Due donne nude, dai corpi sofferenti, attendono il loro supplizio in un disegno di Ennio Morlotti del 1945 che sembra inciso con il pugnale. Mentre Aligi Sassu, nel 1941, dipinge nei colori del sangue un uomo fucilato steso a terra ai piedi del suo aguzzino, Renato Birolli immortala, con il suo tratto nervoso, la figura di un vescovo impegnato a benedire un teschio. Così cupo che il celebre storico dell' arte Corrado Maltese non esitò a paragonarlo a Goya. Sono solo alcuni dei 40 disegni della Resistenza che il Museo della Permanente ha allineato per la mostra che mette anche la parola fine alla storia di un' eredità sgradita. Quella del grande critico Mario De Micheli che, negli anni Ottanta, lasciò questo importante fondo di disegni, oltrea 16mila volumi di una biblioteca specializzata, al Comune di Trezzo sull' Adda che oggi, per un cambio di strategia della nuova giunta di centro destra, è stato liquidato, in polemica con gli eredi, e suddiviso fra la Permanente (i disegni) e la Biblioteca di via Senato (i libri). Fortuna sua, la nuova collocazione promette buone cure e una valorizzazione che parte proprio dalla mostra di oggi, dove lotte partigiane e contadini alla fame sono il succo di immagini che fanno accapponare la pelle per il realismo del disegno ma, soprattutto, per la verità dei fatti. Orrori della guerra firmati dai maestri che l' hanno combattuta e da chi l' ha documentata in prima linea, come Bruno Cassinari, autore qui del disegno che fu scelto per la copertina di Uomini e no di Elio Vittorini. In via Turati 34, fino al 9 gennaio. Info 026551445.
Tratto da Repubblica
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martedì 16 novembre 2010
domenica 14 novembre 2010
SOLIDARIETA' AI MIGRANTI
sabato 13 novembre 2010
CIAO MARCO
L’ Anpi di Carate Brianza piange la scomparsa del proprio presidente onorario Marco Cesana.
Si è spento domenica 7 novembre lasciando un vuoto incolmabile.
Antifascista convinto, ha vissuto coraggiosamante la Resistenza. Fratello del partigiano Claudio Cesana, barbaramente ucciso a Pessano con Bornago il 9 marzo 1945 a seguito di una vile rappresaglia dei tedeschi. Nel corso degli anni è stato fulgido esempio di idealità e di azione per tutti i giovani democratici e antifascisti caratesi e dell’ intero territorio. A lui si deve la costituzione del Comitato Unitario Antifascista e la nascita della sezione locale dell’Anpi di cui per anni è stato il presidente effettivo e ultimamente, causa la malattia, presidente onorario. Durante il suo operato ha sempre tenuto alti i valori della Resistenza e della guerra di Liberazione e si è battuto contro il revisionismo storico volto a minare la verità dei fatti e lo stesso sistema repubblicano.
Martedì mattina presso la camera mortuaria dell’ospedale caratese è stato dato l’ultimo saluto a Marco. Erano presenti oltre ai familiari anche i rappresentanti dell’Anpi locale e provinciale con l’amata bandiera dell’associazione dei partigiani. Un ringraziamento all’ amministrazione comunale che ha presenziato con il presidente del consiglio Pozzi e la dr.ssa Spinelli.
L’ Anpi ricorderà il proprio presidente in una serata che si terrà nel prossimo mese in municipio.
Si è spento domenica 7 novembre lasciando un vuoto incolmabile.
Antifascista convinto, ha vissuto coraggiosamante la Resistenza. Fratello del partigiano Claudio Cesana, barbaramente ucciso a Pessano con Bornago il 9 marzo 1945 a seguito di una vile rappresaglia dei tedeschi. Nel corso degli anni è stato fulgido esempio di idealità e di azione per tutti i giovani democratici e antifascisti caratesi e dell’ intero territorio. A lui si deve la costituzione del Comitato Unitario Antifascista e la nascita della sezione locale dell’Anpi di cui per anni è stato il presidente effettivo e ultimamente, causa la malattia, presidente onorario. Durante il suo operato ha sempre tenuto alti i valori della Resistenza e della guerra di Liberazione e si è battuto contro il revisionismo storico volto a minare la verità dei fatti e lo stesso sistema repubblicano.
Martedì mattina presso la camera mortuaria dell’ospedale caratese è stato dato l’ultimo saluto a Marco. Erano presenti oltre ai familiari anche i rappresentanti dell’Anpi locale e provinciale con l’amata bandiera dell’associazione dei partigiani. Un ringraziamento all’ amministrazione comunale che ha presenziato con il presidente del consiglio Pozzi e la dr.ssa Spinelli.
L’ Anpi ricorderà il proprio presidente in una serata che si terrà nel prossimo mese in municipio.
domenica 7 novembre 2010
NO DELL'ANPI ALLA NUOVA SEDE NEOFASCISTA A BERGAMO
L’Anpi provinciale di Bergamo richiama le istituzioni democratiche al dovere di prevenire atti contro la Costituzione. Tutto ha inizio dalla notizia dell'apertura, sabato 6 novembre, in via Borgo Palazzo, a due passi da piazza Sant’Anna, di una sede del partito neofascista Forza Nuova e di una serie di associazioni a questa forza collegate, dalla medesima matrice razzista e intollerante.
Questo il comunicato diffuso dall'Anpi di Bergamo:
Forza Nuova apre la sede in Borgo Palazzo: l’Anpi di Bergamo richiama le istituzioni democratiche al dovere di prevenire atti contro la Costituzione Abbiamo notizia dalla stampa locale che sabato 6 novembre 2010 verrà aperta in Bergamo, in via Borgo Palazzo, a due passi da piazza Sant’Anna, la sede che ospiterà il partito neofascista Forza Nuova e una serie di associazioni a questa forza collegate dalla medesima matrice razzista e intollerante. Tra queste, basti citare il gruppo “Ordine Futuro” che sul proprio sito dichiara di voler dialogare con “reduci della RSI, veterani del vecchio MSI” fino ai movimenti extraparlamentari di estrema destra in Europa. Non ci pare inutile ricordare che Forza Nuova fa esplicito riferimento, sia dal punto di vista ideale che culturale, al fascismo e alla Repubblica di Salò, oltre che alla loro pubblicistica, e con ripetute azioni ha assunto anche nella realtà bergamasca il connotato di una ricorrente provocazione .
Questa nuova iniziativa – a cui è stato dato volutamente rilievo pubblico - presenta gli stessi rischi che si sono materializzati il 28 febbraio 2009 in occasione della inaugurazione della sede di Forza Nuova in via Bonomelli.
Per questo L’ANPI provinciale di Bergamo ha manifestato al Prefetto di Bergamo, la preoccupazione per quanto potrebbe accadere se si dovesse riproporre , in un quartiere cittadino di vivaci tradizioni popolari e di partecipazione democratica alla vita politica e sociale, la manifestazione pubblica di simboli e atteggiamenti che si configurano come apologia di fascismo.
Per questo l’ANPI, mentre segnala ai cittadini di Borgo Palazzo una presenza nel quartiere che suona oltraggio a Bergamo e a tutti suoi abitanti e ai sentimenti democratici ed antifascisti, sente l’obbligo di richiamare le istituzioni democratiche della città al dovere di prevenire atti e comportamenti che siano lesivi della legge e della Costituzione.
Bergamo, 4 novembre 2010
Questo il comunicato diffuso dall'Anpi di Bergamo:
Forza Nuova apre la sede in Borgo Palazzo: l’Anpi di Bergamo richiama le istituzioni democratiche al dovere di prevenire atti contro la Costituzione Abbiamo notizia dalla stampa locale che sabato 6 novembre 2010 verrà aperta in Bergamo, in via Borgo Palazzo, a due passi da piazza Sant’Anna, la sede che ospiterà il partito neofascista Forza Nuova e una serie di associazioni a questa forza collegate dalla medesima matrice razzista e intollerante. Tra queste, basti citare il gruppo “Ordine Futuro” che sul proprio sito dichiara di voler dialogare con “reduci della RSI, veterani del vecchio MSI” fino ai movimenti extraparlamentari di estrema destra in Europa. Non ci pare inutile ricordare che Forza Nuova fa esplicito riferimento, sia dal punto di vista ideale che culturale, al fascismo e alla Repubblica di Salò, oltre che alla loro pubblicistica, e con ripetute azioni ha assunto anche nella realtà bergamasca il connotato di una ricorrente provocazione .
Questa nuova iniziativa – a cui è stato dato volutamente rilievo pubblico - presenta gli stessi rischi che si sono materializzati il 28 febbraio 2009 in occasione della inaugurazione della sede di Forza Nuova in via Bonomelli.
Per questo L’ANPI provinciale di Bergamo ha manifestato al Prefetto di Bergamo, la preoccupazione per quanto potrebbe accadere se si dovesse riproporre , in un quartiere cittadino di vivaci tradizioni popolari e di partecipazione democratica alla vita politica e sociale, la manifestazione pubblica di simboli e atteggiamenti che si configurano come apologia di fascismo.
Per questo l’ANPI, mentre segnala ai cittadini di Borgo Palazzo una presenza nel quartiere che suona oltraggio a Bergamo e a tutti suoi abitanti e ai sentimenti democratici ed antifascisti, sente l’obbligo di richiamare le istituzioni democratiche della città al dovere di prevenire atti e comportamenti che siano lesivi della legge e della Costituzione.
Bergamo, 4 novembre 2010
venerdì 5 novembre 2010
VERGOGNA A MONZA !

Celebrazioni del 4 novembre
Il giorno 18 ottobre si è tenuta, presso il Comune di Monza, una riunione delle associazioni ANPI, Ass.Naz.Partigiani Cristiani e delle associazioni combattentistiche per discutere il programma delle celebrazioni del 4 novembre, festa delle Forze Armate, che quest’anno si terranno al Cimitero domenica 7 novembre.
In tale riunione, contraddicendo una tradizione ininterrotta dalla Liberazione ad oggi, con la sola eccezione del 2008, è stato deciso di rendere omaggio al Campo dei Caduti di tutte le guerre e non al campo dei Partigiani caduti per la libertà, ai quali lo Stato italiano ha riconosciuto la qualifica di Forze Armate.
La decisione, approvata a maggioranza con l’opposizione dell’ANPI e dei Partigiani cristiani, è una scelta politica che ricade direttamente sotto la responsabilità del sindaco e rappresenta la triste conferma dell’attuale tendenza a minimizzare il valore della Resistenza dimenticando che la riconquista della libertà, la nostra Repubblica e la nostra Costituzione discendono da questa con il sacrificio di innumerevoli caduti.
L’ANPI si dissocia pertanto da questa decisione e invita tutti i democratici e gli antifascisti, dopo l’omaggio al Campo dei Caduti di tutte le guerre, a visitare il Campo dei Partigiani, per rendere loro l’omaggio che tutto il popolo Italiano deve ai combattenti per la democrazia e la libertà.
Rosella Stucchi
presidente sezione di Monza
Monza 20 ottobre 2010
A SANREMO "BELLA CIAO" E "GIOVINEZZA". INACCETTABILE. POI LO STOP.
Gianni Morandi vuol far cantare "Bella ciao" al prossimo festival di Sanremo. Ma subito il direttore artistico del Festival Gianmarco Mazzi, evidentemente per non scontentare il governo, ha precisato che si ascolterà anche "Giovinezza", ossia la canzone della gioventù fascista nel Ventennio. Il Presidente nazionale dell'Anpi Raimondo Ricci ha così commentato la notizia: "E' intollerabile che si cerchi di alterare la storia d'Italia in questo modo, con un'equiparazione tra fascismo e antifascismo. La Resistenza è stata la salvezza dell'Italia, il fascismo è stato la rovina di questo Paese. Metterli sullo stesso piano è inaccettabile". Da parte sua Luciano Guerzoni, componente della Segreteria Nazionale dell'Anpi ha detto: "Non ho parole, non è un grande accostamento...". Polemiche. Altre proteste. Poi infine la decisione del CDA Rai: stop a Bella Ciao e Giovinezza al Festival di Sanremo. Scrive "Corriere.it": "La proposta aveva suscitato numerose proteste, in particolare da parte dell'Associazione partigiani".
mercoledì 3 novembre 2010
RESISTERE AI TAGLI, INTERVISTA A LUCIANO GUERZONI
RESISTERE ai tagli...
"Resistere" ai tagli. Un taglio drastico sta per abbattersi sui contributi alle associazioni partigiane. Lo denuncia la segreteria nazionale dell'Anpi. Un effetto della crisi? Non solo. L'associazione nazionale partigiani stima che i fondi destinati all'Anpi si fermeranno a 73.500 euro, contro i 165.000 del 2009. "Per giustificare questa discriminazione - denuncia l'associazione - il governo ha manomesso il numero degli iscritti, attribuendocene 44.000 anziché i 105.000 reali". L'Anpi descrive una situazione "studiata per mettere a tacere l'antifascismo". Abbiamo chiesto un parere a Luciano Guerzoni, ex senatore e presidente della Regione Emilia, oggi nella segreteria nazionale Anpi. Qual è, innanzitutto, il ruolo che l'associazione dei partigiani svolge oggi in Italia? Perché ritenete particolarmente gravi i tagli dei fondi che arrivano dal governo?
L'associazione dei partigiani svolge un "ruolo attivo" di memoria dell'antifascismo e della Resistenza. Il nostro lavoro consiste in un intervento politico e di formazione culturale delle nuove generazioni ai valori della Costituzione. Un ruolo che, evidentemente, dà fastidio alle destre: ecco perché ci hanno colpito così duramente. In quale altro modo potremmo infatti definire questo tentativo del Governo di ridurci al silenzio? Come spiegare altrimenti la volontà di mettere a tacere l'antifascismo organizzato, la memoria della Resistenza, l'impegno dell'Anpi nella difesa e nella promozione della Costituzione? Diamo così tanto fastidio al governo che sono arrivati persino al punto di manomettere il numero degli iscritti. Nell'anno, tra l'altro, in cui registriamo il record di nuovi arrivi...
Proprio nel 2009, infatti, l'Anpi ha avuto un "boom" di iscrizioni, soprattutto tra i giovani. Una vera e propria rivoluzione, anagrafica e culturale, per un'associazione di partigiani: come spiega questa rinnovata attenzione per i temi dell'antifascismo?
Io ho la sensazione che sia proprio per questo boom di iscrizioni delle nuove generazioni che il governo abbia deciso di colpirci. Cresce di giorno in giorno il numero di ragazzi e ragazze che si rivolge a noi per reagire al clima politico e sociale insopportabile in cui versa questo Paese. Una parte bella, importante e sempre più ampia dei giovani si sta avvicinando ai temi del fascismo, della Resistenza, insomma alle fonti primarie della democrazia italiana. E probabilmente, ripeto, questo non va bene a chi ci governa.
Perché crede che i tagli siano un tentativo ridurre l'Anpi al silenzio? Qual è la "scomoda verità" di cui l'associazione si fa portatrice?
Il nostro impegno quotidiano, nelle scuole e non solo, è quello di far conoscere i valori su cui si fonda la democrazia italiana, ovvero quelli della giustizia, dell'eguaglianza, dell'essere tutti uguali di fronte alla legge. Cerchiamo di portare avanti la cultura dell'essere piuttosto che dell'apparire, il valore della riflessione, dell'approfondimento, dell'importanza della formazione di una coscienza critica e attenta. Per chi ci governa si tratta evidentemente di disvalori che bisogna invece cercare di contrastare e combattere. Ma l'Anpi, con Libera e con tante altre associazioni, sarà sempre in campo per combattere questa vera e propria aggressione alle fonti della democrazia italiana. Nemmeno tagli così drastici potranno fermarci.
Parlare di antifascismo e di memoria della Resistenza fa quindi ancora paura dopo più di 60 anni?
Certo. Come si può interpretare diversamente una discriminazione così palese, così grossolana, così netta da parte del governo? Abbiamo la metà degli iscritti di tutte le associazioni di partigiani e ci hanno dato appena il 10% del contributo totale. È un'operazione certamente attuata con criterio. Ma siamo pronti a reagire con forza e tenacia, prima politicamente, poi con una grande sottoscrizione per sostenere il nostro congresso nazionale. Il 15 marzo 2011 saremo a Torino, nella cornice delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, pronti e decisi, ancor più dopo questo attacco, a portare avanti la nostra missione.
Tratto dal sito Anpi Barona
"Resistere" ai tagli. Un taglio drastico sta per abbattersi sui contributi alle associazioni partigiane. Lo denuncia la segreteria nazionale dell'Anpi. Un effetto della crisi? Non solo. L'associazione nazionale partigiani stima che i fondi destinati all'Anpi si fermeranno a 73.500 euro, contro i 165.000 del 2009. "Per giustificare questa discriminazione - denuncia l'associazione - il governo ha manomesso il numero degli iscritti, attribuendocene 44.000 anziché i 105.000 reali". L'Anpi descrive una situazione "studiata per mettere a tacere l'antifascismo". Abbiamo chiesto un parere a Luciano Guerzoni, ex senatore e presidente della Regione Emilia, oggi nella segreteria nazionale Anpi. Qual è, innanzitutto, il ruolo che l'associazione dei partigiani svolge oggi in Italia? Perché ritenete particolarmente gravi i tagli dei fondi che arrivano dal governo?
L'associazione dei partigiani svolge un "ruolo attivo" di memoria dell'antifascismo e della Resistenza. Il nostro lavoro consiste in un intervento politico e di formazione culturale delle nuove generazioni ai valori della Costituzione. Un ruolo che, evidentemente, dà fastidio alle destre: ecco perché ci hanno colpito così duramente. In quale altro modo potremmo infatti definire questo tentativo del Governo di ridurci al silenzio? Come spiegare altrimenti la volontà di mettere a tacere l'antifascismo organizzato, la memoria della Resistenza, l'impegno dell'Anpi nella difesa e nella promozione della Costituzione? Diamo così tanto fastidio al governo che sono arrivati persino al punto di manomettere il numero degli iscritti. Nell'anno, tra l'altro, in cui registriamo il record di nuovi arrivi...
Proprio nel 2009, infatti, l'Anpi ha avuto un "boom" di iscrizioni, soprattutto tra i giovani. Una vera e propria rivoluzione, anagrafica e culturale, per un'associazione di partigiani: come spiega questa rinnovata attenzione per i temi dell'antifascismo?
Io ho la sensazione che sia proprio per questo boom di iscrizioni delle nuove generazioni che il governo abbia deciso di colpirci. Cresce di giorno in giorno il numero di ragazzi e ragazze che si rivolge a noi per reagire al clima politico e sociale insopportabile in cui versa questo Paese. Una parte bella, importante e sempre più ampia dei giovani si sta avvicinando ai temi del fascismo, della Resistenza, insomma alle fonti primarie della democrazia italiana. E probabilmente, ripeto, questo non va bene a chi ci governa.
Perché crede che i tagli siano un tentativo ridurre l'Anpi al silenzio? Qual è la "scomoda verità" di cui l'associazione si fa portatrice?
Il nostro impegno quotidiano, nelle scuole e non solo, è quello di far conoscere i valori su cui si fonda la democrazia italiana, ovvero quelli della giustizia, dell'eguaglianza, dell'essere tutti uguali di fronte alla legge. Cerchiamo di portare avanti la cultura dell'essere piuttosto che dell'apparire, il valore della riflessione, dell'approfondimento, dell'importanza della formazione di una coscienza critica e attenta. Per chi ci governa si tratta evidentemente di disvalori che bisogna invece cercare di contrastare e combattere. Ma l'Anpi, con Libera e con tante altre associazioni, sarà sempre in campo per combattere questa vera e propria aggressione alle fonti della democrazia italiana. Nemmeno tagli così drastici potranno fermarci.
Parlare di antifascismo e di memoria della Resistenza fa quindi ancora paura dopo più di 60 anni?
Certo. Come si può interpretare diversamente una discriminazione così palese, così grossolana, così netta da parte del governo? Abbiamo la metà degli iscritti di tutte le associazioni di partigiani e ci hanno dato appena il 10% del contributo totale. È un'operazione certamente attuata con criterio. Ma siamo pronti a reagire con forza e tenacia, prima politicamente, poi con una grande sottoscrizione per sostenere il nostro congresso nazionale. Il 15 marzo 2011 saremo a Torino, nella cornice delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, pronti e decisi, ancor più dopo questo attacco, a portare avanti la nostra missione.
Tratto dal sito Anpi Barona
PIENA CONVERGENZA TRA ANPI E AUSER
La Segreteria nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) e la Presidenza dell’Associazione per l’Autogestione dei Servizi e la Solidarietà (AUSER) hanno convenuto sull’esistenza di una convergenza politica e culturale chiaramente riconoscibile nello statuto dell’ANPI e nella Carta dei Valori dell’AUSER.
Durante un incontro si è evidenziata anche “la concreta possibilità e volontà di consolidare la sinergia operativa nel quadro dei comuni obiettivi valoriali” quali: “la salvaguardia e la piena attuazione – nelle leggi e nei comportamenti sociali – della Costituzione Italiana”; “l’impegno in favore della democrazia e della legalità”. “la promozione della convivenza civile e della coesione sociale”. Nel documento stilato alla fine dell’incontro e sottoscritto da Michele Mangano, presidente nazionale dell’Auser, e Raimondo Ricci, presidente nazionale dell’Anpi, si sottolinea “la piena condivisione di principi e convincimenti si propone di dar vita ad iniziative che abbiano come scopo il sostegno della cittadinanza attiva nella prospettiva della tutela dei beni comuni e del rispetto dei diritti inalienabili delle persone”.
Nello specifico dell’azione, le due Associazioni hanno tracciato alcune idee con le quali avviare la loro cooperazione: “educare alla legalità: realizzare eventi, seminari, pubblicazioni e altro per diffondere la
cultura del rispetto delle norme costituzionali che sono guida al vivere civile”; “educazione permanente: svolgere nelle Università della Libera Età, affiliate all’Auser, lezioni sulla Costituzione Italiana con la partecipazione di partigiani, costituzionalisti, magistrati”; “turismo sociale: organizzare itinerari turistici che abbiano come tappe i luoghi della memoria – della Guerra di Liberazione partigiana e del martirio antifascista – o che siano stati teatro della storia sociale del Paese; “celebrazioni per l’Unità d’Italia: aderire o organizzare eventi per commemorare il centocinquantesimo anno dell’unità d’Italia”.
La Segreteria nazionale dell’ANPI e la Presidenza dell’AUSER si impegnano inoltre a intensificare ed estendere le relazioni fra le proprie sedi territoriali, nonché a dare vita a iniziative comuni sia a
livello nazionale che nei territori.
Infine, ANPI e AUSER hanno discusso su come dare impulso “al dialogo intergenerazionale sui reciproci principi costitutivi con la presa in carico di volontari del servizio civile. A tale scopo ANPI e AUSER si scambieranno le competenze e le informazioni del caso”.
Durante un incontro si è evidenziata anche “la concreta possibilità e volontà di consolidare la sinergia operativa nel quadro dei comuni obiettivi valoriali” quali: “la salvaguardia e la piena attuazione – nelle leggi e nei comportamenti sociali – della Costituzione Italiana”; “l’impegno in favore della democrazia e della legalità”. “la promozione della convivenza civile e della coesione sociale”. Nel documento stilato alla fine dell’incontro e sottoscritto da Michele Mangano, presidente nazionale dell’Auser, e Raimondo Ricci, presidente nazionale dell’Anpi, si sottolinea “la piena condivisione di principi e convincimenti si propone di dar vita ad iniziative che abbiano come scopo il sostegno della cittadinanza attiva nella prospettiva della tutela dei beni comuni e del rispetto dei diritti inalienabili delle persone”.
Nello specifico dell’azione, le due Associazioni hanno tracciato alcune idee con le quali avviare la loro cooperazione: “educare alla legalità: realizzare eventi, seminari, pubblicazioni e altro per diffondere la
cultura del rispetto delle norme costituzionali che sono guida al vivere civile”; “educazione permanente: svolgere nelle Università della Libera Età, affiliate all’Auser, lezioni sulla Costituzione Italiana con la partecipazione di partigiani, costituzionalisti, magistrati”; “turismo sociale: organizzare itinerari turistici che abbiano come tappe i luoghi della memoria – della Guerra di Liberazione partigiana e del martirio antifascista – o che siano stati teatro della storia sociale del Paese; “celebrazioni per l’Unità d’Italia: aderire o organizzare eventi per commemorare il centocinquantesimo anno dell’unità d’Italia”.
La Segreteria nazionale dell’ANPI e la Presidenza dell’AUSER si impegnano inoltre a intensificare ed estendere le relazioni fra le proprie sedi territoriali, nonché a dare vita a iniziative comuni sia a
livello nazionale che nei territori.
Infine, ANPI e AUSER hanno discusso su come dare impulso “al dialogo intergenerazionale sui reciproci principi costitutivi con la presa in carico di volontari del servizio civile. A tale scopo ANPI e AUSER si scambieranno le competenze e le informazioni del caso”.
martedì 2 novembre 2010
3 NOVEMBRE, PRESIDIO ANTIFASCISTA A MILANO

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Sezione L. Viganò – Precotto
Via Rucellai, 12 Milano
3 Novembre 2010 ore 21, Stele dei Martiri di Piazzale Loreto
PRESIDIO ANTIFASCISTA
Continua la risposta degli antifascisti alla grave provocazione di un gruppo nazifascista denominato Lealtà Azione, che ha confermato e spostato al 3 Novembre
l’ iniziativa su Leon Degrelle, generale della divisione Waffen-SS Wallonie a poca distanza dalla Stele dei 15 Martiri uccisi il 10 Agosto 1944 dai Nazifascisti.
Presidieremo nuovamente la stele dei nostri 15 Martiri proprio nello stesso luogo che indicò, nel 1945 al nostro Paese la chiusura definitiva del regime fascista, per confermare la nostra opposizione assoluta alle iniziative che si riferiscano al fascismo e al nazismo che chiunque voglia organizzare nella nostra città; chiediamo con forza al Prefetto di impegnarsi a porre termine a questa ignominia, rendendo onore alla nostra Storia ed alle Leggi dello Stato democratico; condanniamo chi governa le istituzioni locali che hanno in vario modo sponsorizzato, patrocinato o anche solo tollerato simili abiette iniziative.
Onore ai nostri Martiri!
Viva l’Italia Democratica e Antifascista!
3 Novembre 2010, il posto degli antifascisti milanesi sarà presso la Stele di Piazzale Loreto alle ore 21!
Sarà presente Annunziata Cesani detta Ceda, partigiana di Sesto San Giovanni
VOGHERA NERA
A VOGHERA RESTA LA TARGA DELLA VERGOGNA! PDL E LEGA SCHIERATI A FAVORE DELL'OMAGGIO AI REPUBBLICHINI DELLE BRIGATE NERE E DELLA SICHERHEITS!
E' con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato - ad aggravare l'onta - in Piazza della Liberazione.
La mozione che chiedeva la revoca dell'autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d'opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.
Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto "a fare quel che gli pareva".
Non abbiamo sentito risuonare il "me ne frego", ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.
Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all'ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!) dell'Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.
Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia.
Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante "Gennaro" della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l'aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.
Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l'Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d'oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un'offesa troppo grande.
Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni "democratiche".
Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti.
Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune.
Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.
Cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.
Comitato Unitario "per dignità non per odio
E' con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato - ad aggravare l'onta - in Piazza della Liberazione.
La mozione che chiedeva la revoca dell'autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d'opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.
Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto "a fare quel che gli pareva".
Non abbiamo sentito risuonare il "me ne frego", ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.
Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all'ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!) dell'Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.
Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia.
Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante "Gennaro" della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l'aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.
Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l'Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d'oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un'offesa troppo grande.
Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni "democratiche".
Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti.
Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune.
Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.
Cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.
Comitato Unitario "per dignità non per odio
ANNULLATA MANIFESTAZIONE NAZIFASCISTA
Il Comitato permanente antifascista di Milano, nella riunione del 26 ottobre 2010, ha preso atto che, a seguito della protesta e delle reazioni di tanta parte della società civile, delle istituzioni, dell’associazionismo antifascista, la preannunciata manifestazione nazifascista prevista per il 28 ottobre non si terrà e che ugualmente non avrà luogo la progettata cena presso il Circolo ufficiali. Resta peraltro aperto il problema, che suscita viva preoccupazione, del reiterarsi a Milano di manifestazioni e iniziative di tipo nettamente e dichiaratamente fascista e nazista, perfino con l’apertura di nuove sedi e di nuovi punti di riferimento. Questo fatto è inconcepibile alla luce del contenuto antifascista dell’intera Carta Costituzionale e del carattere antifascista e resistenziale di Milano.
Occorre un impegno comune, delle istituzioni, dell’associazionismo, dei cittadini, affinché questi – che ormai non son più soltanto rigurgiti nostalgici - abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica.
Si impone una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo nella nostra città, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle protezioni di cui godono.
Il Comitato si farà promotore di iniziative di approfondimento e di impegno, chiamando a partecipare le stesse istituzioni, le associazioni partigiane, i partiti democratici, le organizzazioni sindacali, l’associazionismo democratico, i centri di cultura storica.
Bisogna tornare – e rapidamente – ai princìpi ed ai valori di fondo che ispirano il nostro sistema democratico, non tollerando i tentativi eversivi, le nostalgie di un tempo fortunatamente perduto, le speranze di rivincita. Milano deve tornare ad esprimere appieno la sua vocazione antifascista e democratica.
Milano, 27 ottobre 2010
Occorre un impegno comune, delle istituzioni, dell’associazionismo, dei cittadini, affinché questi – che ormai non son più soltanto rigurgiti nostalgici - abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica.
Si impone una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo nella nostra città, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle protezioni di cui godono.
Il Comitato si farà promotore di iniziative di approfondimento e di impegno, chiamando a partecipare le stesse istituzioni, le associazioni partigiane, i partiti democratici, le organizzazioni sindacali, l’associazionismo democratico, i centri di cultura storica.
Bisogna tornare – e rapidamente – ai princìpi ed ai valori di fondo che ispirano il nostro sistema democratico, non tollerando i tentativi eversivi, le nostalgie di un tempo fortunatamente perduto, le speranze di rivincita. Milano deve tornare ad esprimere appieno la sua vocazione antifascista e democratica.
Milano, 27 ottobre 2010
A TRIESTE UN MUSEO FASCISTA
A Trieste, a pochi metri dal Conservatorio, dove c'è oggi solo una lapide illeggibile a ricordare la strage dell'aprile 1944 (56 impiccati lasciati penzolare nel cortile) - grazie a "generose" elargizioni private è stato aperto un Museo e Centro studi del fascismo repubblichino. All'inaugurazione sono intervenuti diverse generazioni di reduci fascisti e militanti neo-fascisti.
http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/trieste-la-storia-dei-vinti-nellistituto-panzarasa/2527947
http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/trieste-la-storia-dei-vinti-nellistituto-panzarasa/2527947
A MILANO TROPPE MANIFESTAZIONI DI STAMPO NAZISTA E FASCISTA
La preoccupazione del Comitato permanente antifascista per il ripetersi di manifestazioni di tipo fascista o addirittira nazista nel capoluogo lombardo. Questo il comunicato diffuso.
“A Milano il Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano ha espresso tutta la sua preoccupazione per il ripetersi, nel capoluogo lombardo, di manifestazioni di tipo fascista e nazista. Questo il testo del comunicato diffuso al termine della riunione svoltasi il 26 ottobre 2010. “Il Comitato permanente antifascista di Milano ha preso atto che, a seguito della protesta e delle reazioni di tanta parte della società civile, delle istituzioni, dell’associazionismo antifascista, la preannunciata manifestazione nazifascista prevista per il 28 ottobre non si terrà e che ugualmente non avrà luogo la progettata cena presso il Circolo ufficiali. Resta peraltro aperto il problema, che suscita viva preoccupazione, del reiterarsi a Milano di manifestazioni e iniziative di tipo nettamente e dichiaratamente fascista e nazista, perfino con l’apertura di nuove sedi e di nuovi punti di riferimento. Questo fatto è inconcepibile alla luce del contenuto antifascista dell’intera Carta Costituzionale e del carattere antifascista e resistenziale di Milano. Occorre un impegno comune, delle istituzioni, dell’associazionismo, dei cittadini, affinché questi – che ormai non son più soltanto rigurgiti nostalgici - abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica. Si impone una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo nella nostra città, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle protezioni di cui godono.Il Comitato si farà promotore di iniziative di approfondimento e di impegno, chiamando a partecipare le stesse istituzioni, le associazioni partigiane, i partiti democratici, le organizzazioni sindacali, l’associazionismo democratico, i centri di cultura storica.
Bisogna tornare – e rapidamente – ai princìpi ed ai valori di fondo che ispirano il nostro sistema democratico, non tollerando i tentativi eversivi, le nostalgie di un tempo fortunatamente perduto, le speranze di rivincita. Milano deve tornare ad esprimere appieno la sua vocazione antifascista e democratica.”
“A Milano il Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano ha espresso tutta la sua preoccupazione per il ripetersi, nel capoluogo lombardo, di manifestazioni di tipo fascista e nazista. Questo il testo del comunicato diffuso al termine della riunione svoltasi il 26 ottobre 2010. “Il Comitato permanente antifascista di Milano ha preso atto che, a seguito della protesta e delle reazioni di tanta parte della società civile, delle istituzioni, dell’associazionismo antifascista, la preannunciata manifestazione nazifascista prevista per il 28 ottobre non si terrà e che ugualmente non avrà luogo la progettata cena presso il Circolo ufficiali. Resta peraltro aperto il problema, che suscita viva preoccupazione, del reiterarsi a Milano di manifestazioni e iniziative di tipo nettamente e dichiaratamente fascista e nazista, perfino con l’apertura di nuove sedi e di nuovi punti di riferimento. Questo fatto è inconcepibile alla luce del contenuto antifascista dell’intera Carta Costituzionale e del carattere antifascista e resistenziale di Milano. Occorre un impegno comune, delle istituzioni, dell’associazionismo, dei cittadini, affinché questi – che ormai non son più soltanto rigurgiti nostalgici - abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica. Si impone una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo nella nostra città, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle protezioni di cui godono.Il Comitato si farà promotore di iniziative di approfondimento e di impegno, chiamando a partecipare le stesse istituzioni, le associazioni partigiane, i partiti democratici, le organizzazioni sindacali, l’associazionismo democratico, i centri di cultura storica.
Bisogna tornare – e rapidamente – ai princìpi ed ai valori di fondo che ispirano il nostro sistema democratico, non tollerando i tentativi eversivi, le nostalgie di un tempo fortunatamente perduto, le speranze di rivincita. Milano deve tornare ad esprimere appieno la sua vocazione antifascista e democratica.”
LE DONNE DELL' ANPI SOLIDALI CON CONCITA DE GREGORIO
Questo il testo della lettera che Marisa Ferro, a nome del coordinamento femminile nazionale dell'Anpi, ha inviato alla direttore dell'Unità, Concita De Gregorio, oggetto di pesanti e offensivi attaccchi da parte del direttore del Giornale Sallusti.
Cara Concita, la volgarità e la violenza con cui Sallusti e il Giornale continuano a reagire alla verità e alla forza dei tuoi argomenti rivelano con estrema chiarezza la loro idea delle donne, tipica del peggiore machismo e virilismo fascista.
Per i fascisti le donne non devono pensare, né azzardarsi a reagire e a rispondere ai soprusi.
Stiano al loro posto, zitte e sottomesse, in perenne adorazione del maschio e del capo.
In questa idea fascista delle donne sta l’offesa più bruciante fatta a tutte le donne, la negazione in radice della loro dignità, in quanto “persone”.
Per essere riconosciute come “persone” e cittadine con diritti e doveri le donne si sono battute dalla Resistenza in poi. Tu stai continuando una battaglia che è di tutte.
Per questo siamo con te, e siamo fiere della forza tranquilla con cui riaffermi ogni volta che le donne sono cambiate e non si fanno intimidire.
Per il Coordinamento Femminile Nazionale dell’ANPI
Marisa Ferro
Cara Concita, la volgarità e la violenza con cui Sallusti e il Giornale continuano a reagire alla verità e alla forza dei tuoi argomenti rivelano con estrema chiarezza la loro idea delle donne, tipica del peggiore machismo e virilismo fascista.
Per i fascisti le donne non devono pensare, né azzardarsi a reagire e a rispondere ai soprusi.
Stiano al loro posto, zitte e sottomesse, in perenne adorazione del maschio e del capo.
In questa idea fascista delle donne sta l’offesa più bruciante fatta a tutte le donne, la negazione in radice della loro dignità, in quanto “persone”.
Per essere riconosciute come “persone” e cittadine con diritti e doveri le donne si sono battute dalla Resistenza in poi. Tu stai continuando una battaglia che è di tutte.
Per questo siamo con te, e siamo fiere della forza tranquilla con cui riaffermi ogni volta che le donne sono cambiate e non si fanno intimidire.
Per il Coordinamento Femminile Nazionale dell’ANPI
Marisa Ferro
IL GOVERNO DISCRIMINA L' ANPI
Il contributo che il Governo annualmente attribuisce per legge alle 16 Associazioni combattentistiche e partigiane vede quest’anno una drastica riduzione rispetto al passato. L’ANPI è stata pesantemente penalizzata: ammonta infatti a 73.500 euro ciò che è stato destinato all’ANPI rispetto ai 165.000 euro del 2009.
A denunciarlo è L’Associazione nazionale partigiani che ha diffuso una dura presa di posizione.
“Per giustificare questa odiosa discriminazione – si spiega - il governo delle destre e della Lega Nord ha manomesso il numero degli iscritti all’ANPI del 2009 attribuendocene 44.000 anziché i 105.000 reali. Con quasi la metà di tutti gli iscritti alle 16 associazioni, all’ANPI è stato assegnato solo il 10% del totale dei finanziamenti!”
“Cos’altro è questo – si sottolinea - se non un tentativo del Governo di ridurre al silenzio la nostra Associazione? Di mettere a tacere l’antifascismo organizzato, la memoria della Resistenza, l’impegno dell’ANPI nella difesa e promozione della Costituzione?”
“L’Anpi – conclude la nota della segreteria nazionale dell’Associazione - reagirà sollecitando una protesta pubblica e unitaria dell’antifascismo e dei democratici in tutte le sedi: Parlamento, enti locali, stampa, Tv e con una grande sottoscrizione nazionale. L’ANPI non morirà, neanche questa volta”.
A denunciarlo è L’Associazione nazionale partigiani che ha diffuso una dura presa di posizione.
“Per giustificare questa odiosa discriminazione – si spiega - il governo delle destre e della Lega Nord ha manomesso il numero degli iscritti all’ANPI del 2009 attribuendocene 44.000 anziché i 105.000 reali. Con quasi la metà di tutti gli iscritti alle 16 associazioni, all’ANPI è stato assegnato solo il 10% del totale dei finanziamenti!”
“Cos’altro è questo – si sottolinea - se non un tentativo del Governo di ridurre al silenzio la nostra Associazione? Di mettere a tacere l’antifascismo organizzato, la memoria della Resistenza, l’impegno dell’ANPI nella difesa e promozione della Costituzione?”
“L’Anpi – conclude la nota della segreteria nazionale dell’Associazione - reagirà sollecitando una protesta pubblica e unitaria dell’antifascismo e dei democratici in tutte le sedi: Parlamento, enti locali, stampa, Tv e con una grande sottoscrizione nazionale. L’ANPI non morirà, neanche questa volta”.
venerdì 15 ottobre 2010
RAIMONDO RICCI ALLA FESTA DELL'ANPI BARONA
Qui sotto potete vedere e ascoltare i momenti salienti dell'intervento del presidente nazionale dell'Anpi Raimondo Ricci in occasione dello scorso 10 ottobre alla festa dell'Anpi Barona di Milano.
Dopo l'introduzione del presidente di sezione Ivano Tajetti inizia l'intervista di Pif, noto personaggio del piccolo schermo ( Le Iene ) che, da neotesserato alla nostra associazione incalza con più domande Raimodo Ricci.
Ne è scaturito un dialogo appassionato. Nelle prime due parti Ricci svolge un excursus storico sulla Resistenza e la lotta per la Liberazione.
Nella terza e quarta parte affronta le tematiche politiche più attuali sottolineando l'importanza del ruolo dell'Anpi all'interno della società odierna.
Grazie presidente !
Grazie all'Anpi Barona.
Dopo l'introduzione del presidente di sezione Ivano Tajetti inizia l'intervista di Pif, noto personaggio del piccolo schermo ( Le Iene ) che, da neotesserato alla nostra associazione incalza con più domande Raimodo Ricci.
Ne è scaturito un dialogo appassionato. Nelle prime due parti Ricci svolge un excursus storico sulla Resistenza e la lotta per la Liberazione.
Nella terza e quarta parte affronta le tematiche politiche più attuali sottolineando l'importanza del ruolo dell'Anpi all'interno della società odierna.
Grazie presidente !
Grazie all'Anpi Barona.
giovedì 14 ottobre 2010
BASTA CON LE TARGHE REGALO AI CONDANNATI DALLA STORIA
Basta con le targhe regalo ai condannati dalla storia
E' una sorta di stupida rilettura vendicativa della storia. Che ignora la verità, talvolta anche il pudore. Sì, parliamo della triste moda di recuperare qualche protagonista del fascismo, più o meno noto, per tributarne tardivi onori per non si capisce che cosa. Andiamo a memoria, solo per citare i casi che hanno fatto più rumore, nel senso che hanno provocato così tante proteste e sdegno da "conquistarsi" ultimamente un posto tra i titoli dei giornali. Vediamo un po', questa estate a Cremona qualcuno voleva "ricordare " un cantante lirico in camicia nera che tanto per gradire si era pure arruolato tra i feroci repubblichini di Salò. Poi - ed è attualità di queste settimane - viene fuori il caso di Voghera dove la Giunta, ovviamente di centro destra autorizza la deposizione di una targa a ricordo. Di chi? Di sei fascisti che facevano parte della Brigata nera e addirittura della Sicherheits, ossia il battaglione speciale che operava al diretto servizio dei nazisti. Insomma, non proprio candidi giovinetti. Idem - è sempre storia di questi giorni - a Chioggia, dove i soliti nostalgici dopo aver conquistato le poltrone più alte del Comune, hanno pensato bene di qualificarsi regalando una targa a Giorgio Almirante, ossia quel segretario del Msi già tenetente delle Brigate nere, funzionario di alto livello della Repubblica sociale, l'estensore del decreto della prefettura di Grosseto (17 maggio 1944) che semplicemente condannava a morte (esattamente alla fucilazione) chi non si fosse presentato alla chiamata di leva! Non vogliamo farla lunga, anche perchè siamo sicuri che non mancheranno altri nostalgici emuli. Come hanno detto a Voghera si faccia "Per dignità, non per odio". Slogan azzeccatissimo, che peraltro è il nome che i democratici di Voghera hanno dato a un comitato che ha raccolto subito significative adesioni: dall'Anpi nazionale alle Acli, da Cgil, Cisl, Uil al Pd, dalla Federazione della Sinistra al Movimento Cinque stelle fino ad arrivare agli scout dell'Agesci. Condividiamo totalmente. E, sommessamente, consigliamo a sindaci e assessori che vogliono ricordare i "ragazzi" in camicia nera che forse non è il caso di continuare a camminare a testa indietro. La storia ha già dato il suo severo giudizio. Ed è senza appello. A modificarlo non sarà qualche targa-regalo, che - peraltro come gli uomini di mondo sanno - più che a ricordare serve solo a tentare di guadagnare qualche voto. (Mi.Urb.)
E' una sorta di stupida rilettura vendicativa della storia. Che ignora la verità, talvolta anche il pudore. Sì, parliamo della triste moda di recuperare qualche protagonista del fascismo, più o meno noto, per tributarne tardivi onori per non si capisce che cosa. Andiamo a memoria, solo per citare i casi che hanno fatto più rumore, nel senso che hanno provocato così tante proteste e sdegno da "conquistarsi" ultimamente un posto tra i titoli dei giornali. Vediamo un po', questa estate a Cremona qualcuno voleva "ricordare " un cantante lirico in camicia nera che tanto per gradire si era pure arruolato tra i feroci repubblichini di Salò. Poi - ed è attualità di queste settimane - viene fuori il caso di Voghera dove la Giunta, ovviamente di centro destra autorizza la deposizione di una targa a ricordo. Di chi? Di sei fascisti che facevano parte della Brigata nera e addirittura della Sicherheits, ossia il battaglione speciale che operava al diretto servizio dei nazisti. Insomma, non proprio candidi giovinetti. Idem - è sempre storia di questi giorni - a Chioggia, dove i soliti nostalgici dopo aver conquistato le poltrone più alte del Comune, hanno pensato bene di qualificarsi regalando una targa a Giorgio Almirante, ossia quel segretario del Msi già tenetente delle Brigate nere, funzionario di alto livello della Repubblica sociale, l'estensore del decreto della prefettura di Grosseto (17 maggio 1944) che semplicemente condannava a morte (esattamente alla fucilazione) chi non si fosse presentato alla chiamata di leva! Non vogliamo farla lunga, anche perchè siamo sicuri che non mancheranno altri nostalgici emuli. Come hanno detto a Voghera si faccia "Per dignità, non per odio". Slogan azzeccatissimo, che peraltro è il nome che i democratici di Voghera hanno dato a un comitato che ha raccolto subito significative adesioni: dall'Anpi nazionale alle Acli, da Cgil, Cisl, Uil al Pd, dalla Federazione della Sinistra al Movimento Cinque stelle fino ad arrivare agli scout dell'Agesci. Condividiamo totalmente. E, sommessamente, consigliamo a sindaci e assessori che vogliono ricordare i "ragazzi" in camicia nera che forse non è il caso di continuare a camminare a testa indietro. La storia ha già dato il suo severo giudizio. Ed è senza appello. A modificarlo non sarà qualche targa-regalo, che - peraltro come gli uomini di mondo sanno - più che a ricordare serve solo a tentare di guadagnare qualche voto. (Mi.Urb.)
lunedì 11 ottobre 2010
sabato 9 ottobre 2010
A SOSTEGNO DELLA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM

Il sostegno dell’Anpi alla manifestazione nazionale promossa dalla Fiom a Roma il 16 ottobre. Questo il significato di un messaggio di Raimondo Ricci, presidente nazionale Anpi. Che inizia così: “Compagne e compagni, amiche e amici della FIOM, vi giunga, in occasione della manifestazione nazionale che terrete a Roma il 16 ottobre, il saluto e il sostegno dell’ANPI, che alla vostra mobilitazione intende fraternamente partecipare”.
“Da tempo – si aggiunge – siamo pienamente consapevoli della grave situazione di
sbandamento del nostro Paese, che sempre più contrasta con gli ideali e i principi che hanno ispirato la Lotta di Liberazione nazionale, tramite la quale l’Italia ha sconfitto il fascismo e il nazismo, fino a mutare la propria identità dal totalitarismo alla democrazia”.
“L’instabilità politica e sociale di oggi – spiega il presidente dell’Anpi – si riflette
negativamente sulla vita del nostro popolo, dei lavoratori e in particolare dei
giovani, condannati alla disoccupazione e al precariato, privi di una prospettiva di effettivo recupero di quell’essenza democratica che si impernia sulla tutela del lavoro e sui diritti inalienabili ad esso intrinsecamente legati. Tale situazione è dunque in palese e profondo contrasto con la Costituzione, che tanta importanza ha conferito al lavoro da renderlo fondamento della Repubblica”.
“L’ANPI – aggiunge Raimondo Ricci – intende svolgere una funzione di coscienza critica della democrazia,per sollecitare le forze politiche, sociali, l’associazionismo a costruire una grande, permanente alleanza in difesa dei diritti e della Costituzione che li presidia e promuove. Su queste considerazioni sono fondate la solidarietà e la condivisione dell’ANPI verso le iniziative che la vostra Federazione, interprete autentica dei diritti del lavoro, ha deciso di promuovere e ulteriormente intenderà realizzare”.
Ricordiamo che in data 26 settembre anche l' ANPI provinciale di Monza e Brianza aveva pubblicamente dato il proprio sostegno ai lavoratori che manifesteranno il 16 ottobre.
NO AL PROFESSORE DI TERAMO CHE NEGA L'OLOCAUSTO

No dell’Anpi al “negazionismo” dichiarato dal prof. Moffa mentre teneva un master universitario a Teramo. Per Claudio Ruffini, fiduciario provinciale dell’Anpi di Teramo, le dichiarazioni del docente “sono di assoluta gravità e denotano una trattazione superficiale di un argomento così storicamente complesso”. “L’olocausto – si sottolinea – è una realtà indiscutibile, testimoniata da “oceani” di saggi, scrittori, storici, fino alle testimonianze dirette dei sopravvissuti. Non vi è Stato democratico o istituzione internazionale che si sia mai sognato di negare uno degli accadimenti più tragici della recente storia dell’umanità”.
“Moffa – sottolinea Claudio Ruffini – ha deciso di passare alla storia come tra i pochi che si allineano con le posizioni dell’Iran di Ahmadinejad, di cui tra l’altro nel suo blog dice di essere un estimatore. Negando l’Olocausto si mina invece la democrazia occidentale e si crea un clima di tensione che mette in discussione persino le ragioni stesse della nascita dello Stato di Israele, ovvero l’unico Stato democratico in Medio-Oriente”.
“Credo – aggiunge il fiduciario dell’Anpi – che il prof. Moffa cerchi solo visibilità personale e per il suo Master. Una pubblicità che non fa onore all’Università degli studi di Teramo e ad una Provincia di Teramo insignita dal Presidente Ciampi di una medaglia al valor civile per la resistenza contro i nazifascisti.
“Rivolgo un appello al Rettore e al Senato Accademico – continua – affinché il prof. Moffa si astenga dal creare un caso mediatico danneggiando il prestigio e la storia del nostro ateneo. Non chiediamo assolutamente la sua espulsione, ma soltanto che si attenga alla didattica prevista dal Master sul Medio Oriente. Le sue convinzioni personali, suffragate dal nulla, ledono la dignità umana di chi ha vissuto quella tragedia e contrastano apertamente con il pensiero storico sulla verità dell’ Olocausto che si è largamente affermato nel nostro Paese, nelle Università, nei Licei e negli Istituti italiani”.
Per Costantino Di Sante, storico dell’Anpi Teramo, “le parole del prof. Moffa ci indignano come associazione partigiana perché pronunciate all’interno dell’ateneo di una regione nella quale il fascismo attivò ben quindici campi di internamento. In diverse di queste strutture, oltre ad antifascisti e partigiani, vi furono rinchiusi centinaia di ebrei. Molti di essi furono deportati e sterminati ad Auschwitz. Il prof. Moffa offende la loro memoria e la storia personale di tanti partigiani e patrioti d’Abruzzo che li aiutarono, a rischio della propria vita, a sfuggire alla persecuzione dei nazifascisti”.
mercoledì 6 ottobre 2010
LE SEZIONI VERSO IL XV° CONGRESSO NAZIONALE DELL' ANPI
E’ già in rete il Documento politico programmatico per il 15° Congresso Nazionale della nostra Associazione (cliccate sul link sottostante per accedervi).
Esso, unitamente alla relazione al Comitato nazionale del Presidente Nazionale Raimondo Ricci del giugno 2010, costituiscono i due materiali sui quali si svolgerà la discussione sui territori e che dovranno essere sottoposti al voto. La volontà espressa dal Nazionale è quello di promuovere in ogni provincia, un incontro aperto al mondo democratico e antifascista locale (partiti, associazioni, sindacati, personalità, ecc.) nel corso del quale presentare e discutere i documenti preparatori del Congresso in sede locale. Cogliamo l’occasione per informarvi che a breve la Sezione di Carate Brianza comunicherà la data e il luogo dove si svolgerà il suo congresso. A tutti i soci e simpatizzanti l’invito a partecipare a questo momento importante per la nostra Associazione, considerata la preoccupante situazione di quotidiano attacco alla Costituzione e alla democrazia, in cui versa il nostro paese.
http://www.anpi.it/?p=3612
Esso, unitamente alla relazione al Comitato nazionale del Presidente Nazionale Raimondo Ricci del giugno 2010, costituiscono i due materiali sui quali si svolgerà la discussione sui territori e che dovranno essere sottoposti al voto. La volontà espressa dal Nazionale è quello di promuovere in ogni provincia, un incontro aperto al mondo democratico e antifascista locale (partiti, associazioni, sindacati, personalità, ecc.) nel corso del quale presentare e discutere i documenti preparatori del Congresso in sede locale. Cogliamo l’occasione per informarvi che a breve la Sezione di Carate Brianza comunicherà la data e il luogo dove si svolgerà il suo congresso. A tutti i soci e simpatizzanti l’invito a partecipare a questo momento importante per la nostra Associazione, considerata la preoccupante situazione di quotidiano attacco alla Costituzione e alla democrazia, in cui versa il nostro paese.
http://www.anpi.it/?p=3612
lunedì 4 ottobre 2010
SCONCERTO...
L'ex ufficiale delle Ss Erich Priebke va a fare la spesa, a messa e dal medico: da oltre un anno può lasciare gli arresti domiciliari "per provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita, come spiega il suo avvocato Paolo Giachini citando l’articolo 284 del codice di procedura penale.
Così Preibke, 97 anni, "da circa un anno per decisione del tribunale, così come previsto dal nostro codice di procedura penale, ha la possibilità di uscire, ed esce per andare a messa, dal medico, in farmacia. Usufruisce di questa possibilità come tanti altri che ne hanno diritto. E’ ormai da molto tempo che lo fa e le stesse persone del quartiere lo conoscono e alcune gli hanno anche espresso solidarietà", spiega Giachini.
La storia - Ex capitano delle Ss, Priebke fu tra i principali responsabili della pianificazione della strage delle Fosse Ardeatine a Roma, dove furono fucilate 335 persone. La rappresaglia, nell'ordine di 10 italiani per ogni morto tedesco, scaturì dopo l'assalto dei partigiani al comando dei tedeschi in via Rasella, dove furono uccisi 33 tedeschi e due civili. Si tratta di uno degli episodi più cruenti della fase di occupazione di Roma ad opera delle forze tedesche.
La condanna - Nel maggio 1994 il giornalista statunitense Sam Donaldson intervistò Priebke in Argentina. Le autorità italiane inoltrarono la richiesta di estradizione a quelle argentine. Estradato nel novembre 1995, Priebke venne rinchiuso nel carcere militare "Forte Boccea" di Roma. La Procura militare chiese ed ottenne il rinvio a giudizio di Priebke per crimini di guerra. Il primo agosto 1996 il Tribunale militare dichiarò di non doversi procedere ...omissis... essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione e ordinò l'immediata scarcerazione dell'imputato. La sentenza non fu mai eseguita per un tumulto immediatamente scoppiato nell'aula giudiziaria, placatosi solo quando arrivarono da parte del governo italiano precise rassicurazioni sul fatto che Priebke non sarebbe stato liberato nonostante la sentenza del Tribunale Militare. La Corte di Cassazione annullò quella sentenza, disponendo così un nuovo processo a carico di Priebke. Egli fu prima condannato a 15 anni, poi ridotti a 10 per motivi di età e di salute; poi, nel 1998, la Corte d'appello militare lo condannò all'ergastolo insieme all'altro ex membro delle Ss Karl Hass. Sentenza confermata dalla Cassazione nello stesso anno. Per via dell'avanzata età, sia a Priebke che ad Hass fu concessa la detenzione domiciliare.
Tratto da libero.it
Così Preibke, 97 anni, "da circa un anno per decisione del tribunale, così come previsto dal nostro codice di procedura penale, ha la possibilità di uscire, ed esce per andare a messa, dal medico, in farmacia. Usufruisce di questa possibilità come tanti altri che ne hanno diritto. E’ ormai da molto tempo che lo fa e le stesse persone del quartiere lo conoscono e alcune gli hanno anche espresso solidarietà", spiega Giachini.
La storia - Ex capitano delle Ss, Priebke fu tra i principali responsabili della pianificazione della strage delle Fosse Ardeatine a Roma, dove furono fucilate 335 persone. La rappresaglia, nell'ordine di 10 italiani per ogni morto tedesco, scaturì dopo l'assalto dei partigiani al comando dei tedeschi in via Rasella, dove furono uccisi 33 tedeschi e due civili. Si tratta di uno degli episodi più cruenti della fase di occupazione di Roma ad opera delle forze tedesche.
La condanna - Nel maggio 1994 il giornalista statunitense Sam Donaldson intervistò Priebke in Argentina. Le autorità italiane inoltrarono la richiesta di estradizione a quelle argentine. Estradato nel novembre 1995, Priebke venne rinchiuso nel carcere militare "Forte Boccea" di Roma. La Procura militare chiese ed ottenne il rinvio a giudizio di Priebke per crimini di guerra. Il primo agosto 1996 il Tribunale militare dichiarò di non doversi procedere ...omissis... essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione e ordinò l'immediata scarcerazione dell'imputato. La sentenza non fu mai eseguita per un tumulto immediatamente scoppiato nell'aula giudiziaria, placatosi solo quando arrivarono da parte del governo italiano precise rassicurazioni sul fatto che Priebke non sarebbe stato liberato nonostante la sentenza del Tribunale Militare. La Corte di Cassazione annullò quella sentenza, disponendo così un nuovo processo a carico di Priebke. Egli fu prima condannato a 15 anni, poi ridotti a 10 per motivi di età e di salute; poi, nel 1998, la Corte d'appello militare lo condannò all'ergastolo insieme all'altro ex membro delle Ss Karl Hass. Sentenza confermata dalla Cassazione nello stesso anno. Per via dell'avanzata età, sia a Priebke che ad Hass fu concessa la detenzione domiciliare.
Tratto da libero.it
AGGUATO FASCISTA A GALLARATE

Varese, 2 ott. - Armati di manganello riportante le scritte 'Boia chi molla', 'Dux Mussolini' e l'immagine del Duce, sono entrati al Circolo Ricreativo Juventus situato in via Montenero nel quartiere Sciare' di Gallarate, in provincia di Varese, aggredendo cinque uomini del Bangladeh impegnati in una tranquilla partita a carte. Secondo gli agenti del Commissariato di Polizia gallaratese sarebbe stato un attacco a sfondo razziale e i due gruppetti non si sarebbero mai incontrati prima anche se sul punto sono in corso approfondimenti investigativi. Il brutale episodio e' avvenuto nella serata di ieri, attorno alle 18.30 e stando a quanto riferito oggi, i tre giovani protagonisti del pestaggio avrebbero organizzato una spedizione 'a freddo' solo per "colpire indiscriminatamente degli stranieri" colpendo "il primo che capitava". Uno dei tre aggressori (Renato D.G. 37 anni, estremista di destra, gia' denunciato lo scorso giugno per un'aggressione nei confronti di un nordafricano, dopo la quale si era dichiarato un militante del gruppo di Forza Nuova) e' stato individuato da una pattuglia della 'Volanti' non lontano dal Circolo e sotto il sellino del suo scooter e' stato sequestrato il manganello mentre degli altri due, dei quali si ha solo una sommaria descrizione, per ora non v'e' traccia. Il 37enne ha negato di aver preso parte al pestaggio sostenendo che si trovava da quelle parti solo per caso. Tuttavia, stando al racconto degli aggrediti e di altri testimoni italiani, sarebbe invece entrato nel Circolo dirigendosi senza perdere tempo verso il tavolo dove erano seduti i cinque stranieri insultandoli. Quindi sarebbero comparsi gli altri due e sarebbe cominciato il pestaggio anche con calci e pugni. Tre dei cinque bengalesi sono stati accompagnati all'ospedale di Gallarate per le cure del caso e giudicati guaribili in tre giorni. il 37enne, invece, e' finito in manette con l'accusa di percosse aggravate con l'aggravante dell'odio razziale prevista dalla Legge Mancino. (AGI) Cli/Car
venerdì 1 ottobre 2010
IL "DIARIO DI FOSSOLI" DI POLDO GASPAROTTO
Venerdi 8 ottobre, alle ore 10.00 presso l’aula Magna dell’Istituto Badoni in via Rivolta, a Lecco, presentazione del libro “Diario di Fossoli” di Poldo Gasparotto. Lo stesso giorno alle ore 18.00 presso la Sala Don Ticozzi in via Ongania, sempre a Lecco, in occasione del 65º anniversario della Liberazione, verrá proiettato un filmato dedicato a Poldo Gasparotto , “Medaglia d’oro al Valor Militare”, comandante delle Formazioni lombarde Giustizia Libertá , accademico del CAI , fucilato nel campo di concentramento di Fossoli il 22 giugno 1944. Interverranno: Pierluigi e Giuliano Gasparotto, figli di Poldo; Carla Bianchi, storica;
Ruggero Meles, alpinista scrittore; Alberto Benini, storico dell’alpinismo.
Ruggero Meles, alpinista scrittore; Alberto Benini, storico dell’alpinismo.
BOLOGNA, NUOVO ATTO DI VANDALISMO SULLA LAPIDE DI PIAZZA UNITA'
Bologna, 29 set. - (Adnkronos) - Imbrattata nuovamente a Bologna la lapide posta in piazza dell'Unita', nel luogo dove il 15 novembre 1944 avvenne la battaglia della Bolognina. Lo rende noto William Michelini, presidente dell'Anpi locale, evidenziando che "sono stati nuovamente colpiti in modo spregevole i combattenti per la liberta' e la loro memoria. E' ben triste constatare che la storia non abbia insegnato il rispetto della Resistenza a coloro i quali, nati ben oltre il 25 aprile del 1945, ora vivono in liberta' e -facendo un uso distorto di tale diritto- vilipendono chi ha dato la propria vita per la liberta' di tutti gli italiani". "E' ancor piu' triste constatare - aggiunge Michelini - che a Bologna esiste, anzi si espande pericolosamente, un ulteriore tipo di imbrattamento della citta', vergognoso e spregevole che ben poco risparmia: nemmeno la pieta' dovuta ai morti". "In poco tempo nella zona Bolognina del Quartiere Navile per ben cinque volte - ricorda - sono state prese di mira le lapidi ed i simboli della lotta al nazifascismo. Questo susseguirsi di atti contro la memoria delle vittime antifasciste, di partigiani, ebrei e carabinieri ci rattrista molto, perche' - conclude - e' il segno che la civilta' del nostro Paese sta velocemente arretrando, senza che dalla societa' civile si alzi un adeguato moto di sdegno e riprovazione".
giovedì 30 settembre 2010
NELLA SCUOLA SI INSEGNI LA CULTURA DI PACE
Con grande soddisfazione prendiamo atto che l'ordine del giorno del Direttivo Anpi provinciale Monza e Brianza, relativo all'insegnamento dell'uso delle armi e della cultura militare nelle scuole, è stato approvato anche dal Comitato regionale Anpi Lombardia.
Ne riporta la notizia anche il sito nazionale della nostra associazione.
Cliccate qui sotto
http://www.anpi.it/?p=3637
Ne riporta la notizia anche il sito nazionale della nostra associazione.
Cliccate qui sotto
http://www.anpi.it/?p=3637
L'ANPI SOSTIENE I LAVORATORI
Ordine del giorno a sostegno della manifestazione del 16.10 2010
indetta a Roma dalla FIOM-cgil
Premesso che l’ANPI è l’associazione che più di ogni altra rappresenta la memoria storica della Resitenza,della Costituzione e dei diritti che da questa emanano.
Premesso,inoltre,che l’ANPI, da sempre, si è schierata a difesa dei diritti dei lavoratori,come è scritto anche nel documento preparatorio del prossimo congresso,
il comitato provinciale dell’ANPI di Monza e Brianza,riunitosi a Monza il 26.9.2010condivide e si impegna a sostenere le motivazioni che stanno alla base della manifestazione indetta dalla FIOM-CGIL per il 16 ottobre prossimo a Roma con al centro i temi dei diritti,della democrazia,della legalità e della difesa del contratto.
L’ANPI,anche in questo modo,intende dare il proprio contributo affinché le questioni del lavoro ritornino al centro dell’attenzione politica.
L’ANPI ritiene che la ripresa del protagonismo e della partecipazione di tutti i lavoratori rappresenti la strada maestra per superare anche le divisioni sindacali che da troppo tempo si manifestano.
Infine il comitato provinciale da’ mandato alla presidenza di operare per favorire,prendendo contatti con la FIOM-CGIL, la partecipazione dei singoli iscritti alla manifestazione di Roma.
Monza 26.9.2010
indetta a Roma dalla FIOM-cgil
Premesso che l’ANPI è l’associazione che più di ogni altra rappresenta la memoria storica della Resitenza,della Costituzione e dei diritti che da questa emanano.
Premesso,inoltre,che l’ANPI, da sempre, si è schierata a difesa dei diritti dei lavoratori,come è scritto anche nel documento preparatorio del prossimo congresso,
il comitato provinciale dell’ANPI di Monza e Brianza,riunitosi a Monza il 26.9.2010condivide e si impegna a sostenere le motivazioni che stanno alla base della manifestazione indetta dalla FIOM-CGIL per il 16 ottobre prossimo a Roma con al centro i temi dei diritti,della democrazia,della legalità e della difesa del contratto.
L’ANPI,anche in questo modo,intende dare il proprio contributo affinché le questioni del lavoro ritornino al centro dell’attenzione politica.
L’ANPI ritiene che la ripresa del protagonismo e della partecipazione di tutti i lavoratori rappresenti la strada maestra per superare anche le divisioni sindacali che da troppo tempo si manifestano.
Infine il comitato provinciale da’ mandato alla presidenza di operare per favorire,prendendo contatti con la FIOM-CGIL, la partecipazione dei singoli iscritti alla manifestazione di Roma.
Monza 26.9.2010
mercoledì 29 settembre 2010
CON GLI STUDENTI DEL LICEO MANZONI : NO ALLE AGGRESSIONI NAZISTE E RAZZISTE
“Ancora una volta la destra neofascista si fa viva davanti alle scuole. Non è un caso che sia sempre davanti e non dentro, in ragione del difficile rapporto che i suoi esponenti hanno tradizionalmente con la cultura”. Inizia così un comunicato della “sezione Anpi Zona 1” di Milano dopo l’aggressione fascista agli studenti del liceo Manzoni avvenuta sabato 25 settembre.
“La scelta del liceo classico Manzoni – si spiega – non è casuale, perché è una delle scuole dove è più viva la tradizione democratica degli studenti milanesi”. Anche per questo – si aggiunge – “ la sezione ANPI “Zona 1 Milano” intende esprimere la propria solidarietà agli studenti del Manzoni, bersaglio nel corso degli ultimi mesi di episodi di provocazione, intimidazione e minacce da parti di gruppi neofascisti e razzisti”. La sezione “Zona 1″ assicura che non farà mancare il proprio appoggio agli studenti milanesi a conferma dei valori dell’antifascismo, “luminosa eredità della Resistenza, fondamenta della nostra Costituzione e della nostra democrazia”.
A stretto giro di posta il commento degli studenti che fanno parte del “Collettivo Politico Manzoni”. “Vi possiamo solamente ringraziare per ciò che fate e ringraziarvi per i fondamentali valori che portati avanti nonostante i vari attacchi. Anche noi siamo al vostro fianco, continueremo a combattere le varie forme di xenofobia, razzismo e fascismo”.
“La scelta del liceo classico Manzoni – si spiega – non è casuale, perché è una delle scuole dove è più viva la tradizione democratica degli studenti milanesi”. Anche per questo – si aggiunge – “ la sezione ANPI “Zona 1 Milano” intende esprimere la propria solidarietà agli studenti del Manzoni, bersaglio nel corso degli ultimi mesi di episodi di provocazione, intimidazione e minacce da parti di gruppi neofascisti e razzisti”. La sezione “Zona 1″ assicura che non farà mancare il proprio appoggio agli studenti milanesi a conferma dei valori dell’antifascismo, “luminosa eredità della Resistenza, fondamenta della nostra Costituzione e della nostra democrazia”.
A stretto giro di posta il commento degli studenti che fanno parte del “Collettivo Politico Manzoni”. “Vi possiamo solamente ringraziare per ciò che fate e ringraziarvi per i fondamentali valori che portati avanti nonostante i vari attacchi. Anche noi siamo al vostro fianco, continueremo a combattere le varie forme di xenofobia, razzismo e fascismo”.
lunedì 27 settembre 2010
domenica 26 settembre 2010
NO ALL'INSEGNAMENTO DELL' USO DELLE ARMI E DELLA CULTURA MILITARE NELLE SCUOLE

Il direttivo provinciale A.N.P.I. Monza e Brianza, esprime la più profonda indignazione per il protocollo del Ministro per la Difesa La Russa ed il Ministro dell’Istruzione Gelmini, denominato “Allenati per la vita” e per il successivo accordo tra la Dirigenza Scolastica ed il Comando Militare dell’esercito in Lombardia, che prevedono nelle scuole superiori l’introduzione di cosiddetti percorsi formativi comprendenti la divisione degli studenti in pattuglie, l ‘insegnamento dell’uso delle armi con esercitazioni pratiche con pistole ad aria compressa, percorsi ginnico – militari, lezioni di cultura militare e sui mezzi dell’esercito. I corsi si dovrebbero concludere con un torneo provinciale tra studenti, che dovrebbero simulare esercitazioni basate sugli insegnamenti ricevuti.
L’A.N.P.I. aborra il tentativo di introdurre nelle scuole una cultura diversa dai Valori della Pace e della Non Violenza.
Anche i reduci militari, come avviene sempre con i partigiani e gli ex deportati nei campi di sterminio, vengono accolti nelle scuole ed ascoltati con rispetto, soprattutto quando spiegano agli studenti di quanto la guerra faccia orrore, e di quanto questo orrore non si riesca facilmente a cancellare.
L’A.N.P.I. dice NO al ritorno ai tempi dell’istruzione pre- militare dei “Giovani Italiani” che contraddistinse l’epoca fascista.
Chiede al Consiglio Regionale A.N.P.I. Lombardia di prendere posizione e chiama tutti i cittadini democratici, le forze politiche e sociali democratiche ed antifasciste a mobilitarsi per respingere anche questo ennesimo tentativo di re-introduzione di elementi di fascistizzazione nella nostra repubblica, per la pace e la libertà della quale sessant’anni fa 100.000 italiani sacrificarono la vita.
L’Articolo 11 della Costituzione nata dalla Resistenza recita che l’Italia Ripudia la guerra come strumento di soluzione dei conflitti tra i popoli.
Chiede quindi l’immediata cancellazione del protocollo ministeriale e di ogni sua applicazione locale.
Invita il ministro dell’Istruzione a prevedere invece percorsi formativi volti all’insegnamento dei valori ispiratori della nostra Costituzione: solidarietà, uguaglianza, fraternità e convivenza civile, esattamente il contrario di una scuola militare per nuovi Rambo.
Monza, 26/09/2010
Approvato all’unanimità.
venerdì 24 settembre 2010
ANPI AL PARLAMENTO EUROPEO
L’ANPI è stata accreditata al Parlamento Europeo quale “Gruppo di interesse”. E’ la prima, e l’unica delle associazioni di resistenti e antifascisti ad aver ottenuto tale riconoscimento. I gruppi d'interesse accreditati costituiscono una fondamentale risorsa in grado di offrire al Parlamento ed ai Parlamentari conoscenze e competenze specifiche all'interno di numerosi settori sociali, scientifici, economici. Forte del suo ruolo in Italia ed in Europa, l’ANPI ha deciso di mettere il suo bagaglio d’esperienze al servizio della collettività europea, monitorando le attività del Parlamento ed intervenendo in applicazione di quanto stabilito dal proprio statuto.
L' ANPI INAUGURA UNA SCUOLA MATERNA IN PALESTINA
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Reggio Emilia, 23 settembre 2010. Una scuola materna intitolata all’ex partigiano reggiano Giuseppe Carretti, per 25 anni presidente di Anpi Reggio Emilia, è stata inaugurata a Seilat in Palestina.
Seilat ad Daher è un villaggio palestinese di circa 6500 abitanti situato nei territori occupati tra Nablus e Jenin. Nel 2005 l’Anpi decise di avviare un progetto per sostenere un asilo per bambini dai 4 ai 6 anni gestito dal Centro Donne. ‘’L’intenzione iniziale - spiega l’Anpi - era quella di contribuire al funzionamento dell’asilo, ma ben presto fu evidente l’esigenza di costruire una struttura migliore, più funzionale e situata in una zona più sicura del villaggio’’.
La scuola, che ospita 130 bambini, è stata voluta dall’Anpi reggiana e realizzata in collaborazione con la Cgil, con la cooperativa Boorea e con la Fondazione Manodori.
Ha partecipato all’inagurazione una delegazione composta dal presidente dell’Anpi Giacomo Notari, Alessandro Frignoli, Marina Notari, Carlo Pellacani di Istoreco, Silvana Cavalchi (sindaco di Cadelbosco Sopra), Luisa Costi dell’Istituzione Nidi e Scuole d’infanzia, e da Alberto Pioppi, nipote di Giuseppe Carretti.
giovedì 23 settembre 2010
GIORNATA EUROPEA PER IL LAVORO, ADESIONE DELL'ANPI
L’ANPI aderisce alla manifestazione nazionale del 29 settembre indetta dalla CGIL nell’ambito della giornata europea di azione e lotta per il lavoro e lo sviluppo promossa dalla CES (Confederazione europea dei sindacati) contro le misure inadeguate e inique messe in atto dai Governi per contrastare la crisi finanziaria. L’annuncio è contenuto in una nota della Segreteria nazionale dell’ANPI.
Che così si conclude: “In coerenza con il suo impegno per la salvaguardia e la promozione del diritto ad un lavoro giusto e dignitoso per tutti, l’ANPI fa appello ai suoi iscritti, ai democratici e agli antifascisti affinché partecipino a questo importante appuntamento.”
Che così si conclude: “In coerenza con il suo impegno per la salvaguardia e la promozione del diritto ad un lavoro giusto e dignitoso per tutti, l’ANPI fa appello ai suoi iscritti, ai democratici e agli antifascisti affinché partecipino a questo importante appuntamento.”
mercoledì 22 settembre 2010
GIORNATA A MARZABOTTO E CAMPEGINE
DOMENICA 3 OTTOBRE 2010 a MARZABOTTO e CAMPEGINE
Nel 66° anniversario della strage di Marzabotto, l’A.N.P.I. Monza organizza una gita-pellegrinaggio per ricordare le 1836 vittime innocenti della ferocia nazista.
Programma:
ora 7.00 , partenza dalla sede A.N.P.I. di Viale Vittorio Veneto n. 1, angolo via Cavallotti
ore 7.05 , fermata in via Campani (fermata bus-dopo la rotonda verso San Rocco)
ore 7.10 , fermata a San Rocco (chiesa)
ore 10.00 , arrivo a Marzabotto (con fermata intermedia) e partecipazione alla commemorazione dell’eccidio. I discorsi ufficiali saranno tenuti dalle autorità preposte alla cerimonia. Presenzierà Rosy Bindi.
ore 12.00, partenza per il ristorante; menu con specialità emiliane
ore 15.00 , partenza per il cimitero di Campegine. Visita al Sacrario dei 7 fratelli CERVI dove depositeremo una corona d’alloro. Visita alla Casa Cervi trasformata in Museo
ore 18.00 , partenza per il rientro a Monza
La quota di partecipazione è di € 20.00
Comprende: il pullman A/R (messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale di Monza) e il pranzo di mezzogiorno. Per la prenotazione (fino ad esaurimento posti) rivolgersi all’ANPI di Monza – Tel.039747091. E’ in funzione anche la segreteria telefonica.
Il Comitato Direttivo
Nel 66° anniversario della strage di Marzabotto, l’A.N.P.I. Monza organizza una gita-pellegrinaggio per ricordare le 1836 vittime innocenti della ferocia nazista.
Programma:
ora 7.00 , partenza dalla sede A.N.P.I. di Viale Vittorio Veneto n. 1, angolo via Cavallotti
ore 7.05 , fermata in via Campani (fermata bus-dopo la rotonda verso San Rocco)
ore 7.10 , fermata a San Rocco (chiesa)
ore 10.00 , arrivo a Marzabotto (con fermata intermedia) e partecipazione alla commemorazione dell’eccidio. I discorsi ufficiali saranno tenuti dalle autorità preposte alla cerimonia. Presenzierà Rosy Bindi.
ore 12.00, partenza per il ristorante; menu con specialità emiliane
ore 15.00 , partenza per il cimitero di Campegine. Visita al Sacrario dei 7 fratelli CERVI dove depositeremo una corona d’alloro. Visita alla Casa Cervi trasformata in Museo
ore 18.00 , partenza per il rientro a Monza
La quota di partecipazione è di € 20.00
Comprende: il pullman A/R (messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale di Monza) e il pranzo di mezzogiorno. Per la prenotazione (fino ad esaurimento posti) rivolgersi all’ANPI di Monza – Tel.039747091. E’ in funzione anche la segreteria telefonica.
Il Comitato Direttivo
sabato 18 settembre 2010
LA LEGA RAZZISTA E SECESSIONISTA A VENEZIA
Pubblichiamo il video girato da Saverio Tommasi che si è recato a Venezia alla festa dei popoli padani.
A voi il commento...
venerdì 17 settembre 2010
giovedì 16 settembre 2010
lunedì 13 settembre 2010
TESSERA ANPI AD HONOREM PER RITA BORSELLINO

Tessera ANPI ad honorem per Rita Borsellino. A consegnargliela è stato il segretario provinciale dell’Anpi padovano, Tito Zulian. La decisione è stata presa – si spiega –per onorare il fratello Paolo ucciso dala mafia. “Il giudice Borsellino è stato e continua ad essere un esempio di Resistenza al malaffare e all’illegalità, di Resistenza messa in atto concretamente, tutti i giorni con intelligenza, caparbietà e integrità morale”. La consegna della tessera Anpi ad honorem è avvenuta venerdì 3 settembre 2010, nell’ambito della festa provinciale del PD di Padova (dove anche l’ANPI è presente tutte le sere con un banchetto), dove si è svolto il dibattito “La legalità è una parola del vocabolario democratico. Dialogo-dibattito con Rita Borsellino”.
mercoledì 8 settembre 2010
CON IL TRICOLORE VENEZIA DICE NO ALLA FESTA PADANA

Venezia reagisce alla festa padana del 12 settembre, che si svolge sulla Riva dei Sette Martiri (assassinati dai nazisti il 3 agosto del ’43), zona cara a tutta Venezia democratica ed antifascista. Una reazione spontanea attraverso la costituzione del “Comitato bandiera italiana 12 settembre” per dare una chiara e forte risposta alla politica secessionista e disgregatrice della Lega, nel nome di una Repubblica, nata dalla Resistenza, unica e solidale. All’iniziativa hanno aderito, semplici cittadini, tutti i partiti del centro sinistra, alcune associazioni, tra cui l’Anpi. Una scelta non casuale. Era stato, infatti, chiesto, che i primi firmatari fossero tre autorevoli personalità dell’ANPI proprio per la sua riconosciuta autorevolezza come associazione. I primi firmatari sono i partigiani Mario Osetta, presidente onorario Anpi provinciale, Alberto Durante, presidente sezione Anpi “Sette Martiri” di Venezia, Giordano Gamacchio, amministratore Anpi provinciale. Si stanno distribuendo per la città bandiere tricolori, perché i cittadini la espongano sulle loro finestre il giorno 12, così come ha sempre fatto la famosa “Signora Lucia”. Sono già stati affissi dei manifesti, anche a Mestre. Verrà anche fatta una conferenza stampa. Diamo la nostra adesione a questa presa di coscienza anche come assunzione di responsabilità, perché la Repubblica antifascista, nata con enormi sacrifici di vite umane, mantenga lo spirito che i nostri padri costituenti hanno voluto darle.
Serena Ragno, Segretaria Anpi Venezia
L' ANPI A VILLASANTA
Vi segnaliamo che sabato 11 settembre 2010, dalle ore 15.00 alle 22.00, a Villasanta, in via Garibaldi n.6, la Casa del Popolo ha organizzato una festa ricca di iniziative.
L’ANPI, che è stata invitata, terrà una propria esposizione e annuncerà che prima della fine del mese di settembre, si costituirà la 26° Sezione dell’ANPI di Monza e Brianza.
Dunque avanti con la nuova ANPI, Casa di tutti gli antifascisti.
Anpi Provinciale Monza e Brianza
L’ANPI, che è stata invitata, terrà una propria esposizione e annuncerà che prima della fine del mese di settembre, si costituirà la 26° Sezione dell’ANPI di Monza e Brianza.
Dunque avanti con la nuova ANPI, Casa di tutti gli antifascisti.
Anpi Provinciale Monza e Brianza
martedì 7 settembre 2010
domenica 5 settembre 2010
8 SETTEMBRE 1943 RIGENERAZIONE DELLA PATRIA
Quando la radio annunciò l’avvenuto armistizio dell’Italia con le forze alleate anglo-americane, il Re era già fuggito e la mancanza di ordini superiori crearono lo sbandamento dell’esercito italiano.
I tedeschi, che già dal 25 luglio avevano iniziato a far arrivare alcune divisioni dalla Germania, presidiando i punti strategici dell’Italia riuscirono a catturare oltre 600 mila soldati, sottufficiali ed ufficiali che furono tradotti nei campi di concentramento in Germania: 45 mila di questi non sono più tornati.
Molti resistettero ingaggiando veri e propri scontri: per la difesa di Roma nella battaglia di Porta San Paolo granatieri, paracadutisti e schiere di popolani combatterono con eroismo.
In Grecia, sull’isola di Cefalonia, la divisione Acqui resistette alle forze tedesche fino alla fine. Dopo i combattimenti coloro che si arresero non furono fatti prigionieri ma tutti massacrati: i morti furono 9500 soldati su 11500 e 390 ufficiali su 525.
Quelli che riuscirono a salvarsi si unirono alla Resistenza Greca.
A Piombino, dopo furiosi combattimenti, venne vanificato un tentativo di sbarco tedesco proveniente dalla Corsica: nello scontro vi furono 500 morti e 200 prigionieri.
Dopo l’8 settembre, diversi sfuggirono alla cattura, nascondendosi e dandosi alla macchia; gruppi numerosi, organizzati soprattutto dagli antifascisti che operavano nella clandestinità, andarono in montagna e divennero Partigiani. Tra questi si distinsero i nostri Gianni Citterio e Gian Battista Stucchi.
Il 9 settembre a Roma nacque il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) che chiamò gli italiani alla lotta e alla resistenza.
La guerra di liberazione durò 20 mesi: iniziò subito con le quattro giornate di Napoli, durante le quali la popolazione insorta costrinse i tedeschi ad abbandonare la città.
Il porto, che era stato minato, venne salvato.
In Italia Centrale e al Nord sorsero numerose brigate partigiane di ogni tendenza politica, ma con un unico scopo: far finire la guerra e dare la libertà al popolo italiano, creando un sistema democratico, riscattando l’Italia dal fango in cui il fascismo l’aveva trascinata.
NON DIMENTICHIAMO, TENIAMO VIVA LA MEMORIA STORICA.
L’8 SETTEMBRE NON FU LA FINE DELLA PATRIA, MA LA SUA RIGENERAZIONE
ANPI Provinciale Monza e Brianza
N.B. Domenica 3 ottobre è prevista la visita a Marzabotto, in ricordo delle tante vittime.
I tedeschi, che già dal 25 luglio avevano iniziato a far arrivare alcune divisioni dalla Germania, presidiando i punti strategici dell’Italia riuscirono a catturare oltre 600 mila soldati, sottufficiali ed ufficiali che furono tradotti nei campi di concentramento in Germania: 45 mila di questi non sono più tornati.
Molti resistettero ingaggiando veri e propri scontri: per la difesa di Roma nella battaglia di Porta San Paolo granatieri, paracadutisti e schiere di popolani combatterono con eroismo.
In Grecia, sull’isola di Cefalonia, la divisione Acqui resistette alle forze tedesche fino alla fine. Dopo i combattimenti coloro che si arresero non furono fatti prigionieri ma tutti massacrati: i morti furono 9500 soldati su 11500 e 390 ufficiali su 525.
Quelli che riuscirono a salvarsi si unirono alla Resistenza Greca.
A Piombino, dopo furiosi combattimenti, venne vanificato un tentativo di sbarco tedesco proveniente dalla Corsica: nello scontro vi furono 500 morti e 200 prigionieri.
Dopo l’8 settembre, diversi sfuggirono alla cattura, nascondendosi e dandosi alla macchia; gruppi numerosi, organizzati soprattutto dagli antifascisti che operavano nella clandestinità, andarono in montagna e divennero Partigiani. Tra questi si distinsero i nostri Gianni Citterio e Gian Battista Stucchi.
Il 9 settembre a Roma nacque il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) che chiamò gli italiani alla lotta e alla resistenza.
La guerra di liberazione durò 20 mesi: iniziò subito con le quattro giornate di Napoli, durante le quali la popolazione insorta costrinse i tedeschi ad abbandonare la città.
Il porto, che era stato minato, venne salvato.
In Italia Centrale e al Nord sorsero numerose brigate partigiane di ogni tendenza politica, ma con un unico scopo: far finire la guerra e dare la libertà al popolo italiano, creando un sistema democratico, riscattando l’Italia dal fango in cui il fascismo l’aveva trascinata.
NON DIMENTICHIAMO, TENIAMO VIVA LA MEMORIA STORICA.
L’8 SETTEMBRE NON FU LA FINE DELLA PATRIA, MA LA SUA RIGENERAZIONE
ANPI Provinciale Monza e Brianza
N.B. Domenica 3 ottobre è prevista la visita a Marzabotto, in ricordo delle tante vittime.
sabato 4 settembre 2010
SAKINEH LIBERA !

Sakineh libera”. Inizia così una presa di posizione della Presidenza e della Segreteria nazionale dell’Anpi. Che così prosegue: “Facciamo risuonare con forza, diffusamente, questo appello di civiltà e giustizia”. “L’ANPI – si sottolinea – sostiene pienamente la grande mobilitazione avviata in tutto il Paese per salvare questa donna da una condanna atroce, disumana, che non può essere tollerata”. “Fa appello inoltre ai Governi del mondo affinché – conclude la presa di posizione della Presidenza e della Segreteria nazionale dell’Anpi – mettano in campo utili misure di dialogo e pressione per bloccare questo scempio”.
lunedì 30 agosto 2010
DELL' UTRI A COMO, PROTESTA DELL' ANPI.
Il comitato direttivo dell' A.N.P.I. di Como valuta che offende e addolora la decisione degli organizzatori di Parolario, rassegna culturale legata alla tradizionale Fiera del Libro, di ospitare quest'anno il sen. Marcello Dell'Utri, già condannato in appello per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e noto per le sue numerose dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini, che lunedì 30 agosto alle ore 18 presenterà i diari presunti o veri di Mussolini.
Indigna e addolora che ad una manifestazione culturale gli organizzatori, fra i tanti esponenti della cultura italiana e straniera, non abbiano saputo trovare di meglio di un personaggio sostenitore e propugnatore di una cultura fascista e mafiosa che costituisce una umiliazione per i valori di libertà e giustizia rappresentati dalla Lotta di Liberazione contro il fascismo e il nazismo e per la città che ha la custodia del Monumento alla Liberazione Europea, inaugurato dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, medaglia d'oro della Resistenza.
Al sen. Dell'Utri, che recentemente ha affermato che il suo eroe è lo stalliere Vittorio Mangano (il quale, processato per mafia, non ha parlato, rifiutando di fare i nomi dei suoi mandanti), vogliamo rispondere che noi, partigiani e antifascisti comaschi, abbiamo diversi eroi, da Enrico Caronti a Pier Amato Perretta, che, sebbene sottoposti ad orribili torture, non hanno fatto i nomi dei loro compagni, sacrificando le loro vite per i principi di libertà e democrazia ispiratori della nostra Costituzione.
Il direttivo A.N.P.I. di Como
Indigna e addolora che ad una manifestazione culturale gli organizzatori, fra i tanti esponenti della cultura italiana e straniera, non abbiano saputo trovare di meglio di un personaggio sostenitore e propugnatore di una cultura fascista e mafiosa che costituisce una umiliazione per i valori di libertà e giustizia rappresentati dalla Lotta di Liberazione contro il fascismo e il nazismo e per la città che ha la custodia del Monumento alla Liberazione Europea, inaugurato dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, medaglia d'oro della Resistenza.
Al sen. Dell'Utri, che recentemente ha affermato che il suo eroe è lo stalliere Vittorio Mangano (il quale, processato per mafia, non ha parlato, rifiutando di fare i nomi dei suoi mandanti), vogliamo rispondere che noi, partigiani e antifascisti comaschi, abbiamo diversi eroi, da Enrico Caronti a Pier Amato Perretta, che, sebbene sottoposti ad orribili torture, non hanno fatto i nomi dei loro compagni, sacrificando le loro vite per i principi di libertà e democrazia ispiratori della nostra Costituzione.
Il direttivo A.N.P.I. di Como
venerdì 27 agosto 2010
ECCO IL NUOVO SITO DELL' ANPI NAZIONALE !
Finalmente è attivo il nuovo sito dell' Anpi nazionale !
Ecco di seguito l' intervista a Raimondo Ricci, Presidente nazionale dell’ANPI.
Raimondo Ricci, Presidente nazionale dell’ANPI, nel prendere atto con palese soddisfazione dell’inaugurazione del nuovo sito web dell’ANPI, muove da un’affermazione più volte ribadita: «La nostra associazione non è, e non intende in alcun modo svolgere il ruolo di un partito politico, per il semplice motivo che essa riconosce l’essenzialità e insostituibilità del ruolo dei partiti nello svolgimento delle funzioni che ai partiti politici attribuisce l’art. 49 della nostra Costituzione, secondo il quale “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Ciò premesso – aggiungte – occorre tener bene presente che la nostra associazione, negli oltre sessanta anni dalla sua costituzione avvenuta in Roma nel giugno del 1944, ha sempre ritenuto proprio inderogabile dovere formulare valutazioni e assumere iniziative sulla vita istituzionale e politica della nostra comunità nazionale in tutte le situazioni varie e complesse che l’hanno caratterizzata, dalla Liberazione ad oggi. Questo ruolo è stato determinato dall’esigenza, fortemente sentita da tutti coloro che si erano battuti, con grandi sacrifici di sofferenza e di sangue, contro i totalitarismi fascista e nazista al fine di garantire la vigile tutela e la concreta attuazione della nuova identità democratica scaturita per il nostro Paese dalla vittoria delle forze della Liberazione».
Quella vittoria, la sconfitta del fascismo e del nazismo, appartengono al passato, risalgono a oltre 60 anni or sono e si identificano con la data reale e simbolica del 25 aprile 1945; quale funzione l’ANPI può svolgere nella realtà attuale?
«L’ANPI – risponde il presidente dell’Anpi – e con essa tutte le associazioni e gli enti culturali che si richiamano alla Resistenza possono svolgere, sono chiamati a svolgere, una funzione fondamentale che concerne l’essenza stessa dell’identità politica ed etica della nostra comunità nazionale. Questa identità, che è concretamente definita dai risultati a cui riuscì ad approdare la Resistenza, è quella che definirei l’eredità preziosa del 25 aprile. Si tratta essenzialmente della trasformazione del nostro Paese da monarchia a repubblica e dell’elaborazione e approvazione a larga maggioranza della Costituzione, fondamento assoluto di quella nuova identità. Non è stata però una conquista definitiva, perché il fascismo non è stato una malattia transitoria della nostra nazione ma ne ha permeato profondamente la storia. Mi piace, a questo proposito, ricordare la definizione di Gobetti del fascismo come “autobiografia della nazione”. Voglio con questa espressione riferirmi alle arretratezze, alle ingiustizie di carattere sociale e alle forme di potere autoritarie, presenti nella storia del nostro Paese, che nel fascismo hanno trovato una sublimazione e delle quali è possibile riscontrare una continuità di caratteri anche successivamente al grande risultato del 25 aprile”.
Intende dire che il fascismo ha continuato, se non a esistere come dittatura, a minacciare la democrazia italiana?
«L’instaurazione della democrazia è stata molto difficile e molto sofferta, come lo dimostra anche la fase attuale. Se ci fossero state le condizioni per un’autentica democrazia condivisa da tutte le forze politiche, l’antifascismo avrebbe potuto essere relegato tra i ricordi, ma siccome non è stato così, l’antifascismo è stato sempre vigile, e l’ANPI con esso: dalle giornate di Genova del giugno 1960, alle stragi di piazza Fontana e di piazza della Loggia, a quelle del treno Italicus e della stazione di Bologna, e ai tentativi di colpo di Stato come quello del generale De Lorenzo. Nella fase attuale le spie d’allarme, sebbene sotto altre forme, sono presenti, e quello dell’ANPI è un ruolo che deve appartenere a più generazioni»
Qual è il rapporto tra la decisione di modificare lo Statuto per permettere l’iscrizione all’ANPI anche a chi non aveva partecipato alla lotta partigiana e il ruolo attuale dell’Associazione?
“Quando al termine del congresso di Chianciano, nel 2006, prendemmo questa decisione, aprendo le porte anche a quanti condividono i valori e le prospettive della democrazia sorta dalla Liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista, tutti la salutammo come una decisione di svolta; infatti la differenza con altre associazioni combattentistiche sta nella nostra scelta di aprirci alla società civile. L’iscrizione dei giovani all’ANPI ha precisamente questo significato. Dal colloquio e dall’intesa tra le generazioni possono nascere le risorse per far sì che il nostro Paese progredisca in modo positivo».
Ecco, appunto, qual è la situazione del nostro Paese, vista dall’ANPI e più in particolare da un partigiano?
“È evidente che c’è una deriva della politica che cerca di impoverire i valori fondanti della nostra Repubblica. È sempre più evidente che l’approdo del cosiddetto revisionismo storico è la modifica della Costituzione. Per questo sempre più giovani – e non solo giovani visto che moltissimi intellettuali, scrittori, attori, imprenditori hanno chiesto in questi ultimi mesi l’iscrizione all’ANPI – sentono il bisogno di impegnarsi in prima persona nella difesa della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza”.
Ma per uscire da questa deriva cosa si dovrebbe fare?
«Tornare all’esperienza del CLN, del Comitato di Liberazione Nazionale. Politicamente infatti, il segreto del successo delle forze antifasciste fu la capacità di riuscire a mantenere sempre l’unità. E guardi che non era semplice per un organismo che rappresentava i comunisti e i democratici cristiani, il partito d’azione e i monarchici, i socialisti e i liberali. Eppure ci riuscirono perfino davanti alla spinosissima questione della monarchia o della Repubblica che rischiava di dividere le forze. Questo problema è stato saggiamente accantonato e si è deciso di dare priorità alla lotta antifascista e di rinviare la decisione tra monarchia e Repubblica a guerra conclusa, come di fatto avvenne con il referendum del 2 giugno 1946. Il senso di questo ritorno simbolico all’esperienza del CLN è che solo con un consapevole processo di unità di intenti ci si potrà opporre a chi sta tentando di spazzar via le conquiste del nostro secondo Risorgimento, raggiunte in difesa della Repubblica e della democrazia.
In definitiva l’ANPI può contribuire a svolgere un compito patriottico importante, e per fare ciò bisogna esercitare una funzione critica – ma costruttiva – in una duplice direzione: nei confronti dei partiti politici di opposizione, per svolgere il ruolo di coscienza critica anche in vista di un’alternativa di governo; nei confronti dell’intera realtà politica e sociale nazionale, dando voce a tutti i cittadini affinché riescano ad esprimere il loro profondo disagio e la volontà di cambiare il nostro Paese».
Anche un sito internet, secondo Lei, può essere utile per questa funzione critica e costruttiva?
«Certamente. La disponibilità dei mezzi di comunicazione è molto importante e quindi saluto l’inaugurazione del nuovo sito internet dell’ANPI come un positivo strumento di comunicazione e mobilitazione, capace di tenere assieme gli insegnamenti del passato e la vigilanza democratica del presente, con un occhio rivolto al futuro». (m.u.)
Ecco di seguito l' intervista a Raimondo Ricci, Presidente nazionale dell’ANPI.
Raimondo Ricci, Presidente nazionale dell’ANPI, nel prendere atto con palese soddisfazione dell’inaugurazione del nuovo sito web dell’ANPI, muove da un’affermazione più volte ribadita: «La nostra associazione non è, e non intende in alcun modo svolgere il ruolo di un partito politico, per il semplice motivo che essa riconosce l’essenzialità e insostituibilità del ruolo dei partiti nello svolgimento delle funzioni che ai partiti politici attribuisce l’art. 49 della nostra Costituzione, secondo il quale “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Ciò premesso – aggiungte – occorre tener bene presente che la nostra associazione, negli oltre sessanta anni dalla sua costituzione avvenuta in Roma nel giugno del 1944, ha sempre ritenuto proprio inderogabile dovere formulare valutazioni e assumere iniziative sulla vita istituzionale e politica della nostra comunità nazionale in tutte le situazioni varie e complesse che l’hanno caratterizzata, dalla Liberazione ad oggi. Questo ruolo è stato determinato dall’esigenza, fortemente sentita da tutti coloro che si erano battuti, con grandi sacrifici di sofferenza e di sangue, contro i totalitarismi fascista e nazista al fine di garantire la vigile tutela e la concreta attuazione della nuova identità democratica scaturita per il nostro Paese dalla vittoria delle forze della Liberazione».
Quella vittoria, la sconfitta del fascismo e del nazismo, appartengono al passato, risalgono a oltre 60 anni or sono e si identificano con la data reale e simbolica del 25 aprile 1945; quale funzione l’ANPI può svolgere nella realtà attuale?
«L’ANPI – risponde il presidente dell’Anpi – e con essa tutte le associazioni e gli enti culturali che si richiamano alla Resistenza possono svolgere, sono chiamati a svolgere, una funzione fondamentale che concerne l’essenza stessa dell’identità politica ed etica della nostra comunità nazionale. Questa identità, che è concretamente definita dai risultati a cui riuscì ad approdare la Resistenza, è quella che definirei l’eredità preziosa del 25 aprile. Si tratta essenzialmente della trasformazione del nostro Paese da monarchia a repubblica e dell’elaborazione e approvazione a larga maggioranza della Costituzione, fondamento assoluto di quella nuova identità. Non è stata però una conquista definitiva, perché il fascismo non è stato una malattia transitoria della nostra nazione ma ne ha permeato profondamente la storia. Mi piace, a questo proposito, ricordare la definizione di Gobetti del fascismo come “autobiografia della nazione”. Voglio con questa espressione riferirmi alle arretratezze, alle ingiustizie di carattere sociale e alle forme di potere autoritarie, presenti nella storia del nostro Paese, che nel fascismo hanno trovato una sublimazione e delle quali è possibile riscontrare una continuità di caratteri anche successivamente al grande risultato del 25 aprile”.
Intende dire che il fascismo ha continuato, se non a esistere come dittatura, a minacciare la democrazia italiana?
«L’instaurazione della democrazia è stata molto difficile e molto sofferta, come lo dimostra anche la fase attuale. Se ci fossero state le condizioni per un’autentica democrazia condivisa da tutte le forze politiche, l’antifascismo avrebbe potuto essere relegato tra i ricordi, ma siccome non è stato così, l’antifascismo è stato sempre vigile, e l’ANPI con esso: dalle giornate di Genova del giugno 1960, alle stragi di piazza Fontana e di piazza della Loggia, a quelle del treno Italicus e della stazione di Bologna, e ai tentativi di colpo di Stato come quello del generale De Lorenzo. Nella fase attuale le spie d’allarme, sebbene sotto altre forme, sono presenti, e quello dell’ANPI è un ruolo che deve appartenere a più generazioni»
Qual è il rapporto tra la decisione di modificare lo Statuto per permettere l’iscrizione all’ANPI anche a chi non aveva partecipato alla lotta partigiana e il ruolo attuale dell’Associazione?
“Quando al termine del congresso di Chianciano, nel 2006, prendemmo questa decisione, aprendo le porte anche a quanti condividono i valori e le prospettive della democrazia sorta dalla Liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista, tutti la salutammo come una decisione di svolta; infatti la differenza con altre associazioni combattentistiche sta nella nostra scelta di aprirci alla società civile. L’iscrizione dei giovani all’ANPI ha precisamente questo significato. Dal colloquio e dall’intesa tra le generazioni possono nascere le risorse per far sì che il nostro Paese progredisca in modo positivo».
Ecco, appunto, qual è la situazione del nostro Paese, vista dall’ANPI e più in particolare da un partigiano?
“È evidente che c’è una deriva della politica che cerca di impoverire i valori fondanti della nostra Repubblica. È sempre più evidente che l’approdo del cosiddetto revisionismo storico è la modifica della Costituzione. Per questo sempre più giovani – e non solo giovani visto che moltissimi intellettuali, scrittori, attori, imprenditori hanno chiesto in questi ultimi mesi l’iscrizione all’ANPI – sentono il bisogno di impegnarsi in prima persona nella difesa della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza”.
Ma per uscire da questa deriva cosa si dovrebbe fare?
«Tornare all’esperienza del CLN, del Comitato di Liberazione Nazionale. Politicamente infatti, il segreto del successo delle forze antifasciste fu la capacità di riuscire a mantenere sempre l’unità. E guardi che non era semplice per un organismo che rappresentava i comunisti e i democratici cristiani, il partito d’azione e i monarchici, i socialisti e i liberali. Eppure ci riuscirono perfino davanti alla spinosissima questione della monarchia o della Repubblica che rischiava di dividere le forze. Questo problema è stato saggiamente accantonato e si è deciso di dare priorità alla lotta antifascista e di rinviare la decisione tra monarchia e Repubblica a guerra conclusa, come di fatto avvenne con il referendum del 2 giugno 1946. Il senso di questo ritorno simbolico all’esperienza del CLN è che solo con un consapevole processo di unità di intenti ci si potrà opporre a chi sta tentando di spazzar via le conquiste del nostro secondo Risorgimento, raggiunte in difesa della Repubblica e della democrazia.
In definitiva l’ANPI può contribuire a svolgere un compito patriottico importante, e per fare ciò bisogna esercitare una funzione critica – ma costruttiva – in una duplice direzione: nei confronti dei partiti politici di opposizione, per svolgere il ruolo di coscienza critica anche in vista di un’alternativa di governo; nei confronti dell’intera realtà politica e sociale nazionale, dando voce a tutti i cittadini affinché riescano ad esprimere il loro profondo disagio e la volontà di cambiare il nostro Paese».
Anche un sito internet, secondo Lei, può essere utile per questa funzione critica e costruttiva?
«Certamente. La disponibilità dei mezzi di comunicazione è molto importante e quindi saluto l’inaugurazione del nuovo sito internet dell’ANPI come un positivo strumento di comunicazione e mobilitazione, capace di tenere assieme gli insegnamenti del passato e la vigilanza democratica del presente, con un occhio rivolto al futuro». (m.u.)
giovedì 26 agosto 2010
GIOVANNI BATTISTA STUCCHI

A TRENT’ANNI DALLA SCOMPARSA DI GIOVANNI BATTISTA STUCCHI:
L’ANPI RICORDA IL GRANDE COMBATTENTE PER LA LIBERTA’
Il 31 agosto del 1980 moriva a Bellamonte (TN) Giovanni Battista Stucchi, eminente rappresentante della Resistenza e importante figura della politica italiana e monzese del dopo guerra.
Stucchi nasce a Monza il 9 ottobre del 1899.
Subito dopo gli studi partecipa alla prima guerra mondiale.
Laureatosi in giurisprudenza all’età di 22 anni, esercita la professione a Monza e rifiuta di iscriversi al partito fascista e al sindacato forense fascista e, per questo, subisce le prime discriminazioni.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale viene richiamato alle armi come capitano degli alpini e assegnato al corpo di spedizione italiano in Russia.
Avrebbe potuto essere esonerato ma decise di partire perché, come egli stesso scrisse : ‟ non mi sarei mai perdonato di recitare l’ignobile parte dell’armiamoci e partite.”
Tornato in Italia ebbe i primi incontri con rappresentanti dell’antifascismo, tra i quali Gianni Citterio e Antonio Gambacorti Passerini .
Nel 1943, dopo essere sfuggito alla cattura da parte dei tedeschi, si unì alla lotta partigiana.
In qualità di rappresentante del Partito Socialista Italiano, venne nominato componente del “Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia” di Milano con il nome di battaglia di “Magni” .
Nel 1944 venne nominato delegato militare, con il compito di mantenere i rapporti tra la Resistenza e le forze alleate a Lugano ed assunse il nuovo nome di battaglia di “Marco Federici”.
Il 5 settembre del 1944 “Federici” chiese ed ottenne di essere inviato nella val d’Ossola, dove
fu nominato comandante unico delle formazioni Partigiane.
Dopo la caduta della repubblica dell’Ossola, per mano dei nazifascisti, Stucchi continuò la lotta partigiana.
Nell’ottobre del 1944 fu nominato capo di stato maggiore del Corpo Volontari della Libertà e responsabile delle brigate partigiane “Matteotti”:
In occasione della Liberazione sfilò in prima fila per le vie di Milano accanto a Parri, Longo, Mattei, Cadorna ed Argenton.
Dopo la Liberazione ritornò ad esercitare la sua professione a Monza ed assunse importanti ruoli politici.
Fu eletto deputato nelle file del Partito Socialista dal 1953 al 1958 ricoprì la carica di consigliere comunale a Monza dal 1946 al 1975.
Riposa nel campo della gloria del cimitero di Monza accanto ad altri 85 caduti della Resistenza.
Ricordando la terribile esperienza della campagna di Russia Stucchi scrisse:“ dopo aver camminato a lato della morte vedevo tutto chiaro…… sapevo che il ritorno alla mia casa sarebbe stata una tappa, dopo la quale avrei ripreso la strada. Avrei continuato a camminare fino a raggiungere quella meta che non era solo la mia, ma quella dell’intero popolo italiano, cui appartenevo: libertà di tutti e giustizia per tutti in una patria che fosse sintesi della parità dei diritti e dei doveri tra i cittadini e non l’espressione della somma degli egoismi di gruppi potere”.
Parole di grande valore, che dovrebbero rappresentare un forte monito anche per la povera realtà politica di oggi.
L’ANPI di Monza e Brianza ricorderà la figura di Stucchi con una importante iniziativa, alla quale parteciperà l’on. Armando Cossutta,vice presidente dell’ANPI nazionale (di cui vi comunicheremo data e luogo di svolgimento).
Comitato provinciale dell’ ANPI di Monza e Brianza
giovedì 12 agosto 2010
12 AGOSTO 1944, STRAGE NAZIFASCISTA A SANT' ANNA DI STAZZEMA
Per non dimenticare
Gli orrori di una guerra, di tutte le guerre
A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.
La furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.
Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.
La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.
Gli orrori di una guerra, di tutte le guerre
A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.
La furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.
Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.
La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.
martedì 3 agosto 2010
IMBAVAGLIATE LE STATUE DEI PARTIGIANI

Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2010 ignoti vandali - ma forse non tanto ignoti - hanno sfregiato le due statue bronzee collocate presso Porta Lame,a Bologna. Il Partigiano e la Partigiana opera dello scultore Luciano Minguzzi. Le statue sono state imbavagliate con nastro adesivo, coperto poi da alcune strisce di stoffa bianca.
Il messaggio alla Resistenza e all’antifascismo è chiaro: impedire di raccontare, specialmente alle giovani generazioni, che cosa è stata la lotta antifascista e di liberazione dal nazismo e dal fascismo.
Ma i partigiani non si fecero imbavagliare nemmeno in quel lontano 7 novembre 1944 quando, dopo una giornata di durissima battaglia, presso Porta Lame sconfissero le imponenti forze naziste e fasciste.
I partigiani e gli antifascisti dell’ANPI non si lasceranno intimidire e reagiranno intensificando i loro contatti con i giovani per spiegare cosa siano stati il ventennio fascista e la repubblica sociale.
lunedì 2 agosto 2010
lunedì 19 luglio 2010
GRAZIE A DARIO VENEGONI PER IL DECENNALE IMPEGNO.
Dopo dieci anni auguri al nuovo sito dell'ANPI
Questa è la prima volta – e sarà anche l’ultima – in cui mi rivolgerò in prima persona a tutti i nostri lettori. Dopo un decennio di lavoro per il sito Internet dell’ANPI, è venuto il tempo, per me, di passare la mano. Ho chiesto quasi un anno fa alla Presidenza dell’ANPI di sollevarmi dall’incarico di responsabile di questo sito, e questo cambio ora può realizzarsi, all’indomani della seconda Festa Nazionale dell’ANPI di Ancona.
Sembra passato un secolo da quando Tino Casali mi affidò l’incarico di fondare un sito che rappresentasse la voce dell’ANPI in rete. Non erano molte, allora, le organizzazioni “serie” a utilizzare questo strumento. Il Web non aveva ancora la pervasività e la diffusione planetaria di oggi; le mail erano ben lungi dal sostituire la posta tradizionale; di fibre ottiche ancora non si parlava e si utilizzavano modem da 54 Kb/s che rendevano problematico anche il semplice download della più piccola immagine (e guai a parlare di files audio o video!).
Il sito dell’ANPI nazionale è nato il 25 aprile 2000. La grafica della home page era esattamente la stessa del giugno 2010, e testimoniava delle nostre ambizioni: il sito si riprometteva di essere non solo e non tanto vetrina dell’attività dell’associazione, ma una fonte di informazione importante per le nuove generazioni sui temi della Resistenza, del fascismo, della seconda guerra mondiale, sui quali – già allora – si andava infittendo l’offensiva revisionistica.
L’idea attorno alla quale ho costruito 10 anni fa questo sito era quella che vi fosse grande spazio in Internet per una informazione seria, autorevole, di prima mano, sui temi che ci sono cari, anche se ancora solo pochissime organizzazioni simili alla nostra utilizzava questo strumento. Di qui la scelta di non fondare un “portale” ma un “sito”; non una vetrina di quanto c’era in rete (anche perché c’era pochissimo: persino Wikipedia non esisteva ancora), ma un mezzo di informazione e di documentazione (sulla Resistenza, ma più in generale sul fascismo e la guerra) nuovo, autonomo e originale. Corollario di non poco conto, non avremmo copiato niente dall’esterno, ma prodotto in proprio tutti i nostri contenuti, con l’obiettivo di affermarci come fonte autorevole e autonoma.
Quando il sito andò online dietro la “facciata” della home page si trovavano non più di una trentina di pagine. Conscio della povertà dei contenuti avevo trovato un escamotage per rendere evidente un continuo aggiornamento del sito: in home page, alla voce “Accadde oggi”, ogni giorno pubblicavo un anniversario degno di nota per quella specifica data, attingendo da un archivio di avvenimenti notevoli per ogni giorno dell’anno redatto appositamente da Alessandra Lombardi. Sapevo di caricarmi in quel modo – in assenza di software più duttili, oggi largamente disponibili – del compito di aggiornare ogni giorno se non altro quella parte del sito. E così avvenne, giorno dopo giorno, estate e inverno, feriali e festivi compresi… Fino a che quello spazio non si rivelò funzionale alla pubblicazione di notizie d’attualità, che finalmente cominciavano ad arrivare, tanto che il nome della rubrica è stato cambiato in “Accade oggi”.
In questo decennio il sito è enormemente cresciuto, grazie alla collaborazione di un piccolissimo gruppo di giornalisti che hanno collaborato con me, prestando gratuitamente la propria opera. Nessuno si offenderà, spero, se in questa circostanza mi limito a fare un nome solo, per tutti: quello di Nando Strambaci, “arruolato” fin dall’inizio per scrivere “qualche biografia” di partigiani. In un decennio ne ha scritte oltre 2.500, ben 500 delle quali solo nell’ultimo anno: un lavoro enorme, fatto con pazienza, rigore e amore che ha portato a comporre sul nostro sito la più vasta galleria di combattenti dell’antifascismo e della Resistenza esistente in rete. Adesso che cedo questa responsabilità, Strambaci potrà scrivere anche la scheda di mio padre Carlo Venegoni, antifascista, condannato dal Tribunale Speciale, incarcerato, chiuso in un campo di concentramento fascista, deportato in un lager nazista: non potendo scrivere le schede di tutti i combattenti della Resistenza, fin qui glielo avevo vietato (scusa, papà!).
Vorrei ringraziare in questa occasione i dirigenti dell’ANPI che per dieci anni mi hanno rinnovato la propria fiducia, lasciandomi piena libertà di iniziativa. Non ho mai avuto un solo motivo di contrasto, nessuna ingerenza nel mio lavoro di direttore responsabile di questo strumento di comunicazione. Ad Arrigo Boldrini, a Tino Casali, a Raimondo Ricci e a tutti i compagni che si sono succeduti alla Presidenza e alla Segreteria nazionali dell’ANPI il mio più sincero ringraziamento, che vorrei estendere alle compagne e ai compagni dell’apparato di Roma e ali moltissimi iscritti con i quali sono entrato in contatto in questo periodo.
Il mio più grande rammarico è stato quello di non avere potuto completare la digitalizzazione del libro Aula IV, pubblicato diversi anni fa a cura dell’ANPPIA, con la raccolta delle principali sentenze del Tribunale Speciale fascista. La pubblicazione di quel libro in versione digitale è stata bloccata parecchi anni fa dalla stessa ANPPIA, che manifestò il proposito – purtroppo non realizzato – di gestire in proprio quel progetto. Peccato, non riesco a dire altro: quei nomi di strenui oppositori del fascismo condannati dal regime a lunghissime pene detentive meriterebbero di essere conosciuti dalle nuove generazioni, e la rete sarebbe un ottimo strumento per raggiungere quel risultato.
Oggi questo sito si appresta a voltare pagina. Il rinnovamento tecnologico – che già si imponeva da diversi anni, e che solo considerazioni di carattere economico hanno fin qui rimandato – sarà reso possibile dall’impegno e dalle capacità di un nuovo netmaster, Giovanni Baldini. Michele Urbano mi sostituirà come responsabile politico-giornalistico, con l’ausilio finalmente di una vera redazione, che fin qui è mancata.
La sfida che attende i nuovi responsabili, ovviamente, non è solo tecnologica. Tutt’altro. In questi ultimi 15 anni si è passati da un Parlamento nel quale la stragrande maggioranza degli eletti aveva nella Resistenza e nell’antifascismo le proprie radici a un nuovo Parlamento, nel quale tali radici sono negate apertamente da una vastissima maggioranza, alla quale si oppone una minoranza che su questi temi appare – se posso dirlo – quantomeno distratta.
Contemporaneamente, il trascorrere degli anni ha falcidiato drammaticamente la schiera dei partigiani e dei resistenti, i quali al contrario un decennio fa erano ancora tra i protagonisti attivi della vita nazionale. Una nuova leva di antifascisti si avvicina ora all’ANPI, mentre si moltiplicano, tra le forze della maggioranza, le tentazioni di rivalutare apertamente il fascismo, di attentare all’unità nazionale, di stravolgere la Costituzione repubblicana dando il via a una legislazione tendenzialmente razzista, xenofoba, antidemocratica.
Non si tratta quindi oggi per noi di dire le cose di sempre con un mezzo nuovo, quanto piuttosto di declinare in modo nuovo i valori la cui custodia ci è stata affidata dalla generazione dei partigiani e dei resistenti. Si tratta di parlare in modo diverso dal passato a generazioni che crescono in un mondo che non è più quello dei nostri padri.
Questa è la sfida che il sito, rinnovato, si troverà ad affrontare nei prossimi mesi e anni. In questo impegno io continuerò a seguire questa mia carissima creatura, luce dei miei occhi, pur dai nuovi incarichi che mi è capitato di assumere in seno all’ANED, l’Associazione degli ex deportati nei campi nazisti.
Alla nuova redazione del sito i miei più affettuosi auguri. Un arrivederci di cuore alle migliaia di lettori che mi hanno scritto: ho fatto il possibile per rispondere sempre in tempi rapidi a tutti; mi scuso se in rari casi non ci sono riuscito. Alle centinaia di migliaia di visitatori che in questi anni ci hanno letto e seguito un saluto affettuoso: continuate a starci vicino, c’è sempre più bisogno dell’intelligenza e dell’impegno di tutti!
Dario Venegoni
Questa è la prima volta – e sarà anche l’ultima – in cui mi rivolgerò in prima persona a tutti i nostri lettori. Dopo un decennio di lavoro per il sito Internet dell’ANPI, è venuto il tempo, per me, di passare la mano. Ho chiesto quasi un anno fa alla Presidenza dell’ANPI di sollevarmi dall’incarico di responsabile di questo sito, e questo cambio ora può realizzarsi, all’indomani della seconda Festa Nazionale dell’ANPI di Ancona.
Sembra passato un secolo da quando Tino Casali mi affidò l’incarico di fondare un sito che rappresentasse la voce dell’ANPI in rete. Non erano molte, allora, le organizzazioni “serie” a utilizzare questo strumento. Il Web non aveva ancora la pervasività e la diffusione planetaria di oggi; le mail erano ben lungi dal sostituire la posta tradizionale; di fibre ottiche ancora non si parlava e si utilizzavano modem da 54 Kb/s che rendevano problematico anche il semplice download della più piccola immagine (e guai a parlare di files audio o video!).
Il sito dell’ANPI nazionale è nato il 25 aprile 2000. La grafica della home page era esattamente la stessa del giugno 2010, e testimoniava delle nostre ambizioni: il sito si riprometteva di essere non solo e non tanto vetrina dell’attività dell’associazione, ma una fonte di informazione importante per le nuove generazioni sui temi della Resistenza, del fascismo, della seconda guerra mondiale, sui quali – già allora – si andava infittendo l’offensiva revisionistica.
L’idea attorno alla quale ho costruito 10 anni fa questo sito era quella che vi fosse grande spazio in Internet per una informazione seria, autorevole, di prima mano, sui temi che ci sono cari, anche se ancora solo pochissime organizzazioni simili alla nostra utilizzava questo strumento. Di qui la scelta di non fondare un “portale” ma un “sito”; non una vetrina di quanto c’era in rete (anche perché c’era pochissimo: persino Wikipedia non esisteva ancora), ma un mezzo di informazione e di documentazione (sulla Resistenza, ma più in generale sul fascismo e la guerra) nuovo, autonomo e originale. Corollario di non poco conto, non avremmo copiato niente dall’esterno, ma prodotto in proprio tutti i nostri contenuti, con l’obiettivo di affermarci come fonte autorevole e autonoma.
Quando il sito andò online dietro la “facciata” della home page si trovavano non più di una trentina di pagine. Conscio della povertà dei contenuti avevo trovato un escamotage per rendere evidente un continuo aggiornamento del sito: in home page, alla voce “Accadde oggi”, ogni giorno pubblicavo un anniversario degno di nota per quella specifica data, attingendo da un archivio di avvenimenti notevoli per ogni giorno dell’anno redatto appositamente da Alessandra Lombardi. Sapevo di caricarmi in quel modo – in assenza di software più duttili, oggi largamente disponibili – del compito di aggiornare ogni giorno se non altro quella parte del sito. E così avvenne, giorno dopo giorno, estate e inverno, feriali e festivi compresi… Fino a che quello spazio non si rivelò funzionale alla pubblicazione di notizie d’attualità, che finalmente cominciavano ad arrivare, tanto che il nome della rubrica è stato cambiato in “Accade oggi”.
In questo decennio il sito è enormemente cresciuto, grazie alla collaborazione di un piccolissimo gruppo di giornalisti che hanno collaborato con me, prestando gratuitamente la propria opera. Nessuno si offenderà, spero, se in questa circostanza mi limito a fare un nome solo, per tutti: quello di Nando Strambaci, “arruolato” fin dall’inizio per scrivere “qualche biografia” di partigiani. In un decennio ne ha scritte oltre 2.500, ben 500 delle quali solo nell’ultimo anno: un lavoro enorme, fatto con pazienza, rigore e amore che ha portato a comporre sul nostro sito la più vasta galleria di combattenti dell’antifascismo e della Resistenza esistente in rete. Adesso che cedo questa responsabilità, Strambaci potrà scrivere anche la scheda di mio padre Carlo Venegoni, antifascista, condannato dal Tribunale Speciale, incarcerato, chiuso in un campo di concentramento fascista, deportato in un lager nazista: non potendo scrivere le schede di tutti i combattenti della Resistenza, fin qui glielo avevo vietato (scusa, papà!).
Vorrei ringraziare in questa occasione i dirigenti dell’ANPI che per dieci anni mi hanno rinnovato la propria fiducia, lasciandomi piena libertà di iniziativa. Non ho mai avuto un solo motivo di contrasto, nessuna ingerenza nel mio lavoro di direttore responsabile di questo strumento di comunicazione. Ad Arrigo Boldrini, a Tino Casali, a Raimondo Ricci e a tutti i compagni che si sono succeduti alla Presidenza e alla Segreteria nazionali dell’ANPI il mio più sincero ringraziamento, che vorrei estendere alle compagne e ai compagni dell’apparato di Roma e ali moltissimi iscritti con i quali sono entrato in contatto in questo periodo.
Il mio più grande rammarico è stato quello di non avere potuto completare la digitalizzazione del libro Aula IV, pubblicato diversi anni fa a cura dell’ANPPIA, con la raccolta delle principali sentenze del Tribunale Speciale fascista. La pubblicazione di quel libro in versione digitale è stata bloccata parecchi anni fa dalla stessa ANPPIA, che manifestò il proposito – purtroppo non realizzato – di gestire in proprio quel progetto. Peccato, non riesco a dire altro: quei nomi di strenui oppositori del fascismo condannati dal regime a lunghissime pene detentive meriterebbero di essere conosciuti dalle nuove generazioni, e la rete sarebbe un ottimo strumento per raggiungere quel risultato.
Oggi questo sito si appresta a voltare pagina. Il rinnovamento tecnologico – che già si imponeva da diversi anni, e che solo considerazioni di carattere economico hanno fin qui rimandato – sarà reso possibile dall’impegno e dalle capacità di un nuovo netmaster, Giovanni Baldini. Michele Urbano mi sostituirà come responsabile politico-giornalistico, con l’ausilio finalmente di una vera redazione, che fin qui è mancata.
La sfida che attende i nuovi responsabili, ovviamente, non è solo tecnologica. Tutt’altro. In questi ultimi 15 anni si è passati da un Parlamento nel quale la stragrande maggioranza degli eletti aveva nella Resistenza e nell’antifascismo le proprie radici a un nuovo Parlamento, nel quale tali radici sono negate apertamente da una vastissima maggioranza, alla quale si oppone una minoranza che su questi temi appare – se posso dirlo – quantomeno distratta.
Contemporaneamente, il trascorrere degli anni ha falcidiato drammaticamente la schiera dei partigiani e dei resistenti, i quali al contrario un decennio fa erano ancora tra i protagonisti attivi della vita nazionale. Una nuova leva di antifascisti si avvicina ora all’ANPI, mentre si moltiplicano, tra le forze della maggioranza, le tentazioni di rivalutare apertamente il fascismo, di attentare all’unità nazionale, di stravolgere la Costituzione repubblicana dando il via a una legislazione tendenzialmente razzista, xenofoba, antidemocratica.
Non si tratta quindi oggi per noi di dire le cose di sempre con un mezzo nuovo, quanto piuttosto di declinare in modo nuovo i valori la cui custodia ci è stata affidata dalla generazione dei partigiani e dei resistenti. Si tratta di parlare in modo diverso dal passato a generazioni che crescono in un mondo che non è più quello dei nostri padri.
Questa è la sfida che il sito, rinnovato, si troverà ad affrontare nei prossimi mesi e anni. In questo impegno io continuerò a seguire questa mia carissima creatura, luce dei miei occhi, pur dai nuovi incarichi che mi è capitato di assumere in seno all’ANED, l’Associazione degli ex deportati nei campi nazisti.
Alla nuova redazione del sito i miei più affettuosi auguri. Un arrivederci di cuore alle migliaia di lettori che mi hanno scritto: ho fatto il possibile per rispondere sempre in tempi rapidi a tutti; mi scuso se in rari casi non ci sono riuscito. Alle centinaia di migliaia di visitatori che in questi anni ci hanno letto e seguito un saluto affettuoso: continuate a starci vicino, c’è sempre più bisogno dell’intelligenza e dell’impegno di tutti!
Dario Venegoni
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