.
domenica 24 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
L'ANPI DI COMO DEDICA IL 25 APRILE AL PACIFISTA VITTORIO ARRIGONI
Il Direttivo Provinciale Anpi di Como ha deciso di dedicare idealmente la giornata del 25 aprile 2011 alla memoria del pacifista Vittorio Arrigoni, chiedendo che la sua figura sia ricordata in tutte le sezioni. Questo il programma dlle manifestazioni.
26 aprile, ore 21,00 - Inverigo (Co) - Sala Consigliare del Comune, RESISTENZA IN BRIANZA E DINTORNI IERI E OGGI
Una serata di letture e musica. A cura di Riccardo Mini e Antonella Dalzoppo, arrangiamenti musicali di Antonello Masciadri e Luca Dalzoppo-
25 aprile a Tremezzo (Co) ore 10,25 - Raduno dei partecipanti davanti al Municipio di Tremezzo. A seguire corteo fino alla chiesa parrocchiale. Messa. Inaugurazione della mostra: 27 aprile 1945: epilogo di un Regime-
25 aprile a Erba (Co) a cura dei ragazzi dell'associazione Erbattiva: MEMORIA PRECARIA. Piazza del Mercato di Erba
ore 15,00 - Mesederthz - Folk rock
ore 16,30 - Rock and Read - Gianluca Alzati racconta la Resistenza con musica e parole
ore 17,30 - La Resistenza delle donne nel comasco. Testimonianze della staffetta partigiana Wilma Conti
introduce Roberta Cairoli, storica e ricercatrice dell'Istituto di Storia contempornea.
ore 19,30 - Rosacoque - Danze popolari-
ore 22,00 - Jhonny Boy and the Ica Cream - Rockabilly-
25 aprile a Dongo (Co) - Ore 9,15 - Ritrovo in piazza Paracchini (davanti al Municipio). Ricevimento delle autorità e degli invitati. Deposizione di una corona al Monumento ai Caduti. Discorso ufficiale.
ore 11,00 - Messa in suffragio di tutti i combattenti caduti in difesa della libertà. Sosta al Parco delle Rimembranze. Visita al cimitero e omaggio alla tomba dei Martiri della Libertà-
ore 16,00 - Concerto rock dei Settegrani presso l' Istituto Civico Musicale di Dongo.
25 aprile a Uggiate Trevano (Co) - INTITOLAZIONE DELLA SEZIONE ANPI DI UGGIATE TREVANO.
ore 11,00 - Corteo dal Municipio di Uggiate Trevano al Monumento ai Caduti. A seguire, presso la sala Cooperativa - palazzo "La Meridiana" di via Garibaldi intitolazione della sezione Anpi di Uggiate Trevano, parlerà on. Renzo Pigni, vice-presidente dell'Anpi Provinciale di Como.
26 aprile, ore 21,00 - Inverigo (Co) - Sala Consigliare del Comune, RESISTENZA IN BRIANZA E DINTORNI IERI E OGGI
Una serata di letture e musica. A cura di Riccardo Mini e Antonella Dalzoppo, arrangiamenti musicali di Antonello Masciadri e Luca Dalzoppo-
25 aprile a Tremezzo (Co) ore 10,25 - Raduno dei partecipanti davanti al Municipio di Tremezzo. A seguire corteo fino alla chiesa parrocchiale. Messa. Inaugurazione della mostra: 27 aprile 1945: epilogo di un Regime-
25 aprile a Erba (Co) a cura dei ragazzi dell'associazione Erbattiva: MEMORIA PRECARIA. Piazza del Mercato di Erba
ore 15,00 - Mesederthz - Folk rock
ore 16,30 - Rock and Read - Gianluca Alzati racconta la Resistenza con musica e parole
ore 17,30 - La Resistenza delle donne nel comasco. Testimonianze della staffetta partigiana Wilma Conti
introduce Roberta Cairoli, storica e ricercatrice dell'Istituto di Storia contempornea.
ore 19,30 - Rosacoque - Danze popolari-
ore 22,00 - Jhonny Boy and the Ica Cream - Rockabilly-
25 aprile a Dongo (Co) - Ore 9,15 - Ritrovo in piazza Paracchini (davanti al Municipio). Ricevimento delle autorità e degli invitati. Deposizione di una corona al Monumento ai Caduti. Discorso ufficiale.
ore 11,00 - Messa in suffragio di tutti i combattenti caduti in difesa della libertà. Sosta al Parco delle Rimembranze. Visita al cimitero e omaggio alla tomba dei Martiri della Libertà-
ore 16,00 - Concerto rock dei Settegrani presso l' Istituto Civico Musicale di Dongo.
25 aprile a Uggiate Trevano (Co) - INTITOLAZIONE DELLA SEZIONE ANPI DI UGGIATE TREVANO.
ore 11,00 - Corteo dal Municipio di Uggiate Trevano al Monumento ai Caduti. A seguire, presso la sala Cooperativa - palazzo "La Meridiana" di via Garibaldi intitolazione della sezione Anpi di Uggiate Trevano, parlerà on. Renzo Pigni, vice-presidente dell'Anpi Provinciale di Como.
giovedì 21 aprile 2011
CARATE BRIANZA: INAUGURAZIONE MOSTRA SULLA RESISTENZA, IL VIDEO.
Martedì 19 aprile, inaugurazione della mostra " Storia e cronaca della Resistenza italiana ed europea" presso la sala esposizioni della villa Cusani a Carate Brianza.
Qui sotto l'intervento della presidente di sezione, Paola Pozzoli e del partigiano Egeo Mantovani, presidente onorario dell' Anpi provinciale di Monza e Brianza e membro del Comitato d'onore nazionale.
L'Anpi di Carate Brianza lancia un appello all'amministrazione comunale caratese affinchè riveda la propria posizione circa la ristampa delle " Pagine della Resistenza caratese".
Qui sotto l'intervento della presidente di sezione, Paola Pozzoli e del partigiano Egeo Mantovani, presidente onorario dell' Anpi provinciale di Monza e Brianza e membro del Comitato d'onore nazionale.
L'Anpi di Carate Brianza lancia un appello all'amministrazione comunale caratese affinchè riveda la propria posizione circa la ristampa delle " Pagine della Resistenza caratese".
25 APRILE A VOGHERA, "PER DIGNITA' NON PER ODIO"
"Per dignità non per odio”. Questa la parola d'ordine lanciata dal Comitato Unitario Voghera e Oltrepo pavese per la manifestazione che si svolgerà il 25 aprile in piazza del Duomo, alle ore 15.30. una manifestazione provinciale per ricordare e festeggiare il 66° anniversario della Liberazione.
L’iniziativa è promossa dalle Associazioni Partigiane ANPI, FIVL, APC, FIAP e dall’ANED, unitamente al Comitato vogherese “per dignità, non per odio”..
La scelta di Voghera non è casuale. Nella città che ha svolto un ruolo importante nella Resistenza dell’Oltrepo pavese, a fine settembre 2010 proprio nella piazza intitolata alla Liberazione e a ridosso del Castello visconteo, già luogo di reclusione e di passaggio per la deportazione nei campi nazisti di antifascisti, partigiani, patrioti, cittadini ebrei, è stata collocata una targa in ricordo di sei appartenenti a formazioni armate della RSI quali Brigata nera e Sicherheits.
Ciò che quella targa rende fattuale, impiegando subdole reticenze e manipolando la categoria morale della pietà per i defunti, è una inaccettabile equiparazione tra gli schieramenti che si fronteggiarono nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943.
La compassione e il rispetto sono dovuti a tutti i morti, ma affinché siano autentici non possono prescindere da verità e giustizia. Ecco perché non è ammissibile omettere, confondere o minimizzare le colpevoli condotte di chi in vita seguì fino all'ultimo, con protervia e crudeltà, le lugubri bandiere della tirannide fascista, collaborando attivamente con l'invasore nazista e dando luogo, anche nei nostri comuni e nelle nostre zone, a distruzioni e feroci rastrellamenti che causarono un alto numero di vittime tra popolazione civile, partigiani e patrioti.
IL 25 aprile - si sottolinea in un volantino - a Voghera dobbiamo essere in tanti. "Per ribadire l'appartenenza e la continuità con la Storia migliore del Paese, con la memoria di quelle migliaia di donne e uomini che, con la loro scelta e il "coraggio del no", hanno conquistato, ieri per tutti, oggi anche per noi, libertà e democrazia e ce li hanno trasmesse non solo come obiettivi ideali e politici,ma nel pieno valore di inalienabili principi di dignità morale, sociale ed umana. Non vi è pacificazione più alta di quella sancita e compiuta dai principi fondamentali della Carta Costituzionale, nata da e nella lotta di Liberazione. Questo lo spirito da comprendere e condividere affinché il 25 aprile sia davvero Festa Nazionale!".
L’iniziativa è promossa dalle Associazioni Partigiane ANPI, FIVL, APC, FIAP e dall’ANED, unitamente al Comitato vogherese “per dignità, non per odio”..
La scelta di Voghera non è casuale. Nella città che ha svolto un ruolo importante nella Resistenza dell’Oltrepo pavese, a fine settembre 2010 proprio nella piazza intitolata alla Liberazione e a ridosso del Castello visconteo, già luogo di reclusione e di passaggio per la deportazione nei campi nazisti di antifascisti, partigiani, patrioti, cittadini ebrei, è stata collocata una targa in ricordo di sei appartenenti a formazioni armate della RSI quali Brigata nera e Sicherheits.
Ciò che quella targa rende fattuale, impiegando subdole reticenze e manipolando la categoria morale della pietà per i defunti, è una inaccettabile equiparazione tra gli schieramenti che si fronteggiarono nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943.
La compassione e il rispetto sono dovuti a tutti i morti, ma affinché siano autentici non possono prescindere da verità e giustizia. Ecco perché non è ammissibile omettere, confondere o minimizzare le colpevoli condotte di chi in vita seguì fino all'ultimo, con protervia e crudeltà, le lugubri bandiere della tirannide fascista, collaborando attivamente con l'invasore nazista e dando luogo, anche nei nostri comuni e nelle nostre zone, a distruzioni e feroci rastrellamenti che causarono un alto numero di vittime tra popolazione civile, partigiani e patrioti.
IL 25 aprile - si sottolinea in un volantino - a Voghera dobbiamo essere in tanti. "Per ribadire l'appartenenza e la continuità con la Storia migliore del Paese, con la memoria di quelle migliaia di donne e uomini che, con la loro scelta e il "coraggio del no", hanno conquistato, ieri per tutti, oggi anche per noi, libertà e democrazia e ce li hanno trasmesse non solo come obiettivi ideali e politici,ma nel pieno valore di inalienabili principi di dignità morale, sociale ed umana. Non vi è pacificazione più alta di quella sancita e compiuta dai principi fondamentali della Carta Costituzionale, nata da e nella lotta di Liberazione. Questo lo spirito da comprendere e condividere affinché il 25 aprile sia davvero Festa Nazionale!".
SMURAGLIA : " E' L'ORA DI UNA COMPATTA MANIFESTAZIONE DI RESISTENZA
"Ci avevano abituati (ma non rassegnati) al continuo disprezzo delle regole ed era già grave. Ma ora
si sta passando (e forse si è già passato) ogni limite. I continui attacchi alla Costituzione ed alle Istituzioni di garanzia, che provengano dall’alto o si presentino come iniziative individuali (alle quali, peraltro, molti non credono) non solo creano un clima sempre più deteriore, ma fanno precipitare il sistema di regole fondamentali garantite dalla Costituzione verso una pericolosa deriva". Lo scrive il neo presidente Anpi Carlo Smuraglia rispondendo all'appello di Articolo21 e Libertà e Giustizia.
Le più recenti manifestazioni (gli insulti alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale, l’insofferenza verso il Presidente della Repubblica, la proposta di abrogazione della XII disposizione transitoria, così come il progetto di riforma, nientemeno, dall’art. 1 alla Costituzione) non possono essere più tollerate e richiedono una compatta manifestazione di resistenza, un grande sussulto di orgoglio, un forte impegno di tutti a difesa dei valori cui si fonda la nostra Repubblica democratica.
Si sveglino le coscienze inquiete. Bando ad ogni rassegnazione. Si facciano sentire le voci di quanti, in silenzio, trovano insopportabile una situazione del genere. Si faccia, insomma, sentire, con forza una volontà popolare unitaria di rigetto di questo pericoloso tentativo di spingerci verso soluzioni autoritarie e populiste.
A tutti chiediamo un maggior impegno nella vita di tutti i giorni, nello svolgimento delle singole funzioni della vita democratica, ma anche nei grandi momenti della vita del nostro Paese. Il 25 aprile, Festa della Liberazione, è l’occasione per levare alto un grido di ripulsa e di protesta, e al tempo stesso di impegno. Da tutte le piazze d’Italia emerga con chiarezza la forza della democrazia e la volontà popolare di salvaguardarla, proprio nel momento in cui ricordiamo i tanti caduti per la Libertà, che certo non sognavano un Paese come questo.
si sta passando (e forse si è già passato) ogni limite. I continui attacchi alla Costituzione ed alle Istituzioni di garanzia, che provengano dall’alto o si presentino come iniziative individuali (alle quali, peraltro, molti non credono) non solo creano un clima sempre più deteriore, ma fanno precipitare il sistema di regole fondamentali garantite dalla Costituzione verso una pericolosa deriva". Lo scrive il neo presidente Anpi Carlo Smuraglia rispondendo all'appello di Articolo21 e Libertà e Giustizia.
Le più recenti manifestazioni (gli insulti alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale, l’insofferenza verso il Presidente della Repubblica, la proposta di abrogazione della XII disposizione transitoria, così come il progetto di riforma, nientemeno, dall’art. 1 alla Costituzione) non possono essere più tollerate e richiedono una compatta manifestazione di resistenza, un grande sussulto di orgoglio, un forte impegno di tutti a difesa dei valori cui si fonda la nostra Repubblica democratica.
Si sveglino le coscienze inquiete. Bando ad ogni rassegnazione. Si facciano sentire le voci di quanti, in silenzio, trovano insopportabile una situazione del genere. Si faccia, insomma, sentire, con forza una volontà popolare unitaria di rigetto di questo pericoloso tentativo di spingerci verso soluzioni autoritarie e populiste.
A tutti chiediamo un maggior impegno nella vita di tutti i giorni, nello svolgimento delle singole funzioni della vita democratica, ma anche nei grandi momenti della vita del nostro Paese. Il 25 aprile, Festa della Liberazione, è l’occasione per levare alto un grido di ripulsa e di protesta, e al tempo stesso di impegno. Da tutte le piazze d’Italia emerga con chiarezza la forza della democrazia e la volontà popolare di salvaguardarla, proprio nel momento in cui ricordiamo i tanti caduti per la Libertà, che certo non sognavano un Paese come questo.
APPELLO PER IL 25 APRILE
Questo l'Appello del Comitato nazionale dell'Anpi per il 25 aprile, festa della Liberazione
“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Giordano Cavestro (“Mirko"), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
Il 25 aprile ha il suo nome.
Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista.
Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata,
giorno per giorno. Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista.
Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro.
Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.
“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Giordano Cavestro (“Mirko"), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
Il 25 aprile ha il suo nome.
Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista.
Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata,
giorno per giorno. Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista.
Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro.
Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.
TESSERA AD HONOREM A GINO STRADA

Tessera Anpi ad honorem per Gino Strada, presidente di Emergency. La consegna è avvenuta al teatro Goldoni di Venezia durante la presentazione del nuovo mensile di Emergency "E-IL MENSILE".
A Gino Strada che già faceva parte del Comitato d’onore della sezione Anpi "Sette Martiri" oltre alla tessera d’onore dell’Anpi è stata consegnata copia della Costituzione pieghevole fatta stampare dall’Associazione partigiani di Venezia appositamente per le scuole.
lunedì 18 aprile 2011
domenica 17 aprile 2011
CARLO SMURAGLIA ELETTO NUOVO PRESIDENTE DELL' ANPI

Sabato 16 Aprile il Comitato Nazionale dell'ANPI, riunitosi a Roma
ha eletto come nuovo presidente nazionale dell'associazione
Carlo Smuraglia, 88 anni già Partigiano combattente, avvocato, senatore
e docente di diritto del lavoro. Prende il posto di Raimondo Ricci,
che è stato indicato dal comitato come futuro presidente del Comitato d'Onore ANPI.
Assumono la carica di vicepresidente:
Armando Cossutta, Luciano Guerzoni, Giovanna Stanka Hrovatin,
Lino Michelini, Carla Nespolo, Marisa Ombra,
Alessandro Pollio Salimbeni e Massimo Rendina.
Nella foto Carlo Smuraglia (a sinistra) a fianco di Raimondo Ricci
venerdì 15 aprile 2011
VITTORIO ARRIGONI

Ricordiamo Vittorio Arrigoni attraverso le parole di Peacereporter
"Dormite, che domani si va a ballare il rock-and-roll". Assomigliava a Corto Maltese, la prima volta che lo vidi. Aveva la pipa, un berretto blu da marinaio e la voce pacata. Da dieci giorni la pioggia di bombe sulla Striscia era terminata, e assieme ad alcuni cooperanti eravamo riusciti a entrare dall'Egitto per documentare gli effetti di Piombo Fuso, l'operazione militare israeliana che ha massacrato 1.300 palestinesi, 300 dei quali bambini. Siamo rimasti in piedi tutta la notte a chiacchierare di politica. Poi la sveglia, alle sei. "Andiamo a ballare il rock-and-roll". E siamo partiti, prima in macchina, poi su un camioncino scassato. Una decina di attivisti dell'Ism e qualche giornalista, tutti sul cassone del camioncino, con Vittorio che agitava le sue enormi braccia indicando la strada, mentre i bambini lo salutavano strillando 'Vik, habibi', fratello. Nel campo di al-Arahin, nei pressi di Khan Younis, al centro della Striscia di Gaza, i contadini erano pronti. Con l'aiuto degli attivisti potevano sperare di raccogliere almeno qualche chilo di prezzemolo da portare al mercato, senza correre il rischio di venire uccisi. La settimana prima, dal confine con Israele, un cecchino israeliano aveva colpito, ammazzandolo, un ragazzo di 19 anni: stava caricando il prezzemolo sul suo mulo. Forse si era avvicinato troppo alla rete. Quella rete che stringe Gaza come una gabbia. Ma oggi c'erano quelli dell'Ism, gli amici dell'Ism, e il raccolto sarebbe stato più abbondante. Oggi c'era Vik, col suo megafono, che gridava ai militari: "Siamo civili disarmati, non sparate". E invece, poco dopo, il rock-and-roll. Le raffiche facevano sobbalzare, e anche se nessuno si sentiva direttamente preso di mira - salvo i contadini, che per la paura si acquattavano immobili tra le piante - eravamo terrorizzati. Vittorio no, lui stava eretto col suo megafono, a gridare: "Vergogna, siete la vergogna di Israele". Era un rompiscatole, e qualcuno, non solo in Israele, lo avrebbe volentieri fatto fuori.
Vittorio era l'eroe buono che si racconta ai bambini prima di dormire. "... e poi arriva Vik col suo megafono, che caccia via i cattivi coi carri armati". Ha scelto di vivere con i deboli, e di aiutarli senza chiedere nulla in cambio. I proventi del suo libro, 'Restiamo umani', li ha devoluti all'associazione che ha creato per sostenere le vittime di Gaza. La sera che l'ho salutato vestiva una giacca elegante, lui che sembra uscito da un centro sociale. "Quanto ti è costata, Vik?". "Me l'hanno regalata". Come il piccolo portatile che usava per scrivere i resoconti da Gaza per PeaceReporter. Come tante altre cose, oggetti di utilità quotidiana che la popolazione della Striscia gli portava, a testimonianza della gratitudine verso questo ragazzo che viene da fuori, e che - chissà perché - ha scelto di rimanere lì, a lottare con loro contro l'assedio. Un assedio che, a fine 2008, ha portato la distruzione di un terremoto. Abbiamo potuto constatare di persona gli effetti dell'operazione Piombo Fuso. Sulle stesse strade che percorrevamo, tra gli edifici ridotti in macerie, solo poche settimane prima correvano le ambulanze. Su una di queste c'era Vittorio. Instancabile, coraggioso, forte. Raccoglieva i corpi rimasti a terra. E non aveva paura. Poi tornava a casa, un goccio di rum di contrabbando e di nuovo a scrivere. Non dormiva mai. A volte rimaneva ostaggio dei suoi incubi, visite notturne di una realtà che viveva quotidianamente, impastata di morte e di dolore. E soffriva per quel popolo, che amava anche nelle sue contraddizioni più crudeli. Averlo visto bendato e ferito, averlo pensato umiliato, impotente, muto, e poi disteso su un materasso, senza vita, è stato qualcosa che ha schiantato il petto. Alla sua morte non si può credere. Forse perché gli eroi non muoiono. Ma se a Gaza oggi qualcuno può trattare un eroe come carne da macello, a questo qualcuno, chiunque egli sia, non si può più chiedere di restare umano. E forse, dopo la morte di Vik, neppure a noi.
Luca Galassi
giovedì 14 aprile 2011
5 x 1000 ALL' ANPI

Destinare il 5 per mille della dichiarazione dei redditi 2011 all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è semplice:
1.Nel quadro Scelta per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef dei Modelli CUD, 730-1 e Unico
apponi la tua firma solo nel primo dei tre spazi previsti, quello con la dicitura “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997“
2.Sotto la firma inserisci il Codice Fiscale dell’ANPI 00776550584
È importante firmare anche se il calcolo della tua Irpef è pari a zero o a credito. La ripartizione delle somme tra i beneficiari viene calcolata in proporzione al numero di sottoscrizioni ricevute da ciascun soggetto.
Quindi firma e fai firmare in favore dell’ANPI.
mercoledì 13 aprile 2011
martedì 12 aprile 2011
"CE L'AVETE AMMAZZATO IL DUCE, BASTARDI !
"Ce l'avete ammazzato il Duce, bastardi !"
SENZA PAROLE...al minuto 1,58
SENZA PAROLE...al minuto 1,58
ATTACCO ALLA COSTITUZIONE
Costituzione, il chiodo fisso di B.
"Sovietica". "Vecchia". "Mi impedisce di governare". "Dà troppo potere alla Consulta". "Tutela eccessivamente i giudici". "Un inferno"... Da dieci anni il premier batte sempre lì. Ecco una raccolta, data per data, della sua lotta continua alle legge fondamentale dello Stato
(11 aprile 2011)Silvio Berlusconi e la Costituzione: cronaca virgolettata di dieci anni di picconate contro la legge fondamentale dello Stato.
«Al Senato rivisiteremo l'articolo 117 della Costituzione». (4 dicembre 2002, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "La grande muraglia")
«La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla Costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione». (12 aprile 2003, a Confindustria)
«Modificare la Costituzione, renderla moderna, adeguarla al nuovo sistema politico è la mia scommessa». (16 aprile 2008)
«La Costituzione si può cambiare». (10 dicembre 2008, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "Viaggio in un'Italia diversa")
«Non si può governare il Paese senza la decretazione d'urgenza. Sono assolutamente convinto che il paese è avanzato, ma con una sua architettura non adeguata ai tempi. Si può arrivare a una scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione e il governo». (6 febbraio 2009, in conferenza stampa)
«La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. La Costituzione (attuale, ndr) assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti.» (29 marzo 2009, al congresso del PdL)
«Una democrazia vera non può essere soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale (la Consulta, ndr) e per questo può rendersi necessaria una riforma della Costituzione». (16 ottobre 2009, da Sofia)
«E' ora che la Costituzione formale sia aggiornata e messa al passo con la realtà del Paese». (4 novembre 2009, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Donne di cuori")
«Seguirà, a coronamento dei nostri sforzi, l'indispensabile riforma costituzionale della giustizia». (20 novembre 2009, nel messaggio alla VI conferenza nazionale dell'Avvocatura)
«Cambieremo la costituzione, in Italia non c'è l'immunità parlamentare». (10 dicembre 2009, al congresso del Partito Popolare Europeo)
«La riforma costituzionale è qualcosa a cui vale la pena di lavorare». (17 aprile 2010, al Salone del Mobile)
«Ci sono tre anni di legislatura per fare le riforme costituzionali.» (25 aprile 201 nel videomessaggio in occasione dell'anniversario della Liberazione)
«L'aumento dei poteri del premier fa parte della riforma della seconda parte della Costituzione che abbiamo in programma». (25 maggio 2010, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Nel segno del Cavaliere")
«Governare con le regole della Costituzione, visto da dentro, è un inferno. Non è che manchino le intenzioni o buoni progetti, ma è l'architettura costituzionale che rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete». (9 giugno 2010, alla Confartigianato)
«I poteri del premier sono praticamente nulli, un capo del governo ha la possibilità solo di stilare l'ordine del giorno nel Consiglio dei ministri. Sono pronto a cambiare la Costituzione». (12 giugno 2010, ai giovani del PdL)
«Occorrerà intervenire sul Consiglio superiore della magistratura con una riforma costituzionale». (29 settembre 2010, discorso alla Camera)
«La Costituzione non è un dogma, ma una carta delle regole democratiche che riconosce al suo stesso interno la possibilità di essere adattata. Un insegnamento che abbiamo fatto nostro con il preciso impegno di introdurre quelle riforme istituzionali necessarie per ammodernare lo Stato e renderlo più efficiente». (12 ottobre 2010, nel messaggio commemorativo di Francesco Cossiga al Senato)
«Appena il Parlamento ci avrà confermato la fiducia, la prossima tappa sarà la riforma costituzionale della giustizia». (27 novembre 2010, in collegamento telefonico con l'assemblea dell'Adc)
«Porteremo nel prossimo Consiglio dei ministri la modifica dell'articolo 41 della Costituzione». (2 febbraio 2011, al TG1)
«Convocherò il Consiglio dei Ministri per fargli varare entro pochi giorni e in seduta straordinaria la riforma costituzionale della Giustizia». (20 febbraio 2011, audiomessaggio ai Promotori della Libertà)
Tratto da espresso.repubblica.it
"Sovietica". "Vecchia". "Mi impedisce di governare". "Dà troppo potere alla Consulta". "Tutela eccessivamente i giudici". "Un inferno"... Da dieci anni il premier batte sempre lì. Ecco una raccolta, data per data, della sua lotta continua alle legge fondamentale dello Stato
(11 aprile 2011)Silvio Berlusconi e la Costituzione: cronaca virgolettata di dieci anni di picconate contro la legge fondamentale dello Stato.
«Al Senato rivisiteremo l'articolo 117 della Costituzione». (4 dicembre 2002, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "La grande muraglia")
«La formulazione dell'articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla Costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione». (12 aprile 2003, a Confindustria)
«Modificare la Costituzione, renderla moderna, adeguarla al nuovo sistema politico è la mia scommessa». (16 aprile 2008)
«La Costituzione si può cambiare». (10 dicembre 2008, alla presentazione del libro di Bruno Vespa "Viaggio in un'Italia diversa")
«Non si può governare il Paese senza la decretazione d'urgenza. Sono assolutamente convinto che il paese è avanzato, ma con una sua architettura non adeguata ai tempi. Si può arrivare a una scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione e il governo». (6 febbraio 2009, in conferenza stampa)
«La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. La Costituzione (attuale, ndr) assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti.» (29 marzo 2009, al congresso del PdL)
«Una democrazia vera non può essere soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale (la Consulta, ndr) e per questo può rendersi necessaria una riforma della Costituzione». (16 ottobre 2009, da Sofia)
«E' ora che la Costituzione formale sia aggiornata e messa al passo con la realtà del Paese». (4 novembre 2009, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Donne di cuori")
«Seguirà, a coronamento dei nostri sforzi, l'indispensabile riforma costituzionale della giustizia». (20 novembre 2009, nel messaggio alla VI conferenza nazionale dell'Avvocatura)
«Cambieremo la costituzione, in Italia non c'è l'immunità parlamentare». (10 dicembre 2009, al congresso del Partito Popolare Europeo)
«La riforma costituzionale è qualcosa a cui vale la pena di lavorare». (17 aprile 2010, al Salone del Mobile)
«Ci sono tre anni di legislatura per fare le riforme costituzionali.» (25 aprile 201 nel videomessaggio in occasione dell'anniversario della Liberazione)
«L'aumento dei poteri del premier fa parte della riforma della seconda parte della Costituzione che abbiamo in programma». (25 maggio 2010, anticipazione dal libro di Bruno Vespa "Nel segno del Cavaliere")
«Governare con le regole della Costituzione, visto da dentro, è un inferno. Non è che manchino le intenzioni o buoni progetti, ma è l'architettura costituzionale che rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete». (9 giugno 2010, alla Confartigianato)
«I poteri del premier sono praticamente nulli, un capo del governo ha la possibilità solo di stilare l'ordine del giorno nel Consiglio dei ministri. Sono pronto a cambiare la Costituzione». (12 giugno 2010, ai giovani del PdL)
«Occorrerà intervenire sul Consiglio superiore della magistratura con una riforma costituzionale». (29 settembre 2010, discorso alla Camera)
«La Costituzione non è un dogma, ma una carta delle regole democratiche che riconosce al suo stesso interno la possibilità di essere adattata. Un insegnamento che abbiamo fatto nostro con il preciso impegno di introdurre quelle riforme istituzionali necessarie per ammodernare lo Stato e renderlo più efficiente». (12 ottobre 2010, nel messaggio commemorativo di Francesco Cossiga al Senato)
«Appena il Parlamento ci avrà confermato la fiducia, la prossima tappa sarà la riforma costituzionale della giustizia». (27 novembre 2010, in collegamento telefonico con l'assemblea dell'Adc)
«Porteremo nel prossimo Consiglio dei ministri la modifica dell'articolo 41 della Costituzione». (2 febbraio 2011, al TG1)
«Convocherò il Consiglio dei Ministri per fargli varare entro pochi giorni e in seduta straordinaria la riforma costituzionale della Giustizia». (20 febbraio 2011, audiomessaggio ai Promotori della Libertà)
Tratto da espresso.repubblica.it
domenica 10 aprile 2011
mercoledì 6 aprile 2011
NELLA DESTRA C'E' CHI VUOLE DI NUOVO IL PARTITO FASCISTA !
FASCISTI !

“Odioso e provocatorio”, questo il commento dell’Anpi a proposito del Disegno di Legge costituzionale, depositato alla segreteria di Palazzo Madama da cinque senatori della destra, volto ad abolire la XII Disposizione transitoria della Costituzione Repubblicana che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista”.
“Si tratta – si spiega in una nota del Comitato nazionale - dell’ennesima aggressione alla Costituzione, la più dissennata tentata dalla destra e dal suo governo”.
“Sul fascismo e sui suoi misfatti di dittatura, miseria, guerra, occupazione straniera del Paese, torture, crimini e stragi, pende implacabile e incancellabile da ogni revisionismo il giudizio della storia”.
“Sull’Antifascismo, sulla Resistenza e sulla Liberazione – si ricorda - fondano la Costituzione, la Repubblica e la Democrazia riconquistata!”
“Contro l’esecrabile tentativo di riaprire la porta alla costituzione del partito fascista e di abolire il reato di apologia del fascismo, l’ANPI chiede la mobilitazione unitaria in tutto il Paese dei partigiani, degli antifascisti e delle loro associazioni insieme alle forze della politica, della cultura, dei sindacati e dell’associazionismo democratico”.
“Dalla Guerra di Liberazione, dal 25 Aprile, non si torna indietro”.
Il disegno di legge in oggetto abolisce la XII norma transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta "sotto qualsiasi forma, la riorganizzazione del disciolto partito fascista".
E stato presentato dal senatore del Pdl Cristano De Eccher (Pdl), cofirmatari i senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio, che poco dopo ha ritirato la sua firma.

“Odioso e provocatorio”, questo il commento dell’Anpi a proposito del Disegno di Legge costituzionale, depositato alla segreteria di Palazzo Madama da cinque senatori della destra, volto ad abolire la XII Disposizione transitoria della Costituzione Repubblicana che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista”.
“Si tratta – si spiega in una nota del Comitato nazionale - dell’ennesima aggressione alla Costituzione, la più dissennata tentata dalla destra e dal suo governo”.
“Sul fascismo e sui suoi misfatti di dittatura, miseria, guerra, occupazione straniera del Paese, torture, crimini e stragi, pende implacabile e incancellabile da ogni revisionismo il giudizio della storia”.
“Sull’Antifascismo, sulla Resistenza e sulla Liberazione – si ricorda - fondano la Costituzione, la Repubblica e la Democrazia riconquistata!”
“Contro l’esecrabile tentativo di riaprire la porta alla costituzione del partito fascista e di abolire il reato di apologia del fascismo, l’ANPI chiede la mobilitazione unitaria in tutto il Paese dei partigiani, degli antifascisti e delle loro associazioni insieme alle forze della politica, della cultura, dei sindacati e dell’associazionismo democratico”.
“Dalla Guerra di Liberazione, dal 25 Aprile, non si torna indietro”.
Il disegno di legge in oggetto abolisce la XII norma transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta "sotto qualsiasi forma, la riorganizzazione del disciolto partito fascista".
E stato presentato dal senatore del Pdl Cristano De Eccher (Pdl), cofirmatari i senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio, che poco dopo ha ritirato la sua firma.
lunedì 4 aprile 2011
IL FASCISMO SU FACEBOOK
Un insegnante scrive all' ANPI Nazionale
Spett.le ANPI,
sono un insegnante di Liceo e Vi scrivo per comunicarVi il mio stupore nel vedere su FB parecchi gruppi inneggianti al Fascismo, al Nazismo e all'antisemitismo. Ho provato più volte a segnalare il fatto ai gestori di FB i quali prontamente NON HANNO FATTO NULLA. Ritengo grave il fatto non solo dal punto di vista ideologico ma anche pedagogico. I nostri giovani passano buona parte del loro tempo sulla rete e, in molti casi, l'unica fonte di informazione è la rete stessa e i social network, luoghi in cui le opinioni si costruiscono sulla base di ragioni(sic!) molte volte approssimative o addirittura false.
Non sapendo a chi rivolgermi, ho pensato a Voi. Ho confidato nel fatto che una prestigiosa associazione come la Vostra potesse fare la voce "grossa" con i gestori del sito e chiedere un'attenta valutazione del contenuto delle pagine web.
E' un'impresa infinita ma, se non altro, val la pena di essere intrapresa.
Inoltre, per l'Italia non si configura anche l'ipotesi di reato di apologia?
Grazie mille!
Buon lavoro
christian antonio rosso
Liceo quasimodo - Magenta MI
Spett.le ANPI,
sono un insegnante di Liceo e Vi scrivo per comunicarVi il mio stupore nel vedere su FB parecchi gruppi inneggianti al Fascismo, al Nazismo e all'antisemitismo. Ho provato più volte a segnalare il fatto ai gestori di FB i quali prontamente NON HANNO FATTO NULLA. Ritengo grave il fatto non solo dal punto di vista ideologico ma anche pedagogico. I nostri giovani passano buona parte del loro tempo sulla rete e, in molti casi, l'unica fonte di informazione è la rete stessa e i social network, luoghi in cui le opinioni si costruiscono sulla base di ragioni(sic!) molte volte approssimative o addirittura false.
Non sapendo a chi rivolgermi, ho pensato a Voi. Ho confidato nel fatto che una prestigiosa associazione come la Vostra potesse fare la voce "grossa" con i gestori del sito e chiedere un'attenta valutazione del contenuto delle pagine web.
E' un'impresa infinita ma, se non altro, val la pena di essere intrapresa.
Inoltre, per l'Italia non si configura anche l'ipotesi di reato di apologia?
Grazie mille!
Buon lavoro
christian antonio rosso
Liceo quasimodo - Magenta MI
I RACCONTI SHOCK DEI NAZISTI : "CHE GIOIA UCCIDERE ITALIANI"
I dialoghi dei soldati della Wehrmacht rivelati in un libro da due storici tedeschi. Bambini e donne massacrati: "Ma che pena i cavalli"
BERLINO - "In Italia, in ogni luogo dove arrivavamo, il tenente ci diceva sempre "cominciate ad ammazzarne un po'". Io parlavo italiano, avevo compiti speciali". Conversazione quotidiana tra un caporalmaggiore della Wehrmacht e un suo compagno di prigionia, registrata dai servizi segreti alleati durante la seconda guerra mondiale. Una delle tante. Citando e narrando questi documenti, un libro d'imminente uscita in Germania racconta con la precisa freddezza degli storici una realtà agghiacciante, che i tedeschi del dopoguerra, nelle due Germanie e dopo la riunificazione, avevano amato rimuovere: la Wehrmacht non fu l'esercito implacabile ma "pulito" e cavalleresco. Fu nell'animo collettivo pieno complice sia dell'Olocausto, sia dei crimini di guerra.
Ancora una volta la Germania democratica, antinucleare, pacifista fino al no alle bombe contro Gheddafi, rifà i conti con il passato.
"Soldaten, Protokolle von Kaempfen, Toeten und Sterben", cioè "Soldati, protocolli del combattere, dell'uccidere e del morire", s'intitola il libro degli storici Soenke Neitzel e Harald Welzer, in uscita per i tipi della S. Fischer Verlag di Francoforte (524 pagine, 22,95 euro). Un documento nuovo, testimonianza dell'onestà spietata con se stessi con cui i nuovi tedeschi guardano alla loro Storia. Per anni, Neitzel e Welzer hanno studiato oltre 150mila pagine di archivi dell'Intelligence Service britannico e dello Oss americano. Erano le registrazioni dattiloscritte dei colloqui tra prigionieri
tedeschi, selezionati a caso dai servizi alleati. I britannici effettuarono l'operazione soprattutto a Trent Park, concentrandosi sugli ufficiali, gli americani a Fort Hunt privilegiando soldati semplici e graduati. Volevano capire la psicologia del nemico, scoprirono l'orrore. Ignari d'essere ascoltati, soldati e ufficiali della Wehrmacht parlavano liberamente, si vantavano a gara tra chi era stato più spavaldo e spietato.
"In un villaggio in Russia c'erano partigiani. E' chiaro che dovevamo fare terra bruciata, uccidemmo donne, bambini, tutto e tutti", dice un soldato a un altro. Oppure, ricordando l'aggressione alla Polonia: "Bombardavamo e mitragliavamo a volo radente attorno a Poznan, volevamo fare tutto il possibile con le mitragliatrici di bordo. Soldati, civili? La gente non mi faceva pena, ma uccidemmo anche cavalli, per i cavalli fui dispiaciuto fino all'ultimo giorno".
Diciotto milioni di uomini, 4 uomini tedeschi adulti su 10, servirono nella Wehrmacht. Queste conversazioni di prigionia tra gente comune, non tra nazisti convinti prescelti nelle SS, narrano l'adesione spontanea alla guerra totale hitleriana. Torniamo ai massacri in Italia: "Il tenente ci diceva, ammazzatene venti, così avremo un po' di pace, alla minima loro sciocchezza via altri cinquanta. Ra-ta-ta-ta con le mitragliatrici, lui urlava, "crepate, maiali", odiava gli italiani con rabbia". Anche altrove: "In Caucaso, se uccidevano uno di noi, il tenente non aveva bisogno di impartire ordini. Pistole pronte, donne, bambini, tutto quel che vedevamo, via!":
Il raptus sterminatore non contagiava solo fanti, bensì anche marinai della Reichskriegsmarine e i piloti della Luftwaffe tanto mitizzati come cavalieri dell'aria. "Col nostro U-Boot affondammo un cargo trasporta-bambini", dice il marinaio Solm nel 1943 a un compagno di prigionia. (Ndr erano le navi con cui i bimbi inglesi venivano portati in salvo dai bombardamenti, in Usa e Canada).
"Tutti affogati? Sì, tutti. E la nave? Seimila tonnellate".
Durante la Battaglia aerea d'Inghilterra, affrontare in duello Spitfires e Hurricanes della Royal Air Force non faceva piacere, ma accanirsi sui civili sì. "Avevamo un cannone da 20 mm, volando bassi su Eastbourne abbiamo visto una festa in una villa, abbiamo sparato, ragazze in abito sexy e uomini eleganti schizzavano via nel sangue, amico mio che divertimento!", si confessano gli ex piloti Baeumer e Greim. Poi c'era il sesso di guerra: "In quella casa a Radom in Polonia", disse il soldato Wallus, "ci portavano con i camion, ogni donna doveva avere una quindicina di noi ogni ora, ogni due settimane dovevano sostituirle". Con le partigiane, ancora più duri, ricorda il militare Reimbold: "In Russia prendemmo una spia, le infilzammo i seni con spini, le infilammo la canna del fucile di dietro, poi ce la facemmo. Poi la buttammo giù dal camion, le tirammo granate attorno, figurati, urlava ogni volta che esplodevano vicino!".
Tratto da Repubblica.it
BERLINO - "In Italia, in ogni luogo dove arrivavamo, il tenente ci diceva sempre "cominciate ad ammazzarne un po'". Io parlavo italiano, avevo compiti speciali". Conversazione quotidiana tra un caporalmaggiore della Wehrmacht e un suo compagno di prigionia, registrata dai servizi segreti alleati durante la seconda guerra mondiale. Una delle tante. Citando e narrando questi documenti, un libro d'imminente uscita in Germania racconta con la precisa freddezza degli storici una realtà agghiacciante, che i tedeschi del dopoguerra, nelle due Germanie e dopo la riunificazione, avevano amato rimuovere: la Wehrmacht non fu l'esercito implacabile ma "pulito" e cavalleresco. Fu nell'animo collettivo pieno complice sia dell'Olocausto, sia dei crimini di guerra.
Ancora una volta la Germania democratica, antinucleare, pacifista fino al no alle bombe contro Gheddafi, rifà i conti con il passato.
"Soldaten, Protokolle von Kaempfen, Toeten und Sterben", cioè "Soldati, protocolli del combattere, dell'uccidere e del morire", s'intitola il libro degli storici Soenke Neitzel e Harald Welzer, in uscita per i tipi della S. Fischer Verlag di Francoforte (524 pagine, 22,95 euro). Un documento nuovo, testimonianza dell'onestà spietata con se stessi con cui i nuovi tedeschi guardano alla loro Storia. Per anni, Neitzel e Welzer hanno studiato oltre 150mila pagine di archivi dell'Intelligence Service britannico e dello Oss americano. Erano le registrazioni dattiloscritte dei colloqui tra prigionieri
tedeschi, selezionati a caso dai servizi alleati. I britannici effettuarono l'operazione soprattutto a Trent Park, concentrandosi sugli ufficiali, gli americani a Fort Hunt privilegiando soldati semplici e graduati. Volevano capire la psicologia del nemico, scoprirono l'orrore. Ignari d'essere ascoltati, soldati e ufficiali della Wehrmacht parlavano liberamente, si vantavano a gara tra chi era stato più spavaldo e spietato.
"In un villaggio in Russia c'erano partigiani. E' chiaro che dovevamo fare terra bruciata, uccidemmo donne, bambini, tutto e tutti", dice un soldato a un altro. Oppure, ricordando l'aggressione alla Polonia: "Bombardavamo e mitragliavamo a volo radente attorno a Poznan, volevamo fare tutto il possibile con le mitragliatrici di bordo. Soldati, civili? La gente non mi faceva pena, ma uccidemmo anche cavalli, per i cavalli fui dispiaciuto fino all'ultimo giorno".
Diciotto milioni di uomini, 4 uomini tedeschi adulti su 10, servirono nella Wehrmacht. Queste conversazioni di prigionia tra gente comune, non tra nazisti convinti prescelti nelle SS, narrano l'adesione spontanea alla guerra totale hitleriana. Torniamo ai massacri in Italia: "Il tenente ci diceva, ammazzatene venti, così avremo un po' di pace, alla minima loro sciocchezza via altri cinquanta. Ra-ta-ta-ta con le mitragliatrici, lui urlava, "crepate, maiali", odiava gli italiani con rabbia". Anche altrove: "In Caucaso, se uccidevano uno di noi, il tenente non aveva bisogno di impartire ordini. Pistole pronte, donne, bambini, tutto quel che vedevamo, via!":
Il raptus sterminatore non contagiava solo fanti, bensì anche marinai della Reichskriegsmarine e i piloti della Luftwaffe tanto mitizzati come cavalieri dell'aria. "Col nostro U-Boot affondammo un cargo trasporta-bambini", dice il marinaio Solm nel 1943 a un compagno di prigionia. (Ndr erano le navi con cui i bimbi inglesi venivano portati in salvo dai bombardamenti, in Usa e Canada).
"Tutti affogati? Sì, tutti. E la nave? Seimila tonnellate".
Durante la Battaglia aerea d'Inghilterra, affrontare in duello Spitfires e Hurricanes della Royal Air Force non faceva piacere, ma accanirsi sui civili sì. "Avevamo un cannone da 20 mm, volando bassi su Eastbourne abbiamo visto una festa in una villa, abbiamo sparato, ragazze in abito sexy e uomini eleganti schizzavano via nel sangue, amico mio che divertimento!", si confessano gli ex piloti Baeumer e Greim. Poi c'era il sesso di guerra: "In quella casa a Radom in Polonia", disse il soldato Wallus, "ci portavano con i camion, ogni donna doveva avere una quindicina di noi ogni ora, ogni due settimane dovevano sostituirle". Con le partigiane, ancora più duri, ricorda il militare Reimbold: "In Russia prendemmo una spia, le infilzammo i seni con spini, le infilammo la canna del fucile di dietro, poi ce la facemmo. Poi la buttammo giù dal camion, le tirammo granate attorno, figurati, urlava ogni volta che esplodevano vicino!".
Tratto da Repubblica.it
PIAZZE DELLA COSTITUZIONE
L'ANPI Nazionale aderisce pienamente alle manifestazioni che si terranno domani 5 aprile a Roma a difesa della democrazia e della legalità repubblicana. Auspicando una "piazza della Costituzione" ampiamente partecipata, una piazza dei diritti, della responsabilità collettiva, delle radici civili del Paese - Antifascismo, Resistenza, Costituzione - auguriamo a tutti i promotori dell'iniziativa e a coloro che saranno presenti una buona primavera di liberazione.
IL COMITATO NAZIONALE ANPI
IL COMITATO NAZIONALE ANPI
domenica 3 aprile 2011
TARGA DI VOGHERA, LA POSIZIONE DEL CONGRESSO NAZIONALE
ORDINE DEL GIORNO
Il XV Congresso Nazionale dell’ANPI (Torino 24-27 marzo 2011)
ESPRIME LA PROPRIA CONDANNA per la scelta dell’apposizione da parte dell’Amministrazione comunale di Voghera di una targa ricordo per sei rappresentanti di formazioni armate della RSI – GNR, Brigata nera, Sicherheits . Tale targa è stata posizionata - nell’ottobre 2010 - nella piazza intitolata alla Liberazione, nonché a lato del Castello visconteo, già luogo di reclusione e di passaggio per la deportazione nei campi nazisti di antifascisti, partigiani, patrioti,cittadini ebrei vogheresi e dell’Oltrepo pavese.
L’assemblea congressuale RITIENE che la targa apposta sia un inaccettabile segno di equiparazione delle parti che si schierarono nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943e che il suo dettato rappresenti un subdolo tentativo di annullare la distinzione tra i carnefici e oppressori rispetto alle vittime e ai combattenti per la libertà;
RICORDA che sulla targa è presente tra gli altri il nominativo di Arnaldo Romanzi, comandante della Brigata nera di Voghera, responsabile politico e militare di un reparto fascista, che:
- ha attivamente partecipato ai rastrellamenti nella zona vogherese e oltrepadana,
culminati nell’eccidio di Verretto del gennaio 1945 dove caddero Ermanno Gabetta
(Medaglia d’oro al Valor Militare), Giovanni Mussini, Ferruccio Luini, Pietro Rota;
- ha provocato, durante la fuga del 25 aprile la morte di Franco Quarleri (anch’egli
Medaglia d’oro al Valor Militare) e di un cittadino inerme;
RICORDA inoltre che altri dei nominativi elencati sulla targa appartenevano alla
famigerata banda criminale Sicherheits di Alfieri e Fiorentini, che ha operato alle dirette dipendenze dei nazisti e si è distinta per la ferocia nella repressione contro i partigiani e la popolazione civile nell’intero Oltrepo pavese in molteplici episodi, tra i quali:
- le atroci torture e sevizie per i resistenti che vennero rinchiusi nelle sue sedi a Broni (ex
albergo Savoia) e nel castello di Cigognola;
- nell’eccidio di Pozzol Groppo (Al) dove vengono uccisi Carlo Covini, Anna Mascherini,
Alberto Piumati, Lucio Martinelli, Giovanni Torlasco e Fulvio Sala;
- nell’eccidio di Cascina Bella a Bressana (Pv) dove vengono uccisi Natale Del Favero,
Pierino Landini, Peppino Marabelli, Bordino Milanesi, Erminio Milanesi;
NELL’EVIDENZIARE E RICORDARE A TUTTI che i principi dell’Antifascismo e della
Resistenza stanno alla base della nostra Costituzione repubblicana e che il 25 Aprile di ogni anno la Repubblica ed il popolo italiano celebrano la Festa della Liberazione per ricordare ed onorare tutti coloro che scelsero di combattere per liberare la Patria dall’occupante tedesco e sconfiggere il fascismo;
ESPRIME la propria solidarietà e piena adesione alle iniziative promosse dal Comitato
unitario “per dignità, non per odio” (che vede la presenza, oltre alle Associazioni
partigiane, di un’ampia e plurale rappresentanza di forze politiche, sindacali, associazioni e gruppi) ed INVITA le Istituzioni nazionali e locali a pronunciarsi con ogni opportuno atto ufficiale contro la permanenza di quella targa in un luogo pubblico così simbolico.
Sollecita infine i cittadini tutti e ad adoperarsi affinché cessi l’offesa che con quella installazione si è arrecato al ricordo delle vittime - popolazione civile, partigiani e patrioti - e delle distruzioni provocate dai feroci rastrellamenti nazifascisti nell’Oltrepo Pavese e nei territori confinanti.
Il XV Congresso Nazionale dell’ANPI (Torino 24-27 marzo 2011)
ESPRIME LA PROPRIA CONDANNA per la scelta dell’apposizione da parte dell’Amministrazione comunale di Voghera di una targa ricordo per sei rappresentanti di formazioni armate della RSI – GNR, Brigata nera, Sicherheits . Tale targa è stata posizionata - nell’ottobre 2010 - nella piazza intitolata alla Liberazione, nonché a lato del Castello visconteo, già luogo di reclusione e di passaggio per la deportazione nei campi nazisti di antifascisti, partigiani, patrioti,cittadini ebrei vogheresi e dell’Oltrepo pavese.
L’assemblea congressuale RITIENE che la targa apposta sia un inaccettabile segno di equiparazione delle parti che si schierarono nel nostro Paese dopo l’8 settembre 1943e che il suo dettato rappresenti un subdolo tentativo di annullare la distinzione tra i carnefici e oppressori rispetto alle vittime e ai combattenti per la libertà;
RICORDA che sulla targa è presente tra gli altri il nominativo di Arnaldo Romanzi, comandante della Brigata nera di Voghera, responsabile politico e militare di un reparto fascista, che:
- ha attivamente partecipato ai rastrellamenti nella zona vogherese e oltrepadana,
culminati nell’eccidio di Verretto del gennaio 1945 dove caddero Ermanno Gabetta
(Medaglia d’oro al Valor Militare), Giovanni Mussini, Ferruccio Luini, Pietro Rota;
- ha provocato, durante la fuga del 25 aprile la morte di Franco Quarleri (anch’egli
Medaglia d’oro al Valor Militare) e di un cittadino inerme;
RICORDA inoltre che altri dei nominativi elencati sulla targa appartenevano alla
famigerata banda criminale Sicherheits di Alfieri e Fiorentini, che ha operato alle dirette dipendenze dei nazisti e si è distinta per la ferocia nella repressione contro i partigiani e la popolazione civile nell’intero Oltrepo pavese in molteplici episodi, tra i quali:
- le atroci torture e sevizie per i resistenti che vennero rinchiusi nelle sue sedi a Broni (ex
albergo Savoia) e nel castello di Cigognola;
- nell’eccidio di Pozzol Groppo (Al) dove vengono uccisi Carlo Covini, Anna Mascherini,
Alberto Piumati, Lucio Martinelli, Giovanni Torlasco e Fulvio Sala;
- nell’eccidio di Cascina Bella a Bressana (Pv) dove vengono uccisi Natale Del Favero,
Pierino Landini, Peppino Marabelli, Bordino Milanesi, Erminio Milanesi;
NELL’EVIDENZIARE E RICORDARE A TUTTI che i principi dell’Antifascismo e della
Resistenza stanno alla base della nostra Costituzione repubblicana e che il 25 Aprile di ogni anno la Repubblica ed il popolo italiano celebrano la Festa della Liberazione per ricordare ed onorare tutti coloro che scelsero di combattere per liberare la Patria dall’occupante tedesco e sconfiggere il fascismo;
ESPRIME la propria solidarietà e piena adesione alle iniziative promosse dal Comitato
unitario “per dignità, non per odio” (che vede la presenza, oltre alle Associazioni
partigiane, di un’ampia e plurale rappresentanza di forze politiche, sindacali, associazioni e gruppi) ed INVITA le Istituzioni nazionali e locali a pronunciarsi con ogni opportuno atto ufficiale contro la permanenza di quella targa in un luogo pubblico così simbolico.
Sollecita infine i cittadini tutti e ad adoperarsi affinché cessi l’offesa che con quella installazione si è arrecato al ricordo delle vittime - popolazione civile, partigiani e patrioti - e delle distruzioni provocate dai feroci rastrellamenti nazifascisti nell’Oltrepo Pavese e nei territori confinanti.
EGEO MANTOVANI ELETTO NEL COMITATO ONORARIO NAZIONALE
Pubblichiamo ulteriori quattro contributi video relativi al Congresso nazionale di Torino.
Nel primo il gruppo musicale Primule Rosse canta " Bella ciao " insieme ai Partigiani, nel secondo " I ribelli della montagna " nella versione dei Modena City Ramblers.
A seguire lo stupore del nostro Egeo Mantovani alla nomina nel comitato onorario nazionale e l'abbraccio commosso con Loris Maconi.
Nel primo il gruppo musicale Primule Rosse canta " Bella ciao " insieme ai Partigiani, nel secondo " I ribelli della montagna " nella versione dei Modena City Ramblers.
A seguire lo stupore del nostro Egeo Mantovani alla nomina nel comitato onorario nazionale e l'abbraccio commosso con Loris Maconi.
giovedì 31 marzo 2011
MILANO NERA
L'ultima in ordine di tempo, in vista delle prossime elezioni amministrative, è stata la richiesta di Roberto Jonghi Lavarini ai vertici del Pdl di essere candidato alla presidenza della circoscrizione del centro storico di Milano. L'auto-investitura è stata ufficializzata con un comunicato in cui lo stesso Jonghi Lavarini ha reso noto il sostegno da parte di associazioni come Destrafuturo (in realtà la corrente da lui stesso fondata all'interno del Pdl), ma soprattutto di alcuni ordini professionali, tra cui l'Ampe (Assoedilizia), l'Unione dei piccoli proprietari immobiliari e l'Associazione nazionale degli amministratori condominiali. Si poteva pensare a una delle sue solite sparate, ma è arrivata da parte di Massimo Corsaro, vice capogruppo Pdl alla Camera, la conferma che il partito sta valutando la proposta.
Roberto Jonghi Lavarini, 38 anni, dal 1994 consulente immobiliare nella società di famiglia, meglio conosciuto come il «barone nero», è una delle figure più note del neofascismo milanese. Tra i fondatori di Cuore nero e grande organizzatore di commemorazioni della Marcia su Roma, oltre che di spedizioni a Predappio sulla tomba del duce, si vanta di aderire alla Fondazione Augusto Pinochet e di intrattenere rapporti con l'Npd, il partito neonazista tedesco, e con la destra razzista boera in Sudafrica.
La sua iniziativa più recente è stata il 23 marzo scorso al Cimitero Monumentale davanti a una cripta edificata nel ventennio dove sono state raccolte le spoglie di alcuni squadristi milanesi, per celebrare con i reduci della Rsi il 92° anniversario di fondazione dei Fasci di combattimento, ovvero omaggiare i manganellatori e gli assassini che accompagnarono con le loro violenze l'ascesa al potere di Mussolini. Ma quel che ultimamente più connota l'azione di Roberto Jonghi Lavarini è un forte presenzialismo a tutte le iniziative e feste di gruppi di nobili e ordini cavallereschi. Vantando un titolo (barone di Urnavas), il tentativo sembrerebbe quello di voler rappresentare, si dice con l'approvazione del principe Vittorio Emanuele di Savoia, le associazioni e i circoli dei nobili «militanti», cioè di quella minoranza di aristocratici che ancora tiene a titoli e stemmi senza più alcun valore. Ambienti reazionari legati persino ai discendenti degli Asburgo o dei Borbone.
Il filo nero è rappresentato dal centro studi Patria e Libertà del conte Fernando Crociani Baglioni (patrizio romano), centro di cui Jonghi Lavarini è vice presidente, al quale continuano ad aderire nobili e non solo da tutta Italia. Si tratta oramai di un vero e proprio partito aristocratico, lo stesso che ha invitato Berlusconi a feste sia Roma sia a Palermo (grottesco il 5 marzo scorso il gran Ballo del Gattopardo nel salone di Palazzo Principi Resuttano con abiti dell'Ottocento, ospiti gli antichi rappresentanti dei regni preunitari), e che ora spinge per avere dei suoi rappresentanti in politica, ovviamente nel Pdl.
Una «nobiltà nera» attiva grazie a figure come il principe «papalino» Lillo Sforza Ruspoli di Cerveteri (più volte candidato coll'Msi, Forza nuova e alle scorse elezioni europee con la Lega nord), il principe «carlista» Sisto Ugo Borbone di Parma, il conte Giuseppe Manzoni di Chiosca e Poggiolo (tra i promotori di un comitato per «Foggia città martire« a seguito dei bombardamenti anglo-americani nella seconda guerra mondiale), il conte Ludovico Boetti Villanis Audifredi (ex deputato missino di Torino), il conte Alessandro Romei Longhena (paracadutista AnpdI e della Fiamma), l'anzianissimo principe Alexander Comneno Otranto di Bisanzio (ex volontario nelle SS italiane), il principe Andrea Scirè Borghese (nipote del comandante della Decima Mas), la principessa Beatrice Feo Filangeri di Cutò e la contessa Anna Maria Teodorani (nipote di Mussolini), ma anche il conte Gianluca Bonazzi di Sannicandro, ora segretario lombardo della Fiamma tricolore, il conte Gianfilippo Brambilla di Carpiano, amico della famiglia Rauti, e il conte Fulvio Moneta Caglio de Suvich, capogruppo prima di An e poi del Pdl, in zona 1 a Milano.
A fare da sponda nel capoluogo lombardo, insieme a Jonghi Lavarini, Stefano Di Martino, vice presidente del consiglio comunale, monarchico di lungo corso, promotore sabato 19 marzo di un convegno per il 150° dell'Unità d'Italia a Palazzo Marino con i reduci della Repubblica sociale italiana, i discendenti degli ascari e alcuni ufficiali del «Regno italiano in Albania», presenti il sindaco Letizia Moratti e il ministro della difesa Ignazio La Russa. Il successivo corteo in piazza Duomo, per deporre una corona al monumento di Vittorio Emanuele II, ha visto sfilare, al suono della «marcia reale», i labari della Decima Mas a fianco delle bandiere sabaude.
Il tutto sullo sfondo della campagna per le prossime elezioni comunali dove il cartello che si sta componendo attorno al sindaco uscente si configurerebbe pesantemente marcato da sigle e personaggi provenienti dal neofascismo. E se al momento non si è ancora riusciti a stringere un accordo con La Destra di Storace, un patto è già stato invece sottoscritto con la Fiamma Tricolore, che tra i propri candidati annovererà Gabriele Leccisi, figlio di Domenico, il trafugatore della salma di Mussolini nell'aprile del 1946. Ma è direttamente nel Pdl che si giocherà la partita tra chi, espressione dell'estrema destra, potrà realisticamente puntare al consiglio comunale. I candidati-concorrenti saranno due: Antonluca Romano, rappresentante «ufficiale» della destra sociale di Gianni Alemanno (guidata a Milano da Carlo Fidanza e Paola Frassinetti) e Marco Clemente sostenuto da diversi ex An, dalle curve dello stadio, dai rimasugli di Cuore nero e Casa Pound.
Il gruppo Hammer-Lealtà e Azione non ha ancora deciso quale dei due appoggiare. Francesco Cappuccio ha definitivamente abbandonato sia Casa Pound sia il Centro Identitario di Borghezio, diventando responsabile dello Spazio Ritter, giostrandosi fra La Destra di Storace e i Circoli Nuova Italia di Alemanno. Lino Guaglianone, ex Nar, e l'avvocato Piero Porciani, dal canto loro sosterranno invece Marco Osnato, il cognato del coordinatore provinciale del Pdl Romano La Russa, nonché dirigente Aler attraverso cui è stata concessa una sede, in viale Brianza, proprio al gruppo neonazista degli Hammer.
Forza nuova in controtendenza andrà per conto proprio. Ma è dentro l'alleanza che appoggerà Letizia Moratti che sta confluendo gran parte dell'estrema destra milanese. Tra nostalgici del Re e fascisti.
tratto da osservatoriodemocratico.org
Roberto Jonghi Lavarini, 38 anni, dal 1994 consulente immobiliare nella società di famiglia, meglio conosciuto come il «barone nero», è una delle figure più note del neofascismo milanese. Tra i fondatori di Cuore nero e grande organizzatore di commemorazioni della Marcia su Roma, oltre che di spedizioni a Predappio sulla tomba del duce, si vanta di aderire alla Fondazione Augusto Pinochet e di intrattenere rapporti con l'Npd, il partito neonazista tedesco, e con la destra razzista boera in Sudafrica.
La sua iniziativa più recente è stata il 23 marzo scorso al Cimitero Monumentale davanti a una cripta edificata nel ventennio dove sono state raccolte le spoglie di alcuni squadristi milanesi, per celebrare con i reduci della Rsi il 92° anniversario di fondazione dei Fasci di combattimento, ovvero omaggiare i manganellatori e gli assassini che accompagnarono con le loro violenze l'ascesa al potere di Mussolini. Ma quel che ultimamente più connota l'azione di Roberto Jonghi Lavarini è un forte presenzialismo a tutte le iniziative e feste di gruppi di nobili e ordini cavallereschi. Vantando un titolo (barone di Urnavas), il tentativo sembrerebbe quello di voler rappresentare, si dice con l'approvazione del principe Vittorio Emanuele di Savoia, le associazioni e i circoli dei nobili «militanti», cioè di quella minoranza di aristocratici che ancora tiene a titoli e stemmi senza più alcun valore. Ambienti reazionari legati persino ai discendenti degli Asburgo o dei Borbone.
Il filo nero è rappresentato dal centro studi Patria e Libertà del conte Fernando Crociani Baglioni (patrizio romano), centro di cui Jonghi Lavarini è vice presidente, al quale continuano ad aderire nobili e non solo da tutta Italia. Si tratta oramai di un vero e proprio partito aristocratico, lo stesso che ha invitato Berlusconi a feste sia Roma sia a Palermo (grottesco il 5 marzo scorso il gran Ballo del Gattopardo nel salone di Palazzo Principi Resuttano con abiti dell'Ottocento, ospiti gli antichi rappresentanti dei regni preunitari), e che ora spinge per avere dei suoi rappresentanti in politica, ovviamente nel Pdl.
Una «nobiltà nera» attiva grazie a figure come il principe «papalino» Lillo Sforza Ruspoli di Cerveteri (più volte candidato coll'Msi, Forza nuova e alle scorse elezioni europee con la Lega nord), il principe «carlista» Sisto Ugo Borbone di Parma, il conte Giuseppe Manzoni di Chiosca e Poggiolo (tra i promotori di un comitato per «Foggia città martire« a seguito dei bombardamenti anglo-americani nella seconda guerra mondiale), il conte Ludovico Boetti Villanis Audifredi (ex deputato missino di Torino), il conte Alessandro Romei Longhena (paracadutista AnpdI e della Fiamma), l'anzianissimo principe Alexander Comneno Otranto di Bisanzio (ex volontario nelle SS italiane), il principe Andrea Scirè Borghese (nipote del comandante della Decima Mas), la principessa Beatrice Feo Filangeri di Cutò e la contessa Anna Maria Teodorani (nipote di Mussolini), ma anche il conte Gianluca Bonazzi di Sannicandro, ora segretario lombardo della Fiamma tricolore, il conte Gianfilippo Brambilla di Carpiano, amico della famiglia Rauti, e il conte Fulvio Moneta Caglio de Suvich, capogruppo prima di An e poi del Pdl, in zona 1 a Milano.
A fare da sponda nel capoluogo lombardo, insieme a Jonghi Lavarini, Stefano Di Martino, vice presidente del consiglio comunale, monarchico di lungo corso, promotore sabato 19 marzo di un convegno per il 150° dell'Unità d'Italia a Palazzo Marino con i reduci della Repubblica sociale italiana, i discendenti degli ascari e alcuni ufficiali del «Regno italiano in Albania», presenti il sindaco Letizia Moratti e il ministro della difesa Ignazio La Russa. Il successivo corteo in piazza Duomo, per deporre una corona al monumento di Vittorio Emanuele II, ha visto sfilare, al suono della «marcia reale», i labari della Decima Mas a fianco delle bandiere sabaude.
Il tutto sullo sfondo della campagna per le prossime elezioni comunali dove il cartello che si sta componendo attorno al sindaco uscente si configurerebbe pesantemente marcato da sigle e personaggi provenienti dal neofascismo. E se al momento non si è ancora riusciti a stringere un accordo con La Destra di Storace, un patto è già stato invece sottoscritto con la Fiamma Tricolore, che tra i propri candidati annovererà Gabriele Leccisi, figlio di Domenico, il trafugatore della salma di Mussolini nell'aprile del 1946. Ma è direttamente nel Pdl che si giocherà la partita tra chi, espressione dell'estrema destra, potrà realisticamente puntare al consiglio comunale. I candidati-concorrenti saranno due: Antonluca Romano, rappresentante «ufficiale» della destra sociale di Gianni Alemanno (guidata a Milano da Carlo Fidanza e Paola Frassinetti) e Marco Clemente sostenuto da diversi ex An, dalle curve dello stadio, dai rimasugli di Cuore nero e Casa Pound.
Il gruppo Hammer-Lealtà e Azione non ha ancora deciso quale dei due appoggiare. Francesco Cappuccio ha definitivamente abbandonato sia Casa Pound sia il Centro Identitario di Borghezio, diventando responsabile dello Spazio Ritter, giostrandosi fra La Destra di Storace e i Circoli Nuova Italia di Alemanno. Lino Guaglianone, ex Nar, e l'avvocato Piero Porciani, dal canto loro sosterranno invece Marco Osnato, il cognato del coordinatore provinciale del Pdl Romano La Russa, nonché dirigente Aler attraverso cui è stata concessa una sede, in viale Brianza, proprio al gruppo neonazista degli Hammer.
Forza nuova in controtendenza andrà per conto proprio. Ma è dentro l'alleanza che appoggerà Letizia Moratti che sta confluendo gran parte dell'estrema destra milanese. Tra nostalgici del Re e fascisti.
tratto da osservatoriodemocratico.org
mercoledì 30 marzo 2011
MONZA E BRIANZA AL CONGRESSO NAZIONALE DELL'ANPI
Si è svolto a Torino il 15° congresso nazionale dell'ANPI.
Per la provncia di Monza e Brianza hanno partecipato come delegati il partigiano e presidente onorario Egeo Mantovani, il presidente effettivo Loris Maconi, la vicepresidente Patrizia Zocchio, Paola Pozzoli presidente della sezione di Carate Brianza e Sergio Cucci presidente della sezione di Bovisio Masciago.
Pubblichiamo i video degli interventi di Pozzoli e Zocchio e la lettera aperta di Cucci.
Di seguito la lettera aperta a tutta l'ANPI da parte di Sergio Cucci.
" Quattro mesi fa alcuni lavoratori immigrati salirono su una gru a Brescia e sulla Torre della ex Carlo Erba a Milano per rivendicare il permesso di soggiorno, il diritto alla dignità, al lavoro, alla vita. Da quella vicenda ci è sorta la domanda su come possiamo sviluppare al meglio concretamente l’intervento dell’A.N.P.I. contro il razzismo dilagante.
In Italia ci sono sempre stati episodi di intolleranza verso gli “stranieri” e i “diversi” (nomadi, disabili ecc.). Oggi, a differenza del passato, questi episodi non solo hanno spesso un largo seguito, ma sono di fatto istituzionalizzati dai partiti di governo, Lega Nord e PDL. E dalle amministrazioni locali guidate sempre dal centro destra.
Senza avere, secondo noi, una risposta adeguata dell’Italia democratica.
Ricordiamo la legge Bossi-Fini (la madre della politica anti – immigrati), l’ invenzione del reato di clandestinità, i C.I.E., veri e propri luoghi di sospensione del diritto . A livello locale: la schedatura delle impronte digitali dei bambini rom a Milano (contro la quale ci fu una ferma risposta dei partiti e delle associazioni democratiche, A.N.P.I. in testa). I rastrellamenti dei cosiddetti clandestini . I numerosi provvedimenti per negare agli immigrati il diritto alla cittadinanza, alla residenza, alla casa, all’istruzione, alla salute ecc. ecc.. Il razzismo e l’intolleranza sono un problema quotidiano anche per i giovani immigrati. Bambini e ragazzi di colore spesso si trovano a subire provocazioni da parte di loro coetanei “bianchi” nelle scuole. Anche il linguaggio comune usato per parlare degli immigrati è spesso uno stimolo al razzismo. Pensate all’uso del termine“extracomunitario”. O quando le amministrazioni locali elogiano carabinieri e polizia locale per avere “scovato” dei clandestini come fossero animali molesti.
Ma il razzismo non riguarda soltanto immigrati e nomadi. Nel novembre scorso tre deputati del P.D. denunciarono che a Roma, su una dispensa di diritto costituzionale del Comune, c’era scritto : "L'articolo 3 della Costituzione nella prima parte enuncia il principio di uguaglianza. Non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati)".
Questa la situazione in cui è sbocciata la protesta degli immigrati di Brescia e Milano.
Una lotta che ha rappresentato una grossa novità nel nostro paese.
Hanno scelto una forma di lotta estrema, molto, molto dura sul piano della sofferenza umana. Gli immigrati di Milano hanno vissuto sulla Torre 28 giorni, quasi un mese, di cui moltissimi sotto diluvi frequenti ed i primi rigidi freddi dell’inverno in arrivo. Una sofferenza inaudita.
La solidarietà ricevuta dall’Italia democratica è stata secondo noi insufficiente. Ci risulta che soltanto Emergency e qualche altra associazione hanno fornito aiuto e solidarietà. I sindacati li hanno supportati un po’ con le “trattative” con la prefettura. E poco poco altro. Alcune sezioni dell’A.N.P.I. di Milano, della provincia di Monza e Brianza e qualcun’altra del comasco e del pavese hanno dato piccoli contributi, concreti e politici. Ma nulla di più. Pensiamo che la sottovalutazione di questa lotta sia stato un errore. Pensiamo che sia stato un errore leggere questa vicenda come un episodio di umana disperazione, come ormai ne succedono tanti. Siamo convinti che sia stata un tentativo importante per il riconoscimento dei diritti degli immigrati e contro il razzismo. Se l’Italia democratica avesse supportato con tutti i mezzi questa lotta, dandone ben altro risalto, politico e culturale, forse anche l’esito della stessa sarebbe stato diverso, almeno dal punto di vista culturale.
Il Congresso deve indicare cosa vuole dire essere la “coscienza critica dei partiti”. La lotta degli immigrati di Via Imbonati, ci induce a chiedervi se non sia a volte opportuno, impegnarci in certi casi concretamente per la difesa di condizioni di vita reali, siano lavoratori, siano immigrati o altro. Ci domandiamo se davvero raccogliamo il testimone dei partigiani, se non interveniamo a volte anche direttamente nelle situazioni reali. La lotta degli immigrati, con gli immigrati, per l’uguaglianza, contro il razzismo, secondo noi è una lotta di grande importanza politica e culturale, oltre che di rilevanza nazionale e merita, secondo noi un impegno diverso.
Il razzismo era uno degli elementi principali del nazifascismo. Oggi per noi, prima ancora che a livello politico, pensiamo che sia tornato ad essere un’ emergenza sociale e culturale. Frutto avvelenato della globalizzazione fondata sull’accentramento delle ricchezze e sulla povertà dilagante. Frutto di una società, italiana, ma non solo, che in maniera sempre più estesa sostituisce i valori di eguaglianza e solidarietà con l’egoismo generalizzato e l’indifferenza. Dis-valori già visti in passato e che hanno portato danni incalcolabili. Come affrontiamo questa emergenza? "
Per la provncia di Monza e Brianza hanno partecipato come delegati il partigiano e presidente onorario Egeo Mantovani, il presidente effettivo Loris Maconi, la vicepresidente Patrizia Zocchio, Paola Pozzoli presidente della sezione di Carate Brianza e Sergio Cucci presidente della sezione di Bovisio Masciago.
Pubblichiamo i video degli interventi di Pozzoli e Zocchio e la lettera aperta di Cucci.
Di seguito la lettera aperta a tutta l'ANPI da parte di Sergio Cucci.
" Quattro mesi fa alcuni lavoratori immigrati salirono su una gru a Brescia e sulla Torre della ex Carlo Erba a Milano per rivendicare il permesso di soggiorno, il diritto alla dignità, al lavoro, alla vita. Da quella vicenda ci è sorta la domanda su come possiamo sviluppare al meglio concretamente l’intervento dell’A.N.P.I. contro il razzismo dilagante.
In Italia ci sono sempre stati episodi di intolleranza verso gli “stranieri” e i “diversi” (nomadi, disabili ecc.). Oggi, a differenza del passato, questi episodi non solo hanno spesso un largo seguito, ma sono di fatto istituzionalizzati dai partiti di governo, Lega Nord e PDL. E dalle amministrazioni locali guidate sempre dal centro destra.
Senza avere, secondo noi, una risposta adeguata dell’Italia democratica.
Ricordiamo la legge Bossi-Fini (la madre della politica anti – immigrati), l’ invenzione del reato di clandestinità, i C.I.E., veri e propri luoghi di sospensione del diritto . A livello locale: la schedatura delle impronte digitali dei bambini rom a Milano (contro la quale ci fu una ferma risposta dei partiti e delle associazioni democratiche, A.N.P.I. in testa). I rastrellamenti dei cosiddetti clandestini . I numerosi provvedimenti per negare agli immigrati il diritto alla cittadinanza, alla residenza, alla casa, all’istruzione, alla salute ecc. ecc.. Il razzismo e l’intolleranza sono un problema quotidiano anche per i giovani immigrati. Bambini e ragazzi di colore spesso si trovano a subire provocazioni da parte di loro coetanei “bianchi” nelle scuole. Anche il linguaggio comune usato per parlare degli immigrati è spesso uno stimolo al razzismo. Pensate all’uso del termine“extracomunitario”. O quando le amministrazioni locali elogiano carabinieri e polizia locale per avere “scovato” dei clandestini come fossero animali molesti.
Ma il razzismo non riguarda soltanto immigrati e nomadi. Nel novembre scorso tre deputati del P.D. denunciarono che a Roma, su una dispensa di diritto costituzionale del Comune, c’era scritto : "L'articolo 3 della Costituzione nella prima parte enuncia il principio di uguaglianza. Non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati)".
Questa la situazione in cui è sbocciata la protesta degli immigrati di Brescia e Milano.
Una lotta che ha rappresentato una grossa novità nel nostro paese.
Hanno scelto una forma di lotta estrema, molto, molto dura sul piano della sofferenza umana. Gli immigrati di Milano hanno vissuto sulla Torre 28 giorni, quasi un mese, di cui moltissimi sotto diluvi frequenti ed i primi rigidi freddi dell’inverno in arrivo. Una sofferenza inaudita.
La solidarietà ricevuta dall’Italia democratica è stata secondo noi insufficiente. Ci risulta che soltanto Emergency e qualche altra associazione hanno fornito aiuto e solidarietà. I sindacati li hanno supportati un po’ con le “trattative” con la prefettura. E poco poco altro. Alcune sezioni dell’A.N.P.I. di Milano, della provincia di Monza e Brianza e qualcun’altra del comasco e del pavese hanno dato piccoli contributi, concreti e politici. Ma nulla di più. Pensiamo che la sottovalutazione di questa lotta sia stato un errore. Pensiamo che sia stato un errore leggere questa vicenda come un episodio di umana disperazione, come ormai ne succedono tanti. Siamo convinti che sia stata un tentativo importante per il riconoscimento dei diritti degli immigrati e contro il razzismo. Se l’Italia democratica avesse supportato con tutti i mezzi questa lotta, dandone ben altro risalto, politico e culturale, forse anche l’esito della stessa sarebbe stato diverso, almeno dal punto di vista culturale.
Il Congresso deve indicare cosa vuole dire essere la “coscienza critica dei partiti”. La lotta degli immigrati di Via Imbonati, ci induce a chiedervi se non sia a volte opportuno, impegnarci in certi casi concretamente per la difesa di condizioni di vita reali, siano lavoratori, siano immigrati o altro. Ci domandiamo se davvero raccogliamo il testimone dei partigiani, se non interveniamo a volte anche direttamente nelle situazioni reali. La lotta degli immigrati, con gli immigrati, per l’uguaglianza, contro il razzismo, secondo noi è una lotta di grande importanza politica e culturale, oltre che di rilevanza nazionale e merita, secondo noi un impegno diverso.
Il razzismo era uno degli elementi principali del nazifascismo. Oggi per noi, prima ancora che a livello politico, pensiamo che sia tornato ad essere un’ emergenza sociale e culturale. Frutto avvelenato della globalizzazione fondata sull’accentramento delle ricchezze e sulla povertà dilagante. Frutto di una società, italiana, ma non solo, che in maniera sempre più estesa sostituisce i valori di eguaglianza e solidarietà con l’egoismo generalizzato e l’indifferenza. Dis-valori già visti in passato e che hanno portato danni incalcolabili. Come affrontiamo questa emergenza? "
GUERRA IN LIBIA
L’Anpi è senza esitazione dalla parte dei popoli che si liberano da quei regimi dittatoriali e oppressivi che giungono a sparare sui propri concittadini. Il Mediterraneo e il Medio Oriente possono essere all’alba di una nuova stagione. Per questo sono assai grandi le responsabilità delle organizzazioni democratiche, dei governi, degli organismi sovranazionali.
Prendiamo atto della risoluzione dell’ONU per la Libia, in difesa di quel popolo, ma siamo fermamente convinti che “l’Italia ripudia la guerra come mezzo per la soluzione delle controversie internazionali.” Non si esce dalle crisi attuali e nemmeno si aiuta la costruzione di nuove realtà statuali democratiche né con la guerra dall’alto né dal basso.
Devono tornare pienamente in campo la diplomazia, la politica e la cooperazione internazionale, colpevolmente assenti finora, per responsabilità dei governi UE – Italia in prima fila – che pure si erano impegnati per favorire la creazione di una area di cooperazione economica e istituzionale. Questo processo va ripreso e messo al centro di una nuova politica nel Mediterraneo. A questa politicapotranno collegarsi i nuovi gruppi dirigenti che quei Paesi e quei popoli sceglieranno in piena autonomia e libertà.
Prendiamo atto della risoluzione dell’ONU per la Libia, in difesa di quel popolo, ma siamo fermamente convinti che “l’Italia ripudia la guerra come mezzo per la soluzione delle controversie internazionali.” Non si esce dalle crisi attuali e nemmeno si aiuta la costruzione di nuove realtà statuali democratiche né con la guerra dall’alto né dal basso.
Devono tornare pienamente in campo la diplomazia, la politica e la cooperazione internazionale, colpevolmente assenti finora, per responsabilità dei governi UE – Italia in prima fila – che pure si erano impegnati per favorire la creazione di una area di cooperazione economica e istituzionale. Questo processo va ripreso e messo al centro di una nuova politica nel Mediterraneo. A questa politicapotranno collegarsi i nuovi gruppi dirigenti che quei Paesi e quei popoli sceglieranno in piena autonomia e libertà.
martedì 29 marzo 2011
NO ALLA GIORNATA DELLA SOLIDARIETA' IN CASERMA
Il prossimo 27 aprile, per il secondo anno, l'Associazione Nicola Ciardelli Onlus promuove e organizza, con il Comune di Pisa, la Giornata della Solidarietà per ricordare il maggiore Nicola Ciardelli morto a Nassiriya nel corso della missione “Antica Babilonia”. Destinatari della “Giornata della Solidarietà” sono tutti gli allievi, dai 3 a 13 anni di età, che frequentano le scuole d'infanzia, le primarie, e le secondarie di primo grado del Comune di Pisa.
Sebbene l’iniziativa richiami valori universalmente condivisi quali la pace, la solidarietà e la memoria, non ci trova affatto concordi per le modalità organizzative scelte dall’Amministrazione Comunale.
La “Giornata della Solidarietà” si tiene all’interno della caserma Gamerra, e le attività delle Giornata sono svolte con la collaborazione e l'assistenza del personale militare.
Noi crediamo che la scelta di associare valori importanti come pace, solidarietà e memoria con un luogo denso di significato e di messaggi simbolici come una caserma possa creare nei bambini e nelle bambine un’associazione spontanea e acritica fra quelli che sono i valori della giornata e i compiti in cui sono utilizzate le Forze Armate. In particolare se la caserma è, come in questo caso, sede di un reparto speciale che è stato e sarà impegnato in missioni militari all'estero la cui conformità con l’articolo 11 della Costituzione è oggetto di acceso dibattito.
Il coinvolgimento delle classi in orario scolastico ci sembra un’appropriazione decisionale che limita la libertà e la prerogativa di ogni genitore di educare i figli secondo la propria visione di cosa siano la pace e la solidarietà, rendendo la scuola pubblica fonte di messaggi ambigui su un tema spinoso quale i rapporti fra gli eserciti e la pace.
I genitori non hanno avuto la possibilità di partecipare al processo decisionale, partecipazione che sarebbe stata tanto più importante quanto più sono piccoli i bambini e le bambine cui l’iniziativa si rivolge. Come la pedagogia e la didattica più avanzate ci insegnano l’Educazione alla Pace ha contenuti e modalità diversi per ogni fascia di età e si sviluppa progressivamente dall’educazione alla convivenza civile nelle relazioni quotidiane per giungere solo verso la fine del ciclo dell’obbligo ad affrontare con i necessari strumenti critici il nesso problematico tra pace e uso delle armi.
La scelta del Comune di Pisa di privilegiare una modalità organizzativa che associa la solidarietà alla caserma, e di non ascoltare le voci critiche già sollevate l'anno passato ha escluso gran parte del ricchissimo tessuto associativo pisano, impegnato da sempre sui valori della pace, della nonviolenza e dei diritti dell'infanzia.
La promozione della solidarietà ha una storia che non può essere ignorata: i suoi luoghi sono stati finora le scuole, le associazioni, le parrocchie, il mondo del volontariato, e la stessa Pisa si è connotata negli anni per la ricchezza di questo tessuto solidale.
Chiediamo pertanto all’Assessora alle Politiche Socio-educative e Scolastiche e al Sindaco del Comune di Pisa, come genitori, associazioni, cittadini e cittadine, che l’iniziativa del 27 aprile:
si svolga in una sede destinata ad attività civili, che sia organizzata da personale esclusivamente civile, e che consenta quindi la partecipazione di tutte le realtà cittadine che si occupano di solidarietà;
oppure, in seconda istanza:
non si tenga in orario scolastico, in modo che ognuno possa scegliere liberamente se farvi partecipare i propri figli.
Primi Firmatari:
Gruppo Franz Jagerstatter per la nonviolenza, Arciragazzi Pisa, Casa della Donna, Centro Gandhi Onlus, Campagna Ponti non Muri-Pax Christi, Legambiente Pisa, Un Ponte per...(Pisa), Fratelli dell'Uomo Pisa, Rete Radiè Resch Pisa, Assopace Pisa, Associazione le Dieci Lune, Ingegneria Senza Frontiere Pisa, Associazione Cooperazione centro Nord-Sud "Il Chicco di Senape", Gruppo Emergency Pisa, Arci Servizio Civile Pontedera
Tratto da nocaserma.blogspot.com
LE PAROLE DI LIDIA MENAPACE RELATIVAMENTE ALLA QUESTIONE
"Care e cari
ho letto con scandalo la notizia, e con ammirazione la presa di posizione dei genitori: ferma democratica, razionale, e soprattutto rispettosa delle bambine e dei bambini, che non possono essere strumentalizzati a questo modo.
Vorrei prendere parte a questa importantissima lotta e perciò sottoscrivo toto corde ciò che è incluso nell'appello. Non posso del resto dimenticare che quando ero al Senato mi occupai di una fosca vicenda accaduta proprio alla caserma della Folgore a un paracadutista siciliano (Scieri) la cui morte è ancora avvolta in inquietanti "misteri".
Comunque nella formazione delle generazioni avvenire non dobbiamo mai scostarci dal dettato della nostra Costituzione che, pur rispettando ovviamente tutti i morti, ci obbliga a farci opinioni e ad esprimere giudizi critici. In particolare sull'andazzo davvero intollerabile per il quale, mentre noi sappiamo che si deve "ripudiare" la guerra, sia quella aggressiva degli altri popoli (che pure usammo durante il fascismo), sia quella che si propone come “strumento di risoluzione di controversie internazionali”, non ci curiamo che questo civilissimo e inderogabile ordine costituzionale sia inverato soprattutto con la costruzione di una cultura di pace. Una cultura che miri esplicitamente a scegliere una politica che sia coerente tra mezzi e fini.
Le persone della mia età che per percorsi di riflessione ed esperienze di vita volentieri dichiarano "Ora e sempre Resistenza" lo fanno anche per affermare che quell'importante periodo della nostra storia ci portò a riflettere sull'uso dei mezzi, e si fondò soprattutto sulla formazione di coscienze democratiche e attive, anche fino alla scelta nonviolenta (ad esempio Dossetti non usò mai personalmente armi e fu comandante partigiano e nemmeno io, che pure ottenni il brevetto di partigiana combattente col grado di sottotenente).
Di fronte a possibili involuzioni politiche e a coinvolgimenti dell'Europa nelle pericolose crisi nel Mediterraneo è anche più necessario affermare appunto il ripudio della guerra e la ricerca di forme politiche e di culture efficaci a inverare il dettato costituzionale. Anche perché le armi e il militarismo cui si ricorre nei periodi di crisi (anche tra le due guerre mondiali del resto) non possono più nascondere che, quanto più sono orrendamente distruttive, e ipocritamente dichiarate mezzi "umanitari"(!), tanto più sono inutili: è corruzione usarli nella formazione dei piccoli e dei ragazzi e ragazze.
Per questo la vicenda che denunciate deve uscire dal ristretto ambiente in cui è nata, prima che sia fatta diventare un modello da prendere a esempio. Ciao, Lidia"
Lidia Menapace è nata a Novara nel 1924. Ha partecipato alla Resistenza come staffetta partigiana, con una scelta non violenta che rispetterà in seguito e contrassegnerà la sua vita e la sua attività politica; si è poi impegnata nel movimento cattolico di base: pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del "Manifesto", è stata presente alle più rilevanti esperienze politiche e culturali della sinistra critica. E’ stata consigliera comunale a Roma e a Bolzano, consigliera provinciale in Sudtirolo e regionale del Lazio. Nella legislatura 2006-2008 è stata eletta Senatrice. È tra le voci più significative della cultura delle donne e dei movimenti di solidarietà e di liberazione.
Sebbene l’iniziativa richiami valori universalmente condivisi quali la pace, la solidarietà e la memoria, non ci trova affatto concordi per le modalità organizzative scelte dall’Amministrazione Comunale.
La “Giornata della Solidarietà” si tiene all’interno della caserma Gamerra, e le attività delle Giornata sono svolte con la collaborazione e l'assistenza del personale militare.
Noi crediamo che la scelta di associare valori importanti come pace, solidarietà e memoria con un luogo denso di significato e di messaggi simbolici come una caserma possa creare nei bambini e nelle bambine un’associazione spontanea e acritica fra quelli che sono i valori della giornata e i compiti in cui sono utilizzate le Forze Armate. In particolare se la caserma è, come in questo caso, sede di un reparto speciale che è stato e sarà impegnato in missioni militari all'estero la cui conformità con l’articolo 11 della Costituzione è oggetto di acceso dibattito.
Il coinvolgimento delle classi in orario scolastico ci sembra un’appropriazione decisionale che limita la libertà e la prerogativa di ogni genitore di educare i figli secondo la propria visione di cosa siano la pace e la solidarietà, rendendo la scuola pubblica fonte di messaggi ambigui su un tema spinoso quale i rapporti fra gli eserciti e la pace.
I genitori non hanno avuto la possibilità di partecipare al processo decisionale, partecipazione che sarebbe stata tanto più importante quanto più sono piccoli i bambini e le bambine cui l’iniziativa si rivolge. Come la pedagogia e la didattica più avanzate ci insegnano l’Educazione alla Pace ha contenuti e modalità diversi per ogni fascia di età e si sviluppa progressivamente dall’educazione alla convivenza civile nelle relazioni quotidiane per giungere solo verso la fine del ciclo dell’obbligo ad affrontare con i necessari strumenti critici il nesso problematico tra pace e uso delle armi.
La scelta del Comune di Pisa di privilegiare una modalità organizzativa che associa la solidarietà alla caserma, e di non ascoltare le voci critiche già sollevate l'anno passato ha escluso gran parte del ricchissimo tessuto associativo pisano, impegnato da sempre sui valori della pace, della nonviolenza e dei diritti dell'infanzia.
La promozione della solidarietà ha una storia che non può essere ignorata: i suoi luoghi sono stati finora le scuole, le associazioni, le parrocchie, il mondo del volontariato, e la stessa Pisa si è connotata negli anni per la ricchezza di questo tessuto solidale.
Chiediamo pertanto all’Assessora alle Politiche Socio-educative e Scolastiche e al Sindaco del Comune di Pisa, come genitori, associazioni, cittadini e cittadine, che l’iniziativa del 27 aprile:
si svolga in una sede destinata ad attività civili, che sia organizzata da personale esclusivamente civile, e che consenta quindi la partecipazione di tutte le realtà cittadine che si occupano di solidarietà;
oppure, in seconda istanza:
non si tenga in orario scolastico, in modo che ognuno possa scegliere liberamente se farvi partecipare i propri figli.
Primi Firmatari:
Gruppo Franz Jagerstatter per la nonviolenza, Arciragazzi Pisa, Casa della Donna, Centro Gandhi Onlus, Campagna Ponti non Muri-Pax Christi, Legambiente Pisa, Un Ponte per...(Pisa), Fratelli dell'Uomo Pisa, Rete Radiè Resch Pisa, Assopace Pisa, Associazione le Dieci Lune, Ingegneria Senza Frontiere Pisa, Associazione Cooperazione centro Nord-Sud "Il Chicco di Senape", Gruppo Emergency Pisa, Arci Servizio Civile Pontedera
Tratto da nocaserma.blogspot.com
LE PAROLE DI LIDIA MENAPACE RELATIVAMENTE ALLA QUESTIONE
"Care e cari
ho letto con scandalo la notizia, e con ammirazione la presa di posizione dei genitori: ferma democratica, razionale, e soprattutto rispettosa delle bambine e dei bambini, che non possono essere strumentalizzati a questo modo.
Vorrei prendere parte a questa importantissima lotta e perciò sottoscrivo toto corde ciò che è incluso nell'appello. Non posso del resto dimenticare che quando ero al Senato mi occupai di una fosca vicenda accaduta proprio alla caserma della Folgore a un paracadutista siciliano (Scieri) la cui morte è ancora avvolta in inquietanti "misteri".
Comunque nella formazione delle generazioni avvenire non dobbiamo mai scostarci dal dettato della nostra Costituzione che, pur rispettando ovviamente tutti i morti, ci obbliga a farci opinioni e ad esprimere giudizi critici. In particolare sull'andazzo davvero intollerabile per il quale, mentre noi sappiamo che si deve "ripudiare" la guerra, sia quella aggressiva degli altri popoli (che pure usammo durante il fascismo), sia quella che si propone come “strumento di risoluzione di controversie internazionali”, non ci curiamo che questo civilissimo e inderogabile ordine costituzionale sia inverato soprattutto con la costruzione di una cultura di pace. Una cultura che miri esplicitamente a scegliere una politica che sia coerente tra mezzi e fini.
Le persone della mia età che per percorsi di riflessione ed esperienze di vita volentieri dichiarano "Ora e sempre Resistenza" lo fanno anche per affermare che quell'importante periodo della nostra storia ci portò a riflettere sull'uso dei mezzi, e si fondò soprattutto sulla formazione di coscienze democratiche e attive, anche fino alla scelta nonviolenta (ad esempio Dossetti non usò mai personalmente armi e fu comandante partigiano e nemmeno io, che pure ottenni il brevetto di partigiana combattente col grado di sottotenente).
Di fronte a possibili involuzioni politiche e a coinvolgimenti dell'Europa nelle pericolose crisi nel Mediterraneo è anche più necessario affermare appunto il ripudio della guerra e la ricerca di forme politiche e di culture efficaci a inverare il dettato costituzionale. Anche perché le armi e il militarismo cui si ricorre nei periodi di crisi (anche tra le due guerre mondiali del resto) non possono più nascondere che, quanto più sono orrendamente distruttive, e ipocritamente dichiarate mezzi "umanitari"(!), tanto più sono inutili: è corruzione usarli nella formazione dei piccoli e dei ragazzi e ragazze.
Per questo la vicenda che denunciate deve uscire dal ristretto ambiente in cui è nata, prima che sia fatta diventare un modello da prendere a esempio. Ciao, Lidia"
Lidia Menapace è nata a Novara nel 1924. Ha partecipato alla Resistenza come staffetta partigiana, con una scelta non violenta che rispetterà in seguito e contrassegnerà la sua vita e la sua attività politica; si è poi impegnata nel movimento cattolico di base: pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del "Manifesto", è stata presente alle più rilevanti esperienze politiche e culturali della sinistra critica. E’ stata consigliera comunale a Roma e a Bolzano, consigliera provinciale in Sudtirolo e regionale del Lazio. Nella legislatura 2006-2008 è stata eletta Senatrice. È tra le voci più significative della cultura delle donne e dei movimenti di solidarietà e di liberazione.
PIZZINATO : "OFFESA ALLA CITTA' DI MILANO"
Pizzinato furioso " offesa alla città di Milano capitale della Resistenza”.
NON crede sue orecchie, Antonio Pizzinato, presidente regionale dell'Anpi, quando gli dicono che davanti a Palazzo Marino ci sono le insegne della X Mas mentre si intona l'inno di Mameli per l'inizio di un convegno sui 150 anni dell'Unità d'Italia. «GLI stendardi e i reduci della brigata fascista in Comune? È una ferita insanabile e un'offesa alla città di Milano, capitale della Resistenza». È incredulo e indignato Antonio Pizzinato, 79 anni, presidente regionale dell'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani, nel giorno in cui sfilano davanti al Comune di Milano i vessilli della X Mas, uno spettacolo a cui sperava di non dover mai assistere. Senatore, l'invito alla pacificazione nazionale è venuto anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
«Sì, ma non confondiamo la pacificazione con la rimozione e la cancellazione della storia. Il rispetto è per tutti i morti, ma così si riabilita chi ha ucciso e torturato i combattenti per la libertà del Paese. Come diceva Arrigo Boldrini, il "comandante Bulow", "Noi abbiamo combattuto per la nostra libertà, per quella degli indifferenti e per quella di chi era contrario". Ma non si può parificare gli alleati dei nazisti, né tantomeno onorarli, tanto più quest'anno». Perché? «Perché abbiamo appena festeggiato i 150 anni dell'Unità d'Italia e Milano ha avuto un ruolo determinante in questa storia, a partire dalle Cinque Giornate del '48 fino alla Resistenza nella quale caddero oltre 2800 partigiani - ricordati alla Loggia dei Mercanti e al Campo della Gloria - per non parlare delle migliaia di deportati, degli arrestati, di quelli che fecero gli scioperi del '43 e '44, così come non si possono dimenticare i quindici fucilati dell'agosto '44, dirigenti del comitato clandestino della Falck, della Ercole Marelli e della Borletti. È in memoria di tutta questa gente che la X Mas deve stare lontana da Milano». Eppure il ministro alla Difesa Ignazio La Russa e il sindaco Letizia Moratti non hanno trovato nulla da dire, anzi. «È questa la vergogna maggiore. Che la riabilitazione venga da parte di un ministro della Repubblica italiana che ha giurato fedeltà alla Costituzione, e che lo faccia il sindaco della città Medaglia d'oro della Resistenza. Questa è l'onta indicibile. Ma non si ricordano cosa fece la X Mas all'Albergo Regina? Forse no, visto che il Comune non ha ritenuto nemmeno di mettere una targa a memoria». Lo ricordi lei che cosa succedeva all'Albergo Regina. «Era lì che venivano torturati e uccisi i combattenti per la libertà. Ma la lapide l'hanno dovuta mettere i cittadini perché le istituzioni non l'hanno fatto». Vogliono invece mettere una lapide in memoria di Luisa Ferida... «Quella che stava con i torturatori della repubblica di Salò? Mi sembra incredibile. Non è nemmeno revisionismo, è la cancellazione della storia da parte di alti rappresentanti delle istituzioni nazionali, che dovrebbero esser fedeli alla Costituzione e che invece riabilitano chi diede fuoco a interi paesi per rappresaglia, chi bruciò vive le famiglie dei partigiani e impiccò i combattenti per la libertà». Che cosa si può fare? «Siamo alla vigilia del 25 aprile, io sono molto preoccupato per i segnali che vedo in giro. Ne discuteremo la settimana prossima nel venticinquesimo congresso nazionale dell'Anpi a Torino. Serve un nuovo impegno per far vivere i valori della Resistenza».
La Repubblica 20 marzo 2011
NON crede sue orecchie, Antonio Pizzinato, presidente regionale dell'Anpi, quando gli dicono che davanti a Palazzo Marino ci sono le insegne della X Mas mentre si intona l'inno di Mameli per l'inizio di un convegno sui 150 anni dell'Unità d'Italia. «GLI stendardi e i reduci della brigata fascista in Comune? È una ferita insanabile e un'offesa alla città di Milano, capitale della Resistenza». È incredulo e indignato Antonio Pizzinato, 79 anni, presidente regionale dell'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani, nel giorno in cui sfilano davanti al Comune di Milano i vessilli della X Mas, uno spettacolo a cui sperava di non dover mai assistere. Senatore, l'invito alla pacificazione nazionale è venuto anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
«Sì, ma non confondiamo la pacificazione con la rimozione e la cancellazione della storia. Il rispetto è per tutti i morti, ma così si riabilita chi ha ucciso e torturato i combattenti per la libertà del Paese. Come diceva Arrigo Boldrini, il "comandante Bulow", "Noi abbiamo combattuto per la nostra libertà, per quella degli indifferenti e per quella di chi era contrario". Ma non si può parificare gli alleati dei nazisti, né tantomeno onorarli, tanto più quest'anno». Perché? «Perché abbiamo appena festeggiato i 150 anni dell'Unità d'Italia e Milano ha avuto un ruolo determinante in questa storia, a partire dalle Cinque Giornate del '48 fino alla Resistenza nella quale caddero oltre 2800 partigiani - ricordati alla Loggia dei Mercanti e al Campo della Gloria - per non parlare delle migliaia di deportati, degli arrestati, di quelli che fecero gli scioperi del '43 e '44, così come non si possono dimenticare i quindici fucilati dell'agosto '44, dirigenti del comitato clandestino della Falck, della Ercole Marelli e della Borletti. È in memoria di tutta questa gente che la X Mas deve stare lontana da Milano». Eppure il ministro alla Difesa Ignazio La Russa e il sindaco Letizia Moratti non hanno trovato nulla da dire, anzi. «È questa la vergogna maggiore. Che la riabilitazione venga da parte di un ministro della Repubblica italiana che ha giurato fedeltà alla Costituzione, e che lo faccia il sindaco della città Medaglia d'oro della Resistenza. Questa è l'onta indicibile. Ma non si ricordano cosa fece la X Mas all'Albergo Regina? Forse no, visto che il Comune non ha ritenuto nemmeno di mettere una targa a memoria». Lo ricordi lei che cosa succedeva all'Albergo Regina. «Era lì che venivano torturati e uccisi i combattenti per la libertà. Ma la lapide l'hanno dovuta mettere i cittadini perché le istituzioni non l'hanno fatto». Vogliono invece mettere una lapide in memoria di Luisa Ferida... «Quella che stava con i torturatori della repubblica di Salò? Mi sembra incredibile. Non è nemmeno revisionismo, è la cancellazione della storia da parte di alti rappresentanti delle istituzioni nazionali, che dovrebbero esser fedeli alla Costituzione e che invece riabilitano chi diede fuoco a interi paesi per rappresaglia, chi bruciò vive le famiglie dei partigiani e impiccò i combattenti per la libertà». Che cosa si può fare? «Siamo alla vigilia del 25 aprile, io sono molto preoccupato per i segnali che vedo in giro. Ne discuteremo la settimana prossima nel venticinquesimo congresso nazionale dell'Anpi a Torino. Serve un nuovo impegno per far vivere i valori della Resistenza».
La Repubblica 20 marzo 2011
MORATTI E LA RUSSA VERGOGNA !

Milano. Le insegne della Decima Mas in piazza della Scala.
Le insegne della brigata fascista presenti al convegno organizzato per i 150 anni dell'Unità d'Italia cui hanno partecipato il sindaco Moratti e il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Svetta il labaro della Flottiglia Decima Mas in piazza della Scala durante l'esecuzione dell'inno di Mameli.
I rappresentanti dell'unità speciale hanno partecipato con la loro insegna al convegno organizzato oggi a Palazzo Marino dal consigliere comunale del Pdl, Stefano Di Martino, sul tema "150esimo dell'Unità d'Italia dal Risorgimento alle Missioni di pace".
All'incontro, a cui hanno preso parte anche tutte le altre associazioni di combattenti, sono intervenuti il sindaco, Letizia Moratti, e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Al primo cittadino è stato consegnato lo storico tricolore rinvenuto nel 1942 durante la campagna di Russia e riportato da un combattente in Italia l'anno successivo, oltre a una targa dell'associazione degli artiglieri. Sottolineando la necessità di una pacificazione nazionale, il ministro La Russa nel corso del convegno ha citato una massima di Giorgio Almirante, lo storico segretario dell' Msi: "Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria", citazione che è stata accolta da un grande applauso della platea. Decisamente critica la posizione del centrosinistra che parla di una grave ferita provocata alla città a poche settimane dalla ricorrenza del 25 aprile. In consiglio provinciale Caputo dichiara : "Il sindaco di Milano, città medaglia d'oro della Resistenza che tanti martiri ha donato per la liberazione del nostro Paese dalla dominazione nazi-fascista, prima tace e non si oppone alla decisione del Consiglio di Zona 8 di dedicare una lapide all'attrice del ventennio Ferida, coinvolta nelle agghiaccianti vicende di Villa Triste, e oggi partecipa ad un convegno a Palazzo Marino in cui sono rappresentati i reduci della Decima Mas e della Repubblica Sociale Italiana.". Proteste anche dall'Anpi, l'associazione nazionale partigiani che nei giorni scorsi aveva preso pubblicamente posizione in particolare contro l'ipotesi di dedicare una lapide alla Ferida.
Repubblica Milano
MILANO, LA DESTRA RIABILITA LA BANDA KOCH
Mentre in Italia si commemora il 150° dell'unità, il consiglio di zona 8 mercoledì 16marzo 2011, in seconda convocazione (per non avere problemi con il numero legale), è stato convocato per discutere la proposta di intitolazione di una targa in memoria di Luisa Ferida, attrice aderente alla repubblica di Salò e partecipe, con Osvaldo Valenti, alle attività di tortura della famigerata banda Koch all'interno di villa Triste a Milano.
Questo è il testo approvato dalla maggioranza di destra del consiglio di zona, con 13 voti contro 11 dell'opposizione:
"In questo luogo, il 30/4/ 1945 venne assassinata, benchè incinta, LUISA FERIDA, famosa attrice di teatro e di cinema. A lei e a tutte le vittime dell'odio e della violenza causate da ideologie totalitarie e antidemocratiche è dedicata questa targa, affinchè mai più nella storia si ripetano simili nefandezze".
La targa e le motivazioni sono sconcertanti, un insulto alla storia e alla memoria per l'Italia e Milano, un atto gravissimo e di inaudita arroganza e ignoranza, e fascismo,una provocazione che offende tutte le vittime torturate e ammazzate dalla banda Koch, una delle più orrende squadracce del fascismo in Italia.
Milano democratica e antifascista reagisca a questa destra, non si può rimanere indifferenti.
ANPI Sezioni ZONA OTTO.
Comitato ANTIFASCISTA ZONA OTTO.
Coordinamento sezioni ANPI Milano zona 6.
Comitato ANTIFASCISTA per la difesa della Democrazia zona sei. Milano.
Questo è il testo approvato dalla maggioranza di destra del consiglio di zona, con 13 voti contro 11 dell'opposizione:
"In questo luogo, il 30/4/ 1945 venne assassinata, benchè incinta, LUISA FERIDA, famosa attrice di teatro e di cinema. A lei e a tutte le vittime dell'odio e della violenza causate da ideologie totalitarie e antidemocratiche è dedicata questa targa, affinchè mai più nella storia si ripetano simili nefandezze".
La targa e le motivazioni sono sconcertanti, un insulto alla storia e alla memoria per l'Italia e Milano, un atto gravissimo e di inaudita arroganza e ignoranza, e fascismo,una provocazione che offende tutte le vittime torturate e ammazzate dalla banda Koch, una delle più orrende squadracce del fascismo in Italia.
Milano democratica e antifascista reagisca a questa destra, non si può rimanere indifferenti.
ANPI Sezioni ZONA OTTO.
Comitato ANTIFASCISTA ZONA OTTO.
Coordinamento sezioni ANPI Milano zona 6.
Comitato ANTIFASCISTA per la difesa della Democrazia zona sei. Milano.
domenica 13 marzo 2011
IN RICORDO DI MARCO CESANA
Pubblichiamo i video della serata in ricordo del nostro Presidente onorario, Marco Cesana.
Purtroppo la memory card ci ha piantato in asso durante il corso dell'iniziativa, per cui mancano l'ultima parte del intervento del presidente dell'Anpi provinciale di Monza e Brianza, Loris Maconi e dell'esibizione del Coro La Baita.
Purtroppo la memory card ci ha piantato in asso durante il corso dell'iniziativa, per cui mancano l'ultima parte del intervento del presidente dell'Anpi provinciale di Monza e Brianza, Loris Maconi e dell'esibizione del Coro La Baita.
venerdì 11 marzo 2011
SBANDATI, E' ANCORA APERTO IL BANDO MUSICALE
SBANDATI,PER NON DIMENTICARE.
CANZONI DI LOTTA TRA IL VECCHIO E IL NUOVO MONDO.
E ieri come oggi il canto ci accompagna, è nostro fratello e sorella nel difficile cammino che deve vedere ancora compiersi l’anelito di libertà e giustizia sociale / politica che tutti noi auspichiamo… “Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera, fischia il vento e infuria la bufera”
BANDO DI SELEZIONE PER LE ESIBIZIONI MUSICALI
DEL 3ª FESTIVAL PROVINCIALE DI RESISTENZA
DI MONZA E BRIANZA
22-26 giugno 2011
Besana Brianza
L’ A.N.P.I. Provinciale Monza e Brianza indice un Bando di selezione da tenersi in occasione del Festival Provinciale di Monza e Brianza, suddiviso in quattro categorie, con premiazione dei selezionati.
Il 3ª FESTIVAL PROVINCIALE DI RESISTENZA si pone come scopo, con la presente iniziativa, di mettere a confronto differenti esperienze musicali sulla tematica della lotta di liberazione partigiana, rilanciando la riflessione su valori e motivazioni della lotta partigiana, della Costituzione e del solco di democrazia tracciato a costo di sofferenze e gravi sacrifici.
L’A.N.P.I. con questa iniziativa vorrebbe andare oltre i soli fatti storici; vorrebbe avviare una riflessione sui sentimenti e le speranze della generazione che ha lottato per un’Italia libera e democratica e confrontarle con la generazione che si affaccia ora a tracciare la propria di Storia, nella rivalutazione di valori comuni, di sogni condivisi, di auspicabili cambiamenti.
Il bando offre due modalità operative per affrontare il concorso.
• Rivisitazione di canzoni della Resistenza: potranno essere utilizzati brani ( per intero o parzialmente) del periodo della Resistenza partigiana, per costruire la propria performance, adattandoli al proprio stile musicale, al fine di rendere con l’esecuzione una propria chiave di lettura.
• Racconti in musica sul tema del periodo a cavallo tra il 1940 ed il 1944: potranno essere inventate canzoni narrative, strutture musicali evocative che esprimano artisticamente il rapporto tra un ieri da non dimenticare ed un oggi tutto da costruire.
Il bando è rivolto a:
• gruppi musicali giovanili, senza obbligo di organico definito in tipologie di strumenti, che realizzino una demo da presentare al concorso; i componenti devono avere al massimo un’età anagrafica compresa entro i 22 anni;
• gruppi musicali o vocali provenienti dalle scuole secondarie di 1° e 2° grado, coadiuvati da un Docente della scuola d’appartenenza;
• musicisti amatoriali, singoli o in gruppo, di musica classica di età anagrafica compresa entro i 22 anni;
• gruppi over 22 anni, sia amatoriali che professionali.
Il primo premio consiste nell’importo di euro 500 e nella pubblicazione del brano in una raccolta su CD/DVD
SENZA MEMORIA UN POPOLO E’ INCOSCIENTE
Ma la memoria, senza una visione del futuro è commemorativa o nostalgica.
L'A.N.P.I. con questa iniziativa vorrebbe andare oltre la necessaria memoria.
“Sbandati” è un’occasione per avviare una riflessione con la generazione che si affaccia ora a tracciare la propria Storia.
I valori della Resistenza, della Costituzione e della democrazia possono diventare esperienza musicale di confronto.
A.N.P.I. Monza e Brianza ci sta provando.
Vuoi aiutarci in questa avventura?
Visita il sito www.sbandanpi.it per informazioni, premi e per scaricare la scheda di iscrizione.
CANZONI DI LOTTA TRA IL VECCHIO E IL NUOVO MONDO.
E ieri come oggi il canto ci accompagna, è nostro fratello e sorella nel difficile cammino che deve vedere ancora compiersi l’anelito di libertà e giustizia sociale / politica che tutti noi auspichiamo… “Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera, fischia il vento e infuria la bufera”
BANDO DI SELEZIONE PER LE ESIBIZIONI MUSICALI
DEL 3ª FESTIVAL PROVINCIALE DI RESISTENZA
DI MONZA E BRIANZA
22-26 giugno 2011
Besana Brianza
L’ A.N.P.I. Provinciale Monza e Brianza indice un Bando di selezione da tenersi in occasione del Festival Provinciale di Monza e Brianza, suddiviso in quattro categorie, con premiazione dei selezionati.
Il 3ª FESTIVAL PROVINCIALE DI RESISTENZA si pone come scopo, con la presente iniziativa, di mettere a confronto differenti esperienze musicali sulla tematica della lotta di liberazione partigiana, rilanciando la riflessione su valori e motivazioni della lotta partigiana, della Costituzione e del solco di democrazia tracciato a costo di sofferenze e gravi sacrifici.
L’A.N.P.I. con questa iniziativa vorrebbe andare oltre i soli fatti storici; vorrebbe avviare una riflessione sui sentimenti e le speranze della generazione che ha lottato per un’Italia libera e democratica e confrontarle con la generazione che si affaccia ora a tracciare la propria di Storia, nella rivalutazione di valori comuni, di sogni condivisi, di auspicabili cambiamenti.
Il bando offre due modalità operative per affrontare il concorso.
• Rivisitazione di canzoni della Resistenza: potranno essere utilizzati brani ( per intero o parzialmente) del periodo della Resistenza partigiana, per costruire la propria performance, adattandoli al proprio stile musicale, al fine di rendere con l’esecuzione una propria chiave di lettura.
• Racconti in musica sul tema del periodo a cavallo tra il 1940 ed il 1944: potranno essere inventate canzoni narrative, strutture musicali evocative che esprimano artisticamente il rapporto tra un ieri da non dimenticare ed un oggi tutto da costruire.
Il bando è rivolto a:
• gruppi musicali giovanili, senza obbligo di organico definito in tipologie di strumenti, che realizzino una demo da presentare al concorso; i componenti devono avere al massimo un’età anagrafica compresa entro i 22 anni;
• gruppi musicali o vocali provenienti dalle scuole secondarie di 1° e 2° grado, coadiuvati da un Docente della scuola d’appartenenza;
• musicisti amatoriali, singoli o in gruppo, di musica classica di età anagrafica compresa entro i 22 anni;
• gruppi over 22 anni, sia amatoriali che professionali.
Il primo premio consiste nell’importo di euro 500 e nella pubblicazione del brano in una raccolta su CD/DVD
SENZA MEMORIA UN POPOLO E’ INCOSCIENTE
Ma la memoria, senza una visione del futuro è commemorativa o nostalgica.
L'A.N.P.I. con questa iniziativa vorrebbe andare oltre la necessaria memoria.
“Sbandati” è un’occasione per avviare una riflessione con la generazione che si affaccia ora a tracciare la propria Storia.
I valori della Resistenza, della Costituzione e della democrazia possono diventare esperienza musicale di confronto.
A.N.P.I. Monza e Brianza ci sta provando.
Vuoi aiutarci in questa avventura?
Visita il sito www.sbandanpi.it per informazioni, premi e per scaricare la scheda di iscrizione.
12 MARZO A MILANO IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE E DELLA SCUOLA PUBBLICA
Anche a Milano, sabato 12 Marzo, è fissata una manifestazione in difesa della Costituzione e della Scuola Pubblica.
L'iniziativa si colloca nell'ambito di una mobilitazione nazionale che avrà come epicentro Roma (http://www.adifesadellacostituzione.it/) ed è aperta a chiunque creda che la Costituzione sia una somma di diritti e di doveri per tutte le cittadine e tutti i cittadini che sono sovrani nel proprio paese, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ organizzata per difendere i valori della legalità repubblicana – troppo spesso impunemente violati – e della dignità costituzionale che non dev’essere calpestata. Vuole ribadire la necessità della certezza del diritto, che è il primo bene pubblico indispensabile per ciascun cittadino, di qualunque schieramento. Per questo motivo si preferisce non vi siano simboli riconducibili a partiti o sindacati, nel rispetto dell’iniziativa che vuol’essere trasversale ed aperta a chiunque vi si riconosca.
Unica bandiera ammessa sarà il Tricolore, unico simbolo la Costituzione della Repubblica Italiana.
A Milano, la manifestazione si svolgerà in Largo Cairoli, con inizio alle ore 15.
Sul palco saranno chiamati ad intervenire esponenti dei movimenti della società civile, del mondo delle professioni, della scuola pubblica, della ricerca, della cultura. Personaggi noti si alterneranno a semplici cittadini attivi nel mondo della scuola e del lavoro.
Tra i primi relatori già confermati:
Vincenzo Consolo - Gioacchino Genchi - Nando dalla Chiesa - Salvatore Borsellino - Guido Scorza - Jorge Carazas - Daniele Biacchessi - Dario Fo - Mario Agostinelli - Marilisa D'Amico
L'iniziativa si colloca nell'ambito di una mobilitazione nazionale che avrà come epicentro Roma (http://www.adifesadellacostituzione.it/) ed è aperta a chiunque creda che la Costituzione sia una somma di diritti e di doveri per tutte le cittadine e tutti i cittadini che sono sovrani nel proprio paese, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ organizzata per difendere i valori della legalità repubblicana – troppo spesso impunemente violati – e della dignità costituzionale che non dev’essere calpestata. Vuole ribadire la necessità della certezza del diritto, che è il primo bene pubblico indispensabile per ciascun cittadino, di qualunque schieramento. Per questo motivo si preferisce non vi siano simboli riconducibili a partiti o sindacati, nel rispetto dell’iniziativa che vuol’essere trasversale ed aperta a chiunque vi si riconosca.
Unica bandiera ammessa sarà il Tricolore, unico simbolo la Costituzione della Repubblica Italiana.
A Milano, la manifestazione si svolgerà in Largo Cairoli, con inizio alle ore 15.
Sul palco saranno chiamati ad intervenire esponenti dei movimenti della società civile, del mondo delle professioni, della scuola pubblica, della ricerca, della cultura. Personaggi noti si alterneranno a semplici cittadini attivi nel mondo della scuola e del lavoro.
Tra i primi relatori già confermati:
Vincenzo Consolo - Gioacchino Genchi - Nando dalla Chiesa - Salvatore Borsellino - Guido Scorza - Jorge Carazas - Daniele Biacchessi - Dario Fo - Mario Agostinelli - Marilisa D'Amico
domenica 6 marzo 2011
6 MARZO : FOTO E VIDEO DELLA CELEBRAZIONE ANNIVERSARIO FUCILAZIONE PARTIGIANI CARATESI
I bellissimi lavori degli alunni delle classi quinte delle scuole primarie di Carate Brianza e i video della celebrazione civile tenutasi a Carate il 6 marzo in occasione dell'anniversario della fucilazione dei Partigiani avvenuta il 9 marzo 1945
Nel prima parte l'intervento del sindaco di Carate Brianza, Marco Pipino.
Nella seconda il discorso del sindaco di Pessano con Bornago, Giuseppe Caridi.
Nella terza le parole del rappresentante dell'ANPI, Rosella Stucchi, presidente della sezione ANPI di Monza, vicepresidente ANPI provinciale Monza e Brianza, figlia del capitano Giovanni Battista Stucchi, alta figura della Resistenza.
venerdì 4 marzo 2011
ANNIVERSARIO DELLA FUCILAZIONE DEI PARTIGIANI CARATESI
L’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Comitato Unitario Antifascista e per la Difesa delle Istituzioni Repubblicane organizza le seguenti iniziative:
DOMENICA 6 MARZO 2011 -celebrazione civile
Ore 9.30 -S. Messa in Chiesa Prepositurale
Ore 10.30 – Al “Monumento alla Resistenza”, Piazza C. Battisti.
Commemorazione alla presenza delle Autorità cittadine di Carate Brianza,Pessano con Bornago e Rosella Stucchi, rappresentante dell'ANPI.
Corteo al cimitero per deporre le corone sulle tombe dei Partigiani caduti.
In caso di maltempo la manifestazione civile si terrà presso la Sala
Consiliare del Municipio.
DOMENICA 13 MARZO
Ore 9.00 -Dal piazzale del Municipio partenza per Pessano dove alle ore
10.00 avrà inizio la manifestazione
DOMENICA 6 MARZO 2011 -celebrazione civile
Ore 9.30 -S. Messa in Chiesa Prepositurale
Ore 10.30 – Al “Monumento alla Resistenza”, Piazza C. Battisti.
Commemorazione alla presenza delle Autorità cittadine di Carate Brianza,Pessano con Bornago e Rosella Stucchi, rappresentante dell'ANPI.
Corteo al cimitero per deporre le corone sulle tombe dei Partigiani caduti.
In caso di maltempo la manifestazione civile si terrà presso la Sala
Consiliare del Municipio.
DOMENICA 13 MARZO
Ore 9.00 -Dal piazzale del Municipio partenza per Pessano dove alle ore
10.00 avrà inizio la manifestazione
LE DONNE PROTAGONISTE DEL CAMBIAMENTO
“8 marzo 2011: le donne protagoniste del cambiamento”. Questo il filo conduttore di un documento diffuso dalla presidenza, segreteria e Comitato nazionale dell’Anpi alla vigilia della festa della donna. “Nella lotta partigiana, nella Resistenza, le donne hanno avviato da protagoniste, alla pari degli uomini, un cammino di emancipazione e liberazione che, proseguito negli ultimi 60 anni, ha segnato la società italiana di conquiste di giustizia, di libertà e di civiltà”. “Donne – si sottolinea - di generazioni diverse che insieme lavorano, con sentito impegno civile, all'interno di un'associazione nata dopo la Resistenza. Questa “singolarità” fa dell'ANPI un luogo di valori forti e profondi che uniscono il filo della vita di tante generazioni”.
“Tenendo per mano questo prezioso filo che le ha fatte incontrare – aggiunge - le donne dell’ANPI lavorano su proposte ed iniziative culturali e sociali attraverso le quali portano avanti gli ideali e i principi sanciti dalla Carta Costituzionale”.
“Lavorando insieme si sono conosciute, confrontate e reciprocamente arricchite delle loro differenze. Attraverso le loro diverse esperienze cercano di favorire e stimolare un processo di ricomposizione e di solidarietà tra le donne, di individuazione di comuni obiettivi, di ampliamento della partecipazione attiva”.
“Dignità, rispetto di sé, libertà e coraggio delle proprie scelte, responsabilità verso se stesse e gli altri; difesa e potenziamento dei diritti sociali e di cittadinanza, a cominciare dal diritto al lavoro e ai servizi sociali; condivisione dei problemi e degli obiettivi da
raggiungere, pari dignità tra donne e uomini: questo è ciò che si deve affermare e promuovere”.
“In un momento – si rileva - di emergenza democratica, sociale e civile del Paese, come quello attuale, c’è una grande necessità della cultura, degli obiettivi, delle lotte di liberazione delle donne. Esse avvertono il bisogno di contribuire al cambiamento culturale del nostro Paese, sentono la necessità di agire in fretta per superare l'emergenza in cui si trovano, emergenza che rende l'Italia un Paese bloccato a logiche di interessi di parte”.
“Dopo il successo del 13 febbraio – si sottolinea - si deve andare avanti con la stessa forza e la stessa convinzione; per questo le donne dell’ANPI si sono date l'obiettivo di creare in ogni territorio una rete con le associazioni femminili, sociali e culturali, con i sindacati, con i partiti antifascisti, col volontariato, con le donne portatrici di competenze specifiche. “Questa –si conclude - è la nostra Associazione e questo sono le donne che ne fanno parte, e con tali convincimenti e sentimenti l’otto marzo saremo al fianco di tutte coloro che si riconoscono in questi valori”.
“Tenendo per mano questo prezioso filo che le ha fatte incontrare – aggiunge - le donne dell’ANPI lavorano su proposte ed iniziative culturali e sociali attraverso le quali portano avanti gli ideali e i principi sanciti dalla Carta Costituzionale”.
“Lavorando insieme si sono conosciute, confrontate e reciprocamente arricchite delle loro differenze. Attraverso le loro diverse esperienze cercano di favorire e stimolare un processo di ricomposizione e di solidarietà tra le donne, di individuazione di comuni obiettivi, di ampliamento della partecipazione attiva”.
“Dignità, rispetto di sé, libertà e coraggio delle proprie scelte, responsabilità verso se stesse e gli altri; difesa e potenziamento dei diritti sociali e di cittadinanza, a cominciare dal diritto al lavoro e ai servizi sociali; condivisione dei problemi e degli obiettivi da
raggiungere, pari dignità tra donne e uomini: questo è ciò che si deve affermare e promuovere”.
“In un momento – si rileva - di emergenza democratica, sociale e civile del Paese, come quello attuale, c’è una grande necessità della cultura, degli obiettivi, delle lotte di liberazione delle donne. Esse avvertono il bisogno di contribuire al cambiamento culturale del nostro Paese, sentono la necessità di agire in fretta per superare l'emergenza in cui si trovano, emergenza che rende l'Italia un Paese bloccato a logiche di interessi di parte”.
“Dopo il successo del 13 febbraio – si sottolinea - si deve andare avanti con la stessa forza e la stessa convinzione; per questo le donne dell’ANPI si sono date l'obiettivo di creare in ogni territorio una rete con le associazioni femminili, sociali e culturali, con i sindacati, con i partiti antifascisti, col volontariato, con le donne portatrici di competenze specifiche. “Questa –si conclude - è la nostra Associazione e questo sono le donne che ne fanno parte, e con tali convincimenti e sentimenti l’otto marzo saremo al fianco di tutte coloro che si riconoscono in questi valori”.
giovedì 3 marzo 2011
REVOCATO IL CONVEGNO DI ESTREMA DESTRA
Dopo l'intervento dell'Anpi revocato il convegno del gruppo di estrema destra "Patria Nostra".
La 3 Circoscrizione di Torino non ospiterà il convegno del movimento di estrema destra Patria Nostra. Dopo l'allarme lanciato dalla presidenza provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, il presidente della Circoscrizione, Michele Paolino, ha firmato la revoca della concessione della sala a Patria Nostra, che non ha mai nascosto (dichiarandolo anche nelle interviste) di essere legata all'ideologia fascista.
Il convegno doveva svolgersi proprio nel quartiere Borgo San Paolo, lo stesso dell'eroe della Resistenza Dante Di Nanni.
La revoca è arrivata per motivi di ordine pubblico.
La 3 Circoscrizione di Torino non ospiterà il convegno del movimento di estrema destra Patria Nostra. Dopo l'allarme lanciato dalla presidenza provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, il presidente della Circoscrizione, Michele Paolino, ha firmato la revoca della concessione della sala a Patria Nostra, che non ha mai nascosto (dichiarandolo anche nelle interviste) di essere legata all'ideologia fascista.
Il convegno doveva svolgersi proprio nel quartiere Borgo San Paolo, lo stesso dell'eroe della Resistenza Dante Di Nanni.
La revoca è arrivata per motivi di ordine pubblico.
MARNATE, NO ALL'INTITOLAZIONE DI UNA VIA AD ALMIRANTE

L’Anpi provinciale di Varese è intervenuta con un’aspra polemica nei confronti della decisione del sindaco di Marnate Celestino Cerana, che ha deciso di intitolare una via a Giorgio Almirante.
«Il comitato provinciale di Varese dell’associazione nazionale partigiani d’Italia», recita il comunicato ufficiale dell’Anpi, «Esprime una vibrata protesta per una scelta che contraddice la storia di una località che ha visto, durante la lotta di resistenza, l’attiva presenza di una formazione partigiana, “La Costanzia”, di Matrice Cattolica».
«La decisione assunta è una offesa alla memoria di tanti ebrei ed antifascisti caduti durante le repressioni fasciste di carattere antisemita», prosegue l’Anpi, «Sostenute da Giorgio Almirante con i suoi scritti e la sua attività dichiaratamente razzista. I partigiani e gli antifascisti si augurano che tale decisione sia revocata anche per svelenire il clima di contrapposizione non certo favorevole allo sviluppo di un dibattito democratico».
L’Anpi di Varese ha il sostegno anche dell’Anpi di Gallarate. Ieri l’amministrazione comunale aveva già paventato un ripensamento.
Tratto da Varesenews
RIGURGITI NEOFASCISTI A RIMINI
Preoccupata presa di posizione dell'Anpi di Rimini rispetto a una catena di iniziative tutte diu chiara marca neofascista.
Ricapitoliamo. Il 5 marzo, il un luogo sconosciuto, si svolgerà un concerto di dubbia e ambigua matrice politico\culturale, mentre il giorno successivo, ci sarà sempre a Rimini la cena per il tesseramento del movimento politico neofascista Forza nuova. "Questa contingenza - spiega in un comunicato il Comitato provinciale dell'Anpi di Rimini - e le modalità semiclandestine dello svolgimento possono far pensare ad uno stretto collegamento tra i due avvenimenti e sono indubbiamente segnali pericolosissimi e inquietanti di rigurgiti neofascisti a Rimini".
"Vari - si spiega ancora - sono stati gli episodi di vandalismo politico di matrice neofascista in questi anni: tra i tanti ricordiamo l'imbrattamento del monumento ai Partigiani di piazza Tre Martiri o il fatto, ancor più grave, sventato grazie al brillante lavoro dei carabinieri, del vero e proprio attentato nei confronti dei componenti del gruppo PAZ, compiuto dagli allora vertici provinciali sempre del movimento di Forza nuova".
"L'Anpi esprime la sua più dura condanna nei confronti di questi avvenimenti e auspica che la stessa presa di posizione venga da parte delle istituzione democratiche della nostra città, sindaco e presidente delle provincia il testa; da parte di tutti partiti che si richiamano ai valori antifascisti e alla Resistenza; dall'associazionismo democratico e dalle forze sindacali e di tutti i singoli cittadini che hanno a cuore il vivere sereno e civile della nostra città".
Si ringraziano, infine, le forze dell'ordine per il lavoro che stanno mettendo in campo per la tutela dell'ordine democratico e della sicurezza di tutti i cittadini.
Comitato provinciale Anpi
A.N.P.I. RIMINI
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini
Via IV Novembre 21
47921 Rimini (RN) Italia
Contatti:
tel - fax 054122749
e-mail partigianirimini@yahoo.it
skype anpi.rimini
web http://www.anpi.rimini.it
facebook http://www.facebook.com/anpirimini
twitter https://twitter.com/anpirimini
Ricapitoliamo. Il 5 marzo, il un luogo sconosciuto, si svolgerà un concerto di dubbia e ambigua matrice politico\culturale, mentre il giorno successivo, ci sarà sempre a Rimini la cena per il tesseramento del movimento politico neofascista Forza nuova. "Questa contingenza - spiega in un comunicato il Comitato provinciale dell'Anpi di Rimini - e le modalità semiclandestine dello svolgimento possono far pensare ad uno stretto collegamento tra i due avvenimenti e sono indubbiamente segnali pericolosissimi e inquietanti di rigurgiti neofascisti a Rimini".
"Vari - si spiega ancora - sono stati gli episodi di vandalismo politico di matrice neofascista in questi anni: tra i tanti ricordiamo l'imbrattamento del monumento ai Partigiani di piazza Tre Martiri o il fatto, ancor più grave, sventato grazie al brillante lavoro dei carabinieri, del vero e proprio attentato nei confronti dei componenti del gruppo PAZ, compiuto dagli allora vertici provinciali sempre del movimento di Forza nuova".
"L'Anpi esprime la sua più dura condanna nei confronti di questi avvenimenti e auspica che la stessa presa di posizione venga da parte delle istituzione democratiche della nostra città, sindaco e presidente delle provincia il testa; da parte di tutti partiti che si richiamano ai valori antifascisti e alla Resistenza; dall'associazionismo democratico e dalle forze sindacali e di tutti i singoli cittadini che hanno a cuore il vivere sereno e civile della nostra città".
Si ringraziano, infine, le forze dell'ordine per il lavoro che stanno mettendo in campo per la tutela dell'ordine democratico e della sicurezza di tutti i cittadini.
Comitato provinciale Anpi
A.N.P.I. RIMINI
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini
Via IV Novembre 21
47921 Rimini (RN) Italia
Contatti:
tel - fax 054122749
e-mail partigianirimini@yahoo.it
skype anpi.rimini
web http://www.anpi.rimini.it
facebook http://www.facebook.com/anpirimini
twitter https://twitter.com/anpirimini
Iscriviti a:
Post (Atom)















