Onorevoli Presidenti,
quando i quotidiani hanno dato notizia del progetto di inserire - tra le varie misure della più recente manovra - anche l'accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, il Comitato Nazionale dell'ANPI ha espresso subito la più viva preoccupazione con un comunicato che faceva riferimento, in modo particolare, a tre festività di eccezionale rilievo e valore storico (25 aprile, 1 maggio e 2 giugno).
Peraltro, le misure in questione sono entrate nel decreto ed ora dovranno essere esaminate, con le altre, in sede parlamentare.
Nel frattempo, ci sono pervenute - da ogni parte d'Italia - manifestazioni di esplicito dissenso rispetto a quel tipo di misure, accompagnate anche dall'opinione di non pochi economisti, secondo i quali l'incidenza delle stesse, sul piano economico, sarebbe sostanzialmente irrilevante. C'è un diffuso allarme, al riguardo di queste misure, in gran parte del mondo democratico e dei cittadini che credono all'importanza di alcuni valori imprescindibili.
L'ANPI, ovviamente, è consapevole della necessità della pronta adozione di misure anche drastiche, per affrontare la grave crisi che si sta attraversando (non solo in Italia) ed evitare il peggio, convinta che solo misure che rispondano a criteri di equità e ragionevolezza possono essere recepite ed attuate con la necessaria convinzione e il conseguente impegno da parte di tutti.
Ma l'equità non si realizza soltanto sul terreno economico-sociale. Di essa fanno parte anche valori fondamentali, di natura storico-politica, che riguardano l'intera collettività nazionale; prescindere da essi o negarli, significherebbe negare la nostra stessa storia, le origini della nostra libertà e della democrazia e misconoscere lo stesso significato del lavoro, posto giustamente a fondamento della Repubblica ed al quale è dedicata una festa che appartiene alla tradizione di tutti.
E' stato giustamente rilevato, da un illustre giurista (Alessandro Pace), che i francesi non accetterebbero mai di spostare la data del 14 luglio, così come gli americani non prenderebbero neppure in considerazione l'idea di spostare il "giorno dell'indipendenza" o il "giorno del ringraziamento". E ciò perché è diffusa, in loro, la consapevolezza che "la celebrazione di certi avvenimenti costituisce un fattore di integrazione dell'ordinamento statale, la cui sostanziale unità, pur nella diversità delle idee, è nell'interesse generale preservare".
Per tornare a noi, va detto, in particolare, che, fra le feste " laiche " che si vorrebbero spostare, quella del 25 aprile - festa nazionale e dunque di tutti - assume un significato del tutto particolare perché ricorda non solo la liberazione dalla dittatura e dall'invasione nazista, ma anche quelle centinaia di migliaia di cittadini che si sono sacrificati per la nostra libertà. Non possiamo confondere questi significati e questi valori in una giornata festiva qualsiasi, senza che essi perdano gran parte della loro stessa valenza e senza rischiare di offendere la memoria dei nostri caduti.
Se è vero - come molti specialisti sostengono - che si tratta di misure di valore economico insignificante, non dovrebbe essere difficile sostituirle con altre di maggiore efficacia economica, nel rispetto però di quella equità, storicamente intesa, a cui ho fatto cenno, oltreché all'esigenza ordinaria di equità economico- sociale.
Mi permetto, perciò, a nome dell'ANPI Nazionale, di invitare tutti i Gruppi parlamentari ad una riflessione attenta e serena sulla questione che l'ANPI ha doverosamente sollevato e la cui sostanza confido che potrà essere accolta senza difficoltà. Se così sarà, ne guadagnerà l'intera collettività nazionale, pronta ad affrontare, quando necessario, anche importanti sacrifici, ma nel rispetto della nostra storia e dei valori che devono unirci perché sono alla base della Costituzione e della stessa convivenza democratica.
Ringraziando per l'attenzione, invio i migliori saluti.
Il Presidente Nazionale dell’ANPI
Carlo Smuraglia
.
lunedì 22 agosto 2011
giovedì 18 agosto 2011
ATTACCO AL 25 APRILE, INTERVIENE L' ANED
Si allarga la protesta per la proposta di cancellare la festa della liberazione (25 aprile), quella conseguente del 2 giugno (festa della Repubblica), passando dall'abolizione del 1°maggio (festa dei lavoratori).
L'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati attraverso con un articolo del vicepresidente, Dario venegoni, ha sottolineato la sua totale contrarietà (http://www.deportati.it/news/25aprile.html).
Qui di seguito pubblichiamo inoltre il testo della lettera aperta che Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, attuale responsabile nazionale PD Nuove forme di organizzazione e comunicazione politica, ha mandato a Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi.
"Carissimo Presidente,
voglio comunicarti il mio più convinto sostegno alla posizione assunta dal Comitato nazionale dell’Anpi, a seguito dell’intenzione del Governo di mettere in discussione le festività previste nei giorni del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Come giustamente sottolineate si tratterebbe di un provvedimento di scarsissima efficacia sul piano economico, ma molto grave su quello dell’identità del Paese. Resistenza, lavoro ed equità sociale, Costituzione e Repubblica non sono vuote parole, ma le basi su cui la nostra Italia democratica trova le ragioni della sua coesione e, a maggior ragione in un momento così difficile, valori fondamentali di riferimento per tutti gli italiani. Sminuirne il significato sarebbe davvero grave e inaccettabile.
Chi ti scrive oggi ricopre una responsabilità nel Partito Democratico, ma è stato molti anni Sindaco di Marzabotto. Non posso non sottolineare il sacrificio di sangue che è stato pagato perché in Italia si tornasse a festeggiare il 1° maggio e per poter vivere quelle due giornate di libertà, il 25 aprile e il 2 giugno, dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra. Non è un caso quindi che l’Anpi sia così autorevolmente intervenuto e auspico che tanti, come sta positivamente accadendo, si uniscano a questa battaglia.”
Ecco infine l'articolo di Dario Venegoni visitabile presso il sito dell'Associazione ex deportati (http://www.deportati.it/news/25aprile.html). Il commento è stato pubblicato sabato 13 agosto 2011 sulla pagina ANED di Facebook.
"Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica.
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire.
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese.
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega.
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno!"
L'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati attraverso con un articolo del vicepresidente, Dario venegoni, ha sottolineato la sua totale contrarietà (http://www.deportati.it/news/25aprile.html).
Qui di seguito pubblichiamo inoltre il testo della lettera aperta che Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, attuale responsabile nazionale PD Nuove forme di organizzazione e comunicazione politica, ha mandato a Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi.
"Carissimo Presidente,
voglio comunicarti il mio più convinto sostegno alla posizione assunta dal Comitato nazionale dell’Anpi, a seguito dell’intenzione del Governo di mettere in discussione le festività previste nei giorni del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Come giustamente sottolineate si tratterebbe di un provvedimento di scarsissima efficacia sul piano economico, ma molto grave su quello dell’identità del Paese. Resistenza, lavoro ed equità sociale, Costituzione e Repubblica non sono vuote parole, ma le basi su cui la nostra Italia democratica trova le ragioni della sua coesione e, a maggior ragione in un momento così difficile, valori fondamentali di riferimento per tutti gli italiani. Sminuirne il significato sarebbe davvero grave e inaccettabile.
Chi ti scrive oggi ricopre una responsabilità nel Partito Democratico, ma è stato molti anni Sindaco di Marzabotto. Non posso non sottolineare il sacrificio di sangue che è stato pagato perché in Italia si tornasse a festeggiare il 1° maggio e per poter vivere quelle due giornate di libertà, il 25 aprile e il 2 giugno, dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra. Non è un caso quindi che l’Anpi sia così autorevolmente intervenuto e auspico che tanti, come sta positivamente accadendo, si uniscano a questa battaglia.”
Ecco infine l'articolo di Dario Venegoni visitabile presso il sito dell'Associazione ex deportati (http://www.deportati.it/news/25aprile.html). Il commento è stato pubblicato sabato 13 agosto 2011 sulla pagina ANED di Facebook.
"Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica.
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire.
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese.
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega.
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno!"
mercoledì 17 agosto 2011
MARGHERITA HACK, VOGLIONO CANCELLARE LA STORIA ITALIANA
Di seguito pubblichiamo il commento della scienziata Margherita Hack alle proposte del governo per fronteggiare la crisi dei mercati finanziari:
"Concordo pienamente con la vostra presa di posizione. Mi sembra che con la scusa del risparmio si procede nella direzione di voler cancellare quelle che sono state le tappe più significative della recente storia d'Italia, della riconquista della democrazia, delle lotte partigiane dopo la buia parentesi della dittatura fascista e delle leggi razziali.
25 aprile, 1 maggio, 2 giugno sono tre date di immenso significato per la nostra democrazia e dobbiamo opporci a questa vergogna."
Margherita Hack
lunedì 15 agosto 2011
NESSUNO TOCCHI IL 25 APRILE !
"Da quanto si apprende dai giornali, tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare - in relazione all'aggravarsi della crisi - ci sarebbe quello dell'accorpamento di alcune feste "non concordatarie" nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all'equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale.
L'ANPI, portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale".
IL COMITATO NAZIONALE ANPI
Nell’ennesima “manovra” il Governo ha deliberato, tra i tanti provvedimenti annunciati per far fronte ad una crisi fino a ieri negata e che rischia di travolgerci, di accorpare le “festività civili” nelle giornate di domenica.
Tra queste festività c’è il 25 Aprile.
Il 25 Aprile, come gli Italiani sanno (o dovrebbero sapere), è data sacra alla Patria, perché ricorda la libertà, la democrazia, la civiltà ritrovate (per tutti), la sconfitta del mostro nazifascista, il sacrificio dei tanti italiani che per questo si sono battuti, riscattando ’Italia dalla vergogna e dall’ignominia nazifascista che aveva contribuito a creare.
Vergogna e ignominia che altri Italiani, quelli della “repubblica di Salò”, hanno convintamente sostenuto e, da ultimo, difeso alle dipendenze dei nazisti e contro le scelte del Governo italiano. Italiani, questi ultimi, tra l’altro, che l’attuale Governo vorrebbe, con un disegno di legge in itinere in Parlamento, equiparare ai combattenti per la libertà.
Pensare di cancellare il 25 Aprile, come fosse una qualsiasi sagra paesana, per risparmiare qualche milione, certamente reperibile in modo più giusto e più degno, significa ferire la coscienza civile degli Italiani e recare offesa irreparabile a chi è morto o si è battuto per la civiltà e la dignità della persona. Gesto odioso, in linea, del resto, con la pretesa sopra ricordata di riabilitare il peggiore fascismo, quello razzista e filonazista di Salò.
Chiediamo a tutti gli Italiani di difendere i valori resistenziali contro questo mercatismo d’accatto, incapace di capire che l’Italia può riprendersi solo se spinta dai grandi ideali comuni. Vale molto di più infatti, anche economicamente, la coesione sociale, basata sul senso di identità e di appartenenza, che qualche milione raccattato in malo modo, svilendo quegli ideali e quei i valori.
ORA E SEMPRE IL 25 APRILE (NON ALTRA DATA) RIMANGA IL NOSTRO GIORNO DELLA MEMORIA E DELLA RICONOSCENZA.
La Presidenza
A.N.P.I Regionale Lombardia
martedì 5 luglio 2011
NO TAV
TESTO DEL COMUNICATO CONGIUNTO DELLE SEZIONI ANPI DI BUSSOLENO-FORESTO-CHIANOCCO, CONDOVE E TORINO NIZZA-LINGOTTO.
In questi mesi le nostre Sezioni, seguendo anche le forti indicazioni del Comitato nazionale e provinciale dell' ANPI, si sono spese nella battaglia per i BENI COMUNI. Lo splendido risultato dei referendum è indicativo del momento di riscossa popolare che si è acceso in Italia. Più di ogni indignazione per le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio, sono state le tematiche della gestione pubblica delle risorse naturali come l'acqua ed il territorio, del diritto alla salute contro il nucleare assassino, per la gestione oculata del denaro pubblico, a risvegliare la coscienza collettiva degli italiani. Da questo punto di vista non possiamo che rendere atto del fatto che il Movimento NOTAV da diversi anni si è sempre profuso per essere un baluardo di questi princìpi, cominciando proprio dalla difesa del territorio montano, che per noi, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, è simbolo sacro della lotta contro i nazifascisti combattuta dai nostri padri e nostri nonni. "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani [...]" "Art.41 L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana." Le famose parole di Pietro Calamandrei e la nostra Costituzione ci spingono a collegare il nostro impegno di antifascisti con le iniziative messe in campo dal Movimento NOTAV. Il prossimo fine settimana si terrà l'importante commemorazione al Colle del Lys a cui mai avremmo voluto mancare. L'intento di queste nostre parole è quindi anche quello di rendere omaggio ai 2024 partigiani delle brigate delle valli di Lanzo, della Bassa e Alta Valle di Susa, della Val Chisone e della Val Sangone. Visti però i recenti atti di violenza perpetrati alla Maddalena di Chiomonte, tramite l'utilizzo smodato della forza pubblica per imporre l'installazione del cantiere propedeutico alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione, i Comitati direttivi delle Sezioni ANPI che si firmano in calce hanno deciso di onorare i valori per cui i nostri partigiani si sacrificarono, unendosi alla lotta tenace e determinata nella difesa del futuro di tutti e tutte, partecipando al corteo nazionale NOTAV di Domenica 3 Luglio a Chiomonte.
Le sezioni ANPI:
Bussoleno-Foresto-Chianocco
Condove e Nizza-Lingotto di Torino “Perotti - Appendino”
In questi mesi le nostre Sezioni, seguendo anche le forti indicazioni del Comitato nazionale e provinciale dell' ANPI, si sono spese nella battaglia per i BENI COMUNI. Lo splendido risultato dei referendum è indicativo del momento di riscossa popolare che si è acceso in Italia. Più di ogni indignazione per le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio, sono state le tematiche della gestione pubblica delle risorse naturali come l'acqua ed il territorio, del diritto alla salute contro il nucleare assassino, per la gestione oculata del denaro pubblico, a risvegliare la coscienza collettiva degli italiani. Da questo punto di vista non possiamo che rendere atto del fatto che il Movimento NOTAV da diversi anni si è sempre profuso per essere un baluardo di questi princìpi, cominciando proprio dalla difesa del territorio montano, che per noi, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, è simbolo sacro della lotta contro i nazifascisti combattuta dai nostri padri e nostri nonni. "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani [...]" "Art.41 L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana." Le famose parole di Pietro Calamandrei e la nostra Costituzione ci spingono a collegare il nostro impegno di antifascisti con le iniziative messe in campo dal Movimento NOTAV. Il prossimo fine settimana si terrà l'importante commemorazione al Colle del Lys a cui mai avremmo voluto mancare. L'intento di queste nostre parole è quindi anche quello di rendere omaggio ai 2024 partigiani delle brigate delle valli di Lanzo, della Bassa e Alta Valle di Susa, della Val Chisone e della Val Sangone. Visti però i recenti atti di violenza perpetrati alla Maddalena di Chiomonte, tramite l'utilizzo smodato della forza pubblica per imporre l'installazione del cantiere propedeutico alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione, i Comitati direttivi delle Sezioni ANPI che si firmano in calce hanno deciso di onorare i valori per cui i nostri partigiani si sacrificarono, unendosi alla lotta tenace e determinata nella difesa del futuro di tutti e tutte, partecipando al corteo nazionale NOTAV di Domenica 3 Luglio a Chiomonte.
Le sezioni ANPI:
Bussoleno-Foresto-Chianocco
Condove e Nizza-Lingotto di Torino “Perotti - Appendino”
venerdì 10 giugno 2011
BUFFON E PIAZZALE LORETO
Lettera a Repubblica.
Gentile dr Augias,
mi riferisco all’infelice frase del portiere della nazionale “Siamo sempre l’Italia di piazzale Loreto, basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro”.
L’affermazione rispecchia l’infimo livello della cultura media dei nostri calciatori: all’ignorante Buffon (in senso letterale e non per offendere) vorrei ricordare che “l’Italia di piazzale Loreto” era indignata per essere stata trascinata con l’inganno nella catastrofe totale della 2GM dal dittatore liberticida e omicida degli oppositori. A parte i 60 milioni di morti della guerra mondiale, la decisione di Mussolini provoca oltre 300 mila morti italiani tra i militari e circa altrettanti tra i civili; senza contare che, creando la repubblica di Salò, il dittatore trascina poi l’Italia in un conflitto per la liberazione del Paese -che è anche guerra civile- e costa altri 230 mila morti circa. In piazzale Loreto c’è la rabbia e l’ira del popolo ingannato dal tiranno che l’aveva trascinato in una guerra, immaginata breve e vittoriosa per i nazisti, cui egli aveva voluto partecipare “per gettare qualche migliaio di morti sul tavolo della pace”, che immaginava nazista e imminente, per trarre il massimo profitto con il minimo costo. Ed è grave che Buffon lo ignori, pur essendo in buona compagnia: milioni di italiano sono nelle sue stesse condizioni!
Per il conflitto mondiale di dimensioni mai viste prima, Mussolini era ricercato dagli Alleati come “criminale di guerra” (art. 29 del trattato di armistizio di Cassibile) e l’intenzione era di processarlo e condannarlo a morte; ma arrivò prima il CLN-AI tanto che Churchill commentò cinicamente: “Ci hanno risparmiato il lavoro sporco”.
Vorrei infine ricordare a Buffon -e a chi cita spesso piazzale Loreto, quasi sempre a sproposito- che quello dovrebbe essere un luogo sacro: lì c’è il dolore dei famigliari dei partigiani che furono assassinati e vilipesi dai fascisti nove mesi prima per reati di opinione (non pensavano fascista!) e che, con gli scioperi del marzo ’44, avevano difeso gli impianti industriali dal trasferimento in Germania (sarebbe più esatto dire FURTO).
Io, poi, che rappresento i famigliari dei quindici partigiani fucilati senza processo, non dimentico che lo stesso dolore è da riconoscere ai famigliari di coloro che saranno esibiti e maltrattati lì il 29 aprile 1945. Ma il giudizio morale che “l’Italia di piazzale Loreto” esprime è ben diverso: e quello sui fascisti, pur manifestato in modo incivile, coincide con quello espresso dagli storici.
È un peccato da addebitare totalmente alla sua ignoranza della storia che Buffon non sia sufficientemente informato per evitare di dire simili sciocchezze.
La ringrazio per la cortese attenzione e la saluto molto cordialmente.
dr Sergio R. Fogagnolo
Presidente dell’Ass. “Le radici della Pace – I quindici”*
Gentile dr Augias,
mi riferisco all’infelice frase del portiere della nazionale “Siamo sempre l’Italia di piazzale Loreto, basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro”.
L’affermazione rispecchia l’infimo livello della cultura media dei nostri calciatori: all’ignorante Buffon (in senso letterale e non per offendere) vorrei ricordare che “l’Italia di piazzale Loreto” era indignata per essere stata trascinata con l’inganno nella catastrofe totale della 2GM dal dittatore liberticida e omicida degli oppositori. A parte i 60 milioni di morti della guerra mondiale, la decisione di Mussolini provoca oltre 300 mila morti italiani tra i militari e circa altrettanti tra i civili; senza contare che, creando la repubblica di Salò, il dittatore trascina poi l’Italia in un conflitto per la liberazione del Paese -che è anche guerra civile- e costa altri 230 mila morti circa. In piazzale Loreto c’è la rabbia e l’ira del popolo ingannato dal tiranno che l’aveva trascinato in una guerra, immaginata breve e vittoriosa per i nazisti, cui egli aveva voluto partecipare “per gettare qualche migliaio di morti sul tavolo della pace”, che immaginava nazista e imminente, per trarre il massimo profitto con il minimo costo. Ed è grave che Buffon lo ignori, pur essendo in buona compagnia: milioni di italiano sono nelle sue stesse condizioni!
Per il conflitto mondiale di dimensioni mai viste prima, Mussolini era ricercato dagli Alleati come “criminale di guerra” (art. 29 del trattato di armistizio di Cassibile) e l’intenzione era di processarlo e condannarlo a morte; ma arrivò prima il CLN-AI tanto che Churchill commentò cinicamente: “Ci hanno risparmiato il lavoro sporco”.
Vorrei infine ricordare a Buffon -e a chi cita spesso piazzale Loreto, quasi sempre a sproposito- che quello dovrebbe essere un luogo sacro: lì c’è il dolore dei famigliari dei partigiani che furono assassinati e vilipesi dai fascisti nove mesi prima per reati di opinione (non pensavano fascista!) e che, con gli scioperi del marzo ’44, avevano difeso gli impianti industriali dal trasferimento in Germania (sarebbe più esatto dire FURTO).
Io, poi, che rappresento i famigliari dei quindici partigiani fucilati senza processo, non dimentico che lo stesso dolore è da riconoscere ai famigliari di coloro che saranno esibiti e maltrattati lì il 29 aprile 1945. Ma il giudizio morale che “l’Italia di piazzale Loreto” esprime è ben diverso: e quello sui fascisti, pur manifestato in modo incivile, coincide con quello espresso dagli storici.
È un peccato da addebitare totalmente alla sua ignoranza della storia che Buffon non sia sufficientemente informato per evitare di dire simili sciocchezze.
La ringrazio per la cortese attenzione e la saluto molto cordialmente.
dr Sergio R. Fogagnolo
Presidente dell’Ass. “Le radici della Pace – I quindici”*
mercoledì 1 giugno 2011
TROFEO 7 MARTIRI PARTIGIANI, DOMENICA 5 GIUGNO A CARATE
NO ALL' EQUIPARAZIONE TRA PARTIGIANI E REPUBBLICHINI
Ho detto due sere fa, in Piazza Duomo, in un momento di collettiva euforia, che bisogna essere sempre vigilanti e non distrarsi anche nei momenti di festa, perché i pericoli sono sempre in agguato. Il richiamo era fondato.
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione di difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel dettare una disciplina per le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità (che significa? Non si potrà neppure difendere la Costituzione?), non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma mette sullo stesso piano tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposti dall’opposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, che l’ANPI denuncia con forza e con sdegno; bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui il testo arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato, proprio nelle parti che ho indicato e soprattutto in quella iniqua equiparazione tra combattenti della libertà e combattenti in difesa della dittatura fascista.
Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, e ci rivolgiamo ai cittadini che hanno a cuore la democrazia e credono nell’antifascismo, per avere il loro appoggio e il loro sostegno; e mobiliteremo tutti i nostri scritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega la nostra storia e la Resistenza e offende la memoria dei Caduti per la libertà.
Carlo Smuraglia
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione di difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel dettare una disciplina per le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità (che significa? Non si potrà neppure difendere la Costituzione?), non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma mette sullo stesso piano tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposti dall’opposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, che l’ANPI denuncia con forza e con sdegno; bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui il testo arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato, proprio nelle parti che ho indicato e soprattutto in quella iniqua equiparazione tra combattenti della libertà e combattenti in difesa della dittatura fascista.
Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, e ci rivolgiamo ai cittadini che hanno a cuore la democrazia e credono nell’antifascismo, per avere il loro appoggio e il loro sostegno; e mobiliteremo tutti i nostri scritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega la nostra storia e la Resistenza e offende la memoria dei Caduti per la libertà.
Carlo Smuraglia
martedì 31 maggio 2011
VITTORIA DI PISAPIA, LE PAROLE DI CARLO SMURAGLIA
C'è un entusiasmo, un'emozione diffusa, a fronte dei dati che ci provengono da tutta Italia, che non è possibile non condividere. Da queste amministrative esce un' indicazione fortissima e chiara, una volontà di cambiamento, che non riguarda solo la gestione delle città e delle provincie in cui si è votato, ma va molto al di là ed esprime un sentimento popolare lungamente atteso e che ora finalmente si manifesta. Ho scritto pochi giorni fa che il degrado e la deriva in cui sta precipitando il nostro Paese, avevano superato ormai il livello di guardia; e sottolineavo il fatto che, a fronte dell'indifferenza e della rassegnazione di molti, stavano emergendo molti segnali di volontà di riscossa. Ecco, oggi, essi si sono manifestati, con una presa di posizione collettiva e popolare che non può non essere raccolta. C'è un forte desiderio di buona amministrazione, di correttezza, di moralità; ma c'è anche una forte volontà di ritorno ai valori di fondo, su cui si basa la nostra convivenza civile ed attorno ai quali è costruita la nostra Costituzione. Ce lo dice il fatto che questo anelito non si esprime solo a Milano o a Napoli, ma anche in tante città, con lo stesso segno e la stessa indicazione politica. C'è una manifestazione che viene dal profondo della società civile, preme nella direzione della politica buona, della pulizia, della democrazia. E questo che ci rende partecipi dell'entusiasmo con cui vengono accolte le notizie trasmesse dalle radio e dalle televisioni, è per questo che si batte l'ANPI, nell'aspirazione ad un Paese, civile, democratico, antifascista, un Paese in cui trionfino il rispetto delle istituzioni, la tolleranza reciproca, l'uguaglianza, i diritti. Un Paese nel quale non ci sia posto per il disprezzo delle regole, per il razzismo, per la sopraffazione e nel quale davvero la legalità, il lavoro e la dignità costituiscano il fondamento della Repubblica. Tutto questo ci dicono i risultati di oggi, che spero vengano colti da tutti nella loro interezza e nei loro più profondi significati. E' chiaro che non possiamo fermarci su questo successo della ragione e della democrazia; dobbiamo impegnarci tutti perché il Paese assuma un volto nuovo, corrisponda alle attese, ai sogni, alle speranze di chi ha combattuto per la libertà, spesso sacrificando la propria vita. Insomma, non fermiamoci qui, sugli allori; ma andiamo avanti, difendiamo ed attuiamo la Costituzione, ridiamo il loro posto ai valori, ai princìpi che davvero devono regolare la vita di un Paese democratico e civile.
Carlo Smuraglia, Presidente nazionale Anpi
Qui sotto la piazza canta Bella ciao quando Smuraglia sale sul palco
IL PDL CI RIPROVA, I REPUBBLICHINI COME I PARTIGIANI. ENNESIMA PROPOSTA VERGOGNOSA!
Le Associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale di Salò potrebbero avere lo stesso riconoscimento dell'Anpi e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali: l'apertura è prevista da una proposta di legge del Pdl al voto della commissione Difesa della Camera. Ma è scontro con le opposizioni.
La proposta di legge, di cui Gregorio Fontana è il primo firmatario, nasce dalla volontà di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l'altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente). Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate: tra i requisiti ci deve essere la loro apoliticità e che i loro statuti rispettino i principi di democrazia interna. I problemi cominciano perché la proposta assegna al Ministero un compito di vigilanza non solo sulla legittimità dei loro statuti, ma sulle attività stesse delle associazioni. E qui il centrosinistra vi ha visto la volontà di sottoporre a controllo l'Anpi, cioe' l'Associazione nazionale partigiani.
Ma l'elemento deflagrante è l'apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo infatti prevede che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex ''belligeranti'', senza limitazioni di sorta.
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà".
Il braccio di ferro in Parlamento si è protratto nelle scorse sedute della Commissione Difesa, dopo che gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l'iter il Pd ha presentato oggi una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati ''legittimamente belligeranti'', il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale; in secondo luogo la vigilanza del Ministero non è sulle attività, ma unicamente sullo statuto delle Associazioni; infine le Associazioni sono sotto l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per ''sottrarle alla maggioranza di turno''. ''Capisco che qualcuno possa dire - commenta Giacomelli - che l'omissione della dicitura 'legittimamente belligeranti' sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenza si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l'occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi''. "In una giornata come questa mancava la proposta di dare soldi ai reduci di Salò. Veramente qui dentro c'è chi lavora per il re di Prussia" è stato il commento del parlamentare del Pdl Franco De Luca, vicino alle posizioni del ministro Rotondi.
tratto da repubblica.it
La risposta dell'ANPI:
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà"
La proposta di legge, di cui Gregorio Fontana è il primo firmatario, nasce dalla volontà di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l'altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente). Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate: tra i requisiti ci deve essere la loro apoliticità e che i loro statuti rispettino i principi di democrazia interna. I problemi cominciano perché la proposta assegna al Ministero un compito di vigilanza non solo sulla legittimità dei loro statuti, ma sulle attività stesse delle associazioni. E qui il centrosinistra vi ha visto la volontà di sottoporre a controllo l'Anpi, cioe' l'Associazione nazionale partigiani.
Ma l'elemento deflagrante è l'apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo infatti prevede che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex ''belligeranti'', senza limitazioni di sorta.
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà".
Il braccio di ferro in Parlamento si è protratto nelle scorse sedute della Commissione Difesa, dopo che gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l'iter il Pd ha presentato oggi una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati ''legittimamente belligeranti'', il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale; in secondo luogo la vigilanza del Ministero non è sulle attività, ma unicamente sullo statuto delle Associazioni; infine le Associazioni sono sotto l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per ''sottrarle alla maggioranza di turno''. ''Capisco che qualcuno possa dire - commenta Giacomelli - che l'omissione della dicitura 'legittimamente belligeranti' sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenza si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l'occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi''. "In una giornata come questa mancava la proposta di dare soldi ai reduci di Salò. Veramente qui dentro c'è chi lavora per il re di Prussia" è stato il commento del parlamentare del Pdl Franco De Luca, vicino alle posizioni del ministro Rotondi.
tratto da repubblica.it
La risposta dell'ANPI:
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà"
TESSERA AD HONOREM AL PRESIDENTE NAPOLITANO
La sezione ANPI AME Agnoletti, dal 12 maggio, ha tra i suoi iscritti il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Questa la motivazione: "Al Presidente della Repubblica, per l'impegno profuso ogni giorno nella difesa dei principi
costituzionali e nella rappresentanza dell'unità nazionale, nata da risorgimento e salvata dalla Resistenza. Mirabile esempio di abnegazione".
La consegna è avvenuta grazie al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha materialmente consegnato la tessera ad honorem durante il pranzo con il prefetto della Provincia di Firenze, Paolo Padoin.
Al mattino il Presidente ha risposto, nel Salone de' 500, alle domande poste dagli studenti della facoltà di Scienze Politiche e Sociologia "Cesare Alfieri" dell'Università
costituzionali e nella rappresentanza dell'unità nazionale, nata da risorgimento e salvata dalla Resistenza. Mirabile esempio di abnegazione".
La consegna è avvenuta grazie al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha materialmente consegnato la tessera ad honorem durante il pranzo con il prefetto della Provincia di Firenze, Paolo Padoin.
Al mattino il Presidente ha risposto, nel Salone de' 500, alle domande poste dagli studenti della facoltà di Scienze Politiche e Sociologia "Cesare Alfieri" dell'Università
venerdì 27 maggio 2011
STRAGE DI FUCECCHIO, ERGASTOLO A 3 EX NAZISTI NOVANTENNI
Ergastolo a tre ex nazisti oggi novantenni e maxi-risarcimento del danno - circa 14 milioni, solo di provvisionale - anche a carico della Repubblica federale di Germania, ritenuta ''responsabile civile''. E' la sentenza con cui, a 67 anni dai fatti, il tribunale militare di Roma mette la parola fine all'inchiesta per la strage del Padule di Fucecchio, in Toscana, dove nell'agosto '44 vennero trucidati 184 civili, in gran parte anziani, donne e bambini. Uno dei peggiori eccidi compiuti dai nazisti in Italia durante la seconda guerra mondiale. Gli imputati - tutti contumaci - sono l'ex capitano Ernst Pistor, di 91 anni; l'ex maresciallo Fritz Jauss, di 94, e l'ex sergente Johan Robert Riss, di 88, all'epoca appartenenti a diversi reparti della 26/a divisione corazzata dell'esercito tedesco (un quarto, l'ex tenente Gherard Deissmann, e' morto a cento anni nelle more del processo). Secondo l'accusa - sostenuta dal procuratore militare di Roma Marco De Paolis, il magistrato che sei anni fa avvio' le indagini quando era capo della procura della Spezia - i quattro avrebbero ''contribuito a causare la morte'' di 184 persone ''che non prendevano parte ad operazioni belliche'': 94 uomini (soprattutto anziani), 63 donne e 27 bambini, tra cui anche alcuni neonati. Come ha sottolineato il pm, richiamando quanto detto nel corso del processo dallo storico Paolo Pezzino, non fu una semplice rappresaglia, ma ''un'operazione di desertificazione totale''. Tra le 5 del mattino e le 2 del pomeriggio del 23 agosto 1944, undici giorni dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema, soldati della 26/a divisione corazzata dell'esercito tedesco, in particolare gli 'esploratori' del 26/o Reparto agli ordini del capitano Josef Strauch, batterono uno per uno i casolari della zona, a cavallo tra le province di Firenze e Pistoia, sembra alla ricerca di partigiani, trovandovi pero' solo famiglie di contadini e numerosi sfollati in fuga dai bombardamenti. I nazisti uccisero senza pieta' tutte le persone che trovarono, in una carneficina che non risparmio' nessuno. I quattro imputati, in concorso con altri ex militari delle forze armate tedesche non identificati o gia' morti, sono accusati di aver compiuto l'eccidio, con le aggravanti, tra l'altro, dei motivi abietti, della premeditazione e di aver compiuto il fatto con sevizie e crudelta'. Aggravanti tutte riconosciute oggi dal Tribunale. A comandare la squadra che si sarebbe macchiata di gran parte dei crimini, in particolare, sarebbe stato il maresciallo Jauss. Tutte le uccisioni sono avvenute ''a sangue freddo, non in combattimento, guardando negli occhi donne e bambini innocenti'', ha detto il procuratore De Paolis nel corso della requisitoria, sottolineando che gli imputati hanno ''sempre mostrato totale disinteresse per le vittime: l'occasione poteva essere questo processo, ma da parte loro mai una parola. Nulla, solo un vergognoso silenzio''. ''Speriamo solo - ha aggiunto De Paolis, subito dopo la condanna - che se la sentenza verra' confermata in Cassazione, ci sia la possibilita' di far scontare la pena, almeno in Germania''. Il magistrato, che conosce bene i precedenti di altre condanne, non si fa comunque troppe illusioni. Cosi' come non se le fanno i parenti delle vittime: ''sapevamo fin dall'inizio che non avrebbero mai fatto neanche mezz'ora di carcere. Ma questo non importa'', dice Rinaldo Vanni, sindaco di Monsummano Terme, una delle 9 amministrazioni comunali della zona che si sono costituite parti civili, stasera nell'aula del tribunale indossando la fascia tricolore. ''Oggi finalmente e' stata fatta giustizia e anche se la sentenza arriva a 67 anni dai fatti, c'e' comunque la soddisfazione di vedere riconosciuta l'affermazione di una precisa responsabilita' penale in capo agli imputati e allo stesso esercito tedesco''. E proprio in questo senso va la decisione del Tribunale di condannare al risarcimento del danno, ''in solido'', sia i tre ex militari sia la Repubblica federale di Germania. Un risarcimento che verra' liquidato ''in separata sede'', ma che gia' prevede una provvisionale ''immediatamente esecutiva'' milionaria: 13 milioni e mezzo di euro ai 32 parenti delle vittime (da un minimo di 80 mila euro a un massimo di 710 mila a parente) e circa mezzo milione alle amministrazioni comunali, alla Regione Toscana e alla Provincia di Pistoia costuitesi parti civili, insieme alla presidenza del Consiglio. ''Individuare la Repubblica Federale di Germania quale responsabile civile in questi processi - osserva il procuratore De Paolis - e' un principio che si sta affermando e, a nostro avviso, e' un fatto positivo''.
tratto da ansa.it
tratto da ansa.it
domenica 22 maggio 2011
GIULIANO PISAPIA RISPONDE AD ANPI E ANED
Cari amici, ho ricevuto e ho letto con intensa partecipazione il vostro documento. Potete immaginare quanto io sia legato – per formazione, per continuità nell’impegno sociale e politico – al grande patrimonio storico e civile della Resistenza. Milano è città Medaglia d’Oro, capitale della Resistenza, alcune tra le più importanti figure dell’antifascismo italiano qui hanno lavorato ed operato, da Giovanni Pesce a Francesco Scotti, da Sandro Pertini ai tanti eroici combattenti cui la storia non ha dato il risalto che pure avrebbero meritato. Ricordo di aver conosciuto in anni ormai abbastanza lontani Pietro Francini – forse il vero organizzatore degli straordinari scioperi del 1943 e del 1944 – e l’indimenticabile Gisella Floreanini. Il contributo di Milano ha avuto il peso enorme dei caduti il cui nome ancora oggi onoriamo come meritano, e citerò per tutti Gina Bianchi, l’indimenticabile Lia, e Filippo Beltrami. E la memoria così difficle della deportazione, di cui – senza fare ingiustizia ad altri – voglio ricordare la testimonianza umanamente e politicamente essenziale giorno dopo giorno di Nedo Fiano e di Gianfranco Maris. La Costituzione, nata dalla Resistenza come la Repubblica, è la mia guida. L’articolo 3 è il più potente fattore di cambiamento nella nostra democrazia. “E’ compito della Repubblica”, dice, non dello Stato, perché la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi: è il riconoscimento dell’impegno personale, della partecipazione. La lezione della Resistenza è proprio essere autori del proprio destino, senza uomini della Provvidenza, senza il comodo obbedire agli ordini, respingendo intimidazione, violenza, discriminazione, persecuzione razziale, sociale, sessuale. Valeva per ieri, vale per oggi. E per mantenere il patto tra gli italiani occorre avere la cura dei luoghi, della memoria materiale della città. Per questo condivido per intero l’appello e il richiamo che mi avete mandato. Che sia un appello è evidente ma io lo vivo anche come un richiamo, perché da troppi anni Milano è stata allontanata e spesso è apparsa quasi distratta dalla sua viva storia. Non vale per le grandi manifestazioni: il 25 aprile continua ad essere un riferimento per decine di migliaia di milanesi, giovani e meno giovani. Ma poi c’è la più complessa quotidianità, in cui si vedono segni e guasti prodotti dalle tesi – permettetemi: sciagurate – che facendo leva su concetti che quando va bene sono ambigui, più spesso apertamente da combattere, e hanno percorso il corpo vivo della città. Vi posso assicurare che la mia Amministrazione – se i milanesi con il loro voto ne permetteranno la nascita – non sarà più oscillante, ambigua, o accomodante verso le tesi cosiddette “pacificatorie”: la differenza mi è e ci sarà ben chiara, è e sarà un tratto distintivo del nostro modo di rapportarsi alla città. Il restauro della Loggia dei Mercanti avrà un senso particolare. Con il Duomo e il Castello, la Loggia e Palazzo Marino sono il segno dei tre poteri storici e in particolare quello del potere civile. Affermano la continuità della storia di Milano, della sua tradizione civica, del suo essere luogo non tanto di accoglienza quanto di emancipazione, sviluppo civile, progresso: l’aria della città rende liberi, come ha detto uno dei più grandi milanesi. Non ho bisogno di entrare in ulteriori particolari, credo: faccio mie le vostre proposte perché corriuspondono al bisogno di costruire una nuova prospettiva per Milano a partire dalle sue solide radici. Queste cose le ho dette già nel corso della campagna elettorale e – soprattutto – fanno parte della mia formazione di uomo e di cittadino. Caro Smuraglia, caro Venegoni, a voi che – per storia personale e per nobilissima storia familiare – rappresentate e dirigete A.N.P.I. e A.N.E.D. giunga il mio cordialissimo abbraccio.
Giuliano Pisapia
Giuliano Pisapia
martedì 17 maggio 2011
APPELLO PER IL 2 GIUGNO
La festa del 2 giugno? Una grande manifestazione per la Repubblica e la Costituzione. Questo il significato dell'appello che il Comitato promotore lancia in vista delle celebrazioni per il 2 giugno.
Questo il testo dell'appello.
"Noi, lo scorso anno a Milano, abbiamo festeggiato il 2 giugno con una grande manifestazione che affermava il legame indissolubile fra la Repubblica e la Costituzione, riconoscendo le loro comuni radici nella Resistenza, quale moto popolare di donne e di uomini che ha liberato il Paese dall’occupazione tedesca, dalla dittatura fascista e riunificato l’Italia.
La guerra di Liberazione e poi la proclamazione della Repubblica pongono un suggello al Risorgimento ed a una rinnovata unificazione del Paese, facendo riconoscere gli Italiani, non più e non solo in confini geografici, ma in valori e precetti comuni: quelli della Carta Costituzionale!
La Costituzione è base della nostra libertà e del nostro vivere civile. In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
i diritti umani e sociali, la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo;
l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.
La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire. Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
Gli attacchi del Governo e della sua maggioranza parlamentare alla Costituzione e alle Istituzioni di garanzia, finiscono per delegittimare le regole fondamentali su cui si basa la civile convivenza e sulle quali si può costruire, per i giovani, una vita serena e dignitosa ed una speranza per il futuro.
Noi non possiamo più tollerare gli insulti alla Corte Costituzionale ed alla Magistratura, le surrettizie proposte di modifica all’articolo 1 della Costituzione, così come quella di abolire il divieto di ricostituzione del Partito Fascista. Non casuali, crediamo altresì, sono i tentativi tardivi del Governo di artificiose modifiche di legge sui temi posti all’attenzione della popolazione dai prossimi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento; questi escamotage legislativi tendono esclusivamente a vanificare il diritto al voto delle elettrici e
degli elettori.
Noi non ci rassegniamo!
PER QUESTI MOTIVI CHIEDIAMO ANCORA UNA VOLTA A TUTTI COLORO CHE SI RICONOSCONO NEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA
CARTA COSTITUZIONALE E NEI SUOI FINI, DI DARE LUOGO IL PROSSIMO 2 GIUGNO A MILANO AD UNA GRANDE MANIFESTAZIONE
CONTRO OGNI TENTATIVO DI MODIFICARE I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE E IL SIGNIFICATO STORICO E SOCIALE DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA.
IL COMITATO PROMOTORE:
- ACLI
- ANPI Nazionale
- ARCI
- Associazione Adesso Basta
- Associazione Culturale Punto Rosso
- Casa della Carità
- Casa della Cultura
- CGIL
- Il Popolo Viola Milano
- Libera. Associazione, nomi e numeri contro le mafie.
- Libertà e Giustizia
Questo il testo dell'appello.
"Noi, lo scorso anno a Milano, abbiamo festeggiato il 2 giugno con una grande manifestazione che affermava il legame indissolubile fra la Repubblica e la Costituzione, riconoscendo le loro comuni radici nella Resistenza, quale moto popolare di donne e di uomini che ha liberato il Paese dall’occupazione tedesca, dalla dittatura fascista e riunificato l’Italia.
La guerra di Liberazione e poi la proclamazione della Repubblica pongono un suggello al Risorgimento ed a una rinnovata unificazione del Paese, facendo riconoscere gli Italiani, non più e non solo in confini geografici, ma in valori e precetti comuni: quelli della Carta Costituzionale!
La Costituzione è base della nostra libertà e del nostro vivere civile. In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
i diritti umani e sociali, la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo;
l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.
La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire. Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
Gli attacchi del Governo e della sua maggioranza parlamentare alla Costituzione e alle Istituzioni di garanzia, finiscono per delegittimare le regole fondamentali su cui si basa la civile convivenza e sulle quali si può costruire, per i giovani, una vita serena e dignitosa ed una speranza per il futuro.
Noi non possiamo più tollerare gli insulti alla Corte Costituzionale ed alla Magistratura, le surrettizie proposte di modifica all’articolo 1 della Costituzione, così come quella di abolire il divieto di ricostituzione del Partito Fascista. Non casuali, crediamo altresì, sono i tentativi tardivi del Governo di artificiose modifiche di legge sui temi posti all’attenzione della popolazione dai prossimi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento; questi escamotage legislativi tendono esclusivamente a vanificare il diritto al voto delle elettrici e
degli elettori.
Noi non ci rassegniamo!
PER QUESTI MOTIVI CHIEDIAMO ANCORA UNA VOLTA A TUTTI COLORO CHE SI RICONOSCONO NEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA
CARTA COSTITUZIONALE E NEI SUOI FINI, DI DARE LUOGO IL PROSSIMO 2 GIUGNO A MILANO AD UNA GRANDE MANIFESTAZIONE
CONTRO OGNI TENTATIVO DI MODIFICARE I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE E IL SIGNIFICATO STORICO E SOCIALE DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA.
IL COMITATO PROMOTORE:
- ACLI
- ANPI Nazionale
- ARCI
- Associazione Adesso Basta
- Associazione Culturale Punto Rosso
- Casa della Carità
- Casa della Cultura
- CGIL
- Il Popolo Viola Milano
- Libera. Associazione, nomi e numeri contro le mafie.
- Libertà e Giustizia
mercoledì 11 maggio 2011
APPELLO DI ANPI E ANED AI CANDIDATI SINDACO MILANESI

A Milano un appello di Anpi e Aned ai candidati sindaci e, in particolare, a Letizia Moratti per il Pdl e Giuliano Pisapia per il centrosinistra, che rappresentano i due principali schieramenti.
Questo il testo:
"Le prossime elezioni amministrative milanesi costituiscono un momento importante per la definizione di un progetto per la città, basato sul consolidamento e sullo sviluppo dei diritti di cittadinanza civile, politica e sociale e di piena applicazione del dettato costituzionale. Nel progetto di chi governerà Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, dovranno perciò essere previsti interventi volti a consolidare una memoria storica che renda merito ai tantissimi cittadini e cittadine milanesi che hanno lottato contro il fascismo e il nazifascismo e reso possibile lo sviluppo della città e dell’intera nazione nella libertà e nella democrazia.
Per queste ragioni, le presenti Associazioni sottopongono ai candidati sindaci di Milano alcuni obiettivi da inserire nel progetto di governo, sui quali chiedono un chiaro pronunciamento: Costruzione della Casa della Memoria nei termini e nei modi di cui alle determinazioni originarie quale Casa delle associazioni partigiane, dei deportati, delle vittime del terrorismo, dei famigliari della strage di piazza Fontana, e dell’Istituto per la storia del movimento di liberazione, per portare avanti e sviluppare iniziative politiche, culturali, didattiche e di ricerca per ricordare la storia della Resistenza di Milano, affinché il passato non ritorni; impegno a reperire le risorse economiche necessarie.
Nello stesso tempo vanno mantenuti gli impegni assunti con i cittadini dell’Isola e il consiglio di zona per la sede civica di quartiere da tempo richiesta, senza che la stessa sia messa in alternativa alla casa della Memoria.
Memoriale della Shoah al binario 21 Il binario 21 è un patrimonio di Milano, della Comunità ebraica, dei partigiani e degli operai deportati e massacrati nei campi nazisti, insomma di tutti coloro che da quel binario sono partiti per la deportazione. E fondamentale, nell’interesse della collettività milanese che il memoriale venga condotto rapidamente a termine.
Restauro della Loggia del Mercanti La Loggia dei Mercanti deve essere sistemata in modo adeguato, consolidando e valorizzando la sua caratteristica di sacrario dei caduti. Va assolutamente evitato un suo stravolgimento, che la prevista trasformazione della stessa in un centro di informazione per l’Expo 2015 determinerebbe.
Programma di manutenzione delle lapidi e dei monumenti di zona e di quartiere Impegno per la predisposizione di un programma specifico per la ricollocazione e il mantenimento delle lapidi apposte sui muri di fabbriche dismesse o in via di dismissione.
Mostra permanente sulla deportazione. Impegno per la realizzazione, in concorso con gli altri comuni interessati, di una mostra permanente sulla deportazione nei rifugi antiaerei che sorgono vicino al Monumento del deportato al Parco Nord. Pubblicazione sulle lapidi e sui monumenti della Resistenza. Impegno per la realizzazione, da parte dell’Amministrazione Comunale di Milano, di un libro che raccolga le informazioni sulle lapidi dedicate ai partigiani milanesi (con relativa breve biografia) e sui monumenti dedicati alla Resistenza. Rispetto e coerenza del ruolo avuto da Milano nella Resistenza L’ANPI e l’ANED di Milano chiedono che vi sia un chiaro impegno perché non ci siano decisioni, concessioni, tolleranza, sostegno a iniziative ad associazioni o soggetti comunque denominati che si rifacciano a fascismo, nazismo e altre forme di intolleranza politica e di razzismo".
venerdì 6 maggio 2011
COMBATTERE IL NEOFASCISMO
Contro il moltiplicarsi delle manifestazioni neofasciste avviare una grande campagna di riflessione e informazione. Questa l'indicazione che il presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia, lancia attraverso una lettera ai presidenti dei Comitati provinciali dell'Associazione, ai fiduciari e alle Sezioni all’estero.
Questo il testo della lettera.
Cari amici e compagni,
abbiamo raccolto notizie da tutta Italia circa una ripresa ed una intensificazione delle iniziative di tipo nazi-fascista, e riteniamo necessaria una reazione forte. Indirizzeremo un appello, alle più alte cariche dello Stato. Ma intanto riteniamo necessario avviare una grande campagna, di riflessione, di informazione e di impegno su questi temi, alla quale chiederemo di concorrere e partecipare anche alle altre Associazioni partigiane.
Una campagna che deve risolversi, da parte delle nostre organizzazioni, in iniziative di buon respiro, di forte impegno e di grande partecipazione, oltreché di collaborazione con tutte le forze democratiche che si richiamano ai valori dell’antifascismo e con le istituzioni, innanzitutto a livello locale. Noi pensiamo che la campagna debba articolarsi attorno a queste tematiche:
1. Osservazione e raccolta di dati sulle iniziative di tipo fascista, anche per individuare collegamenti e
finalità;
2. Denuncia di protezioni e connivenze (ovviamente, dimostrate e dimostrabili);
3. Particolare attenzione alle recenti iniziative parlamentari (abrogazione della XII disposizione transitoria della Costituzione, ecc.), al loro significato anche in concreto (in riferimento, ad esempio, alle leggi più note in tema di antifascismo); ma anche alla iniziativa di creazione di una commissione di inchiesta sulla “violenza politica” (naturalmente, dei partigiani, secondo i promotori), negli anni tra il 1944 e il 1948;
4. Che cosa è stato il fascismo, in realtà, e quali effetti disastrosi ha prodotto (messa a disposizione di dati, riflessioni sulle varie manifestazioni di autoritarismo e di dittatura, dalle leggi razziali alla repressione del dissenso, alla guerra);
5. Riflessioni sulle nuove forme di “fascismo”, in Italia e in Europa;
6. Riflessioni sull’antifascismo, vecchio e nuovo.
Raccomandiamo di privilegiare la riflessione e l’informazione rispetto ad iniziative puramente propagandistiche. Bisogna informare e far conoscere (molto anche nelle scuole), ma in modo serio e documentato, e possibilmente avanzare proposte concrete. Raccomandiamo altresì di coinvolgere nelle nostre iniziative intellettuali, democratici, antifascisti, perché rechino il loro contributo di approfondimento e di informazione ed in particolare gli istituti storici.
Saremo lieti di essere informati almeno delle maggiori iniziative che in ogni sede verranno intraprese.
Con i migliori saluti.
Il Presidente Nazionale
Prof. Carlo Smuraglia
Questo il testo della lettera.
Cari amici e compagni,
abbiamo raccolto notizie da tutta Italia circa una ripresa ed una intensificazione delle iniziative di tipo nazi-fascista, e riteniamo necessaria una reazione forte. Indirizzeremo un appello, alle più alte cariche dello Stato. Ma intanto riteniamo necessario avviare una grande campagna, di riflessione, di informazione e di impegno su questi temi, alla quale chiederemo di concorrere e partecipare anche alle altre Associazioni partigiane.
Una campagna che deve risolversi, da parte delle nostre organizzazioni, in iniziative di buon respiro, di forte impegno e di grande partecipazione, oltreché di collaborazione con tutte le forze democratiche che si richiamano ai valori dell’antifascismo e con le istituzioni, innanzitutto a livello locale. Noi pensiamo che la campagna debba articolarsi attorno a queste tematiche:
1. Osservazione e raccolta di dati sulle iniziative di tipo fascista, anche per individuare collegamenti e
finalità;
2. Denuncia di protezioni e connivenze (ovviamente, dimostrate e dimostrabili);
3. Particolare attenzione alle recenti iniziative parlamentari (abrogazione della XII disposizione transitoria della Costituzione, ecc.), al loro significato anche in concreto (in riferimento, ad esempio, alle leggi più note in tema di antifascismo); ma anche alla iniziativa di creazione di una commissione di inchiesta sulla “violenza politica” (naturalmente, dei partigiani, secondo i promotori), negli anni tra il 1944 e il 1948;
4. Che cosa è stato il fascismo, in realtà, e quali effetti disastrosi ha prodotto (messa a disposizione di dati, riflessioni sulle varie manifestazioni di autoritarismo e di dittatura, dalle leggi razziali alla repressione del dissenso, alla guerra);
5. Riflessioni sulle nuove forme di “fascismo”, in Italia e in Europa;
6. Riflessioni sull’antifascismo, vecchio e nuovo.
Raccomandiamo di privilegiare la riflessione e l’informazione rispetto ad iniziative puramente propagandistiche. Bisogna informare e far conoscere (molto anche nelle scuole), ma in modo serio e documentato, e possibilmente avanzare proposte concrete. Raccomandiamo altresì di coinvolgere nelle nostre iniziative intellettuali, democratici, antifascisti, perché rechino il loro contributo di approfondimento e di informazione ed in particolare gli istituti storici.
Saremo lieti di essere informati almeno delle maggiori iniziative che in ogni sede verranno intraprese.
Con i migliori saluti.
Il Presidente Nazionale
Prof. Carlo Smuraglia
mercoledì 4 maggio 2011
lunedì 2 maggio 2011
RICCI ACCANTO A SMURAGLIA
Qui di seguito la risposta di Raimondo Ricci, presidente nazionale uscente dell'Anpi alla lettera di Carlo Smuraglia, suo successore.
Caro Carlo,
Ti ringrazio di cuore per le parole che hai voluto indirizzarmi nel momento in cui hai assunto il ruolo di presidente nazionale dell’Anpi. Le tue sono state per me espressioni di grande stima, umana frequentazione e collaborazione professionale.
Non credo comunque di meritare elogi particolari in quanto i comportamenti che hanno caratterizzato l’intera mia esistenza sono stati semplicemente dettati da un’esigenza di coerenza con gli ideali della Resistenza e con la memoria dei tanti caduti che mi hanno accompagnato lungo la strada che il destino mi ha tracciato. Quindi per me un semplice dovere. Adempiuto nelle forme e nei limiti delle mie capacità.
Leggendo il tuo messaggio avverto che tu hai compreso la natura del mio impegno politico nell’Anpi e ciò profondamente mi conforta. In nome di questo tuo sentimento sono pienamente disponibile a collaborare, particolarmente con te nel tuo nuovo compito di presidente nazionale, accettando di buon grado l’impegno di costituire un Comitato d’Onore per la cui nascita e funzionamento desidero avere soltanto la tua persona quale interlocutore.
Un fraterno abbraccio
Raimondo Ricci
Caro Carlo,
Ti ringrazio di cuore per le parole che hai voluto indirizzarmi nel momento in cui hai assunto il ruolo di presidente nazionale dell’Anpi. Le tue sono state per me espressioni di grande stima, umana frequentazione e collaborazione professionale.
Non credo comunque di meritare elogi particolari in quanto i comportamenti che hanno caratterizzato l’intera mia esistenza sono stati semplicemente dettati da un’esigenza di coerenza con gli ideali della Resistenza e con la memoria dei tanti caduti che mi hanno accompagnato lungo la strada che il destino mi ha tracciato. Quindi per me un semplice dovere. Adempiuto nelle forme e nei limiti delle mie capacità.
Leggendo il tuo messaggio avverto che tu hai compreso la natura del mio impegno politico nell’Anpi e ciò profondamente mi conforta. In nome di questo tuo sentimento sono pienamente disponibile a collaborare, particolarmente con te nel tuo nuovo compito di presidente nazionale, accettando di buon grado l’impegno di costituire un Comitato d’Onore per la cui nascita e funzionamento desidero avere soltanto la tua persona quale interlocutore.
Un fraterno abbraccio
Raimondo Ricci
sabato 30 aprile 2011
ATTACCO FASCISTA A MILANO
I FASCISTI SCORRAZZANO INDISTURBATI PER MILANO E FORZANO PER ENTRARE ALLO SPAZIO GUICCIARDINI DURANTE IL CONVEGNO ORGANIZZATO DA MEMORIA AN TIFASCISTA CON L’ADESIONE DELL’ANPI, CGIL, E LE REALTA’ ANTIFASCISTE PER RICORDATE I COMPAGNI UCCISI NEGLI ANNI 70/80.
ACCUSE MINACCE OFFESE SUI MURI E CROCI CELTICHE.
IERI SERA DOPO LE 20 QUARANTA MILITANTI DI FORZA NUOVA LASCIANO PIAZZALE SUSA E LA FIACCOLATA PER SERGIO RAMELLI E INIZIANO A LANCIARE PETARDI E FUMOGENI DAVANTI ALLO SPAZIO DOVE SI TENEVA UN CONVEGNO CHE COMMEMORAVA GAETANO AMOROSO, SONO ARRIVATI INDISTURBATI DAVANTI ALLA SEDE DEL CONVEGNO, METTENDO LO STRISCIONE DAVANTI ALLE CAMIONETTE DELLA POLIZIA.
FINALMENTE DAVANTI AL PERICOLO DI UNO SCONTRO, LA POLIZIA HA FORMATO UN CORDONE, E IL CONVEGNO E’ PROSEGUITO.
IL QUESTORE DOV’ERA? NON POTEVA PREVEDERE TUTTO QUESTO ? HA LASCIATO CHE I NEOFASCISTI SCORRAZZASSERO IN QUESTI GIORNI IN LUNGO E LARGO CON SCRITTE ORRIBILI E DISTRUGGESSERO TRE GAZEBO DEL COMITATO PISAPIA. -
Comitato Antifascista zona otto e sei. Milano.
ACCUSE MINACCE OFFESE SUI MURI E CROCI CELTICHE.
IERI SERA DOPO LE 20 QUARANTA MILITANTI DI FORZA NUOVA LASCIANO PIAZZALE SUSA E LA FIACCOLATA PER SERGIO RAMELLI E INIZIANO A LANCIARE PETARDI E FUMOGENI DAVANTI ALLO SPAZIO DOVE SI TENEVA UN CONVEGNO CHE COMMEMORAVA GAETANO AMOROSO, SONO ARRIVATI INDISTURBATI DAVANTI ALLA SEDE DEL CONVEGNO, METTENDO LO STRISCIONE DAVANTI ALLE CAMIONETTE DELLA POLIZIA.
FINALMENTE DAVANTI AL PERICOLO DI UNO SCONTRO, LA POLIZIA HA FORMATO UN CORDONE, E IL CONVEGNO E’ PROSEGUITO.
IL QUESTORE DOV’ERA? NON POTEVA PREVEDERE TUTTO QUESTO ? HA LASCIATO CHE I NEOFASCISTI SCORRAZZASSERO IN QUESTI GIORNI IN LUNGO E LARGO CON SCRITTE ORRIBILI E DISTRUGGESSERO TRE GAZEBO DEL COMITATO PISAPIA. -
Comitato Antifascista zona otto e sei. Milano.
venerdì 29 aprile 2011
IN DIFESA DELLA LOGGIA DEI MERCANTI
Una raccolta di firme per impedire che la Giunta Moratti trasformi la centralissima Loggia dei Mercanti da storico simbolo dei caduti della libertà in un centro informazioni turistiche fino all’Expo 2015. La proposta è stata lanciata dall'Anpi attraverso una lettera sottoscritta da Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Associazione partigiani.
Questo il testo.
A tutti i Presidenti delle
Sezioni di Milano e Provincia
Cari amici e compagni,
come sapete, al termine della manifestazione del 25 aprile in Piazza Duomo, abbiamo fatto una piccola manifestazione collaterale alla Loggia dei Mercanti, minacciata da progetti inadeguati e irresponsabili, soprattutto rispetto al carattere di “sacrario” del luogo, che raccoglie migliaia di nomi di caduti per la libertà.
Nell’occasione, abbiamo presentato l’appello approvato dal Congresso, su questa materia, con le prime 16 prestigiose firme di personalità, riportate in calce.
Adesso, bisogna portare avanti l’iniziativa, raccogliendo tante firme nelle sezioni, nelle scuole, fra i cittadini, in tutti i luoghi di aggregazione.
Il procedimento è semplice: allego alla presente il testo dell’appello e relative firme. Ad esso basta unire dei fogli su cui si raccolgono le firme, per le quali non occorrono particolari formalità (basta la firma e poi nome, cognome e residenza). Periodicamente, le firme raccolte devono essere consegnate alla nostra sede di via S. Marco.
Raccomando vivamente di impegnarsi in questo lavoro importante, senza indugio, perché esiste sempre la preoccupazione che il Comune – che ha un progetto già redatto da un architetto, che contrasterebbe in modo assoluto col carattere del luogo – decida di portarlo avanti, indicendo la gara d’appalto per i lavori.
Bisogna fare presto e bene. Contiamo sulla vostra collaborazione! Molti cordiali saluti.
Il Presidente
Carlo Smuraglia
Questo il testo dell'appello per non snaturare il Sacrario dei Caduti per la libertà alla Loggia dei Mercanti (approvato all’unanimità nella seduta del 27-2-2011 del XV Congresso Provinciale dell’A.N.P.I.)
La Loggia dei Mercanti è dedicata ai Caduti per la libertà. Così recita la targa collocata in via Mercanti: "In supremo anelito di libertà, hanno donato la vita; Milano ne consacra i nomi gloriosi alla storia - 1943/1945":
In tanti momenti importanti della vita cittadina, la Loggia è stata luogo del ricordo nelle ricorrenze e nelle date che segnano il calendario civico, ma anche luogo della coscienza civile e democratica della città. E' una lunga storia che dal medioevo ad oggi ha visto in questo edificio pubblico il simbolo di Milano: l’Italia è il Paese che ha dato alla cultura mondiale la città come spazio di libertà e di civiltà, il valore dell‘edificio pubblico come centro della vita cittadina, l’orgoglio e l’autonomia civica. Anche da queste radici sono nate la Resistenza e la Costituzione, fondamento della democrazia italiana.
In ogni città - purtroppo più facilmente all’estero che in Italia - le amministrazioni pubbliche ed ogni cittadino custodirebbero con ogni cura un luogo così carico di simboli e di storia. E invece, da anni, si susseguono incuria, trascuratezza, abbandono, ed ora perfino I'idea di collocare proprio lì manifestazioni e iniziative del tutto incompatibili con la natura di Sacrario.
L’ultimo progetto - collocare sotto gli archi della Loggia un centro di informazioni turistiche fino all’Expo 2015 - snaturerebbe completamente il luogo e contrasterebbe in modo assoluto la sacralità di esso e il rispetto verso i Caduti.
Per questo esprimiamo una contrarietà netta e ferma ad ogni progetto del genere.
Non pensiamo che i luoghi della storia debbano essere tenuti sotto una campana di vetro e nemmeno che la sacralità di tali luoghi sia una sospensione della vita di tutti i giorni.
Vogliamo fare proprio il contrario: occorre avviare iniziative che valorizzino il significato della Loggia dei Mercanti, in forme adeguate, anche per favorire la conoscenza degli eventi da parte delle generazioni più giovani; occorre fare della storia di Milano, anche quella che dal 1200 ha visto costruire la Loggia e gli altri insigni monumenti di Milano, dedicati alla città ed al suo popolo, una ragione in più di consapevolezza, indispensabile per essere cittadini oggi; è necessario che il mondo della cultura, della scienza, delle istituzioni educative pubbliche di ogni grado si impegni subito per impedire una scelta assurda e, allo stesso tempo, per dedicare una vera e propria stagione di riflessione approfondita sulla storia civile di Milano.
L'Anpi si farà promotrice di iniziative in questa direzione, in modo da coinvolgere, oltre a personalità del mondo della cultura, l‘intera città.
Prime adesioni all‘appeIlo:
Cini Boeri Marco Magnifico
Carlo Bertelli Guido Martinotti
Rosellina Archinto Alessandro Melchiorre
Giorgio Bocca Luigi Pestalozza
Alberico Barbiano di Belgioioso Maurizio Pollini
Eva Cantarella Guido Rossi
Clelia Ginetti Corrado Stajano
Dario Maggi Daniela Volpi
Questo il testo.
A tutti i Presidenti delle
Sezioni di Milano e Provincia
Cari amici e compagni,
come sapete, al termine della manifestazione del 25 aprile in Piazza Duomo, abbiamo fatto una piccola manifestazione collaterale alla Loggia dei Mercanti, minacciata da progetti inadeguati e irresponsabili, soprattutto rispetto al carattere di “sacrario” del luogo, che raccoglie migliaia di nomi di caduti per la libertà.
Nell’occasione, abbiamo presentato l’appello approvato dal Congresso, su questa materia, con le prime 16 prestigiose firme di personalità, riportate in calce.
Adesso, bisogna portare avanti l’iniziativa, raccogliendo tante firme nelle sezioni, nelle scuole, fra i cittadini, in tutti i luoghi di aggregazione.
Il procedimento è semplice: allego alla presente il testo dell’appello e relative firme. Ad esso basta unire dei fogli su cui si raccolgono le firme, per le quali non occorrono particolari formalità (basta la firma e poi nome, cognome e residenza). Periodicamente, le firme raccolte devono essere consegnate alla nostra sede di via S. Marco.
Raccomando vivamente di impegnarsi in questo lavoro importante, senza indugio, perché esiste sempre la preoccupazione che il Comune – che ha un progetto già redatto da un architetto, che contrasterebbe in modo assoluto col carattere del luogo – decida di portarlo avanti, indicendo la gara d’appalto per i lavori.
Bisogna fare presto e bene. Contiamo sulla vostra collaborazione! Molti cordiali saluti.
Il Presidente
Carlo Smuraglia
Questo il testo dell'appello per non snaturare il Sacrario dei Caduti per la libertà alla Loggia dei Mercanti (approvato all’unanimità nella seduta del 27-2-2011 del XV Congresso Provinciale dell’A.N.P.I.)
La Loggia dei Mercanti è dedicata ai Caduti per la libertà. Così recita la targa collocata in via Mercanti: "In supremo anelito di libertà, hanno donato la vita; Milano ne consacra i nomi gloriosi alla storia - 1943/1945":
In tanti momenti importanti della vita cittadina, la Loggia è stata luogo del ricordo nelle ricorrenze e nelle date che segnano il calendario civico, ma anche luogo della coscienza civile e democratica della città. E' una lunga storia che dal medioevo ad oggi ha visto in questo edificio pubblico il simbolo di Milano: l’Italia è il Paese che ha dato alla cultura mondiale la città come spazio di libertà e di civiltà, il valore dell‘edificio pubblico come centro della vita cittadina, l’orgoglio e l’autonomia civica. Anche da queste radici sono nate la Resistenza e la Costituzione, fondamento della democrazia italiana.
In ogni città - purtroppo più facilmente all’estero che in Italia - le amministrazioni pubbliche ed ogni cittadino custodirebbero con ogni cura un luogo così carico di simboli e di storia. E invece, da anni, si susseguono incuria, trascuratezza, abbandono, ed ora perfino I'idea di collocare proprio lì manifestazioni e iniziative del tutto incompatibili con la natura di Sacrario.
L’ultimo progetto - collocare sotto gli archi della Loggia un centro di informazioni turistiche fino all’Expo 2015 - snaturerebbe completamente il luogo e contrasterebbe in modo assoluto la sacralità di esso e il rispetto verso i Caduti.
Per questo esprimiamo una contrarietà netta e ferma ad ogni progetto del genere.
Non pensiamo che i luoghi della storia debbano essere tenuti sotto una campana di vetro e nemmeno che la sacralità di tali luoghi sia una sospensione della vita di tutti i giorni.
Vogliamo fare proprio il contrario: occorre avviare iniziative che valorizzino il significato della Loggia dei Mercanti, in forme adeguate, anche per favorire la conoscenza degli eventi da parte delle generazioni più giovani; occorre fare della storia di Milano, anche quella che dal 1200 ha visto costruire la Loggia e gli altri insigni monumenti di Milano, dedicati alla città ed al suo popolo, una ragione in più di consapevolezza, indispensabile per essere cittadini oggi; è necessario che il mondo della cultura, della scienza, delle istituzioni educative pubbliche di ogni grado si impegni subito per impedire una scelta assurda e, allo stesso tempo, per dedicare una vera e propria stagione di riflessione approfondita sulla storia civile di Milano.
L'Anpi si farà promotrice di iniziative in questa direzione, in modo da coinvolgere, oltre a personalità del mondo della cultura, l‘intera città.
Prime adesioni all‘appeIlo:
Cini Boeri Marco Magnifico
Carlo Bertelli Guido Martinotti
Rosellina Archinto Alessandro Melchiorre
Giorgio Bocca Luigi Pestalozza
Alberico Barbiano di Belgioioso Maurizio Pollini
Eva Cantarella Guido Rossi
Clelia Ginetti Corrado Stajano
Dario Maggi Daniela Volpi
mercoledì 27 aprile 2011
SMURAGLIA : "CONTO SULL' AIUTO DI RAIMONDO RICCI"
“Assumendo la carica di Presidente nazionale dell’ANPI, il mio primo pensiero non può che andare al Presidente uscente, Raimondo Ricci.
Sto parlando di una persona di altissime qualità, professionali, politiche, morali”, inizia così “l’affettuoso pensiero al compagno, all’amico Raimondo Ricci”, di Carlo Smuraglia.
“Tutta la vita di Raimondo Ricci – scrive Smuraglia - è stata dettata e ispirata da ideali di democrazia, di antifascismo e di libertà. Ha guidato l’ANPI in condizioni difficili, non solo perché l’ANPI stava cambiando, ma anche per le sue condizioni fisiche personali. Di quest’ultime non voleva mai tener conto, spendendosi oltre ogni limite ed in ogni occasione, con un coraggio invidiabile ed una capacità di affrontare evidenti difficoltà materiali, che è propria solo degli uomini forti e determinati. L’avvicendamento è avvenuto con sincero rammarico, rendendosi conto tutti che, pur essendo Raimondo Ricci una persona in certo modo insostituibile, l’ANPI si trovava nella dolorosa necessità di non chiedergli uno sforzo ed un impegno che da tempo erano divenuti eccessivi. E la discussione nel Comitato nazionale sul tema della Presidenza si è svolta con l’unanime riconoscimento di ciò che Ricci è stato, in tutta la sua vita e per l’ANPI: un magnifico esempio di coerenza e di impegno”.
“L’elezione di Ricci alla Presidenza dell’istituendo Comitato d’onore – spiega Carlo Smuraglia - ci appare troppo poco, rispetto alla considerazione, alla stima ed all’affetto di cui è stato ed è tuttora circondato da tutta l’Associazione. Ma non c’era altra forma di riconoscimento che contenesse lo stesso, importantissimo, significato di testimonianza, appunto, dei sentimenti, delle riflessioni, delle idee, di tutti gli appartenenti all’organismo centrale dell’Associazione”.
“Ciò che possiamo sperare – continua il presidente dell’Anpi - è che Raimondo Ricci non ci abbandoni e continui ad aiutarci, nelle forme che riterrà e potrà, nel non facile lavoro che ci attende. Dobbiamo contare sull’aiuto di tutti; ma l’aiuto, il contributo, la partecipazione di Raimondo sono qualcosa di più importante, in certo modo di decisivo, di irrinunciabile. A nostra volta, dobbiamo fare il possibile per non lasciarlo solo, per essere vicini a lui, con fraternità e con affetto”.
Smuraglia prosegue poi con un ricordo personale.
“Conosco Raimondo – all’incirca dal 1942 – quando eravamo alla Scuola Normale di Pisa, in posizione diversa: io entrato da poco e lui, in certo modo “veterano”, ma assente perché richiamato alle armi e quindi vicino a noi, matricole o quasi, solo quando godeva di una licenza. Ho imparato da lui a fare scelte decisive, mi sono sentito suo amico, l’ho ammirato per la sua lucidità e per la sua fermezza. Ci siamo ritrovati anni dopo, nella militanza politica e, ancora più spesso, nell’attività professionale. Raimondo è stato un penalista brillantissimo, di un’efficacia straordinaria. Abbiamo fatto insieme alcuni processi (come sempre, per noi, dalla parte “giusta”) a La Spezia e Genova per alcuni gravi incidenti ferroviari che si erano verificati quasi contemporaneamente in quella tratta ferroviaria. Da ciò, una frequentazione anche conviviale, nelle pause del processo, lunghe chiacchierate, ricordando il passato e commentando il presente e il futuro, sempre con affettuosa amicizia”.
“Ci siamo poi ritrovati ancora – prosegue Smuraglia - nell’ANPI, in posizione diverse, dopo che erano capitate vicende personali anche tristissime e dopo che il degrado del Paese si era andato dipanando fino a livelli che ritenevamo impossibili (ma poi siamo stati smentiti: il peggio doveva ancora venire). Un rapporto, dunque, durato decine di anni, con varie vicende, vari periodi di distacco e vari momenti di frequentazione più intensa; ma sempre con la stessa stima e la stessa amicizia".
"Per questo – conclude Smuraglia - a tutti avrei voluto succedere fuorché a Raimondo; ma la vita ha le sue logiche implacabili, a cui non sempre è possibile contrapporsi. Posso dire soltanto che cercherò di essere come lui, di non perdere i contatti, di mantenere il rapporto di sempre. Qualunque cosa accada, la sorte ha stabilito per noi che dobbiamo restare (e resteremo) amici; così come resterà amica, con lui, e per sempre, l’intera nostra Associazione”.
Sto parlando di una persona di altissime qualità, professionali, politiche, morali”, inizia così “l’affettuoso pensiero al compagno, all’amico Raimondo Ricci”, di Carlo Smuraglia.
“Tutta la vita di Raimondo Ricci – scrive Smuraglia - è stata dettata e ispirata da ideali di democrazia, di antifascismo e di libertà. Ha guidato l’ANPI in condizioni difficili, non solo perché l’ANPI stava cambiando, ma anche per le sue condizioni fisiche personali. Di quest’ultime non voleva mai tener conto, spendendosi oltre ogni limite ed in ogni occasione, con un coraggio invidiabile ed una capacità di affrontare evidenti difficoltà materiali, che è propria solo degli uomini forti e determinati. L’avvicendamento è avvenuto con sincero rammarico, rendendosi conto tutti che, pur essendo Raimondo Ricci una persona in certo modo insostituibile, l’ANPI si trovava nella dolorosa necessità di non chiedergli uno sforzo ed un impegno che da tempo erano divenuti eccessivi. E la discussione nel Comitato nazionale sul tema della Presidenza si è svolta con l’unanime riconoscimento di ciò che Ricci è stato, in tutta la sua vita e per l’ANPI: un magnifico esempio di coerenza e di impegno”.
“L’elezione di Ricci alla Presidenza dell’istituendo Comitato d’onore – spiega Carlo Smuraglia - ci appare troppo poco, rispetto alla considerazione, alla stima ed all’affetto di cui è stato ed è tuttora circondato da tutta l’Associazione. Ma non c’era altra forma di riconoscimento che contenesse lo stesso, importantissimo, significato di testimonianza, appunto, dei sentimenti, delle riflessioni, delle idee, di tutti gli appartenenti all’organismo centrale dell’Associazione”.
“Ciò che possiamo sperare – continua il presidente dell’Anpi - è che Raimondo Ricci non ci abbandoni e continui ad aiutarci, nelle forme che riterrà e potrà, nel non facile lavoro che ci attende. Dobbiamo contare sull’aiuto di tutti; ma l’aiuto, il contributo, la partecipazione di Raimondo sono qualcosa di più importante, in certo modo di decisivo, di irrinunciabile. A nostra volta, dobbiamo fare il possibile per non lasciarlo solo, per essere vicini a lui, con fraternità e con affetto”.
Smuraglia prosegue poi con un ricordo personale.
“Conosco Raimondo – all’incirca dal 1942 – quando eravamo alla Scuola Normale di Pisa, in posizione diversa: io entrato da poco e lui, in certo modo “veterano”, ma assente perché richiamato alle armi e quindi vicino a noi, matricole o quasi, solo quando godeva di una licenza. Ho imparato da lui a fare scelte decisive, mi sono sentito suo amico, l’ho ammirato per la sua lucidità e per la sua fermezza. Ci siamo ritrovati anni dopo, nella militanza politica e, ancora più spesso, nell’attività professionale. Raimondo è stato un penalista brillantissimo, di un’efficacia straordinaria. Abbiamo fatto insieme alcuni processi (come sempre, per noi, dalla parte “giusta”) a La Spezia e Genova per alcuni gravi incidenti ferroviari che si erano verificati quasi contemporaneamente in quella tratta ferroviaria. Da ciò, una frequentazione anche conviviale, nelle pause del processo, lunghe chiacchierate, ricordando il passato e commentando il presente e il futuro, sempre con affettuosa amicizia”.
“Ci siamo poi ritrovati ancora – prosegue Smuraglia - nell’ANPI, in posizione diverse, dopo che erano capitate vicende personali anche tristissime e dopo che il degrado del Paese si era andato dipanando fino a livelli che ritenevamo impossibili (ma poi siamo stati smentiti: il peggio doveva ancora venire). Un rapporto, dunque, durato decine di anni, con varie vicende, vari periodi di distacco e vari momenti di frequentazione più intensa; ma sempre con la stessa stima e la stessa amicizia".
"Per questo – conclude Smuraglia - a tutti avrei voluto succedere fuorché a Raimondo; ma la vita ha le sue logiche implacabili, a cui non sempre è possibile contrapporsi. Posso dire soltanto che cercherò di essere come lui, di non perdere i contatti, di mantenere il rapporto di sempre. Qualunque cosa accada, la sorte ha stabilito per noi che dobbiamo restare (e resteremo) amici; così come resterà amica, con lui, e per sempre, l’intera nostra Associazione”.
martedì 26 aprile 2011
I VIDEO DEL 25 APRILE A CARATE BRIANZA
Qui sotto i video della celebrazione del 25 aprile a Carate Brianza.
Gli interventi del vicesindaco Giovanni Fumagalli e del rappresentante dell'ANPI Zaccheo Moscheni.
Gli interventi del vicesindaco Giovanni Fumagalli e del rappresentante dell'ANPI Zaccheo Moscheni.
lunedì 25 aprile 2011
STRAGE DI STAZZEMA, IN TRIBUNALE UN EX SS
Alfred Baumgart è imputato di "concorso in violenza con omicidio continuata e pluriaggravata"
Il prossimo 1 giugno il Tribunale Militare di Roma riaprirà le porte alla storia. Si terrà infatti una nuova udienza del processo per l’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema.
Imputato per il reato di ‘concorso in violenza con omicidio continuata e pluriaggravata’ è Alfred Baumgart, all’epoca dei fatti militare delle forze armate tedesche col grado di sergente SS.
Erano gli anni della guerra in casa, dell’occupazione nazista dell’Italia con l’appoggio e l’aiuto dei fascisti di Salò. Gli anni della guerra totale, che travalicava gli eserciti per sfogarsi sulla popolazione civile, quella popolazione che subiva i bombardamenti, le requisizioni di viveri, le rappresaglie. Quella la cui esistenza veniva decisa a tavolino in base alle opportunità strategiche degli eserciti che si contendevano il territorio.
Era l’estate del 1944.
Il sud della penisola era già stato liberato dagli anglo-americani che avevano costretto i tedeschi a ripiegare verso nord. La ‘ritirata combattuta’ dell’esercito nazista doveva fare terra bruciata dietro di sé. Era un esercito arrabbiato, che dopo l’armistizio firmato dal re Vittorio Emanuele con gli Alleati, con premeditazione colpiva i civili perché colpevoli di essere italiani, quindi traditori del Reich.
Con questo scopo giunse in Toscana la 16° Divisione Reichsführer SS - a cui apparteneva anche il sergente Baumgart - macchiandosi di alcune delle stragi più disumane della seconda guerra mondiale come l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.
Sant’Anna è un paesino in alta Versilia. In quei mesi di guerra era zona di sfollamento per quanti cercavano di sfuggire ai bombardamenti delle città e alla fame. Il 12 agosto del 1944, all’alba, alcuni reparti di SS circondarono il paese a cui erano stati condotti da guide fasciste. Gli abitanti, ritenendo che stessero cercando partigiani e forza lavoro da deportare, si preoccuparono di nascondere nei boschi vicini gli uomini giovani.
Restarono così solo donne, bambini e anziani. Poche ore dopo vennero massacrati con bestiale ferocia. I morti furono 560. La vittima più piccola aveva solo 20 giorni. Si chiamava Anna Pardini.
In seguito al ritrovamento del cosiddetto ‘Armadio della vergogna’ nel 1996, contenente fascicoli riguardanti le stragi naziste in Italia, si sono potuti avviare processi anche ai singoli militari - dei cui nomi si era così entrati in possesso - che avevano presumibilmente eseguito gli eccidi ‘obbedendo agli ordini’. Uccisioni che troppo spesso, come emerge dalle testimonianze dei sopravvissuti, avvenivano nella più spietata brutalità.
I familiari delle vittime ancora oggi aspettano giustizia. Una sentenza per impedire che la storia venga negata, rinegoziata, svenduta.
Fin dal 1944 si sono susseguiti diversi processi per l’eccidio di Sant’Anna. Prima per individuare le responsabilità; poi per incriminare i ‘vertici’, coloro che ordinarono ai soldati di sparare, bruciare, trucidare. Oggi si torna in aula per ribadire, di fronte al tempo che passa e che pare sdoganare la violenza e le dittature in un paese apparentemente senza memoria come il nostro, che i crimini di guerra non cadono in prescrizione, perché l’obbedienza a un ordine disumano è un crimine.
L’ex sergente Baumgart probabilmente non si presenterà in tribunale - come non si sono presentati imputati di altri processi quale quello di Monte Sole o di Cervarolo -, dimostrando una volta in più l’indifferenza verso i sopravvissuti e i familiari di quanti vennero uccisi in quel lontano 1944. Dimostrando inoltre la non necessità di rivendicare la propria eventuale innocenza o la propria ignavia nell’aver obbedito ad ordini superiori.
Ma questi processi non sono una vendetta. E non è fondamentale che il 1° giugno, all’udienza del tribunale a Roma, sia presente l’SS in congedo Alfred Baumgart. L’importante è che si continui a parlare di quegli anni, di cosa possa diventare un uomo se si lasciano passare logiche razziste e autoritarie, di come non si possa né si debba dimenticare.
Gemma Bigi
Il prossimo 1 giugno il Tribunale Militare di Roma riaprirà le porte alla storia. Si terrà infatti una nuova udienza del processo per l’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema.
Imputato per il reato di ‘concorso in violenza con omicidio continuata e pluriaggravata’ è Alfred Baumgart, all’epoca dei fatti militare delle forze armate tedesche col grado di sergente SS.
Erano gli anni della guerra in casa, dell’occupazione nazista dell’Italia con l’appoggio e l’aiuto dei fascisti di Salò. Gli anni della guerra totale, che travalicava gli eserciti per sfogarsi sulla popolazione civile, quella popolazione che subiva i bombardamenti, le requisizioni di viveri, le rappresaglie. Quella la cui esistenza veniva decisa a tavolino in base alle opportunità strategiche degli eserciti che si contendevano il territorio.
Era l’estate del 1944.
Il sud della penisola era già stato liberato dagli anglo-americani che avevano costretto i tedeschi a ripiegare verso nord. La ‘ritirata combattuta’ dell’esercito nazista doveva fare terra bruciata dietro di sé. Era un esercito arrabbiato, che dopo l’armistizio firmato dal re Vittorio Emanuele con gli Alleati, con premeditazione colpiva i civili perché colpevoli di essere italiani, quindi traditori del Reich.
Con questo scopo giunse in Toscana la 16° Divisione Reichsführer SS - a cui apparteneva anche il sergente Baumgart - macchiandosi di alcune delle stragi più disumane della seconda guerra mondiale come l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.
Sant’Anna è un paesino in alta Versilia. In quei mesi di guerra era zona di sfollamento per quanti cercavano di sfuggire ai bombardamenti delle città e alla fame. Il 12 agosto del 1944, all’alba, alcuni reparti di SS circondarono il paese a cui erano stati condotti da guide fasciste. Gli abitanti, ritenendo che stessero cercando partigiani e forza lavoro da deportare, si preoccuparono di nascondere nei boschi vicini gli uomini giovani.
Restarono così solo donne, bambini e anziani. Poche ore dopo vennero massacrati con bestiale ferocia. I morti furono 560. La vittima più piccola aveva solo 20 giorni. Si chiamava Anna Pardini.
In seguito al ritrovamento del cosiddetto ‘Armadio della vergogna’ nel 1996, contenente fascicoli riguardanti le stragi naziste in Italia, si sono potuti avviare processi anche ai singoli militari - dei cui nomi si era così entrati in possesso - che avevano presumibilmente eseguito gli eccidi ‘obbedendo agli ordini’. Uccisioni che troppo spesso, come emerge dalle testimonianze dei sopravvissuti, avvenivano nella più spietata brutalità.
I familiari delle vittime ancora oggi aspettano giustizia. Una sentenza per impedire che la storia venga negata, rinegoziata, svenduta.
Fin dal 1944 si sono susseguiti diversi processi per l’eccidio di Sant’Anna. Prima per individuare le responsabilità; poi per incriminare i ‘vertici’, coloro che ordinarono ai soldati di sparare, bruciare, trucidare. Oggi si torna in aula per ribadire, di fronte al tempo che passa e che pare sdoganare la violenza e le dittature in un paese apparentemente senza memoria come il nostro, che i crimini di guerra non cadono in prescrizione, perché l’obbedienza a un ordine disumano è un crimine.
L’ex sergente Baumgart probabilmente non si presenterà in tribunale - come non si sono presentati imputati di altri processi quale quello di Monte Sole o di Cervarolo -, dimostrando una volta in più l’indifferenza verso i sopravvissuti e i familiari di quanti vennero uccisi in quel lontano 1944. Dimostrando inoltre la non necessità di rivendicare la propria eventuale innocenza o la propria ignavia nell’aver obbedito ad ordini superiori.
Ma questi processi non sono una vendetta. E non è fondamentale che il 1° giugno, all’udienza del tribunale a Roma, sia presente l’SS in congedo Alfred Baumgart. L’importante è che si continui a parlare di quegli anni, di cosa possa diventare un uomo se si lasciano passare logiche razziste e autoritarie, di come non si possa né si debba dimenticare.
Gemma Bigi
domenica 24 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
L'ANPI DI COMO DEDICA IL 25 APRILE AL PACIFISTA VITTORIO ARRIGONI
Il Direttivo Provinciale Anpi di Como ha deciso di dedicare idealmente la giornata del 25 aprile 2011 alla memoria del pacifista Vittorio Arrigoni, chiedendo che la sua figura sia ricordata in tutte le sezioni. Questo il programma dlle manifestazioni.
26 aprile, ore 21,00 - Inverigo (Co) - Sala Consigliare del Comune, RESISTENZA IN BRIANZA E DINTORNI IERI E OGGI
Una serata di letture e musica. A cura di Riccardo Mini e Antonella Dalzoppo, arrangiamenti musicali di Antonello Masciadri e Luca Dalzoppo-
25 aprile a Tremezzo (Co) ore 10,25 - Raduno dei partecipanti davanti al Municipio di Tremezzo. A seguire corteo fino alla chiesa parrocchiale. Messa. Inaugurazione della mostra: 27 aprile 1945: epilogo di un Regime-
25 aprile a Erba (Co) a cura dei ragazzi dell'associazione Erbattiva: MEMORIA PRECARIA. Piazza del Mercato di Erba
ore 15,00 - Mesederthz - Folk rock
ore 16,30 - Rock and Read - Gianluca Alzati racconta la Resistenza con musica e parole
ore 17,30 - La Resistenza delle donne nel comasco. Testimonianze della staffetta partigiana Wilma Conti
introduce Roberta Cairoli, storica e ricercatrice dell'Istituto di Storia contempornea.
ore 19,30 - Rosacoque - Danze popolari-
ore 22,00 - Jhonny Boy and the Ica Cream - Rockabilly-
25 aprile a Dongo (Co) - Ore 9,15 - Ritrovo in piazza Paracchini (davanti al Municipio). Ricevimento delle autorità e degli invitati. Deposizione di una corona al Monumento ai Caduti. Discorso ufficiale.
ore 11,00 - Messa in suffragio di tutti i combattenti caduti in difesa della libertà. Sosta al Parco delle Rimembranze. Visita al cimitero e omaggio alla tomba dei Martiri della Libertà-
ore 16,00 - Concerto rock dei Settegrani presso l' Istituto Civico Musicale di Dongo.
25 aprile a Uggiate Trevano (Co) - INTITOLAZIONE DELLA SEZIONE ANPI DI UGGIATE TREVANO.
ore 11,00 - Corteo dal Municipio di Uggiate Trevano al Monumento ai Caduti. A seguire, presso la sala Cooperativa - palazzo "La Meridiana" di via Garibaldi intitolazione della sezione Anpi di Uggiate Trevano, parlerà on. Renzo Pigni, vice-presidente dell'Anpi Provinciale di Como.
26 aprile, ore 21,00 - Inverigo (Co) - Sala Consigliare del Comune, RESISTENZA IN BRIANZA E DINTORNI IERI E OGGI
Una serata di letture e musica. A cura di Riccardo Mini e Antonella Dalzoppo, arrangiamenti musicali di Antonello Masciadri e Luca Dalzoppo-
25 aprile a Tremezzo (Co) ore 10,25 - Raduno dei partecipanti davanti al Municipio di Tremezzo. A seguire corteo fino alla chiesa parrocchiale. Messa. Inaugurazione della mostra: 27 aprile 1945: epilogo di un Regime-
25 aprile a Erba (Co) a cura dei ragazzi dell'associazione Erbattiva: MEMORIA PRECARIA. Piazza del Mercato di Erba
ore 15,00 - Mesederthz - Folk rock
ore 16,30 - Rock and Read - Gianluca Alzati racconta la Resistenza con musica e parole
ore 17,30 - La Resistenza delle donne nel comasco. Testimonianze della staffetta partigiana Wilma Conti
introduce Roberta Cairoli, storica e ricercatrice dell'Istituto di Storia contempornea.
ore 19,30 - Rosacoque - Danze popolari-
ore 22,00 - Jhonny Boy and the Ica Cream - Rockabilly-
25 aprile a Dongo (Co) - Ore 9,15 - Ritrovo in piazza Paracchini (davanti al Municipio). Ricevimento delle autorità e degli invitati. Deposizione di una corona al Monumento ai Caduti. Discorso ufficiale.
ore 11,00 - Messa in suffragio di tutti i combattenti caduti in difesa della libertà. Sosta al Parco delle Rimembranze. Visita al cimitero e omaggio alla tomba dei Martiri della Libertà-
ore 16,00 - Concerto rock dei Settegrani presso l' Istituto Civico Musicale di Dongo.
25 aprile a Uggiate Trevano (Co) - INTITOLAZIONE DELLA SEZIONE ANPI DI UGGIATE TREVANO.
ore 11,00 - Corteo dal Municipio di Uggiate Trevano al Monumento ai Caduti. A seguire, presso la sala Cooperativa - palazzo "La Meridiana" di via Garibaldi intitolazione della sezione Anpi di Uggiate Trevano, parlerà on. Renzo Pigni, vice-presidente dell'Anpi Provinciale di Como.
giovedì 21 aprile 2011
CARATE BRIANZA: INAUGURAZIONE MOSTRA SULLA RESISTENZA, IL VIDEO.
Martedì 19 aprile, inaugurazione della mostra " Storia e cronaca della Resistenza italiana ed europea" presso la sala esposizioni della villa Cusani a Carate Brianza.
Qui sotto l'intervento della presidente di sezione, Paola Pozzoli e del partigiano Egeo Mantovani, presidente onorario dell' Anpi provinciale di Monza e Brianza e membro del Comitato d'onore nazionale.
L'Anpi di Carate Brianza lancia un appello all'amministrazione comunale caratese affinchè riveda la propria posizione circa la ristampa delle " Pagine della Resistenza caratese".
Qui sotto l'intervento della presidente di sezione, Paola Pozzoli e del partigiano Egeo Mantovani, presidente onorario dell' Anpi provinciale di Monza e Brianza e membro del Comitato d'onore nazionale.
L'Anpi di Carate Brianza lancia un appello all'amministrazione comunale caratese affinchè riveda la propria posizione circa la ristampa delle " Pagine della Resistenza caratese".
25 APRILE A VOGHERA, "PER DIGNITA' NON PER ODIO"
"Per dignità non per odio”. Questa la parola d'ordine lanciata dal Comitato Unitario Voghera e Oltrepo pavese per la manifestazione che si svolgerà il 25 aprile in piazza del Duomo, alle ore 15.30. una manifestazione provinciale per ricordare e festeggiare il 66° anniversario della Liberazione.
L’iniziativa è promossa dalle Associazioni Partigiane ANPI, FIVL, APC, FIAP e dall’ANED, unitamente al Comitato vogherese “per dignità, non per odio”..
La scelta di Voghera non è casuale. Nella città che ha svolto un ruolo importante nella Resistenza dell’Oltrepo pavese, a fine settembre 2010 proprio nella piazza intitolata alla Liberazione e a ridosso del Castello visconteo, già luogo di reclusione e di passaggio per la deportazione nei campi nazisti di antifascisti, partigiani, patrioti, cittadini ebrei, è stata collocata una targa in ricordo di sei appartenenti a formazioni armate della RSI quali Brigata nera e Sicherheits.
Ciò che quella targa rende fattuale, impiegando subdole reticenze e manipolando la categoria morale della pietà per i defunti, è una inaccettabile equiparazione tra gli schieramenti che si fronteggiarono nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943.
La compassione e il rispetto sono dovuti a tutti i morti, ma affinché siano autentici non possono prescindere da verità e giustizia. Ecco perché non è ammissibile omettere, confondere o minimizzare le colpevoli condotte di chi in vita seguì fino all'ultimo, con protervia e crudeltà, le lugubri bandiere della tirannide fascista, collaborando attivamente con l'invasore nazista e dando luogo, anche nei nostri comuni e nelle nostre zone, a distruzioni e feroci rastrellamenti che causarono un alto numero di vittime tra popolazione civile, partigiani e patrioti.
IL 25 aprile - si sottolinea in un volantino - a Voghera dobbiamo essere in tanti. "Per ribadire l'appartenenza e la continuità con la Storia migliore del Paese, con la memoria di quelle migliaia di donne e uomini che, con la loro scelta e il "coraggio del no", hanno conquistato, ieri per tutti, oggi anche per noi, libertà e democrazia e ce li hanno trasmesse non solo come obiettivi ideali e politici,ma nel pieno valore di inalienabili principi di dignità morale, sociale ed umana. Non vi è pacificazione più alta di quella sancita e compiuta dai principi fondamentali della Carta Costituzionale, nata da e nella lotta di Liberazione. Questo lo spirito da comprendere e condividere affinché il 25 aprile sia davvero Festa Nazionale!".
L’iniziativa è promossa dalle Associazioni Partigiane ANPI, FIVL, APC, FIAP e dall’ANED, unitamente al Comitato vogherese “per dignità, non per odio”..
La scelta di Voghera non è casuale. Nella città che ha svolto un ruolo importante nella Resistenza dell’Oltrepo pavese, a fine settembre 2010 proprio nella piazza intitolata alla Liberazione e a ridosso del Castello visconteo, già luogo di reclusione e di passaggio per la deportazione nei campi nazisti di antifascisti, partigiani, patrioti, cittadini ebrei, è stata collocata una targa in ricordo di sei appartenenti a formazioni armate della RSI quali Brigata nera e Sicherheits.
Ciò che quella targa rende fattuale, impiegando subdole reticenze e manipolando la categoria morale della pietà per i defunti, è una inaccettabile equiparazione tra gli schieramenti che si fronteggiarono nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943.
La compassione e il rispetto sono dovuti a tutti i morti, ma affinché siano autentici non possono prescindere da verità e giustizia. Ecco perché non è ammissibile omettere, confondere o minimizzare le colpevoli condotte di chi in vita seguì fino all'ultimo, con protervia e crudeltà, le lugubri bandiere della tirannide fascista, collaborando attivamente con l'invasore nazista e dando luogo, anche nei nostri comuni e nelle nostre zone, a distruzioni e feroci rastrellamenti che causarono un alto numero di vittime tra popolazione civile, partigiani e patrioti.
IL 25 aprile - si sottolinea in un volantino - a Voghera dobbiamo essere in tanti. "Per ribadire l'appartenenza e la continuità con la Storia migliore del Paese, con la memoria di quelle migliaia di donne e uomini che, con la loro scelta e il "coraggio del no", hanno conquistato, ieri per tutti, oggi anche per noi, libertà e democrazia e ce li hanno trasmesse non solo come obiettivi ideali e politici,ma nel pieno valore di inalienabili principi di dignità morale, sociale ed umana. Non vi è pacificazione più alta di quella sancita e compiuta dai principi fondamentali della Carta Costituzionale, nata da e nella lotta di Liberazione. Questo lo spirito da comprendere e condividere affinché il 25 aprile sia davvero Festa Nazionale!".
SMURAGLIA : " E' L'ORA DI UNA COMPATTA MANIFESTAZIONE DI RESISTENZA
"Ci avevano abituati (ma non rassegnati) al continuo disprezzo delle regole ed era già grave. Ma ora
si sta passando (e forse si è già passato) ogni limite. I continui attacchi alla Costituzione ed alle Istituzioni di garanzia, che provengano dall’alto o si presentino come iniziative individuali (alle quali, peraltro, molti non credono) non solo creano un clima sempre più deteriore, ma fanno precipitare il sistema di regole fondamentali garantite dalla Costituzione verso una pericolosa deriva". Lo scrive il neo presidente Anpi Carlo Smuraglia rispondendo all'appello di Articolo21 e Libertà e Giustizia.
Le più recenti manifestazioni (gli insulti alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale, l’insofferenza verso il Presidente della Repubblica, la proposta di abrogazione della XII disposizione transitoria, così come il progetto di riforma, nientemeno, dall’art. 1 alla Costituzione) non possono essere più tollerate e richiedono una compatta manifestazione di resistenza, un grande sussulto di orgoglio, un forte impegno di tutti a difesa dei valori cui si fonda la nostra Repubblica democratica.
Si sveglino le coscienze inquiete. Bando ad ogni rassegnazione. Si facciano sentire le voci di quanti, in silenzio, trovano insopportabile una situazione del genere. Si faccia, insomma, sentire, con forza una volontà popolare unitaria di rigetto di questo pericoloso tentativo di spingerci verso soluzioni autoritarie e populiste.
A tutti chiediamo un maggior impegno nella vita di tutti i giorni, nello svolgimento delle singole funzioni della vita democratica, ma anche nei grandi momenti della vita del nostro Paese. Il 25 aprile, Festa della Liberazione, è l’occasione per levare alto un grido di ripulsa e di protesta, e al tempo stesso di impegno. Da tutte le piazze d’Italia emerga con chiarezza la forza della democrazia e la volontà popolare di salvaguardarla, proprio nel momento in cui ricordiamo i tanti caduti per la Libertà, che certo non sognavano un Paese come questo.
si sta passando (e forse si è già passato) ogni limite. I continui attacchi alla Costituzione ed alle Istituzioni di garanzia, che provengano dall’alto o si presentino come iniziative individuali (alle quali, peraltro, molti non credono) non solo creano un clima sempre più deteriore, ma fanno precipitare il sistema di regole fondamentali garantite dalla Costituzione verso una pericolosa deriva". Lo scrive il neo presidente Anpi Carlo Smuraglia rispondendo all'appello di Articolo21 e Libertà e Giustizia.
Le più recenti manifestazioni (gli insulti alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale, l’insofferenza verso il Presidente della Repubblica, la proposta di abrogazione della XII disposizione transitoria, così come il progetto di riforma, nientemeno, dall’art. 1 alla Costituzione) non possono essere più tollerate e richiedono una compatta manifestazione di resistenza, un grande sussulto di orgoglio, un forte impegno di tutti a difesa dei valori cui si fonda la nostra Repubblica democratica.
Si sveglino le coscienze inquiete. Bando ad ogni rassegnazione. Si facciano sentire le voci di quanti, in silenzio, trovano insopportabile una situazione del genere. Si faccia, insomma, sentire, con forza una volontà popolare unitaria di rigetto di questo pericoloso tentativo di spingerci verso soluzioni autoritarie e populiste.
A tutti chiediamo un maggior impegno nella vita di tutti i giorni, nello svolgimento delle singole funzioni della vita democratica, ma anche nei grandi momenti della vita del nostro Paese. Il 25 aprile, Festa della Liberazione, è l’occasione per levare alto un grido di ripulsa e di protesta, e al tempo stesso di impegno. Da tutte le piazze d’Italia emerga con chiarezza la forza della democrazia e la volontà popolare di salvaguardarla, proprio nel momento in cui ricordiamo i tanti caduti per la Libertà, che certo non sognavano un Paese come questo.
APPELLO PER IL 25 APRILE
Questo l'Appello del Comitato nazionale dell'Anpi per il 25 aprile, festa della Liberazione
“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Giordano Cavestro (“Mirko"), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
Il 25 aprile ha il suo nome.
Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista.
Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata,
giorno per giorno. Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista.
Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro.
Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.
“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Giordano Cavestro (“Mirko"), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
Il 25 aprile ha il suo nome.
Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista.
Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata,
giorno per giorno. Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista.
Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro.
Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.
TESSERA AD HONOREM A GINO STRADA

Tessera Anpi ad honorem per Gino Strada, presidente di Emergency. La consegna è avvenuta al teatro Goldoni di Venezia durante la presentazione del nuovo mensile di Emergency "E-IL MENSILE".
A Gino Strada che già faceva parte del Comitato d’onore della sezione Anpi "Sette Martiri" oltre alla tessera d’onore dell’Anpi è stata consegnata copia della Costituzione pieghevole fatta stampare dall’Associazione partigiani di Venezia appositamente per le scuole.
lunedì 18 aprile 2011
domenica 17 aprile 2011
CARLO SMURAGLIA ELETTO NUOVO PRESIDENTE DELL' ANPI

Sabato 16 Aprile il Comitato Nazionale dell'ANPI, riunitosi a Roma
ha eletto come nuovo presidente nazionale dell'associazione
Carlo Smuraglia, 88 anni già Partigiano combattente, avvocato, senatore
e docente di diritto del lavoro. Prende il posto di Raimondo Ricci,
che è stato indicato dal comitato come futuro presidente del Comitato d'Onore ANPI.
Assumono la carica di vicepresidente:
Armando Cossutta, Luciano Guerzoni, Giovanna Stanka Hrovatin,
Lino Michelini, Carla Nespolo, Marisa Ombra,
Alessandro Pollio Salimbeni e Massimo Rendina.
Nella foto Carlo Smuraglia (a sinistra) a fianco di Raimondo Ricci
venerdì 15 aprile 2011
VITTORIO ARRIGONI

Ricordiamo Vittorio Arrigoni attraverso le parole di Peacereporter
"Dormite, che domani si va a ballare il rock-and-roll". Assomigliava a Corto Maltese, la prima volta che lo vidi. Aveva la pipa, un berretto blu da marinaio e la voce pacata. Da dieci giorni la pioggia di bombe sulla Striscia era terminata, e assieme ad alcuni cooperanti eravamo riusciti a entrare dall'Egitto per documentare gli effetti di Piombo Fuso, l'operazione militare israeliana che ha massacrato 1.300 palestinesi, 300 dei quali bambini. Siamo rimasti in piedi tutta la notte a chiacchierare di politica. Poi la sveglia, alle sei. "Andiamo a ballare il rock-and-roll". E siamo partiti, prima in macchina, poi su un camioncino scassato. Una decina di attivisti dell'Ism e qualche giornalista, tutti sul cassone del camioncino, con Vittorio che agitava le sue enormi braccia indicando la strada, mentre i bambini lo salutavano strillando 'Vik, habibi', fratello. Nel campo di al-Arahin, nei pressi di Khan Younis, al centro della Striscia di Gaza, i contadini erano pronti. Con l'aiuto degli attivisti potevano sperare di raccogliere almeno qualche chilo di prezzemolo da portare al mercato, senza correre il rischio di venire uccisi. La settimana prima, dal confine con Israele, un cecchino israeliano aveva colpito, ammazzandolo, un ragazzo di 19 anni: stava caricando il prezzemolo sul suo mulo. Forse si era avvicinato troppo alla rete. Quella rete che stringe Gaza come una gabbia. Ma oggi c'erano quelli dell'Ism, gli amici dell'Ism, e il raccolto sarebbe stato più abbondante. Oggi c'era Vik, col suo megafono, che gridava ai militari: "Siamo civili disarmati, non sparate". E invece, poco dopo, il rock-and-roll. Le raffiche facevano sobbalzare, e anche se nessuno si sentiva direttamente preso di mira - salvo i contadini, che per la paura si acquattavano immobili tra le piante - eravamo terrorizzati. Vittorio no, lui stava eretto col suo megafono, a gridare: "Vergogna, siete la vergogna di Israele". Era un rompiscatole, e qualcuno, non solo in Israele, lo avrebbe volentieri fatto fuori.
Vittorio era l'eroe buono che si racconta ai bambini prima di dormire. "... e poi arriva Vik col suo megafono, che caccia via i cattivi coi carri armati". Ha scelto di vivere con i deboli, e di aiutarli senza chiedere nulla in cambio. I proventi del suo libro, 'Restiamo umani', li ha devoluti all'associazione che ha creato per sostenere le vittime di Gaza. La sera che l'ho salutato vestiva una giacca elegante, lui che sembra uscito da un centro sociale. "Quanto ti è costata, Vik?". "Me l'hanno regalata". Come il piccolo portatile che usava per scrivere i resoconti da Gaza per PeaceReporter. Come tante altre cose, oggetti di utilità quotidiana che la popolazione della Striscia gli portava, a testimonianza della gratitudine verso questo ragazzo che viene da fuori, e che - chissà perché - ha scelto di rimanere lì, a lottare con loro contro l'assedio. Un assedio che, a fine 2008, ha portato la distruzione di un terremoto. Abbiamo potuto constatare di persona gli effetti dell'operazione Piombo Fuso. Sulle stesse strade che percorrevamo, tra gli edifici ridotti in macerie, solo poche settimane prima correvano le ambulanze. Su una di queste c'era Vittorio. Instancabile, coraggioso, forte. Raccoglieva i corpi rimasti a terra. E non aveva paura. Poi tornava a casa, un goccio di rum di contrabbando e di nuovo a scrivere. Non dormiva mai. A volte rimaneva ostaggio dei suoi incubi, visite notturne di una realtà che viveva quotidianamente, impastata di morte e di dolore. E soffriva per quel popolo, che amava anche nelle sue contraddizioni più crudeli. Averlo visto bendato e ferito, averlo pensato umiliato, impotente, muto, e poi disteso su un materasso, senza vita, è stato qualcosa che ha schiantato il petto. Alla sua morte non si può credere. Forse perché gli eroi non muoiono. Ma se a Gaza oggi qualcuno può trattare un eroe come carne da macello, a questo qualcuno, chiunque egli sia, non si può più chiedere di restare umano. E forse, dopo la morte di Vik, neppure a noi.
Luca Galassi
giovedì 14 aprile 2011
5 x 1000 ALL' ANPI

Destinare il 5 per mille della dichiarazione dei redditi 2011 all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è semplice:
1.Nel quadro Scelta per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef dei Modelli CUD, 730-1 e Unico
apponi la tua firma solo nel primo dei tre spazi previsti, quello con la dicitura “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997“
2.Sotto la firma inserisci il Codice Fiscale dell’ANPI 00776550584
È importante firmare anche se il calcolo della tua Irpef è pari a zero o a credito. La ripartizione delle somme tra i beneficiari viene calcolata in proporzione al numero di sottoscrizioni ricevute da ciascun soggetto.
Quindi firma e fai firmare in favore dell’ANPI.
mercoledì 13 aprile 2011
martedì 12 aprile 2011
"CE L'AVETE AMMAZZATO IL DUCE, BASTARDI !
"Ce l'avete ammazzato il Duce, bastardi !"
SENZA PAROLE...al minuto 1,58
SENZA PAROLE...al minuto 1,58
ATTACCO ALLA COSTITUZIONE
Costituzione, il chiodo fisso di B.
"Sovietica". "Vecchia". "Mi impedisce di governare". "Dà troppo potere alla Consulta". "Tutela eccessivamente i giudici". "Un inferno"... Da dieci anni il premier batte sempre lì. Ecco una raccolta, data per data, della sua lotta continua alle legge fondamentale dello Stato
(11 aprile 2011)Silvio Berlusconi e la Costituzione: cronaca virgolettata di dieci anni di picconate contro la legge fondamentale dello Stato.
«Al Senato rivisiteremo l'articolo 117 della Costituzione». (4 dicembre 2002, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "La grande muraglia")
«La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla Costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione». (12 aprile 2003, a Confindustria)
«Modificare la Costituzione, renderla moderna, adeguarla al nuovo sistema politico è la mia scommessa». (16 aprile 2008)
«La Costituzione si può cambiare». (10 dicembre 2008, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "Viaggio in un'Italia diversa")
«Non si può governare il Paese senza la decretazione d'urgenza. Sono assolutamente convinto che il paese è avanzato, ma con una sua architettura non adeguata ai tempi. Si può arrivare a una scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione e il governo». (6 febbraio 2009, in conferenza stampa)
«La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. La Costituzione (attuale, ndr) assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti.» (29 marzo 2009, al congresso del PdL)
«Una democrazia vera non può essere soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale (la Consulta, ndr) e per questo può rendersi necessaria una riforma della Costituzione». (16 ottobre 2009, da Sofia)
«E' ora che la Costituzione formale sia aggiornata e messa al passo con la realtà del Paese». (4 novembre 2009, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Donne di cuori")
«Seguirà, a coronamento dei nostri sforzi, l'indispensabile riforma costituzionale della giustizia». (20 novembre 2009, nel messaggio alla VI conferenza nazionale dell'Avvocatura)
«Cambieremo la costituzione, in Italia non c'è l'immunità parlamentare». (10 dicembre 2009, al congresso del Partito Popolare Europeo)
«La riforma costituzionale è qualcosa a cui vale la pena di lavorare». (17 aprile 2010, al Salone del Mobile)
«Ci sono tre anni di legislatura per fare le riforme costituzionali.» (25 aprile 201 nel videomessaggio in occasione dell'anniversario della Liberazione)
«L'aumento dei poteri del premier fa parte della riforma della seconda parte della Costituzione che abbiamo in programma». (25 maggio 2010, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Nel segno del Cavaliere")
«Governare con le regole della Costituzione, visto da dentro, è un inferno. Non è che manchino le intenzioni o buoni progetti, ma è l'architettura costituzionale che rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete». (9 giugno 2010, alla Confartigianato)
«I poteri del premier sono praticamente nulli, un capo del governo ha la possibilità solo di stilare l'ordine del giorno nel Consiglio dei ministri. Sono pronto a cambiare la Costituzione». (12 giugno 2010, ai giovani del PdL)
«Occorrerà intervenire sul Consiglio superiore della magistratura con una riforma costituzionale». (29 settembre 2010, discorso alla Camera)
«La Costituzione non è un dogma, ma una carta delle regole democratiche che riconosce al suo stesso interno la possibilità di essere adattata. Un insegnamento che abbiamo fatto nostro con il preciso impegno di introdurre quelle riforme istituzionali necessarie per ammodernare lo Stato e renderlo più efficiente». (12 ottobre 2010, nel messaggio commemorativo di Francesco Cossiga al Senato)
«Appena il Parlamento ci avrà confermato la fiducia, la prossima tappa sarà la riforma costituzionale della giustizia». (27 novembre 2010, in collegamento telefonico con l'assemblea dell'Adc)
«Porteremo nel prossimo Consiglio dei ministri la modifica dell'articolo 41 della Costituzione». (2 febbraio 2011, al TG1)
«Convocherò il Consiglio dei Ministri per fargli varare entro pochi giorni e in seduta straordinaria la riforma costituzionale della Giustizia». (20 febbraio 2011, audiomessaggio ai Promotori della Libertà)
Tratto da espresso.repubblica.it
"Sovietica". "Vecchia". "Mi impedisce di governare". "Dà troppo potere alla Consulta". "Tutela eccessivamente i giudici". "Un inferno"... Da dieci anni il premier batte sempre lì. Ecco una raccolta, data per data, della sua lotta continua alle legge fondamentale dello Stato
(11 aprile 2011)Silvio Berlusconi e la Costituzione: cronaca virgolettata di dieci anni di picconate contro la legge fondamentale dello Stato.
«Al Senato rivisiteremo l'articolo 117 della Costituzione». (4 dicembre 2002, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "La grande muraglia")
«La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla Costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione». (12 aprile 2003, a Confindustria)
«Modificare la Costituzione, renderla moderna, adeguarla al nuovo sistema politico è la mia scommessa». (16 aprile 2008)
«La Costituzione si può cambiare». (10 dicembre 2008, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "Viaggio in un'Italia diversa")
«Non si può governare il Paese senza la decretazione d'urgenza. Sono assolutamente convinto che il paese è avanzato, ma con una sua architettura non adeguata ai tempi. Si può arrivare a una scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione e il governo». (6 febbraio 2009, in conferenza stampa)
«La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. La Costituzione (attuale, ndr) assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti.» (29 marzo 2009, al congresso del PdL)
«Una democrazia vera non può essere soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale (la Consulta, ndr) e per questo può rendersi necessaria una riforma della Costituzione». (16 ottobre 2009, da Sofia)
«E' ora che la Costituzione formale sia aggiornata e messa al passo con la realtà del Paese». (4 novembre 2009, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Donne di cuori")
«Seguirà, a coronamento dei nostri sforzi, l'indispensabile riforma costituzionale della giustizia». (20 novembre 2009, nel messaggio alla VI conferenza nazionale dell'Avvocatura)
«Cambieremo la costituzione, in Italia non c'è l'immunità parlamentare». (10 dicembre 2009, al congresso del Partito Popolare Europeo)
«La riforma costituzionale è qualcosa a cui vale la pena di lavorare». (17 aprile 2010, al Salone del Mobile)
«Ci sono tre anni di legislatura per fare le riforme costituzionali.» (25 aprile 201 nel videomessaggio in occasione dell'anniversario della Liberazione)
«L'aumento dei poteri del premier fa parte della riforma della seconda parte della Costituzione che abbiamo in programma». (25 maggio 2010, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Nel segno del Cavaliere")
«Governare con le regole della Costituzione, visto da dentro, è un inferno. Non è che manchino le intenzioni o buoni progetti, ma è l'architettura costituzionale che rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete». (9 giugno 2010, alla Confartigianato)
«I poteri del premier sono praticamente nulli, un capo del governo ha la possibilità solo di stilare l'ordine del giorno nel Consiglio dei ministri. Sono pronto a cambiare la Costituzione». (12 giugno 2010, ai giovani del PdL)
«Occorrerà intervenire sul Consiglio superiore della magistratura con una riforma costituzionale». (29 settembre 2010, discorso alla Camera)
«La Costituzione non è un dogma, ma una carta delle regole democratiche che riconosce al suo stesso interno la possibilità di essere adattata. Un insegnamento che abbiamo fatto nostro con il preciso impegno di introdurre quelle riforme istituzionali necessarie per ammodernare lo Stato e renderlo più efficiente». (12 ottobre 2010, nel messaggio commemorativo di Francesco Cossiga al Senato)
«Appena il Parlamento ci avrà confermato la fiducia, la prossima tappa sarà la riforma costituzionale della giustizia». (27 novembre 2010, in collegamento telefonico con l'assemblea dell'Adc)
«Porteremo nel prossimo Consiglio dei ministri la modifica dell'articolo 41 della Costituzione». (2 febbraio 2011, al TG1)
«Convocherò il Consiglio dei Ministri per fargli varare entro pochi giorni e in seduta straordinaria la riforma costituzionale della Giustizia». (20 febbraio 2011, audiomessaggio ai Promotori della Libertà)
Tratto da espresso.repubblica.it
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