noi siamo contro l’antipolitica; siamo per la “buona politica”, incitiamo i partiti al cambiamento e insistiamo perché si cambi la legge elettorale, restituendo ai cittadini il diritto di esprimere liberamente la loro volontà nella scelta non solo dei partiti ma anche dei candidati e nella possibilità di chiedere poi agli eletti di rendere conto del proprio operato.

Chiudo su questo punto, rilevando che se diciassette anni di malgoverno e mal costume hanno fortemente aggravato la situazione, tuttavia bisogna aver chiaro che essa è ancora più risalente nel tempo, talché bisogna andare molto lontano per ritrovare le origini del male. Forse un giorno sarà il caso di ammettere, e io spero che questo giorno venga presto, che se si fosse dato retta a Berlinguer quando pose con forza la questione morale, forse molte cose sarebbero andate diversamente.

c) Solo qualche rapido accenno alla SITUAZIONE INTERNAZIONALE.La crisi investe e preoccupa gran parte del mondo, lasciando, per ora, indenni soltanto le nuove grandi potenze, tuttora in fase di espansione. Anche questa è una situazione tutta da verificare perché si coglie anche là, e particolarmente in Cina qualche scricchiolio, di cui si sta cercando di interpretare il significato. Politicamente, la questione è complessa, perchè negli USA è in atto un’accanita lotta in vista delle presidenziali del novembre 2012; i commentatori dicono che Obama è in ripresa e lo è soprattutto perché è riuscito a far aumentare in modo notevole l’occupazione e sta affrontando con piglio più deciso altre questioni sociali di fondo.

In Europa, i due Paesi più importanti sono in campagna elettorale e stanno andando alle elezioni; e l’esito sarà, senza dubbio di grande importanza per tutti. Trovo fondamentale la scelta dei partiti “socialisti” di Francia, Germania e Italia, di richiamarsi ai princìpi generali del socialismo cercando – al tempo stesso – di fornirne una interpretazione moderna. Molto positiva è l’approvazione di un manifesto comune, già importante di per sé, in quanto espressione di una volontà unitaria, ma rilevante anche perché si delinea finalmente un programma alternativo.

Il problema vero, però, è l’Europa, che non riesce a decollare sul piano politico come un organismo complesso ma unitario, e conserva intanto accentuati indirizzi liberistici, con conseguenze disastrose come la politica che è stata condotta nei confronti della Grecia, e gli indirizzi generali che vengono indicati a vari Paesi, con carattere perentorio. Senza dimenticare l’imprudente concessione di notevoli quantità di denaro alle banche senza porre condizioni precise che le costringessero a favorire lo sviluppo delle imprese e sostanzialmente consentendo la destinazione di tutto questo denaro a risanamenti interni delle banche.

Purtroppo, le istituzioni politiche europee non sono capaci di esprimere una volontà unica e determinata, non si presentano sul piano internazionale come un complesso solido politicamente (e non solo e non tanto come un mercato), capace di realizzare politiche efficienti e volontà determinate su tutte le questioni che agitano non solo il Mediterraneo, non solo il Medioriente, ma spesso il mondo intero.
È chiaro che se all’Europa monetaria non si aggiungerà al più presto l’Europa politica e se questa non riuscirà a colorarsi di equità sociale e di solidarietà, ne pagheremo tutti le conseguenze e ci resterà il rammarico dell’ennesima occasione perduta.

A tutto questo bisogna aggiungere che i problemi dell’Africa, di alcune aree del Medio-oriente, e in genere dei Paesi sottosviluppati, diventano sempre più gravi; sono in pericolo la salute e la vita di milioni di persone; i diritti umani sono ovunque fortemente compromessi e calpestati. Difficile restare inerti di fronte a situazioni di simili entità e gravità. Occorrono soluzioni positive anche per porre fine o almeno ridurre le ragioni che stanno alla base di questa migrazione di enorme portata, che – oltre ad essere iniqua per i protagonisti – crea, a sua volta, problemi di particolare difficoltà in tutti i Paesi.

Deve essere ben chiaro, però, che resta ferma la nostra assoluta convinzione, in aderenza all’art. 11 della Carta Costituzionale, che i conflitti e i problemi interni dei vari Paesi non possono essere risolti con la forza e con le armi, ma devono trovare nella composizione pacifica, nello sforzo diplomatico e negli accordi fra i vari Paesi, la loro soluzione più adeguata alle singole situazioni. Altrimenti, ci si imbarca sempre in avventure di cui non si riesce a capire né la portata né le effettive conseguenze. Certo ci sono Paesi che presentano anche situazioni di particolare pericolosità e gravità, come quelle che si verificano in Iran e, in modo estremamente drammatico, in Siria. Ma occorrerebbe l’espressione di una volontà unitaria molto più forte e molto più chiara, con l’adozione di sanzioni ed altri sistemi idonei a fermare la violenza terribile che soprattutto in Siria viene usata contro chiunque decida di collocarsi all’opposizione, nella convinzione che si tratta di salvare, a tutti i costi e con ogni strumento diverso dalle armi, la libertà e la stessa vita di tante donne e uomini.

Queste situazioni pongono peraltro problemi di particolare rilievo anche per noi, posto che nel documento congressuale abbiamo inserito l’impegno di provvedere a garantire la tutela non solo dei diritti civili, politici e sociali tradizionali, ma anche di quelli umani. L’Italia, quindi, deve assumere una posizione molto netta e noi dobbiamo spingere in questa direzione, per la difesa dei diritti di tutti e per contribuire soprattutto al successo della pace nel mondo. Questo mondo che ormai è come si dice, globalizzato, nel quale tutto si collega, nel quale ciò che avviene in un singolo Paese ha rimbalzi anche in tutti gli altri, per cui bisogna modificare molte delle nostre convinzioni e molti dei nostri modi di essere. Riflettevo, nei giorni scorsi, sul titolo di un giornale “Affari e Finanza”, che recitava testualmente “La Cina frena, il mondo trema”, esprimendo così due concetti importanti.

Il primo è che anche in Cina si stanno presentando sintomi di crisi, e non è chiaro nemmeno se si tratti di una crisi oggettivamente determinata da situazioni economiche e produttive o di una crisi che la stessa Cina sta provocando per operare un riassetto del proprio modello di sviluppo e per confrontarsi meglio sul terreno internazionale. Il secondo concetto, altrettanto serio, è la seconda parte della frase (“il mondo trema”), perché questo sta a significare che davvero c’è una profonda interconnessione fra le economie e i sistemi di tutto il mondo, nel senso che ciò che avviene in una parte lontanissima, può riflettersi anche su di noi. Così apprendiamo che forse anche i giganti hanno i piedi di argilla e contemporaneamente dobbiamo preoccuparci, perché una loro eventuale crisi non mancherebbe di operare riflessi anche pesanti sulla crisi che noi stiamo attraversando e sulla nostra complessiva situazione economica.

Finisco su questo punto con un solo accenno ad altri temi che, pur meritevoli di essere ampiamente sviluppati, richiederebbero dei tempi di cui non disponiamo. Li enuncio solo per titoli.

La forte svolta verso destra in Europa e segnatamente in Ungheria (seguita rapidamente dalla Slovacchia), dove il sistema sta assumendo sempre di più il carattere della dittatura e del rifiuto del riconoscimento anche solo dei diritti umani; la crescita e la diffusione in tutta Europa dei movimenti neonazisti; la possibilità di apertura di conflitti in Medio-oriente di portata estremamente allarmante; la mancanza di serie prospettive per una rapida soluzione del problema palestinese; l’approdo non sempre esaltante dei movimenti che sono andati sotto il nome di “primavera araba” e che ora presentano un malcerto destino e suscitano notevole preoccupazione perché se è positivo che siano riusciti a liberarsi di alcuni dittatori, potrebbe essere assai negativa la prospettiva di finire sotto il fanatismo e l’estremismo religioso. Quindi, una situazione che deve essere osservata con estrema attenzione, maneggiata con grande cura e con cautela, di fronte alla quale l’Europa dovrà finalmente assumere una posizione unitaria.

Aggiungo un’ultima considerazione dettata da fatti recenti. La strage che è avvenuta nei giorni scorsi in Francia, evidentemente per motivi razziali, si aggiunge a quella che poco tempo fa era avvenuta a Firenze per motivi analoghi, anche se in maniera sostanzialmente diversa. Questo significa che la xenofobia, l’antiebraismo sono ancora vivi fra noi, nonostante l’esperienza del passato, e nonostante il rifiuto da parte di tutto il mondo civile degli orrori che si sono verificati in Europa negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale. Siamo in presenza di un pericolo serio, che non deve essere sottovalutato, perché non esistono dei “pazzi” che agiscono individualmente e senza alcuna provenienza. In tutti i casi che finora si sono presentati, dietro l’apparente pazzia, c’era un curriculum di esperienze nazifasciste, di contatti con gruppi di estrema destra, di fanatismi e così via, e dunque non solo bisogna preoccuparsi di queste tragedie, ma bisogna anche affrontare e studiare i fenomeni con molta attenzione. Come dirò più avanti, noi lo stiamo facendo e stiamo cercando di approfondire la riflessione su quello che accade; ma occorrerà un approfondimento reale da parte di tutti e qualche iniziativa concreta da parte dell’Europa.


d) Un’ultima notazione sulle reazioni dei cittadini a tutto ciò che sta avvenendo, alla crisi, alle vicende politiche e sociali a cui io ho accennato. Ci sono stati e ci sono tanti segni positivi, a partire dal 13 febbraio 2011 in poi: il movimento delle donne, la vittoria nelle elezioni di alcuni Comuni importanti come Milano, Napoli, Cagliari, la vittoria nei referendum di giugno, la significativa raccolta di firme per l’abrogazione della legge elettorale; le manifestazioni sindacali, soprattutto della CGIL e della FIOM; i movimenti di protesta e di indignazione che in vari momenti si sono espressi con molta forza.

Ma la crisi crea difficoltà serie, su questo terreno; alcune proteste devono cedere il passo a fronte del ricatto del posto di lavoro; in altri casi, le difficoltà di vita per intere famiglie finiscono per allontanarle, piuttosto che avvicinarle, dai centri di aggregazione, compresi quelli sindacali, talvolta ridotti all’impotenza. E in genere, ma in modo costante, c’è una forte difficoltà di coagulo per i movimenti e soprattutto nel cercare di indirizzarli verso obiettivi realizzabili e di dare continuità e convergenza alle loro azioni.
In un Paese in cui abbondano i particolarismi, è difficile ricondurre ad unità le proteste, trasformare i singoli atti in comportamenti unitari, con sbocchi definiti. Si erano create grandi attese, ad esempio, dopo la vittoria in alcuni Comuni, che ho già ricordato; ma - spesso – i risultati sono apparsi limitati o non facilmente visibili per tutti; ciò è dovuto alla pesante eredità che è stata lasciata dalle precedenti amministrazioni e alla problematica possibilità di migliorare e fornire servizi efficienti, mentre si subiscono tagli rilevanti e dunque mancano sostanzialmente le risorse. E non sempre, bisogna dirlo, il sostegno dei cittadini si realizza davvero, nella insistente pretesa di risultati immediati ed evidenti, nella costante sottovalutazione delle difficoltà, nel perdurare di sacche di egoismo che non consentono di guardare al di là del proprio particolare.

Naturalmente e per concludere sul punto, tutto quanto ho detto pone problemi nuovi e seri anche per noi, costringendoci a fare i conti con una realtà più complessa di quanto mai avessimo immaginato ed a cercare di adeguare le nostre strutture e le nostre azioni alle necessità imposte da situazioni che non erano usuali e non appartenevano alla nostra tradizione.

3. RUOLO E INIZIATIVA DELL’ANPI
In una situazione così complessa, qual è lo stato di salute dell’ANPI? Lo definirei buono (anche se non ancora ottimo) per tutte le ragioni che cercherò di sintetizzare.
Crescono gli iscritti (9827 iscritti in più - nel 2011 - rispetto al 2010, secondo i dati disponibili finora); aumentano le articolazioni sul territorio (comitati provinciali, sezioni, ecc.) crescono le sezioni estere (ormai presenti o in corso di costituzione in Francia, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Germania). In totale, abbiamo oggi 64 Comitati provinciali oltre alle sezioni all’estero.
C’è un grande fervore di iniziative, dunque, anche nelle zone in cui gli organismi sono di origine assai recente e difettano perfino le sedi; c’è voglia di fare, di inventare, di crescere.

La giornata del tesseramento è andata bene; ne sono stati colti, in genere, il significato e il valore politico, e i risultati sono stati più che soddisfacenti.
Abbiamo svolto alcune iniziative di particolare rilievo, tutte pienamente riuscite: ne ricorderò solo alcune:
- la manifestazione in Campidoglio per il 150° dell’Unità d’Italia; preceduta da un incontro informale con i nostri iscritti, fra cui molti giovani, nel centro Congressi Frentani, al mattino;
- il corso di formazione “modello”, a Parma, nei giorni 18, 19 e 26 febbraio;
- il convegno a Bolzano “su Autonomia, democrazia, lavoro” (23 marzo).

Siamo intervenuti come parte civile in tutti i processi ancora in corso, davanti ai Tribunali militari, per le stragi del ’43-’45.
Abbiamo, stipulato convenzioni di collaborazione con le Università di Cagliari e Foggia.
Abbiamo, infine, raggiunto un’intesa con l’Istituto nazionale per la storia del Movimento di Liberazione, per realizzare un quadro completo e ragionato di tutte le stragi compiute dai nazifascisti nel periodo 1943/1945.

Adesso, abbiamo in cantiere parecchie iniziative:
- il 25 aprile, Festa nazionale a Milano;
- il 4 maggio, “Confronto di generazioni, dall’esperienza delle donne partigiane, alla realtà delle ragazze d’oggi”, a Roma, con la partecipazione di Marisa Ombra, Paola Soriga, ed un’altra giovane;
- un seminario sul neofascismo e sui limiti della legislazione vigente, il 12 maggio, presso e con la collaborazione dell’Istituto Cervi;
- la preparazione della Festa dell’ANPI a Marzabotto, con vari gruppi di lavoro che si stanno occupando dell’organizzazione, delle iniziative “ludiche” e di quelle politiche.

Queste sono solo le iniziative nazionali. Ma poi ci sono le iniziative in tutta Italia, sulla memoria, sulla Costituzione, sull’antifascismo, sui diritti, insomma su tutte le tematiche indicate nel documento conclusivo del Congresso.
Come si vede, un impegno molto rilevante, a tutti i livelli, davvero eccessivo rispetto alle nostre strutture organizzative ed ai nostri mezzi economici. Un onere che si può sostenere solo con molto rigore e con un coinvolgimento diffuso del maggior numero possibile di dirigenti e attivisti.

A questo fine, abbiamo adottato due misure importanti: la prima è l’approvazione, nel Comitato nazionale, del Regolamento, che fornisce regole certe almeno in alcuni campi, specificando e completando, nei limiti del consentito, la scarna normativa dello Statuto. La seconda è l’approvazione, da parte della Segreteria e dello stesso Comitato nazionale, di un organigramma di rafforzamento strutturale, soprattutto con il conferimento di una serie di incarichi specifici di lavoro a membri del Comitato nazionale ed anche ad alcuni che non ne fanno parte, ma si sono dichiarati disponibili a collaborare. In questo modo, dovremmo consolidare il nostro impegno, gravando meno sui singoli componenti della Segreteria e ponendoci in grado di affrontare gli impegni che in parte sopravvengono per forza di cose e in parte creiamo noi stessi nell’interesse dello sviluppo dell’Associazione.

Nei nostri progetti di lavoro, gli obiettivi prioritari sono:
- il consolidamento delle nostre strutture, in tutta Italia, ma particolarmente nelle sedi di più recente formazione e di minor tradizione (soprattutto nel centro sud, nelle isole e nelle sezioni all’estero);
- un forte impegno, anche culturale, sul terreno dell’antifascismo;
- la diffusione della formazione, dei quadri e degli stessi iscritti;
- l’intensificazione e diffusione delle nostre forme di comunicazione (la news-letter, il “Cantiere”, il sito, “Patria”, le circolari non solo organizzative, ma di orientamento e sollecitazione);
- l’ulteriore miglioramento della tempestività e della chiarezza degli indirizzi (un tema sul quale abbiamo già fatto molto, ma che si può ancora irrobustire);
- la redazione e presentazione di un “progetto” completo di lavoro e di iniziative sulle stragi nazifasciste del ’43-’45;
- l’approfondimento e lo sviluppo del lavoro sul fascismo (sia su quello del ventennio, sia su quello che si presenta oggi, in forme varie) e sull’antifascismo, ingaggiando una grande campagna culturale e di conoscenza ed individuando le più efficaci misure di contrasto ai rinascenti fenomeni di neo-fascismo, comunque camuffati;
- l’irrobustimento dei rapporti di collaborazione, nella reciproca autonomia, con la fondazione Di Vittorio, con l’Auser, con “Libera”, con l’Istituto Cervi, nonché con gli Istituti storici della Resistenza;
- l’irrobustimento dei rapporti con le altre Associazioni partigiane e con la Confederazione dei partigiani e combattenti.

4. TUTTO BENE, DUNQUE? UN QUADRO VARIEGATO E COMPLESSO

Non è nel nostro DNA essere soddisfatti e sederci sugli allori. Anche perché – al di là di tutte le iniziative intraprese e in cantiere – c’è un obiettivo di fondo che siamo chiamati a perseguire: quello del traghettamento dell’ANPI verso una situazione nuova, anche sul piano generazionale, senza snaturare i connotati dell’Associazione. Un obiettivo da perseguire quotidianamente, non sempre agevole, ma che deve essere sempre al vertice dei nostri pensieri, anche perché esso pone diversi problemi, da risolvere via via e di cui dirò più avanti.
Dunque, soddisfazione per ciò che siamo riusciti a fare, ma accompagnata dalla convinzione che molto ancora ci resta da fare, soprattutto sul piano della organizzazione, dell’impegno diffuso, dell’orientamento, del consolidamento della nostra identità, e della nostra autonomia.
Sono questi i temi sui quali, ragionevolmente, non possiamo dirci del tutto soddisfatti e dobbiamo impegnarci al massimo, per superare ogni ostacolo o difficoltà.

Dell’organizzazione e delle relative misure ho già detto e non ci tornerò, se non per ribadire, ancora una volta, che il tesseramento non è un fatto tecnico-economico, ma un fatto politico, perché è attraverso di esso che riusciamo a sopravvivere e perché esso resta la forma migliore e più diretta per un contatto con i già iscritti e con quelli che potremo iscrivere. Ed ancora: il proselitismo, pur necessario, non può ridursi alla distribuzione di tessere. C’è un divario troppo forte, tra l’iscrizione e l’impegno politico. A noi occorrono non solo più tesserati, per inorgoglirci di fronte all’aumento dei numeri, ma occorre militanza, impegno diffuso, partecipazione. Se in qualche caso, è comprensibile che si possa dare la tessera ad una personalità che ci tiene ad averla, anche se non ci darà mai un apporto effettivo, in tutti gli altri casi, dobbiamo compiere uno sforzo per trasformare l’iscritto in un militante; un fatto che figurerà poco nelle statistiche, ma sarà veramente decisivo ai fini della nostra azione complessiva.

Sempre sotto un profilo analogo, devo anche dire che l’impressione è che troppe delle nostre comunicazioni e informazioni si arrestano al livello del Comitato provinciale e talora del solo Presidente. Ci sono organismi che hanno capito il problema e quindi garantiscono la diffusione automatica di tutto ciò che produciamo, alle sezioni ed a tutti gli iscritti. Ma in molti casi questo non avviene. Ed è grave perché in realtà avremmo bisogno di molto di più. Una parte notevole delle comunicazioni, informazioni e prese di posizione non è destinata solo al nostro interno, ma dovrebbe raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. E qui siamo davvero sulle sabbie mobili. Non si pratica più la diffusione del nostro materiale davanti alle chiese o nelle fabbriche, come si faceva una volta; certamente non lo pretendiamo, ma resta fondamentale la necessità di fare in modo che la nostra parola esca dal chiuso delle nostri sedi e vada a raggiungere i cittadini; questo è davvero un imperativo categorico, una necessità imprescindibile.

Ma ancora: noi siamo complessivamente in linea con la memoria, nel senso più tradizionale; siamo pronti a ricordare, a portare corone nei luoghi deputati, ad organizzare manifestazioni per determinate ricorrenze “classiche”. Ma siamo ancora un po' carenti sul terreno della memoria “attiva”, che è quella che mira a far conoscere, ad accompagnare al ricordo la storia, la conoscenza e la comprensione degli eventi. Su questo piano c’è ancora molto da fare, molto da esplorare, molto da inventare; ma anche questo è essenziale, anzi addirittura inderogabile. Sono necessarie più iniziative sulla Resistenza, sulla Costituzione, sugli eventi successivi alla Liberazione, sulle stragi del dopoguerra, sulle malefatte del fascismo del ventennio e di quello della Repubblica di Salò. La conoscenza di tutto questo, accompagnata al ricordo dei caduti o dei singoli eventi, costituisce la vera “memoria”, quella che respinge la polvere dagli archivi e oppone una barriera insormontabile alla pressione del tempo e dell’oblio.

Ma dobbiamo anche compiere seri passi avanti sul terreno del più rigoroso contrasto alla linea che si cerca di far avanzare, a proposito della cosiddetta “memoria condivisa”. Fin d’ora, intendo fare qualche precisazione su questo punto - investito in questi anni – da una particolare insistenza da troppe parti, in modo perfino sospetto.
È chiaro che ogni Paese civile dovrebbe aspirare ad avere una memoria “comune” o “condivisa”. Ma riproporre stancamente il tema, come se si trattasse di una cosa già raggiunta o comunque facile da raggiungere, non produce alcun risultato ed anzi, in qualche modo, è mistificante.

Noi abbiamo pagine gloriose, nella nostra storia, come Risorgimento, Resistenza, approvazione della Costituzione. Sarebbe bello se ci fosse una memoria “condivisa”; ma come si fa a parlarne se tanti problemi sono ancora aperti, e non certo per colpa nostra? C’è stato l’anniversario dell’Unità d’Italia e c’è voluto tutto l’impegno di due Presidenti della Repubblica per farlo passare come una cosa “normale”, perché molti erano i detrattori, i neoborbonici, gli assertori di un risultato disastroso, gli aspiranti addirittura alla “secessione”. Sulla Resistenza, è in atto da molti anni un’ondata di negazionismo, revisionismo e addirittura di “revanscismo”, per usare la icastica definizione di uno storico; si continua a negare il valore della guerra di liberazione, limitandola ad una “guerra civile”; si nega al 25 aprile il valore di Festa nazionale e addirittura si arriva a proporne l’abolizione come festività. E non parliamo del furibondo attacco alla Costituzione che in mille forme si è esplicata, da tanti anni, dapprima con la svalutazione e lo svuotamento, poi con la disapplicazione, ed infine con proposte di modifiche a dir poco incredibili; tant’è che un costituzionalista ha potuto intitolare un suo libro in modo significativo “L’assedio, la Costituzione e i suoi nemici”.

Ed allora, di che cosa parliamo, se ne mancano tutti i presupposti e sono in troppi da un lato a richiedere la “memoria condivisa” e dall’altro a fare il possibile perché essa sia irrealizzabile?
Lo storico Giovanni De Luna, in un suo recente libro, fa riferimento a quel patto “minimo” che dovrebbe esistere in ogni Paese civile, circa le fondamenta della nazione, un patto attorno al quale si dovrebbe costruire la convivenza civile e le sue espressioni storiche, i monumenti, le lapidi, le festività, gli insegnamenti nelle scuole e così via.

Ma questo patto “minimo”, da noi, non si è mai realizzato; ed è davvero grave che neppure questo sia stato possibile, se non sotto un unico profilo, che è quello del tentativo di mettere sullo stesso piano i combattenti per la libertà e quelli per la dittatura e l’occupazione straniera.
A questo gioco non possiamo starci. E tuttavia, dobbiamo continuare ad insistere perché il Paese faccia i conti con la propria storia, con lealtà e chiarezza, e divenga finalmente possibile almeno la realizzazione di quel patto minimo di cui parla De Luna.

Tornando ai nostri problemi, abbiamo ancora carenze per quanto attiene alle donne ed ai giovani.
Per le donne, abbiamo perfino problemi di linguaggio, che pure – in molti casi – diventa sostanza. Una compagna attivissima e molto attenta mi ha fatto rilevare, una volta, che dovrei attenermi più spesso a criteri “inclusivi” parlando sempre di “cittadine e cittadini”, di “donne e di uomini” ed usando formule che non diano il senso della separatezza.

Aveva ed ha ragione; ma, naturalmente, non è solo un problema di linguaggio. Dobbiamo sostenere il “coordinamento donne dell’ANPI” che sta lavorando, in stretto rapporto con la dirigenza nazionale, senza la pretesa di trasformarsi in organismo statutariamente non previsto, ma con la volontà reale di cogliere la specificità femminile, per farne occasione d'incontro, di riflessione, di scambio di esperienze, con l’obiettivo di rafforzare l’ANPI tutta, con l’apporto specifico e determinante delle donne, come avvenne nella Resistenza. Non si può ridurre tutto ad un sistema tipo “quote”; occorre, invece, garantire una partecipazione effettiva, e non contrassegnata dalla complementarietà alla vita dell’Associazione; e dobbiamo sapere che favorire l’uguaglianza e superare le distinzioni di genere che non trovano fondamento nelle naturali diversità fisiche, è un compito di tutti, dunque compresi gli uomini, che devono – nell’interesse dell’ANPI – riuscire a superare quei pregiudizi che ancora sono così diffusi nella società; un superamento che si può raggiungere anche con l’esempio, che deve essere coerente nei comportamenti, nelle iniziative, nella vita quotidiana dell’Associazione.
Per quanto poi riguarda i giovani, forse ne parliamo troppo e combiniamo poco, finendo per porre un problema che, a forza di schematismi, finisce per diventare immaginario.

La verità è che sono affluiti molti giovani, ma per tante ragioni non riusciamo ad inserirli né negli organi dirigenti, né nel quadro complessivo della nostra attività. Questo avviene un po’ anche perché molto spesso sono occupati anche se non stabilmente, (ma anche il precariato, sotto un certo profilo, restringe la libertà, quanto meno sotto il profilo della difficoltà di chiedere (e ottenere) permessi). A mio parere, bisogna destinare ai giovani (e spesso anche ai meno giovani) una particolare formazione, fatta di informazione e messa in comune di eventi ed esperienze a cui non hanno partecipato e che nessuno gli ha insegnato, o fatto conoscere; ove possibile, bisogna inserirli negli organismi dirigenti, specialmente a livello sezionale, perché compiano le esperienze necessarie.

Quando si rendono disponibili, bisogna utilizzarli senza remore, non abbandonandoli a se stessi, ma aiutandoli a far esperienza e dunque a crescere. Infine, molti giovani ci chiedono di aumentare le occasioni di incontro e di scambio fra loro, non per essere “autonomi” ma per trovarsi, parlando un linguaggio comune e socializzando esperienze, sentimenti, impressioni. Ovviamente, questo non deve trasformarsi in separatezza, perché non ci sarebbe alcun interesse a collocare i giovani in una sorta di recinto.

È per questo che nell’ambito della Festa a Marzabotto, abbiamo previsto uno spazio dedicato esclusivamente a loro ed autogestito, seguito poi da un incontro libero e informale col Presidente per allargare e ampliare lo scambio. D’altronde, noi parliamo sempre di “giovani” ma dimentichiamo due fatti importanti: il primo è che il momento in cui “termina” la giovinezza è assai indefinito, tant’è che convenzionalmente, tendiamo a collocarlo almeno attorno ai trent’anni; il secondo è che la parte più consistente, numericamente, dell’ANPI di oggi è quella che sta nella fascia per così dire intermedia, dai trenta ai sessant’anni. Questo nucleo, ormai predominante, ha bisogno di non minore attenzione, perché spesso ha altrettanto bisogno di formazione e di conoscenza; ed anche questo è un problema che deve starci particolarmente a cuore, proprio perché si tratta di un futuro che è già realtà nel presente, nel senso che molti di loro sono già negli organismi dirigenti, ma non hanno meno bisogno di “farsi le ossa”, come comunemente si dice, di conoscere e quindi di rapportarsi all’esterno dell’Associazione, con competenza e consapevolezza.

Infine, questo nucleo intermedio presenta anche un altro problema, quello della frequente provenienza da altre esperienze politiche e /o partitiche o sindacali e ne porta con sè i segni, che non è detto siano sempre positivi. Queste esperienze vanno certamente utilizzate, ma con attenzione, sia perché spesso si viene da esse con un ampio corredo di delusioni e col rischio di riporre nell’ANPI troppe speranze ed attese, sia perché magari possono portare nelle nostre fila qualche vizio di origine, in cui risiede la spiegazione di ciò che sono diventati i partiti, oggi. Anche in questo caso, occorre un grande sforzo di comprensione, di utilizzo oculato delle energie, di integrazione tra coloro (purtroppo sempre meno) che vengono dalla Resistenza e quelli che arrivano ora, spesso conoscendo poco perfino della storia dell’ANPI. Ma è un amalgama che va compiuto, che corrisponde, tutto sommato, ad un nostro preciso dovere e - per quanto mi riguarda – è la ragione di fondo per cui mi trovo alla testa di un’Associazione di tanta tradizione e di tanto respiro.

5. Ma il problema fondamentale e più delicato è, ancora una volta, quello dell’ORIENTAMENTO. È su questo tema che nascono le maggiori difficoltà e i maggiori problemi. Prima del 2006 era tutto più semplice, perché si era uniti da un’esperienza comune. Ma dopo quel Congresso, le cose sono molto cambiate, perché sono venuti “gli antifascisti” ed è partita “la nuova stagione”. Due fatti fortemente positivi, ma densi di problematiche nuove e in un certo modo originali, mai sperimentate prima. Gli antifascisti hanno ampliato la nostra complessità di composizione che prima era basata su esperienze e fondamenti comuni; la nuova stagione ha allargato i nostri orizzonti e i nostri compiti
Il Congresso ha cercato di unificare il processo che si era avviato negli ultimi anni con esiti alterni, conducendolo verso un indirizzo ed un orientamento comuni, sia per quanto riguarda i soggetti che per quanto attiene ai contenuti.

Non per pigrizia, e tanto meno per desiderio di citare me stesso, ma per ragioni di sintesi e di semplicità, ripeterò qui ciò che dissi nella relazione al Comitato nazionale del 19 ottobre 2011, che riscosse consenso diffuso nel Comitato e resta tutt’ora valido a fronte di situazioni che tendono a ripetersi, sulla base di connotati sostanzialmente uniformi. Dicevo allora che il Congresso ci ha indicato la strada (ed è per questo che la relazione, quando sarà distribuita, al termine del mio intervento, sarà accompagnata dal documento politico conclusivo del Congresso, che è e resta, il punto di riferimento di ogni nostra riflessione ed azione): la memoria, la difesa e l’attuazione della Costituzione, la difesa dei diritti, l’antifascismo, la democrazia, l’unità delle forze democratiche come elementi fondamentali per realizzare una svolta contro un sistema di potere incancrenito, corrotto, ignaro di fronte alla questione morale e sostanzialmente incapace di garantire lo sviluppo democratico e sociale del Paese.

Questa è la linea, non ce ne sono altre e non ce ne possono essere, e questa è la nostra identità, il nostro sforzo di mantenerla ferma nonostante tutte le difficoltà. Si capisce che la linea è una cosa e poi, nell’applicazione pratica, emergono situazioni non sempre ad essa chiaramente e facilmente riconducibili. Però, se dal Centro si assume una posizione, prima di assumerne una diversa, bisognerebbe pensarci almeno, come diceva Zavattini, sette volte. Se si considera l’impegno che il documento conclusivo del Congresso pone nel sottolineare la necessità di mantenere a tutti i costi la nostra identità e le nostre caratteristiche, prima di assumere iniziative che non ci sono tipiche o di aggregarsi ad iniziative di altri, bisognerebbe ancora una volta pensarci sette volte. Non c’è un criterio fisso per qualsiasi situazione, che non sarebbe prevedibile e non sarebbe auspicabile.

Molto spesso i Comitati provinciali e gli altri organismi dell’ANPI si trovano di fronte a situazioni impreviste, alle quali devono dare risposta. L’unica risorsa è quella di tenere la barra ferma sulla nostra identità, sulle nostre finalità e non sconfinare mai. Perché lo sconfinamento ci può attribuire una sorta di vantaggio momentaneo, nel senso che saremo apprezzati da chi ci ha tirato da quella parte o ci ha indotto a partecipare ad una iniziativa sulla quale stavamo ancora riflettendo, ma quel consenso sarà pur sempre limitato a quella parte. Mentre nel vederci assumere ruoli o di partito, o di movimento sindacale o di movimenti generici di qualsiasi tipo, altri rimarranno perplessi proprio sul terreno della fiducia e della stima che hanno riposto in questa ANPI, ben definita, chiara, che viene dalla tradizione, che su quella tradizione ha innestato una innovazione forte con la “nuova stagione”, ma che considera presupposto perché essa si realizzi a fondo, il fatto che si mantenga inalterata la nostra identità.

Ecco, questo è il vero problema, in un certo senso davvero, il problema dei problemi, che però va affrontato con consapevolezza e con reale approfondimento. Su questo punto, comunque, l’indicazione è che, dovunque insorgano problemi di orientamento e di linea o contrasti, non li si lasci acuire e non si lasci che i contrasti, come da qualche parte avviene, paralizzino l’attività della nostra Associazione. In questi casi, è opportuno che si tenga un’Assemblea regionale con tutti i Comitati provinciali, in cui si affrontino con franchezza i problemi, cercando di arrivare a soluzioni chiare, trasparenti e condivise.

Vanno peraltro ancora precisati due punti fondamentali.

Il primo riguarda il contenuto, l’oggetto dell’identità dell’ANPI. Lo si desume, come già accennato, dalla parte finale del documento conclusivo del Congresso: “l’ANPI, custode della vicenda storica attraverso la quale l’Italia è riuscita a passare dal totalitarismo alla democrazia, è in campo – come coscienza critica del Paese – per ridare ai cittadini fiducia e speranza, per la difesa e la piena attuazione della Costituzione, contro la corruzione diffusa, per il diritto a un lavoro dignitoso, contro il razzismo e la xenofobia, per la salvaguardia dell’Unità d’Italia, per una scuola non più fabbrica di precariato”.

Se a questo si aggiungono le affermazioni perentorie contenute nel documento, come “l’Associazione non è un partito…; l’autonomia dell’ANPI, innanzitutto da ogni partito, è condizione irrinunciabile dell’unità per una associazione culturalmente e politicamente pluralista… ; l’ANPI ripudia la violenza in qualsiasi forma si esprima … ; l’antifascismo, la Resistenza, la Costituzione, sono patrimonio di tutti gli italiani”…; “l’ANPI è la casa di tutti gli antifascisti che credono nei valori della Costituzione”, il quadro risulta veramente completo e più che esauriente.

In queste proposizioni c’è tutta l’ANPi, col suo volto identitario preciso e definito, che la differenzia da partiti, sindacati, associazioni e movimenti e ne fa un “unicum”, che affonda le radici in una tradizione gloriosa, essendo peraltro capace di rinnovarsi. Tutto il resto è un corollario, una logica conseguenza di questo “essere” e di questo “modo di essere” dell’ANPI.
Che in questo contesto rientri a pieno diritto la tutela dei diritti è pacifico. Sul “come” non ci può essere alcun dubbio: autonomia e non violenza, ma anche qualcosa di più: se si vuol assolvere alla funzione di “coscienza critica” e mantenere indipendenza e pluralismo, non si può correre dietro ad ogni manifestazione di pensiero o di azione, ma si deve, sempre e comunque, restare se stessi. Su alcuni grandi temi, che riguardano i diritti umani, i princìpi fondamentali e le grandi questioni di fondo a livello nazionale mondiale, l’ANPI può ben pronunciarsi ed assumere posizioni chiare, trasparenti e precise. Su scelte strettamente politiche, su iniziative che comportano divisioni, questioni di merito e quant’altro, l’ANPI deve mantenere con rigore la sua autonomia ed esercitare la sua funzione di coscienza critica, senza temere di apparire ambigua o incerta. Così ci siamo regolati finora davanti ad alcune questioni rilevanti (il Governo “tecnico”, la legge elettorale, i diritti di “cittadinanza”, ecc. ). Ed abbiamo acquistato credibilità ed autorevolezza, come è dimostrato dall’assenso diffuso alla nostra linea di comportamento ed alla crescita degli iscritti, anche nei luoghi in cui non c’è stata la Resistenza e la tradizione non ha operato a nostro favore.
So che a qualcuno queste posizioni sono apparse “pilatesche”, quasi che noi le assumessimo per lavarcene le mani; so anche che c’è chi vorrebbe trascinarci in mille battaglie con i nostri simboli e le nostre bandiere, anche quando – semmai – è solo il caso di capire, solidarizzare ma senza assumere direttamente e in proprio posizioni ed iniziative specifiche. Ma devo dire che queste posizioni, che nel Congresso sono rimaste minoritarie, lo restano ancora oggi e sono destinate a restare tali almeno fino a quando non si deciderà di trasformarci in un’altra Associazione, diversa da quella che è sempre stata l’ANPI; ma allora si tratterà di un’altra stagione e, probabilmente, della dispersione di un patrimonio morale acquisito in tanti anni, dal 1945 in poi, di coerenza e di fermezza.

6. L’ultimo aspetto cui intendo accennare è quello relativo al METODO, alle modalità con cui affrontiamo, nell’ANPI, le questioni più complesse, quelle che riguardano da vicino proprio la nostra identità, la nostra autonomia e la nostra essenza. È del tutto evidente che se l'ANPI deve essere rigorosamente autonoma, occorre evitare tutte le occasioni in cui l'immagine che forniamo possa apparire diversa o ambigua. Eppure ci sono casi di evidenti contiguità con partiti o associazioni o movimenti, casi di dirigenti che - come tali - partecipano ad iniziative chiaramente politiche, col concorso di vari partiti e/ o gruppi chiaramente definiti e collocati, spesso con scarso pluralismo; ci sono perfino casi di diffusione di materiali estranei al nostro sistema di comunicazione e schiettamente politici, se non addirittura partitici. È chiaro che tutto questo deve essere evitato, nel modo più assoluto, perchè- come diceva Pertini – non basta essere autonomi e indipendenti, ma bisogna anche apparire tali.

Per altro verso, se è pacifico che l'ANPI ha nel suo DNA l'antifascismo, deve essere chiaro che esso va praticato con razionalità, fermezza e saggezza, per far conoscere, per chiarire, per dimostrare, per vincere – insomma – anche una grande battaglia culturale, con le istituzioni e con i cittadini. Lo scontro diretto, a questi fini, non serve; è utile, invece, una testimonianza ed una presenza forte ed occorre una seria riflessione sui fenomeni di neofascismo, come stiamo facendo e come approfondiremo nell'imminente seminario ed, in seguito, con una iniziativa politica in seno alla Festa, da cui usciranno le indicazioni necessarie per realizzare un contrasto veramente efficace.

Quanto poi al pluralismo è naturale che per garantirlo occorre prima di tutto il rispetto delle varie opinioni e la pratica reale del dialogo e del confronto che, ovviamente, sono tali quando le idee sono argomentate e non soltanto asserite.
Questo, però, deve valere per tutti e deve riposare su alcuni elementi fondamentali: il rispetto reciproco, la rinuncia alla pretesa di essere sempre dalla parte della verità, la gelosa difesa del pluralismo stesso e delle sue componenti. Ebbene, su questo piano c’è ancora molto da fare nella nostra ANPI, perché queste cose - che sono state pacifiche e incontestabili per almeno settant’anni - sono state più volte poste in discussione, di recente, da atteggiamenti e comportamenti che con l’ANPI non hanno nulla a che fare.

Pluralismo, dialogo, confronto non si conciliano con l’arroganza, anzi ne soffrono. E dunque, anche una piccola dose di umiltà, spesso, non farebbe male.
Assistiamo, invece, a comportamenti singolari: il rispetto dovuto a chiunque, ma – se mi si consente – ad una vita quanto meno coerente, si risolve, talora, nel “dialogare” in maniera sprezzante, chiamando ironicamente il Presidente che si è permesso di enunciare posizioni certamente non solo sue , come “quello che ha tanto a cuore la democrazia”; accade anche che un normale rilievo del Presidente, che non ha neppure il carattere di un richiamo, venga ringhiosamente rinviato al mittente.

Infine, il “pluralismo” viene inteso – da alcuni – come collegamento anche geografico tra posizioni analoghe, ampiamente diffuse come se costituissero “la linea”; una giovane dissidente dichiara che non rinnoverà la tessera, ma si augura che altri continuino la discussione, oltre tutto con una contraddizione stridente.
Bisogna dire con franchezza che non ci siamo, con posizioni del genere. Intanto dobbiamo rispettarci, tutti, perché siamo un’Associazione e non un coacervo casuale di persone; dobbiamo confrontarci – se risultano opinioni diverse – con argomenti e non con provocazioni; dobbiamo “dialogare”, non gridando, ma esponendo le nostre ragioni. Questo metodo, ripeto, vale per tutti, per i “vertici” e per la “base”.
Insomma, c’è una parola non scritta nei documenti, ma implicita nello Statuto, nella nostra storia, nella nostra tradizione: fratellanza
Questo deve unirci, al di sopra di ogni idea e di ogni posizione, perché è per questo che ci sentiamo bene nella nostra casa comune, che è l’ANPI, è per questo che ci sentiamo solidali fra noi, è per questo che abbiamo qualcosa che ci distingue dagli altri.

Ed è quel “qualcosa” che ci ha caratterizzato (quelli che c’erano) nella Resistenza ed è rimasto come un nostro fondamento imprescindibile negli anni successivi, in questo dopoguerra, in cui il Paese ha attraversato momenti difficili e sanguinosi, ha superato ostacoli e difficoltà che miravano a distruggere o a indebolire la democrazia. Ma siamo rimasti fermi, in questa temperie, nella nostra fratellanza, nel nostro chiamarci di volta in volta “compagni” o “amici”, o tutt' e due, ma sempre con lo stesso sentimento che fa di un aggregato di persone una vera Associazione.

A tutto questo non possiamo, non dobbiamo rinunciare mai. Guai se lo facessimo, se venissimo meno alla nostra incrollabile e ferma tradizione; guai se non riuscissimo a passare anche questa fase così complessa e ardua, evitando che il pluralismo e la molteplicità di idee incidano sui nostri rapporti, ancora una volta sulla nostra fratellanza.
Lo spettacolo che offrono i partiti, anche quelli di sinistra, lacerati spesso da profonde divisioni, che talora rasentano l’alterco, non può essere il nostro. Anche su questo dobbiamo esercitare la nostra “coscienza critica”; ma per farlo a buon diritto, abbiamo il dovere e la necessità di essere “diversi”, dobbiamo educarci ed educare al confronto e al dialogo.

7. Il passaggio generazionale che dobbiamo necessariamente affrontare, ripeto ancora una volta, non tanto passando il testimone, quando correndo, per un tratto (per alcuni di noi, l’ultimo) tutti insieme, non è facile, ma lo supereremo con successo se resteremo fedeli alla nostra tradizione, ma anche capaci di innovarla in meglio, decisi a rendere sempre più forte questa ANPI generosa, autonoma, indipendente; questa Associazione gloriosa e in trasformazione che, se è pronta a rinunciare ad ogni concezione “eroica” non è altrettanto disponibile a venir meno alle sue tradizioni, alla sua identità, a ciò che ne costituisce la ragion d’essere e il punto di riferimento di tante speranze; a ciò – insomma – che la rende tanto cara al nostro cuore ed al nostro pensiero

domenica 25 marzo 2012

I "DONI" DELLE CLASSI QUINTE AI PARTIGIANI CARATESI














CELEBRAZIONE 9 MARZO

Celebrazione del 9 marzo, anniversario della fucilazione per mano nazifascista di tre partigiani caratesi: Dante Cesana, Claudio Cesana e Angelo Viganò.
















MOSTRA "BRIANZA PARTIGIANA"







Pubblichiamo alcuni scatti relativi all'inaugurazione e presentazione della mostra "Brianza partigiana" allestita presso le sale di Villa Cusani dal 3 all'11 marzo 2012.
Un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita dell'iniziativa, ai cittadini intervenuti ed agli autori della mostra: Emanuela Manco,Rossana Valtorta e Leonardo Visco Gilardi.

PROPAGANDA E PROVOCAZIONI FASCISTE A VILLASANTA


L’A.N.P.I. provinciale di Monza e Brianza esprime piena solidarietà alla” Casa dei popoli” e a tutti i democratici e antifascisti di Villasanta per la grave provocazione di cui è stata oggetto nei giorni scorsi.

Purtroppo non si tratta di un episodio isolato. Manifestazioni di intolleranza, legati alla presenza di forze che apertamente si richiamano all’ideologia fascista, si ripetono con pericolosa insistenza nel nostro territorio brianzolo. L’A.N.P.I. sollecita la massima attenzione da parte di tutte le forze democratiche e chiede a tutte le Istituzioni ed alle forze preposte alla salvaguardia dell’ordine pubblico di vigilare sui rischi che la presenza di forze neofasciste possono rappresentare.
Per questo riteniamo grave che amministrazioni locali come quelle di Monza e di Villasanta concedano spazi ad associazioni come ADES, che apertamente dichiarano il loro legame con organizzazioni come Lealtà Azione che, sotto la copertura dell’associazione culturale, si richiamano alle aberranti teorie del fascismo e del nazismo. Questa colpevole sottovalutazione contribuisce ad alimentare un clima favorevole alle teorie revisioniste e negazioniste che, mettendo sullo stesso piano fascismo ed antifascismo, rischiano di attenuare la coscienza di quale tragedia il fascismo ed il nazismo abbiano rappresentato per l’Europa e per l’Italia.
La lettera al giornale di Vimercate del sig. Ponessa, responsabile provinciale di ADES e membro di Lealtà Azione, rappresenta una chiara testimonianza dello spirito di arroganza e di intolleranza che anima la cultura legata a certa destra.
Infatti il sig. Ponessa non trova altri argomenti se non quello di rivolgere insulti alla Dr.ssa Alessandra Kersevan, ricercatrice storica, “colpevole” di contrapporre alle strumentalizzazioni la verità della ricostruzione storica in merito alla tragedia delle foibe.

Non vogliamo creare inutili allarmismi ma intendiamo prendere iniziative nei confronti delle amministrazioni locali, del prefetto e delle forze dell’ordine rinnovando l’invito, fatto nell’autunno scorso con la consegna di un dossier, affinchè questa situazione venga valutata con la giusta attenzione.

A.N.P.I. provinciale di Monza e Brianza



sabato 24 marzo 2012

SBANDANPI, CONCORSO MUSICALE





2° edizione - 2012

“La musica è la risposta al mistero della vita. La più profonda di tutte le arti, esprime i pensieri più profondi di vita”. ( Arthur Schopenhauer)

Il presente scritto vorrebbe affiancare all’iniziativa musicale organizzata dall’A.N.P.I. Provinciale di Monza e Brianza, dal titolo “SBANDANPI”, alcune riflessioni che fungano da stimolo e da proposta a chi tra il pubblico si sente interessato.

La musica e il sociale.

La musica, di qualsiasi genere, si rivela spesso come una fonte inesauribile di informazioni e proposte sul sociale: è come una sorta di “cartina tornasole” del contesto in cui è nata.
. Alcuni brani musicali sono tasselli della storia, parlano di avvenimenti, sono testimoni diretti di un’epoca.
. Musicisti e musiche raccontano di periodi artistico letterari e coincidono con correnti filosofiche, o le disattendono, o le anticipano.
. Molti suoni si combinano rispondendo all’ancestralità dell’essere umano, pescando in archetipi che si perdono nel tempo dei tempi.

La musica, nella nostra società , nel bene o nel male coinvolge tutti, sia nell’universo giovanile che a tutte le età. Provate in un gruppo di giovani a domandare quanti si occupino di pittura, quanti di poesia, quanti di letteratura. Comparate i risultati ottenuti con quanti hanno avuto a che fare con la musica: un metalinguaggio che coinvolge e determina appartenenze, identità. cIn fasi differenti della nostra vita ne restiamo coinvolti sia in forma cosciente che latente, ascoltando o essendone fautori. L’ascolto stesso, per molti musicologi, diviene una modalità del fare musica, date le modalità di scelta, spazio, mezzi che coinvolge.
Sognamo e realizziamo nuovi modelli di sviluppo.
Davanti alle crisi che coinvolgono il XXI° secolo (di ordine sociale, economico, valoriale, etico…) la musica, il fare musica in tutti i sensi, può essere un interessante contenitore per analisi e proposte. Il Rap, come voce del Popolo, il DJ come laboratorio sonoro alla portata di molti, la citazione e la capacità propulsiva di musiche più o meno colte offrono molteplici modalità espressive.
Siamo convinti che la consapevolezza, le scoperte e le possibilità d’alternativa non nascano solo in processi intellettuali “a tavolino”, ma vedano proprio nelle possibilità espressive i loro figli migliori. Provarci è già il desiderio, la voglia ed il personale impegno nel partecipare.
Al qualunquismo populista del “me ne frego”, noi contrapponiamo da sempre “I Care”.


La musica della disobbedienza

Quello che l’A.N.P.I. vorrebbe attivare è un vero e proprio spazio del possibile.

Costruisci un’ ipotesi possibile di percorso musicale che abbia l’antifascismo come referente storico sociale; ti chiediamo di scoprire e riscoprire chi ha donato con generosità la propria vita per la libertà, chi ancora lotta e spera in un mondo più giusto per sé e per le generazioni future.

Ieri, come oggi ... “Avevamo vent’anni e oltre il ponte ... tutto il male avevamo di fronte ... a vent’anni la vita è oltre il ponte”

Grazie per l’attenzione

Pippo Biassoni, Musicologo

SBANDANPI 2012

Visita il sito www.sbandanpi.it per informazioni, premi e per scaricare la scheda di iscrizione.

NEOFASCISTI A VILLASANTA



Con la presente comunicazione denunciamo che nella notte fra il 20 ed il 21 marzo 2012, sono state danneggiate la saracinesca, il logo della Casa dei Popoli e la targa del Partito Democratico, con scritte di chiara ispirazione nazi-fascista.

Nel denunciare l’atto vandalico, non vogliamo commentare un gesto che si squalifica da solo.

La nostra attenzione rimane massima.

ANPI sezione Villasanta
Casa dei Popoli
PD Villasanta

martedì 6 marzo 2012

LE DONNE DELLA RESISTENZA, NORI BRAMBILLA PESCE

Nell'ambito delle celebrazioni del 9 marzo e in occasione dell'8 marzo giornata della donna, proponiamo la presentazione del libro di Onorina Brambilla Pesce, partigiana recentemente scomparsa.


LE RADICI DELL'8 MARZO NELLA LIBERTA' DELLA DONNA

"Raramente si ricorda quando e come nasce in Italia la festa dell’8 marzo: festa che, più precisamente, rinasce, dopo che il fascismo e la prima guerra mondiale l’avevano cancellata", inizia così una nota del Comitato nazionale Anpi. Che così prosegue:

"La prima volta , si svolge in una Roma da pochi mesi tornata alla libertà e alla pace, mentre metà Paese è ancora impegnato in una feroce guerra contro l’occupazione tedesca e la repubblica di Salò sua alleata e complice. Molte donne, rompendo tradizioni e costumi millenari, sono con i partigiani, in montagna e ovunque nelle città e nei piccoli paesi. Partecipano a scioperi contro la guerra, la fame, la mancanza di combustibili. Clandestinamente, sfidano gli occupanti portando mimose sulle tombe dei Caduti per la libertà.

Vogliamo ricordare questo atto di nascita perché lì stanno le radici di quei movimenti che lungo gli anni sono riusciti a conquistare la piena cittadinanza e tutti quei diritti civili che hanno portato le donne ad entrare nella vita, almeno formalmente, con le stesse opportunità degli uomini. Sottolineiamo “formalmente”, perché nella realtà quotidiana trovare lavoro, percorrere una carriera, crescere i figli (e in molti casi persino decidere di metterli al mondo), sono tornati ad essere ostacoli durissimi mentre i salari molto distanti da quelli ricevuti dagli uomini .

E mentre è di buon augurio il fatto che per la prima volta tre donne siano entrate nel nuovo governo per ricoprire incarichi di primo livello, tante donne competenti e appassionate al loro lavoro che ogni giorno si incontrano nei luoghi più disparati, continuano ad avere una rappresentanza insignificante là dove si esercitano ruoli di direzione nelle più varie attività.

Infine, ciò che più allarma, è la persistenza di un’idea della donna come corpo e bellezza quale principale mezzo vincente per avere successo nella vita. I modelli velenosi sparsi negli ultimi anni in ogni modo per convincere le ragazze che l’uso del corpo è il fondamento di ogni strategia per farsi strada nella vita e ottenere rapidamente riconoscimenti e ricchezza, sono penetrati profondamente nel costume, nell’inconsapevolezza della perdita di dignità e libertà che queste scelte comportano.

L’ANPI, ha tra i suoi iscritti molte donne che sono state in prima fila nella Resistenza come nei movimenti che hanno accompagnato e talvolta guidato le conquiste di questi settant’anni. Oggi, allarmata per l’incerto futuro che si prospetta alle giovani generazioni, vuole ricordare a chi si appresta a progettare il proprio avvenire, che la generazione protagonista della Guerra di Liberazione e della ricostruzione, si trovò a fare i conti con macerie materiali e morali non meno pesanti delle attuali, e che tuttavia riuscì a rimettere in piedi l’Italia attraverso un impegno personale e collettivo senza precedenti.

L’ANPI lavora perché questo tessuto connettivo si ricostituisca e continua ad essere impegnata, accanto a tutte le donne che reagiscono a questo stato di cose, perché riprenda il cammino iniziato tanti anni fa, con tante speranze".

UNA MAIL PER DIRE NO ALLE FOTO DI MUSSOLINI E DELLA PETACCI


Una mail per contestare il sindaco nostalgico di Mezzegra

Molte le mail che chiedono al sindaco di Mezzegra di fare marcia indietro sulla decisione di aggiungere, alla lapide che segna il luogo della morte di Mussolini, anche il nome della Petacci e le foto dei due. Questo perchè molti cittadini e l'Anpi si sono mobilitati per esprimere il proprio dissenso per quella che appare “Una azione meramente nostalgica”.

«Ogni anno – ha raccontato Lella Greppi, promotore, insieme a Daniela Poncia e Diana Giossi, dell’iniziativa – giungono alla lapide già esistente una folla di nostalgici da tutta Italia, mentre il parroco celebra una messa di suffragio alla fine della quale si assiste a saluti romani e vecchi slogan fascisti. Il nulla-osta dato dal Sindaco alla posa della nuova lapide a noi è sembrato offensivo per tutti quei cittadini che considerano la caduta del fascismo il momento fondante del nostro Stato democratico».

La loro idea è semplice: invitano a spedire al sindaco, Claudia Lingeri, una mail con un testo da loro predisposto. Ne è nato un nutrito passaparola telematico che sta coinvolgendo, sul web, anche entità molto lontane da quelle prettamente locali. Il testo della mail, con l’invito a partecipare all’iniziativa, è stato pubblicato anche sul sito ufficiale dell’Anpi (associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Enna, all’altro estremo della Penisola.

«A pochi giorni dall'avvio del passaparola – ha dichiarato Lella - siamo già ad un centinaio di mail inviate, o almeno tante sono le persone che hanno ritenuto di farcelo sapere. Una bella soddisfazione. L’iniziativa durerà ancora a lungo nella speranza di ottenere ascolto. Mi piacerebbe leggere sui muri dei miei paesi messaggi di vita, di pace, o nomi di persone che meritano di essere ricordate per il loro impegno nel campo civile, sociale, artistico, culturale, invece che quelli di chi portò l'Italia al dolore, alla miseria, all'odio fraterno».

“Riteniamo che un Sindaco – si legge nel testo della mail -, rappresentante delle istituzioni, dovrebbe aver chiara la distinzione tra chi ha portato l'Italia verso la tragedia della guerra, inseguendo le nefandezze naziste, e chi imbracciò le armi per riconquistare la pace e un futuro di libertà per sé e per i propri figli. Questi ultimi caduti vanno pubblicamente ricordati, ad alimentare la riconoscenza di chi ancora oggi in questa pace può vivere”.

http://www.vaol.it/it/notizie/lapide-mussolini-comune-di-mezzegra-invaso-da-mail-di-protesta.html

http://www.vaol.it/it/notizie/mezzegra-anche-la-petacci-sulla-lapide-del-duce-anpi-insorge.html

Questo il testo della lettera inviata al sindaco.

"Egregio Sindaco,
riteniamo che la foto di Mussolini, pur in abiti civili, e di Claretta Petacci in un luogo di pubblico passaggio, sia offensiva per tutti quei cittadini, residenti o meno, che considerano la Resistenza - con la caduta del fascismo- il momento fondante del nostro Stato democratico.
Se conservare la memoria della nostra storia è cosa fondamentale e sacrosanta, altro è l'avallo istituzionale ad una iniziativa meramente nostalgica.
Riteniamo che un Sindaco, rappresentante delle istituzioni, dovrebbe aver chiara la distinzione tra chi ha portato l'Italia verso la tragedia della guerra per brama di potere, inseguendo le nefandezze naziste, e chi -uomini e donne- imbracciò le armi per riconquistare la pace e un futuro di libertà per sè e per i propri figli.
Questi ultimi caduti vanno pubblicamente ricordati. I loro nomi e le loro effigi apposte in luoghi pubblici, ad alimentare la riconoscenza di chi, ancora oggi e speriamo per sempre, in questa pace può vivere.
Gli altri morti, quelli che condussero l'Italia in guerra, che torturarono e perseguitarono, che consentirono pogrom e devastazioni con la morte di tanti civili innocenti, vengano ricordati, da chi lo desidera, in privato senza ostentazione.
Pertanto la invitiamo a ritirare il nulla-osta concesso.
Ringraziandola per l'attenzione porgiamo distinti saluti."

domenica 26 febbraio 2012

CELEBRAZIONE DEL 9 MARZO





In occasione della celebrazione del 9 Marzo,anniversario della fucilazione a Pessano con Bornago dei Partigiani Caratesi,l’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Comitato Unitario Antifascista e per la difesa delle Istituzioni Repubblicane organizza iniziative di cui si riportano programma e calendario:

DOMENICA 4 MARZO 2012 – celebrazione civile

Ore 9.30 - S. Messa in Chiesa Prepositurale
Ore 10.30 - Al “Monumento alla Resistenza” – Piazza C. Battisti
Commemorazione alla presenza delle Autorità cittadine di Carate e Pessano e di Loris Maconi presidente provinciale dell’ANPI.
Corteo al Cimitero per deporre le corone sulle tombe dei Partigiani caduti.
In caso di maltempo la manifestazione civile del 4 Marzo si terrà presso la Sala Consiliare del Municipio.

MERCOLEDI’ 07 MARZO 2012

Ore 21,00 a cura dell’ANPI Sezione di Carate Brianza si terrà, presso la “Sala 9 Novembre 1989″ Piazza C. Battisti,1 – l’incontro su Onorina Brambilla Pesce, partigiana recentemente scomparsa con la presentazione della sua autobiografia
“Il pane bianco”.
Alla presentazione del libro “Il pane bianco” di NORI BRAMBILLA PESCE interverranno:
• Roberto Farina, curatore del libro
• Tiziana Pesce,
• Ketty Carraffa, presidente Associazione Memoria Storica Giovanni Pesce
La serata sarà allietata con musica resistente eseguita da Mario Toffoli

DAL 03 AL 11 MARZO 2012

Mostra “Brianza Partigiana” a cura dell’ANPI Sezione di Carate Brianza presso Villa Cusani.

INAUGURAZIONE SABATO 3 MARZO ORE 16,00. Interverrano gli autori.

DOMENICA 11 MARZO 2012

Ore 9.00 - Dal piazzale del Municipio partenza per Pessano con Bornago dove alle ore 10.00 avrà inizio la manifestazione.


L'ANPI E' AL FIANCO DELLA FIOM

L’ANPI è a fianco della Fiom in occasione dello sciopero proclamato per il 9 marzo 2012, condividendone le motivazioni e soprattutto quelle che vanno al di là del contingente sindacale (che è sempre doveroso lasciare alla competenza del Sindacato), ed investono questioni di principio, di fondo dello stesso sistema democratico".

Inizia così una dichiarazione di Carlo Smuraglia presidente nazionale dell'Anpi che aggiunge: "In particolare, l’ANPI è fermamente convinta che l’art. 18 dello Statuto rappresenta tuttora una garanzia di libertà, non risultando, peraltro, che la sua abolizione potrebbe in alcun modo giovare a risolvere il problema della crescita, dello sviluppo e della occupazione, che dipende da ben altri fattori e che deve essere risolto con provvedimenti organici, diretti unicamente e coerentemente a questi fini".

"E’ altresì nostra convinzione - aggiunge - che il problema della rappresentanza sindacale in azienda si risolva in un vero e proprio presidio di libertà, corrispondendo non solo alla necessità di una forte e positiva dialettica sindacale, ma anche e soprattutto all’esigenza di attuazione di uno dei princìpi fondamentali consacrati nell’art. 39 della Costituzione: le lavoratrici ed i lavoratori hanno diritto ad essere rappresentati e tutelati, anche all’interno delle aziende, sempre e comunque, e in ogni caso indipendentemente dalla sottoscrizione del contratto aziendale".


"Quando si tratta di princìpi fondamentali, che attengono ai diritti civili, politici e sindacali dei lavoratori e delle lavoratrici, la linea di difesa apprestata dal Sindacato ci riguarda tutti, come cittadini e come persone, perché il lavoro e la dignità nel lavoro appartengono ai fondamenti della convivenza civile. Per questo solidarizziamo con l’iniziativa della Fiom, nella convinzione fermissima che, nella sostanza, i problemi sollevati riguardano l’intera collettività".

domenica 19 febbraio 2012

MEMORIA INDIFFERENTE. LE DONNE DELLA RESISTENZA.



La sezione ANPI "Albertino Madella" di Villasanta e la sezione ANPI di Arcore,
in collaborazione con la COOP - comitato soci di zona Arcore e Villasanta, e la Casa dei Popoli di Villasanta,presentano:

3 marzo 2012: "MEMORIA INDIFFERENTE - le Donne della Resistenza"

per la GIORNATA della DONNA

Spettacolo con narrazione a fumetti
di Gialuca Foglia "FOGLIAZZA"

Sabato 3 marzo 2012
ore 21,00
Sala Conferenze - Villa Camperio
via Confalonieri, 55
Villasanta (MB)

INGRESSO LIBERO



SOLIDARIETA' AL POPOLO SIRIANO

La Segreteria Nazionale dell'ANPI, considerato che la tragedia del popolo siriano, sceso in piazza da tempo per rivendicare libertà e democrazia e perseguitato e colpito per questo, con l'uso spregiudicato della detenzione e delle armi, sembra non avere fine, né avere prospettive, in spregio dei diritti umani che tutti, a parole, richiamano come intangibili e inviolabili;

considerato altresì che i tentativi di porre fine a questa drammatica situazione, sono stati finora vanificati, non essendo servite né le sanzioni economiche, né le ulteriori e più efficaci misure proposte dalla stessa Lega Araba, ma bloccate per il veto di due Paesi (la Russia e la Cina); che peraltro non è più tollerabile una simile spirale di violenza e autoritarismo, contro un popolo inerme, che rivendica solo diritti fondamentali;

esprime la più ferma protesta e indignazione per quanto sta accadendo in quel Paese e la più forte solidarietà nei confronti del popolo siriano;

auspica che, nell'ambito dell'Onu si trovino le convergenze necessarie per adottare d'intesa con la Lega Araba tutte le misure necessarie ed efficaci, per porre fine ad una situazione veramente drammatica, evitando peraltro il ricorso alle armi;

chiede che il Governo italiano si adoperi per favorire un'intesa fra tutti i popoli civili per contrapporre alla violenza e all'autoritarismo, lo spirito di fratellanza e di solidarietà che dovrebbe unire tutti i popoli nel sostegno e nella difesa dei diritti umani;
esprime solidarietà ed appoggio a tutte le manifestazioni e le iniziative che verranno adottate nel nostro Paese a difesa dei diritti del popolo siriano.

mercoledì 15 febbraio 2012

MONZA, NEOFASCISTI IMBRATTANO I VOLTI DEI PARTIGIANI



Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio un gruppo di neofascisti ha pensato bene di imbrattare, con il loro peggiore repertorio di simboli, i murales che ritraggono Enrico Bracesco e Salvatrice Benincasa.

La domanda che corre ovvia è come, nel 2012, si possa ancora legare a simboli della distruzione dell’individuo una forma contestativa; e per contestare cosa?

Hanno imbrattato i murales che ritraggono due figure di partigiani monzesi, con gli stessi simboli utilizzati da chi gli ha tolto la vita, pensando di fare un gesto eroico: di notte in maniera meschina senza il coraggio di manifestare le proprie idee apertamente.

A differenza di chi ha commesso l’insano atto terrorista, i giovani che collaborano con l’ANPI sviluppano idee per rendere più libera e sempre più democratica la città dove viviamo.

Questo dà fastidio a molti che vorrebbero la vittoria del qualunquismo e dell’indifferenza.

Non è un caso che questo gesto ignobile sia avvenuto mentre la nostra città si prepara alle elezioni amministrative; non è un caso che sia teso a colpire un luogo di aggregazione giovanile in cui si discute, ci si forma e si lotta per ciò in cui si crede.

La nostra piena solidarietà va in tal senso a coloro cui sono stati causati danni incitandoli ad andare avanti nelle loro azioni, quale risposta concreta alla lotta per la libertà in difesa degli spazi democratici.

La nostra protesta è un richiamo alle Istituzioni affinché si possa mantenere un clima di civile confronto, isolando chi vuole imporre le proprie idee con la violenza.

Il nostro messaggio è un forte richiamo anche ai partiti che si riconoscono nella Costituzione per isolare quelle frange che si rifanno apertamente al fascismo e al nazismo smettendo, per interessi elettorali, di foraggiare ideologie distruttive lesive della libertà e già giudicate dalla storia.

L’ANPI continuerà la propria attività di informazione e di testimonianza: il nazifascismo non è riuscito ad arrestare la domanda di libertà della Monza antifascista uccidendo Enrico Bracesco e Salvatrice Benincasa, non riuscirà ora a rendere silente il loro ricordo.

Grazie Enrico Bracesco e Salvatrice Benincasa, ancora una volta ci insegnate cosa significa difendere la libertà.

Presidenza ANPI Monza sezione Gianno Citterio

NO ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI FIAMMA TRICOLORE

MILANO, IRRUZIONE INTIMIDATORIA DI FORZA NUOVA

L’ANPI Provinciale di Milano esprime la propria ferma condanna per la vergognosa provocazione da parte di elementi di Forza Nuova, che nella giornata di venerdì 10 febbraio hanno fatto irruzione con il viso coperto da maschere nella Sala Polifunzionale del Comune di Milano in zona 6 e hanno imbrattato i pannelli della mostra su “Fascismo, foibe e esodo” curata dalla Fondazione Memoria della Deportazione, ed esposta con il patrocinio del Consiglio di zona 6.

Con la legge 30 marzo 2004 la Repubblica Italiana riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.”

Il ricordo di quelle tragedie troppo spesso dimenticate, il dramma dell’esodo forzato di duecentocinquantamila italiani da Zara, Fiume e dall’Istria, devono però essere contestualizzate storicamente e inquadrate nella politica di sopraffazione perseguita dal fascismo, come parte di un progetto di distruzione della identità nazionale e culturale delle minoranze slovene e croate.

La situazione diventa ancora più grave dopo l’8 settembre 1943 con l’annessione da parte del Terzo Reich dei territori del confine orientale, e con l’accentuata e criminale oppressione nazifascista.
Il rancore e l’odio accumulati da sloveni e croati per la criminale oppressione nazifascista spiega però solo in parte l’asprezza dei comportamenti degli jugoslavi nei confronti della popolazione italiana, che veniva identificata in blocco come nemico storico del nazionalismo sloveno e croato.

Ribadire queste verità storiche dà profondamente fastidio ai movimenti neofascisti e a chi da sempre confonde e inquina fatti e azioni che fanno parte della nostra storia.

Quanto accaduto nel Consiglio di zona 6 di Milano è grave e inqualificabile. Segue diversi altri atti di vandalismo effettuati nei confronti di sedi democratiche presenti nei quartieri milanesi.
L’ANPI Provinciale di Milano nel condannare questa grave e offensiva provocazione, avvenuta a Milano città Medaglia d’oro della Resistenza, invita le Istituzioni e i cittadini alla massima vigilanza democratica.

sabato 4 febbraio 2012

IL GIORNO DEL RICORDO, LA VERITA' SULLE FOIBE


STRAGI NAZISTE IN ITALIA, BERLINO VINCE IL RICORSO


Smuraglia: "Sui diritti umani non ci sono trattati che tengano"

Per le stragi naziste in Italia, Berlino vince il ricorso e vengono così bloccate le indennità alle vittime italiane.
La Corte internazionale di giustizia dell'Aja ha infatti accolto le richieste della Germania. La Cassazione che l'aveva ritenuta mandante dell'eccidio di Civitella del 1944. Secondo i giudici dell'Onu, "un tribunale penale non può condannare uno stato sovrano".

Il commento del presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia.

"Sono molto sorpreso e colpito da questa sentenza, di cui aspetto di leggere la motivazione per esteso, ma che mi sembra già contrastare con un principio recepito anche dalla nostra Corte Suprema di Cassazione, che cioè quando si tratta dei diritti umani, non ci sono trattati che tengano. In ogni caso ritengo che la sentenza, così come viene presentato il dispositivo, possa riguardare solo la materia risarcitoria nei confronti della Germania; e su questo avremmo modo di discutere.

La cosa più importante è che non cessi, in ogni caso, l’affermazione dei diritti e soprattutto non venga meno la ricerca della verità e della responsabilità e quindi si vada avanti nei processi in corso e in quelli che potranno ancora venire. Questa materia delle stragi nazifasciste del periodo dal ’43 – ’45, nella quale l’ANPI si sta impegnando a fondo, è di estrema importanza e delicatezza sul piano storico e su quello umano. E dunque la ricerca che da anni faticosamente si sta conducendo sulle responsabilità e sulla verità storica deve continuare senza soste.

Ne hanno diritto coloro, superstiti e familiari delle vittime che hanno subito direttamente le stragi ed ai quali un risarcimento dovrà pur essere assicurato, anche sul piano morale; ma ne ha diritto anche il complesso dei cittadini, consapevoli che senza rispetto dei diritti umani e senza il raggiungimento della verità non solo giudiziaria, nessuno può sentirsi al sicuro, perché una parte dei diritti di ciascuno sarebbe seriamente compromessa.

L’ANPI, si batterà, dunque, perché si continui nel lavoro che da anni si sta compiendo, nei tribunali militari e nella società e perché lo Stato italiano faccia la sua parte sotto ogni profilo, nell’interesse del Paese e dei cittadini nel loro complesso, tenendo conto di quanto ha detto in modo esplicito la Corte di Cassazione e del diritto di ogni cittadino, proclamato dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, a rivolgersi ai Giudici ed ottenere giustizia".

lunedì 30 gennaio 2012

E' SCOMPARSO OSCAR LUIGI SCALFARO



"La morte del Presidente Oscar Luigi Scalfaro ci lascia attoniti e profondamente addolorati. Scompare un'altra delle più alte figure della nostra storia recente, un protagonista di vicende politiche legate alla stessa nascita della Repubblica e della Costituzione ed allo sviluppo delle Istituzioni repubblicane. Membro dell'Assemblea Costituente, a lungo parlamentare, Ministro degli Interni, Presidente della Camera, fu eletto Presidente della Repubblica nel maggio 1992, in un momento doloroso e difficile per il Paese.

Condusse un settennato importante e complesso, con vicende che lo impegnarono fortemente e personalmente, comportandosi da vero uomo delle Istituzioni, anche quando le fasi della vita politica divennero più turbolente. Anche nei frangenti più difficili, seppe sempre tenere diritta la barra delle Istituzioni e della Democrazia. Difensore strenuo della Costituzione e dei suoi valori fondamentali, continuò a svolgere un'intensa attività, in questa direzione, anche dopo la scadenza del mandato e fino ai Suoi ultimi giorni.

Presidente dell’ Associazione per la difesa della Costituzione, fu inflessibile, fino all'ultimo, nella esaltazione dei princìpi della Carta Costituzionale e nell'impegno perché essi fossero difesi ed attuati e penetrassero nel profondo della coscienza civile degli italiani, rivolgendosi, con continuità e particolarissimo calore, soprattutto ai giovani. Cattolico convinto, seppe portare - nello svolgimento delle sue funzioni - quel laicismo che è tipico di chi crede profondamente nei valori costituzionali.

L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, nell'esprimere sentite condoglianze ai suoi cari ed ai tanti amici ed estimatori, ricorda - in Lui - la parte migliore del nostro Paese, quella che ormai va scomparendo nei suoi principali protagonisti di una ineguagliabile stagione,
che spetta a noi ricostruire, con le nuove generazioni, proprio avvalendoci di questi esempi di rigore, di coerenza, di fedeltà agli interessi superiori del Paese ed alla realizzazione del bene comune.

Ci mancherà, il nostro Presidente Scalfaro, ma continueremo - anche in Suo nome e con maggior impegno - il nostro lavoro per un Paese sempre più civile, democratico, solidale e rispondente alle indicazioni, ai princìpi, ai valori della Carta Costituzionale".

Carlo Smuraglia

mercoledì 25 gennaio 2012

RETE ANTIFASCISTA MILANESE

Milano città aperta, no al fascismo e al razzismo. Questo il senso di una iniziativa che si svolgerà il 28 gennaio, alle ore 14.30, alla Casa della Cultura (via Borgogna 3).

In Europa -spiegano i promotori - crescono le formazioni di estrema destra che mescolano populismo, nazionalismo e neonazismo dichiarato. La crisi economica facilita la presa di parole d’ordine che individuano un nemico cui attribuire tutte le colpe: rom, gay, ebrei, musulmani e straneri in genere.
"In Italia l’estrema destra e la destra istituzionale hanno denominatori comuni politici e culturali: dal rifiuto dell’uguaglianza e della società multietnica al nazionalismo, dalla concezione del rapporto uomo-donna al rifiuto dell’omosessualità. Comune a tutte le destre è il tentativo di superare la Costituzione e l’antifascismo, lo sdoganamento delle formazioni neofasciste e il tentativo di riscrivere la storia.
Nell’estrema destra italiana si rafforzano le posizioni razziste e antisemite e l’acquisizione di miti e modelli del nazismo. Sono cresciute le aggressioni a militanti di sinistra, immigrati, omosessuali e zingari. La Lega fa la sua parte e già nel 2004 è stata segnalata dall’Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi".

"A Milano - si sottolinea - le amministrazioni di centro-destra in questi anni hanno coperto e sostenuto le formazioni neofasciste e neonaziste. In questa città si gioca una partita importante. Bisogna costruire un argine contro il neofascismo e il razzismo attraverso la mobilitazione che ne impedisca l’azione, ma anche con una battaglia culturale che smascheri l’ideologia neofascista. E' necessario riconoscere e valorizzare le esperienze che sul territorio, a partire dalle periferie, sono nate a difesa della democrazia e della partecipazione"
Per approfondire la conoscenza di questo fenomeno e costruire un’iniziativa politica efficace e unitaria il 28 gennaio, alle ore 14.30
presso la Casa della Cultura presentazione di Rete Antifascista Milanese, Anna Miculan, Adesso Basta!.

Saluti di Basilio Rizzo, presidente del Consiglio Comunale di Milano e di Roberto Cenati, Presidente provinciale Anpi.

Interventi.

I caratteri peculiari delle destre italiane, Giorgio Galli, politologo.
Le destre e la crisi economica, Onorio Rosati, segretario Camera del Lavoro Metropolitana di Milano.
Il vero volto della Lega nord, Roberto Biorcio, docente Scienze Politiche Università Milano Bicocca.
Le destre radicali e populiste in Europa, Elia Rosati, collaboratore Università Statale Milano.
Il caso ungherese, Roberto Festa, giornalista.
Il passato che non passa: l’antisemitismo, messaggio filmato di Moni Ovadia.
Il neofascismo a Milano, Saverio Ferrari, ricercatore.
L'antifascismo nelle periferie milanesi, Aaron Paradiso,Comitato antifascista Zona 8.
L'intolleranza, Ernesto Rossi, presidente Unione Rom e Sinti.

Promuove la Rete Antifascista Milanese: Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, Adesso Basta! Arci Milano, Associazione culturale Punto Rosso, Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba, 26per1-Offensive democratiche, Comitato Antifascista Zona 8, Memoria Antifascista, Teatro della Cooperativa.

martedì 24 gennaio 2012

DALLA BRIANZA AI LAGER DEL TERZO REICH


IL CASO VATTANI

II Comitato Nazionale dell'ANPI, nella riunione del 23 gennaio, all'unanimità, ha preso atto che il Ministro degli Affari Esteri ha dichiarato che il “caso Vattani” è stato sottoposto alla procedura prevista per le infrazioni disciplinari e che l’iter della vicenda sarà seguito direttamente e continuativamente dal Ministro stesso.

Ha ritenuto, peraltro, che la vicenda è di una gravità assolutamente evidente e che non può che essere condannata da tutti i cittadini democratici, tanto più che essa incide anche sul buon nome dell'Italia all'estero e sulla considerazione di cui deve godere il nostro Paese anche sotto il profilo dell'orientamento democratico.

L'Anpi "ritiene necessario che la procedura si esaurisca in tempi rapidi, come è richiesto dalla rilevanza del caso".

II Comitato Nazionale dell'ANPI, inoltre, "confida che in ogni caso vengano adottati, nel frattempo, provvedimenti cautelari, risultando nei fatti incompatibile, in una istituzione che rappresenta l’Italia all'estero, la presenza, in qualunque forma e in qualunque sede, di un soggetto che indulge, a quanto risulta ed è ormai noto a tutti attraverso la stampa, a manifestazioni che – richiamandosi al passato regime fascista – sono in netto e stridente contrasto con la Costituzione repubblicana e con i doveri che competono a tutti coloro che operano nelle istituzioni, ai sensi degli articoli 54 e 97 della Costituzione".

lunedì 16 gennaio 2012

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ANNUALE DEGLI ISCRITTI




Cara/o iscritta/o,
la presente per comunicare che domenica 29 gennaio presso la sede in piazza Risorgimento 1, primo piano, a partire dalle ore 10,00 si terrà l’assemblea annuale di sezione, per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

1) Nomina del Presidente e del Segretario dell'Assemblea

2) Relazione del Presidente

3) Relazione economica sul consuntivo per l'anno di bilancio 2010/2011

4) Discussione e votazione delle relazioni

5) Calendario manifestazioni e proposte per l’anno 2012

6) Bilancio preventivo spese manifestazioni 2012

7) Varie ed eventuali

8) Conclusioni di Patrizia Zocchio, vicepresidente Anpi provinciale Monza e Brianza


In occasione dell’assemblea annuale si potrà rinnovare l’iscrizione all’ANPI e ritirare la nuova tessera.

Al termine verrà offerto un rinfresco.


La Presidente
Paola Pozzoli





sabato 14 gennaio 2012

CASAPOUND HA GETTATO LA MASCHERA

"Se ce ne fosse ancora bisogno, CasaPound getta definitivamente la maschera". Inizia così una nota del Comitato nazionale Anpi a commento delle gravi dichiarazioni da parte di rappresentanti del gruppo neofascista.

"Dopo essersi ammantata di “cultura” e di “socialità”, in varie occasioni, sia pure senza successo, visto che nessuno ormai è disposto a cadere nella trappola, adesso l’esultanza per la morte del magistrato Saviotti e l’esplicitazione della speranza che a questa morte ed a quella di Bocca ne seguano altre, hanno un significato inequivocabile che va addirittura al di là dei richiami al fascismo ed al peggior populismo, avvicinandosi molto all’istigazione alla violenza".

"Vedrà la magistratura -si rileva - se esistono estremi di reato. Per noi, conta l’esecrabile fatto politico, che denunciamo come un episodio di inaudita ed inaccettabile gravità. Adesso, chi ha tollerato CasaPound, chi le ha concesso locali e sedi e ne ha favorito l’ascesa e lo sviluppo, ha solo la scelta fra una dissociazione aperta e definitiva oppure l’accettazione che diventi esplicita e pacifica la connivenza con un gruppo di questo tipo, davvero incompatibile col nostro sistema costituzionale e civile".

"Quanto a coloro - si sottolinea - che hanno creduto, in buona fede, nella favoletta dell’innocenza, delle inclinazioni culturali e sociali di CasaPound, è davvero tempo che aprano gli occhi, si ricredano e prendano atto di una realtà che ora è divenuta addirittura agghiacciante. Per il resto, chiediamo con fermezza che la Costituzione venga fatta rispettare dalle autorità pubbliche e vengano finalmente applicate le leggi che vietano ogni forma di incitamento all’odio e alla violenza, così come ogni tipo di apologia del fascismo e di ciò che esso ha tristemente rappresentato".

"Raccomandiamo - conclude infine la nota - alle nostre organizzazioni di vigilare, rifiutando – peraltro – qualsiasi tipo di provocazione".

Proponiamo un interessante contributo video di Serena Chiodo.

Manifestazione a Firenze dopo la strage del 13.12 a opera di un militante di Casapound from Sere Chio on Vimeo.

domenica 1 gennaio 2012

FASCISTI CONTRO L'ANPI DI COMO

ATTACCO DI FORZA NUOVA ALLA SEDE DELL’ANPI DI COMO

La notte del 30 dicembre 2011 è stata imbrattata la sede dell’Anpi di Como con scritte e insulti nei confronti del Presidente della neo-costituita sezione Anpi di Como, sen. Luciano Forni. Le scritte recavano la firma di Forza Nuova.

L’ Anpi di Como aveva recentemente partecipato ad un presidio antirazzista, organizzato in città dopo i gravi fatti di Torino e Firenze, distribuendo un volantino in cui si evidenziava il pericolo, sempre crescente, dei movimenti neofascisti e xenofobi nella provincia di Como.

COMUNICATO ANPI

Vigliacca reazione dei fascisti comaschi contro l’ANPI

Una scritta di sapore chiaramente antisemita e di esaltazione del nazismo è stata prodotta dai fascisti comaschi di ordine nuovo (c’era infatti il loro logo) sulla parete esterna della sede ANPI di Como.

Si è voluto così reagire alla presa di posizione dell’ANPI contro le aggressioni ai cittadini extracomunitari avvenute a Firenze e altrove da parte di antidemocratici violenti.

L’ANPI nell’esprimere la più vivace protesta ribadisce le proprie convinzioni contro il razzismo e l’intolleranza a favore dell’integrazione e di una convivenza democratica ed efficace.

Le idee si difendono con il ragionamento e non con manifestazioni incivili che imbrattano edifici della città.

Questi gesti devono essere di monito anche per chì nei partiti, si fa paladino di proposte contrarie alla solidarietà con gli stranieri.

ANPI di Como

sabato 31 dicembre 2011

MARIO VATTANI, CONSOLE FASCISTA



"Le ridicole, "nere" esibizioni notturne di Mario Vattani, console italiano in Giappone, non possono non preoccuparci in quanto rivelatrici di un clima di "nostalgismo fascista" che è penetrato fin dentro le istituzioni. L'ANPI, nel richiamare tutte le coscienze sensibili e responsabili ad una vigilanza attiva, non cesserà di condannare fermamente ogni gesto o azione che faccia riferimento a quel momento cupo e criminale della vita del Paese che fu il fascismo, già condannato dalla storia e fuori da ogni consesso che si dica civile e democratico".

CARLO SMURAGLIA - PRESIDENTE NAZIONALE ANPI


Ecco la vicenda.

Inneggia alla Repubblica Sociale italiana, celebra squadristi e bandiere nere e ricorda, con orgoglio, le botte date ad un antifascista, all'università. Parole d'odio e di militanza nera, quelle che risuonano nelle canzoni del Katanga, leader del gruppo "Sotto fascia semplice". Uno che ai concerti, promossi da CasaPound, viene accolto con le braccia tese. Cantore fascio-rock e, allo stesso tempo, rappresentante diplomatico italiano all'estero: dietro allo pseudonimo, ben noto sulla scena neofascista italiana, si cela, come ha rivelato l'Unità, Mario Vattani. Ex braccio destro del sindaco Gianni Alemanno (è stato suo "ministro degli Esteri": dal 2008 al 2011 ha ricoperto il ruolo di consigliere diplomatico), figlio del più famoso Umberto, uno dei diplomatici più potenti d'Italia, attualmente ha il compito di rappresentare il nostro Paese in Giappone. Dallo scorso mese di luglio è stato, infatti, promosso console generale d'Italia a Osaka. Ma la Farnesina, presa visione del caso, ha deciso di deferirlo.

Sul sito della rappresentanza diplomatica italiana viene riportato il suo curriculum "ufficiale": ha guidato l'ufficio economico commerciale all'ambasciata di Tokyo, è stato consigliere diplomatico di Alemanno quando era ministro delle politiche agricole e forestali e console d'Italia a Il Cairo. Classe 1966, formazione internazionale, grazie al background e ai mezzi che gli ha messo a disposizione il padre, è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. Anni durante i quali era già un leader della musica identitaria, che animava (e anima) gli incontri della destra estrema negli spazi occupati e nei pub neri. Quella delle celtiche e dei raduni nostalgici a Predappio. Voce degli "Intolleranza" prima, fondatore nel 1996 dei "Sotto fascia semplice", non aveva mai cantato live. Anche se, come testimoniano le interviste rilasciate con lo pseudonimo "Katanga", era un sogno che aveva sempre coltivato. La musica, per lui, è sempre stata militanza. Una potente arma da usare per inculcare nei giovani quei valori fascisti di cui le canzoni sono impregnate. A documentare una delle sue prime uscite pubbliche, su Youtube, c'è un video che racconta l'esibizione presso "La tana delle tigri", raduno organizzato da CasaPound nei pressi dello stadio Olimpico.

Canta con Gianluca Iannone, voce degli Zeta Zero Alfa, e attacca pacifisti e disobbedienti. E' la prima esibizione pubblica dei "Sotto fascia semplice". Sul palco esibisce braccia ricoperte di tatuaggi, quelli che poi, nei viaggi da diplomatico, ha sempre celato dietro ad eleganti completi gessati, protetto dalle maniche lunghe. Anche nelle missioni estere con il sindaco Alemanno, da Auschwitz ad Hiroshima (un incarico retribuito con oltre 228 mila euro lordi annui). Una doppia vita anche nel look per il fascio-console. In Campidoglio è tornato, tre settimane fa, per salutare il sindaco e i suoi vecchi collaboratori - che ben conoscevano la sua attività di fascio-cantante. Le sue parole sono musica per l'orda nera: "Una repubblica fondata sui valori degli epuratori - canta in "Repubblica", uno dei suoi cavalli di battaglia - Da chi senza tante storie e con l'aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine hanno combattuto per un'altra repubblica".

L'altra Repubblica a cui si riferiva - come spiega in un'intervista concessa ad uno di quei siti di controinformazione che lo osannavano - in contrapposizione a quella italiana ("fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell'arroganza. Una repubblica fondata sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli") è quella della Repubblica sociale, e oggi rappresenta "quella che ognuno di noi può incarnare attraverso la sua attività quotidiana, e non parlo solo di militanza". Un nickname, Katanga, che gli è stato dato a Bologna, durante una trasferta "in pullman - recita il testo della canzone dei Sotto fascia Semplice 'Automito' - le ore di canti, di grida, di inni di sezione. Il grande raduno, i saluti romani davanti alla stazione". In quegli anni militava nel Fronte della Gioventù, gli scontri con i "pelosi" antifascisti (come li chiama lui) erano all'ordine del giorno. Anni difficili, durante i quali, insieme ad altri militanti dell'estrema destra, finirà sui giornali in seguito al pestaggio di due giovani di sinistra davanti al cinema Capranica (salvo poi essere prosciolto). Ma dei pestaggi sembra andar fiero. E lo scrive, nero su bianco, con assai poca diplomazia. Nella canzone "Ancora in piedi" racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori: "Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell'aula quarta c'era il bastardo che mi aveva aggredito. L'abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia". Definisce le sue canzoni "musica per i camerati". E la musica potrebbe essere il primo passo per sbarcare nell'attività politica, come ha lasciato intuire in un'altra intervista: "Ritornare a suonare dal vivo - ammetteva - significherebbe riprendere a fare politica attivamente. E' una cosa a cui sto pensando molto in questo periodo". E' venuto il momento - diceva - "in cui ognuno di noi capisce che è venuto il momento per lasciare l'isolamento".

La Farnesina si limita in una prima fase a difendere il primogenito di Umberto Vattani (e a definire la sua musica "un fatto di costume"). Poi, nel pomeriggio, rilascia un comunicato più netto: "Il Ministro degli Esteri Terzi, dopo aver preso conoscenza del caso, ha sin da ieri dato istruzioni affinché esso venga immediatamente deferito alla Commissione di disciplina del Ministero degli esteri, del che il funzionario interessato, Mario Vattani, è stato prontamente messo al corrente".

La doppia vita del diplomatico approderà in Parlamento, con un'interrogazione preparata da Roberto Morassut (Pd): "Presenteremo un'interrogazione urgente al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d'Italia in Giappone di Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di CasaPound. Crediamo che, nel momento in cui è ancora aperta l'indagine della Magistratura sull'ipotesi che alcuni esponenti di CasaPound siano responsabili di aggressioni e di violenze ai danni di militanti del Pd, non si possa derubricare a 'fatto di costumè la partecipazione di un diplomatico, nominato console in Giappone, a manifestazioni dove si inneggia alla Repubblica di Salò e ai rituali di una destra identitaria. Per quanto riguarda nomine importanti come quelle di diplomatici, che rappresentano il Paese all'estero, ci permettiamo di sollevare alcuni dubbi sui criteri adottati e sulla presentabilità politica del console Vattani".

L'associazione Libertà e Giustizia, tramite il coordinatore del circolo di Roma, Massimo Marnetto, chiede, con una lettera inviata al ministro Terzi, la rimozione immediata dal console: "Qui non si tratta di 'una questione personale' come ha tentato di minimizzare con inspiegabile leggerezza il portavoce della Farnesina. Infatti, Mario Vattani si pone contro il dettato dell'art. 54 della Costituzione, che vincola tutti i cittadini al dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione. Inoltre, come titolare di delicate funzioni pubbliche di rappresentanza diplomatica, il Vattani-Katanga ha 'il dovere di adempierle con disciplina ed onore', come prescrive sempre l'art.54 della Carta. Per questi gravi e comprovati motivi, le chiediamo di provvedere affinché Mario Vattani sia rimosso al più presto dalla sua funzione, come segno di intransigente rispetto dei valori costituzionali, nati dal superamento della tragedia fascista". Preoccupazione viene espressa dal presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia: "Le ridicole, 'nere' esibizioni notturne di Mario Vattani, console italiano in Giappone, non possono non preoccuparci in quanto rivelatrici di un clima di 'nostalgismo fascistà che è penetrato fin dentro le istituzioni. L'ANPI, nel richiamare tutte le coscienze sensibili e responsabili ad una vigilanza attiva, con cesserà di condannare fermamente ogni gesto e azione che faccia riferimento a quel momento cupo e criminale della vita del Paese che fu il fascismo, già condannato dalla storia e fuori da ogni consesso che si dica civile e democratico".

Tratto da Repubblica.it

lunedì 26 dicembre 2011

E' SCOMPARSO GIORGIO BOCCA



Partigiano, giornalista, scrittore, uomo sempre libero. Questo era Giorgio Bocca morto nel giorno di Natale a Milano.

"E' morto - commenta Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Anpi - un grande italiano, un patriota, un partigiano che non dimenticheremo mai. Per tanto tempo ci ha accompagnato commentando, da par suo, le vicende che il Paese stava vivendo, con passione, talvolta con indignazione, sempre con fermezza. Partigiano in Piemonte, ha combattuto con Giustizia e Libertà".

"Quando due anni fa - ricorda Smuraglia - abbiamo raccolto la sua voce in una intervista da trasmettere nel corso di un convegno dedicato proprio al contributo degli azionisti all'antifascismo e alla Guerra di Liberazione, Bocca tenne a sottolineare l'unitarietà d'intenti anche fra forze di ispirazione diversa nella Resistenza; e ricordò le sue esperienze di guerra partigiana con inalterata passione e con un profondo sentimento unitario. Grande giornalista, scrittore illustre, e polemista di razza, con lui scompare una voce importante della parte migliore del Paese".

"Lo ricorderemo degnamente e con la dovuta ampiezza nella sede nazionale dell'Anpi, associazione alla quale, negli ultimi anni, Giorgio Bocca non ha fatto mancare il suo sostegno anche pubblicamente. Oggi - conclude Smuraglia - lo piangiamo con sincero dolore e ci stringiamo con affetto ai suoi familiari. L'ANPI di Milano partecipa al profondo dolore per la scomparsa del comandante partigiano Giorgio Bocca".


L'ANPI Provinciale di Milano si unisce al profondo dolore dei familiari, degli antifascisti, del giornalismo italiano e di tutto il mondo della cultura per la scomparsa di Giorgio Bocca, partigiano, giornalista, scrittore", inizia così il ricordo di Giorgio Bocca da parte dell presidente dell'Anpi milanese, Roberto Cenati.

Nativo di Cuneo e cresciuto in una famiglia della borghesia piemontese, nel 1943 Bocca decide di aderire, nella clandestinità, al Partito d'azione. A questa scelta lo induce l'esempio dell'amico Benedetto Dalmastro assai vicino a Tancredi Duccio Galimberti.

L'8 settembre, alla firma dell'armistizio, raggiunge con Dalmastro e un gruppo di compagni, dopo aver raccolto le armi abbandonate nelle caserme di Cuneo, la frazione Frise di Monterosso Grana. Nasce così il primo nucleo della locale banda partigiana di "Italia Libera". Comandante di banda della formazione in Valle Maira, nella primavera del 1944 Bocca é inviato a stabilire le basi della Brigata Giustizia e Libertà "Rolando Besana" in Valle Varaita e ne diviene il comandante. Il 5 maggio 1944, con Benedetto Dalmastro, Luigi Ventre e Costanzo Picco partecipa a un incontro tra partigiani italiani e francesi organizzato il 12 maggio 1944 a Colle Sautron. All'incontro faranno seguito le intese politico-militari tra i due movimenti, stipulate il 22 maggio e il 30 maggio 1944.

Nei primi giorni del 1945 Bocca è nominato comandante della decima divisione Langhe delle formazioni "Giustizia e Libertà". Torna quindi in Val Maira, divenendo commissario politico della seconda Divisione "Giustizia e Libertà". Tra le sue numerose azioni, si ricorda quella che tra il 12 e 13 aprile 1945 conduce alla cattura, nella cittadina di Busca, della compagnia controcarro della Divisione "Littorio" della Repubblica Sociale Italiana.

Per l'attività partigiana Giorgio Bocca riceve la medaglia d'argento al valor militare. Dopo la Liberazione, Bocca si avvia alla carriera di giornalista, dapprima a Torino, nel quotidiano di Giustizia e Libertà e quindi, a Milano, come redattore del settimanale l'Europeo e come corrispondente del quotidiano torinese La Gazzetta del Popolo.

Quando nasce Il Giorno, nel 1956, ne diviene inviato. Nel 1976 è tra i fondatori del quotidiano La Repubblica. Il suo è un giornalismo militante, che attraverso reportage, inchieste, commenti e interviste, si propone di denunciare i guasti della società italiana. La sua critica si accentua negli anni più recenti, forte di una scrittura semplice ma dura, concreta e aspra, di intensa comunicazione, sostenuta da un'alta moralità e da un legame mai interrotto con l'esperienza resistenziale.

I suoi articoli sono diventati, spesso, traccia e ossatura dei suoi numerosi libri, tra reportage, ricerca storica, pamphlet e autobiografia.

Lo ricorderemo sempre tra le figure di spicco del movimento partigiano e per essere rimasto sempre coerente a quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia maturata durante la Resistenza.

giovedì 15 dicembre 2011

NO ALLA CULTURA DELL'ODIO E DEL RAZZISMO

L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA - REGIONE TOSCANA esprime sgomento e sconcerto per quanto è avvenuto ieri a Firenze a danno della comunità senegalese, alla quale rivolge i sentimenti di solidarietà di tutti gli iscritti. Gli episodi che hanno insanguinato le vie cittadine e sconvolto la normale convivenza civile, si iscrivono in un fenomeno che, al di là della follia di un singolo, testimonia che l'ideologia di cui questo individuo era portatore, è essa stessa caratterizzata dalla follia, dall'odio e dal razzismo.

L'ANPI, per evitare qualsiasi pericoloso ritorno di un passato oscuro, si è sempre costantemente impegnata sul terreno della solidarietà, della cultura della pace e della eguaglianza fra i popoli.

L'ANPI ritiene che episodi di questo genere, al di là degli squilibri mentali di un singolo, sono il risultato di una cultura dell'intolleranza, dell'odio e del razzismo che non può avere cittadinanza in un sistema democratico.

Ennio Saccenti - vice presidente vicario dell'ANPI Regionale Toscana

lunedì 12 dicembre 2011

E' SCOMPARSA TINA MANTOVANI


Oggi, improvvisamente, è deceduta Tina, la cara moglie di Egeo Mantovani, presidente onorario dell’ANPI di Monza e Brianza.
Tutta l’ANPI è vicina a Egeo e a tutti i suoi familiari in questo momento tanto doloroso.
Per espresso desiderio di Egeo e della sua famiglia, i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Il presidente dell’ANPI Provinciale di Monza e Brianza

Loris Maconi

domenica 11 dicembre 2011

MONZA, INTITOLAZIONE CENTRO SPORTIVO AD ENRICO BRACESCO

Domenica 11 dicembre i ragazzi della Foa Boccaccio hanno intitolato il centro sportivo in via Rosmini a Monza ad Enrico Bracesco.

Ecco i video dell'iniziativa e, a seguire, la biografia di Enrico Bracesco.







Enrico Bracesco, caposquadra attrezzeria alla Breda V, arrestato il 13 marzo per strada a Monza. È il primo mutilato della Resistenza operaia. Di lui, oltre alla moglie Maria, diversi compagni hanno lasciato testimonianza, come Antonio Paleari, operaio nella stessa sezione, arrestato già nel gennaio con L. S. Bersan, G. Marchetti e M. Rizzardi davanti al Bar Prealpi di Sesto durante un passaggio di armi.

Anche nel caso di Bracesco l'antifascismo è «di famiglia»: il fratello Carlo gestisce una trattoria a Monza che funge da cerniera di collegamento tra l'organizzazione clandestina delle fabbriche sestesi le brigate Garibaldine delle montagne del lecchese. L'arresto di Enrico come quello dei compagni davanti al Bar Prealpi, intende provocare la rottura dei collegamenti con la montagna.

Nella testimonianza di Maria Bracesco, dopo 1'8 settembre, Enrico è costretto ad «andare in montagna»: più di una volta è stato in­dividuato per la sua attività clandestina. L'essere promotore degli scioperi del marzo 1943 gli avevano già causato circa un mese di carcere - tra attesa del processo e detenzione - e il conseguente licenziamento dalla Breda. Condannato a un anno perché «colpevole di abbandono del servizio» (durante il fascismo il termine «sciopero era stato abolito), veniva tuttavia liberato poiché la sentenza era passata nel frattempo in giudicato. Grazie all'intervento dei compagni di lavoro riusciva a farsi riassumere alla Breda, ben accolto anche dagli ingegneri Vezzani e Vallerani.

Quando inizia la Resistenza, Bracesco inizialmente si divide tra attività clandestina in fabbrica e fuori di essa; successivamente è conosciuto tra gli antifascisti più attivi come «il corriere delle armi». Il 4 novembre è a Sesto San Giovanni con un grande quantitativo di mitra caricati su di un camioncino, viene da Monza e ha l'incarico di portarle a Michele Robecchi a Muggiò.

(Sono armi che i militari in fuga dopo 1'8 settembre avevano sotterrato nel cortile della scuola Ugo Foscolo di Monza, delle quali i gappisti riescono a reinpossessarsi con grande coraggio, poiché la scuola nel frattempo era stata occupata dai repubblichini. Trattandosi di un grosso quantitativo, 72 mitra e 2 mitragliatrici il «corriere delle armi», E. Bracesco, provvede man mano a distribuirle).

La consegna viene eseguita con successo sennonché al ritorno, sulla strada tra Cinisello Balsamo e lo stabilimento staccato della Breda V, la «Taccona», verso il quale è diretto, il camioncino si rovescia. Viene trasportato all'ospedale di Monza dove è costretto a subire l'amputazione della gamba destra. Bracesco è un uomo coraggioso e non sarà questa disgrazia a fermarlo: è un gappista e fa parte del gruppo armato della Breda V. Persone sospette lo spiano anche in ospedale.

Una volta a casa, a Monza, in attesa della protesi per la gamba amputata e di una completa guarigione della ferita, egli continua a mantenere i collegamenti con la Resistenza. Persone sospette sorvegliano la sua casa. Ci sono appena stati gli scioperi e la moglie cerca di convincerlo a sfollare in campagna presso parenti. La difficoltà di camminare è però un grave impedimento. Inoltre Bracesco vorrebbe stare vicino al fratello Carlo, anche lui in pericolo per i suoi collegamenti con i partigiani. Per tali motivi, Bracesco resta,. limitandosi a rimanere nascosto durante la notte presso la sorella, la quale abita poco distante da casa sua. Un mattino però, mentre si avvia zoppicando verso la sua abitazione, viene arrestato. La moglie di quei giorni ricorda:

“lo non sapevo che l'avevano arrestato. Viene uno in casa mia, mi dice: «Dov'è Enrico?». lo gli dico che è a farsi curare per la gamba tagliata e lui mi dice di seguirlo con la mia bambina. Vengo caricata su una camionetta, mi portano al macello, dove ci sono le carceri. Lui era già lì, ma io non l'ho visto. Loro [sic!] mi hanno interrogato chiedendomi dove fosse Enrico. Io ho risposto: «Non lo so, magari ce l'avete già qui voi». Volevano sapere da me tante cose di Enrico, ma io sono sempre stata vaga. Tra l'altro, da mia sorella, avevo appena saputo, prima che venisse quell'uomo a casa mia, che Enrico l'avevano:. arrestato, ma non sapevo dove fosse.

Enrico Bracesco dopo una permanenza di più di un mese nel carcere di S. Vittore, trascorrerà tre mesi nel campo di transito di Fossoli e quasi due settimane in quello di Bolzano, dopodiché caricato assieme ad altri deportati negli usuali carri bestiame piombati a loro riservati, verrà condotto al KL di Mauthausen, dove verrà assassinato luogo della sua morte (Istituto eutanasia di Hartheim).

Il castello di Hartheim, vicino a Linz, nell’inverno 1940 fu trasformato in un edificio per "l’azione-eutanasia" ordinata da Hitler, il cui scopo era "dare la bella morte agli ammalati inguaribili". L'Aktion T4 fu il programma nazista di eugenetica che prevedeva la soppressione o la sterilizzazione di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da più o meno gravi malformazioni fisiche.

Tratto dal sito dell'Anpi di Lissone

L'ITALIA SONO ANCH'IO




A seguito del sostegno del Comitato Nazionale ANPI alla campagna “l’Italia sono anch’io” a favore dei i diritti di cittadinanza e del diritto di voto per le persone di origine straniera, si sono mobilitati nei territori, con raccolte di firme e adesioni ai Comitati locali che promuovono la campagna, le Sezioni e i Comitati provinciali di:

Reggio Emilia,Monza e Brianza,Forlì,Imola(BO),Voghera(PV),Magenta(MI),Empoli,Vinci, Montelupo, Fucecchio, Montaione(FI),Como,Brescia, Latina, Modena, Lecco, Grosseto, Orvieto, Salerno, Castegnato(BS).

PER UNA MANOVRA PIU' EQUA

Nei prossimi giorni, si verificheranno tre eventi di diverso contenuto e con diverse modalità, ma tutti estremamente importanti, di fronte ai quali l’ANPI non può che manifestare la sua piena, sentita, partecipe assonanza.
Lo sciopero di tre ore, proclamato per lunedì 12 dicembre dalle tre Confederazioni sindacali, è un fatto straordinario già per il fatto stesso della ritrovata unità, su temi di tanto rilievo e di così forte impatto sociale. Ma c’è di più. Questo sciopero non è di quelli che mirano a far cadere un Governo, ma costituisce un modo fermo e deciso per ottenere che nella manovra in corso ci sia – accanto al rigore – maggiore equità.

Non si chiede, dunque, nulla di impossibile, anche se è noto che i tempi stringono e che l’operazione non può che essere contrassegnata da una risolutezza e tempestività indispensabili; ottenere che non si colpiscano o si colpiscano meno i sacrificati di sempre, coloro che hanno sempre pagato, e si usi una maniera più forte nei confronti degli evasori fiscali, dei detentori di patrimoni immobiliari e finanziari rilevanti, vale a dire dei più abbienti, non significa negare la possibilità e l’urgenza di provvedimenti anche duri, ma solo pretendere che si mantenga soprattutto quell’equità sociale che lo stesso Governo Monti, all’atto della sua nascita, ha assunto come un impegno ineludibile.

Quanto al secondo evento, mi riferisco alle manifestazioni indette dalle donne per domenica 11 dicembre, “Se non ora, quando?”, a Roma e in tante piazze d’Italia. Le donne sono state le prime, il 13 febbraio scorso, a dare un grande segnale di risveglio e la dimostrazione concreta di un cambiamento possibile. Adesso tornano in piazza a chiedere ancora di più. Ma non è tanto la parola d’ordine che ci preme (spetta alle donne decidere ciò che vogliono e pretendono e fissare i loro obiettivi) quanto il fatto in sé di un forte appello, per una nuova e fortissima presenza delle donne sulla scena politica. Salutiamo, dunque, questa manifestazione non solo con piacere e soddisfazione, ma come il segno di una comune speranza di un futuro migliore.

Infine, lunedì 12 dicembre ricorrerà il 42° anniversario della strage di Piazza Fontana. Milano la ricorderà degnamente, come fa ogni anno; non si tratta, peraltro, solo di una questione milanese, ma di una questione nazionale. Piazza Fontana è stata non solo un attacco gravissimo e terribile alla vita di tante persone inermi, ma ha costituito uno dei più gravi attacchi alla stessa democrazia del nostro Paese. Come tale esso va rievocato, non solo per stringersi ancora una volta attorno ai sopravvissuti ed ai familiari delle vittime, che vanno sempre affettuosamente ricordati, ma anche perché non si può ammettere che su una simile, tragica vicenda, cada l’oblio; così come non è accettabile che non si conosca ancora tutta la verità.

A completare il quadro già in sé insufficiente (anche se ormai è pacifica la matrice, individuata nella destra nera), mancano ancora troppi tasselli (il ruolo di alcune parti dello Stato, i dirottamenti e le deviazioni, le responsabilità di esecutori e mandanti, ecc.), che vanno colmati, se non sul piano giudiziario, almeno su quello della verità storica, che è poi, ora e sempre, uno dei fondamenti della democrazia. Per questo, bisogna insistere ancora e con forza perché si elimini ogni forma di segreto, perché tutto divenga chiaro, limpido e trasparente; la verità serve non solo a completare la conoscenza storica ed a lenire, almeno in parte, il dolore, ma serve soprattutto come monito e deterrente per il futuro e per creare anticorpi idonei a difendere da ogni possibile attacco la nostra democrazia.

Il Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia.

mercoledì 7 dicembre 2011

REVISIONISMO A SEREGNO, PATROCINATO DAL COMUNE

Lo scorso 3 dicembre a Seregno si è tenuta la presentazione del libro “Sconosciuti” di Norberto Bergna. L’ANPI provinciale di Monza e Brianza esprime la propria preoccupazione ed il proprio disappunto in seguito alla decisione dell’amministrazione comunale di Seregno di patrocinare l’iniziativa.
Il contenuto del libro presentato e il contesto dell’ iniziativa svolta si inserisce in un quadro di tentativo di riscrivere e falsificare la verità storica. Attribuire ai partigiani, ricorrendo al “nesso di causalità”, la responsabilità delle rappresaglie compiute dalle truppe nazifasciste rappresenta un oltraggio alla verità dei fatti. Così come è storicamente un falso definire guerra civile la lotta di Liberazione dalla dittatura nazifascista.
E’ fuori discussione che ciascuno ha la libertà di esprimere le proprie opinioni. Ma è profondamente diverso distorcere deliberatamente la storia, definita, da un relatore intervenuto all’iniziativa, con il termine “vulgata”.
Ci stupisce che un’amministrazione pubblica abbia concesso il patrocinio ad una iniziativa di tal genere, manifestamente di parte.
Ci auguriamo che, nel rispetto della storia e del sacrificio dei partigiani e nello spirito delle parole espresse da Arrigo Boldrini, “ Abbiamo combattuto per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e per chi era contro”, in futuro non si verifichino più episodi simili.

ANPI provinciale Monza e Brianza


Qui sotto i contributi audio relativi all'iniziativa.

La presentazione da parte del direttore responsabile del periodico "Brianze", Domenico Flavio Ronzoni, l'intervento dell'autore del libro Norberto Bergna,
i contributi di Paolo Pisanò e le testimonianze di due ausiliarie della RSI.















martedì 6 dicembre 2011

EQUITA' E GIUSTIZIA SOCIALE

Il direttivo provinciale dell'ANPI provinciale di Monza e Brianza ha approvato il seguente ordine del giorno.

Il direttivo provinciale dell’ANPI di Monza e Brianza condivide il giudizio espresso dall’ANPI nazionale in merito alla nascita del nuovo governo.
Questo ha consentito al nostro paese di recuperare fiducia e speranza ,di ripristinare il prestigio e la credibilità delle istituzioni e di recuperare la credibilità internazionale ,tutte cose che, con il precedente governo erano state gravemente compromesse.
Il comitato provinciale ritiene, tuttavia, che sia necessario esaminare in maniera rigorosa il merito dei provvedimenti che il nuovo governo adotterà nei prossimi giorni, esprimendo con chiarezza il proprio giudizio sia sulle cose che si condividono sia su quelle che non si condividono.
In particolare per l’ANPI deve valere il principio che i provvedimenti adottati tengano conto dell’esigenza di seguire criteri di equità e di giustizia sociale, colpendo sprechi e privilegi .
Il comitato provinciale ritiene opportuno che l’ANPI nazionale esprima anche un giudizio critico in merito alla proposta di introdurre in Costituzione il criterio del pareggio di bilancio, perché questo toglierebbe possibilità di ogni flessibilità nella gestione futura del bilancio dello stato,cosa che in periodi di crisi colpirebbe in particolare l’area dei servizi sociali.
Infine il comitato provinciale chiede a tutte le sezioni :
-di organizzare l’assemblea annuale entro il mese di febbraio 2012
-di attivarsi per organizzare la raccolta di firme per affermare il diritto alla cittadinanza italiana per i figli di immigrati nati nel nostro paese

Monza 4.12.2011

MONZA CITTA' APERTA


"PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA' ". VILLASANTA DAL 1937 AL 1945


lunedì 5 dicembre 2011

PIAZZA FONTANA, SENZA MEMORIA NON C'E' FUTURO


42° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA



Il Comitato Permanente Antifascista nella riunione del 12 Ottobre scorso, alla quale ha partecipato l’Associazione Familiari di Piazza Fontana, ha delineato il programma per il 12 Dicembre 2011 nella ricorrenza del 42° anniversario della strage di Piazza Fontana.

“Il 12 dicembre del 1969 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano provocando 17 morti e 84 feriti.

Fu l’inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell’eversione in Italia.

Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.

A 42 anni dalla strage, il Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo e per la difesa dell’ordine repubblicano, d’intesa con i Familiari delle Vittime promuove una serie di iniziative non solo per rendere il doveroso tributo di memoria ai caduti, ai feriti ed ai familiari, ma anche per riflettere su una vicenda che presenta ancora troppi lati oscuri, anche per ciò che attiene al ruolo svolto da parti dello Stato.

Vogliamo verità e giustizia, vogliamo che si aprano tutti gli armadi e si svelino tutti i segreti, anche per essere certi che queste tragiche vicende non possano verificarsi mai più.

Alle iniziative in programma sono vivamente invitati a partecipare tutti i cittadini.”

Il programma dei giorni 12 e 13 dicembre 2011:

Lunedì 12 dicembre 2011

ore 14,30 Consiglio Comunale straordinario.
Sono previsti gli interventi di:
• Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio Comunale
• Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
• Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana
ore 16,30 appuntamento in Piazza Fontana con i Gonfaloni dei Comuni, e le bandiere delle Associazioni Partigiane
ore 16,37 deposizione delle corone alla presenza delle Autorità;
ore 17,30 Corteo con partenza da Piazza della Scala;
ore 18,00 Piazza Fontana interventi di:
- Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana
- Danilo Galvagni, Segretario Generale della CISL
- Prof. Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI
- Presenta Carla Bianchi Iacono Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Martedì 13 dicembre 2011

ore 18,00 presso sala Buozzi Camera del Lavoro di Milano Corso di Porta Vittoria 43
In apertura: Monologo di Daniele Biacchessi
“Piazza Fontana, il giorno dell’innocenza perduta“

Presentazione del libro di Fortunato Zinni:
“Piazza Fontana nessuno è Stato“
Partecipano con l’autore:
• Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana
• Pietro Chiesa, figlio di Francesca Dendena
• Federica Dendena, nipote di Francesca Dendena
• Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
• Onorio Rosati, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Milano
• Guido Salvini, Magistrato
• Coordina Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano

lunedì 28 novembre 2011

TORNIM A BAITA, REPORT VIDEO

Proponiamo i contributi filmati della presentazione del libro "Tornim a baita" di Giovanni Battista Stucchi.

Nella prima parte l'intervento dello storico Giorgio Rochat.
A seguire Pierfranco Bertazzini e Rosella Stucchi, presidente dell'Anpi di Monza e figlia di G.B. Stucchi.