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domenica 13 novembre 2011

SALVO IL MUSEO DI S.ANNA DI STAZZEMA

Il Museo di Sant'Anna resterà aperto, non chiuderà grazie all'intervento della Regione Toscana.

La Regione Toscana adotterà un provvedimento, probabilmente lunedì prossimo, 14 novembre, per stanziare le risorse necessarie a scongiurare la chiusura del Museo di Sant'Anna di Stazzema. Lo ha detto il presidente della Regione, Enrico Rossi, in visita a S.Anna di Stazzema. Insieme a lui, il sindaco di Stazzema, Michele Silicani, il vicepresidente della Provincia di Lucca, Maura Cavallaro,il presidente dell'associazione Martiri di Sant'Anna, Enrico Pieri, l'on. Carlo Carli, primo firmatario della legge istitutiva del Parco.

Si colmerà così la lacuna derivante dai mancati finanziamenti dello stato per due annualità, pari a 100 mila euro, previsti dalla legge 381/2000 con cui venne istituito il Parco Nazionale della Pace di Sant'Anna di Stazzema. La Regione Toscana ha sempre mantenuto i suoi impegni erogando ogni anno 130 mila euro a sostegno del Parco della Pace e si propone di rimediare alla situazione con un intervento aggiuntivo. "E' un dovere istituzionale riparare a questa offesa verso la memoria, le vittime e i superstiti"- ha detto il presidente Enrico Rossi - "e lo faremo con un contributo che consentirà al Museo di restare aperto. Sono qui a S.Anna assumendomi la responsabilità di chiedere scusa a nome della Repubblica italiana, certo di interpretare il sentimento della stragrande maggioranza dei cittadini".

"Il nostro vuole essere un atto riparatore: non possiamo smarrire i riferimenti essenziali da cui è nata la nostra Repubblica e i luoghi che simboleggiano questi valori, come Sant'Anna di Stazzema". Rossi ha ribadito l'importanza per la Regione del Parco Nazionale della Pace. "Insieme a Marzabotto, Boves e le altre località di stragi, è uno dei luoghi fondanti per le ragioni dello stare insieme come cittadini. Tenere aperto il museo è un atto di rispetto per la memoria e di riscatto per il nostro Paese: non possiamo permetterci di dimenticare, non c'è futuro per un paese che smarrisce la memoria. I valori sanciti nella Costituzione nascono dal ripudio della guerra e dai valori dell'antifascismo".

Il Comune ha aperto in queste ore un conto corrente a sostegno del Museo e del Parco (al quale lo stesso presidente Rossi parteciperà a titolo personale), gli estremi sono: IT06L0872670250000000730185- Banca Versilia Lunigiana Garfagnana -Agenzia Pontestazzemese - causale "Salviamo il Parco Nazionale della Pace di Sant'Anna di Stazzema" .

Commosso Enrico Pieri, superstite e presidente dell'associazione Martiri di Sant'Anna. "Le parole del presidente mi hanno emozionato: non avevo dubbi che la Regione Toscana intervenisse con prontezza. E' necessario anche un impegno concreto da parte dell'Unione Europea verso S.Anna e tutti i luoghi di strage: è da qui che nasce la Costituzione Italiana ed è da questi valori che deve nascere la Costituzione Europea" .

Il sindaco di Stazzema, Michele Silicani, ha rimarcato l'importanza dell'annuncio di Rossi. "Sant'Anna è stata definita la capitale morale della Toscana. E' fondamentale portare avanti i valori della pace, come stiamo facendo da anni grazie al Museo e lavorare con i giovani: in tutto il mondo è in atto una fase epocale di cambiamenti e rivoluzione e ora più che mai si avverte il bisogno di formazione verso i valori della pace. Con l'Unione Europea i contatti sono stretti: a fine novembre saremo ricevuti dall'eurodeputato Leonardo Domenici e da Martin Schultz, futuro presidente del Parlamento Europeo. Sono questi i progetti che intendiamo portare avanti e il contributo della Regione Toscana è determinante. Sono orgoglioso di avere Enrico Rossi come presidente".

Per la Provincia di Lucca era presente il vicepresidente Maura Cavallaro,che ha confermato "la vicinanza della Provincia a Sant'Anna di Stazzema e alle iniziative che promuovono i valori di pace, la memoria e la solidarietà". Carlo Carli, primo firmatario della legge che ha sancito il Parco si è detto "indignato e addolorato" per la mancata erogazione dei fondi da parte del Governo, che "sono previsti per legge. Il presidente Rossi, al contrario, ha ribadito che i valori di pace devono essere al centro della nostra vita comunitaria. Non dubitavo della prontezza di Rossi e della Regione che si è impegnato a mantenere aperto il Museo".

martedì 8 novembre 2011

MONZA, MARIANI SI RICONFERMA REVISIONISTA

Ancora una volta Mariani, sindaco di Monza, si è rifiutato di rendere omaggio, in occasione della celebrazione del 4 novembre, ai caduti Partigiani.
Gran parte della cittadinanza presente alla celebrazione ha seguito l' Anpi monzese presso il monumento ai caduti della Resistenza mentre il sindaco usciva dal cimitero cittadino.

Proponiamo l'intervento della presidente della sezione Anpi di Monza, Rosella Stucchi.





FASCISTI A MILANO, REPORT VIDEO DELL'INIZIATIVA

Grande partecipazione, venerdì 4 novembre a Monza, all'iniziativa di presentazione del libro di Saverio Ferrari "Fascisti a Milano", organizzata dall'Anpi e dal Comitato Unitario Antifascista locali.

Proponiamo i contributi video della serata: introduzione di Marco Fraceti, relazione di Milena Bracesco relativamente alla "questione Lealtà Azione" e la preziosa analisi di Saverio Ferrari.















lunedì 7 novembre 2011

CIAO NORI !

Onorina Brambilla Pesce

Milano 1923 - 2011

«Avevamo tutti un nome di battaglia, io mi ero scelto Sandra; ho fatto una ricerca: mentre gli uomini partigiani si sceglievano nomi fantasiosi, Tarzan, Saetta, Lupo, la maggior parte delle ragazze avevano nomi normali...Elsa... ecco, il massimo era Katia!»[1]
Di famiglia antifascista e comunista, abita con i genitori e la sorella Wanda in una casa di ringhiera ai Tre Furcei, quartiere operaio di Lambrate a Milano. Il padre Romeo, “specializzato” alla Bianchi, fabbrica di biciclette, rifiuta di prendere la tessera del partito fascista; ne conseguono anni di disoccupazione e miseria.
Con la guerra di aggressione all'Abissinia, nel 1935, viene però a mancare la mano d'opera ed è assunto alla Breda. La madre Maria (il suo nome di battaglia negli anni della Resistenza sarà Tatiana) insegna alle figlie Onorina e alla più piccola Wanda a dubitare della propaganda del regime; è operaia, prima alla Agretta, nota per le bibite, e poi alla Safar che produce radio: «Aveva una voce così bella che veniva chiamata a cantare per testare certi microfoni». Desidera per la figlia l'istruzione che la allontani dal duro lavoro della fabbrica.
Onorina frequenta per tre anni una scuola professionale; le piacerebbe continuare a studiare ma i genitori possono solo iscriverla a un corso trimestrale di stenodattilografia dopo il quale, a 14 anni, deve cercare un lavoro.
Viene assunta dalla Paronitti come impiegata: «Non arrivavo neanche alla scrivania e i colleghi mi chiamavano Topolino, dovevano mettermi dei cuscini sulla sedia per alzarmi».
Dal 10 giugno 1940 l'Italia è in guerra.
Onorina rimane in quella ditta 4 anni, ma viene licenziata nel 1941 a causa di un diverbio con il padrone. Trova presto un nuovo impiego in una ditta che produce binari, è incaricata di compilare un inventario, frequenta i capannoni annotando tutto, conosce gli operai, impara a individuare chi è antifascista e chi no. Comincia a studiare l'inglese al Circolo Filologico di Via Clerici: in quella biblioteca circolano ancora, incredibilmente, molti libri vietati dal regime, preziosi per la sua formazione.
La fame si fa sempre più sentire, la gente non ne può più, la guerra toglie il velo a tutte le menzogne della propaganda di regime. La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 coglie la gente di sorpresa, festa e disorientamento sono tutt’uno, i carri armati vengono usati per disperdere la folla. Nell'Agosto 1943 Milano viene bombardata.
La città è in fiamme, colpiti il Duomo, Palazzo Reale, il Castello Sforzesco, la Scala, Sant'Ambrogio, la Pinacoteca di Brera; a Santa Maria delle Grazie il Cenacolo di Leonardo è salvo per puro caso.
Nel rifugio affollato, una sera Onorina non riesce a trattenere la gran rabbia e, salita su un tavolo, senza curarsi dei molti fascisti presenti, grida «È ora di finirla con questa guerra!» È contenta, ha tenuto il suo primo comizio antifascista.
«Secondo me sono state le donne a dare inizio alla Resistenza... la loro partecipazione fu dovuta a motivazioni personali; a differenza di molti uomini che scelsero di andare in montagna per sottrarsi all'arruolamento nell'esercito di Salò, nessun obbligo le costringeva ad una scelta di parte; fu anche l'occasione per affermare quei diritti che non avevamo mai avuto, mai come in quei mesi ci siamo sentite pari all'uomo...»
Dopo l'Armistizio dell'8 Settembre 1943 (in effetti una resa senza condizioni), i tedeschi occupano Milano, è finita una guerra ma ne sta iniziando un'altra. I soldati dell'esercito Italiano abbandonano le divise, molti diventano partigiani; i Gruppi di Difesa della Donna (che arrivano a mobilitare, fino all’aprile ’45, almeno 24.ooo donne) si occupano di procurare loro denaro, cibo, vestiti; il compito di Onorina è distribuire la stampa clandestina. Desidera raggiungere in montagna una Brigata Garibaldi, ma la sua amica Vera (nome di battaglia di Francesca Ciceri, comunista) le presenta Visone (Giovanni Pesce) che sarà il suo Comandante e futuro marito. Lui la convince a combattere nella propria città, e Onorina a marzo 1944 lascia il lavoro. “Sandra” diventa Ufficiale di collegamento del III° ー Gap “Egisto Rubini”, equivalente al grado di sottotenente dell'Esercito Italiano, decisamente più che una staffetta. Con la sua bicicletta Bianchi color azzurro cielo[2] trasporta armi, munizioni ed esplosivo, passa spesso, con il cuore in gola, in mezzo ai rastrellamenti nazifascisti. Sono le staffette a portare le armi e a prenderle in consegna dopo un'azione per evitare che i gappisti vengano sorpresi armati e fucilati sul posto.
«C'erano le rappresaglie ma, cosa avremmo dovuto fare? Smettere la lotta? In ogni caso i nazifascisti non avrebbero cessato di fare quello che facevano. Non ho mai provato pena per chi colpivamo. La guerra non l'avevamo voluta noi. Loro ogni giorno fucilavano, deportavano, torturavano. Si dovevano vincere due cose, la pietà e la paura.»
Il 24 giugno 1944 nella “battaglia dei binari” alla stazione di Greco, un bersaglio di straordinaria importanza, Sandra è il collegamento tra i ferrovieri e i gappisti e con la compagna Narva porta i 14 ordigni che, piazzati nei forni di combustione delle locomotive scoppiano simultaneamente; l'azione dei Gap viene citata da Radio Londra.
Il 12 Settembre 1944, a 21 anni, tradita da un partigiano passato al nemico (“Arconati”, Giovanni Jannelli) viene catturata dalle SS nei pressi del Cinema Argentina, nel cuore di Milano. Inizia la prigionia, la sofferenza, il distacco dalla famiglia, la tortura e la violenza fisica subita dalle SS nella Casa del Balilla di Monza, trasformata in carcere.
In attesa dell'interrogatorio cerca di farsi coraggio. Ai gappisti arrestati il Comando chiede di resistere 24 o 48 ore per permettere ai compagni di mettersi in salvo. L'interrogatorio è terribile, vogliono che lei consegni Visone, ore e ore di percosse, torture. Non parla, nessuno dei suoi compagni è compromesso.
Rimane in isolamento totale nel carcere di Monza due mesi, giornate lunghe e vuote, non può comunicare con l'esterno o ricevere notizie. È trasferita a San Vittore per soli due giorni e, l'11 novembre 1944, caricata, con altri prigionieri, su un pullman senza conoscere la destinazione.
Viene imprigionata a Bolzano in un campo di transito. Ancora oggi non si spiega perché le 500 prigioniere politiche che lì si trovavano non furono mai deportate in Germania, diversamente dalle altre 2700 donne che dall’Italia raggiungeranno i campi di concentramento. Mantiene contatti epistolari con la madre, la rassicura sul suo stato fisico e psicologico, riesce persino a scherzare: «se non fosse perché abbiamo sempre fame sembrerebbe una villeggiatura...» Lavora dapprima alla sartoria del campo, in un ambiente stretto e soffocante ma poi riesce a farsi assegnare ai lavori esterni. I tedeschi, prima di fuggire, le rilasciano persino un documento che attesta la prigionia e grazie al quale riuscirà in seguito a dimostrare la sua deportazione.
Milano era stata liberata dei Partigiani e dall'insurrezione popolare il 25 aprile. Onorina decide di non attendere l'arrivo degli americani; con alcuni compagni, sotto la neve, si inerpica sul passo della Mendola, attraversa la Val di Non e il Tonale; si fermano la notte presso i contadini ai quali chiedono cibo e riparo, sono d'aiuto i posti di ristoro dei partigiani delle Fiamme Verdi. Finalmente un pullman fornito dai comuni della zona fino a Ponte di Legno, li porta da lì a Lovere; poi in treno fino a Milano, Stazione Centrale: era il 7 maggio 1945. Con un'assurda “normalità” arriva a Lambrate, a casa, con il tram n. 7. Dalla finestra, vicina a Wanda, guarda emozionata la manifestazione dei Partigiani, rivede Visone, corre in strada, si abbracciano. Nori (come la chiamerà il marito) e Giovanni Pesce, finalmente liberi, si sposano il 14 luglio 1945, non possiedono niente, solo gioia per la ritrovata libertà e speranza per una nuova vita.
Si trasferiscono per un breve periodo a Roma, dopo l'attentato del 1948 a Togliatti, Giovanni guida la Commissione di Vigilanza, a protezione dei maggiori dirigenti del Pci. Nori trova impiego nella segreteria di Pietro Secchia, commissario politico delle Divisioni Garibaldi.
Tornata a Milano lavora alla Federazione del Pci e nella Commissione Femminile della Camera del Lavoro. Successivamente entra a far parte del Comitato Centrale Fiom metalmeccanici, dirige i lavori sindacali, organizza convegni, incontri e scioperi in difesa del posto di lavoro.
Nel 1951 Giovanni Pesce lascia il partito e trova lavoro come rappresentante di caffè; riescono a comprare casa, nasce la figlia Tiziana, non ne avranno altri, «un po' per le ristrettezze economiche e un po' perché eravamo talmente impegnati a fare i rivoluzionari di professione da non avere il tempo utile per essere genitori. Una sera Tiziana ancora bambina mi disse a bruciapelo: io ti ho conosciuto a 8 anni, mamma!»
Nel tempo il commercio di Giovanni si sviluppa e Onorina, per seguirne la parte amministrativa, lascia la sua attività politico-sindacale ma continua ad essere, per 8 anni segretaria nella sezione Pci di Via Don Bosco. Il 27 gennaio 1962 le viene assegnata la Croce di guerra per la sua attività di partigiana.
Nel 1969 Nori e Giovanni aprono un locale di liquori e vini, il Bistrot in Via Zecca Vecchia, dura solo due anni ma è una parentesi felice. Lì si ritrovano scrittori, pittori, studenti, operai. La sera, chiuso il locale, vanno in sezione a fare attività per il Pci e per il Sindacato.
Nori Brambilla Pesce è stata Responsabile della Commissione femminile dell'ANPI, Presidente dell'Associazione ex perseguitati politici italiani antifascisti per la sede di Milano e Presidente onorario A.I.C.V.A.S., l'Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna.
«Si vuole falsificare la Resistenza, lo chiamano revisionismo ma spesso è falsificazione della storia. Noi siamo stati impegnati per tutta la vita per difendere la libertà, oggi ho 87 anni, non ho rimorsi, ho un rimpianto ma non voglio parlarne. Quando cala il sole chiudo le persiane perché non amo il buio della notte...»

Onorina ci ha lasciato il 6 Novembre 2011.

Mercoledì 9 novembre 2011 dalle ore 11.00 camera ardente e dalle ore 15.00 cerimonia funebre. Camera del lavoro di Milano - Salone: Di Vittorio. Corso di Porta Vittoria 43.

“Eravamo giovani, ci sentivamo belle, allegre. E’ giusto che venga fuori anche questa nostra normalità. Non eravamo incoscienti, sapevamo di correre dei rischi. Ma volevamo un’Italia diversa, libera, e non c’era altra scelta oltre a quella di resistere e combattere”. Onorina Brambilla Pesce



giovedì 3 novembre 2011

IL REPORT VIDEO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE FEMMINILE DELL'ANPI


Domenica 30 ottobre 2011 si è riunito a Milano il Coordinamento nazionale femminile dell'Anpi cui hanno partecipato le componenti del Comitato nazionale,del Consiglio nazionale,le donne presidenti di Comitati provinciali e le componenti del gruppo di lavoro del precedente Coordinamento femminile.
E' intervenuto anche il presidente nazionale Carlo Smuraglia.

Il Congresso nazionale di Torino dello scorso marzo ha impegnato tutte le forze dell'Associazione a dare vita alla nuova stagione dell'Anpi, in un momento gravissimo della vita nazionale che richiede una profonda opera di ricostruzione etica, sociale e civile del paese, basata sui valori dell'antifascismo e della Costituzione. In tale contesto le donne possono giocare un ruolo importante, come ha dimostrato la loro entrata in campo il 13 febbraio scorso. Le donne dell'Anpi sono già parte attiva di questo "risveglio" e vogliono ulteriormente contribuire con idee ed esperienze concrete.
Dal 1981 esiste nell'Associazione un Coordinamento femminile nazionale che, ricostituito nel 2009 con la Conferenza Nazionale di organizzazione, ha svolto negli ultimi anni un significativo lavoro di elaborazione ed iniziativa politica, i cui contenuti sono stati recepiti nel documento conclusivo del Congresso nazionale.
E' necessario ora dare continuità e sviluppo a questa esperienza.

Nel corso della giornata ampio e proficuo è stato il dibattito che ha visto susseguirsi più di venti interventi, su circa trenta partecipanti.

Qui sotto trovate alcuni contributi video dell'intensa giornata di lavoro.

L'introduzione di Marisa Ombra, la relazione di Eletta Bertani, l'intervento di Carlo Smuraglia e le relative conclusioni.












FASCISTI A MILANO. INTERVISTA A SAVERIO FERRARI SU "IL FATTO QUOTIDIANO"



Il libro di Saverio Ferrari, curatore anche del sito osservatoriodemocratico, ricostruisce la storia di un mondo in cui nomi e gesta si ripetono nei decenni, anche se spesso con stanchi e macabri rituali.

È la storia milanese di quelli che Renato Sarti, a ragione, ha chiamato i “mai morti”. E che Saverio Ferrari, in Fascisti a Milano, da Ordine Nuovo a Cuore Nero, descrive come un mondo in cui nomi e gesta si ripetono nei decenni, anche se spesso con stanchi e macabri rituali. È un sottobosco che oggi si muove tra locali bene e palestre di boxe, tra lamate ai compagni e pistolettate ai camerati infedeli, tra spaccio e vendita di armi. L’innegabile capacità mimetica, proprio come si confà a un soldato politico, permette loro di riemergere in modo carsico dai rivoli putrescenti della storia. Come? Come sempre: infiltrandosi nella pieghe del potere (oggi Lega Nord o Pdl), dividendosi in piccole frazioni pronte ad agire come irrazionali squadracce, cooptando la malavita e scendendo a patti con le mafie. Oppure arruolando politicamente le curve degli stadi. Sono gli stessi, per intenderci, che ogni primo novembre sfilano al cimitero Maggiore (talvolta insieme al sindaco con la fascia tricolore a tracolla) per rendere omaggio, tra labari e bandiere con il gladio, agli aguzzini della Repubblica di Salò. Gli stessi che accoltellano un consigliere comunale di Rifondazione comunista intento ad attaccare manifesti, oppure mettono per due volte una bomba nella sede dell’Associazione Naga, colpevole di occuparsi dei diritti degli immigrati. Sono i “mai morti”, insomma. A Milano, non su Marte.

Saverio Ferrari che differenza c’è tra i fascisti di oggi e quelli degli anni Settanta?

La stagione degli anni Settanta è sepolta. Allora i neofascisti furono utilizzati per compiti che oggi non servono più. Non dimentichiamo che Ordine nuovo era stato allevato dai servizi segreti ai fini della guerra psicologica. La strategia della tensione, infatti, non fu la follia di un pazzo isolato, ma un progetto ben pianificato e cominciato al convegno dell’Hotel Parco dei principi a Roma nel 1965. Poi quelle stesse organizzazioni furono combattute dalla magistratura e sciolte dal ministero degli interni. Oggi invece notiamo come ci sia una maggiore vicinanza, diciamo ideologica, tra la destra di governo e quella fascista. Basti pensare al rifiuto della società multiculturale, alla difesa dell’Occidente, della cristianità e della famiglia. Ma anche il tentativo di modificare la costituzione, di rivedere la resistenza facendola passare per banditismo e di riscrivere la storia degli anni Settanta, coprendo le responsabilità della destra e colpevolizzando le sinistre. In un certo senso un denominatore comune con i fascisti del passato è il fatto che c’è sempre una cittadella da difendere.

Eppure il neofascismo continua a frazionarsi…

Be’, quello è un mondo in cui ognuno vuole fare il duce. Però si frazionano anche per divergenze culturali. Forza nuova, ad esempio, ha forti connotazioni cristiane, altri invece sono legati a riti pagani. C’è poi in loro una vocazione elitaria, quindi si comportano come gli squadristi degli anni Venti, cercando di ripeterne la storia in base all’assunto che pochi elementi possono sconfiggere grandi masse. Insomma, vecchi miti riproposti senza grande fantasia. Il 23 marzo scorso, addirittura, per il 91° anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, una decina di camerati ha tenuto una commemorazione in onore degli squadristi della prima ora. Alla cerimonia ha partecipato un vecchio “mutino” (della Legione Muti, famigerata a Milano per le torture inflitte agli antifascisti durante la Repubblica di Salò, NdR). Si dà il caso, infatti, che al cimitero monumentale di Milano esista ancora un sacrario dei martiri fascisti della “rivoluzione”, eretto durante il regime. Si tratta di 13 giovani che si erano macchiati di efferatezze: bombe, omicidi, spedizioni punitive, assalti a redazioni di giornali e camere del lavoro, botte a dirigenti politici nemici e a sindaci regolarmente eletti. Tutti morti in “incidenti sul lavoro”.

Il libro racconta anche la storia politica delle due curve milanesi. È quello il principale luogo di reclutamento del neofascismo milanese?

Le curve degli stadi in verità non sono un buon luogo di proselitismo. Servono per far passare alcuni messaggi, ma poi non tutti diventano fascisti. È uno spazio dove far vivere certi rituali, non un luogo di reclutamento. Anche perché a Milano le curve sono oramai preda delle organizzazioni criminali. C’è però un’ambizione a entrare in relazione con le nuove generazioni, perché arruolare giovani è sempre stato un problema per la destra. Ecco perché le discoteche, le palestre, gli stadi. Ma anche i centri sociali, come Casa Pound. Sembra che, non avendo strumenti loro, si mettano a copiare. E allora diventano anticapitalisti, anti globalizzazione, arruolano miti giovanili come Rino Gaetano e addirittura Che Guevara. Contestano perfino la Gelmini. È un giovanilismo fine a se stesso, certo, ma molto in sintonia con il fascismo degli anni Venti.

Un’altra questione che si evince dal suo libro è il rapporto che c’è oggi tra neofascismo e mafie.

Che poi non è una novità. Da sempre le ‘ndrine hanno avuto rapporti con i fascisti, come a Reggio Calabria nel 1970. E per il golpe borghese si mosse la mafia, che fece un summit in via General Govone a Milano. Oggi la Dia ha scoperto la contiguità tra neofascisti milanesi e organizzazioni mafiose. Non è un rapporto di tipo eversivo, ma legato ad affari, ricchezza e potere. E a rapporti personali. Per esempio a Domenico Magnetta (uomo di fiducia di Lino Guaglianone, tesoriere dei Nar condannato dalla Cassazione nel 1995) hanno trovato un arsenale. Progettavano un attentato a un magistrato con tanto di auto clonata. E forse non è un caso che Guaglianone (candidato per AN nel 2005, NdR) abbia preso voti a Buccinasco.

Un pentito sembra voler fornire nuove informazioni sulla strage di Brescia. L’impressione è che si cerchi di tenere in vita un processo per una strage i cui responsabili sono già stati processati.

In realtà ci sono due nuovi pentiti. Uno avrebbe sentito casualmente un imputato per la strage dire di aver mentito perché sotto ricatto. Ma non penso che questo possa avere ripercussioni sul processo d’appello. La Cassazione ha già condannato come esecutore Ermanno Buzzi, che poi fu ucciso in carcere da Tuti e Concutelli. Altri invece sono stati addirittura già processati e assolti. La fonte Tritone, cioè Maurizio Tramonte, che disse cose molto importanti a ridosso della strage, poi ritrattò. Un prete affermò di aver visto lo stragista, ma non venne creduto. Tutto ha sempre concorso a intorpidire le acque e a fornire verità. Ciò nonostante in questi ultimi 15 anni gli elementi per esprimere un giudizio storico ci sono tutti. Alla sbarra sono state portate parecchie persone che però, ad eccezione di Rauti e Delfino, non erano che meri esecutori. Mancano le figure di raccordo con le istituzioni, e le coperture. Perché è chiaro che gli apparati di intelligence e i servizi segreti erano conoscenze delle trame eversive. Un po’ lasciavano fare, un po’ orientavano. È una storia che ancora deve essere scritta. Mancano i nomi dei piani alti. Questi di sicuro non sono stati ancora processati.

tratto dal Fatto quotidiano on line

Ricordiamo che Saverio Ferrari presenterà il suo libro a Monza venerdì 4 novembre !

lunedì 31 ottobre 2011

MILANO, APPELLO DELL'ANPI CONTRO IL NEOFASCISMO



Promossa dal Comitato permanente antifascista, partecipata manifestazione sabato 29 ottobre alla Loggia dei Mercanti di Milano per protestare contro il moltiplicarsi delle iniziative neofasciste.

Qui di seguito l'intervento di Roberto Cenati, presidente ANPI Provinciale di Milano.

Ancora una volta siamo chiamati a rendere omaggio alla memoria dei Caduti per la Libertà e ai deportati scomparsi nei lager nazisti, in questa giornata in cui a Milano, Città medaglia d’Oro della Resistenza si stanno svolgendo iniziative del gruppo neofascista Forza Nuova, contro banche e usura, proprio in coincidenza con l’infausto anniversario della Marcia su Roma, con il quale è iniziato il tragico periodo della dittatura fascista che tante sciagure ha provocato nel nostro Paese. La nostra città rende sempre omaggio, nelle date poste a fondamento della nostra democrazia, e nei momenti difficili che la nostra città ha attraversato e attraversa a seguito del ripetersi di preoccupanti rigurgiti neofascisti e neonazisti, con l’apertura di nuove sedi e di nuovi punti di riferimento, al sacrario della Loggia dei Mercanti.

Questo luogo ha un grande significato per Milano. A poca distanza da qui, fuori da Palazzo Marino è affissa la motivazione della Medaglia d’Oro alla città di Milano che lega le epiche Cinque Giornate e il primo Risorgimento (quest’anno ricorre il 150° dell’Unità d’Italia) al Secondo Risorgimento, alla Resistenza.

La deriva revisionista - Negli ultimi anni si è fatta sempre più intensa, nel nostro Paese, l’offensiva revisionista, volta, non solo a mettere sullo stesso piano repubblichini e partigiani, ma a rivalutare pienamente il fascismo e i suoi simboli.

La proposta di Legge 3442 e i disegni di legge della destra - Alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati è stata approvata la proposta di legge a firma Cirielli e Fontana che vuole disciplinare le associazioni combattenti e reduci affidando il tutto alla regia del Ministero della Difesa. Il punto grave è che chiunque abbia svolto attività militare, può reclamare il diritto di formare un’associazione di combattenti e reduci a prescindere da un criterio fondamentale: l’adesione ai valori della Costituzione. Questa norma può costituire la via per dare ai repubblichini di Salò il riconoscimento che cercano da anni.

Il 29 marzo 2011 viene presentato un altro progetto di legge, questa volta al Senato, che propone di abolire la XII norma transitoria e finale della Costituzione che “vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”.
In piena estate, poi, il governo aveva previsto l’abolizione delle festività laiche: 25 Aprile (data alla quale qualcuno vorrebbe sostituire il 18 aprile che ricorda la sconfitta del Fronte Popolare), 1° Maggio e 2 Giugno, suscitando l’immediata protesta e mobilitazione delle Associazioni resistenziali, delle forze politiche democratiche, e della stessa opinione pubblica. Le tre date, infatti, costituiscono qualcosa di più di semplici festività: si tratta di vere e proprie ricorrenze della civiltà, di date fondanti della nostra democrazia.
C’è quindi un clima favorevole ai rigurgiti, non solo per la deriva revisionistica cui sopra accennavo, ma anche per gli attacchi reiterati alla Costituzione, alle istituzioni di garanzia, alla magistratura, al capo dello Stato, che da mesi sono portati avanti con continuità dal Presidente del Consiglio.

L’ultra destra in Europa - Quello che maggiormente preoccupa è la presenza di un vento reazionario e populista che rischia di contagiare l’intera Europa. In Finlandia i Veri finlandesi, euroscettici e anti-immigrazione, sono la terza forza politica del Paese; in Ungheria, con il 16,7% dei voti il partito di estrema destra Jobbik (estimatore delle Croci frecciate, collaborazioniste dei nazisti durante l’occupazione tedesca) anti-rom e antisemita è entrato in Parlamento nel 2010. Lo stesso terribile eccidio compiuto ad Oslo è stato forse opera di una sola persona che però è rappresentativa di un segmento oscuro della società norvegese. Lo dimostra il fatto che l’autore di quella sanguinosa strage fosse attivo su un sito dell’estrema destra norvegese che ospitava interventi caratterizzati da sentimenti contrari all’immigrazione e xenofobi. Non è un caso che siano stati presi di mira proprio i giovani laburisti norvegesi proprio perché chiedevano una maggiore apertura e più multiculturalismo
Il rifiuto dello straniero, la chiusura delle frontiere mentali prima ancora che geografiche caratterizzano questi movimenti.

I movimenti neofascisti in Italia - Nel neofascismo italiano è in atto un’evoluzione: sempre più marcate si stanno manifestando le tendenze ad assumere o ricercare riferimenti non più solo nel ventennio mussoliniano, ma direttamente nel nazismo.

Milano dice no al neofascismo - Non c’è dubbio che questi rigurgiti debbano essere considerati per quello che sono: cioè qualcosa di più e peggio di forme ascrivibili alla nostalgia. Occorre un impegno comune, delle istituzioni, dell’associazionismo, dei cittadini affinché queste iniziative neofasciste abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili nella nostra città.
Chiediamo quindi alle istituzioni e alle Forze preposte alla difesa dell’Ordine Pubblico di dedicare particolare attenzione a questo preoccupante fenomeno e di intervenire per impedire che si svolgano a Milano manifestazioni pubbliche di matrice neofascista, perché in contrasto con lo spirito e i principi della nostra Carta Costituzionale.

Uno sforzo particolare va inoltre compiuto nella direzione di comprendere le ragioni di questi rinascenti fenomeni, denunciando le tolleranze, le connivenze, le protezioni, nella consapevolezza che il modo migliore per combattere ogni forma di fascismo è quello di togliergli l’humus su cui affonda le sue radici, il terreno su cui può attecchire, il clima complessivo che lo rende audace, le protezioni in cui confida.

Il Comitato Permanente Antifascista - Il reiterarsi di manifestazioni e iniziative di tipo dichiaratamente fascista va contrastato con la più ampia unità dei democratici, degli antifascisti, delle forze politiche, sociali e sindacali realizzatasi nel Comitato Permanente Antifascista costituitosi a Milano, nel maggio 1969, all’indomani delle bombe neofasciste alla Fiera Campionaria e alla Stazione Centrale. Da allora il Comitato Permanente Antifascista è intervenuto puntualmente in tutte le gravi e laceranti vicende che, dalla strage di piazza Fontana, hanno segnato la vita della Repubblica. Per la sua iniziativa politica unitaria, forza mobilitativa e coerente fermezza, il Comitato è divenuto nella fase della strategia della tensione prima, e del terrorismo poi, punto di riferimento qualificato e riconosciuto dalle diverse componenti politiche, sociali e civili milanesi nella lotta contro il fascismo e il terrorismo, in difesa della repubblica e della democrazia.

L’iniziativa culturale - Accanto alla indispensabile unità di tutti i democratici per contrastare questi preoccupanti fenomeni, è necessario sviluppare una intensa e continuativa iniziativa di carattere storico, culturale e ideale per vincere l’indifferenza di tanti nostri concittadini: dobbiamo far conoscere quello che è stato davvero il fascismo e per quale ragione ci siano ben pochi motivi per ricordarlo con nostalgia. La versione di un fascismo buono è falsa: lo dimostrano alcuni dati: 3.000 uccisi dal 1920 al 1925; 16.000 oppositori deferiti al Tribunale speciale, che ha comminato complessivamente 28.000 anni di carcere; 12.000 antifascisti inviati al confino; per non parlare delle leggi antisemite del 1938 con la partecipazione attiva dei repubblichini nella delazione e nella consegna ai tedeschi di nostri concittadini. A tutto ciò si devono aggiungere le drammatiche conseguenze provocate dalla Seconda Guerra Mondiale con la serie infinita di lutti, sofferenze e tragedie inflitte alla popolazione.

La Costituzione Repubblicana: punto di riferimento imprescindibile - Nostro imprescindibile punto di riferimento deve essere la nostra Costituzione Repubblicana che, in tutto il suo spirito, nei suoi valori, nel suo complessivo sistema, contrasta con ogni forma di autoritarismo, di populismo, di intolleranza, e dunque con ogni tipo di fascismo, comunque si atteggi e di qualunque camicia si rivesta.
E’ mia profonda convinzione che non ci si debba limitare al fascismo in camicia nera, ma che sia necessario estendere la nostra azione a tutto ciò che sa di limitazione della libertà, di contestazione dei principi di fondo della nostra Costituzione, di disprezzo delle regole. Ciò che conta è tenere sempre presente la storia e ricordarci che essa ci insegna che i pericoli per la democrazia possono assumere aspetti multiformi e non debbono mai essere sottovalutati. Quando si osa proporre di modificare interi articoli della Carta Costituzionale, come l’articolo 1 o il 41, vuol dire che siamo già oltre il limite della tollerabilità ed è indispensabile reagire con forza e con fermezza.

La Loggia dei Mercanti - Restituire dignità e decoro alla Loggia dei Mercanti, sotto la quale sorge il sacrario dei Caduti per la Libertà, come abbiamo richiesto nell’incontro con il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, e rendere la Loggia un luogo della Memoria viva della nostra città, significa fare un importante passo avanti nella direzione di quella battaglia culturale cui prima accennavo. Qui sorgono il palazzo dei Giureconsulti e il Palazzo della Ragione, eretto nel 1233 e rimasto sede del Comune fino al 1770. Con il Castello, e Palazzo Marino, la Loggia costituisce il segno dei tre poteri civili di Milano che affermano la continuità della storia della nostra città, della sua tradizione civica, del suo essere luogo di emancipazione e progresso.

Milano è la città delle Cinque Giornate - E’ a Milano che si registra l’ingresso dei Socialisti a Palazzo Marino a seguito delle elezioni amministrative del 1889, è a Milano che avviene la prima solenne celebrazione del Primo Maggio nel 1890 e che viene costituita, sotto gli auspici del Comune, la prima Camera del Lavoro italiana, nel 1891 (di cui ricorre quest’anno il 120° anniversario della sua costituzione).
Ecco perché vogliamo rendere la Loggia dei Mercanti non solo luogo della memoria viva di Milano, ma anche della cultura, della storia della nostra città, nella consapevolezza che la conoscenza storica e culturale delle gloriose vicende cittadine possa costituire il miglior antidoto contro pericolosi richiami di natura eversiva e antidemocratica. La memoria, legata alla storia e alla iniziativa culturale sono la risposta più valida ed efficace che possiamo dare al preoccupante manifestarsi e rinnovarsi dei movimenti neofascisti e neonazisti a Milano.

Roberto Cenati

venerdì 28 ottobre 2011

NON PENALIZZARE I PIU' DEBOLI

Questo il testo del messaggio che il presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia, ha inviato a Carla Cantone, segretaria generale dello Spi Cgil in occasione della manifestazione che si svolgerà venerdì 28 ottobre, a Roma.

Carissima Carla,
per motivi di varia natura non posso essere presente a questa bella e grande manifestazione.
L’ANPI è con voi nel denunciare una manovra del Governo che - in profondo contrasto col presidio dei diritti e con la loro promozione, come dettato dalla nostra Carta Costituzionale - penalizza i più deboli, stabilendo come priorità pesanti e gravi interventi sulle pensioni.

E’ l’ora della responsabilità, dell’unità delle forze democratiche e antifasciste, di un rinnovato patto costituzionale che faccia fronte ad una situazione che sta seriamente mettendo a rischio il futuro civile e sociale del Paese, la sua tenuta democratica. Con questo auspicio, e ringraziandoti nuovamente per l’affettuoso invito, giunga a te e a questa “piazza dei diritti” il saluto dell’ANPI.
Il Presidente Nazionale ANPI
Carlo Smuraglia

giovedì 27 ottobre 2011

TRE IMPORTANTI INIZIATIVE A MONZA

150 anni della nostra Storia: GLI ALLEATI, LA RESISTENZA E LA LIBERAZIONE

giovedì 27 ottobre ore 21 - Saletta Reale Stazione di Monza.

proiezione filmato Istituto Luce

Intervengono:

Roberto Guidi presidente Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Monza

Rosella Stucchi presidente Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Monza


UN LIBRO RITROVATO

Monza, 1° novembre Sala Maddalena (via Santa Maddalena 7) - ore 21.00

Il saggio “plotone di esecuzione” di Enzo Forcella e Alberto Monticone: la rivolta dei soldati della Grande Guerra documentata attraverso le sentenze delle condanne a morte. Relatore Andrea Saccoman (Università degli Studi di Milano - Bicocca).

A cura di ANPI e ANED


Presentazione del libro “FASCISTI A MILANO” con l'autore SAVERIO FERRARI

ASSEMBLEA PUBBLICA DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO “FASCISTI A MILANO” CON L’AUTORE SAVERIO FERRARI, DIRETTORE DELL’OSSERVATORIO DEMOCRATICO SULLE NUOVE DESTRE

VENERDì 4 NOVEMBRE 2011 ORE 20:30
SALA VILLA – CIRCOLO CATTANEO VIA VITTORIO VENETO 1 – MONZA
Organizzano:
COMITATO UNITARIO ANTIFASCISTA DI MONZA
ANPI SEZ. GIANNI CITTERIO - MONZA

FASCISTI A MILANO
da Ordine nuovo a Cuore nero

Il libro, di taglio giornalistico, prende le mosse dall’assassinio, rimasto ancora oscuro, del giovane neofascista Alessandro Alvarez, nei pressi di Milano, nel marzo 2000. In quella vicenda, a cavallo tra estremismo e malavita, furono indagati una serie di personaggi del terrorismo nero. Da qui l’avvio, grazie al supporto di una ricca documentazione giudiziaria, di un viaggio nell’estrema destra milanese, riannodando storie e figure del passato, dalla "banda Cavallini" dei primi anni Ottanta al reclutamento di mercenari per le guerre d’Africa, all'accoltellamento di un consigliere comunale nel 1997, fino agli anni più recenti, segnati dall'espandersi del fenomeno naziskin, dall'infiltrazione nelle curve, ma anche da episodi inquietanti quali l'organizzazione di un attentato a un magistrato antimafia. In questo percorso, fino al neofascismo milanese odierno, si evidenziano i legami politici e personali che continuano a collegare il mondo dell’estrema destra con la Destra istituzionale. L’iniziativa di presentare questo libro a Monza è stata determinata anche dal fatto che proprio a Monza, da tempo, il neofascismo ha ripreso a muovere i suoi lugubri passi, spalleggiato da Lega Nord e PDL: intitolazione di un giardino pubblico a Sergio Ramelli e l’apertura di una sede a Monza dei nazisti di lealtà-azione. Questo gruppo della galassia neo nazista è inserito in un contesto più generale che questa opera racconta e spiega.


CIAO UMBERTO



IL 25 Ottobre è deceduto il caro amico e vice presidente Anpi di Cesano Maderno, RATTI UMBERTO.

I funerali si sono svolti mercoledì presso la chiesa parrocchiale S. Stefano di Cesano Maderno.

Umberto Ratti, nato il 20/9/1920, è stato Caporal Maggiore durante la seconda guerra mondiale sul fronte croato; fu deportato in Austria nel campo di Mauthausen ed in seguito trasferito in Germania nelle miniere di carbone di Essen.
Dal 1946 era iscritto all’ANPI di Cesano Maderno e ricopriva la carica di Presidente Onorario.

CRISI, I VIDEO DELL'INIZIATIVA ORGANIZZATA DALL'ANPI DI BOVISIO MASCIAGO

Venerdì 21 ottobre. L'Anpi di Bovisio Masciago ha organizzato un'interessantissima e utilissima iniziativa per comprendere la crisi che sta attanagliando l'Italia e non solo.
Vi proponiamo i video della serata. Consigliamo vivamente la visione e l'ascolto!

















sabato 22 ottobre 2011

BARONA, FUORI I FASCISTI DAL MIO QUARTIERE

IV NOVEMBRE A MONZA


NO A LEGGI ECCEZIONALI PER REPRIMERE LA VIOLENZA

"Il Comitato Nazionale dell'ANPI, a fronte dei gravissimi fatti accaduti sabato scorso a Roma, nell'esprimere la più sentita solidarietà a tutti coloro - e in particolare ai giovani - a cui è stato impedito di esercitare liberamente e pacificamente un diritto costituzionale, tanto più rilevante in quanto contemporaneamente veniva esercitato in tutto il mondo (e senza incidenti), ed a tutti coloro che hanno subito danni dalla violenza di un gruppo di estremisti reazionari;

condanna, nel modo più fermo, il comportamento di coloro che sono scesi in campo solo per praticare la violenza ed impedire una civile manifestazione di protesta, producendo danni gravissimi a persone e cose;

ribadisce che è compito dello Stato garantire la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di riunione, per cui non ha senso rispondere ad un atto di odiosa violenza con divieti che, prima ed invece di colpire i violenti, finiscono per limitare i diritti dei cittadini, al di là e al di fuori della Carta Costituzionale;

depreca che una incomprensibile gestione dell'ordine pubblico non solo non sia riuscita a prevenire quanto accaduto ma addirittura abbia esposto la città di Roma, i manifestanti pacifici (che peraltro non hanno potuto svolgere la loro manifestazione) e gli stessi agenti di polizia e carabinieri a subire violenze ed attacchi, non essendo preparati e attrezzati adeguatamente per respingerli;

si oppone fermamente ad ogni ipotesi di interventi polizieschi ed autoritari sulla scia delle emozioni suscitate dalla sciagurata giornata di Roma; non è con leggi eccezionali che si reprime la violenza, ma applicando rigorosamente la normativa vigente e prevenendo ogni tentativo di violenza;

esprime seria preoccupazione per i rigurgiti di autoritarismo e di fascismo che si affacciano continuamente, in varie forme, nel nostro Paese approfittando di un clima ritenuto favorevole e della disgregazione della vita politica e istituzionale del nostro Paese;

si appella alla coscienza civile ed alla sensibilità di tutti i cittadini perché rispondano alla violenza con le armi della democrazia, vale a dire con l'esercizio dei fondamentali diritti civili e politici, la partecipazione, la manifestazione convinta di una decisa volontà di svolta e di cambiamento, verso un sistema politico e istituzionale rispondente finalmente ai principi contenuti nella Costituzione;

ribadisce che solo l'unità di tutte le forze democratiche può salvare il nostro Paese dal degrado civile, sociale e politico in cui è precipitato e che ormai è divenuto intollerabile per ogni cittadino consapevole dei diritti inalienabili e degli stessi fondamenti della democrazia".

giovedì 13 ottobre 2011

BOVISIO, E' MANCATA LA PARTIGIANA ZARA

Ci ha lasciato ieri sera verso le 23.30. Per uno strano caso del destino, probabilmente, , ieri pomeriggio noi siamo stati gli ultimi a vederla, aldilà della famiglia. Eravamo andati a trovarla, Luciano ed io, perchè Anita, la figlia, ci aveva avvertito che le condizioni di salute di Argentina stavano peggiorando moltissimo. Non parlava più. Non si muoveva più. E la signora che badava a lei si è stupita quando, mentre le raccontavamo della scelta partigiana di Argentina, lei ha mosso la bocca, non succedeva da tanto, come per farci intendere che c'era e che aveva capito che eravamo lì.
Argentina De Bastiani, nata il 4 novembre 1927,a Cesio Maggiore (BL) a 16 anni decide, dopo che i tedeschi hanno invaso Feltre, di fare la staffetta partigiana. Nome di battaglia Zara. Catturata il 1° novembre 1944 , viene deportata nel lager di Bolzano, dal quale, dopo avere subito umiliazioni, pestaggi che la segneranno per tutta la vita e mineranno la sua salute, riesce a fuggire.
Torna a casa. Nel 1954 si trasferisce a Bovisio Masciago per lavorare. inizialmente non racconta la sua storia a nessuno, nemmeno alla figlia. Ma poi la chiamano da Roma per una testimonianza. Allora la sua storia partigiana diviene cosa nota e lei incontra anche gli studenti di Bovisio Masciago per raccontargliela. Il suo incontro con noi avviene nel 2009. E' stata la prima partigiana iscritta alla nostra sezione.
Nel 2010, anche se lei non è già più in buone condizioni di salute, il Congresso di sezione decide all'unanimità di eleggerla presidente onorario, quale piccolo riconoscimento e ringraziamento per quello che ha fatto per la libertà del suo paese e di tutti noi.
Che la terra ti sia lieve, Zara. Noi ti vogliamo un bene infinito.

I funerali si terranno sabato mattina alle 13.45 alla parrocchia di S.Pancrazio
L'A.N.P.I. , d'accordo con la famiglia, sarà presente con la bandiera.
Tutti/gli/le amici/che e compagni/e saranno i benvenuti a renderle omaggio

Anpi Bovisio Masciago

martedì 11 ottobre 2011

SMURAGLIA, RICUCIRE L'ITALIA

"In Piazza, perché indignarsi non basta più" Il Presidente ANPI "L'alternativa a questo governo c'è già, ma mi preoccupo quando vedo le opposizioni dividersi".
Noi non siamo l'antipolitica, non ci interessa esserlo, perché è la politica, da sempre, il tessuto connettivo della società e della democrazia. La buona politica, ovviamente». Che cosa intende per buona politica? «Intendo quella che mira all'interesse di tutti, fatta di dignità e onore, volta a costruire. Superando gli inevitabili divisioni e conflitti non con compromessi di comodo, ma con una visione del bene comune che porti alla ricerca di punti di convergenza. È un po' quello che accadde con la Costituzione: io non sono affatto d'accordo con quanti ritengono sia stata il frutto di compromessi, credo piuttosto siano stati identificati valori da tutti condivisibili. Il valore del lavoro, il valore della persona». Carlo Smuraglia, avvocato, docente, senatore per i Democratici di sinistra, e oggi presidente dell'Anpi, ha appena finito di parlare dal palco allestito all'Arco della Pace di Milano per la manifestazione di Libertà&Giustizia «Ricucire l'Italia». «Io giro tutto il Paese», dice, «e quello che vedo è un'enorme domanda di un futuro che poggi sulla consapevolezza della memoria. Ma bisogna fare presto. Indignarsi non basta più, e nemmeno resistere». Come si sana la frattura tra cittadini e politica? «Il male di oggi è che molti cittadini dicono tanto sono tutti uguali . In realtà una via alternativa c'è, indicarla è uno dei compiti della buona politica, appunto. Che si deve tradurre in comportamenti chiaramente percepibili dai cittadini, deve dare un'immagine di coerenza, di ricerca di soluzioni accettabili, al di là dei singoli interessi. Anche su questa scandalosa legge elettorale, per esempio. Lo spettacolo delle divisioni delle opposizioni deve finire, non perchè la discussione venga nascosta, ma perchè sia funzionale alla ricerca di punti comuni. Questo vale per l'oggi come per il domani. Una volta che riusciremo ad uscire dalla situazione in cui ci troviamo, una volta che Berlusconi non sarà più presidente del Consiglio, forse in pochi mesi alcune leggi ingiuste verranno abrogate, alcune distorsioni raddrizzate, ma per ricostruire davvero un patrimonio culturale, fatto di etica, rispetto, che restituisca al lavoro il posto che gli spetta, ci vorrà molto più tempo. E tutto questo lo chiediamo alla buona politica». Dal 13 febbraio al Palasharp ad oggi le manifestazioni contro questo governo e questo modo di fare politica si sono moltiplicate, ma Berlusconi è ancora lì. «Non possiamo aspettare un 25 luglio che non sappiamo se ci sarà, non possiamo aspettare che Berlusconi se ne vada da solo o per mano di chi non ci può dare garanzie per il futuro. Dobbiamo pensare a concludere questa situazione e a pensare a cosa faremo dopo, dobbiamo farlo tutti insieme. C'è un filo rosso che lega il 13 febbraio alla partecipazione ai referendum e alle amministrative, agli scioperi della Cgil, fino ad arrivare alla manifestazione di oggi. È fondamentale la ricerca di un collante, non possiamo considerare ognuno di questi un momento bello, ma isolato. Bisogna essere convinti che il momento del cambiamento è molto vicino, non è il sogno di un futuro lontano. E ci vuole anche un pizzico di utopia, fede e slancio nel futuro. Senza un po' di utopia non si può costruire niente».LAURA MATTEUCCI
9 ottobre 2011 Unità

FASCISTI A MILANO



Fascisti a Milano. Da Ordine Nuovo a Cuore nero
Nelle librerie dal 5 ottobre per i tipi di BFS edizioni
Redazione - Osservatorio democratico

Con il taglio dell’inchiesta giornalistica, il lavoro di Ferrari prende le mosse dall’assassinio, rimasto ancora oscuro, del giovane neofascista Alessandro Alvarez nei pressi di Milano, nel marzo 2000. In quella vicenda, a cavallo tra estremismo e malavita, fu anche indagato un ex terrorista nero. Da qui l’avvio, grazie al supporto di una ricca documentazione giudiziaria, di un viaggio nell’estrema destra milanese, riannodando storie e figure del passato: la “banda Cavallini” dei primi anni Ottanta, il reclutamento di mercenari per le guerre d’Africa, l’ accoltellamento di un consigliere comunale nel 1997... Fino agli anni più recenti, segnati dall’espandersi del fenomeno naziskin, dall’ infiltrazione nelle curve, ma anche da episodi inquietanti quali l’ organizzazione di un attentato a un magistrato antimafia. In questo percorso si evidenziano i legami politici e personali che continuano a collegare il mondo della destra radicale con quello della destra istituzionale.

Nelle librerie dal 5 ottobre
prezzo 14 euro

MONZA ANTIFASCISTA C'E'



Non era scontanto che all’appello lanciato dal Comitato Unitario Antifascista di Monza avrebbero risposto così in tanti e non solo monzesi, data la concomitanza della manifestazione di Libertà e Giustizia e di altri presidi antifascisti a Milano. Eppure al presidio di Monza in Piazza San Paolo si sono raccolte oltre 400 firme da portare al Prefetto per chiedere di farsi interprete verso la proprietà per annullare il contratto d’affitto e chiudere la sede dei naziskin di “Lealtà-Azione”.

Come sottolineato da Milena Bracesco, presidente del Comitato Antifascista, Monza non ha deluso le aspettative; ha risposto all’appello e ben tre generazioni di Antifasciste e Antifascisti si sono raccolti in centro a Monza per dire con chiarezza anche al sindaco Mariani e al presidente della Provincia di Monza e Brianza, Allevi, che concedono spazio e agibilità politica ad organizzazioni di chiara ispirazione neofascista e neonazista, che siamo e saremo vigilanti e continueremo la mobilitazione per la chiusura della sede di “Lealtà-Azione”.

Comitato Unitario Antifascista.

Monza, 9 ottobre 2011

lunedì 10 ottobre 2011

PICCOLI NEONAZISTI CRESCONO. ANCHE IN BRIANZA.



Sembrerebbe proprio che accomodarsi sotto l'ombrello del Popolo della libertà paghi. In tutti i sensi. Quantomeno tra Milano e la Brianza. È ciò che sta avvenendo per la sezione italiana degli Hammer, una sorta di network neonazista presente in diversi paesi europei, tra gli altri in Inghilterra, Spagna, Francia, Olanda e Svizzera, originato da fuoriusciti dal Ku Klux Klan del Texas nella seconda metà degli anni Ottanta per imporre la «supremazia della razza bianca». Negli Stati Uniti gli Hammerskin (questa la dizione esatta) sono conosciuti per aver assaltato sinagoghe, compiuto brutali pestaggi e assassinato alcuni giovani di colore. Dopo l’ennesimo accoltellamento di un afroamericano, nel 1999 in California un tribunale penale li definì «una gang di strada».
Ogni «fazione» deve essere composta da almeno sei membri, ma per diventare Hammerskin ed entrare in quella che viene considerata «l’élite dell’élite» del movimento naziskin, è necessario seguire una lunga trafila: essere presentato da uno della setta e sottoporsi a un periodo di prova. Solo alla fine si potrà ricevere l’agognata toppa con i due martelli, nell’immaginario Hammerskin un'arma per abbattere i muri a protezione delle minoranze etniche e religiose, e tatuarsi lo stesso simbolo su una parte visibile del corpo, collo o avambraccio. In Italia la «fazione madre» degli Hammerskin è da sempre quella milanese. Una cinquantina i militanti, compresi gli aderenti ad Ambrosiana skinheads e a Brianza skin, loro affiliati. L’importanza della gang milanese è stata di recente confermata, il 29 maggio 2010, quando a Cinisello Balsamo si tennero le celebrazioni per il ventesimo anniversario della costituzione della loro rete europea. Sotto un tendone nero, vicino allo svincolo dell'autostrada, si radunarono oltre 400 teste rasate provenienti da diversi paesi.

Favori e coperture
Ora, dopo anni di vicissitudini, causa arresti e condanne per svariati episodi di violenza che avevano visto protagonisti diversi Hammer, la scelta di collocarsi nell'orbita del Pdl. Da qui, in successione, una serie di favori e protezioni. Prima la riapertura, in una ex carrozzeria, nell'ottobre 2008, dopo due anni di inattività, della cosiddetta Skinhouse, alla periferia di Bollate, poi, nel settembre 2010, dietro il paravento della pseudo associazione culturale Lealtà azione, ma soprattutto grazie all'interessamento del vice coordinatore cittadino del Pdl Marco Osnato, nonché dirigente dell'Aler (Azienda lombarda per l'edilizia residenziale), l'inaugurazione di una nuova sede per «contrastare l’invasione di immigrati e zingari», in viale Brianza a poche centinaia di metri sia dalla stazione Centrale sia da piazzale Loreto. A firmare il contratto Norberto Scordo già condannato insieme ai due fratelli Todisco, Alessandro e Franco, per aver aggredito a martellate nel 1992 due giovani, un ragazzo e una ragazza di 18 anni, usciti dal Centro sociale Leoncavallo, nel 2001 a cinque mesi per istigazione all’odio razziale (gli fu anche sequestrata un’agenda su cui aveva scritto «Io sono neonazista e me ne vanto», «Ebrei al rogo e negri di contorno») e a sei mesi per direttissima, nel luglio 2008, per un'aggressione alle colonne di San Lorenzo ai danni di alcuni punkabbestia. La prima conferenza tenutasi in viale Brianza, il 3 novembre successivo, fu dedicata alla figura dell’ex generale delle Waffen-SS Leon Degrelle. Surreali, in questo contesto, le dichiarazioni di alcuni loro esponenti: «Noi non siamo assolutamente nazisti e nessuno di noi ha mai avuto denunce per aggressioni».

L'ossessione dei lupi
Solo pochi giorni fa, il 22 settembre, è stata invece la volta di Monza, dove in pieno centro, in via Dante, (a pochi metri dalla sede della Cisl), è stato aperto un altro spazio con vetrina sulla via. Nuovamente sotto le insegne di Lealtà azione, con tanto di gladio nel simbolo. Il sito internet, tra una citazione del poeta antisemita Ezra Pound e del fondatore della Guardia di ferro rumena Cornelius Codreanu, si collega sia alle edizioni Ritter (la principale casa editrice in Italia di pubblicazioni naziste) sia all'associazione Militia di Como (promotrice nel gennaio scorso di un incontro con Stefano Delle Chiaie). A presenziare in pochi, ma molti i messaggi dal Pdl, tra loro la consigliera provinciale Roberta Capostosti. D'altro canto a un'iniziativa del maggio scorso erano già intervenuti il senatore Alfredo Mantica e l'onorevole Carlo Fidanza insieme all'assessore allo Sport e eventi del comune di Monza, l'ex An Andrea Arbizzoni.
Non dimentichiamo neanche che nelle ultime elezioni comunali di Milano, gli Hammer sostennero ufficialmente nella lista del Pdl il segretario cittadino di Azione giovani, Antonluca Romano, poi non eletto. «I lupi sono arrivati», questo era il titolo della locandina pensata per l'inaugurazione. Sarà un caso, ma l'idea dell'“uomo lupo” rimanda all'organizzazione del “lupo mannaro” (Werwolf), costituita sul finire della seconda guerra mondiale dalle SS e animata dai giovani della Hilterjugend per condurre azioni di sabotaggio e guerriglia nei territori occupati dagli Alleati. Un piccolo tragico mito tutto interno all'immaginario di estrema destra.
Ma la piccola rete degli Hammer non ha solo aperto sedi, ha anche tentato in questi ultimi mesi di allargare il proprio raggio d'azione sfruttando come sempre i buoni uffici di ex esponenti di Alleanza nazionale: nel marzo scorso una conferenza prevista nella sala consiliare di Magenta, con il vice sindaco del Pdl, è stata annullata solo all'ultimo momento a causa delle proteste dell'Anpi e dei partiti antifascisti. In giugno si è tenuto un raduno in Valchiavenna con l'intervento musicale di Skoll, un cantautore il cui nome d’arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l’universo di spruzzi di sangue». Davvero un'ossessione, quella dei lupi.

tratto da ossservatoriodemocratico.org



MANGANELLATE AGLI ANTIFASCISTI DELLA BARONA



Milano, 8 ottobre 2011 - Ci sono stati momenti di tensione al presidio, organizzato da Anpi e Cgil in piazza Miani nel quartiere Barona di Milano, indetto per protestare contro l'apertura di una sede della Fiamma Tricolore in via Tosi, a poca distanza dal luogo della manifestazione.

Gruppi antifascisti e forze dell'ordine sono entrati in contatto quando alcuni partecipanti al presidio hanno deciso di muoversi in corteo (un centinaio di persone). Dopo una lunga trattativa, al rifiuto di concedere il permesso di muoversi, alcuni manifestanti hanno comunque provato a partire. A quel punto sono avvenute due-tre brevi schermaglie con le forze dell'ordine sul posto.

I manifestanti antifascisti lamentano due contusi : uno dei due è il consigliere comunale di Sel Luca Gibillini, colpito da un manganello al capo e medicato nel vicino Pronto Soccorso dell'ospedale San Paolo.

A scatenare il confronto tra manifestanti e forze dell'ordine dunque sarebbe stata la richiesta dei primi di potersi muovere dal presidio autorizzato contro l'apertura di una sede della Fiamma Tricolore in zona, in un breve corteo nel quartiere Barona ''stando pero' ad ampia distanza dalla sede della Fiamma Tricolore'', hanno spiegato i manifestanti. A cercare di intavolare una trattativa con le forze dell'ordine a presidio della piazza, affinche' arrivasse il via libera al corteo e' stato il segretario della Camera del Lavoro Onorio Rosati. Al rifiuto della Questura di concedere il permesso, i militanti del vicino centro sociale Zam (che hanno partecipato all'iniziativa organizzata da Anpi e Cgil) avevano deciso di fare ritorno nel loro spazio occupato proprio in corteo, fatto che ha innescato la reazione delle forze dell'ordine.

Poco lontano, tra eco di canzonette del Ventennio e sventolio di bandiere di partito o con la croce celtica, è stata
inaugurata la nuova sede della Fiamma Tricolore-Destra Sociale. Il locale si trova in uno scantinato in via Tosi, nel quartiere popolare della Barona. In una trentina si sono presentati per ascoltare l'intervento del segretario nazionale Luca Romagnoli e del proprietario dello spazio, nonche' segretario provinciale del partito, l'avvocato Gabriele Leccisi. Il figlio di Domenico, che fu deputato Msi e autore del trafugamento della salma di Mussolini, ha annunciato ''la resurrezione a Milano della vera Fiamma Tricolore che segna la continuita' con la Repubblica sociale''. Per Leccisi la crisi economica aiutera' i militanti a ''riconquistare le posizioni perse. Andremo in tutti i quartieri della citta'''...

Nella sede, uno stanzone senza finestre, ma con bancone bar, le librerie stracolme dei piu' diversi volumi, tavoli e sedie, non mancano bandiere e gadget che rimandano al Fascismo. Dalle bandiere con aquila e fascio agli stickers con scritte come 'Boia chi molla', 'Me ne frego', 'Credere obbedire combattere' scritto sotto il volto del Duce e una t-shirt 'L'Italia agli italiani"

tratto da Il Giorno

Clicca sul link sottostante per accedere alla rassegna stampa.
Si consiglia la visione del video pubblicato nel link de Il Fatto Quotidiano.

http://anpibarona.blogspot.com/2011/10/barona-presidio-antifascista-rassegna.html







venerdì 7 ottobre 2011

PRESIDIO ANTIFASCISTA A MONZA

Il COMITATO UNITARIO ANTIFASCISTA,
appresa la notizia dell’inaugurazione di una sede a Monza dell’associazione “Lealtà Azione”, ritiene che, dietro presunti “valori” associativi, in realtà si propagandino principi e finalità di impronta neonazisti.
Da tempo a Monza e nella provincia si susseguono fatti che segnalano una forte ripresa di provocazioni di stampo fascista.
Ancora più inquietante è l’apporto e l’incoraggiamento che viene dato a questa associazione dalle istituzioni locali e provinciali.
I massimi responsabili della città e provincia, poco inclini ad indossare la fascia istituzionale nelle ricorrenze dei caduti Partigiani della Resistenza al nazifascismo, le indossano puntualmente nelle date e nelle occasioni di aperta e palese violazione della legge Mancino in adunanze dove vengono esibiti bandiere, magliette e saluti che richiamano alla Repubblica di Salò e al fascismo.
Inoltre i continui richiami alla frammentazione del paese, il comportamento eversivo di alcuni ministri dell’attuale governo, sono il terreno naturale per la cultura xenofoba, razzista e antidemocratica.
Nel ribadire i valori della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, il C.U.A. sottolinea che la democrazia, la tolleranza, l’accoglienza, l’integrazione, la multietnicità e il rispetto delle diversità sono i valori costituenti della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e sanciti nella nostra COSTITUZIONE.
Per questo il Comitato Unitario Antifascista invita tutte le forze politiche, sindacali e sociali al

PRESIDIO che si terrà SABATO 8 OTTOBRE DALLE 14 in Piazza S. Paolo a Monza

per ribadire con fermezza l’inopportuna e provocatoria presenza di questa associazione chiedendo la chiusura della loro sede.
Nel contempo riaffermare i valori della Democrazia dell’Antifascismo quali valori fondanti di una comunità solidale e inclusiva.

il COMITATO UNITARIO ANTIFASCISTA MONZA
A.N.P.I. - Sezione "G.Citterio" - Monza

sabato 1 ottobre 2011

RICUCIRE L'ITALIA



Come si ricuce l’Italia? Un filo di decenza ci porta in piazza, sabato 8 ottobre, all’Arco della Pace (piazza Sempione) di Milano, a partire dalle 14 e 30, per reagire all’indignazione. Una grande manifestazione, nel cuore della città, per dare spazio a quanti, ago e filo in mano, vogliono un abito dignitoso per il paese.

Presenta Luisella Costamagna

Sul palco, tra gli altri,

Lirio Abbate, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Paul Ginsborg, Paolo Limonta, Valerio Onida, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Giuliano Pisapia, Marco Revelli, Onorio Rosati, Elisabetta Rubini, Michele Serra, Franco Siddi, Carlo Smuraglia, Bruno Tinti, Marco Travaglio, Giuliano Turone, Salvatore Veca, Gustavo Zagrebelsky

Il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica deve farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese.

Libertà e Giustizia, si riconosce nel MANIFESTO firmato da Gustavo ZAGREBELSKY e nato nel corso del seminario di studi a Poppi

“Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia”.

Aderiscono alla manifestazione: Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole.

Il Presidente Nazionale dell' ANPI, Carlo Smuraglia, interverrà sabato 8 ottobre a Milano alla manifestazione "Ricucire l'Italia" indetta da Libertà e Giustizia.

La segreteria nazionale dell'Anpi invita tutte le ANPI provinciali a partecipare con loro delegazioni.

mercoledì 28 settembre 2011

ATTACCO FRONTALE AL 25 APRILE,PDL VERGOGNOSO



Il PDL propone di sostituire la festa del 25 aprile, la Liberazione,con il 18 aprile,giorno della vittoria della Dc del 1948.

Semplicemente VERGOGNOSE le ragioni addotte:

" Le motivazioni con cui i partigiani combatterono il nazifascismo non erano per la libertà, ma per la creazione di un regime comunista che fu appunto evitato grazie alla vittoria della Dc nel 1948".
L'ordine del giorno è stato accolto come "raccomandazione" dal governo, dicendo che "questa è "la vera data unificante".



ANCORA SOTTO ATTACCO IL 25 APRILE




Non c'è pace per la festa della Liberazione. Dopo aver rischiato di finire sotto la mannaia della manovra economica 1, il 25 aprile finisce nuovamente nel mirino. Il governo ha accolto "come raccomandazione" l'ordine del giorno presentato dal parlamentare bolognese del Pdl, Fabio Garagnani, contenente la proposta di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile 1948, giorno delle elezioni politiche vinte dall'allora democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi. Una proposta che ha ricevuto subito la netta risposta negativa del presidente dell'Anpi (l'Associazione Nazionale dei partigiani) Carlo Smuraglia: "Una provocazione dell'on. Garagnani e una follia del governo che l'accoglie come raccomandazione. Penso che non se ne farà nulla. Ma se ci provassero troverebbero la ferma opposizione di tanti italiani che li farebbero rapidamente desistere".

Proprio oggi, si legge in una nota, "ho ricevuto dal servizio di controllo parlamentare la conferma scritta dell'accoglimento 'come raccomandazione' da parte del Governo del mio ordine del giorno che, in sede di discussione della manovra finanziaria del 14 settembre, impegnava ed impegna il Governo a sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948 che, a parere mio, è la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana".

Immediata, si diceva, la replica dell'Anpi. Il presidente Smuraglia è
letteralmente allibito: "Questo parlamentare, evidentemente, cerca la provocazione. Mi domando come davanti ai problemi economici gravissimi di questo Paese gli possa essere venuta in mente un'idea così assurda. Il 25 aprile è una festività consolidata nella mente e nel cuore di tanti italiani. Come si può pensare di sostituirla con il ricordo di un'elezione politica vinta da una parte. Non ha nessun senso e nessuno la prenderà in considerazione". Ma Smuraglia ce l'ha anche di più con l'esecutivo che ha accettato di riceverla addirittura come "raccomandazione": "Bastava un minimo di senso per capire che si trattava di una proposta irricevibile, anzi, neppure formulabile. Questa doveva essere la risposta di un governo serio... Invece... Evidentemente sono confusi... Comunque, se a qualcuno venisse l'idea di prendere sul serio questa cosa, l'Anpi fa sapere fin d'ora che ci saranno risposte adeguate, immediate e fermissime".

tratto da La Repubblica

IL PDL IN GITA A SALO' PER FESTEGGIARE IL 150° DELL'UNITA' D'ITALIA




Gita di gruppo (Pdl) a Salò. E non perché ci siano buoni ristoranti, ma perché Salò è stata la “capitale” dell'omonima repubblica fascista sul finire della Seconda Guerra mondiale. Piccola e feroce, quella marionetta nera installata accanto alle rive del lago di Garda con il placet dei nazisti, fece a pezzi ebrei e partigiani; e lì metteranno il naso, l’uno e il due ottobre, i partecipanti pidiellini all'iniziativa turistico - politica messa a punto con scrupolo e passione dal partito di Trento.

Ieri ci ha pensato Gasparri a presentare l'evento, con orgoglio. Parole d'ordine toccanti: «Rilanciare l'attività del partito suggellata dalla nomina di Alfano », «celebrare il Pdl come forza politica nazionale che si richiama a valori importanti quali la libertà e le tradizioni». A Salò.

L'appuntamento ha una sua giocosa andatura: in realtà, stanno tutti a bordo di una motonave e con questa toccano i luoghi che garbano agli organizzatori. Tra questi, Salò. Per esempio, qui ci vanno perché proprio a Salò «si è svolta la vicenda di Salò».

Con devozione, visiteranno il centro di documentazione della Repubblica sociale. E secondo i pidiellini trentini, non c'era modo migliore per celebrare il 150esimo dell'unità d'Italia. Conviene sapere chi sono gli organizzatori della scampagnata. Il primo è Cristiano De Eccher, magnifico sessantenne, senatore del Pdl, leader del partito in Trentino. Passato brillante: da ragazzo, responsabile di Avanguardia nazionale, movimento politico della destra eversiva, fondato da Stefano Delle Chiaie nel 1960 e liquidato nel '76 dopo aver attraversato quasi per intero la stagione stragista. Poi, De Eccher – rampollo di una famiglia ricca di mezzi e di gonfaloni – travasò la sua esperienza nel Movimento Sociale e da qui in Alleanza nazionale. Divenne quindi senatore Pdl nel 2008 ed è dal suo scranno che, alla fine di marzo del 2011, promosse un disegno di riforma costituzionale per abolire la dodicesima norma costituzionale che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Il primo amore non si scorda mai. Ma sul suo passato innamorato si stendono ombre inquietanti.

Secondo il giudice Guido Salvini, alcune fonti «nere» avevano sostenuto che proprio De Eccher fosse stato il custode del timer della bomba di Piazza Fontana, diciassette vittime innocenti, il 12 dicembre 1969. Il secondo Gentil Organisateur è Giacomo Santini, intelligenza certamente non fascista ma rancorosa. Parlamentare anche lui, nel 2010 si distinse per questa dichiarazione: «Sono l'unico parlamentare del centrodestra che negli ultimi quindici anni ha partecipato spesso alle celebrazioni del 25 aprile»; lo disse per motivare il suo rifiuto a prendere parte alle celebrazioni per la Liberazione di quell'anno trasformate, a suo dire, da un partigiano «in un festival dell'odio cieco». Così vanno a Salò.

Avevano annunciato anche la probabile presenza di Alfano. Pareva strano che il nuovo leader del partito si lasciasse triturare in modo così fesso e infatti: abbiamo telefonato al Pdl di Trento e ci hanno assicurato che Alfano a Salò non ci sarà, semmai, e forse, a Desenzano incrocerà la combriccola. Imbarazzo nello stesso Pdl bolzanino: il presidente nazionale degli studenti del Pdl, Alessandro Bertoldi, ammette che lui «non avrebbe scelto Salò come tappa del giro» e si augura che nessuno abbia «intenzione di trasformare la gita in una apologia del fascismo». Giura che non accadrà. Ma è già successo proprio sotto il suo naso.

tratto da L'Unità

martedì 27 settembre 2011

MARCIA DELLA PACE, LA MOZIONE FINALE

Domenica 25 settembre 2011: Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli

Mozione finale

A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant'anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.

Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".

La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.

Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:

Principi

Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.
Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell'economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.
Terzo. La nonviolenza è per l'Italia, per l'Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.
Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. L'Italia, l'Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.

Proposte e impegni

1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua.
E' intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell'acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall'accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell'agricoltura e dalla privatizzazione dell'acqua.

2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti.
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.

3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura.
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull'università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.

4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia.
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l'evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.

5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari.
La guerra è sempre un'inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l'industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull'individualismo, la mercificazione e il consumismo.

7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista.
Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.

8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.

9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa.
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.

10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell'apertura all'incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell'uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.

Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.

Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.

Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.

Assisi, Rocca Maggiore, 25 settembre 2011