Il COMITATO UNITARIO ANTIFASCISTA,
appresa la notizia dell’inaugurazione di una sede a Monza dell’associazione “Lealtà Azione”, ritiene che, dietro presunti “valori” associativi, in realtà si propagandino principi e finalità di impronta neonazisti.
Da tempo a Monza e nella provincia si susseguono fatti che segnalano una forte ripresa di provocazioni di stampo fascista.
Ancora più inquietante è l’apporto e l’incoraggiamento che viene dato a questa associazione dalle istituzioni locali e provinciali.
I massimi responsabili della città e provincia, poco inclini ad indossare la fascia istituzionale nelle ricorrenze dei caduti Partigiani della Resistenza al nazifascismo, le indossano puntualmente nelle date e nelle occasioni di aperta e palese violazione della legge Mancino in adunanze dove vengono esibiti bandiere, magliette e saluti che richiamano alla Repubblica di Salò e al fascismo.
Inoltre i continui richiami alla frammentazione del paese, il comportamento eversivo di alcuni ministri dell’attuale governo, sono il terreno naturale per la cultura xenofoba, razzista e antidemocratica.
Nel ribadire i valori della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, il C.U.A. sottolinea che la democrazia, la tolleranza, l’accoglienza, l’integrazione, la multietnicità e il rispetto delle diversità sono i valori costituenti della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e sanciti nella nostra COSTITUZIONE.
Per questo il Comitato Unitario Antifascista invita tutte le forze politiche, sindacali e sociali al
PRESIDIO che si terrà SABATO 8 OTTOBRE DALLE 14 in Piazza S. Paolo a Monza
per ribadire con fermezza l’inopportuna e provocatoria presenza di questa associazione chiedendo la chiusura della loro sede.
Nel contempo riaffermare i valori della Democrazia dell’Antifascismo quali valori fondanti di una comunità solidale e inclusiva.
il COMITATO UNITARIO ANTIFASCISTA MONZA
A.N.P.I. - Sezione "G.Citterio" - Monza
.
venerdì 7 ottobre 2011
sabato 1 ottobre 2011
RICUCIRE L'ITALIA

Come si ricuce l’Italia? Un filo di decenza ci porta in piazza, sabato 8 ottobre, all’Arco della Pace (piazza Sempione) di Milano, a partire dalle 14 e 30, per reagire all’indignazione. Una grande manifestazione, nel cuore della città, per dare spazio a quanti, ago e filo in mano, vogliono un abito dignitoso per il paese.
Presenta Luisella Costamagna
Sul palco, tra gli altri,
Lirio Abbate, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Paul Ginsborg, Paolo Limonta, Valerio Onida, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Giuliano Pisapia, Marco Revelli, Onorio Rosati, Elisabetta Rubini, Michele Serra, Franco Siddi, Carlo Smuraglia, Bruno Tinti, Marco Travaglio, Giuliano Turone, Salvatore Veca, Gustavo Zagrebelsky
Il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica deve farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese.
Libertà e Giustizia, si riconosce nel MANIFESTO firmato da Gustavo ZAGREBELSKY e nato nel corso del seminario di studi a Poppi
“Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia”.
Aderiscono alla manifestazione: Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole.
Il Presidente Nazionale dell' ANPI, Carlo Smuraglia, interverrà sabato 8 ottobre a Milano alla manifestazione "Ricucire l'Italia" indetta da Libertà e Giustizia.
La segreteria nazionale dell'Anpi invita tutte le ANPI provinciali a partecipare con loro delegazioni.
mercoledì 28 settembre 2011
ATTACCO FRONTALE AL 25 APRILE,PDL VERGOGNOSO

Il PDL propone di sostituire la festa del 25 aprile, la Liberazione,con il 18 aprile,giorno della vittoria della Dc del 1948.
Semplicemente VERGOGNOSE le ragioni addotte:
" Le motivazioni con cui i partigiani combatterono il nazifascismo non erano per la libertà, ma per la creazione di un regime comunista che fu appunto evitato grazie alla vittoria della Dc nel 1948".
L'ordine del giorno è stato accolto come "raccomandazione" dal governo, dicendo che "questa è "la vera data unificante".
ANCORA SOTTO ATTACCO IL 25 APRILE

Non c'è pace per la festa della Liberazione. Dopo aver rischiato di finire sotto la mannaia della manovra economica 1, il 25 aprile finisce nuovamente nel mirino. Il governo ha accolto "come raccomandazione" l'ordine del giorno presentato dal parlamentare bolognese del Pdl, Fabio Garagnani, contenente la proposta di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile 1948, giorno delle elezioni politiche vinte dall'allora democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi. Una proposta che ha ricevuto subito la netta risposta negativa del presidente dell'Anpi (l'Associazione Nazionale dei partigiani) Carlo Smuraglia: "Una provocazione dell'on. Garagnani e una follia del governo che l'accoglie come raccomandazione. Penso che non se ne farà nulla. Ma se ci provassero troverebbero la ferma opposizione di tanti italiani che li farebbero rapidamente desistere".
Proprio oggi, si legge in una nota, "ho ricevuto dal servizio di controllo parlamentare la conferma scritta dell'accoglimento 'come raccomandazione' da parte del Governo del mio ordine del giorno che, in sede di discussione della manovra finanziaria del 14 settembre, impegnava ed impegna il Governo a sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948 che, a parere mio, è la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana".
Immediata, si diceva, la replica dell'Anpi. Il presidente Smuraglia è
letteralmente allibito: "Questo parlamentare, evidentemente, cerca la provocazione. Mi domando come davanti ai problemi economici gravissimi di questo Paese gli possa essere venuta in mente un'idea così assurda. Il 25 aprile è una festività consolidata nella mente e nel cuore di tanti italiani. Come si può pensare di sostituirla con il ricordo di un'elezione politica vinta da una parte. Non ha nessun senso e nessuno la prenderà in considerazione". Ma Smuraglia ce l'ha anche di più con l'esecutivo che ha accettato di riceverla addirittura come "raccomandazione": "Bastava un minimo di senso per capire che si trattava di una proposta irricevibile, anzi, neppure formulabile. Questa doveva essere la risposta di un governo serio... Invece... Evidentemente sono confusi... Comunque, se a qualcuno venisse l'idea di prendere sul serio questa cosa, l'Anpi fa sapere fin d'ora che ci saranno risposte adeguate, immediate e fermissime".
tratto da La Repubblica
IL PDL IN GITA A SALO' PER FESTEGGIARE IL 150° DELL'UNITA' D'ITALIA
Gita di gruppo (Pdl) a Salò. E non perché ci siano buoni ristoranti, ma perché Salò è stata la “capitale” dell'omonima repubblica fascista sul finire della Seconda Guerra mondiale. Piccola e feroce, quella marionetta nera installata accanto alle rive del lago di Garda con il placet dei nazisti, fece a pezzi ebrei e partigiani; e lì metteranno il naso, l’uno e il due ottobre, i partecipanti pidiellini all'iniziativa turistico - politica messa a punto con scrupolo e passione dal partito di Trento.
Ieri ci ha pensato Gasparri a presentare l'evento, con orgoglio. Parole d'ordine toccanti: «Rilanciare l'attività del partito suggellata dalla nomina di Alfano », «celebrare il Pdl come forza politica nazionale che si richiama a valori importanti quali la libertà e le tradizioni». A Salò.
L'appuntamento ha una sua giocosa andatura: in realtà, stanno tutti a bordo di una motonave e con questa toccano i luoghi che garbano agli organizzatori. Tra questi, Salò. Per esempio, qui ci vanno perché proprio a Salò «si è svolta la vicenda di Salò».
Con devozione, visiteranno il centro di documentazione della Repubblica sociale. E secondo i pidiellini trentini, non c'era modo migliore per celebrare il 150esimo dell'unità d'Italia. Conviene sapere chi sono gli organizzatori della scampagnata. Il primo è Cristiano De Eccher, magnifico sessantenne, senatore del Pdl, leader del partito in Trentino. Passato brillante: da ragazzo, responsabile di Avanguardia nazionale, movimento politico della destra eversiva, fondato da Stefano Delle Chiaie nel 1960 e liquidato nel '76 dopo aver attraversato quasi per intero la stagione stragista. Poi, De Eccher – rampollo di una famiglia ricca di mezzi e di gonfaloni – travasò la sua esperienza nel Movimento Sociale e da qui in Alleanza nazionale. Divenne quindi senatore Pdl nel 2008 ed è dal suo scranno che, alla fine di marzo del 2011, promosse un disegno di riforma costituzionale per abolire la dodicesima norma costituzionale che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Il primo amore non si scorda mai. Ma sul suo passato innamorato si stendono ombre inquietanti.
Secondo il giudice Guido Salvini, alcune fonti «nere» avevano sostenuto che proprio De Eccher fosse stato il custode del timer della bomba di Piazza Fontana, diciassette vittime innocenti, il 12 dicembre 1969. Il secondo Gentil Organisateur è Giacomo Santini, intelligenza certamente non fascista ma rancorosa. Parlamentare anche lui, nel 2010 si distinse per questa dichiarazione: «Sono l'unico parlamentare del centrodestra che negli ultimi quindici anni ha partecipato spesso alle celebrazioni del 25 aprile»; lo disse per motivare il suo rifiuto a prendere parte alle celebrazioni per la Liberazione di quell'anno trasformate, a suo dire, da un partigiano «in un festival dell'odio cieco». Così vanno a Salò.
Avevano annunciato anche la probabile presenza di Alfano. Pareva strano che il nuovo leader del partito si lasciasse triturare in modo così fesso e infatti: abbiamo telefonato al Pdl di Trento e ci hanno assicurato che Alfano a Salò non ci sarà, semmai, e forse, a Desenzano incrocerà la combriccola. Imbarazzo nello stesso Pdl bolzanino: il presidente nazionale degli studenti del Pdl, Alessandro Bertoldi, ammette che lui «non avrebbe scelto Salò come tappa del giro» e si augura che nessuno abbia «intenzione di trasformare la gita in una apologia del fascismo». Giura che non accadrà. Ma è già successo proprio sotto il suo naso.
tratto da L'Unità
martedì 27 settembre 2011
MARCIA DELLA PACE, LA MOZIONE FINALE
Domenica 25 settembre 2011: Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli
Mozione finale
A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant'anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.
Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".
La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.
Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:
Principi
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.
Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell'economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.
Terzo. La nonviolenza è per l'Italia, per l'Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.
Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. L'Italia, l'Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.
Proposte e impegni
1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua.
E' intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell'acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall'accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell'agricoltura e dalla privatizzazione dell'acqua.
2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti.
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.
3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura.
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull'università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.
4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia.
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l'evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.
5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari.
La guerra è sempre un'inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l'industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.
6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull'individualismo, la mercificazione e il consumismo.
7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista.
Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.
8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.
9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa.
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.
10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell'apertura all'incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell'uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.
Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.
Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.
Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.
Assisi, Rocca Maggiore, 25 settembre 2011
Mozione finale
A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant'anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.
Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".
La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.
Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:
Principi
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.
Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell'economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.
Terzo. La nonviolenza è per l'Italia, per l'Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.
Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. L'Italia, l'Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.
Proposte e impegni
1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua.
E' intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell'acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall'accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell'agricoltura e dalla privatizzazione dell'acqua.
2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti.
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.
3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura.
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull'università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.
4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia.
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l'evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.
5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari.
La guerra è sempre un'inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l'industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.
6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull'individualismo, la mercificazione e il consumismo.
7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista.
Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.
8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.
9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa.
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.
10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell'apertura all'incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell'uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.
Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.
Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.
Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.
Assisi, Rocca Maggiore, 25 settembre 2011
lunedì 26 settembre 2011
giovedì 22 settembre 2011
mercoledì 21 settembre 2011
I NEONAZISTI DI LEALTA' AZIONE APRONO UNA SEDE A MONZA

I NEONAZISTI DI "LEALTA'AZIONE" APRONO UNA SEDE IN VIA DANTE 5 A MONZA.
L’apertura della sede monzese di Lealtà e Azione (preannunciato da un improbabile video di lancio http://www.youtube.com/watch?v=xfliVqfRAAA&feature=player_embedded) rende indispensabile fare un po’ di chiarezza su chi si nasconda dietro a questa fantomatica associazione, il cui nome suona enigmatico e la cui storia necessita di essere conosciuta a fondo, meritando i cinque minuti necessari alla lettura di questo testo.
Sul loro sito si presentano come una libera associazione di promozione culturale e sociale che vuole costituire una comunità etica, al tempo stesso politica, spirituale ed intellettuale, unendo uomini e donne in una comunione di intenti, d’ideali e d’azione, che agiscono volontariamente nella società con spirito Militante, ovvero con fede, senso del sacrificio, disciplina e senza ricercare utili materiali o profitti personali, perché animati da una concezione etica della vita che si riassume nel rispetto dei Valori tradizionali, nel senso dell’onore e nel rifiuto del compromesso sistematico.
Un fiume di parole e retorica che cela una realtà ben nota a chi a Milano (e non solo) già ha dovuto confrontarsi con questa “associazione” e si è impegnato in un’opera di informazione circa l’identità e la pericolosità degli individui che vi operano all’interno. La strategia con cui questi soggetti provano a insinuarsi nel tessuto sociale e a raccogliere consenso si basa sulla promozione sporadica di iniziative contro la pedofilia o la droga, iniziative animaliste, etc… tematiche attraverso le quali cercano una breccia per recuperare nuovi adepti per l’associazione. In verità a Milano la loro sede di viale Brianza 20 (dagli associati definito “avamposto contro l’immigrazione e gli zingari”) è stata inaugurata il 28 ottobre 2010 con una conferenza in onore dell’ex generale belga delle SS Lèon Degrelle, condannato da un tribunale del proprio Paese come criminale di guerra. Questo episodio smaschera già da solo la matrice neonazista dell’associazione, ma approfondendo l’inchiesta si percepisce molto meglio lo strettissimo legame tra Lealtà e Azione e l’anima più violenta, razzista e pericolosa della galassia della destra estrema e xenofoba internazionale: gli Hammerskin (http://www.hammerskins.net/).
La setta neonazista degli Hammer è nata a livello internazionale a metà degli anni Ottanta da una costola del Ku Klux Klan. Sul territorio milanese, oltre ad avere aperto la sede di viale Brianza, gestisce la Skinhouse (http://www.skinhouse.info/) a Bollate, punto di riferimento dei militanti di Lealtà e Azione prima dell’apertura della loro sede indipendente (http://destrapermilano.blogspot.com/2011/01/milano-lealta-e-azione.html). Gli Hammerskin si considerano l’elité del mondo neonazista, per la loro “fedeltà ai valori” e “l’amore per le tradizioni”. Sono i più decisi fautori della “supremazia della razza bianca”. Simbolo, tatuato sul corpo dopo un lungo percorso iniziatico, i due martelli in marcia tratti dal film The Wall, in cui Alan Parker veste d’immagini le musiche dei Pink Floyd. Ma gli Hammerskin ne rovesciano il senso e le intenzioni: il loro doppio martello rappresenta la forza irresistibile in marcia per abbattere i muri che proteggerebbero le minoranze etniche e religiose che minano la Tradizione e la supremazia della Nazione bianca. L’innumerevole elenco di aggressioni (anche mortali) di cui si sono resi protagonisti in America e in Europa (inclusa Milano) è facilmente reperibile sul web e non lascia spazio a fraintendimenti (http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=2970&Class_ID=1004).
Per la cronaca, il Consiglio Regionale della Lombardia (che certamente non fa dell’antifascismo una delle proprie principali bandiere) ha votato ad aprile una mozione che richiede la revoca dell’assegnazione da parte dell’ALER a Lealtà e Azione dei locali della sede milanese di viale Brianza. Questa circostanza fa riflettere sulla pericolosità di questo tipo di luoghi di aggregazione e degli ideali proposti (per i quali, a marzo, a Magenta, l’amministrazione comunale ha negato l’utilizzo delle sale pubbliche per lo svolgimento di iniziative promosse da Lealtà e Azione).
Anche a Monza metteremo in campo un percorso di sensibilizzazione (a partire dal quartiere in cui hanno provato a insediarsi) finalizzato a bloccare quanto prima le attività di uno spazio concesso a chi si ispira all’ideologia nazista, condannata dalla Storia, e che a Monza non ha mai trovato cittadinanza: invitiamo tutti a mobilitarsi per un’immediata chiusura della sede di Lealtà e Azione seguendo le iniziative che saranno a breve messe in campo da chi rigetta il riemergere di ideali fascisti e nazisti.
A.N.P.I Monza sezione “Gianni Citterio”
F.O.A. BOCCACCIO 003, Monza, boccaccio.noblogs.org boccaccio@autistici.org
PARTIGIANI IN OGNI QUARTIERE, Milano, poq.noblogs.org
venerdì 16 settembre 2011
NIENTE TARGA ALLA FERIDA !
MILANO - Niente targa per la diva del cinema Luisa Ferida. La Zona 8, presidente il giovane Simone Zambelli (Sel), revoca la delibera con la quale, appena sei mesi fa, un'altra maggioranza chiedeva al sindaco l'istituzione di una «lapide alla memoria» in via Poliziano, dove l'attrice il 30 aprile del '45 fu fucilata. La motivazione? «Luisa Ferida non può e non deve essere considerata né un'eroina, né una patriota, né tantomeno un modello così positivo e straordinario da essere rammentato dalla cittadinanza tramite una targa commemorativa», si legge nella nuova delibera discussa e votata ieri sera in via Uruguay. «Solo chi mettendo a rischio la propria vita ha incarnato i valori etici che dobbiamo difendere sopra ogni cosa ha diritto di essere ricordato pubblicamente e di essere esempio per noi tutti».
Inevitabile la polemica: «Viene data la priorità a discorsi ideologici rispetto alle più urgenti esigenze della cittadinanza. È il vento nuovo di Pisapia», commenta Luca Bianchi (Pdl). Ma dall'Anpi di Zona 8, dove nelle scorse settimane la questione è stata ripetutamente all'ordine del giorno, respirano sollevati: «Lo scorso marzo, in questa stessa aula, una mozione che proponeva la targa alla Ferida e che era stata tenuta per un anno e mezzo in un cassetto è diventata delibera, con una sorta di colpo di mano - dice Antonella Barranca, coordinatrice Anpi -. Ci era parsa l'ennesima provocazione, dato che sempre in questa Zona, prima in viale Certosa, poi in via Pareto, si era insediata l'associazione Cuore nero». Il presidente nazionale Anpi, Carlo Smuraglia, allora aveva scritto all'ex sindaco chiedendo, piuttosto, che qualcosa fosse fatto per «collocare a Villa Triste qualcosa di più della attuale targhetta, praticamente invisibile, per ricordare le atrocità che vi furono commesse».
Villa Triste, in via Paolo Uccello, a cento metri da piazzale Lotto, oggi sede di un istituto di suore, fu il covo di torture dei partigiani da parte della banda di Pietro Koch. «La Ferida negli ultimi anni della sua vita fu coinvolta dal compagno Osvaldo Valenti, tenente della decima flottiglia Mas nella Repubblica sociale - ricorda Mattia Tarelli, presidente commissione Cultura -, e i due attori diventarono poi frequentatori di Villa Triste». Da anni è aperto un contenzioso storico sulla diretta partecipazione della Ferida alle torture perpetrate a «Villa Triste». E questa fu la ragione che sei mesi fa portò la maggioranza uscente di centrodestra a proporre la targa: «Un monito contro tutti quei movimenti e quei regimi totalitari e antidemocratici - aveva detto l'ex presidente Claudio Consolini - che hanno compiuto tante nefandezze. Nella nostra Zona ci sono molte targhe ai partigiani uccisi: credo non ci sia nulla di male se una lapide ricorderà anche un'attrice che, nonostante fosse incinta, fu fucilata in strada senza processo».
Alla storia della diva è stata recentemente dedicata la fiction «Sanguepazzo» per la regia di Marco Tullio Giordana. E un libro (Laura Ferida e Osvaldo Valenti. Ascesa e caduta di due stelle del cinema) di Odoardo Reggiani. Ma in un commovente video online, realizzato dall'Anpi di Quarto Oggiaro, è Antonietta Romano, figlia di Gaetano Romano, archivista capo della Questura di Milano nel 1944, a testimoniare il coinvolgimento diretto dell'attrice nelle torture praticate dalla Banda Koch a Villa Triste.
Paola D'Amico
Inevitabile la polemica: «Viene data la priorità a discorsi ideologici rispetto alle più urgenti esigenze della cittadinanza. È il vento nuovo di Pisapia», commenta Luca Bianchi (Pdl). Ma dall'Anpi di Zona 8, dove nelle scorse settimane la questione è stata ripetutamente all'ordine del giorno, respirano sollevati: «Lo scorso marzo, in questa stessa aula, una mozione che proponeva la targa alla Ferida e che era stata tenuta per un anno e mezzo in un cassetto è diventata delibera, con una sorta di colpo di mano - dice Antonella Barranca, coordinatrice Anpi -. Ci era parsa l'ennesima provocazione, dato che sempre in questa Zona, prima in viale Certosa, poi in via Pareto, si era insediata l'associazione Cuore nero». Il presidente nazionale Anpi, Carlo Smuraglia, allora aveva scritto all'ex sindaco chiedendo, piuttosto, che qualcosa fosse fatto per «collocare a Villa Triste qualcosa di più della attuale targhetta, praticamente invisibile, per ricordare le atrocità che vi furono commesse».
Villa Triste, in via Paolo Uccello, a cento metri da piazzale Lotto, oggi sede di un istituto di suore, fu il covo di torture dei partigiani da parte della banda di Pietro Koch. «La Ferida negli ultimi anni della sua vita fu coinvolta dal compagno Osvaldo Valenti, tenente della decima flottiglia Mas nella Repubblica sociale - ricorda Mattia Tarelli, presidente commissione Cultura -, e i due attori diventarono poi frequentatori di Villa Triste». Da anni è aperto un contenzioso storico sulla diretta partecipazione della Ferida alle torture perpetrate a «Villa Triste». E questa fu la ragione che sei mesi fa portò la maggioranza uscente di centrodestra a proporre la targa: «Un monito contro tutti quei movimenti e quei regimi totalitari e antidemocratici - aveva detto l'ex presidente Claudio Consolini - che hanno compiuto tante nefandezze. Nella nostra Zona ci sono molte targhe ai partigiani uccisi: credo non ci sia nulla di male se una lapide ricorderà anche un'attrice che, nonostante fosse incinta, fu fucilata in strada senza processo».
Alla storia della diva è stata recentemente dedicata la fiction «Sanguepazzo» per la regia di Marco Tullio Giordana. E un libro (Laura Ferida e Osvaldo Valenti. Ascesa e caduta di due stelle del cinema) di Odoardo Reggiani. Ma in un commovente video online, realizzato dall'Anpi di Quarto Oggiaro, è Antonietta Romano, figlia di Gaetano Romano, archivista capo della Questura di Milano nel 1944, a testimoniare il coinvolgimento diretto dell'attrice nelle torture praticate dalla Banda Koch a Villa Triste.
Paola D'Amico
martedì 13 settembre 2011
sabato 10 settembre 2011
NESSUNO TOCCHI IL 25 APRILE
L'Anpi di Carate Brianza ha raccolto l'appello dell'Anpi nazionale ad organizzare presidi di raccolta firme a difesa del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno.
Sabato 10 settembre la nostra sezione caratese ha allestito un banchetto in piazza Battisti. Numerose le persone che si sono avvicinate sia per chiedere delucidazioni in merito sia per firmare l'appello "Nessuno tocchi il 25 aprile".
In due ore raccolte circa 60 firme. Avanti così!
venerdì 9 settembre 2011
NO ALLE SFILATE DI MODA SOTTO LA LOGGIA DEI MARCANTI
La settimana della moda che si svolgerà a Milano dal 21 al 27 settembre 2011, promossa dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, in accordo con l'Amministrazione Comunale di Milano, prevede ben sei sfilate nella Loggia dei Mercanti, sotto la quale sorge il sacrario dei Caduti per la Libertà e dei deportati milanesi scomparsi nei lager nazisti.
"Questo sacrario - sottolinea l'Anpi in un comunicato - ha un grande significato per Milano, città Medaglia d''Oro della Resistenza.
Milano rende sempre omaggio, nelle date fondanti della nostra democrazia, e nei momenti difficili che la nostra città ha attraversato a seguito del ripetersi di preoccupanti rigurgiti neofascisti e neonazisti, al sacrario della Loggia dei Mercanti".
"L'ANPI milanese - si ricorda - che si è recentemente opposta al progetto della Giunta Moratti di realizzare un city-center all'interno della Loggia, ha lanciato un appello per impedire che venga snaturato il sacrario dei Caduti di piazza dei Mercanti, sottoscritto da centinaia e centinaia di cittadini, i cui primi firmatari sono rappresentanti autorevoli della società e della cultura milanese. Per queste ragioni l'ANPI di Milano denuncia con fermezza l'iniziativa della sfilata della moda femminile che avrà luogo proprio all'interno della Loggia, violando apertamente la sacralità del luogo".
"Nelle linee programmatiche approvate dall'Amministrazione Comunale di centro-sinistra - si sottolinea - viene riaffermato un punto molto importante: il riconoscimento di Milano come capitale dell'Antifascismo e della Resistenza. Iniziative come le sfilate di moda nel sacrario dei Caduti vanno nella direzione opposta. Una città che dimentica, cancella e non rispetta il proprio passato, è una città senza futuro".
"L'ANPI provinciale di Milano chiama, fin d?ora, gli antifascisti, i democratici, i cittadini di Milano alla mobilitazione perché la sacralità della Loggia sia rispettata e questo superstite angolo della Milano medioevale non sia violato".
"Questo sacrario - sottolinea l'Anpi in un comunicato - ha un grande significato per Milano, città Medaglia d''Oro della Resistenza.
Milano rende sempre omaggio, nelle date fondanti della nostra democrazia, e nei momenti difficili che la nostra città ha attraversato a seguito del ripetersi di preoccupanti rigurgiti neofascisti e neonazisti, al sacrario della Loggia dei Mercanti".
"L'ANPI milanese - si ricorda - che si è recentemente opposta al progetto della Giunta Moratti di realizzare un city-center all'interno della Loggia, ha lanciato un appello per impedire che venga snaturato il sacrario dei Caduti di piazza dei Mercanti, sottoscritto da centinaia e centinaia di cittadini, i cui primi firmatari sono rappresentanti autorevoli della società e della cultura milanese. Per queste ragioni l'ANPI di Milano denuncia con fermezza l'iniziativa della sfilata della moda femminile che avrà luogo proprio all'interno della Loggia, violando apertamente la sacralità del luogo".
"Nelle linee programmatiche approvate dall'Amministrazione Comunale di centro-sinistra - si sottolinea - viene riaffermato un punto molto importante: il riconoscimento di Milano come capitale dell'Antifascismo e della Resistenza. Iniziative come le sfilate di moda nel sacrario dei Caduti vanno nella direzione opposta. Una città che dimentica, cancella e non rispetta il proprio passato, è una città senza futuro".
"L'ANPI provinciale di Milano chiama, fin d?ora, gli antifascisti, i democratici, i cittadini di Milano alla mobilitazione perché la sacralità della Loggia sia rispettata e questo superstite angolo della Milano medioevale non sia violato".
giovedì 8 settembre 2011
L'ANPI PARTECIPA ALLA MARCIA DELLA PACE PERUGIA - ASSISI
martedì 6 settembre 2011
RACCOLTA FIRME PER SALVARE IL 25 APRILE

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Carate Brianza partecipa alla mobilitazione nazionale volta a salvare le festività civili del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno.
L'ANPI, portatrice e sostenitrice dei valori che queste festività rappresentano, non può che manifestare la propria vivissima preoccupazione per le scelte fatte dal governo e ribadire il grande significato storico e la notevolissima valenza politica e sociale delle festività laiche.
A seguito dell’indignata mobilitazione di protesta che ha visto l’Anpi a fianco delle parti sociali, delle forze democratiche del Paese e di migliaia e migliaia di semplici cittadini, in commissione bilancio la maggioranza ha fatto marcia indietro e le tre feste laiche sono tornate ad essere tali.
Una vittoria di tutti democratici e gli antifascisti che subito si erano opposti a una decisione assurda e immotivata.
Nonostante il confortante ripensamento, la mobilitazione continua. Dobbiamo restare vigili perché ci stiamo abituando alle sorprese più impensate ed ai cambiamenti di rotta: l'iter parlamentare del provvedimento non è ancora ultimato.
L’Anpi di Carate Brianza invita perciò tutta la cittadinanza democratica alla raccolta firme “Nessuno tocchi il 25 aprile” che si terrà sabato 10 settembre in piazza Battisti dalle ore 9,30 alle ore 12,30.
Vi aspettiamo numerosi !
venerdì 2 settembre 2011
MONZA, 6 SETTEMBRE SCIOPERO GENERALE

L'Anpi sostiene le ragioni dello sciopero generale indetto dalla Cgil ed invita i propri iscritti e simpatizzanti a partecipare alle manifestazioni nelle varie città.
L'Anpi di Carate Brianza sarà presente alla manifestazione che si terrà a Monza.
Ritrovo e partenza da Carate Brianza alle ore 9,00 in piazza C.Battisti.
Concentramento in piazza Castello alle 9,30.
Corteo e arrivo in piazza S.Paolo dove l'Anpi provinciale di Monza e Brianza sarà presente con un banchetto di raccolta firme contro l'attacco alle festività civili del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno.
Partecipate numerosi!
GLI ITALIANI SI MOBILITINO PER SALVARE 25 APRILE, 1° MAGGIO E 2 GIUGNO
La Segreteria Nazionale ANPI, nel denunciare il rischio altissimo che la norma di fatto soppressiva del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno venga varata - in un clima di confusione e di preoccupante sottovalutazione politica - fa appello ai Comitati Provinciali, a tutti i cittadini, agli iscritti, agli antifascisti, ai partigiani, affinché si mobilitino sul territorio, assumano iniziative di sensibilizzazione e protesta e trasmettano telegrammi e messaggi al Presidente del Senato che dicano in modo chiaro e appassionato: «Non possiamo tollerare una norma che cancella i fondamenti della Repubblica e della democrazia, quindi l’identità civile del Paese, di tutto il Paese».
La mobilitazione deve proseguire durante il dibattito al Senato e alla Camera, fino al raggiungimento del risultato positivo (la soppressione del comma 24 dell’art. 1 del decreto).
La mobilitazione deve proseguire durante il dibattito al Senato e alla Camera, fino al raggiungimento del risultato positivo (la soppressione del comma 24 dell’art. 1 del decreto).
domenica 28 agosto 2011
NO AL RADUNO DI SKINHEADS NAZIFASCISTI, ITALIANI ED EUROPEI
Una grave offesa sta per essere arrecata al comune di Revine Lago e a tutte quelle valli vittoriesi che sono state il centro eroico della lotta contro il nazifascismo, compartecipi della Medaglia d'Oro al valor Militare attribuita alla Città di Vittorio Veneto.
Un gruppo di skinheads nazifascisti, italiani ed europei, si incontrerà in un campeggio sul lago di Revine con l’intento di far risorgere le macabre idee di Hitler e Mussolini che la storia ha sconfitto per garantire libertà e progresso.
"Vista la grave crisi economica, politica e morale del paese - si spiega in un comunicato dell'Anpi - tali raduni sono inopportuni perchè si fondano su valori di intolleranza razziale che alimentano lo scontro sociale e impediscono le necessarie politiche innovative volte a garantire più giustizia e più lavoro. Il raduno nazifascista non è un incontro innocuo, si tratta di individui i cui obiettivi da eliminare sono ancora una volta gli ebrei, gli immigrati e gli omosessuali".
"Gli skinheads - si sottolinea - sono portatori delle stesse idee che hanno causato la guerra, le leggi razziali e i campi di sterminio. Non sono perciò insignificanti nostalgici come non lo è il terrorista norvegese che rifacendosi a quelle medesime idee di odio e imbevuto di fanatismo religioso ha compiuto la strage ad Oslo in Norvegia togliendo la vita a più di 80 giovani innocenti".
"A questi visionari - sirileva ancora - si è aggiunto anche l’europarlamentare Mario Borghezio, recentemente sospeso dalla Lega Nord per aver pubblicamente ammesso di approvare le idee dello sterminatore di Oslo. Questo è uno degli “illustri ospiti” dell’incontro di Revine. Sottovalutare questi rigurgiti di violenza nazifascista è imperdonabile!"
Poi una domanda cjhe molti cittadini si fanno: "Chiediamo alle autorità di governo, al ministro degli interni Maroni, al Prefetto e alle autorità locali: è opportuno autorizzare tale raduno?"
La presa di poisizione si conclude con un impegno preciso: "L’ANPI, con tutte le forze democratiche del Vittoriese fin da subito e nel prossimo futuro eserciteranno un’azione adeguata di informazione in tutta la zona affinchè si ritorni allo spirito della Resistenza e dell’antifascismo per sostenere e difendere i valori della Costituzione".
La nota dell'Anpi si conclude con un elenco che deve far riflettere, quello dei caduti del comune di Revine Lago per la libertà.
Grava Armando, partigiano della Brg Tollot-Div. N. Nannetti. Catturato venne torturato per le vie dei paesi di Revine e Lago di fronte alla madre e alla sorella da una “infermiera” ausiliaria fascista.
Carlet Valentino. Internato a Bronersdorf in Germania e dichiarato disperso.
Grava Federico. Partigiano della Brg. Calvi-Div. Belluno. Catturato a Milano, deportato, moriva a Gunsen in Germania.
Losego Luigino. Partigiano, Medaglia d’Oro al Valor Militare. Caduto il 20 dicembre 1944 a Caluso (TO).
Mel Pietro. Catturato a Milano e internato.
Moz Ernesto. Internato dai tedeschi morto a Buchenwald in Germania.
Piol Giovanni. Partigiano della Brg. Tollot.
Piol Mario. Partigiano Brg. Tollot. Medaglia d’argento al Valor Militare. Ferito ingaggiava disperata difesa per coprire la ritirata dei suoi durante un rastrellamento.
Aderisco alla protesta: ANPI Vittorio V., CGIL Vittorio V., CISL Treviso, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Partito Democratico, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Ecologia e Libertà, Sinistra Vittoriese.
Un gruppo di skinheads nazifascisti, italiani ed europei, si incontrerà in un campeggio sul lago di Revine con l’intento di far risorgere le macabre idee di Hitler e Mussolini che la storia ha sconfitto per garantire libertà e progresso.
"Vista la grave crisi economica, politica e morale del paese - si spiega in un comunicato dell'Anpi - tali raduni sono inopportuni perchè si fondano su valori di intolleranza razziale che alimentano lo scontro sociale e impediscono le necessarie politiche innovative volte a garantire più giustizia e più lavoro. Il raduno nazifascista non è un incontro innocuo, si tratta di individui i cui obiettivi da eliminare sono ancora una volta gli ebrei, gli immigrati e gli omosessuali".
"Gli skinheads - si sottolinea - sono portatori delle stesse idee che hanno causato la guerra, le leggi razziali e i campi di sterminio. Non sono perciò insignificanti nostalgici come non lo è il terrorista norvegese che rifacendosi a quelle medesime idee di odio e imbevuto di fanatismo religioso ha compiuto la strage ad Oslo in Norvegia togliendo la vita a più di 80 giovani innocenti".
"A questi visionari - sirileva ancora - si è aggiunto anche l’europarlamentare Mario Borghezio, recentemente sospeso dalla Lega Nord per aver pubblicamente ammesso di approvare le idee dello sterminatore di Oslo. Questo è uno degli “illustri ospiti” dell’incontro di Revine. Sottovalutare questi rigurgiti di violenza nazifascista è imperdonabile!"
Poi una domanda cjhe molti cittadini si fanno: "Chiediamo alle autorità di governo, al ministro degli interni Maroni, al Prefetto e alle autorità locali: è opportuno autorizzare tale raduno?"
La presa di poisizione si conclude con un impegno preciso: "L’ANPI, con tutte le forze democratiche del Vittoriese fin da subito e nel prossimo futuro eserciteranno un’azione adeguata di informazione in tutta la zona affinchè si ritorni allo spirito della Resistenza e dell’antifascismo per sostenere e difendere i valori della Costituzione".
La nota dell'Anpi si conclude con un elenco che deve far riflettere, quello dei caduti del comune di Revine Lago per la libertà.
Grava Armando, partigiano della Brg Tollot-Div. N. Nannetti. Catturato venne torturato per le vie dei paesi di Revine e Lago di fronte alla madre e alla sorella da una “infermiera” ausiliaria fascista.
Carlet Valentino. Internato a Bronersdorf in Germania e dichiarato disperso.
Grava Federico. Partigiano della Brg. Calvi-Div. Belluno. Catturato a Milano, deportato, moriva a Gunsen in Germania.
Losego Luigino. Partigiano, Medaglia d’Oro al Valor Militare. Caduto il 20 dicembre 1944 a Caluso (TO).
Mel Pietro. Catturato a Milano e internato.
Moz Ernesto. Internato dai tedeschi morto a Buchenwald in Germania.
Piol Giovanni. Partigiano della Brg. Tollot.
Piol Mario. Partigiano Brg. Tollot. Medaglia d’argento al Valor Militare. Ferito ingaggiava disperata difesa per coprire la ritirata dei suoi durante un rastrellamento.
Aderisco alla protesta: ANPI Vittorio V., CGIL Vittorio V., CISL Treviso, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Partito Democratico, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Ecologia e Libertà, Sinistra Vittoriese.
venerdì 26 agosto 2011
L'ANPI SOSTIENE LO SCIOPERO GENERALE INDETTO DALLA CGIL
L’ANPI, nel denunciare l’iniquità di una manovra finanziaria che comprime pesantemente i diritti del lavoro, manifesta il proprio sostegno allo sciopero indetto dalla CGIL per il 6 settembre prossimo. Occorre un no unitario e responsabile a provvedimenti che, lontano dal risolvere efficacemente la crisi che attraversa il Paese, producono come unico risultato l’aggravamento delle già precarie condizioni di lavoro di tanti italiani.
Resta fermo per l’ANPI, in ogni caso, l’obiettivo imprescindibile dell’unità sindacale, particolarmente importante e decisiva in momenti così difficili per la vita del Paese.
Il Comitato Nazionale ANPI
lunedì 22 agosto 2011
RISPETTO DELLA NOSTRA STORIA
Onorevoli Presidenti,
quando i quotidiani hanno dato notizia del progetto di inserire - tra le varie misure della più recente manovra - anche l'accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, il Comitato Nazionale dell'ANPI ha espresso subito la più viva preoccupazione con un comunicato che faceva riferimento, in modo particolare, a tre festività di eccezionale rilievo e valore storico (25 aprile, 1 maggio e 2 giugno).
Peraltro, le misure in questione sono entrate nel decreto ed ora dovranno essere esaminate, con le altre, in sede parlamentare.
Nel frattempo, ci sono pervenute - da ogni parte d'Italia - manifestazioni di esplicito dissenso rispetto a quel tipo di misure, accompagnate anche dall'opinione di non pochi economisti, secondo i quali l'incidenza delle stesse, sul piano economico, sarebbe sostanzialmente irrilevante. C'è un diffuso allarme, al riguardo di queste misure, in gran parte del mondo democratico e dei cittadini che credono all'importanza di alcuni valori imprescindibili.
L'ANPI, ovviamente, è consapevole della necessità della pronta adozione di misure anche drastiche, per affrontare la grave crisi che si sta attraversando (non solo in Italia) ed evitare il peggio, convinta che solo misure che rispondano a criteri di equità e ragionevolezza possono essere recepite ed attuate con la necessaria convinzione e il conseguente impegno da parte di tutti.
Ma l'equità non si realizza soltanto sul terreno economico-sociale. Di essa fanno parte anche valori fondamentali, di natura storico-politica, che riguardano l'intera collettività nazionale; prescindere da essi o negarli, significherebbe negare la nostra stessa storia, le origini della nostra libertà e della democrazia e misconoscere lo stesso significato del lavoro, posto giustamente a fondamento della Repubblica ed al quale è dedicata una festa che appartiene alla tradizione di tutti.
E' stato giustamente rilevato, da un illustre giurista (Alessandro Pace), che i francesi non accetterebbero mai di spostare la data del 14 luglio, così come gli americani non prenderebbero neppure in considerazione l'idea di spostare il "giorno dell'indipendenza" o il "giorno del ringraziamento". E ciò perché è diffusa, in loro, la consapevolezza che "la celebrazione di certi avvenimenti costituisce un fattore di integrazione dell'ordinamento statale, la cui sostanziale unità, pur nella diversità delle idee, è nell'interesse generale preservare".
Per tornare a noi, va detto, in particolare, che, fra le feste " laiche " che si vorrebbero spostare, quella del 25 aprile - festa nazionale e dunque di tutti - assume un significato del tutto particolare perché ricorda non solo la liberazione dalla dittatura e dall'invasione nazista, ma anche quelle centinaia di migliaia di cittadini che si sono sacrificati per la nostra libertà. Non possiamo confondere questi significati e questi valori in una giornata festiva qualsiasi, senza che essi perdano gran parte della loro stessa valenza e senza rischiare di offendere la memoria dei nostri caduti.
Se è vero - come molti specialisti sostengono - che si tratta di misure di valore economico insignificante, non dovrebbe essere difficile sostituirle con altre di maggiore efficacia economica, nel rispetto però di quella equità, storicamente intesa, a cui ho fatto cenno, oltreché all'esigenza ordinaria di equità economico- sociale.
Mi permetto, perciò, a nome dell'ANPI Nazionale, di invitare tutti i Gruppi parlamentari ad una riflessione attenta e serena sulla questione che l'ANPI ha doverosamente sollevato e la cui sostanza confido che potrà essere accolta senza difficoltà. Se così sarà, ne guadagnerà l'intera collettività nazionale, pronta ad affrontare, quando necessario, anche importanti sacrifici, ma nel rispetto della nostra storia e dei valori che devono unirci perché sono alla base della Costituzione e della stessa convivenza democratica.
Ringraziando per l'attenzione, invio i migliori saluti.
Il Presidente Nazionale dell’ANPI
Carlo Smuraglia
quando i quotidiani hanno dato notizia del progetto di inserire - tra le varie misure della più recente manovra - anche l'accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, il Comitato Nazionale dell'ANPI ha espresso subito la più viva preoccupazione con un comunicato che faceva riferimento, in modo particolare, a tre festività di eccezionale rilievo e valore storico (25 aprile, 1 maggio e 2 giugno).
Peraltro, le misure in questione sono entrate nel decreto ed ora dovranno essere esaminate, con le altre, in sede parlamentare.
Nel frattempo, ci sono pervenute - da ogni parte d'Italia - manifestazioni di esplicito dissenso rispetto a quel tipo di misure, accompagnate anche dall'opinione di non pochi economisti, secondo i quali l'incidenza delle stesse, sul piano economico, sarebbe sostanzialmente irrilevante. C'è un diffuso allarme, al riguardo di queste misure, in gran parte del mondo democratico e dei cittadini che credono all'importanza di alcuni valori imprescindibili.
L'ANPI, ovviamente, è consapevole della necessità della pronta adozione di misure anche drastiche, per affrontare la grave crisi che si sta attraversando (non solo in Italia) ed evitare il peggio, convinta che solo misure che rispondano a criteri di equità e ragionevolezza possono essere recepite ed attuate con la necessaria convinzione e il conseguente impegno da parte di tutti.
Ma l'equità non si realizza soltanto sul terreno economico-sociale. Di essa fanno parte anche valori fondamentali, di natura storico-politica, che riguardano l'intera collettività nazionale; prescindere da essi o negarli, significherebbe negare la nostra stessa storia, le origini della nostra libertà e della democrazia e misconoscere lo stesso significato del lavoro, posto giustamente a fondamento della Repubblica ed al quale è dedicata una festa che appartiene alla tradizione di tutti.
E' stato giustamente rilevato, da un illustre giurista (Alessandro Pace), che i francesi non accetterebbero mai di spostare la data del 14 luglio, così come gli americani non prenderebbero neppure in considerazione l'idea di spostare il "giorno dell'indipendenza" o il "giorno del ringraziamento". E ciò perché è diffusa, in loro, la consapevolezza che "la celebrazione di certi avvenimenti costituisce un fattore di integrazione dell'ordinamento statale, la cui sostanziale unità, pur nella diversità delle idee, è nell'interesse generale preservare".
Per tornare a noi, va detto, in particolare, che, fra le feste " laiche " che si vorrebbero spostare, quella del 25 aprile - festa nazionale e dunque di tutti - assume un significato del tutto particolare perché ricorda non solo la liberazione dalla dittatura e dall'invasione nazista, ma anche quelle centinaia di migliaia di cittadini che si sono sacrificati per la nostra libertà. Non possiamo confondere questi significati e questi valori in una giornata festiva qualsiasi, senza che essi perdano gran parte della loro stessa valenza e senza rischiare di offendere la memoria dei nostri caduti.
Se è vero - come molti specialisti sostengono - che si tratta di misure di valore economico insignificante, non dovrebbe essere difficile sostituirle con altre di maggiore efficacia economica, nel rispetto però di quella equità, storicamente intesa, a cui ho fatto cenno, oltreché all'esigenza ordinaria di equità economico- sociale.
Mi permetto, perciò, a nome dell'ANPI Nazionale, di invitare tutti i Gruppi parlamentari ad una riflessione attenta e serena sulla questione che l'ANPI ha doverosamente sollevato e la cui sostanza confido che potrà essere accolta senza difficoltà. Se così sarà, ne guadagnerà l'intera collettività nazionale, pronta ad affrontare, quando necessario, anche importanti sacrifici, ma nel rispetto della nostra storia e dei valori che devono unirci perché sono alla base della Costituzione e della stessa convivenza democratica.
Ringraziando per l'attenzione, invio i migliori saluti.
Il Presidente Nazionale dell’ANPI
Carlo Smuraglia
giovedì 18 agosto 2011
ATTACCO AL 25 APRILE, INTERVIENE L' ANED
Si allarga la protesta per la proposta di cancellare la festa della liberazione (25 aprile), quella conseguente del 2 giugno (festa della Repubblica), passando dall'abolizione del 1°maggio (festa dei lavoratori).
L'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati attraverso con un articolo del vicepresidente, Dario venegoni, ha sottolineato la sua totale contrarietà (http://www.deportati.it/news/25aprile.html).
Qui di seguito pubblichiamo inoltre il testo della lettera aperta che Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, attuale responsabile nazionale PD Nuove forme di organizzazione e comunicazione politica, ha mandato a Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi.
"Carissimo Presidente,
voglio comunicarti il mio più convinto sostegno alla posizione assunta dal Comitato nazionale dell’Anpi, a seguito dell’intenzione del Governo di mettere in discussione le festività previste nei giorni del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Come giustamente sottolineate si tratterebbe di un provvedimento di scarsissima efficacia sul piano economico, ma molto grave su quello dell’identità del Paese. Resistenza, lavoro ed equità sociale, Costituzione e Repubblica non sono vuote parole, ma le basi su cui la nostra Italia democratica trova le ragioni della sua coesione e, a maggior ragione in un momento così difficile, valori fondamentali di riferimento per tutti gli italiani. Sminuirne il significato sarebbe davvero grave e inaccettabile.
Chi ti scrive oggi ricopre una responsabilità nel Partito Democratico, ma è stato molti anni Sindaco di Marzabotto. Non posso non sottolineare il sacrificio di sangue che è stato pagato perché in Italia si tornasse a festeggiare il 1° maggio e per poter vivere quelle due giornate di libertà, il 25 aprile e il 2 giugno, dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra. Non è un caso quindi che l’Anpi sia così autorevolmente intervenuto e auspico che tanti, come sta positivamente accadendo, si uniscano a questa battaglia.”
Ecco infine l'articolo di Dario Venegoni visitabile presso il sito dell'Associazione ex deportati (http://www.deportati.it/news/25aprile.html). Il commento è stato pubblicato sabato 13 agosto 2011 sulla pagina ANED di Facebook.
"Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica.
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire.
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese.
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega.
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno!"
L'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati attraverso con un articolo del vicepresidente, Dario venegoni, ha sottolineato la sua totale contrarietà (http://www.deportati.it/news/25aprile.html).
Qui di seguito pubblichiamo inoltre il testo della lettera aperta che Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, attuale responsabile nazionale PD Nuove forme di organizzazione e comunicazione politica, ha mandato a Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi.
"Carissimo Presidente,
voglio comunicarti il mio più convinto sostegno alla posizione assunta dal Comitato nazionale dell’Anpi, a seguito dell’intenzione del Governo di mettere in discussione le festività previste nei giorni del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Come giustamente sottolineate si tratterebbe di un provvedimento di scarsissima efficacia sul piano economico, ma molto grave su quello dell’identità del Paese. Resistenza, lavoro ed equità sociale, Costituzione e Repubblica non sono vuote parole, ma le basi su cui la nostra Italia democratica trova le ragioni della sua coesione e, a maggior ragione in un momento così difficile, valori fondamentali di riferimento per tutti gli italiani. Sminuirne il significato sarebbe davvero grave e inaccettabile.
Chi ti scrive oggi ricopre una responsabilità nel Partito Democratico, ma è stato molti anni Sindaco di Marzabotto. Non posso non sottolineare il sacrificio di sangue che è stato pagato perché in Italia si tornasse a festeggiare il 1° maggio e per poter vivere quelle due giornate di libertà, il 25 aprile e il 2 giugno, dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra. Non è un caso quindi che l’Anpi sia così autorevolmente intervenuto e auspico che tanti, come sta positivamente accadendo, si uniscano a questa battaglia.”
Ecco infine l'articolo di Dario Venegoni visitabile presso il sito dell'Associazione ex deportati (http://www.deportati.it/news/25aprile.html). Il commento è stato pubblicato sabato 13 agosto 2011 sulla pagina ANED di Facebook.
"Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica.
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire.
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese.
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega.
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno!"
mercoledì 17 agosto 2011
MARGHERITA HACK, VOGLIONO CANCELLARE LA STORIA ITALIANA
Di seguito pubblichiamo il commento della scienziata Margherita Hack alle proposte del governo per fronteggiare la crisi dei mercati finanziari:
"Concordo pienamente con la vostra presa di posizione. Mi sembra che con la scusa del risparmio si procede nella direzione di voler cancellare quelle che sono state le tappe più significative della recente storia d'Italia, della riconquista della democrazia, delle lotte partigiane dopo la buia parentesi della dittatura fascista e delle leggi razziali.
25 aprile, 1 maggio, 2 giugno sono tre date di immenso significato per la nostra democrazia e dobbiamo opporci a questa vergogna."
Margherita Hack
lunedì 15 agosto 2011
NESSUNO TOCCHI IL 25 APRILE !
"Da quanto si apprende dai giornali, tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare - in relazione all'aggravarsi della crisi - ci sarebbe quello dell'accorpamento di alcune feste "non concordatarie" nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all'equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale.
L'ANPI, portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale".
IL COMITATO NAZIONALE ANPI
Nell’ennesima “manovra” il Governo ha deliberato, tra i tanti provvedimenti annunciati per far fronte ad una crisi fino a ieri negata e che rischia di travolgerci, di accorpare le “festività civili” nelle giornate di domenica.
Tra queste festività c’è il 25 Aprile.
Il 25 Aprile, come gli Italiani sanno (o dovrebbero sapere), è data sacra alla Patria, perché ricorda la libertà, la democrazia, la civiltà ritrovate (per tutti), la sconfitta del mostro nazifascista, il sacrificio dei tanti italiani che per questo si sono battuti, riscattando ’Italia dalla vergogna e dall’ignominia nazifascista che aveva contribuito a creare.
Vergogna e ignominia che altri Italiani, quelli della “repubblica di Salò”, hanno convintamente sostenuto e, da ultimo, difeso alle dipendenze dei nazisti e contro le scelte del Governo italiano. Italiani, questi ultimi, tra l’altro, che l’attuale Governo vorrebbe, con un disegno di legge in itinere in Parlamento, equiparare ai combattenti per la libertà.
Pensare di cancellare il 25 Aprile, come fosse una qualsiasi sagra paesana, per risparmiare qualche milione, certamente reperibile in modo più giusto e più degno, significa ferire la coscienza civile degli Italiani e recare offesa irreparabile a chi è morto o si è battuto per la civiltà e la dignità della persona. Gesto odioso, in linea, del resto, con la pretesa sopra ricordata di riabilitare il peggiore fascismo, quello razzista e filonazista di Salò.
Chiediamo a tutti gli Italiani di difendere i valori resistenziali contro questo mercatismo d’accatto, incapace di capire che l’Italia può riprendersi solo se spinta dai grandi ideali comuni. Vale molto di più infatti, anche economicamente, la coesione sociale, basata sul senso di identità e di appartenenza, che qualche milione raccattato in malo modo, svilendo quegli ideali e quei i valori.
ORA E SEMPRE IL 25 APRILE (NON ALTRA DATA) RIMANGA IL NOSTRO GIORNO DELLA MEMORIA E DELLA RICONOSCENZA.
La Presidenza
A.N.P.I Regionale Lombardia
martedì 5 luglio 2011
NO TAV
TESTO DEL COMUNICATO CONGIUNTO DELLE SEZIONI ANPI DI BUSSOLENO-FORESTO-CHIANOCCO, CONDOVE E TORINO NIZZA-LINGOTTO.
In questi mesi le nostre Sezioni, seguendo anche le forti indicazioni del Comitato nazionale e provinciale dell' ANPI, si sono spese nella battaglia per i BENI COMUNI. Lo splendido risultato dei referendum è indicativo del momento di riscossa popolare che si è acceso in Italia. Più di ogni indignazione per le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio, sono state le tematiche della gestione pubblica delle risorse naturali come l'acqua ed il territorio, del diritto alla salute contro il nucleare assassino, per la gestione oculata del denaro pubblico, a risvegliare la coscienza collettiva degli italiani. Da questo punto di vista non possiamo che rendere atto del fatto che il Movimento NOTAV da diversi anni si è sempre profuso per essere un baluardo di questi princìpi, cominciando proprio dalla difesa del territorio montano, che per noi, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, è simbolo sacro della lotta contro i nazifascisti combattuta dai nostri padri e nostri nonni. "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani [...]" "Art.41 L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana." Le famose parole di Pietro Calamandrei e la nostra Costituzione ci spingono a collegare il nostro impegno di antifascisti con le iniziative messe in campo dal Movimento NOTAV. Il prossimo fine settimana si terrà l'importante commemorazione al Colle del Lys a cui mai avremmo voluto mancare. L'intento di queste nostre parole è quindi anche quello di rendere omaggio ai 2024 partigiani delle brigate delle valli di Lanzo, della Bassa e Alta Valle di Susa, della Val Chisone e della Val Sangone. Visti però i recenti atti di violenza perpetrati alla Maddalena di Chiomonte, tramite l'utilizzo smodato della forza pubblica per imporre l'installazione del cantiere propedeutico alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione, i Comitati direttivi delle Sezioni ANPI che si firmano in calce hanno deciso di onorare i valori per cui i nostri partigiani si sacrificarono, unendosi alla lotta tenace e determinata nella difesa del futuro di tutti e tutte, partecipando al corteo nazionale NOTAV di Domenica 3 Luglio a Chiomonte.
Le sezioni ANPI:
Bussoleno-Foresto-Chianocco
Condove e Nizza-Lingotto di Torino “Perotti - Appendino”
In questi mesi le nostre Sezioni, seguendo anche le forti indicazioni del Comitato nazionale e provinciale dell' ANPI, si sono spese nella battaglia per i BENI COMUNI. Lo splendido risultato dei referendum è indicativo del momento di riscossa popolare che si è acceso in Italia. Più di ogni indignazione per le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio, sono state le tematiche della gestione pubblica delle risorse naturali come l'acqua ed il territorio, del diritto alla salute contro il nucleare assassino, per la gestione oculata del denaro pubblico, a risvegliare la coscienza collettiva degli italiani. Da questo punto di vista non possiamo che rendere atto del fatto che il Movimento NOTAV da diversi anni si è sempre profuso per essere un baluardo di questi princìpi, cominciando proprio dalla difesa del territorio montano, che per noi, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, è simbolo sacro della lotta contro i nazifascisti combattuta dai nostri padri e nostri nonni. "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani [...]" "Art.41 L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana." Le famose parole di Pietro Calamandrei e la nostra Costituzione ci spingono a collegare il nostro impegno di antifascisti con le iniziative messe in campo dal Movimento NOTAV. Il prossimo fine settimana si terrà l'importante commemorazione al Colle del Lys a cui mai avremmo voluto mancare. L'intento di queste nostre parole è quindi anche quello di rendere omaggio ai 2024 partigiani delle brigate delle valli di Lanzo, della Bassa e Alta Valle di Susa, della Val Chisone e della Val Sangone. Visti però i recenti atti di violenza perpetrati alla Maddalena di Chiomonte, tramite l'utilizzo smodato della forza pubblica per imporre l'installazione del cantiere propedeutico alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione, i Comitati direttivi delle Sezioni ANPI che si firmano in calce hanno deciso di onorare i valori per cui i nostri partigiani si sacrificarono, unendosi alla lotta tenace e determinata nella difesa del futuro di tutti e tutte, partecipando al corteo nazionale NOTAV di Domenica 3 Luglio a Chiomonte.
Le sezioni ANPI:
Bussoleno-Foresto-Chianocco
Condove e Nizza-Lingotto di Torino “Perotti - Appendino”
venerdì 10 giugno 2011
BUFFON E PIAZZALE LORETO
Lettera a Repubblica.
Gentile dr Augias,
mi riferisco all’infelice frase del portiere della nazionale “Siamo sempre l’Italia di piazzale Loreto, basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro”.
L’affermazione rispecchia l’infimo livello della cultura media dei nostri calciatori: all’ignorante Buffon (in senso letterale e non per offendere) vorrei ricordare che “l’Italia di piazzale Loreto” era indignata per essere stata trascinata con l’inganno nella catastrofe totale della 2GM dal dittatore liberticida e omicida degli oppositori. A parte i 60 milioni di morti della guerra mondiale, la decisione di Mussolini provoca oltre 300 mila morti italiani tra i militari e circa altrettanti tra i civili; senza contare che, creando la repubblica di Salò, il dittatore trascina poi l’Italia in un conflitto per la liberazione del Paese -che è anche guerra civile- e costa altri 230 mila morti circa. In piazzale Loreto c’è la rabbia e l’ira del popolo ingannato dal tiranno che l’aveva trascinato in una guerra, immaginata breve e vittoriosa per i nazisti, cui egli aveva voluto partecipare “per gettare qualche migliaio di morti sul tavolo della pace”, che immaginava nazista e imminente, per trarre il massimo profitto con il minimo costo. Ed è grave che Buffon lo ignori, pur essendo in buona compagnia: milioni di italiano sono nelle sue stesse condizioni!
Per il conflitto mondiale di dimensioni mai viste prima, Mussolini era ricercato dagli Alleati come “criminale di guerra” (art. 29 del trattato di armistizio di Cassibile) e l’intenzione era di processarlo e condannarlo a morte; ma arrivò prima il CLN-AI tanto che Churchill commentò cinicamente: “Ci hanno risparmiato il lavoro sporco”.
Vorrei infine ricordare a Buffon -e a chi cita spesso piazzale Loreto, quasi sempre a sproposito- che quello dovrebbe essere un luogo sacro: lì c’è il dolore dei famigliari dei partigiani che furono assassinati e vilipesi dai fascisti nove mesi prima per reati di opinione (non pensavano fascista!) e che, con gli scioperi del marzo ’44, avevano difeso gli impianti industriali dal trasferimento in Germania (sarebbe più esatto dire FURTO).
Io, poi, che rappresento i famigliari dei quindici partigiani fucilati senza processo, non dimentico che lo stesso dolore è da riconoscere ai famigliari di coloro che saranno esibiti e maltrattati lì il 29 aprile 1945. Ma il giudizio morale che “l’Italia di piazzale Loreto” esprime è ben diverso: e quello sui fascisti, pur manifestato in modo incivile, coincide con quello espresso dagli storici.
È un peccato da addebitare totalmente alla sua ignoranza della storia che Buffon non sia sufficientemente informato per evitare di dire simili sciocchezze.
La ringrazio per la cortese attenzione e la saluto molto cordialmente.
dr Sergio R. Fogagnolo
Presidente dell’Ass. “Le radici della Pace – I quindici”*
Gentile dr Augias,
mi riferisco all’infelice frase del portiere della nazionale “Siamo sempre l’Italia di piazzale Loreto, basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro”.
L’affermazione rispecchia l’infimo livello della cultura media dei nostri calciatori: all’ignorante Buffon (in senso letterale e non per offendere) vorrei ricordare che “l’Italia di piazzale Loreto” era indignata per essere stata trascinata con l’inganno nella catastrofe totale della 2GM dal dittatore liberticida e omicida degli oppositori. A parte i 60 milioni di morti della guerra mondiale, la decisione di Mussolini provoca oltre 300 mila morti italiani tra i militari e circa altrettanti tra i civili; senza contare che, creando la repubblica di Salò, il dittatore trascina poi l’Italia in un conflitto per la liberazione del Paese -che è anche guerra civile- e costa altri 230 mila morti circa. In piazzale Loreto c’è la rabbia e l’ira del popolo ingannato dal tiranno che l’aveva trascinato in una guerra, immaginata breve e vittoriosa per i nazisti, cui egli aveva voluto partecipare “per gettare qualche migliaio di morti sul tavolo della pace”, che immaginava nazista e imminente, per trarre il massimo profitto con il minimo costo. Ed è grave che Buffon lo ignori, pur essendo in buona compagnia: milioni di italiano sono nelle sue stesse condizioni!
Per il conflitto mondiale di dimensioni mai viste prima, Mussolini era ricercato dagli Alleati come “criminale di guerra” (art. 29 del trattato di armistizio di Cassibile) e l’intenzione era di processarlo e condannarlo a morte; ma arrivò prima il CLN-AI tanto che Churchill commentò cinicamente: “Ci hanno risparmiato il lavoro sporco”.
Vorrei infine ricordare a Buffon -e a chi cita spesso piazzale Loreto, quasi sempre a sproposito- che quello dovrebbe essere un luogo sacro: lì c’è il dolore dei famigliari dei partigiani che furono assassinati e vilipesi dai fascisti nove mesi prima per reati di opinione (non pensavano fascista!) e che, con gli scioperi del marzo ’44, avevano difeso gli impianti industriali dal trasferimento in Germania (sarebbe più esatto dire FURTO).
Io, poi, che rappresento i famigliari dei quindici partigiani fucilati senza processo, non dimentico che lo stesso dolore è da riconoscere ai famigliari di coloro che saranno esibiti e maltrattati lì il 29 aprile 1945. Ma il giudizio morale che “l’Italia di piazzale Loreto” esprime è ben diverso: e quello sui fascisti, pur manifestato in modo incivile, coincide con quello espresso dagli storici.
È un peccato da addebitare totalmente alla sua ignoranza della storia che Buffon non sia sufficientemente informato per evitare di dire simili sciocchezze.
La ringrazio per la cortese attenzione e la saluto molto cordialmente.
dr Sergio R. Fogagnolo
Presidente dell’Ass. “Le radici della Pace – I quindici”*
mercoledì 1 giugno 2011
TROFEO 7 MARTIRI PARTIGIANI, DOMENICA 5 GIUGNO A CARATE
NO ALL' EQUIPARAZIONE TRA PARTIGIANI E REPUBBLICHINI
Ho detto due sere fa, in Piazza Duomo, in un momento di collettiva euforia, che bisogna essere sempre vigilanti e non distrarsi anche nei momenti di festa, perché i pericoli sono sempre in agguato. Il richiamo era fondato.
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione di difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel dettare una disciplina per le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità (che significa? Non si potrà neppure difendere la Costituzione?), non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma mette sullo stesso piano tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposti dall’opposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, che l’ANPI denuncia con forza e con sdegno; bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui il testo arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato, proprio nelle parti che ho indicato e soprattutto in quella iniqua equiparazione tra combattenti della libertà e combattenti in difesa della dittatura fascista.
Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, e ci rivolgiamo ai cittadini che hanno a cuore la democrazia e credono nell’antifascismo, per avere il loro appoggio e il loro sostegno; e mobiliteremo tutti i nostri scritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega la nostra storia e la Resistenza e offende la memoria dei Caduti per la libertà.
Carlo Smuraglia
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione di difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel dettare una disciplina per le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità (che significa? Non si potrà neppure difendere la Costituzione?), non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma mette sullo stesso piano tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposti dall’opposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, che l’ANPI denuncia con forza e con sdegno; bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui il testo arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato, proprio nelle parti che ho indicato e soprattutto in quella iniqua equiparazione tra combattenti della libertà e combattenti in difesa della dittatura fascista.
Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, e ci rivolgiamo ai cittadini che hanno a cuore la democrazia e credono nell’antifascismo, per avere il loro appoggio e il loro sostegno; e mobiliteremo tutti i nostri scritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega la nostra storia e la Resistenza e offende la memoria dei Caduti per la libertà.
Carlo Smuraglia
martedì 31 maggio 2011
VITTORIA DI PISAPIA, LE PAROLE DI CARLO SMURAGLIA
C'è un entusiasmo, un'emozione diffusa, a fronte dei dati che ci provengono da tutta Italia, che non è possibile non condividere. Da queste amministrative esce un' indicazione fortissima e chiara, una volontà di cambiamento, che non riguarda solo la gestione delle città e delle provincie in cui si è votato, ma va molto al di là ed esprime un sentimento popolare lungamente atteso e che ora finalmente si manifesta. Ho scritto pochi giorni fa che il degrado e la deriva in cui sta precipitando il nostro Paese, avevano superato ormai il livello di guardia; e sottolineavo il fatto che, a fronte dell'indifferenza e della rassegnazione di molti, stavano emergendo molti segnali di volontà di riscossa. Ecco, oggi, essi si sono manifestati, con una presa di posizione collettiva e popolare che non può non essere raccolta. C'è un forte desiderio di buona amministrazione, di correttezza, di moralità; ma c'è anche una forte volontà di ritorno ai valori di fondo, su cui si basa la nostra convivenza civile ed attorno ai quali è costruita la nostra Costituzione. Ce lo dice il fatto che questo anelito non si esprime solo a Milano o a Napoli, ma anche in tante città, con lo stesso segno e la stessa indicazione politica. C'è una manifestazione che viene dal profondo della società civile, preme nella direzione della politica buona, della pulizia, della democrazia. E questo che ci rende partecipi dell'entusiasmo con cui vengono accolte le notizie trasmesse dalle radio e dalle televisioni, è per questo che si batte l'ANPI, nell'aspirazione ad un Paese, civile, democratico, antifascista, un Paese in cui trionfino il rispetto delle istituzioni, la tolleranza reciproca, l'uguaglianza, i diritti. Un Paese nel quale non ci sia posto per il disprezzo delle regole, per il razzismo, per la sopraffazione e nel quale davvero la legalità, il lavoro e la dignità costituiscano il fondamento della Repubblica. Tutto questo ci dicono i risultati di oggi, che spero vengano colti da tutti nella loro interezza e nei loro più profondi significati. E' chiaro che non possiamo fermarci su questo successo della ragione e della democrazia; dobbiamo impegnarci tutti perché il Paese assuma un volto nuovo, corrisponda alle attese, ai sogni, alle speranze di chi ha combattuto per la libertà, spesso sacrificando la propria vita. Insomma, non fermiamoci qui, sugli allori; ma andiamo avanti, difendiamo ed attuiamo la Costituzione, ridiamo il loro posto ai valori, ai princìpi che davvero devono regolare la vita di un Paese democratico e civile.
Carlo Smuraglia, Presidente nazionale Anpi
Qui sotto la piazza canta Bella ciao quando Smuraglia sale sul palco
IL PDL CI RIPROVA, I REPUBBLICHINI COME I PARTIGIANI. ENNESIMA PROPOSTA VERGOGNOSA!
Le Associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale di Salò potrebbero avere lo stesso riconoscimento dell'Anpi e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali: l'apertura è prevista da una proposta di legge del Pdl al voto della commissione Difesa della Camera. Ma è scontro con le opposizioni.
La proposta di legge, di cui Gregorio Fontana è il primo firmatario, nasce dalla volontà di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l'altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente). Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate: tra i requisiti ci deve essere la loro apoliticità e che i loro statuti rispettino i principi di democrazia interna. I problemi cominciano perché la proposta assegna al Ministero un compito di vigilanza non solo sulla legittimità dei loro statuti, ma sulle attività stesse delle associazioni. E qui il centrosinistra vi ha visto la volontà di sottoporre a controllo l'Anpi, cioe' l'Associazione nazionale partigiani.
Ma l'elemento deflagrante è l'apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo infatti prevede che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex ''belligeranti'', senza limitazioni di sorta.
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà".
Il braccio di ferro in Parlamento si è protratto nelle scorse sedute della Commissione Difesa, dopo che gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l'iter il Pd ha presentato oggi una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati ''legittimamente belligeranti'', il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale; in secondo luogo la vigilanza del Ministero non è sulle attività, ma unicamente sullo statuto delle Associazioni; infine le Associazioni sono sotto l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per ''sottrarle alla maggioranza di turno''. ''Capisco che qualcuno possa dire - commenta Giacomelli - che l'omissione della dicitura 'legittimamente belligeranti' sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenza si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l'occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi''. "In una giornata come questa mancava la proposta di dare soldi ai reduci di Salò. Veramente qui dentro c'è chi lavora per il re di Prussia" è stato il commento del parlamentare del Pdl Franco De Luca, vicino alle posizioni del ministro Rotondi.
tratto da repubblica.it
La risposta dell'ANPI:
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà"
La proposta di legge, di cui Gregorio Fontana è il primo firmatario, nasce dalla volontà di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l'altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente). Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate: tra i requisiti ci deve essere la loro apoliticità e che i loro statuti rispettino i principi di democrazia interna. I problemi cominciano perché la proposta assegna al Ministero un compito di vigilanza non solo sulla legittimità dei loro statuti, ma sulle attività stesse delle associazioni. E qui il centrosinistra vi ha visto la volontà di sottoporre a controllo l'Anpi, cioe' l'Associazione nazionale partigiani.
Ma l'elemento deflagrante è l'apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo infatti prevede che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex ''belligeranti'', senza limitazioni di sorta.
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà".
Il braccio di ferro in Parlamento si è protratto nelle scorse sedute della Commissione Difesa, dopo che gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l'iter il Pd ha presentato oggi una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati ''legittimamente belligeranti'', il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale; in secondo luogo la vigilanza del Ministero non è sulle attività, ma unicamente sullo statuto delle Associazioni; infine le Associazioni sono sotto l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per ''sottrarle alla maggioranza di turno''. ''Capisco che qualcuno possa dire - commenta Giacomelli - che l'omissione della dicitura 'legittimamente belligeranti' sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenza si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l'occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi''. "In una giornata come questa mancava la proposta di dare soldi ai reduci di Salò. Veramente qui dentro c'è chi lavora per il re di Prussia" è stato il commento del parlamentare del Pdl Franco De Luca, vicino alle posizioni del ministro Rotondi.
tratto da repubblica.it
La risposta dell'ANPI:
Immediata la replica preoccupata dell'Anpi per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'Anpi ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà"
TESSERA AD HONOREM AL PRESIDENTE NAPOLITANO
La sezione ANPI AME Agnoletti, dal 12 maggio, ha tra i suoi iscritti il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Questa la motivazione: "Al Presidente della Repubblica, per l'impegno profuso ogni giorno nella difesa dei principi
costituzionali e nella rappresentanza dell'unità nazionale, nata da risorgimento e salvata dalla Resistenza. Mirabile esempio di abnegazione".
La consegna è avvenuta grazie al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha materialmente consegnato la tessera ad honorem durante il pranzo con il prefetto della Provincia di Firenze, Paolo Padoin.
Al mattino il Presidente ha risposto, nel Salone de' 500, alle domande poste dagli studenti della facoltà di Scienze Politiche e Sociologia "Cesare Alfieri" dell'Università
costituzionali e nella rappresentanza dell'unità nazionale, nata da risorgimento e salvata dalla Resistenza. Mirabile esempio di abnegazione".
La consegna è avvenuta grazie al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha materialmente consegnato la tessera ad honorem durante il pranzo con il prefetto della Provincia di Firenze, Paolo Padoin.
Al mattino il Presidente ha risposto, nel Salone de' 500, alle domande poste dagli studenti della facoltà di Scienze Politiche e Sociologia "Cesare Alfieri" dell'Università
venerdì 27 maggio 2011
STRAGE DI FUCECCHIO, ERGASTOLO A 3 EX NAZISTI NOVANTENNI
Ergastolo a tre ex nazisti oggi novantenni e maxi-risarcimento del danno - circa 14 milioni, solo di provvisionale - anche a carico della Repubblica federale di Germania, ritenuta ''responsabile civile''. E' la sentenza con cui, a 67 anni dai fatti, il tribunale militare di Roma mette la parola fine all'inchiesta per la strage del Padule di Fucecchio, in Toscana, dove nell'agosto '44 vennero trucidati 184 civili, in gran parte anziani, donne e bambini. Uno dei peggiori eccidi compiuti dai nazisti in Italia durante la seconda guerra mondiale. Gli imputati - tutti contumaci - sono l'ex capitano Ernst Pistor, di 91 anni; l'ex maresciallo Fritz Jauss, di 94, e l'ex sergente Johan Robert Riss, di 88, all'epoca appartenenti a diversi reparti della 26/a divisione corazzata dell'esercito tedesco (un quarto, l'ex tenente Gherard Deissmann, e' morto a cento anni nelle more del processo). Secondo l'accusa - sostenuta dal procuratore militare di Roma Marco De Paolis, il magistrato che sei anni fa avvio' le indagini quando era capo della procura della Spezia - i quattro avrebbero ''contribuito a causare la morte'' di 184 persone ''che non prendevano parte ad operazioni belliche'': 94 uomini (soprattutto anziani), 63 donne e 27 bambini, tra cui anche alcuni neonati. Come ha sottolineato il pm, richiamando quanto detto nel corso del processo dallo storico Paolo Pezzino, non fu una semplice rappresaglia, ma ''un'operazione di desertificazione totale''. Tra le 5 del mattino e le 2 del pomeriggio del 23 agosto 1944, undici giorni dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema, soldati della 26/a divisione corazzata dell'esercito tedesco, in particolare gli 'esploratori' del 26/o Reparto agli ordini del capitano Josef Strauch, batterono uno per uno i casolari della zona, a cavallo tra le province di Firenze e Pistoia, sembra alla ricerca di partigiani, trovandovi pero' solo famiglie di contadini e numerosi sfollati in fuga dai bombardamenti. I nazisti uccisero senza pieta' tutte le persone che trovarono, in una carneficina che non risparmio' nessuno. I quattro imputati, in concorso con altri ex militari delle forze armate tedesche non identificati o gia' morti, sono accusati di aver compiuto l'eccidio, con le aggravanti, tra l'altro, dei motivi abietti, della premeditazione e di aver compiuto il fatto con sevizie e crudelta'. Aggravanti tutte riconosciute oggi dal Tribunale. A comandare la squadra che si sarebbe macchiata di gran parte dei crimini, in particolare, sarebbe stato il maresciallo Jauss. Tutte le uccisioni sono avvenute ''a sangue freddo, non in combattimento, guardando negli occhi donne e bambini innocenti'', ha detto il procuratore De Paolis nel corso della requisitoria, sottolineando che gli imputati hanno ''sempre mostrato totale disinteresse per le vittime: l'occasione poteva essere questo processo, ma da parte loro mai una parola. Nulla, solo un vergognoso silenzio''. ''Speriamo solo - ha aggiunto De Paolis, subito dopo la condanna - che se la sentenza verra' confermata in Cassazione, ci sia la possibilita' di far scontare la pena, almeno in Germania''. Il magistrato, che conosce bene i precedenti di altre condanne, non si fa comunque troppe illusioni. Cosi' come non se le fanno i parenti delle vittime: ''sapevamo fin dall'inizio che non avrebbero mai fatto neanche mezz'ora di carcere. Ma questo non importa'', dice Rinaldo Vanni, sindaco di Monsummano Terme, una delle 9 amministrazioni comunali della zona che si sono costituite parti civili, stasera nell'aula del tribunale indossando la fascia tricolore. ''Oggi finalmente e' stata fatta giustizia e anche se la sentenza arriva a 67 anni dai fatti, c'e' comunque la soddisfazione di vedere riconosciuta l'affermazione di una precisa responsabilita' penale in capo agli imputati e allo stesso esercito tedesco''. E proprio in questo senso va la decisione del Tribunale di condannare al risarcimento del danno, ''in solido'', sia i tre ex militari sia la Repubblica federale di Germania. Un risarcimento che verra' liquidato ''in separata sede'', ma che gia' prevede una provvisionale ''immediatamente esecutiva'' milionaria: 13 milioni e mezzo di euro ai 32 parenti delle vittime (da un minimo di 80 mila euro a un massimo di 710 mila a parente) e circa mezzo milione alle amministrazioni comunali, alla Regione Toscana e alla Provincia di Pistoia costuitesi parti civili, insieme alla presidenza del Consiglio. ''Individuare la Repubblica Federale di Germania quale responsabile civile in questi processi - osserva il procuratore De Paolis - e' un principio che si sta affermando e, a nostro avviso, e' un fatto positivo''.
tratto da ansa.it
tratto da ansa.it
domenica 22 maggio 2011
GIULIANO PISAPIA RISPONDE AD ANPI E ANED
Cari amici, ho ricevuto e ho letto con intensa partecipazione il vostro documento. Potete immaginare quanto io sia legato – per formazione, per continuità nell’impegno sociale e politico – al grande patrimonio storico e civile della Resistenza. Milano è città Medaglia d’Oro, capitale della Resistenza, alcune tra le più importanti figure dell’antifascismo italiano qui hanno lavorato ed operato, da Giovanni Pesce a Francesco Scotti, da Sandro Pertini ai tanti eroici combattenti cui la storia non ha dato il risalto che pure avrebbero meritato. Ricordo di aver conosciuto in anni ormai abbastanza lontani Pietro Francini – forse il vero organizzatore degli straordinari scioperi del 1943 e del 1944 – e l’indimenticabile Gisella Floreanini. Il contributo di Milano ha avuto il peso enorme dei caduti il cui nome ancora oggi onoriamo come meritano, e citerò per tutti Gina Bianchi, l’indimenticabile Lia, e Filippo Beltrami. E la memoria così difficle della deportazione, di cui – senza fare ingiustizia ad altri – voglio ricordare la testimonianza umanamente e politicamente essenziale giorno dopo giorno di Nedo Fiano e di Gianfranco Maris. La Costituzione, nata dalla Resistenza come la Repubblica, è la mia guida. L’articolo 3 è il più potente fattore di cambiamento nella nostra democrazia. “E’ compito della Repubblica”, dice, non dello Stato, perché la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi: è il riconoscimento dell’impegno personale, della partecipazione. La lezione della Resistenza è proprio essere autori del proprio destino, senza uomini della Provvidenza, senza il comodo obbedire agli ordini, respingendo intimidazione, violenza, discriminazione, persecuzione razziale, sociale, sessuale. Valeva per ieri, vale per oggi. E per mantenere il patto tra gli italiani occorre avere la cura dei luoghi, della memoria materiale della città. Per questo condivido per intero l’appello e il richiamo che mi avete mandato. Che sia un appello è evidente ma io lo vivo anche come un richiamo, perché da troppi anni Milano è stata allontanata e spesso è apparsa quasi distratta dalla sua viva storia. Non vale per le grandi manifestazioni: il 25 aprile continua ad essere un riferimento per decine di migliaia di milanesi, giovani e meno giovani. Ma poi c’è la più complessa quotidianità, in cui si vedono segni e guasti prodotti dalle tesi – permettetemi: sciagurate – che facendo leva su concetti che quando va bene sono ambigui, più spesso apertamente da combattere, e hanno percorso il corpo vivo della città. Vi posso assicurare che la mia Amministrazione – se i milanesi con il loro voto ne permetteranno la nascita – non sarà più oscillante, ambigua, o accomodante verso le tesi cosiddette “pacificatorie”: la differenza mi è e ci sarà ben chiara, è e sarà un tratto distintivo del nostro modo di rapportarsi alla città. Il restauro della Loggia dei Mercanti avrà un senso particolare. Con il Duomo e il Castello, la Loggia e Palazzo Marino sono il segno dei tre poteri storici e in particolare quello del potere civile. Affermano la continuità della storia di Milano, della sua tradizione civica, del suo essere luogo non tanto di accoglienza quanto di emancipazione, sviluppo civile, progresso: l’aria della città rende liberi, come ha detto uno dei più grandi milanesi. Non ho bisogno di entrare in ulteriori particolari, credo: faccio mie le vostre proposte perché corriuspondono al bisogno di costruire una nuova prospettiva per Milano a partire dalle sue solide radici. Queste cose le ho dette già nel corso della campagna elettorale e – soprattutto – fanno parte della mia formazione di uomo e di cittadino. Caro Smuraglia, caro Venegoni, a voi che – per storia personale e per nobilissima storia familiare – rappresentate e dirigete A.N.P.I. e A.N.E.D. giunga il mio cordialissimo abbraccio.
Giuliano Pisapia
Giuliano Pisapia
martedì 17 maggio 2011
APPELLO PER IL 2 GIUGNO
La festa del 2 giugno? Una grande manifestazione per la Repubblica e la Costituzione. Questo il significato dell'appello che il Comitato promotore lancia in vista delle celebrazioni per il 2 giugno.
Questo il testo dell'appello.
"Noi, lo scorso anno a Milano, abbiamo festeggiato il 2 giugno con una grande manifestazione che affermava il legame indissolubile fra la Repubblica e la Costituzione, riconoscendo le loro comuni radici nella Resistenza, quale moto popolare di donne e di uomini che ha liberato il Paese dall’occupazione tedesca, dalla dittatura fascista e riunificato l’Italia.
La guerra di Liberazione e poi la proclamazione della Repubblica pongono un suggello al Risorgimento ed a una rinnovata unificazione del Paese, facendo riconoscere gli Italiani, non più e non solo in confini geografici, ma in valori e precetti comuni: quelli della Carta Costituzionale!
La Costituzione è base della nostra libertà e del nostro vivere civile. In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
i diritti umani e sociali, la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo;
l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.
La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire. Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
Gli attacchi del Governo e della sua maggioranza parlamentare alla Costituzione e alle Istituzioni di garanzia, finiscono per delegittimare le regole fondamentali su cui si basa la civile convivenza e sulle quali si può costruire, per i giovani, una vita serena e dignitosa ed una speranza per il futuro.
Noi non possiamo più tollerare gli insulti alla Corte Costituzionale ed alla Magistratura, le surrettizie proposte di modifica all’articolo 1 della Costituzione, così come quella di abolire il divieto di ricostituzione del Partito Fascista. Non casuali, crediamo altresì, sono i tentativi tardivi del Governo di artificiose modifiche di legge sui temi posti all’attenzione della popolazione dai prossimi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento; questi escamotage legislativi tendono esclusivamente a vanificare il diritto al voto delle elettrici e
degli elettori.
Noi non ci rassegniamo!
PER QUESTI MOTIVI CHIEDIAMO ANCORA UNA VOLTA A TUTTI COLORO CHE SI RICONOSCONO NEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA
CARTA COSTITUZIONALE E NEI SUOI FINI, DI DARE LUOGO IL PROSSIMO 2 GIUGNO A MILANO AD UNA GRANDE MANIFESTAZIONE
CONTRO OGNI TENTATIVO DI MODIFICARE I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE E IL SIGNIFICATO STORICO E SOCIALE DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA.
IL COMITATO PROMOTORE:
- ACLI
- ANPI Nazionale
- ARCI
- Associazione Adesso Basta
- Associazione Culturale Punto Rosso
- Casa della Carità
- Casa della Cultura
- CGIL
- Il Popolo Viola Milano
- Libera. Associazione, nomi e numeri contro le mafie.
- Libertà e Giustizia
Questo il testo dell'appello.
"Noi, lo scorso anno a Milano, abbiamo festeggiato il 2 giugno con una grande manifestazione che affermava il legame indissolubile fra la Repubblica e la Costituzione, riconoscendo le loro comuni radici nella Resistenza, quale moto popolare di donne e di uomini che ha liberato il Paese dall’occupazione tedesca, dalla dittatura fascista e riunificato l’Italia.
La guerra di Liberazione e poi la proclamazione della Repubblica pongono un suggello al Risorgimento ed a una rinnovata unificazione del Paese, facendo riconoscere gli Italiani, non più e non solo in confini geografici, ma in valori e precetti comuni: quelli della Carta Costituzionale!
La Costituzione è base della nostra libertà e del nostro vivere civile. In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
i diritti umani e sociali, la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo;
l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.
La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire. Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
Gli attacchi del Governo e della sua maggioranza parlamentare alla Costituzione e alle Istituzioni di garanzia, finiscono per delegittimare le regole fondamentali su cui si basa la civile convivenza e sulle quali si può costruire, per i giovani, una vita serena e dignitosa ed una speranza per il futuro.
Noi non possiamo più tollerare gli insulti alla Corte Costituzionale ed alla Magistratura, le surrettizie proposte di modifica all’articolo 1 della Costituzione, così come quella di abolire il divieto di ricostituzione del Partito Fascista. Non casuali, crediamo altresì, sono i tentativi tardivi del Governo di artificiose modifiche di legge sui temi posti all’attenzione della popolazione dai prossimi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento; questi escamotage legislativi tendono esclusivamente a vanificare il diritto al voto delle elettrici e
degli elettori.
Noi non ci rassegniamo!
PER QUESTI MOTIVI CHIEDIAMO ANCORA UNA VOLTA A TUTTI COLORO CHE SI RICONOSCONO NEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA
CARTA COSTITUZIONALE E NEI SUOI FINI, DI DARE LUOGO IL PROSSIMO 2 GIUGNO A MILANO AD UNA GRANDE MANIFESTAZIONE
CONTRO OGNI TENTATIVO DI MODIFICARE I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE E IL SIGNIFICATO STORICO E SOCIALE DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA.
IL COMITATO PROMOTORE:
- ACLI
- ANPI Nazionale
- ARCI
- Associazione Adesso Basta
- Associazione Culturale Punto Rosso
- Casa della Carità
- Casa della Cultura
- CGIL
- Il Popolo Viola Milano
- Libera. Associazione, nomi e numeri contro le mafie.
- Libertà e Giustizia
mercoledì 11 maggio 2011
APPELLO DI ANPI E ANED AI CANDIDATI SINDACO MILANESI

A Milano un appello di Anpi e Aned ai candidati sindaci e, in particolare, a Letizia Moratti per il Pdl e Giuliano Pisapia per il centrosinistra, che rappresentano i due principali schieramenti.
Questo il testo:
"Le prossime elezioni amministrative milanesi costituiscono un momento importante per la definizione di un progetto per la città, basato sul consolidamento e sullo sviluppo dei diritti di cittadinanza civile, politica e sociale e di piena applicazione del dettato costituzionale. Nel progetto di chi governerà Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, dovranno perciò essere previsti interventi volti a consolidare una memoria storica che renda merito ai tantissimi cittadini e cittadine milanesi che hanno lottato contro il fascismo e il nazifascismo e reso possibile lo sviluppo della città e dell’intera nazione nella libertà e nella democrazia.
Per queste ragioni, le presenti Associazioni sottopongono ai candidati sindaci di Milano alcuni obiettivi da inserire nel progetto di governo, sui quali chiedono un chiaro pronunciamento: Costruzione della Casa della Memoria nei termini e nei modi di cui alle determinazioni originarie quale Casa delle associazioni partigiane, dei deportati, delle vittime del terrorismo, dei famigliari della strage di piazza Fontana, e dell’Istituto per la storia del movimento di liberazione, per portare avanti e sviluppare iniziative politiche, culturali, didattiche e di ricerca per ricordare la storia della Resistenza di Milano, affinché il passato non ritorni; impegno a reperire le risorse economiche necessarie.
Nello stesso tempo vanno mantenuti gli impegni assunti con i cittadini dell’Isola e il consiglio di zona per la sede civica di quartiere da tempo richiesta, senza che la stessa sia messa in alternativa alla casa della Memoria.
Memoriale della Shoah al binario 21 Il binario 21 è un patrimonio di Milano, della Comunità ebraica, dei partigiani e degli operai deportati e massacrati nei campi nazisti, insomma di tutti coloro che da quel binario sono partiti per la deportazione. E fondamentale, nell’interesse della collettività milanese che il memoriale venga condotto rapidamente a termine.
Restauro della Loggia del Mercanti La Loggia dei Mercanti deve essere sistemata in modo adeguato, consolidando e valorizzando la sua caratteristica di sacrario dei caduti. Va assolutamente evitato un suo stravolgimento, che la prevista trasformazione della stessa in un centro di informazione per l’Expo 2015 determinerebbe.
Programma di manutenzione delle lapidi e dei monumenti di zona e di quartiere Impegno per la predisposizione di un programma specifico per la ricollocazione e il mantenimento delle lapidi apposte sui muri di fabbriche dismesse o in via di dismissione.
Mostra permanente sulla deportazione. Impegno per la realizzazione, in concorso con gli altri comuni interessati, di una mostra permanente sulla deportazione nei rifugi antiaerei che sorgono vicino al Monumento del deportato al Parco Nord. Pubblicazione sulle lapidi e sui monumenti della Resistenza. Impegno per la realizzazione, da parte dell’Amministrazione Comunale di Milano, di un libro che raccolga le informazioni sulle lapidi dedicate ai partigiani milanesi (con relativa breve biografia) e sui monumenti dedicati alla Resistenza. Rispetto e coerenza del ruolo avuto da Milano nella Resistenza L’ANPI e l’ANED di Milano chiedono che vi sia un chiaro impegno perché non ci siano decisioni, concessioni, tolleranza, sostegno a iniziative ad associazioni o soggetti comunque denominati che si rifacciano a fascismo, nazismo e altre forme di intolleranza politica e di razzismo".
Iscriviti a:
Post (Atom)







