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domenica 6 marzo 2011

6 MARZO : FOTO E VIDEO DELLA CELEBRAZIONE ANNIVERSARIO FUCILAZIONE PARTIGIANI CARATESI








I bellissimi lavori degli alunni delle classi quinte delle scuole primarie di Carate Brianza e i video della celebrazione civile tenutasi a Carate il 6 marzo in occasione dell'anniversario della fucilazione dei Partigiani avvenuta il 9 marzo 1945

Nel prima parte l'intervento del sindaco di Carate Brianza, Marco Pipino.

Nella seconda il discorso del sindaco di Pessano con Bornago, Giuseppe Caridi.

Nella terza le parole del rappresentante dell'ANPI, Rosella Stucchi, presidente della sezione ANPI di Monza, vicepresidente ANPI provinciale Monza e Brianza, figlia del capitano Giovanni Battista Stucchi, alta figura della Resistenza.







venerdì 4 marzo 2011

ANNIVERSARIO DELLA FUCILAZIONE DEI PARTIGIANI CARATESI

L’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Comitato Unitario Antifascista e per la Difesa delle Istituzioni Repubblicane organizza le seguenti iniziative:

DOMENICA 6 MARZO 2011 -celebrazione civile

Ore 9.30 -S. Messa in Chiesa Prepositurale

Ore 10.30 – Al “Monumento alla Resistenza”, Piazza C. Battisti.
Commemorazione alla presenza delle Autorità cittadine di Carate Brianza,Pessano con Bornago e Rosella Stucchi, rappresentante dell'ANPI.
Corteo al cimitero per deporre le corone sulle tombe dei Partigiani caduti.

In caso di maltempo la manifestazione civile si terrà presso la Sala
Consiliare del Municipio.

DOMENICA 13 MARZO

Ore 9.00 -Dal piazzale del Municipio partenza per Pessano dove alle ore
10.00 avrà inizio la manifestazione

MEDAGLIA D' ONORE AL PARTIGIANO BETTINI DI BOVISIO MASCIAGO

LE DONNE PROTAGONISTE DEL CAMBIAMENTO

“8 marzo 2011: le donne protagoniste del cambiamento”. Questo il filo conduttore di un documento diffuso dalla presidenza, segreteria e Comitato nazionale dell’Anpi alla vigilia della festa della donna. “Nella lotta partigiana, nella Resistenza, le donne hanno avviato da protagoniste, alla pari degli uomini, un cammino di emancipazione e liberazione che, proseguito negli ultimi 60 anni, ha segnato la società italiana di conquiste di giustizia, di libertà e di civiltà”. “Donne – si sottolinea - di generazioni diverse che insieme lavorano, con sentito impegno civile, all'interno di un'associazione nata dopo la Resistenza. Questa “singolarità” fa dell'ANPI un luogo di valori forti e profondi che uniscono il filo della vita di tante generazioni”.
“Tenendo per mano questo prezioso filo che le ha fatte incontrare – aggiunge - le donne dell’ANPI lavorano su proposte ed iniziative culturali e sociali attraverso le quali portano avanti gli ideali e i principi sanciti dalla Carta Costituzionale”.
“Lavorando insieme si sono conosciute, confrontate e reciprocamente arricchite delle loro differenze. Attraverso le loro diverse esperienze cercano di favorire e stimolare un processo di ricomposizione e di solidarietà tra le donne, di individuazione di comuni obiettivi, di ampliamento della partecipazione attiva”.
“Dignità, rispetto di sé, libertà e coraggio delle proprie scelte, responsabilità verso se stesse e gli altri; difesa e potenziamento dei diritti sociali e di cittadinanza, a cominciare dal diritto al lavoro e ai servizi sociali; condivisione dei problemi e degli obiettivi da
raggiungere, pari dignità tra donne e uomini: questo è ciò che si deve affermare e promuovere”.
“In un momento – si rileva - di emergenza democratica, sociale e civile del Paese, come quello attuale, c’è una grande necessità della cultura, degli obiettivi, delle lotte di liberazione delle donne. Esse avvertono il bisogno di contribuire al cambiamento culturale del nostro Paese, sentono la necessità di agire in fretta per superare l'emergenza in cui si trovano, emergenza che rende l'Italia un Paese bloccato a logiche di interessi di parte”.
“Dopo il successo del 13 febbraio – si sottolinea - si deve andare avanti con la stessa forza e la stessa convinzione; per questo le donne dell’ANPI si sono date l'obiettivo di creare in ogni territorio una rete con le associazioni femminili, sociali e culturali, con i sindacati, con i partiti antifascisti, col volontariato, con le donne portatrici di competenze specifiche. “Questa –si conclude - è la nostra Associazione e questo sono le donne che ne fanno parte, e con tali convincimenti e sentimenti l’otto marzo saremo al fianco di tutte coloro che si riconoscono in questi valori”.

giovedì 3 marzo 2011

REVOCATO IL CONVEGNO DI ESTREMA DESTRA

Dopo l'intervento dell'Anpi revocato il convegno del gruppo di estrema destra "Patria Nostra".

La 3 Circoscrizione di Torino non ospiterà il convegno del movimento di estrema destra Patria Nostra. Dopo l'allarme lanciato dalla presidenza provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, il presidente della Circoscrizione, Michele Paolino, ha firmato la revoca della concessione della sala a Patria Nostra, che non ha mai nascosto (dichiarandolo anche nelle interviste) di essere legata all'ideologia fascista.
Il convegno doveva svolgersi proprio nel quartiere Borgo San Paolo, lo stesso dell'eroe della Resistenza Dante Di Nanni.
La revoca è arrivata per motivi di ordine pubblico.

MARNATE, NO ALL'INTITOLAZIONE DI UNA VIA AD ALMIRANTE


L’Anpi provinciale di Varese è intervenuta con un’aspra polemica nei confronti della decisione del sindaco di Marnate Celestino Cerana, che ha deciso di intitolare una via a Giorgio Almirante.

«Il comitato provinciale di Varese dell’associazione nazionale partigiani d’Italia», recita il comunicato ufficiale dell’Anpi, «Esprime una vibrata protesta per una scelta che contraddice la storia di una località che ha visto, durante la lotta di resistenza, l’attiva presenza di una formazione partigiana, “La Costanzia”, di Matrice Cattolica».

«La decisione assunta è una offesa alla memoria di tanti ebrei ed antifascisti caduti durante le repressioni fasciste di carattere antisemita», prosegue l’Anpi, «Sostenute da Giorgio Almirante con i suoi scritti e la sua attività dichiaratamente razzista. I partigiani e gli antifascisti si augurano che tale decisione sia revocata anche per svelenire il clima di contrapposizione non certo favorevole allo sviluppo di un dibattito democratico».

L’Anpi di Varese ha il sostegno anche dell’Anpi di Gallarate. Ieri l’amministrazione comunale aveva già paventato un ripensamento.

Tratto da Varesenews

RIGURGITI NEOFASCISTI A RIMINI

Preoccupata presa di posizione dell'Anpi di Rimini rispetto a una catena di iniziative tutte diu chiara marca neofascista.

Ricapitoliamo. Il 5 marzo, il un luogo sconosciuto, si svolgerà un concerto di dubbia e ambigua matrice politico\culturale, mentre il giorno successivo, ci sarà sempre a Rimini la cena per il tesseramento del movimento politico neofascista Forza nuova. "Questa contingenza - spiega in un comunicato il Comitato provinciale dell'Anpi di Rimini - e le modalità semiclandestine dello svolgimento possono far pensare ad uno stretto collegamento tra i due avvenimenti e sono indubbiamente segnali pericolosissimi e inquietanti di rigurgiti neofascisti a Rimini".

"Vari - si spiega ancora - sono stati gli episodi di vandalismo politico di matrice neofascista in questi anni: tra i tanti ricordiamo l'imbrattamento del monumento ai Partigiani di piazza Tre Martiri o il fatto, ancor più grave, sventato grazie al brillante lavoro dei carabinieri, del vero e proprio attentato nei confronti dei componenti del gruppo PAZ, compiuto dagli allora vertici provinciali sempre del movimento di Forza nuova".

"L'Anpi esprime la sua più dura condanna nei confronti di questi avvenimenti e auspica che la stessa presa di posizione venga da parte delle istituzione democratiche della nostra città, sindaco e presidente delle provincia il testa; da parte di tutti partiti che si richiamano ai valori antifascisti e alla Resistenza; dall'associazionismo democratico e dalle forze sindacali e di tutti i singoli cittadini che hanno a cuore il vivere sereno e civile della nostra città".

Si ringraziano, infine, le forze dell'ordine per il lavoro che stanno mettendo in campo per la tutela dell'ordine democratico e della sicurezza di tutti i cittadini.



Comitato provinciale Anpi
A.N.P.I. RIMINI
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini
Via IV Novembre 21
47921 Rimini (RN) Italia

Contatti:
tel - fax 054122749
e-mail partigianirimini@yahoo.it
skype anpi.rimini
web http://www.anpi.rimini.it
facebook http://www.facebook.com/anpirimini
twitter https://twitter.com/anpirimini

martedì 1 marzo 2011

NAZI-AFFITTOPOLI

A Milano c’è anche un’Affittopoli nazista. Non ci sono solo gli appartamenti di enti pubblici concessi a prezzi di favore agli amici della politica con qualche santo in paradiso. C’è pure la sede quasi regalata al gruppo degli Hammerskin, coperti dalla sigla “Lealtà-Azione”.
Se gli skinhead si considerano “l’élite giovanile proletaria”, gli Hammerskin vogliono essere “l’élite dell’élite”, i migliori tra gli skinhead, scelti tra quelli che più si distinguono per l’orgoglio di essere skin, la fedeltà ai valori, l’amore per le tradizioni. Nuovi cavalieri di un Medioevo postmoderno, sempre pronti a combattere per la Tradizione, crociati già schierati in difesa dell’Europa bianca e del Sacro Sepolcro in cui riposano Valori ormai ridotti a scheletro.

Sono i più decisi fautori della “supremazia della razza bianca”, nati nella seconda metà degli anni Ottanta da una costola del Ku Klux Klan a Dallas, nel Texas, e poi dilagati in Europa, tra concerti di musica pesante e abbondanti bevute di birra. Simbolo, tatuato sul corpo dopo un lungo percorso iniziatico, i due martelli in marcia tratti dal film The Wall, in cui Alan Parker veste d’immagini le musiche dei Pink Floyd. Ma gli Hammerskin ne rovesciano il senso e le intenzioni:il loro doppio
martello rappresenta la forza irresistibile in marcia per abbattere i muri che proteggerebbero le minoranze etniche e religiose che minano la Tradizione e la supremazia della Nazione bianca.

L’ottobre scorso ha fatto scandalo il convegno organizzato da “Lealtà-Azione” su Léon Degrelle, criminale di guerra e comandante di una divisione delle Waffen-SS: a Milano, in una sede gentilmente dall’Aler di Milano (l’ente che gestisce le case popolari). Adesso, dopo molte e reiterate insistenze del consigliere regionale dell’Italia dei valori Stefano Zamponi, l’Aler ha dovuto scoprire le carte. Ha così finalmente consegnato la documentazione sul contratto d’affitto del negozio di viale Brianza 20, a Milano, offerto come sede a “Lealtà-Azione”. Vi si scopre che lo spazio è stato concesso a trattativa privata: dunque il gruppo nazista è stato scelto
espressamente. L’affitto è un vero regalo: 3.302 euro l’anno.

L’intestatario del contratto è Norberto Scordo, leader degli Hammerskin italiani, che ha una storia di tutto rispetto. È stato condannato, insieme ai due fratelli Alessandro e Franco Todisco, per aver aggredito nel 1992 a martellate (appunto) due giovani, un ragazzo e una ragazza di 18 anni, appena usciti dal Centro sociale Leoncavallo. In seguito è stato arrestato per aver pestato a sangue alcuni punkabbestia, alle colonne di San Lorenzo. Processato per direttissima, è stato condannato a sei mesi di carcere.

Ma chi c’è dietro Scordo e la sua banda di fan di birra e nazirock? Alcuni politici del Pdl che fanno da ponte tra il partito di Silvio Berlusconi e le frange neonaziste. Tra questi, Marco Osnato, consigliere comunale a Milano e genero di Romano La Russa, che poi è il fratello del ministro della Difesa Ignazio La Russa. Osnato è consigliere dell’Aler, è colui che ha permesso che la trattativa privata approdasse a un bel contratto. Tante associazioni di volontariato e d’impegno civile a Milano non riescono a ottenere una sede. Grazie alla spinta di Osnato, invece, gli Hammerskin di Scordo & camerati hanno trovato casa.

Il Fatto Quotidiano, 24 febbraio 2011

RISPETTO PER LA SCUOLA PUBBLICA !

venerdì 25 febbraio 2011

LIBIA: NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO


La segreteria nazionale dell'Anpi ha aderito all’appello “Il Mediterraneo dei Gelsomini”.

"La strage che si sta consumando in Libia - si sottolinea in una nota - deve interrogare la coscienza di tutti i sinceri antifascisti e democratici: “non possiamo restare in silenzio” recita l’appello e noi lo sottoscriviamo con forza e profondo senso di responsabilità".

L’ANPI invita quindi i suoi iscritti a mobilitarsi e a partecipare "a tutte quelle iniziative volte a sollecitare i Governi del mondo a porre fine ad
un massacro che uccide la democrazia, la sacrosanta richiesta di democrazia che non può rimanere inascoltata".

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI



FERMIAMO IL MASSACRO IN LIBIA
Pane, lavoro, democrazia, accoglienza
IL MEDITERRANEO DEI GELSOMINI

C’è una Italia che si riconosce nella lezione di coraggio e dignità che arriva dal mondo arabo.

Il profumo dei gelsomini arriva anche nel nostro paese, anche nelle barche piene di giovani con la loro domanda di futuro.

Il messaggio che porta con sé ci dice che non è obbligatorio subire il furto di futuro, il sequestro della democrazia, né la fame di pane, lavoro e libertà.

Ci conferma che è possibile riprendere in mano il proprio destino, e scrivere insieme una nuova storia per il proprio paese e per il mondo intero.

Dimostra che il vento del cambiamento si può alzare anche dove sembra più difficile.

Oggi soffia da una regione rapinata dai colonialismi vecchi e nuovi, oppressa da dirigenti corrotti e venduti, violentata da guerre e terrorismi, troppo spesso contesa, divisa, umiliata.

Alzare la testa si può, anche quando costa immensamente caro, come il prezzo che il popolo libico sta pagando in queste ore per aver sfidato il dittatore.

Siamo tutti coinvolti da ciò che accade aldilà del mare. Le speranze e i timori, i successi e le tragedie delle sollevazioni arabe disegnano anche il nostro futuro.

Viviamo conficcati in mezzo al Mediterraneo ed è da qui che è sempre venuta gran parte della nostra storia.

Non possiamo restare in silenzio, mentre il Governo italiano tace, preoccupato solo di impedire l’arrivo di migranti sulle nostre coste, e ancora difende il colonnello Gheddafi.

Uniamo le nostre voci per chiedere la fine della repressione in Libia e in tutti gli altri paesi coinvolti dalla rivolta dei gelsomini, dallo Yemen al Bahrein fino alla lontana Cina.

Per sostenere i processi democratici in Tunisia e in Egitto e lo smantellamento dei vecchi regimi.

Per rafforzare le società civili democratiche che escono da anni di clandestinità e di esilio.

Per politiche di vero dialogo tra culture e per promuovere i “diritti culturali” delle popolazioni coinvolte.

Per la revisione degli accordi ineguali e ingiusti imposti dalle nostre economie ai vecchi regimi.

Per la fine delle occupazioni e delle guerre in tutta la regione.

Per chiudere la stagione dei respingimenti e di esternalizzazione delle frontiere, la stagione della guerra ai migranti.

Chiediamo che ai migranti della sponda sud sia, in questo frangente eccezionale, concesso immediatamente lo status di protezione temporanea.

Non possiamo tollerare che la reazione italiana ed europea alle rivoluzioni democratiche del mondo arabo sia la costruzione di un muro di navi militari in mezzo al mare.

Ai morti nelle piazze stanno aggiungendo in questi giorni ancora tanti, troppi, morti in mare. È arrivato il momento di dire basta!

Chiediamo a tutti e tutte di firmare questo appello, di farlo girare, di farsi sentire.

Per adesioni:gelsomini2011@gmail.com

giovedì 24 febbraio 2011

sabato 5 febbraio 2011

MOBILITAZIONE PER L'ORGOGLIO COSTITUZIONALE

LE DONNE DELL' ANPI : RESTITUIRE DIGNITA' ALL' ITALIA

“Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”. Un appello che spontaneamente e contemporaneamente è stato lanciato in diverse città d’Italia e sottoscritto rapidamente da migliaia di uomini e donne.
Un appello che è stato pure rilanciato dalle colonne dell’Unità, dal direttore Concita De Gregorio. Una mobilitazione che ha il completo appoggio dell’Anpi.
E in particolare delle donne iscritte all’Associazione. Che attraverso il coordinamento femminile nazionale hanno diffuso una secca presa di pozione. .
“Come partigiane e come antifasciste siamo con tutte coloro che hanno risposto all’appello doveroso e appassionato de l’Unità. Questo anche a nome delle donne che nella Resistenza, per la propria dignità e per quella del proprio Paese, hanno pagato con la vita e sacrificato la propria giovinezza. Nel loro nome affermiamo con forza che il Presidente del Consiglio: offende ed umilia la loro memoria e le tante che nella democrazia si sono conquistate un nuovo posto nella società e nuovi diritti grazie al proprio impegno, alle proprie capacità, alla propria passione civile. Calpesta la Costituzione ed i valori su cui si basano l’autorevolezza, la credibilità, la dignità delle istituzioni”.
“ Con il suo stile di vita, e la sua idea delle donne, degna del peggiore machismo fascista - conclude il documento del coordinamento femminile nazionale dell’Anpi - lancia ai giovani e alle ragazze di oggi un messaggio devastante. Tutto ciò non è più tollerabile. Se ne deve andare. Ciò che accade interroga ciascuna di noi, la nostra coscienza, la nostra dignità, la nostra responsabilità. Diamo voce e visibilità alla nostra indignazione, diamo voce alle donne “vere”, che non vogliono svendere il proprio bene più prezioso: il rispetto per se stesse e l’amore per il proprio Paese”

domenica 23 gennaio 2011

GIORNO DELLA MEMORIA A VILLASANTA





Il ricco programma dell'Anpi di Villasanta in occasione del Giorno della Memoria.

Programma eventi:

29 gennaio 2011 dalle ore 10,30:
Presentazione del video "Un treno per Auschwitz", documentario di viaggio realizzato nel gennaio 2009 sul Treno della memoria per Auschwitz. Scritto e diretto da Massimo Guadrini.
Presenta Patrizia Zocchio, ANPI Provinciale MB.

Presentazione del video "Pietro Calamandrei - Discorso sulla Costituzione", realizzato dall'A.N.P.I. di Cinisello Balsamo.
Presenta Silvia Buzzelli, professoressa associata di procedura penale europea e sovranazionale all'università di Milano Bicocca.

ore 15,00: Presentazione del video "Memoria di Ghiaccio", documentario realizzato nel gennaio 2010 sul Treno della memoria per Auschwitz. Video realizzato dalla F.O.A. Boccaccio e dall'Associazione Rosebud. Presentano Paolo Pioltelli e Stephan Greco.

30 gennaio 2011 ore 11,00:
"Oltre quel muro", inaugurazione mostra documentaria realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi per conto della Fondazione Memoria della Deportazione.

ore 16,30:
Presentano la mostra "Oltre quel muro" il curatore Leonardo Visco Gilardi (Fondazione Memoria della Deportazione) e Milena Bracesco (A.N.E.D.).

La mostra proseguirà dal 31 gennaio 2011 al 6 febbraio 2011
orari: dalle ore 10,00 alle 12,00 e dalle ore 15,00 alle 18,00
Le iniziative avranno luogo nella mansarda di Villa Camperio, via Confalonieri 55, Villasanta

La Casa dei Popoli presenta, in occasione del Giorno della Memoria,

"GIORNO DELLA MEMORIA 2011"
"se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" (PRIMO LEVI)
con i seguenti eventi:

25 Gennaio, ore 21,00 : "MEMORIE DELL'INTOLLERANZA"

27 Gennaio, ore 21,00 : "LA STRADA DI LEVI"

L' ANPI E LO SCIOPERO DELLA FIOM

martedì 18 gennaio 2011

TORNIM A BAITA

L' UMANITA' RIDOTTA ALL' OSSO

PRONTI ALLA MOBILITAZIONE CONTRO IL REVISIONISMO

"Contro il revisionismo, contro il tentativo di negare le radici antifasciste della nostra democrazia, ci troveranno, vecchi e giovani, sempre vigili e pronti alla mobilitazione". Si conclude così la presa di posizione del Presidente Regionale ANPI Veneto, On. Franco Busetto, dopo le polemiche e le proteste per la diffusione da parte della Provincia di Padova di un calendario che "dimentica" la festa del 25 aprile e quella del 1° maggio.

Spiega Busetto: "Ha fatto scalpore e ha suscitato numerose proteste, sia da parte dell’ANPI che da parte di Comuni, di forze politiche e cittadini, la recente iniziativa della Amministrazione Provinciale di Padova, governata da PdL e Lega Nord, che ha diffuso un calendario il quale - volutamente e colpevolmente - ignora Feste Nazionali come la Liberazione e la Festa del Lavoro, fondative e costitutive della nostra identità patriottica e repubblicana. In realtà questo revisionismo d’accatto è presente da tempo nell’operato di altri Enti Locali Veneti che hanno una direzione politica di centro destra: ecco il caso del Sindaco Leghista di Mogliano Veneto (TV) che intendeva proibire alla Banda Comunale di eseguire, durante le ultime celebrazioni della Liberazione, Bella Ciao; ed ancora l’ ambiguità della Sindaca di San Donà di Piave (Ve), Francesca Zaccariotto, che il 25 Aprile non fa nulla per celebrare la Liberazione, ma indice la Festa di San Marco; oppure il misero rovescismo della Amministrazione Comunale di Santa Maria di Sala(VE) che intende come Festa della Liberazione la deposizione di una corona d’alloro da parte di due vigili urbani , nell’ assenza di tutti gli Amministratori; nel mentre il 24 Aprile Sindaco e Giunta dello stesso paese organizzano un incontro pubblico con il noto fascista Marco Pirina .O ancora i tentativi - fin qui sempre rintuzzati - dei Comuni Veneziani di Mirano e Chioggia di intitolare strade e luoghi pubblici a fascisti,di spostare in periferia monumenti alla Resistenza ecc."
"E gli esempi - aggiunge Busetto - potrebbero continuare. In tutti questi casi le strutture dell’ANPI sono intervenute a denunciare l’assenza di rispetto istituzionale e di senso della tradizione patriottica e antifascista che caratterizza Amministratori che pure hanno giurato fedeltà alla Costituzione. Questa protesta ha aggregato centinaia di persone, di ogni età e convinzione politica; ed è anche sull’onda di questa protesta, di questa indignazione democratica, che l’ANPI delle province Venete ha rafforzato la sua influenza e la sua forza organizzata".
"Sappiano gli Amministratori Locali del Veneto che sciaguratamente avessero dimenticato l’origine costituzionale e democratica del loro mandato - conclude Busetto - che contro il revisionismo, contro il tentativo di negare le radici antifasciste della nostra democrazia, ci troveranno, vecchi e giovani, sempre vigili e pronti alla mobilitazione.

lunedì 17 gennaio 2011

LOGGIA DEI MERCANTI MINATA DAL CITY CENTER


A Milano sotto le volte della Loggia dei Mercanti le lapidi del sacrario ricordano 2.800 caduti per la libertà. Ma in Comune, evidentemente, se ne sono dimenticati: tanto da aver progettato il City center, una struttura di vetro, resina e legno che chiuderà i portici per i prossimi cinque anni, senza neanche interpellare l’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani che ogni 25 Aprile — assieme al sindaco e ad altre cariche istituzionali — porta l’omaggio proprio a quelle lapidi. Ecco perché oggi Antonio Pizzinato, storico presidente regionale dell’associazione, tuona: «Siamo contrari al fatto che si realizzi una struttura informativa o altro alla Loggia: quello è un sacrario, e Milano è l’unica città d’Italia dove un sacrario viene continuamente trasformato dal Comune in un mercatino di bancarelle di ogni genere».

La “dimenticanza” di Palazzo Marino è solo l’ultima puntata della vicenda del City center, la struttura multifunzione che, nelle intenzioni del sindaco Moratti, dovrebbe diventare un punto d’incontro per la città, tra informazioni multimediali, schermi al plasma, mostre d’arte e, immancabili, vetrine degli sponsor (che poi sono quelli che pagherebbero la realizzazione dell’avveniristico progetto dell’architetto Italo Rota). Nelle settimane scorse si sono levate molte voci critiche nei confronti della destinazione della Loggia: dall’architetto Marco Dezzi Bardeschi, curatore del ventennale restauro dell’intero edificio, al critico d’arte Vittorio Sgarbi. Lo stesso sovrintendente Alberto Artioli aveva espresso alcune perplessità, opponendosi anche a una trasformazione definitiva della Loggia.

Alle critiche il sindaco Letizia Moratti aveva risposto serafica: «Prima lo illustreremo in maniera compiuta, dopo sentiremo anche tutti i pareri, solo allora si potrà dare un apprezzamento più preciso». La presentazione era prevista, inizialmente, per venerdì scorso. Ma, senza spiegazioni ufficiali, la data è slittata: forse di un paio di settimane, comunque a data da destinarsi. Il motivo: solo a polemiche in corso in Comune ci si è resi conto che nessuno aveva chiesto neanche un parere informale all’Anpi, e quindi si è tentato di correre ai ripari, fissando un appuntamento con i vertici milanesi per i prossimi giorni. Ma Pizzinato lascia poche speranze su un incontro risolutivo. Perché, spiega il presidente, «malgrado gli impegni assunti dal Comune, il sacrario non è ancora stato degnamente ripulito».

Ma è anche, per l’Associazione dei partigiani, una questione di correttezza: «Riceviamo telefonate di persone che ci chiedono di poter utilizzare la Loggia per mercatini, dicendo che il Comune darà loro l’autorizzazione solo con il nostro assenso. Noi diciamo sempre no a tutti, ma poi il permesso del Comune arriva comunque».

tratto da Repubblica.it

domenica 16 gennaio 2011

PROVOCAZIONE NEOFASCISTA

La classica provocazione nera: scritte inneggianti a Hitler con l’inequivocabile croce uncinata sui muri della sede nazionale dell'ANPI. Un gesto vigliacco che la Segreteria Nazionale dell’Associazione partigiani ha così commentato:

"Un gesto vile, il prodotto naturale del pesante clima di neofascismo che si respira in tutto il Paese. Clima alimentato anche da frequenti manifestazioni di revisionismo storico - spesso di iniziativa di amministrazioni pubbliche locali - che perseguono lo scopo di cancellare le radici civili dell'Italia: antifascismo e Resistenza. L'ANPI invita tutte le coscienze sensibili e responsabili a vigilare e ad impegnarsi fattivamente nel presidio e nella promozione di quei valori che, con la Lotta di Liberazione, hanno consegnato a tutti gli italiani un Paese civile e democratico".

martedì 11 gennaio 2011

TREVISO. SITO FASCISTA, INCHIESTA DELLA PROCURA

Il sito, contestato dai partigiani, è stato definito ieri dal procuratore Antonio Fojadelli «deprecabile».

A denunciare pubblicamente il sito (www.rsitreviso.blogspot.com) che celebra la repubblica di Salò, è stato il presidente provinciale dei partigiani Umberto Lorenzoni.

«E' vergognoso - ha tuonato il responsabile Anpi - Treviso è l'unica città che permette a un sito come questo di rimanere online, un sito internet che non solo fa propaganda fascista ma si occupa anche dell'organizzazione di manifestazioni fasciste nel nostro territorio».

Ieri mattina è arrivata la risposta della Procura: «Iniziativa deprecabile - ha dichiarato Antonio Fojadelli - Acquisiremo materiale conoscitivo per valutare se si configura una condotta penalmente rilevante».

Immediata la replica di Luciano Sonego, 58 anni, impiegato delle Poste e presidente provinciale di Continuità Ideale: «Sono a disposizione, sono perfettamente pulito. Rispondo alla mia coscienza e ai miei ideali, il resto non mi interessa». E, per inciso: «Non ho alcuna fiducia nella giustizia italiana».

Obiettivo dichiarato dei neorepubblichini è quello di riportare alla luce la verità sulle morti - per mano dei partigiani - dei «ragazzi di Salò». «Il nostro scopo - spiega Sonego - è quello di commemorare le persone che sono state trucidate senza processo dai partigiani durante il "radioso periodo"'43-'45. Noi non facciamo politica, ma abbiamo le nostre convinzioni. Che non ci è permesso esprimere. Certo, tra noi non ci sono comunisti, c'è qualche leghista».

Quanto al saluto fascista, che la legge vieta: «E' un saluto romano», taglia corto Sonego. Continuità Ideale, una settantina di persone che si ritrovano al bar da Coppi di Catena di Villorba, organizza uscite commemorative alle tombe dei propri «martiri»; ad accompagnarli ci sono anche sacerdoti benedicenti.

Tra loro don Floriano Abramovich, il prete trevigiano contestatissimo per le sue posizioni revisioniste sui campi di concentramento.

tratto da La tribuna di Treviso

sabato 8 gennaio 2011

ELIMINATI 25 APRILE E 1° MAGGIO DAL CALENDARIO DIFFUSO DALLA PROVINCIA DI PADOVA

La Giunta Provinciale di Padova ha prodotto e diffuso un Calendario che, alle date del 25 Aprile e del 1° Maggio, non riporta le denominazioni delle Feste che in quei giorni si celebrano, in tutta Italia, rispettivamente quella della Liberazione dal Nazifascismo e quella del Lavoro.
Queste ricorrenze vengono colpevolmente taciute ed ignorate.
Si tratta di una prova grave e preoccupante di completa ignoranza di due fondamenti della storia e della tradizione della nostra Repubblica:la Resistenza contro il Nazismo e il Fascismo e l’azione dei lavoratori per il progresso, la democrazia e la giustizia sociale.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Padova esprime la sua protesta e chiede formalmente alla Presidente della Giunta Provinciale di Padova di ritirare il calendario.

On. Emilio Pegoraro, Presidente Provinciale ANPI Padova.


CLICCATE QUI SOTTO per leggere la lettera di un giovane iscritto ANPI di Padova sull'eliminazione della Festa della Liberazione e della Festa dei Lavoratori dal calendario prodotto dalla Provincia di Padova.

http://dl.dropbox.com/u/4855704/letteraprovinciadiPadova.pdf

venerdì 7 gennaio 2011

SBANDATI PER NON DIMENTICARE !




BANDO DI SELEZIONE PER LE ESIBIZIONI MUSICALI
DEL 3ª FESTIVAL PROVINCIALE DI RESISTENZA
DI MONZA E BRIANZA

1) L' A.N.P.I. Provinciale Monza e Brianza indice un Bando di selezione per tre serate di spettacoli da tenersi in occasione del Festival Provinciale di Monza e Brianza, articolato secondo le tre categorie di seguito riportate, con premiazione dei selezionati.

2) La 3ª FESTA PROVINCIALE A.N.P.I. Monza e Brianza si pone come scopo, con la presente iniziativa, di mettere a confronto differenti esperienze musicali sulla tematica della lotta di liberazione partigiana, rilanciando la riflessione sui valori della Resistenza, della Costituzione e nel solco di democrazia tracciato a costo di sofferenze e gravi sacrifici.

L'A.N.P.I. con questa iniziativa vorrebbe andare oltre la sola Storia; vorrebbe avviare una riflessione sui sentimenti e le speranze della generazione che ha lottato per un’Italia libera e democratica e confrontarle con la generazione che si affaccia ora a tracciare la propria di Storia, nella rivalutazione di valori comuni, di sogni condivisi, di auspicabili cambiamenti.

3) Il bando offre due modalità operative per affrontare il concorso.

• Rivisitazione di canzoni della Resistenza: potranno essere utilizzati brani ( per intero o parzialmente) del periodo della Resistenza partigiana, per costruire la propria performance, adattandoli al proprio stile musicale, al fine di rendere con l’esecuzione una propria chiave di lettura.
• Racconti in musica sul tema del periodo a cavallo tra il 1940 ed il 1945: potranno essere inventate canzoni narrative, strutture musicali evocative che esprimano artisticamente il rapporto tra un ieri da non dimenticare ed un oggi tutto da costruire.

4) Il bando è rivolto a:

• gruppi giovanili in formazione fino a sei, i componenti non devono superare i 22 anni (è ammesso un componente di età superiore);
• gruppi musicali o vocali provenienti dal mondo scolastico delle scuole secondarie di 1° e 2° grado, coadiuvati da un docente della scuola d’appartenenza;
• singoli o gruppi a compagine libera di carattere classico, i componenti non devono superare i 22 anni (è ammesso un componente di età superiore);

5) Il bando articola in tre categorie:

A) gruppi musicali emergenti nella struttura del gruppo rock;
B) gruppi musicali a progetto scolastico;
C) gruppi musicali ad indirizzo classico.

6) Premi in palio: per ciascuna delle tre categorie:

primo premio € 500 e la possibilità di essere rappresentati con due brani, oltre a quello selezionato come vincitore, nel cd/ dvd che verrà messo in commercio;
secondo premio la possibilità di essere rappresentati con un brano, oltre a quello selezionato come vincitore, nel cd che verrà messo in commercio;

7) Articoli generali del bando.

• 7.1 Tutti i brani dovranno essere originali e non superare la durata di 5 minuti (non devono risultare esibizioni pubbliche antecedenti la data di iscrizione); sono considerati originali anche eventuali brani di solisti che trascriveranno le parti per un gruppo di sostegno.
• 7.2 I singoli elementi dei gruppi possono partecipare contemporaneamente anche ad altre categorie purché ne abbiano i requisiti.
• 7.3 Il concorso e quindi l’esibizione verrà eseguita in occasione della 3ª FESTA PROVINCIALE A.N.P.I. di MONZA E BRIANZA che si svolgerà a fine giugno in data e luogo ancora da definire, all’interno comunque della provincia di Monza e Brianza.
• 7.4 La giuria sarà composta da musicisti e docenti di chiara fama ed i giudizi saranno insindacabili e definitivi; verranno resi noti i criteri di valutazione; nella seconda categoria, i componenti della giuria che abbiano avuto rapporti didattici con i valutandi non avranno diritto di voto.
• 7.5 Il brano in concorso deve essere presentato su DVD e può contenere anche materiale divulgativo che verrà pubblicato sul sito (sarà valutato solo l’aspetto musicale del brano in concorso); verranno selezionati 4 gruppi per categoria che si esibiranno (per una durata di massimo 15 minuti, i brani non in concorso possono anche essere non originali) per la selezione finale i giorni della Festa Provinciale A.N.P.I. Monza e Brianza. La finale sarà pubblica e i giudizi verranno espressi e comunicati alla fine delle audizioni di ogni singola categoria.
Il materiale inviato non verrà rispedito al mittente e resterà di proprietà dell’organizzazione, liberando l’A.N.P.I. da ogni possibile rivendicazione in riferimento ai diritti d’Autore ed all’uso divulgativo limitato all’evento finale.
• 7.6 Nelle prove della selezione secondaria i gruppi avranno un service generico a disposizione e dovranno essere autonomi nelle strumentazioni richieste ed eventuali apparati midi/effetti; i selezionati dovranno esibirsi nell’orario e nella sera indicata per tempo dall’organizzazione.

8) Termini di adesione.

8.1 Le iscrizioni di adesione all’iniziativa dovranno pervenire compilando l’allegata scheda relativa alla categoria cui s’intende partecipare entro e non oltre la data del 28 febbraio 2011 (fa fede il timbro postale) al seguente indirizzo:
A.N.P.I. Comitato Provinciale di Monza e Brianza
Viale Vittorio Veneto 1, 20900 - MONZA
8.2 Per essere accettate le iscrizioni dovranno avere la ricevuta dell’avvenuto pagamento della quota di € 10.00 da versare sul conto corrente
46620989 intestato a:
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA
CARIPARMA MONZA - CREDIT AGRICOLE 340 MONZA 2 VIA MONTE CERVINO 3 ANG. PIAZZA GIOVANNIXXIII
8.3 L’invio del DVD dovrà essere recapitato entro la data del 31 marzo 2011 al seguente indirizzo:
A.N.P.I. Comitato Provinciale di Monza e Brianza
Viale Vittorio Veneto 1, 20900 - MONZA
8.4 Sarà compito dell’Organizzazione contattare gruppi o singoli selezionati e pubblicare sul sito l’elenco dei partecipanti.

9) Parte integrante del seguente bando sono le allegate schede.

10) Per quanto non espressamente indicato fanno fede le vigenti norme nonché il Codice Civile.

il Comitato
Comitato Tecnico
Patrizia Zocchio
Francesco Arcioni
Pippo Biassoni
Stefano Biffi
Ciro Fiorentino
Marco Fraceti
Paolo Pioltelli
Stefano Zocchio
Responsabile artistico
Pippo Biassoni
Comitato d'onore
Loris Maconi Presidente A.N.P.I. Monza Brianza
Segreteria dell'Organizzazione
Patrizia Zocchio

A.N.P.I. - Comitato Provinciale Monza e Brianza viale Vittorio Veneto, 1 Monza

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L' ANPI PER I DIRITTI DEI LAVORATORI DELLA FIAT

mercoledì 29 dicembre 2010

IL COMMENTO DI RICCI ALL' INTERVENTO DI NAPOLITANO

Questo il commento del Presidente nazionale dell’Anpi, Raimondo Ricci, all’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano svolto il 20 dicembre 2010 in occasione dell’incontro con le Alte Magistrature della Repubblica.

In questo intervento emerge la conferma dell’attenzione e della preoccupazione con cui il Presidente Napolitano sta seguendo l’evoluzione politica del nostro Paese, inserendo le sue riflessioni nel quadro delle problematiche relative all’Unione Europea.
Partecipando alla cerimonia delle Alte Magistrature, e salutando con profonda stima la scomparsa di Tommaso Padoa Schioppa, Napolitano ha colto l’occasione per porre agli italiani una riflessione densa di responsabilità per il presente e il futuro prossimo. Il Presidente della repubblica ha dunque scelto un profilo alto per esprimere, in modo del tutto condivisibile, quella esigenza di sinergia costruttiva fra le varie forze parlamentari che consenta, non solo di essere fedeli al nostro passato politico (la fondazione dell’Unione Europea attraverso il Trattato di Roma), ma anche di saper indirizzare gli sforzi e la dialettica politica verso una stabilità necessaria per la crescita economica, sociale e istituzionale. Napolitano si è così prodigato per promuovere l’avvertimento di non anteporre a queste esigenze di carattere economico, finalizzate alla salvaguardia del bene comune italiano ed europeo, le conflittualità del parlamento.
Il discorso del Presidente merita di essere pubblicato sul nostro sito anche per l’assoluto rigore espresso nei confronti dei principi contenuti nella Costituzione, ai quali la nostra Associazione si ispira nel ruolo che intende svolgere, oggi come in passato. Rigore costituzionale, quello di Napolitano, che si esprime anche, per l’occasione, nella tutela e nella valorizzazione della funzione della magistratura, così come nel senso di responsabilità per i problemi ambientali e sociali – dalle alluvioni venete ai rifiuti napoletani, alla riforma universitaria e al problema della precarietà che assilla i giovani e i lavoratori - che inquietano, in diverse zone d’Italia, questa fine dell’anno.

DISCORSO DI NAPOLITANO ALL' INCONTRO CON LE ALTE MAGISTRATURE DELLA REPUBBLICA

Palazzo del Quirinale, 20/12/2010

Vengo dal rendere omaggio, che rinnovo qui a nome di voi tutti, alla memoria di una personalità di alto profilo europeo e internazionale come Tommaso Padoa Schioppa, repentinamente scomparso.

Nell'aprire questa cerimonia, desidero innanzitutto ringraziare vivamente il Presidente Schifani, che ha nel suo indirizzo di saluto evocato temi e formulato voti nei quali mi riconosco, e lo ha fatto rivolgendomi espressioni di caloroso apprezzamento per il ruolo che esercito in stretto rapporto con le altre istituzioni della Repubblica.

L'attenzione pubblica, in Italia e perfino fuori d'Italia, è stata largamente attratta dalle nostre recenti vicende politico-parlamentari, anche per i loro tratti piuttosto inconsueti. Ma sarebbe per me improprio e non avrebbe senso richiamarle oggi qui, se non per qualche riferimento obbligato nell'ambito di una riflessione che può e deve darsi un orizzonte più ampio.

Quali nodi sono per il nostro paese venuti al pettine nel corso di quest'anno e già si proiettano nell'anno che sta per iniziare? Non altro è il filo che cercherò di svolgere. Sono, a mio parere, i nodi del rapporto tra l'Italia e l'Europa in un mondo mai apparsoci così globalizzato e gravido di sfide, e i nodi del rapporto tra società, politica e istituzioni in una fase critica per la nostra economia, per il nostro sviluppo.

Parto dalla constatazione che è divenuto letteralmente impossibile disgiungere qualsiasi ragionamento sulle condizioni e sulle prospettive dell'Italia dalla considerazione del contesto e del possibile percorso dell'Europa, dell'Unione Europea. L'attenzione a tale contesto è stata, in effetti, discontinua e inadeguata anche nel corso del 2010, benché proprio nel corso di quest'anno abbiamo sentito stringersi attorno a noi il quadro dei condizionamenti, dei vincoli come degli stimoli al livello europeo.

Ha senza dubbio pesato, in modo particolare sul confronto politico, un serio deficit di analisi, di approfondimento, di assunzione impegnativa dei temi della realtà europea e dell'evoluzione in atto nell'Unione Europea.

La crisi finanziaria globale scoppiata nel 2008 ha fin dall'inizio minacciato e ben presto provocato gravi ricadute sull'economia in Europa, ma è stato nella seconda metà del 2010 che ha specificamente e direttamente investito l'Euro e gli equilibri nell'Eurozona.

Non occorre rievocare le tensioni che hanno scosso la Grecia, una volta venuto alla luce il dissesto dei suoi conti pubblici, e poi l'Irlanda, in relazione al dissesto del suo sistema bancario, la cui spregiudicata gestione aveva come corresponsabili istituti creditizi di altri paesi europei. Quel che vale la pena di mettere in evidenza è che di fronte a queste tensioni e minacce di possibile estensione ad altri Stati membri dell'Unione, sono venute a nudo insufficienze strutturali della costruzione europea e ambiguità, debolezze, divisioni sul piano politico rispetto agli sviluppi da dare a quel processo.

Anche dopo la riunione del Consiglio Europeo di qualche giorno fa, rimangono aperte questioni relative all'impegno comune per affrontare e prevenire crisi finanziarie nei singoli Stati, per definire una governance efficace, per garantire a sostegno della moneta unica quell'indispensabile coordinamento delle politiche di bilancio ed economiche, per la stabilità e per la crescita, che è finora mancato.

Non si è ancora pienamente usciti, com'è invece necessario, da una situazione in cui è apparso a rischio, anche attraverso imprudenti esternazioni, il destino dell'Euro se non della stessa Unione, ed è apparso dubbio l'impegno a difendere e rafforzare entrambe quelle storiche, irrinunciabili conquiste.

Ebbene, l'Italia non può che essere - in coerenza con una scelta e una linea di condotta più che cinquantennali - in prima linea non solo nel sostenere le ragioni di fondo del processo di integrazione e del suo ulteriore sviluppo ma nel rivendicare la validità della scelta dell'Euro, ciò che essa ha significato, nell'interesse di tutti, per l'unità dell'Europa, per la sua stabilità e per la sua crescita, per il suo ruolo nel mondo.

Perciò l'Italia sostiene oggi proposte come quella prospettata da una nostra autorevole personalità europeista, e avanzata dal nostro ministro dell'Economia insieme col presidente dell'Eurogruppo Junker, per soluzioni non attendiste, d'incerta e insufficiente portata, ancora caso per caso, ma organiche e credibili, dinanzi alla crisi dell'Euro.

Voci significative si sono levate in questo senso - e non c'è bisogno di segnalare l'importanza di ciò - anche in Germania, denunciando il rischio che può comportare "una mancanza di coraggio politico".

Il mio auspicio, e il mio personale impegno, è per una rinnovata capacità dell'Italia di contribuire al rilancio della volontà politica comune a sostegno dello sviluppo dell'integrazione europea. Ciò comporta però - sia chiaro - la massima serietà da parte nostra nel misurarci in Europa con una condivisa "cultura della stabilità", nel fare quindi i conti con l'imperativo di ridurre il così grave peso del debito pubblico accumulato dallo Stato italiano, che ovviamente penalizza anche il nostro sviluppo.

Noi abbiamo ragione di mettere in evidenza - lo ha ribadito di recente anche il governatore della Banca d'Italia, con parole che faccio mie - come "l'Italia abbia punti di forza che altri paesi non hanno", disponendo di una "struttura finanziaria robusta", registrando "il più basso indebitamento delle famiglie nell'Unione" e contando su banche "uscite indenni dalla crisi" grazie alla "qualità dei loro assets" e alla prudenza dei loro comportamenti.

E' giusto adoperarsi, come il governo ha fatto, perché questi punti di forza vengano riconosciuti nelle sedi europee. Ed è giusto ricordare e sottolineare che, come rilevano studiosi d'indubbio rigore, stabilità finanziaria e crescita economica sono inscindibili, che la spesa pubblica per investimenti andrebbe valutata e trattata distintamente dalla spesa corrente, che la traiettoria del rientro dal debito pubblico per ciascun paese va definita - tenendo conto della situazione complessiva che esso presenta - in tempi e termini tali da evitare una controproducente contrazione delle possibilità di crescita.

Ma detto tutto ciò non si può illusoriamente girare attorno alla necessità di un impegno forte e continuativo, in Italia, per la riduzione del debito pubblico. Il che richiede nuovi approfondimenti circa le strade da prendere, molti ripensamenti, correzioni, sacrifici rispetto ad abitudini e aspettative radicate, e discussioni più oggettive, concrete ed aperte sulle priorità da osservare nella destinazione delle risorse finanziarie pubbliche disponibili. Possibile che su questa questione non si pensi a una sede di riflessione e ricerca bipartisan?

E con essa va congiuntamente affrontata la questione di fondo, che neppure può più essere elusa, delle cause della bassa crescita, da troppo tempo stentata, della nostra economia, e della sua scarsa produttività. E sappiamo come la rimozione di quelle cause implichi un insieme di riforme, di varia natura, di cui ancora si parla senza riuscire ad assicurarne il decollo.

E' a queste questioni da me ora sommariamente richiamate che mi riferivo di recente nel sollecitare come essenziale un nuovo "spirito di condivisione", che conduca le forze politiche e le forze sociali a individuare, fuori di ogni schema e contrapposizione pregiudiziale, i temi, le esigenze, le sfide ineludibili per qualsiasi soggetto rappresentativo responsabile.

Si confrontino liberamente, s'intende, le diverse proposte configurabili per le riforme da adottare, per le politiche pubbliche di medio e lungo termine da perseguire, per i comportamenti collettivi da stimolare : ma nessuno si sottragga a questo esercizio di responsabilità.

L'Italia può e deve farcela nell'attuale, per quanto difficile fase storica : ne abbiamo le potenzialità, le risorse umane, le energie culturali, tecniche, imprenditoriali. E possiamo nuovamente esprimere lo stesso formidabile scatto di volontà, impegno costruttivo, slancio innovativo che ci portò a celebrare, nel 1961, centenario dell'Unità d'Italia, i risultati superiori a ogni previsione conseguiti uscendo dalla dittatura e da una guerra distruggitrice. Ma la condizione per farcela ora è guardare in modo impietoso alle debolezze da superare, alle sfide da non perdere. La condizione è prendere piena consapevolezza, noi tutti, dei rischi che corriamo e della durezza delle prove che ci attendono non solo nei prossimi mesi ma nei prossimi anni.

Lasciatemi dire che da questa comune consapevolezza siamo oggi lontani. Ne sono lontani i fatti e le amare cronache della politica, i contenuti e i toni di una continua contesa che tanto incide negativamente sulla vita delle istituzioni repubblicane, soprattutto al livello nazionale, impedendo loro più fecondi confronti, precludendo loro più soddisfacenti risultati.

Decisivo è dunque, in Italia, un salto di qualità della politica. Decisivo per la stabilità e continuità della vita istituzionale, e per la tenuta del sistema Italia in un contesto europeo percorso da così forti scosse e tensioni. Ho naturalmente sempre presenti le distinzioni essenziali. La sorte di ogni governo è decisa dal Parlamento, che accorda e revoca la fiducia. La durata delle legislature parlamentari è fissata in Costituzione, in termini temporali analoghi a quelli fissati negli altri paesi democratici : termini non fissati casualmente, ma corrispondenti al tempo necessario per l'attuazione di un programma politico di adeguato respiro.

A esigenze di governabilità e di stabilità dell'Esecutivo ha mirato la riforma elettorale del 1993, cui non sono peraltro seguite coerenti riforme istituzionali. Ma l'esperienza compiuta ci dice che anche in Parlamenti eletti con leggi maggioritarie, è pur sempre la politica - è l'evolversi dei rapporti e dei conflitti politici, ed è la capacità di padroneggiarli - che determina la stabilità della coalizione di governo premiata dagli elettori.

Resta invece, nel nostro ordinamento, prerogativa del Capo dello Stato - poco importa che la si possa beceramente sminuire a parole - sancire l'impossibilità di completare una legislatura parlamentare e quindi sciogliere le Camere. Quella degli scioglimenti anticipati è stata un'improvvida prassi tutta italiana, da cui speravamo di esserci liberati e al cui ripetersi sono tenuto a resistere nell'interesse generale. Specie in periodi così gravidi di incognite. Non a caso io ritenni, a metà agosto - mentre, a seguito di una clamorosa rottura politica nel maggior partito di governo, già precipitosamente si evocavano elezioni anticipate - di dover chiamare tutte le forze politiche a riflettere sulle conseguenze per il paese dell'andare "verso un vuoto politico e verso un durissimo scontro elettorale".

La conquista, a partire dal 1994, di un'effettiva democrazia dell'alternanza, non deve essere messa in forse. Si guardi tuttavia a come in Europa paesi con sistemi politici da lungo tempo fondati su schemi bipolari o bipartitici consolidatisi nei decenni stiano conoscendo mutamenti di scenario e sperimentando le soluzioni che risultano possibili e opportune. E si torni a riflettere su esigenze di rinnovamento costituzionale, che sembrava non fosse difficile soddisfare in questa legislatura almeno con misure di riforma già apparentemente condivise.

Continuerò dal canto mio a sollecitare la continuità della vita istituzionale e dunque di una legislatura al cui termine mancano più di due anni : sempre che, beninteso, vi sia la prospettiva di un'efficace azione di governo e di un produttivo svolgimento dell'attività delle Camere. Opererò in ogni circostanza, secondo regole e prassi costituzionali cui intendo doverosamente attenermi, nei limiti del mio ruolo e delle obbiettive possibilità, tenendo ben conto della volontà espressa dal corpo elettorale nel 2008.

Opererò soprattutto perché ora e nel futuro - indipendentemente dalla definizione delle soluzioni di governo - si realizzi quello "spirito di condivisione" di cui ho detto chiarendo il senso di quell'espressione, il valore di quell'istanza. E' qui il "salto di qualità della politica" che in larga misura il paese si attende. Che esso si attende perché è in giuoco la moralità e dignità della politica. Che esso si attende perché c'è stanchezza verso la chiusura in sé stesso del mondo politico, verso la quotidiana gara delle opposte faziosità, verso il muro dell'incomunicabilità tra maggioranza e opposizione. C'è da colmare un distacco ormai allarmante tra la politica, le istituzioni e le forze sociali e culturali, in un paese che pure continua a dare tante prove di senso di responsabilità, di dinamismo, di coesione e di solidarietà.

Tante prove. Penso all'impegno delle imprese - in gran numero piccole e medie - che si lanciano ad esplorare lontani mercati in impetuoso sviluppo e a competere con successo. Penso al senso di responsabilità con cui tanti lavoratori stanno affrontando le dure prove della perdita dell'occupazione o della riduzione del salario in cassa integrazione. Penso allo sforzo delle rappresentanze sociali per concertare proposte sui principali temi economico-sociali : sforzo che mi auguro prosegua e trovi concrete risposte. Penso ai peculiari, qualificanti apporti dell'associazionismo, della cooperazione, del volontariato. Ma penso anche ai risultati della tenace quotidiana azione di quanti operano con scrupolo al servizio di fondamentali strutture dello Stato.

E a questo proposito mi limito a citare i preziosi esempi di dedizione delle nostre Forze Armate, e in prima linea dei militari che nelle missioni all'estero fanno in tutti i sensi onore all'Italia. E cito egualmente i rilevanti risultati conseguiti, con grande tenacia, perizia e passione dalla magistratura e dalle forze di polizia contro la criminalità organizzata, secondo misure e linee d'intervento che hanno ottenuto in Parlamento consensi ben oltre i confini della maggioranza di governo.

Si tratta di un insieme di realtà vive e di attive presenze, che hanno bisogno del riferimento e del sostegno del quadro politico-istituzionale nel suo insieme. Si possono da ciò ricavare sostanziali motivi di fiducia nelle forze e risorse del paese e insieme forti stimoli critici.

Tutte le considerazioni che sono venuto svolgendo si collegano a quel senso dell'unità nazionale che è per noi tutti naturale condividere e che uscirà - ne sono convinto - arricchito e rilanciato dalle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia. Le celebrazioni - cui ha voluto significativamente concorrere la Chiesa italiana attraverso il suo "Progetto culturale" - hanno nel corso di quest'anno guadagnato via via in profondità e diffusione. Lo si deve soprattutto all'impegno delle istituzioni culturali, a cominciare dalle maggiori, della scuola, delle forze intellettuali e anche dell'editoria e dei mezzi di informazione. Lo si deve al moltiplicarsi di iniziative locali, promosse o sostenute dalle istituzioni rappresentative.

Insufficiente è rimasto l'impegno politico nazionale, che avrà modo di dispiegarsi attorno alle date emblematiche del prossimo anno e di correlarsi anche all'interesse che per il nostro anniversario si manifesta fuori d'Italia, in numerosi paesi amici memori della nostra storia.
Potremo in conclusione meglio misurare l'attaccamento a quel che storicamente ci unisce come Nazione e che fa del nostro Stato unitario un presidio irrinunciabile nell'era globale in cui siamo chiamati a misurarci.

E' un attaccamento più profondo di quanto talvolta sommariamente ci dicono gli schemi correnti : mi ha colpito, recandomi poco più di un mese fa nei Comuni veneti duramente colpiti dalle alluvioni, e incontrando diecine di Sindaci, sentire come da italiani lì si facesse appello all'Italia, anche denunciando incomprensioni ed esprimendo posizioni critiche, e lo si facesse nel momento stesso in cui ci si metteva comunque esemplarmente all'opera per superare l'emergenza.

Questo accade anche perché lo Stato nazionale è cambiato e sta cambiando, superando ogni residuo marchio storico di centralizzazione, evolvendo in senso ulteriormente autonomistico e federalistico, secondo un percorso finora ampiamente condiviso.
La più seria e preoccupante incompiutezza - non mi stanco di ripeterlo - del nostro processo unitario resta invece il divario tra Nord e Sud : un divario che si deve evitare assuma gli aspetti di una frattura e che quindi esige un approccio nuovo e risoluto come quello richiesto da altre debolezze strutturali destinate a diventare - ne ho parlato in precedenza - rischi fatali per il nostro paese, da disinnescare nei prossimi anni.

E infine : l'impegno per il centocinquantenario, il discorso sulla nostra storia, sulle radici e le ragioni della nostra unità, deve raggiungere i giovani e incrociare, dandovi valide risposte ideali, il loro crescente malessere. Guai a sottovalutarlo : è malessere concreto, per la disoccupazione e per la precarietà e scarsa qualità dell'occupazione, per l'inadeguata formazione, e più in generale per l'incertezza del futuro, per il vacillare delle speranze e degli slanci che dovrebbero accompagnare l'ingresso nell'età adulta.

Così dobbiamo leggere anche le recenti contestazioni, non riferibili solo a un singolo provvedimento di legge. C'è, al fondo, anche la reazione a una tendenza a trascurare, prestandovi scarsa attenzione e mezzi palesemente insufficienti, la risorsa cultura, in tutte le sue espressioni, a cominciare dalla ricerca e dall'alta formazione.

E' dunque necessario e urgente cercare, e aprire, nuovi canali di comunicazione e di scambio con le nuove generazioni. Invitando al tempo stesso i giovani che esercitano il diritto di riunirsi, manifestare, protestare, a stare in guardia, a tenere fermamente le distanze da gruppi portatori di una intollerabile illegalità e violenza distruttiva, foriera di sconfitta per le forze giovanili e di drammatico danno per la democrazia.

Ho concluso. A voi che reggete la trama delle istituzioni repubblicane, un grazie per l'ascolto, e il mio quinto augurio dal Quirinale per Natale e per il nuovo anno. Ed è per tutti noi l'augurio che qualche seme della riflessione di oggi possa essere raccolto nei fatti.

martedì 28 dicembre 2010

DIALOGARE CON GLI STUDENTI


Questo il commento di Luciano Guerzoni, della Segreteria Nazionale ANPI, sul movimento degli studenti che contesta la riforma Gelmini.

Da quando ha preso corpo l’autoritarismo berlusconiano con le sue attitudini classiste e di manomissione della Costituzione e dell’ordine repubblicano, i partigiani e gli antifascisti – innanzitutto quelli che si raccolgono nell’ANPI – con tenacia paziente e risoluta, impegnano se stessi e tutte le forze sociali e politiche democratiche per ridare fiducia e speranza indispensabili a rendere sempre più ampio, unitario, possente e vincente il campo delle forze che si battono per il cambiamento.
Fiducia e speranza sono dunque nostri obiettivi: quelli stessi della “nuova stagione dell’ANPI” che oggi, con il movimento degli studenti contro la “riforma Gelmini”, emergono come frontiere possibili. E avranno il loro peso innanzitutto nell’azione volta a contrastare validamente l’attuazione di un progetto governativo dagli effetti nefasti per l’università pubblica, la ricerca e la cultura, rese così incapaci di essere, come potrebbero, volano di crescita economica, sociale e civile e, oltretutto, tali da essere forieri di un classismo ancora più brutale di quello attuale nell’accesso al sapere della nostra gioventù.
Gli studenti, con la loro lotta determinata ma gioiosa e pacifica, hanno spiazzato la violenza e i violenti poiché consapevoli che lì sta un nemico di cui il potere governativo si giova per isolarli dall’opinione pubblica, ma, non di meno, hanno spiazzato anche il governo: sordo alle loro richieste. Asserragliato nei “palazzi della zona rossa”. Cinico e anche violento con il suo ricorso alla criminalizzazione dei giovani, rivelatore di pulsioni repressive, reazionarie e fasciste.
Nell’incontro con il Presidente della Repubblica e nel dialogo con Susanna Camusso gli studenti hanno evidenziato una disponibilità al confronto con le istituzioni e le forze sociali e politiche. E’ una potenzialità preziosa che si iscrive pienamente nell’alveo della democrazia repubblicana conquistata con la Resistenza e sancita dalla Costituzione.
Cogliere questa disponibilità, farla in valore, è compito della politica, innanzitutto dei partiti e delle forze sociali dell’opposizione antifascista e democratica. Non farlo sarebbe un grave errore assolutamente non giustificato dalla repulsa e dalla diffidenza verso i radicalismi, gli estremismi verbali o la retorica rivoluzionaria, più presenti in un movimento studentesco autonomo, unitario, che semmai sono da contrastare nel merito ma da non confondere con attitudini alla violenza.
Non faranno questo errore i partigiani e gli antifascisti. L’ANPI promuoverà in ogni parte del Paese incontri con gli studenti aprendo i suoi congressi di Sezione e provinciali alla loro voce.
La università pubblica che vogliono è la metafora di un futuro desiderabile per le nuove generazioni: di studio, lavoro e progetti di vita. E a ben vedere coincide con lo stesso desiderabile futuro dell’Italia.
Investire di questa questione cruciale la politica, le istituzioni, i sindacati e le forze sociali e della cultura, è urgente e necessario.
E’ così alla prova, ancora una volta, la democrazia repubblicana, la sua capacità di garantire partecipazione, di assecondare il cambiamento. Al tempo stesso, questa è un’occasione importante per le istituzioni, i partiti e la politica di rigenerarsi e rinnovarsi.

lunedì 27 dicembre 2010

PDL CONTRO L'ANPI A SANT'ANNA DI STAZZEMA

Il Pdl è contrario alla presenza dell'ANPI nella costituenda Fondazione del Parco nazionale della Pace di Sant'Anna di Stazzema. La replica dell’Anpi: è solo livore antidemocratico.
Ecco il commento di Didala Ghilarducci, presidente del Comitato Provinciale Anpi Lucca.
“La presenza dell’ANPI tra i fondatori morali della Fondazione del Parco
della Pace di Sant’Anna di Stazzema non è una onorificenza data ad una parte di italiani - quelli che si batterono contro il nazifascismo e consentirono la costruzione dell’Italia democratica – contro altri, ma è il
riconoscimento delle comuni radici di tutti gli italiani. Ne gioiscono perciò tutti coloro che si riconoscono in questa Italia democratica, che la Costituzione ha sancito antifascista e pacifista. Chissà quali “verità” e quali “responsabilità” risultano ancora da chiarire al coordinatore del PdL di Stazzema, al quale suggeriamo di informarsi sulla ricca produzione storiografica su Sant’ Anna pubblicata negli ultimi decenni, di meditare gli atti della Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi e infine di andarsi a leggere la sentenza emessa cinque anni or sono, con la piena soddisfazione dei suoi concittadini, dal Tribunale Militare della Spezia. Afferma questa sentenza che la strage fu perpretata “senza necessità e senza giustificato motivo, per cause non estranee alla guerra e anzi nell’ambito e con finalità di un’ampia operazione di rastrellamento pianificata e condotta contro i partigiani e la popolazione civile che a quelli si mostrava solidale”.

BASTA CON GLI INSULTI AI MAGISTRATI

Siamo profondamente indignati per i continui, violenti, volgari attacchi alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale. Evidentemente, c’è chi vuole disconoscere princìpi e valori fondamentali della Costituzione, come la divisione dei poteri, l’autonomia e indipendenza della Magistratura, la funzione di garanzia della Corte Costituzionale, il rispetto dovuto alle istituzioni.
E’ una campagna vergognosa, condotta in prima persona da esponenti del Governo, per denigrare e delegittimare organi fondamentali di garanzia come la Magistratura e la Corte Costituzionale.
Un attacco del genere – che non ha nulla a che fare con la critica lecita – non colpisce solo i Magistrati, ma investe l’intero sistema costituzionale, e mette a repentaglio i diritti dei cittadini e la stessa convivenza civile, quale si addice ad uno Stato democratico.
Non si tratta solo, come pure è doveroso, di esprimere solidarietà alla Magistratura ed alla Corte Costituzionale, ma di riaffermare princìpi fondamentali, nell’interesse prima di tutto dei cittadini, di ribadire che i Magistrati e gli organismi di garanzia devono operare senza insulti, pressioni e intimidazioni, di riaffermare il dovere di tutti di rispettare le regole e il diritto, ugualmente di tutti, a vederle pienamente osservate.
L’ANPI trasmetterà questo comunicato, oltreché ai propri iscritti, agli organi rappresentativi della Magistratura milanese, riservandosi di individuare – d’intesa con i medesimi – le forme ed i modi più efficaci per illustrare ai cittadini la situazione reale della giustizia e per riaffermare i più volte ricordati princìpi di fondo del nostro sistema costituzionale, pretendendone l’assoluto rispetto.

Il Presidente dell'Anpi milanese, Carlo Smuraglia

martedì 21 dicembre 2010

MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE RAIMONDO RICCI

Care compagne e cari compagni,
ritengo sia doveroso, in queste ultime settimane di dicembre 2010, compiere con voi una valutazione in ordine alle novità che sono intervenute sulla scena della politica italiana, sulle prospettive e sulle alternative che in ordine ad essa stanno maturando. Sul ruolo che la nostra associazione, l' ANPI, è chiamata a svolgere in nome dei valori, dei principi e degli impegni che caratterizzano la nostra stessa ragion d'essere.
Il presente messaggio non è peraltro indirizzato soltanto ai militanti della Nostra Associazione e delle altre associazioni che intendono mantenere viva la memoria della Resistenza e di tutto ciò che essa ha rappresentato e tuttora rappresenta nella storia d'Italia. È diretto anche e soprattutto alle forze politiche cui spetta il compito di garantire quanto più possibile, in una fase di profonda crisi globale, il progresso e il benessere della nostra comunità nazionale. Inoltre questo messaggio deve essere valutato da parte di ogni componente della nostra comunità, a cominciare dalle generazioni più giovani; e ciò al fine di contribuire a quel risveglio delle coscienze oggi più che mai indispensabile.
Non credo sia necessario enumerare in dettaglio tutti i comportamenti personali e quelli relativi alla gestione politica instaurati dal premier e dai suoi sodali.
Tutte le insufficienze, le deviazioni da un trasparente rispetto dei principi e delle regole sanciti dalla nostra Costituzione, le arbitrarietà anche interpretative che si collocano del tutto al di fuori della nostra Carta fondamentale e le illusioni sull'oggettiva realtà dei problemi che travagliano il nostro Paese. L'uso di aggressioni mediatiche nei confronti di chi non si attiene o si ribella a quelle illusioni. Il tentativo di stravolgere la Costituzione realizzato a livello parlamentare da una maggioranza ottenuta dal premier con gli strumenti di un populismo mediatico e fortunatamente bocciato da una larga maggioranza del popolo con il referendum del giugno 2006. L'attacco martellante nei confronti delle istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione, a cominciare dalla Magistratura, un attacco alcuna volta esteso al Presidente della Repubblica che oggi può definirsi il più solido baluardo contro una minacciata deriva autoritaria. La tolleranza da parte del premier di attività contrarie alle leggi vigenti. L'ossessiva volontà di ricorrere a leggi “ad personam” per fronteggiare i propri guai giudiziari, senza curarsi (vedi la legge sul cosiddetto processo breve) degli effetti di cancellazione di migliaia di processi in corso.
Ossessione affiancata da una pretesa riforma della giustizia indirizzata ad aggredire il requisito di autonomia e indipendenza della Magistratura e a sottrarre ad essa strumenti indispensabili per l'accertamento di reati, anche molto gravi, come quelli concernenti la criminalità organizzata.
Il complesso delle attività sopra citate è stato tale da suscitare il dissenso e la reazione di una parte stessa della destra, quella che fa capo al Presidente della Camera Gianfranco Fini il quale, nel suo intervento programmatico di Perugia, ha chiaramente enunciato la necessità di una destra che nel suo agire politico si muova in conformità ai principi e alle regole disegnati dalla Costituzione.
Non è un caso che la Legge Fondamentale sia stata elaborata tra la metà del 1946 e fine 1947 in modo da elaborare un testo condiviso e approvato a larghissima maggioranza, fra tutte le forze politiche democratiche in campo, dai comunisti ai democristiani, agli azionisti ai liberali.
Oggi ci troviamo di fronte ad un'emergenza che non vede tanto una contrapposizione tra destra e sinistra quanto un conflitto tra chi intende muoversi nel solco della Costituzione e chi invece da essa vuole divorziare, onde conseguire un potere assoluto che pur non presentandosi con gli stessi attributi esplicitamente dittatoriali del fascismo intende instaurare un nuovo potere autoritario. Questo è il vero e concreto obiettivo del berlusconismo. In sostanza, il populismo è lo strumento di chi oggi governa l'Italia, l'autoritarismo è il risultato cui vuole pervenire.
Martedì 14 dicembre il premier Berlusconi ha evitato la sfiducia per soli tre voti, dopo un'indecente attività di mercato. Ed ora si ripropone espressamente di operare, al fine di rafforzare la sua maggioranza, in modo da continuare questa sua deprecabile attività. La prospettiva è preoccupante, considerando la spregiudicatezza dei suoi comportamenti.
Per sconfiggere questa deriva che consegnerebbe il nostro Paese ad un ulteriore degrado dal quale sarebbe enormemente difficile risollevarsi, l'unica risposta non può che essere un'alleanza di tutte le forze d'opposizione che a questo disegno si oppongono in modo concreto e operante, senza alcuna esclusione. È necessaria la realizzazione di una sorta di CLN dettato dall'emergenza, capace di ricreare le condizioni fondamentali affinché la normale dialettica politica possa ricostituirsi su basi nuove nell'ambito delle forme e dei limiti della nostra Carta Fondamentale. È un progetto verso il quale occorre muoversi, con una piena disponibilità di quelle forze che furono un tempo capaci dell'approvazione della nostra Legge fondamentale.
Nel concludere questo mio messaggio ritengo necessario soffermarmi sul disagio profondo che pervade studenti e giovani privati di una prospettiva futura, disagio latente da tempo,che negli ultimi giorni ha portato ad una reazione fondamentalmente giusta. Noi tutti però dobbiamo evitare che la violenza venga ritenuta l'ultima risorsa di chi è disperato. Per questo ai giovani in particolare,desidero dire che la degenerazione della protesta in atti violenti porta come conseguenza il dare involontariamente ragione ai responsabili dell'attuale degrado. D’altro canto, le proposte di arresto preventivo – che riecheggiano leggi fasciste – e le altre iniziative volte a rafforzare la repressione dimostrano chiaramente l’intenzione dell’attuale governo di ridurre a questione di ordine pubblico il profondo anelito di giustizia e progresso che costituisce l’essenza delle proteste di studenti e precari. Per modificare le cose bisogna isolare le frange violente, di qualunque tipo esse siano e impegnare le migliori energie, a cominciare dalle nuove generazioni, nello sforzo comune per il cambiamento, forti del fatto che la coscienza del Paese è dalla parte delle legittime aspirazioni dei suoi giovani.
Con un fraterno augurio a tutti voi, per il prossimo Natale e per il nuovo anno, rendiamo sempre più operante il nostro impegno per il Bene della nostra Italia

Raimondo Ricci, presidente nazionale ANPI

MILANO, NON ABBASSARE LA GUARDIA

Come è noto, a Milano c’è stata, il 18 dicembre, una grande manifestazione antifascista, promossa dall’ANPI, dalla Camera del lavoro, dalla Comunità ebraica, da Libera, da tutti i partiti del centro sinistra e da tante associazioni. Una manifestazione pacifica, in cui i brevi discorsi del Presidente dell’ANPI milanese e del Segretario della Camera del lavoro di Milano, Rosati, sono stati intercalati da musiche, cori, letture di brani significativi, effettuate da artisti di grande professionalità e di grande impegno civile.
La manifestazione voleva essere una testimonianza di antifascismo, a fronte dei reiterati tentativi di trasformare Milano in una città fascista, contro le sue tradizioni e contro i suoi connotati profondamente democratici. L’occasione era stata l’annuncio dell’apertura di una nuova sede di “Forza Nuova” proprio in una zona centrale di Milano. La concessione fatta, con evidente leggerezza, dal Comune di Milano, proprietario dei locali, era stata - nei giorni scorsi - revocata, ma essenzialmente per ragioni di ordine pubblico, comunque tardivamente. In ogni caso, Forza Nuova aveva comunicato di essere decisa ad effettuare, l’apertura della sede. C’è voluta tutta la pressione dei promotori della manifestazione antifascista e la loro fermezza nel preannunciare e mantenere una manifestazione di segno contrario.
Prendiamo atto che fin qui è andata bene. Ma di certo non è finita e restano aperti alcuni interrogativi e alcuni problemi seri.
Anzitutto, gli esponenti di Forza Nuova dichiarano che hanno impugnato la delibera del Comune di revoca della concessione, e dunque ora la parola è al TAR. Ma c’è di più; essi aggiungono che sarebbero in corso trattative con l’Amministrazione comunale per avere comunque altri locali per la nuova sede.
Dunque, dobbiamo aspettarci ancora eventuali “sorprese” ed essere pronti a reagire.
Ma restano anche aperti i problemi di fondo.
Perché i neo-fascisti, negli ultimi tempi, hanno ripreso tanto vigore e con crescente frequenza tornano alla ribalta, soprattutto a Milano, ma anche altrove?
La risposta mi pare evidente: da un lato si sentono in qualche modo “protetti” da una parte dalle istituzioni; dall’altra, vi sono reali e chiare dimostrazioni che in diversi organismi istituzionali c’è molto di più della semplice tolleranza. Significative, al riguardo, le sprezzanti parole pronunciate dal Vicesindaco di Milano in relazione alla grande manifestazione antifascista del 18 dicembre.
Per alcuni, si tratta di quella che i poeti (ma qui non c’è nulla di poetico) chiamavano “corrispondenza di amorosi sensi”; tant’è che alcuni Consiglieri comunali si erano dichiarati pronti a “difendere” la nuova sede con gli amici (o camerati?) di Forza Nuova. Per altri, c’è una straordinaria e rivelatrice prontezza nel concedere sedi e patrocinare iniziative, anche se di sapore schiettamente fascista, se non peggio. Per altri ancora, c’è un’evidente soggezione ad alcuni organi dello Stato, dove – come è noto – si annidano altri amici (o camerati?). Ed è così che anche le peggiori iniziative sono state tollerate oppure – al più – vietate non per quel che sono, ma per motivi di “ordine pubblico”.
Questo insieme di elementi non solo dimostra la pervicacia di quelli che non possono più essere definiti solo come “nostalgici”, ma rivela anche un “clima” istituzionale, nel quale evidentemente non solo gli aderenti a Forza Nuova, ma anche tutti gli appartenenti all’ampia galassia di movimenti di tipo fascista o nazista, confidano di poter riporre fiducia. In estrema sintesi, non è privo di significato il fatto che da un lato si concede a gruppi neofascisti di aprire nuove sedi e dall’altro si dimezzano, a livello nazionale, i contributi ad una Associazione come l’ANPI, che fin dal 1945 è stata riconosciuta come Ente morale.
Per questo, possiamo essere soddisfatti per una manifestazione chiara, lineare e ben riuscita (anche se qualcuno ha protestato lo stesso, perché sarebbero diminuite le vendite – se c’è davvero - prenatalizie, in quella zona, dimenticando che il calo delle vendite è dovuto alla crisi), ma non possiamo riporre nel fodero le nostre “armi” (democratiche) e dobbiamo insistere perché ci si ricordi che questa Repubblica è, per definizione democratica e antifascista, come si rileva non solo da singoli articoli, ma dall’intero complesso del sistema costituzionale. E una Repubblica democratica non può tollerare simboli, scritte, manifestazioni che ci riportano ad un passato di orrore e di sangue. E’ inutile che si voglia continuare a far credere che gli italiani sono sempre “brava gente”, assolvendo così il fascismo nel suo complesso.
Questi “bravi” fascisti ci hanno condotto alla rovina, ci hanno fatto partecipare (e perdere) a una guerra rovinosa, hanno torturato, deportato e fatto morire tante persone inermi e tante impegnate nella ricerca della libertà.
Tutto questo non può essere dimenticato e non deve tornare mai più in nessuna forma. Abbiamo il dovere morale di “presidiare” ogni giorno questa Repubblica ancora immatura in alcuni gangli dello Stato e fare in modo che essa divenga, fino in fondo, quella che i partigiani, i deportati, i combattenti per la libertà hanno sognato e che è chiaramente definita nella Carta Costituzionale.

Carlo Smuraglia

domenica 19 dicembre 2010

18 DICEMBRE ANTIFASCISTA A MILANO.

Le immagini del presidio antifascista tenutosi a Milano ieri pomeriggio.
Potete ascoltare integralmente l'intervento di Smuraglia !

venerdì 17 dicembre 2010

ANCORA ATTACCHI NEOFASCISTI A PAVIA

Secondo atto vandalico contro le lapidi di partigiani a Pavia nel giro di pochi giorni. Dopo la distuzione, avvenuta l’8 Dicembre scorso, della stele che commemorava Giovanni Cazzamali (fucilato dai nazifascisti a 25 anni a pochi giorni dalla Liberazione), situata nel rione Pelizza, nella notte tra il 15 e il 16 Dicembre un’altra lapide è stata danneggiata seriamente in San Pietro in Verzolo.
È quella in ricordo di due partigiani fucilati dai nazifascisti, uno dei due resistenti ricordati in essa è il partigiano Amati.
Siamo di fronte all’ennesimo atto di matrice fascista che tocca Pavia.
Non dimentichiamo che nei giorni scorsi sono state danneggiate anche alcune sedi di partito. Le forza democratiche ed antifasciste della città hanno rivolto un’appello al Prefetto ed al Questore perché si facciano carico della situazione di tensione che sta vivendo Pavia.
Le forze politiche del centro-sinistra, la CGIL, l’ANPI, l’ARCI, l’UDU hanno organizzato per Lunedì 20 Dicembre 2010 , alle ore 18,15, un presidio, in piazza della Vittoria, con una fiaccolata che partirà dalla prefettura per arrivare davanti al Comune dove, alle ore 20, si terrà un consiglio comunale in cui i gruppi consiliari dell’opposizione presenteranno, in maniera unitaria, un’appello contro le violenze e le aggressioni che si sono verificate in questi giorni nel capoluogo pavese.