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martedì 1 giugno 2010
domenica 30 maggio 2010
martedì 25 maggio 2010
lunedì 24 maggio 2010
MILANO, FALLITA LA MANIFESTAZIONE DELLA ESTREMA DESTRA.
Ci hanno provato, ma sono stati fermati. È finito con qualche spinta e due manganellate il tentativo dei militanti di Forza Nuova di sfilare in corteo a Milano «contro lo strapotere delle banche». Giusto il tempo per fare qualche saluto romano e per applaudire il leader del partito. Roberto Fiore ha addirittura minacciato di voler denunciare il questore di Milano. «Era disposto a trasformare questa piazza in un campo di battaglia per un puntiglio», ha esagerato Fiore parlando alla piazza.
La manifestazione dei neofascisti in un primo tempo era stata vietata. La questura infatti avrebbe fatto volentieri a meno di dover gestire la comparsata di Forza Nuova, tanto più nel giorno della finale di coppa dell'Inter. All'ultimo momento, venerdì sera, invece è stata permessa ma trasformata in un semplice presidio che si sarebbe dovuto tenere in piazza Bernini, a 500 metri da piazza Aspromonte dove si trova la sede milanese del gruppo di estrema destra. La concessione in estremis è arrivata solo grazie all'intercessione e alle pressioni di alcuni politici di Pdl e ex An che da tempo coprono le iniziative neofasciste milanesi. Gli stessi che avevano sponsorizzato la manifestazione in ricordo di Sergio Ramelli per il primo maggio, vietata dal prefetto su richiesta della questura.
Ieri invece Forza Nuova ha potuto farsi vedere. Il trasferimento da piazza Aspromonte e piazza Bernini sarebbe dovuto avvenire senza striscioni e solo a piccoli gruppi. Gli estremisti di destra, 150 in tutto, hanno voluto comunque accennare a formare un corteo sbraitando «Boia chi molla è il grido di battaglia». Ma hanno mollato quasi subito. La polizia infatti ha formato un cordone e ha impedito al piccolo drappello di fare la sfilata. E allora si è deciso di restare sul posto e di tenere i discorsi in piazza Aspromonte. L'attesa è stata spezzata da un ragazzo straniero che si è messo a gridare «antifascismo sempre» scatenando la reazione da parte dei neofascisti, subito bloccati dai poliziotti e dal loro stesso servizio d'ordine. In piazza hanno parlato anche estremisti di estrema destra venuti da Grecia e Ungheria. Poi tutti a casa.
Contro il raduno di Forza Nuova, gli antifascisti milanesi, centri sociali ma anche circoli Anpi, hanno organizzato un presidio in piazza XXIV Maggio. Anche qui si è tentato di formare un corteo bloccato dalla polizia senza però cordoni e manganelli. E' bastato dire che non era il caso di fare cortei visto che Forza Nuova era stata bloccata e che Milano era colma di tifosi in attesa della partita. Gli antifascisti non hanno accettato l'equiparazione tra la loro manifestazione e quella dei neofascisti, e hanno continuato la loro protesta in piazza con reading e musica.
di Giorgio Salvetti
su il Manifesto del 23/05/2010
domenica 23 maggio 2010
PALERMO, HITLER SUI CARTELLONI PUBBLICITARI.
Palermo, 23 mag. (Adnkronos) - All'incrocio di Viale della Regione e Corso Calatafimi a Palermo e' stato installato da qualche settimana un enorme cartellone con l'immagine di Adolf Hitler in posizione trionfante e in divisa militare colore rosa, con sotto la scritta 'Cambia stile'. A denunciarlo il Presidente dell'Anpi locale Ottavio Terranova che in una lettera alle autorità cittadine e alla procura della Repubblica ne chiede l'immediata rimozione.


venerdì 21 maggio 2010
giovedì 20 maggio 2010
VIETATA LA MANIFESTAZIONE FASCISTA DEL 22 MAGGIO
COMITATO PERMANENTE ANTIFASCISTA CONTRO IL TERRORISMO
PER LA DIFESA DELL’ORDINE REPUBBLICANO
COMUNICATO
Il Comitato permanente antifascista milanese, nella riunione del 19 maggio 2010, preso atto del fatto che la manifestazione fascista programmata da Forza Nuova per sabato 22 maggio è stata vietata, ha deciso di sospendere le iniziative deliberate il 18 u.s., che rischierebbero – in assenza della citata manifestazione – di assumere un carattere puramente formale.
Va ricordato, peraltro, che manifestazioni come quella di “Forza nuova”, alla quale era stato invitato il fior fiore del nazifascismo europeo, devono essere vietate – in futuro – non solo e tanto per motivi di ordine pubblico, quanto e soprattutto perché si pongono in contrasto con la Costituzione e con le leggi vigenti.
Il Comitato, nell’esprimere la piena solidarietà al componente Saverio Ferrari, per l’aggressione subita davanti alla Prefettura da parte di militanti del gruppo che aveva promosso la manifestazione prevista per sabato 22, rileva che il ripresentarsi, con frequenza crescente, di iniziative di netta marca fascista nella città di Milano ed altrove, ripropone con forza il problema della compatibilità di tali iniziative col nostro sistema democratico e la necessità di una seria applicazione della lettera e dello spirito della normativa vigente nel nostro Paese. Si impone, su questo piano, una seria riflessione da parte delle Autorità competenti e di tutti i cittadini democratici, per comprendere le ragioni del fenomeno e della eccessiva tolleranza – e talora – indifferenza, con cui viene recepito anche da una parte della cittadinanza, per individuare gli strumenti e le modalità per prevenire, prima ancora di reprimere. Una delle occasioni per la riaffermazione dei valori dell’antifascismo sarà rappresentata dalla grande manifestazione che si preannuncia per il 2 giugno, che si richiamerà ai valori fondanti della Repubblica e della Costituzione. Ma altre iniziative dovranno essere promosse, coinvolgendo i cittadini nella riflessione e richiamando le Autorità competenti al loro dovere di fare rispettare lo spirito delle leggi e prima di tutto la Costituzione.
Il Comitato e le sue componenti saranno, come sempre, in testa in questo grande impegno, che è prima di tutto di carattere culturale e politico.
Non è retorica riaffermare, con fermezza, che Milano, capitale della Resistenza e medaglia d’oro, non può tollerare che si continuino ad offendere le migliaia di caduti a cui dobbiamo non solo la memoria, ma anche riconoscenza per avere costruito, col loro sacrificio, la nostra libertà.
Il Comitato dispone che questo comunicato, oltre ad essere trasmesso alle varie componenti del Comitato ed alla stampa, sia inviato alle Autorità preposte al rispetto della legge ed agli Organi istituzionali di Milano e della Lombardia. Il comunicato sarà inviato anche al Presidente della Repubblica, supremo garante della Costituzione e della democrazia nel nostro Paese.
Il Comitato permanente antifascista.
Prof. Carlo Smuraglia
PER LA DIFESA DELL’ORDINE REPUBBLICANO
COMUNICATO
Il Comitato permanente antifascista milanese, nella riunione del 19 maggio 2010, preso atto del fatto che la manifestazione fascista programmata da Forza Nuova per sabato 22 maggio è stata vietata, ha deciso di sospendere le iniziative deliberate il 18 u.s., che rischierebbero – in assenza della citata manifestazione – di assumere un carattere puramente formale.
Va ricordato, peraltro, che manifestazioni come quella di “Forza nuova”, alla quale era stato invitato il fior fiore del nazifascismo europeo, devono essere vietate – in futuro – non solo e tanto per motivi di ordine pubblico, quanto e soprattutto perché si pongono in contrasto con la Costituzione e con le leggi vigenti.
Il Comitato, nell’esprimere la piena solidarietà al componente Saverio Ferrari, per l’aggressione subita davanti alla Prefettura da parte di militanti del gruppo che aveva promosso la manifestazione prevista per sabato 22, rileva che il ripresentarsi, con frequenza crescente, di iniziative di netta marca fascista nella città di Milano ed altrove, ripropone con forza il problema della compatibilità di tali iniziative col nostro sistema democratico e la necessità di una seria applicazione della lettera e dello spirito della normativa vigente nel nostro Paese. Si impone, su questo piano, una seria riflessione da parte delle Autorità competenti e di tutti i cittadini democratici, per comprendere le ragioni del fenomeno e della eccessiva tolleranza – e talora – indifferenza, con cui viene recepito anche da una parte della cittadinanza, per individuare gli strumenti e le modalità per prevenire, prima ancora di reprimere. Una delle occasioni per la riaffermazione dei valori dell’antifascismo sarà rappresentata dalla grande manifestazione che si preannuncia per il 2 giugno, che si richiamerà ai valori fondanti della Repubblica e della Costituzione. Ma altre iniziative dovranno essere promosse, coinvolgendo i cittadini nella riflessione e richiamando le Autorità competenti al loro dovere di fare rispettare lo spirito delle leggi e prima di tutto la Costituzione.
Il Comitato e le sue componenti saranno, come sempre, in testa in questo grande impegno, che è prima di tutto di carattere culturale e politico.
Non è retorica riaffermare, con fermezza, che Milano, capitale della Resistenza e medaglia d’oro, non può tollerare che si continuino ad offendere le migliaia di caduti a cui dobbiamo non solo la memoria, ma anche riconoscenza per avere costruito, col loro sacrificio, la nostra libertà.
Il Comitato dispone che questo comunicato, oltre ad essere trasmesso alle varie componenti del Comitato ed alla stampa, sia inviato alle Autorità preposte al rispetto della legge ed agli Organi istituzionali di Milano e della Lombardia. Il comunicato sarà inviato anche al Presidente della Repubblica, supremo garante della Costituzione e della democrazia nel nostro Paese.
Il Comitato permanente antifascista.
Prof. Carlo Smuraglia
mercoledì 19 maggio 2010
QUESTA NON E' L' ITALIA CHE I PARTIGIANI SOGNAVANO.
Questa non è l’Italia che i Partigiani sognavano.
La situazione in Italia, in quest’ultimo periodo, è sempre più complicata, sembrerebbe che la metropoli Milanese e quella Romana, stiano tracciando una strada per un completo rientro nella “norma” di fascisti e razzisti, si susseguono raduni, manifestazioni, eventi, dove i simboli e i saluti romani si sprecano, il tutto con l’appoggio di forze politiche e dei loro rappresentanti che si mostrano forza trainante e di pressione anche verso le Istituzioni, che dimenticando il loro ruolo di garanti della democrazia partecipano, concedendo patrocini ed aiuti.
Complicati esercizi di trasformismo, un giorno con le regole della Costituzione, con i valori e i riconoscimenti alla Resistenza alla Liberazione, ed il giorno dopo con l’adesione e spesso con la sotterranea convivenza con movimenti, persone, ideali che ripropongono razzismo, fascismo, nazismo, xenofobia.. Il tutto dunque come normalità, accettata come un semplice gioco politico e poi.. suvvia una telecamera, un articolo sul giornale non lo si nega a nessuno… La storia è di nuovo stravolta, verità confuse, distorte, una palude di revisioni, negazioni, falsità che tutto intorpidiscono, annebbiano… E di nuovo l’ANPI è al centro del ciclone, strattonata, denigrata, accusata di colpe, posizioni, indicazioni… La storia si ripete, ancora una volta soli, Partigiani ed antifascisti, accusati di tutti i mali che la brutta politica Italiana, getta quotidianamente sul tavolo della comunicazione.
E noi… NO,non ci stiamo.
Non ci stiamo, con Istituzioni trasformiste, che ci accusano di fomentare estremismi, e di non rappresentare più nessuno, non ci stiamo a “litigare” con movimenti giovanili che ci urlano di immobilismo. Non ci stiamo a chi ci indica solo come portatori di demagogia, Non ci stiamo a chi ci accusa di convivenze, e di essere fuori dalla vita politica e sociale di questa “nuova” Italia.
Eppure basterebbe così poco per capirci, un libro di storia, di quelli veri e sinceri… una chiacchiera con un Partigiano, un giro per le vie delle città, per i sentieri di montagna, leggendo nomi e date su lapidi e cippi… e magari anche informandosi senza preconcetti, su cosa è l’ANPI, su cosa fa l’ANPI, in questo sempre più completo mondo virtuale della rete Internet, o meglio ancora nel mondo reale delle sezioni ANPI che in tutta Italia, lavorano, propongono, elaborano, discutono, di donne e uomini, che da sempre senza alcun compenso ne economico, ne di carriera politica, ne di voler apparire a tutti i costi, continuano imperterriti a credere in un “mondo migliore” dove ancora una volta le parole, Libertà, Eguaglianza, Diritti, sono radici di un pensiero, dove ancora ideali ed esempi concreti, aiutano a costruire comportamenti e regole, dove ancora la nostra Costituzione è carta viva e attuale per indicare strade e ragionamenti…
Noi dell’ANPI ci siamo… non ci tiriamo indietro, siamo da sempre disposti ad offrire tutto il possibile, e la nostra storia anche quella degli anni del dopoguerra, ci vede spesso e purtroppo da soli a ragionare, confrontarci, lavorare… non temiamo dunque le critiche, le accuse, rispondiamo con il sacrificio supremo di centomila morti, che ha permesso anche a chi ci denigra ed accusa di poter esprimere liberamente il loro triste e confuso pensiero..
Denunciamo ancora una volta chi appoggia il fascismo, ricordiamo che esistono leggi d’applicare contro chi ne fa ancora uso e pratica, chiediamo ad Istituzioni e garanti il rispetto di tali leggi e dunque limpidi e certi comportamenti.
Denunciamo l’uso distorto della storia, per fini che nulla hanno a che fare con il nostro pensiero, i nostri ideali. Denunciamo i comportamenti ostili di chi ci pensa “vecchi” e incompetenti per gestire ancora una parola che ricordo è nata con noi, noi non siamo antifascisti. Noi siamo l’ANTIFASCISMO.
Chiediamo ai vertici della nostra associazione di rendere reale la nuova stagione dell’ANPI, di non attendere oltre, d’evitare immobilismi e ragionamenti , di confrontarsi senza fraintendimenti con tutti soprattutto con i giovani che sono tanti, oggi, che chiedono la nostra tessera, chiedono immediate risposte, chiedono suggerimenti ed indirizzi senza la solita logica del “partito” ma con la semplicità di rapportarsi alla pari, con voglia di continuare a seminare semi per far crescere fiori.. Dimostriamo con i fatti, evitiamo il tutto ci è dovuto… scaliamo di nuovo ripide montagne, cantiamo ancora “fischia il vento”.
Noi ci siamo….
Noi continueremo, sempre a lottare, scendere in piazza, manifestare, applicando le regole della democrazia, noi sempre ci saremo, tutti insieme, continueremo senza alcun timore e remore a costruire sulle fondamenta della nostra Repubblica, La Resistenza, è per noi stimolo sempre attuale. Per chi pensa il contrario, per chi pensa l’inutilità, per chi attualizza falsità, per chi pensa solo all’odio… un suggerimento, venite a conoscerci.!
“A coloro che non vogliono più saperne della Resistenza perché in Italia le cose non vanno come dovrebbero andare, c’è da rispondere che la nostra non sempre lieta situazione presente non dipende da una ragione soltanto: che non abbiamo ancora appreso tutta intera la lezione della libertà. E siccome l’inizio di questo nuovo corso della libertà e stata la Resistenza, si dovrà concludere che i nostri malanni, se ve ne sono, non dipendono già dal fatto che la Resistenza sia fallita, ma dal fatto che non l’abbiamo ancora pienamente realizzata.” - (Norberto Bobbio).
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
Sezione Barona. Milano.
Adesioni:
ANPI sezione Lambrate Ortica.
ANPI sezione Corsico.
ANPI Como.
ANPI sezione Monza.
ANPI Monza e Brianza.
ANPI sezione Buccinasco.
ANPI Trezzano sul Naviglio.
ANPI sezione Precotto.
ANPI sezione Voghera.
ANPI sezione Quarto Oggiaro.
ANPI sezione Sempione Certosa.
ANPI sezione Lainate.
ANPI sezione Legnano.
ANPI sezione Zavattarello.
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La situazione in Italia, in quest’ultimo periodo, è sempre più complicata, sembrerebbe che la metropoli Milanese e quella Romana, stiano tracciando una strada per un completo rientro nella “norma” di fascisti e razzisti, si susseguono raduni, manifestazioni, eventi, dove i simboli e i saluti romani si sprecano, il tutto con l’appoggio di forze politiche e dei loro rappresentanti che si mostrano forza trainante e di pressione anche verso le Istituzioni, che dimenticando il loro ruolo di garanti della democrazia partecipano, concedendo patrocini ed aiuti.
Complicati esercizi di trasformismo, un giorno con le regole della Costituzione, con i valori e i riconoscimenti alla Resistenza alla Liberazione, ed il giorno dopo con l’adesione e spesso con la sotterranea convivenza con movimenti, persone, ideali che ripropongono razzismo, fascismo, nazismo, xenofobia.. Il tutto dunque come normalità, accettata come un semplice gioco politico e poi.. suvvia una telecamera, un articolo sul giornale non lo si nega a nessuno… La storia è di nuovo stravolta, verità confuse, distorte, una palude di revisioni, negazioni, falsità che tutto intorpidiscono, annebbiano… E di nuovo l’ANPI è al centro del ciclone, strattonata, denigrata, accusata di colpe, posizioni, indicazioni… La storia si ripete, ancora una volta soli, Partigiani ed antifascisti, accusati di tutti i mali che la brutta politica Italiana, getta quotidianamente sul tavolo della comunicazione.
E noi… NO,non ci stiamo.
Non ci stiamo, con Istituzioni trasformiste, che ci accusano di fomentare estremismi, e di non rappresentare più nessuno, non ci stiamo a “litigare” con movimenti giovanili che ci urlano di immobilismo. Non ci stiamo a chi ci indica solo come portatori di demagogia, Non ci stiamo a chi ci accusa di convivenze, e di essere fuori dalla vita politica e sociale di questa “nuova” Italia.
Eppure basterebbe così poco per capirci, un libro di storia, di quelli veri e sinceri… una chiacchiera con un Partigiano, un giro per le vie delle città, per i sentieri di montagna, leggendo nomi e date su lapidi e cippi… e magari anche informandosi senza preconcetti, su cosa è l’ANPI, su cosa fa l’ANPI, in questo sempre più completo mondo virtuale della rete Internet, o meglio ancora nel mondo reale delle sezioni ANPI che in tutta Italia, lavorano, propongono, elaborano, discutono, di donne e uomini, che da sempre senza alcun compenso ne economico, ne di carriera politica, ne di voler apparire a tutti i costi, continuano imperterriti a credere in un “mondo migliore” dove ancora una volta le parole, Libertà, Eguaglianza, Diritti, sono radici di un pensiero, dove ancora ideali ed esempi concreti, aiutano a costruire comportamenti e regole, dove ancora la nostra Costituzione è carta viva e attuale per indicare strade e ragionamenti…
Noi dell’ANPI ci siamo… non ci tiriamo indietro, siamo da sempre disposti ad offrire tutto il possibile, e la nostra storia anche quella degli anni del dopoguerra, ci vede spesso e purtroppo da soli a ragionare, confrontarci, lavorare… non temiamo dunque le critiche, le accuse, rispondiamo con il sacrificio supremo di centomila morti, che ha permesso anche a chi ci denigra ed accusa di poter esprimere liberamente il loro triste e confuso pensiero..
Denunciamo ancora una volta chi appoggia il fascismo, ricordiamo che esistono leggi d’applicare contro chi ne fa ancora uso e pratica, chiediamo ad Istituzioni e garanti il rispetto di tali leggi e dunque limpidi e certi comportamenti.
Denunciamo l’uso distorto della storia, per fini che nulla hanno a che fare con il nostro pensiero, i nostri ideali. Denunciamo i comportamenti ostili di chi ci pensa “vecchi” e incompetenti per gestire ancora una parola che ricordo è nata con noi, noi non siamo antifascisti. Noi siamo l’ANTIFASCISMO.
Chiediamo ai vertici della nostra associazione di rendere reale la nuova stagione dell’ANPI, di non attendere oltre, d’evitare immobilismi e ragionamenti , di confrontarsi senza fraintendimenti con tutti soprattutto con i giovani che sono tanti, oggi, che chiedono la nostra tessera, chiedono immediate risposte, chiedono suggerimenti ed indirizzi senza la solita logica del “partito” ma con la semplicità di rapportarsi alla pari, con voglia di continuare a seminare semi per far crescere fiori.. Dimostriamo con i fatti, evitiamo il tutto ci è dovuto… scaliamo di nuovo ripide montagne, cantiamo ancora “fischia il vento”.
Noi ci siamo….
Noi continueremo, sempre a lottare, scendere in piazza, manifestare, applicando le regole della democrazia, noi sempre ci saremo, tutti insieme, continueremo senza alcun timore e remore a costruire sulle fondamenta della nostra Repubblica, La Resistenza, è per noi stimolo sempre attuale. Per chi pensa il contrario, per chi pensa l’inutilità, per chi attualizza falsità, per chi pensa solo all’odio… un suggerimento, venite a conoscerci.!
“A coloro che non vogliono più saperne della Resistenza perché in Italia le cose non vanno come dovrebbero andare, c’è da rispondere che la nostra non sempre lieta situazione presente non dipende da una ragione soltanto: che non abbiamo ancora appreso tutta intera la lezione della libertà. E siccome l’inizio di questo nuovo corso della libertà e stata la Resistenza, si dovrà concludere che i nostri malanni, se ve ne sono, non dipendono già dal fatto che la Resistenza sia fallita, ma dal fatto che non l’abbiamo ancora pienamente realizzata.” - (Norberto Bobbio).
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
Sezione Barona. Milano.
Adesioni:
ANPI sezione Lambrate Ortica.
ANPI sezione Corsico.
ANPI Como.
ANPI sezione Monza.
ANPI Monza e Brianza.
ANPI sezione Buccinasco.
ANPI Trezzano sul Naviglio.
ANPI sezione Precotto.
ANPI sezione Voghera.
ANPI sezione Quarto Oggiaro.
ANPI sezione Sempione Certosa.
ANPI sezione Lainate.
ANPI sezione Legnano.
ANPI sezione Zavattarello.
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martedì 18 maggio 2010
RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE MILITARI.
L’ennesimo massacro perpetrato in Afghanistan impone finalmente una seria e decisiva riflessione da parte del Parlamento e del Governo italiani e della Comunità Internazionale sulla missione militare.
I nostri soldati sono coinvolti in una guerra che dura da anni e di cui non si intravede la fine. Non si può continuare ad assistere a quanto si sta verificando senza un radicale cambio di rotta.
Per tutto ciò l’ANPI ribadisce con forza la richiesta della convocazione di una Conferenza Internazionale di Pace affinché si creino le condizioni per un ritiro immediato delle truppe militari.
PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
I nostri soldati sono coinvolti in una guerra che dura da anni e di cui non si intravede la fine. Non si può continuare ad assistere a quanto si sta verificando senza un radicale cambio di rotta.
Per tutto ciò l’ANPI ribadisce con forza la richiesta della convocazione di una Conferenza Internazionale di Pace affinché si creino le condizioni per un ritiro immediato delle truppe militari.
PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
sabato 15 maggio 2010
VERGOGNA A RIMINI
Comunicato stampa ANPI Rimini
Nei giorni scorsi abbiamo assistito al tentativo di parificare il sacrificio dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti nel 1943 a Reggio Emilia, ad una altro tragico episodio: l'uccisione dei fratelli Govoni, attraverso una manifestazione promossa dal consigliere comunale Barone del Pdl. Due dei fratelli Govoni, Dino e Marino, parteciparono come militari della Repubblica Sociale Italiana all'eccidio di Larghe di Funo, frazione di Argelato, (Bologna), dove vennero uccisi alcuni coloni, saccheggiate e bruciate le case, ennesimo episodio di una lunga catena di omicidi, rastrellamenti, fucilazioni e rappresaglie condotte dai fascisti. Dopo la guerra, alcuni partigiani della II brigata Paolo di Pieve di Cento si vendicarono di tale eccidio, andando oltre al comando impartito del Comitato di Liberazione Nazionale, uccidendo i sette fratelli Govoni. Sull'episodio, crediamo sia giusto utilizzare le parole del nostro vicepresidente, Armando Cossutta, espresse al recente congresso nazionale Cgil, a Rimini: “La Guerra di Liberazione non è stata guerra civile. Non ignoriamo gli episodi drammatici; non li giustifichiamo, e li condanniamo. Ma sia ben chiaro una volta per tutte che sono episodi; gravi ma episodi e che il sangue dei vinti non riuscirà mai ad oscurare l’epopea della Resistenza”. Ciò che ci stupisce, invece, è la richiesta del consigliere Barone al consiglio comunale di cointestare il parco f.lli Cervi anche ai f.lli Govoni. Questo richiesta la respingiamo come una provocazione, un volgare e strumentale tentativo di imitare il disegno di legge 1360 che nelle sue intenzioni voleva parificare partigiani e repubblichini. Nei mesi scorsi il Pdl locale ha tentato di voler intestare una via a Giorgio Almirante, successivamente l’attacco all’antifascismo del centro della Grotta Rossa, oggi questa richiesta. L’Anpi di Rimini vorrebbe capire la discrasia tra le dichiarazioni degli esponenti nazionali del pdl che oramai hanno definitivamente abbandonato questi tentativi negazionisti del valore assoluto della Resistenza e invece il comportamento degli esponenti locali del Pdl, che continuano in questa valorizzazione degli esponenti del fascismi
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Nei giorni scorsi abbiamo assistito al tentativo di parificare il sacrificio dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti nel 1943 a Reggio Emilia, ad una altro tragico episodio: l'uccisione dei fratelli Govoni, attraverso una manifestazione promossa dal consigliere comunale Barone del Pdl. Due dei fratelli Govoni, Dino e Marino, parteciparono come militari della Repubblica Sociale Italiana all'eccidio di Larghe di Funo, frazione di Argelato, (Bologna), dove vennero uccisi alcuni coloni, saccheggiate e bruciate le case, ennesimo episodio di una lunga catena di omicidi, rastrellamenti, fucilazioni e rappresaglie condotte dai fascisti. Dopo la guerra, alcuni partigiani della II brigata Paolo di Pieve di Cento si vendicarono di tale eccidio, andando oltre al comando impartito del Comitato di Liberazione Nazionale, uccidendo i sette fratelli Govoni. Sull'episodio, crediamo sia giusto utilizzare le parole del nostro vicepresidente, Armando Cossutta, espresse al recente congresso nazionale Cgil, a Rimini: “La Guerra di Liberazione non è stata guerra civile. Non ignoriamo gli episodi drammatici; non li giustifichiamo, e li condanniamo. Ma sia ben chiaro una volta per tutte che sono episodi; gravi ma episodi e che il sangue dei vinti non riuscirà mai ad oscurare l’epopea della Resistenza”. Ciò che ci stupisce, invece, è la richiesta del consigliere Barone al consiglio comunale di cointestare il parco f.lli Cervi anche ai f.lli Govoni. Questo richiesta la respingiamo come una provocazione, un volgare e strumentale tentativo di imitare il disegno di legge 1360 che nelle sue intenzioni voleva parificare partigiani e repubblichini. Nei mesi scorsi il Pdl locale ha tentato di voler intestare una via a Giorgio Almirante, successivamente l’attacco all’antifascismo del centro della Grotta Rossa, oggi questa richiesta. L’Anpi di Rimini vorrebbe capire la discrasia tra le dichiarazioni degli esponenti nazionali del pdl che oramai hanno definitivamente abbandonato questi tentativi negazionisti del valore assoluto della Resistenza e invece il comportamento degli esponenti locali del Pdl, che continuano in questa valorizzazione degli esponenti del fascismi
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mercoledì 12 maggio 2010
COMUNICATO STAMPA DELL' ANPI DI LIMBIATE

Si è conclusa la "tre giorni" di visite a Marzabotto e Bologna organizzata dall'ANPI e dalle scuole limbiatesi.
Il 30 aprile si sono recati in Emilia Romagna gli studenti dell'ITC "Elsa Morante" accompagnati dai loro docenti, fra i quali il prof. Rosario Traina, presidente della locale sezione ANPI.
A Marzabotto, oltre a visitare il mausoleo dedicato alle vittime dell'eccidio nazista del 1944, gli studenti hanno potuto, con la visita al museo etrusco e al circostante sito archeologico, avere un importante contatto con quell'importante
civiltà che ebbe, oltre 2500 anni fa, proprio nel territorio emiliano un insediamento di notevole importanza.
Uguale itinerario, il 5 maggio, ha interessato due scolaresche delle scuole medie dove, oltre ai loro insegnanti, era presente la prof. Luisa Quinci, referente del progetto didattico "Non perdiamo la memoria".
La tre giorni di visite ha avuto il suo clou con la visita del 9 maggio di 58 cittadini e iscritti ANPI. A Limbiate pioveva a dirotto, ma il gruppo limbiatese ha trovato, in Emilia, una splendida giornata di sole. Il fitto programma di visite e incontri è stato rispettato in ogni dettaglio. La delegazione era guidata dal direttivo dell'ANPI, dall'assessore Quartu in rappresentanza dell'Amministrazione comunale e ne hanno fatto parte anche i signori Bellini e Volpi in rappresentanza dell'Associazione reduci e combattenti di Limbiate.
Alle 9,30 nell'aula di rappresentanza del Comune di Marzabotto, i partecipanti sono stati ricevuti dal sindaco dott.Romano Franchi. Nel corso dell'incontro hanno preso la parola le due rappresentanze istituzionali e, successivamente, Rosario Traina, presidente dell'ANPI di Limbiate e Federico Sandrolini, segretario dell'ANPI di Marzabotto. In conclusione è seguito uno scambio di pubblicazioni delle rispettive comunità. Subito dopo ha avuto inizio la parte di giornata dedicata alla Memoria dei tragici avvenimenti oggetto del viaggio, tutti caratterizzati da profonda emozione e grande commozione: il mausoleo di Marzabotto e le colline di Monte Sole con la visita, accompagnati dalle guide volontarie del "Parco Storico", ai vari luoghi dell'eccidio nazifascista del 1944.
Dopo il pranzo, organizzato nella fattoria "La Quercia" e interamente preparato con prodotti da agricoltura e allevamenti biologici e che è stato particolarmente apprezzato dai partecipanti, la comitiva si è trasferita a Bologna.
Nel capoluogo emiliano, altri momenti di intensa emozione:
1) la sosta con deposizione di fiori nella Sala d'attesa della Stazione Centrale dove un attentato terroristico,il 2 agosto del 1980, provocò 84 morti e 240 feriti e dove, a ricordarci quel tragico avvenimento, la ricostruzione successiva,ha lasciato uno squarcio nella parete esterna con l'orologio drammaticamente bloccato alle 10,25 ora della strage.
2) altro mazzo di fiori è stato deposto in Piazza del Nettuno, davanti al Sacrario dei 2.200 Partigiani bolognesi caduti durante la Resistenza.
La breve passeggiata in Piazza Maggiore e la visita alle Torri degli Asinelli hanno concluso la giornata.
Stanchi, ma soddisfatti della giornata è iniziato il viaggio del ritorno e già in pullman abbiamo cominciato a ragionare
sul programma di viaggi per la prossima primavera.
...... e adesso, dal 16 al 19 maggio, ad Auschwitz, altro luogo simbolo delle tragedie del XX secolo.
ANPI LIMBIATE
martedì 11 maggio 2010
ANCORA MANIFESTAZIONI NAZIFASCISTE A MILANO
Contro le manifestazioni nazifasciste a Milano
città medaglia d’oro alla Resistenza
Il 22 Maggio è prevista una manifestazione nazionale di Forza Nuova, gruppo che si richiama inequivocabilmente ad una tradizione nazista e fascista.
Tale parata non può essere svolta perché contrasta palesemente con la Carta Costituzionale.
Le aggressioni simboliche, avvenute nei giorni scorsi a Milano, con una serie di manifestazioni fasciste e razziste hanno infangato la città medaglia d’oro alla Resistenza e rappresentano una regressione rispetto ai valori nati dalla Resistenza e fatti propri dalla nostra carta costituzionale, ancora in vigore.
Uno sfregio a tutti coloro hanno contribuito alla nascita di uno stato democratico pagando anche con la vita. Uno schiaffo alla memoria di chi s’impegnò nella fattiva costruzione di una società più giusta e solidale tra cui Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, Piero Calamandrei. L’esatto contrario di ciò che ha caratterizzato il ventennio fascista: Chi autorizza tale raduno e s’adopera ad un becero e deleterio revisionismo, si assume un’enorme responsabilità di fronte a tutti i cittadini democratici. Per queste ragioni, il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6.
Chiede:
Al Sindaco Moratti di non ospitare tale manifestazione
Ai Consiglieri Comunali d’adoperarsi affinché la città di Milano non sia teatro di tale inciviltà.
Al Presidente del Consiglio di Zona 6 Girtanner, in rappresentanza di tutto il consiglio, di assumere una ferma presa di posizione contro tale raduno.
A tutti i Consiglieri di zona 6 di essere portavoce di tali istanze.
Il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6, chiama la cittadinanza affinché partecipi a tutte le manifestazioni antifasciste in programma.
Il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6 si adopererà in azioni di contrasto verso quelle manifestazioni che richiamano ideologie già viste, che sono sostanziate in politiche di odio,sterminio, aggressioni coloniali e guerre.
Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia
Milano zona 6.
città medaglia d’oro alla Resistenza
Il 22 Maggio è prevista una manifestazione nazionale di Forza Nuova, gruppo che si richiama inequivocabilmente ad una tradizione nazista e fascista.
Tale parata non può essere svolta perché contrasta palesemente con la Carta Costituzionale.
Le aggressioni simboliche, avvenute nei giorni scorsi a Milano, con una serie di manifestazioni fasciste e razziste hanno infangato la città medaglia d’oro alla Resistenza e rappresentano una regressione rispetto ai valori nati dalla Resistenza e fatti propri dalla nostra carta costituzionale, ancora in vigore.
Uno sfregio a tutti coloro hanno contribuito alla nascita di uno stato democratico pagando anche con la vita. Uno schiaffo alla memoria di chi s’impegnò nella fattiva costruzione di una società più giusta e solidale tra cui Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, Piero Calamandrei. L’esatto contrario di ciò che ha caratterizzato il ventennio fascista: Chi autorizza tale raduno e s’adopera ad un becero e deleterio revisionismo, si assume un’enorme responsabilità di fronte a tutti i cittadini democratici. Per queste ragioni, il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6.
Chiede:
Al Sindaco Moratti di non ospitare tale manifestazione
Ai Consiglieri Comunali d’adoperarsi affinché la città di Milano non sia teatro di tale inciviltà.
Al Presidente del Consiglio di Zona 6 Girtanner, in rappresentanza di tutto il consiglio, di assumere una ferma presa di posizione contro tale raduno.
A tutti i Consiglieri di zona 6 di essere portavoce di tali istanze.
Il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6, chiama la cittadinanza affinché partecipi a tutte le manifestazioni antifasciste in programma.
Il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6 si adopererà in azioni di contrasto verso quelle manifestazioni che richiamano ideologie già viste, che sono sostanziate in politiche di odio,sterminio, aggressioni coloniali e guerre.
Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia
Milano zona 6.
venerdì 7 maggio 2010
" PARTIGIANI INFAMI ". IL GRIDO DEI NEOFASCISTI A ROMA.


ROMA (7 maggio) - «Quelli che ci attaccano sono infami come i loro nonni partigiani, il nostro cammino sarà la loro distruzione». Sono le parole di Francesco Polacchi, 24anni, uno tra i leader di Blocco Studentesco, il movimento di destra vicino a Casa Pound che stamattina era in sit-in a Roma, in piazza della Repubblica.
Un evento molto contestato nelle ultime settimane, che ha portato gli antifascisti a organizzare un contropresidio. I centri sociali e gli studenti di sinistra hanno sfilato in piazza Santi Apostoli, davanti alla prefettura, in un centro città blindato per evitare scontri e violenze. Tutto, alla fine, si è svolto senza intoppi, mentre dal palco dell'estrema destra i partigiani venivano insultati e la Liberazione dal nazifascismo veniva definita «una sconfitta militare».
«Giovinezza al potere». In piazza della Repubblica sono venuti da tutta Italia in 1.200 per partecipare a «Giovinezza al potere», la manifestazione organizzata dal Blocco Studentesco, il movimento di destra vicino a Casa Pound. Sulle magliette dei manifestanti, si leggeva «sacerdoti del fascismo» e «nel dubbio mena». Le forze dell'ordine hanno circondato tutta la piazza, dove per quattro ore sono stati esposti tricolori e striscioni come «Il coraggio, l'audacia, la ribellione, giovinezza al potere» e «più sport in scuole e atenei».
L'iniziativa del Blocco studentesco, a pochi giorni dalle elezioni universitarie nazionali del 12 e 13 maggio, aveva provocato diverse reazioni nelle scorse settimane. L'Anpi romano si era opposto parlando di “nuova marcia su Roma” e la questura, temendo scontri con i militanti di sinistra, aveva deciso di limitare il previsto corteo a un sit-in.
In contrapposizione al Blocco studentesco erano due le manifestazioni organizzate oggi a Roma. Davanti alla prefettura in piazza Santi Apostoli sono andate in presidio circa 600 persone. Tra le bandiere di Rifondazione comunista, del Partito comunista dei lavoratori e dei Giovani comunisti hanno sfilato anche gli universitari di Roma Tre, ateneo dove lo scorso 13 aprile nove ragazzi erano rimasti feriti in uno scontro con i giovani di Casa Pound. La piazza era transennata dalla polizia lungo via IV Novembre.
Dalla contromanifestazione accuse al ministro dell'Istruzione. Il volto di Mariastella Gelmini affiancato a un'immagine dei giovani di Casa Pound era su un cartellone che recitava: «Gli unici consulenti che troverai al ministero».
Sempre in mattinata un corteo di un centinaio di studenti è partito dal liceo Virgilio alla volta di Campo de' Fiori: “Fuori i fascisti dalle scuole”, si leggeva su uno striscione.
«La nostra non è una manifestazione nostalgica - ha detto il leader di Casapound, Gianluca Iannone - E' una risposta politica ad un clima di intimidazione. Il termine fascisti del terzo millennio ce lo ha dato la stampa e noi ce lo siamo presi perchè ci diverte».
Polacchi, uno degli uomini di punta del Blocco studentesco, ha definito i partigiani «infami»: «In Italia c'è una damnatio memoriae che ha colpito il fascismo, invece i partigiani non hanno mai dovuto rispondere di tutto quello che hanno compiuto. Basti pensare alla bomba di via Rasella, all'omicidio a sangue freddo di Aldo Resega e alle Foibe». E la Liberazione? «I partigiani la chiamano così, in realtà è una sconfitta militare».
In difesa degli estremisti di destra il consigliere comunale Pdl Ugo Cassone: «La manifestazione si è svolta in un clima di grande partecipazione e grande entusiasmo. Al centro del dibattito sono stati posti i temi della scuola e dell'università, ma anche la questione della gerontocrazia che attanaglia ancora oggi il nostro paese - ha scritto in una nota - La battaglia per superare questo status quo nella gestione del potere, marcia di pari passo con la speranza che finalmente spariscano le vecchie ideologie, in particolare quella comunista».
«Una brutta pagina per la città di Roma». Questa la presa di posizione del Pd del Lazio nelle dichiarazioni del segretario regionale Alessandro Mazzoli: «Questa mattina in piazza della Repubblica sono apparsi slogan esaltanti il fascismo e si sono sentiti cori contro i partigiani, bollati come “infami” in un tripudio di bandiere nere e scritte che inneggiano alla violenza. Una brutta pagina per la città di Roma, che qualche esponente del Pdl ha addirittura celebrato, dimostrando scarso rispetto per i valori sanciti dalla nostra Costituzione».
Disagi per il traffico. Per alcune ore il sit-in di Casapound e Blocco Studentesco e la protesta parallela degli antifascisti hanno causato qualche ingorgo nelle strade vicine a piazza della Repubblica e a piazza Venezia. Chiuso in mattinata anche il tratto di via Napoleone III, all'Esquilino, davanti al palazzo di Casapound.
tratto da il Messaggero.it
COMUNICATO CONGIUNTO ANPI - ANED
Gli Stati Generali del Comune hanno fornito l’occasione per alcune grottesche manifestazioni verbali da parte di un Consigliere ed europarlamentare (Carlo Fidanza), già noto per simili exploit, e forse non solo da parte sua. Si è tentato, cioè, di rimettere in discussione, in una sede peraltro impropria, la decisione della Giunta Comunale, trasfusa anche in una formale delibera, di dare vita ad una “Casa della memoria” stabilendo anche che in essa avrebbero avuto sede l’ANPI, l’Istituto nazionale per la storia del Movimento di Liberazione, l’ANED, l’AIVITER e l’Associazione familiari di vittime della strage di Piazza Fontana, tutte Associazioni ed Enti riconosciuti per il loro impegno per la libertà e la democrazia. Quella decisione, a cui si è giustamente richiamato il Sindaco, è stata più volte confermata anche in comunicati, ed è stata sottoposta all’attenzione del Capo dello Stato, in occasione della sua visita a Milano del 7 dicembre 2009. Non basta però rilevare che è fuori discussione una qualsiasi modifica della decisione; occorre anche sottolineare il significato dell’assurda motivazione addotta per giustificare l’auspicata esclusione dell’ANPI e dell’ANED, sostenendo un presunto collegamento, quanto meno ideologico, tra ANPI e Brigate Rosse. Siamo davvero di fronte alla negazione ed al travisamento della storia, per quanto riguarda l’ANPI, ed all’assoluta mancanza di argomenti, ancorché pretestuosi, per quanto riguarda l’ANED. Bisognerebbe ricordare, ogni tanto, all’On. Fidanza ed ai suoi eventuali seguaci, che se oggi possono dire liberamente certe assurdità, è solo perché approfittano di una libertà che centomila morti hanno conquistato per loro, lasciando come eredità la speranza e il progetto di un futuro migliore. E’ singolare comunque, che certe manifestazioni verbali trovino tanto spazio nella stampa, talora così poco attenta da sottovalutarne la pericolosità e da dedicare all’argomento un titolo (“Il Pdl sfratta i partigiani dalla Casa della memoria”) che davvero non potrebbe essere più inopportuno e lontano dalla realtà.
Il Presidente dell’ANED. Gianfranco Maris
Il Presidente dell’ANPI. Carlo Smuraglia
Il Presidente dell’ANED. Gianfranco Maris
Il Presidente dell’ANPI. Carlo Smuraglia
mercoledì 5 maggio 2010
PDL ANCORA ALL' ATTACCO DELL' ANPI
"Fuori Anpi dalla Casa della Memoria". E' la richiesta emersa dai consiglieri del Pdl negli stati generali della maggioranza di Palazzo Marino al Museo della Scienza. La proposta, presentata alla riunione da Carlo Fidanza, è che "l'iniziativa della Casa della Memoria si realizzi senza le associazioni partigiane, come era previsto nella versione originaria del progetto" in quanto tali associazioni non sono "rappresentative di tutte le vittime del terrorismo che si vogliono ricordare con questa iniziativa".
Con Fidanza, il capogruppo del Pdl, Giulio Gallera, per il quale con una presenza dell'Anpi "si svaluta la funzione della Casa della Memoria, di ricordare le vittime di ogni terrorismo. La memoria non e' solo un fatto dei partigiani. L'Anpi deve avere sedi adeguate, ma un'altra sede rispetto alla Casa della Memoria. Quello che abbiamo approvato in Consiglio comunale per realizzarla e' un'altra cosa".
La posizione di Fidanza e Gallera non è nuova: ampie frange di ex An sostengono infatti da tempo l'inopportunità di ospitare la memoria del partigiani nella casa delle vittime per il terrorismo. Il progetto della futura casa della memoria, firmato dall' architetto Stefano Boeri, fu presentato lo scorso dicembre al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma la sua realizzazione resta ancora incerta. Mentre nel quadro delle dismissioni degli stabili comunali le associazioni dei partigiani e degli ex deportati hanno già ricevuto lo sfratto.
Dura la reazione di Antonio Pizzinato, presidente dell'Anpi: "Il Comitato permanente antifascista è stata una realtà fondamentale nella lotta contro il terrorismo, lo stragismo e la violenza. Quello per la Casa della Memoria è un impegno solenne assunto dalla Giunta e ribadito di fronte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non si possono cancellare la memoria e gli impegni assunti di fronte alle massime autorità dello Stato.
La Repubblica. Milano. 4 Maggio 2010.
Con Fidanza, il capogruppo del Pdl, Giulio Gallera, per il quale con una presenza dell'Anpi "si svaluta la funzione della Casa della Memoria, di ricordare le vittime di ogni terrorismo. La memoria non e' solo un fatto dei partigiani. L'Anpi deve avere sedi adeguate, ma un'altra sede rispetto alla Casa della Memoria. Quello che abbiamo approvato in Consiglio comunale per realizzarla e' un'altra cosa".
La posizione di Fidanza e Gallera non è nuova: ampie frange di ex An sostengono infatti da tempo l'inopportunità di ospitare la memoria del partigiani nella casa delle vittime per il terrorismo. Il progetto della futura casa della memoria, firmato dall' architetto Stefano Boeri, fu presentato lo scorso dicembre al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma la sua realizzazione resta ancora incerta. Mentre nel quadro delle dismissioni degli stabili comunali le associazioni dei partigiani e degli ex deportati hanno già ricevuto lo sfratto.
Dura la reazione di Antonio Pizzinato, presidente dell'Anpi: "Il Comitato permanente antifascista è stata una realtà fondamentale nella lotta contro il terrorismo, lo stragismo e la violenza. Quello per la Casa della Memoria è un impegno solenne assunto dalla Giunta e ribadito di fronte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non si possono cancellare la memoria e gli impegni assunti di fronte alle massime autorità dello Stato.
La Repubblica. Milano. 4 Maggio 2010.
GRANDE PRIMO MAGGIO A PORTELLA DELLA GINESTRA
L'ANPI provinciale di Monza e Brianza ha partecipato alla grande manifestazione del 1° maggio a Portella della Ginestra.
Nella foto i delegati provinciali:
Sergio Cucci della sezione di Bovisio Masciago, Andrea Finzi dell'Anpi di Triuggio ed Emanuela Manco della sezione monzese.
Cliccate sul link sotto la foto per leggere l'intervento integrale di Raimondo Ricci.

http://www.anpi.it/manif/portella_010510/ricci.pdf
Nella foto i delegati provinciali:
Sergio Cucci della sezione di Bovisio Masciago, Andrea Finzi dell'Anpi di Triuggio ed Emanuela Manco della sezione monzese.
Cliccate sul link sotto la foto per leggere l'intervento integrale di Raimondo Ricci.

http://www.anpi.it/manif/portella_010510/ricci.pdf
lunedì 3 maggio 2010
ROMA, APPELLO ANTIFASCISTA.
Il mondo della formazione respinge i «fascisti del terzo millennio» di CasaPound e Blocco studentesco, che vorrebbero manifestare a Roma il 7 maggio. «I gruppi che si ispirano al fascismo, sono corpi estranei al tessuto vivo di scuola e università e non devono trovare cittadinanza e accessibilità in questi luoghi», dicono.
Nelle ultime settimane, due, tra le principali università di Roma –Tor Vergata e Roma Tre – sono state attraversate da episodi di violenza, che ci lasciano attoniti e preoccupati.
Nel primo caso sono avvenuti, in pieno giorno, durante lo svolgimento di un Senato Accademico, nel secondo invece, durante la sera, di fronte alla Facoltà di Lettere. In entrambe i casi, i diretti responsabili di queste aggressioni, indiscriminate, perpetrate ai danni degli studenti, appartengono all’organizzazione Blocco Studentesco, la parte giovanile del gruppo politico di Casa Pound. Per scoprire di cosa si tratta è sufficiente guardare il sito e i blog: loro stessi, infatti, si definiscono “fascisti del terzo millennio”.
Non si tratta solo di slogan, ma di un’applicazione diretta e sistematica di pratiche violente ed antidemocratiche, fatte di insulti, minacce, aggressioni, ai danni degli studenti universitari e della scuole superiori, che esprimono delle opinioni differenti, contrarie alle teorie e ai metodi di ispirazione neofascista. Il Blocco studentesco, già l’anno passato, nel pieno del movimento dell’Onda, si è reso responsabile di aggressioni e disordini, colpendo direttamente, durante la discussione in Senato del d.d.l Gelmini, gli studenti che manifestavano a Piazza Navona.
E’ probabilmente superfluo richiamare alcuni principi costituzionali, o la legge Mancino del ’93, che vietano esplicitamente gesti e azioni che si richiamano all’ideologia nazifascista. Molto più semplicemente, basterebbe osservare che la proliferazione di questi gruppi, ci segnala una situazione di vera e propria emergenza democratica.
In questo contesto, è importante assumere una posizione chiara, dire che coloro che incitano alla discriminazione razziale, coloro che applicano sistematicamente la violenza nei confronti del diverso, coloro che traggono ispirazione dal fascismo e dal cameratismo militaresco, non sono i benvenuti nelle scuole e nell’università. Ed è importante che a dire questo sia l’intero corpo democratico, in primis del mondo della formazione, per ribadire che la libertà e la democrazia non sono dati acquisiti una volta per tutte, ma pratiche da difendere e rinnovare ogni giorno.
Chiediamo a tutti i componenti del mondo della formazione, docenti in primo luogo, ricercatori, dottorandi studenti, ma anche a tutte le forze politiche, di prender parola, di esprimersi a riguardo. Di aprire gli occhi rispetto alla vera natura di queste organizzazioni che, se da un lato presentano pubblicamente una nuova facciata di presunta democraticità, dall’altro perpetuano un’ideologia e delle pratiche profondamente violente e anti-costituzionali.
Crediamo sia necessario, mai come adesso, ribadire con forza, che i gruppi che si ispirano nel loro agire politico quotidiano al fascismo, sono corpi estranei al tessuto vivo di scuola e università e pertanto non devono trovare cittadinanza e accessibilità in questi luoghi, di cui la democrazia e l’antifascismo costituiscono la base imprescindibile.
Chiediamo a tutte le forze politiche democratiche di prendere posizione, in modo chiaro e netto, rispetto alla manifestazione che il Blocco studentesco intende fare venerdì 7 maggio. E’ importante che tutti, dai municipi, al comune fino ad arrivare alla regione, dicano – così come ha già fatto l’Anpi – che questa manifestazione, organizzata da un gruppo di neofascisti con il beneplacito del P.d.L., deve essere vietata, assolutamente.
Per quel giorno, dalle università di Roma e da tutte le scuole, abbiamo deciso di mobilitarci. Crediamo che non si possa rimanere in silenzio, di fronte ad una situazione di emergenza, meglio di urgenza democratica. Crediamo che, nonostante le riduzioni semplicistiche operate dai media, chi conduce una pratica politica aggressiva, razzista, militare, non possa essere equiparato tout court ad un gruppo di studenti, o sedicenti tali.
STUDENTI MEDI ED UNIVERSITARI
1.Alberto Asor Rosa – Professore Emerito di Letteratura Italiana – Università di Roma La Sapienza
2.Raul Mordenti – Professore di Critica Letteraria – Università di Tor Vergata
3.Paolo De Nardis – Professore di Sociologia – Università di Roma La Sapienza
4.Antonello D’angelo – Professore di Storia della metafisica nel pensiero contemporaneo – Università di Roma La Sapienza
5.Irene Kajon – Professoressa di Antropologia filosofica – Università di Roma La Sapienza
6.Myriam Silvera – Professoressa di Storia dell’ebraismo – Università di Roma La Sapienza
7.Pierluigi Valenza – Professore di Filosofia della religione – Università di Roma La Sapienza
8.Paolo Vinci – Professore di Filosofia pratica – Università di Roma La Sapienza
9.Elena Gagliasso – Professoressa di Filosofia e scienze del vivente – Università di Roma La Sapienza
10.Fiorella Bassan – Professoressa di Ermeneutica artistica – Università di Roma La Sapienza
11.Donatella Di Cesare – Professoressa di Filosofia del linguaggio – Università di Roma La Sapienza
12.Francesco Saverio Trincia – Professore di Filosofia morale – Università di Roma La Sapienza
13.Tito Magri – Professore di Filosofia teoretica – Università di Roma La Sapienza
14.Carlo Cellucci – Professore di Logica – Università di Roma La Sapienza
15.Lucio Pagnoncelli – Professore di Pedagogia generale – Università di Roma La Sapienza
16.Pietro Lucisano – Professore di Pedagogia sperimentale – Università di Roma La Sapienza
17.Orlando Franceschelli – Professore di Teoria dell’evoluzione e politica – Università di Roma La Sapienza
18.Caterina Botti – Professoressa di Etica delle donne – Università di Roma La Sapienza
19.Stefano Gensini – Professore di Semiotica – Università di Roma La Sapienza
20.Edoardo Ferrario – Professore di Estetica – Università di Roma La Sapienza
21.Giorgio Asquini – Professore di Pedagogia sperimentale integrato – Università di Roma La Sapienza
22.Paul Corner – Direttore del Centro Studi Regimi Totalitari[CISReTo] – Dipartimento di Scienze Storiche – Università degli Studi di Siena
23.Marina Minucci – Professoressa di lingua Francese – Università di Roma La Sapienza
24.Alessandra Ciattini – Professoressa di Antropoloigia Culturale – Università di Roma La Sapienza
25. Stefano Garroni – Ricercatore CNR – Università di Roma La Sapienza
26.Paola Lombardi – Professore di Antichità greche – Università di Roma La Sapienza
27.Leonardo Capezzone – Professore di Storia del Mediterraneo arabo-islamico – Università di Roma La Sapienza
28.Sonia Gentili – Professoressa di Letteratura Italiana – Università di Roma La Sapienza
29.Maria Rosaria Marella – Professoressa di diritto privato – Università di Perugia
30.Simone Capra – Dottorando di ricerca Villard de Honnecourt – Università di Roma Tre
31.Giorgio Mariani – Professore di Lingue e letterature anglo-americane – Università di Roma La Sapienza
32.Barbara Staniscia – Ricercatrice di Scienze Umanistiche – Università di Roma La Sapienza
33.Marco Ribezzi Crivellari – Dottorando di ricerca in Fisica – Università di Roma 3
34.Jorg Senf – Professore di Tedesco – Università La Sapienza di Roma
35.Paolo Desideri – Professore di Progettazione architettonica e urbana – Università di Roma Tre
36.Francesco Careri – Ricercatore di Progettazione architettonica e urbana – Università di Roma Tre
37.Bianca Iaccarino Idelson – Ricercatrice di psicologia dinamica – Università di Roma Tre
38.Sandra Annunziata – Assegnista di ricerca del Dipsu – Università di Roma Tre
39.Daniela De Leo – Assegnista di ricerca del Dipsu – Università di Roma Tre
40.Ilaria Panato – Dottoranda del Dipsu – Università di Roma Tre
41.Viola Mordenti – Dottoranda del Dipsu – Università di Roma Tre
42.Giorgia Cacciotti – Dottore di ricerca – Università di Roma Tre
43.Viviana Fini – Dottore di ricerca – Università di Roma Tre
44.Claudia Gatti – Dottore di ricerca – Università di Roma Tre
45.Marco Tullio Liuzza – Dottorando in Neuroscienze cognitive e sociali – Università di Roma La Sapienza
46.Federico Marini – Ricercatore in Chimica – Università di Roma La Sapienza
47.Pietro Montani – Professore di Estetica – Università di Roma La Sapienza
48.Paola Rodano – Professore di Istituzioni di filosofia teoretica – Università di Roma La Sapienza
49.Francesco Pitocco – Professore di Storia – Università di Roma La Sapienza
50.Piero Bevilacqua – Professore di Storia – Università di Roma La Sapienza
51. Saverio Luzzi – Dottore in Storia e scrittore
52.Giancarlo Ruocco – Direttore del dipartimento di Fisica – Università di Roma La Sapienza
53.Margherita Hack – Professoressa di Astrofisica – Università di Trieste
54.Oliviero Diliberto – Professore di Diritto romano – Università di Roma La Sapienza
55.Vito Francesco Porcaro – Ricercatore Inaf
56.Chiara Cavallaro – Ricercatrice Cnr
57.Paola Bertolazzi – Ricercatrice Cnr
58.Angelita Castellani – Ricercatore Cnr
59.Orazio Licandro – Professore di Diritto romano – Università di Catanzaro
60.Antonio Montefusco – Ricercatore di Storia medievale – Università di Roma La Sapienza
61.Irene Bevilacqua – Dottoranda di Storia contemporanea – Università di Roma La Sapienza
62.Livio Ciappetta – Dottoranda di Storia moderna – Università di Roma La Sapienza
63.Danilo Corradi – Dottorando di Storia contemporanea – Università di Roma La Sapienza
64.Giuseppe Ricco – Professore di Ingegneria – Università di Palermo
65.Anna Giglio – Ricercatrice al Cnr
66.Bruno Buongiorno Nardelli – Ricercatore al Cnr
67.Francesca Margiotta – Ricercatrice al Cnr
68.Luciano Mariti – Direttore del dipartimento Arti e Scienze dello spettacolo – Università di Roma La Sapienza
69.Bruno Martino – Ricercatore al Cnr
70.Danilo Di Genova – Dottorando di ricerca in Geodinamica – Università Roma Tre
Nelle ultime settimane, due, tra le principali università di Roma –Tor Vergata e Roma Tre – sono state attraversate da episodi di violenza, che ci lasciano attoniti e preoccupati.
Nel primo caso sono avvenuti, in pieno giorno, durante lo svolgimento di un Senato Accademico, nel secondo invece, durante la sera, di fronte alla Facoltà di Lettere. In entrambe i casi, i diretti responsabili di queste aggressioni, indiscriminate, perpetrate ai danni degli studenti, appartengono all’organizzazione Blocco Studentesco, la parte giovanile del gruppo politico di Casa Pound. Per scoprire di cosa si tratta è sufficiente guardare il sito e i blog: loro stessi, infatti, si definiscono “fascisti del terzo millennio”.
Non si tratta solo di slogan, ma di un’applicazione diretta e sistematica di pratiche violente ed antidemocratiche, fatte di insulti, minacce, aggressioni, ai danni degli studenti universitari e della scuole superiori, che esprimono delle opinioni differenti, contrarie alle teorie e ai metodi di ispirazione neofascista. Il Blocco studentesco, già l’anno passato, nel pieno del movimento dell’Onda, si è reso responsabile di aggressioni e disordini, colpendo direttamente, durante la discussione in Senato del d.d.l Gelmini, gli studenti che manifestavano a Piazza Navona.
E’ probabilmente superfluo richiamare alcuni principi costituzionali, o la legge Mancino del ’93, che vietano esplicitamente gesti e azioni che si richiamano all’ideologia nazifascista. Molto più semplicemente, basterebbe osservare che la proliferazione di questi gruppi, ci segnala una situazione di vera e propria emergenza democratica.
In questo contesto, è importante assumere una posizione chiara, dire che coloro che incitano alla discriminazione razziale, coloro che applicano sistematicamente la violenza nei confronti del diverso, coloro che traggono ispirazione dal fascismo e dal cameratismo militaresco, non sono i benvenuti nelle scuole e nell’università. Ed è importante che a dire questo sia l’intero corpo democratico, in primis del mondo della formazione, per ribadire che la libertà e la democrazia non sono dati acquisiti una volta per tutte, ma pratiche da difendere e rinnovare ogni giorno.
Chiediamo a tutti i componenti del mondo della formazione, docenti in primo luogo, ricercatori, dottorandi studenti, ma anche a tutte le forze politiche, di prender parola, di esprimersi a riguardo. Di aprire gli occhi rispetto alla vera natura di queste organizzazioni che, se da un lato presentano pubblicamente una nuova facciata di presunta democraticità, dall’altro perpetuano un’ideologia e delle pratiche profondamente violente e anti-costituzionali.
Crediamo sia necessario, mai come adesso, ribadire con forza, che i gruppi che si ispirano nel loro agire politico quotidiano al fascismo, sono corpi estranei al tessuto vivo di scuola e università e pertanto non devono trovare cittadinanza e accessibilità in questi luoghi, di cui la democrazia e l’antifascismo costituiscono la base imprescindibile.
Chiediamo a tutte le forze politiche democratiche di prendere posizione, in modo chiaro e netto, rispetto alla manifestazione che il Blocco studentesco intende fare venerdì 7 maggio. E’ importante che tutti, dai municipi, al comune fino ad arrivare alla regione, dicano – così come ha già fatto l’Anpi – che questa manifestazione, organizzata da un gruppo di neofascisti con il beneplacito del P.d.L., deve essere vietata, assolutamente.
Per quel giorno, dalle università di Roma e da tutte le scuole, abbiamo deciso di mobilitarci. Crediamo che non si possa rimanere in silenzio, di fronte ad una situazione di emergenza, meglio di urgenza democratica. Crediamo che, nonostante le riduzioni semplicistiche operate dai media, chi conduce una pratica politica aggressiva, razzista, militare, non possa essere equiparato tout court ad un gruppo di studenti, o sedicenti tali.
STUDENTI MEDI ED UNIVERSITARI
1.Alberto Asor Rosa – Professore Emerito di Letteratura Italiana – Università di Roma La Sapienza
2.Raul Mordenti – Professore di Critica Letteraria – Università di Tor Vergata
3.Paolo De Nardis – Professore di Sociologia – Università di Roma La Sapienza
4.Antonello D’angelo – Professore di Storia della metafisica nel pensiero contemporaneo – Università di Roma La Sapienza
5.Irene Kajon – Professoressa di Antropologia filosofica – Università di Roma La Sapienza
6.Myriam Silvera – Professoressa di Storia dell’ebraismo – Università di Roma La Sapienza
7.Pierluigi Valenza – Professore di Filosofia della religione – Università di Roma La Sapienza
8.Paolo Vinci – Professore di Filosofia pratica – Università di Roma La Sapienza
9.Elena Gagliasso – Professoressa di Filosofia e scienze del vivente – Università di Roma La Sapienza
10.Fiorella Bassan – Professoressa di Ermeneutica artistica – Università di Roma La Sapienza
11.Donatella Di Cesare – Professoressa di Filosofia del linguaggio – Università di Roma La Sapienza
12.Francesco Saverio Trincia – Professore di Filosofia morale – Università di Roma La Sapienza
13.Tito Magri – Professore di Filosofia teoretica – Università di Roma La Sapienza
14.Carlo Cellucci – Professore di Logica – Università di Roma La Sapienza
15.Lucio Pagnoncelli – Professore di Pedagogia generale – Università di Roma La Sapienza
16.Pietro Lucisano – Professore di Pedagogia sperimentale – Università di Roma La Sapienza
17.Orlando Franceschelli – Professore di Teoria dell’evoluzione e politica – Università di Roma La Sapienza
18.Caterina Botti – Professoressa di Etica delle donne – Università di Roma La Sapienza
19.Stefano Gensini – Professore di Semiotica – Università di Roma La Sapienza
20.Edoardo Ferrario – Professore di Estetica – Università di Roma La Sapienza
21.Giorgio Asquini – Professore di Pedagogia sperimentale integrato – Università di Roma La Sapienza
22.Paul Corner – Direttore del Centro Studi Regimi Totalitari[CISReTo] – Dipartimento di Scienze Storiche – Università degli Studi di Siena
23.Marina Minucci – Professoressa di lingua Francese – Università di Roma La Sapienza
24.Alessandra Ciattini – Professoressa di Antropoloigia Culturale – Università di Roma La Sapienza
25. Stefano Garroni – Ricercatore CNR – Università di Roma La Sapienza
26.Paola Lombardi – Professore di Antichità greche – Università di Roma La Sapienza
27.Leonardo Capezzone – Professore di Storia del Mediterraneo arabo-islamico – Università di Roma La Sapienza
28.Sonia Gentili – Professoressa di Letteratura Italiana – Università di Roma La Sapienza
29.Maria Rosaria Marella – Professoressa di diritto privato – Università di Perugia
30.Simone Capra – Dottorando di ricerca Villard de Honnecourt – Università di Roma Tre
31.Giorgio Mariani – Professore di Lingue e letterature anglo-americane – Università di Roma La Sapienza
32.Barbara Staniscia – Ricercatrice di Scienze Umanistiche – Università di Roma La Sapienza
33.Marco Ribezzi Crivellari – Dottorando di ricerca in Fisica – Università di Roma 3
34.Jorg Senf – Professore di Tedesco – Università La Sapienza di Roma
35.Paolo Desideri – Professore di Progettazione architettonica e urbana – Università di Roma Tre
36.Francesco Careri – Ricercatore di Progettazione architettonica e urbana – Università di Roma Tre
37.Bianca Iaccarino Idelson – Ricercatrice di psicologia dinamica – Università di Roma Tre
38.Sandra Annunziata – Assegnista di ricerca del Dipsu – Università di Roma Tre
39.Daniela De Leo – Assegnista di ricerca del Dipsu – Università di Roma Tre
40.Ilaria Panato – Dottoranda del Dipsu – Università di Roma Tre
41.Viola Mordenti – Dottoranda del Dipsu – Università di Roma Tre
42.Giorgia Cacciotti – Dottore di ricerca – Università di Roma Tre
43.Viviana Fini – Dottore di ricerca – Università di Roma Tre
44.Claudia Gatti – Dottore di ricerca – Università di Roma Tre
45.Marco Tullio Liuzza – Dottorando in Neuroscienze cognitive e sociali – Università di Roma La Sapienza
46.Federico Marini – Ricercatore in Chimica – Università di Roma La Sapienza
47.Pietro Montani – Professore di Estetica – Università di Roma La Sapienza
48.Paola Rodano – Professore di Istituzioni di filosofia teoretica – Università di Roma La Sapienza
49.Francesco Pitocco – Professore di Storia – Università di Roma La Sapienza
50.Piero Bevilacqua – Professore di Storia – Università di Roma La Sapienza
51. Saverio Luzzi – Dottore in Storia e scrittore
52.Giancarlo Ruocco – Direttore del dipartimento di Fisica – Università di Roma La Sapienza
53.Margherita Hack – Professoressa di Astrofisica – Università di Trieste
54.Oliviero Diliberto – Professore di Diritto romano – Università di Roma La Sapienza
55.Vito Francesco Porcaro – Ricercatore Inaf
56.Chiara Cavallaro – Ricercatrice Cnr
57.Paola Bertolazzi – Ricercatrice Cnr
58.Angelita Castellani – Ricercatore Cnr
59.Orazio Licandro – Professore di Diritto romano – Università di Catanzaro
60.Antonio Montefusco – Ricercatore di Storia medievale – Università di Roma La Sapienza
61.Irene Bevilacqua – Dottoranda di Storia contemporanea – Università di Roma La Sapienza
62.Livio Ciappetta – Dottoranda di Storia moderna – Università di Roma La Sapienza
63.Danilo Corradi – Dottorando di Storia contemporanea – Università di Roma La Sapienza
64.Giuseppe Ricco – Professore di Ingegneria – Università di Palermo
65.Anna Giglio – Ricercatrice al Cnr
66.Bruno Buongiorno Nardelli – Ricercatore al Cnr
67.Francesca Margiotta – Ricercatrice al Cnr
68.Luciano Mariti – Direttore del dipartimento Arti e Scienze dello spettacolo – Università di Roma La Sapienza
69.Bruno Martino – Ricercatore al Cnr
70.Danilo Di Genova – Dottorando di ricerca in Geodinamica – Università Roma Tre
venerdì 30 aprile 2010
BERLINO 1945, LA GUERRA MAI VISTA NELLE FOTO RITROVATE
Cliccate sul link sottostante per vedere le foto inedite
http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/27/foto/berlino_1945-3652586/1/
http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/27/foto/berlino_1945-3652586/1/
FASCISTI SFILANO PER LE VIE DI MILANO

Corteo di destra nelle vie di Milano.
In centinaia con croci celtiche e tricolori.
La destra ha ricordato Sergio Ramelli, giovane missino ucciso 35 anni fa, Carlo Borsani e Enrico Pedenovi
Con le fiaccole, le bandiere con le croci celtiche e i tricolori italiani alcune centinaia di militanti di estrema destra (800 per la questura, oltre 1.000 per gli organizzatori) hanno sfilato per le vie di Milano in ricordo di Sergio Ramelli, giovane missino ucciso 35 anni fa, e di altri due camerati, Carlo Borsani e Enrico Pedenovi, uccisi anche loro il 29 aprile.
La lenta parata, in puro stile militare, con i passi scanditi dai tamburi, si è aperta con una adunata in piazzale Susa, dove al grido di "presente" e col saluto romano è stata omaggiata la memoria di Carlo Borsani, sottotenente della Rsi, lì ucciso dai partigiani 65 anni fa. Al corteo, aperto dallo striscione "onore ai camerati caduti", hanno partecipatp tutte le sigle dell'estrema destra, da Forza Nuova agli Hammerskin e a Casa Pound e alcuni esponenti politici milanesi del Pdl come la consigliera provinciale Roberta Capotosti.
Il corteo ha sfilato lungo le strade del quartiere Città Studi, raggiungendo i luoghi dove furono uccisi anche gli altri due "martiri": Sergio Ramelli, militante del Fronte della gioventù, ucciso a 19 anni nel 1975 da un commando di Avanguardia operaia, e il consigliere provinciale Enrico Pedenovi, massacrato esattamente un anno dopo da Prima linea. Durante il tragitto alcuni residenti del quartiere hanno rivolto improperi contro i militanti di estrema destra intonando anche Bella ciao.
tratto da La Repubblica.it
giovedì 29 aprile 2010
VERGOGNE D' ITALIA !
Una messa di suffragio per i 65 anni dalla morte di Benito Mussolini, è stata celebrata mercoledì sera nella chiesa dei Servi a Vicenza. L’appuntamento, annunciato con un’inserzione tra i necrologi del Giornale di Vicenza, è stato promosso dalla federazione provinciale di ‘Continuita’ Ideale.
”Onore al Duce d’Italia – si legge nel necrologio – cav. Benito Mussolini ucciso per mano di un partigiano. I camerati vicentini lo ricordano assieme a tutti i caduti della Rsi”. Alla messa, celebrata da don Alessio Graziani parroco dei Servi, ha preso parte una sessantina di persone, trenta delle quali fedeli abituali della messa vespertina.
“Come eravamo d’accordo – ha detto all’ANSA il sacerdote che ricopre anche l’incarico di addetto stampa della Diocesi di Vicenza – gli attivisti hanno lasciato fuori dalla chiesa bandiere e gagliardetti”. Don Graziani ha celebrato regolarmente la liturgia (“in suffragio non in onore”) “che non ha avuto nulla di diverso della messa che ogni sera si celebra in parrocchia”.
“Solamente, nel momento del ricordo dei defunti – ha spiegato il parroco – si è pregato per l’anima del Duce e dei giovani caduti repubblichini. Personalmente non ho celebrato questa eucaristia né per simpatie ideologiche, nonostante il mio cognome, la mia famiglia é stata anzi duramente provata durante il fascismo né tantomeno per interessi materiali”. Il parroco infine ha sottolineato che la chiesa dei Servi “non è la chiesa dei camerati o lo è nella stessa misura in cui potrebbe esserlo dei compagni qualora questi venissero a chiedere una messa in suffragio dell’anima di Lenin o di Stalin, naturalmente senza bandiere rosse”.
Fonte: Indymedia Roma
2) ANPI E CGIL condannano necrologio Mussolini
Vicenza, 28 apr. (adnkronos) - "A ridosso del 25 aprile commemorato in questi giorni in tutta Italia e alla Scala di Milano da un altissimo discorso pronunciato dal Presidente Napolitano, una organizzazione neo fascista di Vicenza ha voluto sul Giornale di Vicenza del 28 aprile fare un annuncio mortuario inneggiante al duce Mussolini, giustiziato su sentenza del Clc. L'annuncio mortuario e' una gravissima provocazione i cui effetti negativi ricadono su chi la ha ideata e realizzata". Dura la posizione dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani di Vicenza, dell'Istituto Storico della Resistenza di Vicenza e della CGIL di Vicenza in merito al necrologio pubblicato oggi dal quotidiano vicentino ad opera della sezione locale di 'Continuita' Ideale'.
"Una grave offesa - dice una nota della Cgil - e' stata recata alla Resistenza italiana che nelle montagne e nella pianura di Vicenza fu segnata da episodi di sangue, di eroismo, di ricerca di liberazione per il trionfo della liberta' e dalla pace. Gli antifascisti, i combattenti, i democratici di Vicenza non dimenticano. La loro dedizione alla liberta', alla Repubblica e alla Costituzione e' un impegno di vita".
Fonte: Indymedia Roma
3) Forlì: necrologio sul giornale per Benito Mussolini
FORLI' - Un necrologio dedicato al 65° anniversario della morte di Benito Mussolini, avvenuta esattamente il 28 aprile 1945. E' quanto è apparso mercoledì mattina sulle pagine locali del Resto del Carlino. Nell'inserzione a pagamento, senza foto, prima del nome Mussolini, compare una frase che intende essere evocativa "Quando un popolo continua a esaltare il clima della guerra civile è lontano il tempo della pacificazione". Mittente del messaggio è Gastone Proli, ex segretario provinciale Msi negli anni Novanta.
Lo stesso Carlino, incuriosito dall'inserzione, ha chiesto a Proli il motivo di questo necrologio, che può apparire una provocazione, anche per la vicinanza al 25 aprile, il giorno della Liberazione, che anche quest'anno è passato col suo strascico di polemiche. Ma Proli, nelle sua intervista al giornale respinge questo dubbio: "Non offendo nessuno, ricordo solo Mussolini e con lui tutti i caduti della guerra civile. Onoro chi ha combattuto per le proprie idee".
Fonte: Indymedia EmiliaRomagna
4) Stefania Craxi: il 25 aprile occorreva rendere omaggio a Mussolini e Starace
E' questa la reazione a caldo di Massimo Rendina, Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Roma e del Lazio, dopo aver appreso l'indecente proposta avanzata da Stefania Craxi, parlamentare del Pdl e Sottosegretario agli Esteri, che lamenta "l'assenza di coraggio nel panorama politico e istituzionale di compiere un gesto simbolico che restituisca agli italiani la verità della loro storia".
E chiede di fatto "di recarsi a piazzale Loreto per un atto di cancellazione dell'atroce oltraggio inflitto al cadavere di Benito Mussolini". Ma non solo. La Craxi vorrebbe che venisse commemorata anche la fucilazione del gerarca fascista Achille Starace, ex segretario del Pnf, che a suo dire sarebbe avvenuta dopo un processo sommario da parte dei "partigiani antifascisti, sotto il macabro scenario dei cadaveri appesi per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina". Parole provocatorie che piovono come un macigno per chi quell'epoca l'ha dovuta subire con enorme sofferenza.
"Non si può cambiare la storia - precisa Rendina - . Noi non entriamo in polemica con la signora Stefania Craxi che non consideriamo un'interlocutrice quando afferma queste cose."
In sintesi l'esponente del Pdl rimarca il fatto che la storia in nessun caso deve essere tagliata in comparti separati tra loro e proprio per questo sarebbe un gesto simbolico, specialamente dopo dopo il 25 aprile, recarsi nella piazza dove fu impiccato il Duce. Tuttavia gli elementi storici dovrebbero essere ripresi nella loro completezza per capire appieno le conseguenze, la rabbia e l'indignazione che ha provocato il ventennio fascista.
Tra l'altro ricordare il fedelissimo mussoliniano Achille Starace dimostra una mancanza di rispetto per le migliaia di persone che patirono per sua mano. Fu proprio Starace a dirigere tra il 1939 e il 1941 la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, dopo aver abbracciato con estrema convinzione l'antisemitismo con le sue barbare leggi razziali emanate nel '38 e sostenne senza riserve l'alleanza tra Adolf Hitler e Mussolini. Cose di poco contro, forse per la parlamentare del governo Berlusconi che pensa di cancellare con un comunicato stampa le atrocità di uno dei periodi più bui della nostra storia.
A partire dalle persone che subirono sotto il regime fascista il carcere e il confino politico e la fucilazione dopo essere stati giudicati da un Tribunale Speciale, chiaramente di parte, ai 700mila abissini trucidati con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica dal generale Graziani. Per non parlare dei 110mila caduti nella Lotta per liberare l'Italia o dei 45.000 italiani deportati nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno. E si potrebbe andare ancora avanti. Come diceva Baruch Spinoza "Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta". Il 25 aprile del 1945 infatti gli italiani cambiarono rotta nonostante le lacrime di sangue versato. E' proprio vero, chi non conosce la storia farebbe di tutto pur di riviverla.
Fonte: Indymedia Toscana
”Onore al Duce d’Italia – si legge nel necrologio – cav. Benito Mussolini ucciso per mano di un partigiano. I camerati vicentini lo ricordano assieme a tutti i caduti della Rsi”. Alla messa, celebrata da don Alessio Graziani parroco dei Servi, ha preso parte una sessantina di persone, trenta delle quali fedeli abituali della messa vespertina.
“Come eravamo d’accordo – ha detto all’ANSA il sacerdote che ricopre anche l’incarico di addetto stampa della Diocesi di Vicenza – gli attivisti hanno lasciato fuori dalla chiesa bandiere e gagliardetti”. Don Graziani ha celebrato regolarmente la liturgia (“in suffragio non in onore”) “che non ha avuto nulla di diverso della messa che ogni sera si celebra in parrocchia”.
“Solamente, nel momento del ricordo dei defunti – ha spiegato il parroco – si è pregato per l’anima del Duce e dei giovani caduti repubblichini. Personalmente non ho celebrato questa eucaristia né per simpatie ideologiche, nonostante il mio cognome, la mia famiglia é stata anzi duramente provata durante il fascismo né tantomeno per interessi materiali”. Il parroco infine ha sottolineato che la chiesa dei Servi “non è la chiesa dei camerati o lo è nella stessa misura in cui potrebbe esserlo dei compagni qualora questi venissero a chiedere una messa in suffragio dell’anima di Lenin o di Stalin, naturalmente senza bandiere rosse”.
Fonte: Indymedia Roma
2) ANPI E CGIL condannano necrologio Mussolini
Vicenza, 28 apr. (adnkronos) - "A ridosso del 25 aprile commemorato in questi giorni in tutta Italia e alla Scala di Milano da un altissimo discorso pronunciato dal Presidente Napolitano, una organizzazione neo fascista di Vicenza ha voluto sul Giornale di Vicenza del 28 aprile fare un annuncio mortuario inneggiante al duce Mussolini, giustiziato su sentenza del Clc. L'annuncio mortuario e' una gravissima provocazione i cui effetti negativi ricadono su chi la ha ideata e realizzata". Dura la posizione dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani di Vicenza, dell'Istituto Storico della Resistenza di Vicenza e della CGIL di Vicenza in merito al necrologio pubblicato oggi dal quotidiano vicentino ad opera della sezione locale di 'Continuita' Ideale'.
"Una grave offesa - dice una nota della Cgil - e' stata recata alla Resistenza italiana che nelle montagne e nella pianura di Vicenza fu segnata da episodi di sangue, di eroismo, di ricerca di liberazione per il trionfo della liberta' e dalla pace. Gli antifascisti, i combattenti, i democratici di Vicenza non dimenticano. La loro dedizione alla liberta', alla Repubblica e alla Costituzione e' un impegno di vita".
Fonte: Indymedia Roma
3) Forlì: necrologio sul giornale per Benito Mussolini
FORLI' - Un necrologio dedicato al 65° anniversario della morte di Benito Mussolini, avvenuta esattamente il 28 aprile 1945. E' quanto è apparso mercoledì mattina sulle pagine locali del Resto del Carlino. Nell'inserzione a pagamento, senza foto, prima del nome Mussolini, compare una frase che intende essere evocativa "Quando un popolo continua a esaltare il clima della guerra civile è lontano il tempo della pacificazione". Mittente del messaggio è Gastone Proli, ex segretario provinciale Msi negli anni Novanta.
Lo stesso Carlino, incuriosito dall'inserzione, ha chiesto a Proli il motivo di questo necrologio, che può apparire una provocazione, anche per la vicinanza al 25 aprile, il giorno della Liberazione, che anche quest'anno è passato col suo strascico di polemiche. Ma Proli, nelle sua intervista al giornale respinge questo dubbio: "Non offendo nessuno, ricordo solo Mussolini e con lui tutti i caduti della guerra civile. Onoro chi ha combattuto per le proprie idee".
Fonte: Indymedia EmiliaRomagna
4) Stefania Craxi: il 25 aprile occorreva rendere omaggio a Mussolini e Starace
E' questa la reazione a caldo di Massimo Rendina, Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Roma e del Lazio, dopo aver appreso l'indecente proposta avanzata da Stefania Craxi, parlamentare del Pdl e Sottosegretario agli Esteri, che lamenta "l'assenza di coraggio nel panorama politico e istituzionale di compiere un gesto simbolico che restituisca agli italiani la verità della loro storia".
E chiede di fatto "di recarsi a piazzale Loreto per un atto di cancellazione dell'atroce oltraggio inflitto al cadavere di Benito Mussolini". Ma non solo. La Craxi vorrebbe che venisse commemorata anche la fucilazione del gerarca fascista Achille Starace, ex segretario del Pnf, che a suo dire sarebbe avvenuta dopo un processo sommario da parte dei "partigiani antifascisti, sotto il macabro scenario dei cadaveri appesi per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina". Parole provocatorie che piovono come un macigno per chi quell'epoca l'ha dovuta subire con enorme sofferenza.
"Non si può cambiare la storia - precisa Rendina - . Noi non entriamo in polemica con la signora Stefania Craxi che non consideriamo un'interlocutrice quando afferma queste cose."
In sintesi l'esponente del Pdl rimarca il fatto che la storia in nessun caso deve essere tagliata in comparti separati tra loro e proprio per questo sarebbe un gesto simbolico, specialamente dopo dopo il 25 aprile, recarsi nella piazza dove fu impiccato il Duce. Tuttavia gli elementi storici dovrebbero essere ripresi nella loro completezza per capire appieno le conseguenze, la rabbia e l'indignazione che ha provocato il ventennio fascista.
Tra l'altro ricordare il fedelissimo mussoliniano Achille Starace dimostra una mancanza di rispetto per le migliaia di persone che patirono per sua mano. Fu proprio Starace a dirigere tra il 1939 e il 1941 la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, dopo aver abbracciato con estrema convinzione l'antisemitismo con le sue barbare leggi razziali emanate nel '38 e sostenne senza riserve l'alleanza tra Adolf Hitler e Mussolini. Cose di poco contro, forse per la parlamentare del governo Berlusconi che pensa di cancellare con un comunicato stampa le atrocità di uno dei periodi più bui della nostra storia.
A partire dalle persone che subirono sotto il regime fascista il carcere e il confino politico e la fucilazione dopo essere stati giudicati da un Tribunale Speciale, chiaramente di parte, ai 700mila abissini trucidati con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica dal generale Graziani. Per non parlare dei 110mila caduti nella Lotta per liberare l'Italia o dei 45.000 italiani deportati nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno. E si potrebbe andare ancora avanti. Come diceva Baruch Spinoza "Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta". Il 25 aprile del 1945 infatti gli italiani cambiarono rotta nonostante le lacrime di sangue versato. E' proprio vero, chi non conosce la storia farebbe di tutto pur di riviverla.
Fonte: Indymedia Toscana
martedì 27 aprile 2010
ANCHE TU PUOI SOSTENERE L' ANPI !

Destinare il 5 per mille della dichiarazione dei redditi 2009 all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è semplice:
Nel quadro Scelta per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef dei Modelli CUD, 730-1 e Unico apponi la tua firma solo nel primo dei tre spazi previsti, quello con la dicitura "Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997”
Sotto la firma inserisci il Codice Fiscale dell’ANPI: 00776550584
È importante firmare anche se il calcolo della tua Irpef è pari a zero o a credito: la ripartizione delle somme tra i beneficiari viene calcolata in proporzione al numero di sottoscrizioni ricevute da ciascun soggetto.
Quindi firma e fai firmare in favore dell'ANPI!
Si PRECISA che questa donazione del 5 per mille, NON E’ IN ALTERNATIVA ALL’8 per mille per le Chiese e lo Stato, ma è in AGGIUNTA
L'ESTREMA DESTRA AVANZA. ARTICOLO DI SAVERIO FERRARI.
Poche decine, soprattutto anziani, con i labari dell'Uncrsi (Unione nazionale dei combattenti della repubblica sociale italiana) e dell'Anai (Associazione nazionale arditi d'Italia), hanno sfilato in fila per cinque, la mattina di domenica scorsa, 18 aprile, per i vialetti del cimitero maggiore di Milano, fino al campo X, dove sono raccolte le spoglie di alcune centinaia di repubblichini caduti tra il 1943 e il 1945. A rimpolpare la compagnia anche qualche reduce della Legione Muti. Altri, in divisa delle Brigate nere, quasi si confondevano con il drappello dei carabinieri chiamati a sorvegliare la cerimonia. Alla fine, officiante “padre” Giulio Maria Tam, un prete lefebvriano vicino a Forza nuova, è stata celebrata una messa in onore di Benito Mussolini, presente un pronipote del duce.
L'iniziativa, ripresa da qualche giornale locale, rientrava in un fitto calendario di appuntamenti programmati dall'estrema destra milanese. Solo la settimana precedente, infatti, quasi in incognito, organizzato trasversalmente da esponenti sia del neofascismo milanese sia della Lega, era stato invece pubblicizzato il proposito di comporre con fiaccole in piazza Duomo una croce di dodici metri “proprio dove due anni fa i musulmani hanno pregato provocatoriamente”.
L'intervento della questura aveva evitato che la manifestazione avesse luogo. Ma ancor prima, il 23 marzo, in occasione del 91° anniversario della fondazione dei Fasci di combattimento, al cimitero Monumentale si era svolta un'altra commemorazione presso una sorta di mausoleo fatto erigere nel 1925 dal regime fascista per gli squadristi milanesi caduti nel corso dei loro assalti alle camere del lavoro e alle sedi dei partiti di sinistra. Sempre identico il nucleo promotore: ancora l'Anai e Roberto Jonghi Lavarini, fondatore di Cuore nero ora nel Popolo della libertà. L'ultima notizia, in ordine di tempo, ha infine riguardato lo spostamento, dopo le proteste dei partiti e dei movimento antifascisti, di un concerto nazi-rock organizzato da “I camerati” (una specie di coordinamento di tutte le realtà dell'estrema destra milanese, da Forza nuova a Hammerskin) dal 24 aprile, giorno in cui sarebbe stato presente a Milano per celebrare la Resistenza il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a domenica 2 maggio. Il tutto con il patrocinio e il sostegno economico del consiglio di zona, a maggioranza guidato da Pdl e Lega. Alle spalle, come madrina dell'evento, la consigliera provinciale del Pdl Roberta Capotosti, con un passato tra Forza nuova e Alleanza nazionale.
Il clou di questa vera e propria campagna di mobilitazione dovrebbe essere rappresentato dalla fiaccolata di giovedì 29 aprile per le vie del quartiere di Città studi “in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, caduti per mano dell'odio comunista”. Vale solo la pena di ricordare che Carlo Borsani, un importante gerarca fascista, firmatario del “Manifesto della razza”, fu attivo fino all'ultimo, a fianco dei tedeschi, nel reclutare giovani per la Rsi.
È necessario, a questo punto, domandarsi cosa stia accadendo. Questa ripresa dell'estrema destra segna un indubbio salto di qualità. Riguarda Milano, ma non solo. Il taglio delle iniziative promosse dalle diverse sigle a scadenza ravvicinata, ha via via assunto un profilo sempre più aggressivo, che esalta il fascismo repubblichino come lo squadrismo degli anni Venti, puntando a condurre un attacco aperto e frontale al 25 aprile. In questi termini non era mai accaduto. Ma soprattutto mai così esplicite erano state le coperture politiche da parte dei partiti della destra istituzionale, una delle conseguenze dell'apertura del Pdl milanese come della Lega, al reclutamento di consistenti spezzoni organizzati del neofascismo. Un fenomeno in corso, assai sottovalutato.
Prima l'ingresso nel Pdl del gruppo di Destra per Milano, poi di Area identitaria (una scheggia fuoriuscita da Cuore nero) infine di Comunità in movimento. Ma a collocarsi sotto lo stesso ombrello, sponda Comunione e liberazione, ci avevano già pensato anche i principali gruppi della destra integralista, da Alleanza cattolica al Circolo La Rocca di Benedetto Tusa. In orbita Lega, invece, si sono ultimamente posti, dopo la chiusura della sede, i rimasugli di Cuore nero, ora Casa Pound Milano, rifugiandosi in uno dei locali a disposizione di Mario Borghezio, presso il Centro identitario padano. Nel giro di un paio d'anni si è dunque realizzata una confluenza sostanziale. A rimanerne fuori solo quelli di Forza nuova, la setta neonazista degli Hammer e poco più. Un laboratorio che sta facendo scuola anche a livello nazionale, complice il bipolarismo. Già la Fiamma tricolore, non a caso, sta valutando di approdare nel suo insieme al Pdl.
La crescita delle aggressioni di matrice fascista sul territorio nazionale non è a sua volta estranea a questi fenomeni di interazione e sovrapposizione fra destra istituzionale ed estrema. In Italia tra il 2005 e il 2008 (così come monitorato dal sitowww.ecn.org/antifa, sulla base della semplice consultazione dei media nazionali e locali), si sono contati almeno 329 episodi di violenza, tra cui cinque tentati omicidi e un omicidio vero e proprio, quello del compagno Renato Biagetti di 26 anni a Focene, presso Roma, accoltellato il 27 agosto 2006. Le vittime di queste azioni sono stati soprattutto i militanti di sinistra e i giovani dei centri sociali, ma anche diversi immigrati, omosessuali e rom.
Nell'ultimo anno e mezzo, le cose non sono andate meglio. Nel 2009 si è passati dagli assalti di fine novembre a Napoli con “mazze tricolori” da parte di Casa Pound, all'accoltellamento di fine dicembre di tre studenti di sinistra a Teramo. Nei primi quattro mesi del 2010 abbiamo già avuto un accoltellamento a Modena, l'aggressione a un ragazzo marocchino a Riva del Garda, qualche pestaggio tra Firenze e Napoli, gli episodi di qualche giorno fa di Roma con l'assalto di un gruppo di naziskin a un bar gestito da una famiglia di origini ebraiche e di Alghero, dove in sei hanno aggredito due fratelli congolesi al grido di “Sporchi negri tornate a casa vostra”. Ma l'offensiva, quasi militare, sembra avere come epicentro ancora una volta Roma, con tanto di spedizioni squadriste alla Garbatella e all'Università di Tor Vergata da parte di Casa Pound e del Blocco studentesco.
A Milano, in gennaio Forza nuova ha proposto “classi separate per i bambini immigrati”, a febbraio ha pure tentato un blitz in viale Padova dopo l'uccisione di un immigrato in una rissa tra stranieri, in marzo un rabbino è stato insultato su un bus al grido “Via gli ebrei, vi ammazziamo tutti!”. Tutto ciò mentre il vicesindaco Riccardo De Corato esultava per il duecentesimo sgombero di un campo rom e un clochard, a febbraio, inspiegabilmente veniva sprangato quasi a morte al quartiere Ticinese, nella cabina telefonica divenuta il suo rifugio. L'escalation di queste violenze, minacciate o praticate, organizzate o spontanee, sembra sempre più accompagnare la crescita della destre. Da qui un nuovo spazio per i fascisti.
L'iniziativa, ripresa da qualche giornale locale, rientrava in un fitto calendario di appuntamenti programmati dall'estrema destra milanese. Solo la settimana precedente, infatti, quasi in incognito, organizzato trasversalmente da esponenti sia del neofascismo milanese sia della Lega, era stato invece pubblicizzato il proposito di comporre con fiaccole in piazza Duomo una croce di dodici metri “proprio dove due anni fa i musulmani hanno pregato provocatoriamente”.
L'intervento della questura aveva evitato che la manifestazione avesse luogo. Ma ancor prima, il 23 marzo, in occasione del 91° anniversario della fondazione dei Fasci di combattimento, al cimitero Monumentale si era svolta un'altra commemorazione presso una sorta di mausoleo fatto erigere nel 1925 dal regime fascista per gli squadristi milanesi caduti nel corso dei loro assalti alle camere del lavoro e alle sedi dei partiti di sinistra. Sempre identico il nucleo promotore: ancora l'Anai e Roberto Jonghi Lavarini, fondatore di Cuore nero ora nel Popolo della libertà. L'ultima notizia, in ordine di tempo, ha infine riguardato lo spostamento, dopo le proteste dei partiti e dei movimento antifascisti, di un concerto nazi-rock organizzato da “I camerati” (una specie di coordinamento di tutte le realtà dell'estrema destra milanese, da Forza nuova a Hammerskin) dal 24 aprile, giorno in cui sarebbe stato presente a Milano per celebrare la Resistenza il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a domenica 2 maggio. Il tutto con il patrocinio e il sostegno economico del consiglio di zona, a maggioranza guidato da Pdl e Lega. Alle spalle, come madrina dell'evento, la consigliera provinciale del Pdl Roberta Capotosti, con un passato tra Forza nuova e Alleanza nazionale.
Il clou di questa vera e propria campagna di mobilitazione dovrebbe essere rappresentato dalla fiaccolata di giovedì 29 aprile per le vie del quartiere di Città studi “in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, caduti per mano dell'odio comunista”. Vale solo la pena di ricordare che Carlo Borsani, un importante gerarca fascista, firmatario del “Manifesto della razza”, fu attivo fino all'ultimo, a fianco dei tedeschi, nel reclutare giovani per la Rsi.
È necessario, a questo punto, domandarsi cosa stia accadendo. Questa ripresa dell'estrema destra segna un indubbio salto di qualità. Riguarda Milano, ma non solo. Il taglio delle iniziative promosse dalle diverse sigle a scadenza ravvicinata, ha via via assunto un profilo sempre più aggressivo, che esalta il fascismo repubblichino come lo squadrismo degli anni Venti, puntando a condurre un attacco aperto e frontale al 25 aprile. In questi termini non era mai accaduto. Ma soprattutto mai così esplicite erano state le coperture politiche da parte dei partiti della destra istituzionale, una delle conseguenze dell'apertura del Pdl milanese come della Lega, al reclutamento di consistenti spezzoni organizzati del neofascismo. Un fenomeno in corso, assai sottovalutato.
Prima l'ingresso nel Pdl del gruppo di Destra per Milano, poi di Area identitaria (una scheggia fuoriuscita da Cuore nero) infine di Comunità in movimento. Ma a collocarsi sotto lo stesso ombrello, sponda Comunione e liberazione, ci avevano già pensato anche i principali gruppi della destra integralista, da Alleanza cattolica al Circolo La Rocca di Benedetto Tusa. In orbita Lega, invece, si sono ultimamente posti, dopo la chiusura della sede, i rimasugli di Cuore nero, ora Casa Pound Milano, rifugiandosi in uno dei locali a disposizione di Mario Borghezio, presso il Centro identitario padano. Nel giro di un paio d'anni si è dunque realizzata una confluenza sostanziale. A rimanerne fuori solo quelli di Forza nuova, la setta neonazista degli Hammer e poco più. Un laboratorio che sta facendo scuola anche a livello nazionale, complice il bipolarismo. Già la Fiamma tricolore, non a caso, sta valutando di approdare nel suo insieme al Pdl.
La crescita delle aggressioni di matrice fascista sul territorio nazionale non è a sua volta estranea a questi fenomeni di interazione e sovrapposizione fra destra istituzionale ed estrema. In Italia tra il 2005 e il 2008 (così come monitorato dal sitowww.ecn.org/antifa, sulla base della semplice consultazione dei media nazionali e locali), si sono contati almeno 329 episodi di violenza, tra cui cinque tentati omicidi e un omicidio vero e proprio, quello del compagno Renato Biagetti di 26 anni a Focene, presso Roma, accoltellato il 27 agosto 2006. Le vittime di queste azioni sono stati soprattutto i militanti di sinistra e i giovani dei centri sociali, ma anche diversi immigrati, omosessuali e rom.
Nell'ultimo anno e mezzo, le cose non sono andate meglio. Nel 2009 si è passati dagli assalti di fine novembre a Napoli con “mazze tricolori” da parte di Casa Pound, all'accoltellamento di fine dicembre di tre studenti di sinistra a Teramo. Nei primi quattro mesi del 2010 abbiamo già avuto un accoltellamento a Modena, l'aggressione a un ragazzo marocchino a Riva del Garda, qualche pestaggio tra Firenze e Napoli, gli episodi di qualche giorno fa di Roma con l'assalto di un gruppo di naziskin a un bar gestito da una famiglia di origini ebraiche e di Alghero, dove in sei hanno aggredito due fratelli congolesi al grido di “Sporchi negri tornate a casa vostra”. Ma l'offensiva, quasi militare, sembra avere come epicentro ancora una volta Roma, con tanto di spedizioni squadriste alla Garbatella e all'Università di Tor Vergata da parte di Casa Pound e del Blocco studentesco.
A Milano, in gennaio Forza nuova ha proposto “classi separate per i bambini immigrati”, a febbraio ha pure tentato un blitz in viale Padova dopo l'uccisione di un immigrato in una rissa tra stranieri, in marzo un rabbino è stato insultato su un bus al grido “Via gli ebrei, vi ammazziamo tutti!”. Tutto ciò mentre il vicesindaco Riccardo De Corato esultava per il duecentesimo sgombero di un campo rom e un clochard, a febbraio, inspiegabilmente veniva sprangato quasi a morte al quartiere Ticinese, nella cabina telefonica divenuta il suo rifugio. L'escalation di queste violenze, minacciate o praticate, organizzate o spontanee, sembra sempre più accompagnare la crescita della destre. Da qui un nuovo spazio per i fascisti.
lunedì 26 aprile 2010
domenica 25 aprile 2010
L' INTERVENTO DI NAPOLITANO IL 24 APRILE A MILANO
Signora Sindaco, Signor Presidente della Provincia, Signor Presidente della Regione, Signori rappresentanti del Comitato Antifascista e di tutte le associazioni partigiane e combattentistiche, Signor Presidente del Consiglio, Onorevoli parlamentari, Autorità, cittadini di Milano,
si può facilmente comprendere con quale animo io abbia accolto l'invito a celebrare a Milano il 65° anniversario della Liberazione. Con animo grato, per la speciale occasione che mi veniva offerta, con viva emozione e con grande rispetto per quel che Milano ha rappresentato in una stagione drammatica, in una fase cruciale della storia d'Italia. E tanto più forte è l'emozione nel rivolgere questo mio discorso al paese dal palcoscenico del glorioso Teatro La Scala, che seppe risollevarsi dai colpi distruttivi della guerra per divenire espressione e simbolo, nel mondo intero, della grande tradizione musicale e culturale italiana.
Si, viva e sincera è la mia emozione perché fu Milano che assunse la guida politica e militare della Resistenza. Nel gennaio del 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale lombardo venne investito dal CLN di Roma - nella prospettiva di una non lontana liberazione della capitale, e di una separazione dell'Italia settentrionale dal resto d'Italia - dei poteri di "governo straordinario del Nord". Esso si trasformò così in Comitato Nazionale di Liberazione per l'Alta Italia e si mise all'opera per assicurare la massima unitarietà di orientamenti e di direttive al movimento di liberazione. Più avanti - superata la crisi dell'inverno 1944 e avvicinandosi la fase conclusiva della lotta - si costituirà, per assicurare anche sul piano militare la necessaria unitarietà di direzione, il Comando generale del Corpo Volontari della Libertà : lo guiderà il generale Raffaele Cadorna. Seguono ben presto i piani pre-insurrezionali, che vedono al primo posto il cruciale obbiettivo della difesa degli impianti dalle minacce di distruzione tedesche, e infine i piani operativi per l'insurrezione, soprattutto nelle tre città-chiave della Resistenza nel Nord, Torino, Milano, Genova.
Nel piano di Milano, di lì irradiandosi le direttive per tutta la periferia, è previsto l'impiego di 32 mila partigiani. L'insurrezione si prepara come sbocco, sempre più maturo, dello sviluppo - con l'approssimarsi della primavera, e al prezzo di duri sforzi e sacrifici - delle azioni partigiane (2 mila nell'area di Milano tra febbraio e aprile) ; essa non è dunque la fiammata di un giorno glorioso, ma il frutto di una lunga, eroica semina e di una sapiente organizzazione finale.
Genova è la prima ad insorgere, per decisione presa dal CLN già la sera del 23 aprile ; il piano si snoda attraverso momenti drammatici e prove magnifiche da parte delle squadre partigiane, e si conclude la sera del 25 con la firma, da parte del generale Meinhold, dell'atto di resa delle forze armate germaniche alle Forze Armate del Corpo Volontari della Liguria e, per esse, al Presidente del CLN di Genova. Ne dà l'annuncio alla radio Paolo Emilio Taviani, tra i protagonisti dell'insurrezione, con le solenni parole : "Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d'Esercito si è arreso dinanzi alle forze spontanee di popolo".A Milano, la decisione viene presa, l'ordine viene impartito, per il 25 aprile - in rapporto con le notizie provenienti da Genova - dal Comitato insurrezionale : Sandro Pertini, Emilio Sereni, Leo Valiani. Cade, già nel pomeriggio del 24, prima vittima, Gina Galeotti Bianchi, dirigente dei Gruppi di difesa delle donne, la partigiana Lia, ricordata e onorata proprio giorni fa alla Camera dei Deputati. La mattina del 25 Sandro Pertini, già impegnatosi in audaci azioni di attacco, accorre alla fabbrica CGE, dinanzi ai cui cancelli due operai, precedentemente rinchiusi a San Vittore, sono stati trascinati e brutalmente uccisi anche per intimorire le maestranze : Pertini parla ai lavoratori nel piazzale portando l'appello del Comitato insurrezionale. La sera del 26 Milano è praticamente liberata. Gli ultimi reparti tedeschi capitoleranno all'arrivo in città delle divisioni partigiane dell'Oltrepo pavese.
In quei tesissimi giorni, si consumeranno a Milano anche gli ultimi tentativi di impossibili trattative cui si erano mostrati ambiguamente disponibili i capi fascisti. E a Milano si compì poi il tragico epilogo dell'avventura mussoliniana, in uno scenario di orrore che replicò altri orrori inscenati nello stesso luogo di Piazzale Loreto. La guerra era finita, con la vittoria delle forze alleate ; e insieme era finita, con la sconfitta del fascismo repubblichino, anche la guerra civile fatalmente intrecciatasi con la Resistenza.
Nel Campo della gloria al Cimitero maggiore verranno raccolti i resti mortali, verranno scolpiti i nomi, di 4.134 cittadine e cittadini milanesi caduti per la libertà tra l'8 settembre 1943 e la primavera del '45, di 2.351 partigiani del Corpo Volontari della Libertà.Ho voluto partire da un sommario richiamo a drammatici eventi, a memorabili momenti della storia della Resistenza - per quanto più volte e più puntualmente ripercorsi nelle celebrazioni del 25 aprile - perché mai in queste celebrazioni, e dunque nemmeno in quella di oggi, si può smarrire il riferimento ai fatti, al vissuto, a quel che fu un viluppo di circostanze concrete, di dilemmi, di scelte difficili, di decisioni coraggiose e costose, di sconfitte e di successi ; non si può mai smarrire il riferimento a tutto ciò, rinunciare a ricostruire e tramandare costantemente quelle esperienze reali, se non si vuole ridurre il movimento di Liberazione a immagine sbiadita o ad oggetto di dispute astratte.
Nella mia rapida rievocazione del ruolo di Milano in quegli eventi, è risuonato il nome di Sandro Pertini. E non c'è migliore occasione di questa per ricordarlo a vent'anni dalla scomparsa. Perché il suo nome spicca in tutto il percorso della Resistenza, tra quelli che da Milano la guidarono, come protagonisti del Comitato di Liberazione Alta Italia, del Comando del Corpo Volontari della Libertà, del Comitato insurrezionale.
Fu combattente instancabile, senza eguali per slancio, audacia, generosità, a cominciare dalla partecipazione - all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre - al disperato tentativo di resistere ai tedeschi nel cuore di Roma, a Porta San Paolo, dopo che il Re è fuggito a Pescara e la capitale è stata militarmente abbandonata. Pertini è lì, reduce da lunghi anni di carcere, di confino e di esilio ; è lì anche da vecchio combattente, medaglia d'argento, della prima guerra mondiale. Ne uscirà capo dell'organizzazione militare del Partito socialista per l'Italia centrale occupata.Ma già il 15 ottobre viene arrestato, insieme con Giuseppe Saragat e altri socialisti, invano interrogato per due giorni e due notti in Questura, rinchiuso a Regina Coeli (inizialmente nel braccio tedesco), fino a quando tutto il gruppo dei sette socialisti poté evaderne grazie a un piano ingegnoso che ebbe tra i suoi registi un grande patriota, poi eminente giurista e uomo pubblico, Giuliano Vassalli.
Pertini riprese così il suo posto nella lotta contro l'occupazione tedesca, cui si dedicò, da Roma, in tutti i primi mesi del '44 : il 3 aprile Vassalli fu trascinato nella famigerata via Tasso e sottoposto ad ogni violenza dalle SS. Nel mese successivo si avviano colloqui al più alto livello in Vaticano con il comandante delle SS in Italia per evitare la distruzione della capitale (e da quei contatti scaturì anche la liberazione di Vassalli). Il progetto dell'insurrezione a Roma viene accantonato ; Pertini sceglie allora, a metà maggio, di partire per Milano, perché "lassù" - disse - "c'era tanto da fare e da combattere". E da Milano si muoverà per portare il suo contributo e il suo impulso in tutto il Nord.
A luglio è chiamato a Roma per consultazioni politiche : ma si ferma a Firenze per partecipare all'insurrezione fino a liberare la città dai tedeschi. Giunto a Roma, freme per tornare al più presto a Milano: e per raggiungere quella meta compie un viaggio quanto mai avventuroso, in aereo fino a Digione in Francia, e poi valicando con una guida il Monte Bianco. Di lì a Cogne e a Torino, e finalmente a Milano, in tempo per contribuire a organizzare e guidare la fase finale della guerra di Liberazione.
L'immagine conclusiva del suo impegno - come poi dirà la motivazione della medaglia d'oro al valor militare - di "prezioso e insostituibile animatore e combattente" della Resistenza, è rimasta consegnata alla fotografia che lo ritrae mentre tiene il suo primo discorso, dopo decenni di privazione della libertà, il 26 aprile 1945 a Piazza del Duomo.E' stato - dobbiamo dirlo - un onore per l'Italia, un onore per la Repubblica, avere tra i suoi Presidenti Sandro Pertini.
L'omaggio che oggi gli rendo, anche con forte sentimento personale per il rapporto che ci fu tra noi, vorrei fosse però incitamento ed auspicio per un nuovo, deciso impegno istituzionale, politico, culturale, educativo diretto a far conoscere e meditare vicende collettive ed esempi personali che danno senso e dignità al nostro essere italiani come eredi di ispirazioni nobilissime, di insegnamenti altissimi, più forti delle meschinità e delle degenerazioni da cui abbiamo dovuto risollevarci. Un impegno siffatto è mancato, o è sempre rimasto molto al di sotto del necessario. Abbiamo esitato, esitiamo a presentare in tutte le sue luci il patrimonio che ci ha garantito un posto più che degno nel mondo : esitiamo per eccessiva ritrosia, per timore, oltre ogni limite, della retorica e dei miti, o per sostanziale incomprensione del dovere di affermare, senza iattanza ma senza autolesionismi, quel che di meglio abbiamo storicamente espresso e rappresentiamo.
E questo amaro discorso vale per le grandi pagine e le grandi figure del processo che condusse, 150 anni fa, all'Unità d'Italia ; così come per le più luminose pagine e figure dell'antifascismo e della Resistenza. Perfino a Sandro Pertini, che pure è stato Presidente amato e popolare, non abbiamo - al di là di quel che con affetto lo ricorda nella sua terra natale - saputo dedicare un memorial, un luogo di memorie, come quelli che in grandi paesi democratici (si pensi agli Stati Uniti d'America) onorano e fanno vivere le figure dei maggiori rappresentanti della storia, per quanto travagliata, della nazione.
Eppure, l'identità, la consapevolezza storica, l'orgoglio nazionale di un paese traggono forza dalla coltivazione e valorizzazione di fatti, di figure, di simboli, in cui il popolo, in cui i cittadini possano riconoscersi traendone motivi di fierezza e di fiducia.
Naturalmente, l'impegno che sollecito, riferito alla Resistenza, esige - per dispiegarsi pienamente, per ottenere riscontri positivi e suscitare il più largo consenso - la massima attenzione nel declinare correttamente il significato e l'eredità della Resistenza, in termini condivisibili, non restrittivi e settari, non condizionati da esclusivismi faziosi.
Guardiamo, per intenderci, a quel che si legge nel Diario di Benedetto Croce, alla data del 26 aprile 1945 :
"Grande sollievo per la rapida liberazione dell'alta Italia dai tedeschi senza le minacciate e temute distruzioni, e per opera dei patrioti e partigiani, che è gran beneficio, anche morale, per l'Italia".
Poche essenziali parole, con le quali il grande uomo di pensiero e di cultura liberale scolpì il valore della conclusione vittoriosa della Resistenza. Valore nazionale, per il "gran beneficio anche morale" assicurato all'Italia restituendole piena dignità di paese libero, liberatosi con le sue forze, di concerto con la determinante avanzata degli eserciti alleati ma senza restare inerte ad attenderne il trionfo. Chi può negare che l'apporto delle forze angloamericane fu decisivo per schiacciare la macchina militare tedesca, per scacciarne le truppe dal territorio italiano che occupavano e opprimevano? Certamente nessuno, ma è egualmente indubbio che il generoso contributo italiano, contro ogni comodo e calcolato attendismo, ci procurò un prezioso riconoscimento e rispetto.
E ho citato Benedetto Croce perché le parole, prive di ogni ombra di retorica ma così significative e lineari, di un'eminente figura dell'Italia prefascista, lontanissima dalle correnti ideali e politiche che attraversarono più ampiamente il moto resistenziale e che sarebbero risultate maggioritarie al momento della nascita della Repubblica, danno il segno di un'obbiettiva definizione del 25 aprile come storica giornata di riscatto nazionale, al di là di ogni caratterizzazione di parte.
Che cosa era in effetti accaduto in quei venti mesi tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945? Che cosa era accaduto a partire dal momento della presa d'atto - con l'armistizio - della disfatta in cui era culminata la disastrosa guerra voluta da Mussolini al fianco della Germania hitleriana? Che cosa era accaduto da quello che fu il momento del collasso dello Stato sabaudo fascistizzato e di un generale, pauroso sbandamento del paese, ma anche il momento dei primi segni di una nuova volontà di resistenza al sopruso e all'oppressione, di ritrovamento della propria fierezza e identità di italiani?
Era accaduto che nell'esperienza della partecipazione alla Resistenza, in tutte le sue forme ed espressioni, si era riscoperto, recuperato, rinnovato, un sentimento, un fondamentale riferimento emotivo e ideale che sembrava essersi dissolto. Praticamente dissolto, come aveva detto - già mesi prima della caduta del fascismo - lo stesso Benedetto Croce, in uno scritto che circolò clandestinamente :
"Risuona oggi, alta su tutto, la parola libertà ; ma non un'altra che un tempo andava a questa strettamente congiunta : la patria, l'amore della patria, l'amore, per noi italiani, dell'Italia.
Perché?
Perché ... la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo si è tirata dietro una sorta di esitazione e di ritrosia a parlare di 'patria' e di 'amor di patria'.
Ma se ne deve riparlare, e l'amor della patria deve tornare in onore appunto contro il cinico e stolido nazionalismo, perché esso non è affine al nazionalismo, ma il suo contrario."
Ebbene, con la Resistenza, di fronte alla brutalità offensiva e feroce dell'occupazione nazista, rinacque proprio l'amore, il senso della patria, il più antico e genuino sentimento nazionale. "Le parole 'patria' e 'Italia'" - scrisse poi una sensibilissima scrittrice, Natalia Ginzburg - che erano divenute "gonfie di vuoto", ci apparvero d'un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta." E Carlo Azeglio Ciampi ha richiamato autobiograficamente il momento del "collasso dello Stato" nel settembre '43, quando lui e tanti altri "trovarono nelle loro coscienze l'orientamento", perché in esse "vibrava profondo il senso della Patria".
Personalmente, ho più volte ribadito come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre, come se ne possano mettere a confronto diverse letture e interpretazioni : senza che ciò conduca, sia chiaro, a sommarie svalutazioni e inaccettabili denigrazioni. E' comunque un fatto che anche studiosi attenti a cogliere le molteplici dimensioni del fenomeno della Resistenza, compresa quella di "guerra civile", non ne abbiano certo negato o sminuito quella di "guerra patriottica".
D'altronde, le "lettere dei condannati a morte della Resistenza" restano la più ricca, drammatica testimonianza delle motivazioni patriottiche dell'impegno e del sacrificio di tanti partigiani, soprattutto giovani partigiani.E quando parlo di tutte le forme e le espressioni di partecipazione alla Resistenza, attraverso le quali si è compiuta una vera e propria riscoperta del senso della patria e della nazione, mi riferisco in special modo alla rilevantissima componente costituita dal concorso dei militari al moto di liberazione, di riconquista della libertà e dell'indipendenza del paese : dai contingenti militari regolari chiamati a durissime prove all'indomani dell'armistizio - a Cefalonia, per non ricordare che un luogo-simbolo di quelle manifestazioni di eroico senso dell'onore e coraggio - agli ufficiali e ai soldati che si unirono alle formazioni partigiane, alle centinaia di migliaia di internati in Germania in campi di concentramento, alle nuove forze armate che si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione. A queste ultime ho dedicato lo scorso anno la cerimonia del 25 aprile a Mignano Montelungo, che fu teatro, nel dicembre 1943, di un'aspra battaglia e costituì "il battesimo di sangue del rinato Esercito italiano". Quell'azione dei nostri soldati fu esaltata dal Generale Clark, Comandante della V Armata americana, come esempio di determinazione per liberare il proprio paese dalla dominazione tedesca : "un esempio - egli disse - per i popoli oppressi d'Europa".
Naturali portatori, nella Resistenza, del senso della patria e della nazione furono i militari, e tra essi quelli che si unirono alle formazioni partigiane, che si collocarono nelle strutture clandestine del movimento di Liberazione. Ne furono portatori anche in termini di continuità, sia pure nel travaglio della partecipazione a una guerra antitetica a quella precedentemente combattuta. Un travaglio che si coglie nella lettera indirizzata alla moglie dal generale Giuseppe Perotti all'indomani della condanna a morte decretata dal Tribunale Speciale, e alla vigilia della fucilazione al Martinetto in Torino : egli scrive di un esito tragico, che "non so come classificare", di un "destino imperscrutabile" che comunque lo conduce a morire in guerra. In quegli stessi giorni, il più giovane capitano Franco Balbis, arrestato e fucilato, il 5 aprile 1944, insieme col generale Perotti e con altri, tutti membri del Comitato Militare Regionale Piemontese, scrive alla madre di offrire la sua vita "per ricostruire l'unità italiana" dopo aver servito la Patria "sui campi d'Africa", e chiede che si celebrino "in una chiesa delle colline torinesi due messe", nell'anniversario della battaglia di Ain El Gazala e di quella di El Alamein, nelle quali aveva valorosamente combattuto.
Emerge in effetti da tante di quelle estreme motivazioni del proprio impegno e del proprio sacrificio, come nella scelta di schierarsi fino in fondo con la Resistenza avessero finito per confluire ideali di liberazione sociale, visioni universalistiche, aspirazioni a "un mondo migliore", consapevolezza antifascista, sete di libertà, e amore per l'Italia. E l'elemento unificante non poteva che essere questo, l'attaccamento alla propria terra, alla Patria, la volontà di liberarla. Ritorno sulle parole del capitano Balbis : "ricostruire l'unità italiana", come supremo obbiettivo per cui sacrificare la vita.
Si, vedete, amici, il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione : è Festa della riunificazione d'Italia. Dopo essere stata per 20 mesi tagliata in due, l'Italia si riunifica, nella libertà e nell'indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, su cui si era finalmente affacciata come moderno Stato unitario nel 1861, con il compimento del moto risorgimentale.Gli storici hanno analizzato anche l'aspetto del ricollegarsi della Resistenza al Risorgimento, ne hanno con misura pesato i molti segni, nella pubblicistica politica, nelle dichiarazioni programmatiche, negli stessi nomi delle formazioni partigiane, nello spirito che animava i militari deportati e internati in Germania. E se hanno poi potuto apparire abusate certe formule, e poco fondate le facili generalizzazioni, resta il fatto che la memoria del Risorgimento, il richiamo a quell'eredità - per quanto venisse assunto ambiguamente anche dall'altra parte - fu componente importante della piattaforma ideale della Resistenza.
Si trattò di un decisivo arricchimento di quella che era e rimase la matrice antifascista della guerra di Liberazione : nel più ampio e condiviso sentimento della Nazione, nel grande alveo della guerra patriottica si raccolsero forze che non erano state partecipi dell'antifascismo militante e fresche energie rappresentative di nuove, giovanissime generazioni. E questa caratterizzazione più ricca, e sempre meno di parte, della Resistenza si rispecchiò più tardi nel confronto costituente, nel disegno e nei principi della Costituzione repubblicana.
Se nella Costituzione possono ben riconoscersi - come dissi celebrando il 25 aprile due anno orsono a Genova, e come voglio ripetere - anche quanti vissero diversamente dai combattenti della libertà i drammatici anni 1943-45, "anche quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi condivisi", è perché la Carta approvata nel '47 sancì - dandovi solide basi democratiche - una rinnovata identità e unità della nazione italiana.Mi auguro che in questo spirito si celebri il 65° anniversario della Liberazione e Riunificazione d'Italia. "Il nostro paese ha un debito inestinguibile" - da detto un anno fa in un impegnativo discorso a Onna in Abruzzo il Presidente del Consiglio - "verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l'onore della patria...........": ricordando con rispetto "tutti i caduti", senza che "questo significhi neutralità o indifferenza". Si tratta in effetti di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale ; ed è così che si stabilisce un ponte ideale con il prossimo centocinquantenario della nascita dello Stato unitario.
Mi si permetterà, credo, di ignorare qualche battuta sgangherata, che qua e là si legge, sulla ricorrenza del prossimo anno. Siamo chiari. Se noi tutti, Nord e Sud, tra l'800 e il 900, entrammo nella modernità, fu perché l'Italia si unì facendosi Stato ; se, 150 anni dopo, siamo un paese democratico profondamente trasformatosi, tra i più avanzati in quell'Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e della guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità.
Quella unità rappresenta oggi, guardando al futuro, una conquista e un ancoraggio irrinunciabili. Non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi un mito obsoleto, un residuo del passato. Solo se ci si pone fuori della storia e della realtà si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra penisola. Come bene intesero tutte le correnti e le figure di spicco del Risorgimento, l'Italia è chiamata a vivere come nazione e come Stato nell'unità del suo territorio, della sua lingua, della sua storia. Se non si consolidasse questa unità, finiremmo ai margini del processo di globalizzazione - che vede emergere nuovi giganti nazionali in impetuosa crescita - e anche ai margini del processo di integrazione europeo.
Un' Europa sempre più integrata e assertiva sulla base di istituzioni comuni è la sola dimensione entro la quale gli stessi Stati nazionali più forti del nostro continente potranno far valere insieme il loro patrimonio storico, la loro capacità di contribuire allo sviluppo di un più giusto e bilanciato sviluppo globale il cui baricentro si sta assestando lontano da noi. Ma non c'è nessuna contraddizione tra l'imperativo dell'integrazione, la salvaguardia della diversità delle tradizioni e delle culture nazionali, il rafforzamento della coesione e dell'unità nazionale di ciascuno Stato membro dell'Unione.
Per contare in Europa e per contare nel mondo di oggi e di domani, la nostra unità nazionale resta punto di forza e leva essenziale. Unità nazionale che non contrasta ma si consolida e arricchisce con il pieno riconoscimento e la concreta promozione delle autonomie, come d'altronde vuole la Costituzione repubblicana : quelle autonomie regionali e locali, di cui si sta rinnovando e accrescendo il ruolo secondo un'ispirazione federalistica.
Questa è la strada per far crescere di più e meglio tutto il nostro paese, in vista di obbiettivi che mai come ora ci appaiono critici e vitali per garantire innanzitutto il diritto al lavoro e prospettive di futuro per le giovani generazioni.
La complessità dei problemi che si sono venuti accumulando nei decenni dell'Italia repubblicana - talvolta per eredità di un più lontano passato - esige un grande sforzo collettivo, una comune assunzione di responsabilità. Questa esigenza non può essere respinta, quello sforzo non può essere rifiutato, come se si trattasse di rimuovere ogni conflitto sociale e politico, di mortificare una naturale dialettica, in particolare, tra forze di maggioranza e forze di opposizione. Si tratta invece di uscire da una spirale di contrapposizioni indiscriminate, che blocca il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell'alternanza.All'auspicabile crearsi di questo nuovo clima, può contribuire non poco il diffondersi tra gli italiani di un più forte senso dell'identità e unità nazionale.
Così ritengo giusto che si concepisca anche la celebrazione di anniversari come quello della Liberazione, al di là, dunque, degli steccati e delle quotidiane polemiche che segnano il terreno della politica. Le condizioni sono ormai mature per sbarazzare il campo dalle divisioni e incomprensioni a lungo protrattesi sulla scelta e sul valore della Resistenza, per ritrovarci in una comune consapevolezza storica della sua eredità più condivisa e duratura. Vedo in ciò una premessa importante di quel libero, lungimirante confronto e di quello sforzo di raccoglimento unitario, di cui ha bisogno oggi il paese, di cui ha bisogno oggi l'Italia.
si può facilmente comprendere con quale animo io abbia accolto l'invito a celebrare a Milano il 65° anniversario della Liberazione. Con animo grato, per la speciale occasione che mi veniva offerta, con viva emozione e con grande rispetto per quel che Milano ha rappresentato in una stagione drammatica, in una fase cruciale della storia d'Italia. E tanto più forte è l'emozione nel rivolgere questo mio discorso al paese dal palcoscenico del glorioso Teatro La Scala, che seppe risollevarsi dai colpi distruttivi della guerra per divenire espressione e simbolo, nel mondo intero, della grande tradizione musicale e culturale italiana.
Si, viva e sincera è la mia emozione perché fu Milano che assunse la guida politica e militare della Resistenza. Nel gennaio del 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale lombardo venne investito dal CLN di Roma - nella prospettiva di una non lontana liberazione della capitale, e di una separazione dell'Italia settentrionale dal resto d'Italia - dei poteri di "governo straordinario del Nord". Esso si trasformò così in Comitato Nazionale di Liberazione per l'Alta Italia e si mise all'opera per assicurare la massima unitarietà di orientamenti e di direttive al movimento di liberazione. Più avanti - superata la crisi dell'inverno 1944 e avvicinandosi la fase conclusiva della lotta - si costituirà, per assicurare anche sul piano militare la necessaria unitarietà di direzione, il Comando generale del Corpo Volontari della Libertà : lo guiderà il generale Raffaele Cadorna. Seguono ben presto i piani pre-insurrezionali, che vedono al primo posto il cruciale obbiettivo della difesa degli impianti dalle minacce di distruzione tedesche, e infine i piani operativi per l'insurrezione, soprattutto nelle tre città-chiave della Resistenza nel Nord, Torino, Milano, Genova.
Nel piano di Milano, di lì irradiandosi le direttive per tutta la periferia, è previsto l'impiego di 32 mila partigiani. L'insurrezione si prepara come sbocco, sempre più maturo, dello sviluppo - con l'approssimarsi della primavera, e al prezzo di duri sforzi e sacrifici - delle azioni partigiane (2 mila nell'area di Milano tra febbraio e aprile) ; essa non è dunque la fiammata di un giorno glorioso, ma il frutto di una lunga, eroica semina e di una sapiente organizzazione finale.
Genova è la prima ad insorgere, per decisione presa dal CLN già la sera del 23 aprile ; il piano si snoda attraverso momenti drammatici e prove magnifiche da parte delle squadre partigiane, e si conclude la sera del 25 con la firma, da parte del generale Meinhold, dell'atto di resa delle forze armate germaniche alle Forze Armate del Corpo Volontari della Liguria e, per esse, al Presidente del CLN di Genova. Ne dà l'annuncio alla radio Paolo Emilio Taviani, tra i protagonisti dell'insurrezione, con le solenni parole : "Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d'Esercito si è arreso dinanzi alle forze spontanee di popolo".A Milano, la decisione viene presa, l'ordine viene impartito, per il 25 aprile - in rapporto con le notizie provenienti da Genova - dal Comitato insurrezionale : Sandro Pertini, Emilio Sereni, Leo Valiani. Cade, già nel pomeriggio del 24, prima vittima, Gina Galeotti Bianchi, dirigente dei Gruppi di difesa delle donne, la partigiana Lia, ricordata e onorata proprio giorni fa alla Camera dei Deputati. La mattina del 25 Sandro Pertini, già impegnatosi in audaci azioni di attacco, accorre alla fabbrica CGE, dinanzi ai cui cancelli due operai, precedentemente rinchiusi a San Vittore, sono stati trascinati e brutalmente uccisi anche per intimorire le maestranze : Pertini parla ai lavoratori nel piazzale portando l'appello del Comitato insurrezionale. La sera del 26 Milano è praticamente liberata. Gli ultimi reparti tedeschi capitoleranno all'arrivo in città delle divisioni partigiane dell'Oltrepo pavese.
In quei tesissimi giorni, si consumeranno a Milano anche gli ultimi tentativi di impossibili trattative cui si erano mostrati ambiguamente disponibili i capi fascisti. E a Milano si compì poi il tragico epilogo dell'avventura mussoliniana, in uno scenario di orrore che replicò altri orrori inscenati nello stesso luogo di Piazzale Loreto. La guerra era finita, con la vittoria delle forze alleate ; e insieme era finita, con la sconfitta del fascismo repubblichino, anche la guerra civile fatalmente intrecciatasi con la Resistenza.
Nel Campo della gloria al Cimitero maggiore verranno raccolti i resti mortali, verranno scolpiti i nomi, di 4.134 cittadine e cittadini milanesi caduti per la libertà tra l'8 settembre 1943 e la primavera del '45, di 2.351 partigiani del Corpo Volontari della Libertà.Ho voluto partire da un sommario richiamo a drammatici eventi, a memorabili momenti della storia della Resistenza - per quanto più volte e più puntualmente ripercorsi nelle celebrazioni del 25 aprile - perché mai in queste celebrazioni, e dunque nemmeno in quella di oggi, si può smarrire il riferimento ai fatti, al vissuto, a quel che fu un viluppo di circostanze concrete, di dilemmi, di scelte difficili, di decisioni coraggiose e costose, di sconfitte e di successi ; non si può mai smarrire il riferimento a tutto ciò, rinunciare a ricostruire e tramandare costantemente quelle esperienze reali, se non si vuole ridurre il movimento di Liberazione a immagine sbiadita o ad oggetto di dispute astratte.
Nella mia rapida rievocazione del ruolo di Milano in quegli eventi, è risuonato il nome di Sandro Pertini. E non c'è migliore occasione di questa per ricordarlo a vent'anni dalla scomparsa. Perché il suo nome spicca in tutto il percorso della Resistenza, tra quelli che da Milano la guidarono, come protagonisti del Comitato di Liberazione Alta Italia, del Comando del Corpo Volontari della Libertà, del Comitato insurrezionale.
Fu combattente instancabile, senza eguali per slancio, audacia, generosità, a cominciare dalla partecipazione - all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre - al disperato tentativo di resistere ai tedeschi nel cuore di Roma, a Porta San Paolo, dopo che il Re è fuggito a Pescara e la capitale è stata militarmente abbandonata. Pertini è lì, reduce da lunghi anni di carcere, di confino e di esilio ; è lì anche da vecchio combattente, medaglia d'argento, della prima guerra mondiale. Ne uscirà capo dell'organizzazione militare del Partito socialista per l'Italia centrale occupata.Ma già il 15 ottobre viene arrestato, insieme con Giuseppe Saragat e altri socialisti, invano interrogato per due giorni e due notti in Questura, rinchiuso a Regina Coeli (inizialmente nel braccio tedesco), fino a quando tutto il gruppo dei sette socialisti poté evaderne grazie a un piano ingegnoso che ebbe tra i suoi registi un grande patriota, poi eminente giurista e uomo pubblico, Giuliano Vassalli.
Pertini riprese così il suo posto nella lotta contro l'occupazione tedesca, cui si dedicò, da Roma, in tutti i primi mesi del '44 : il 3 aprile Vassalli fu trascinato nella famigerata via Tasso e sottoposto ad ogni violenza dalle SS. Nel mese successivo si avviano colloqui al più alto livello in Vaticano con il comandante delle SS in Italia per evitare la distruzione della capitale (e da quei contatti scaturì anche la liberazione di Vassalli). Il progetto dell'insurrezione a Roma viene accantonato ; Pertini sceglie allora, a metà maggio, di partire per Milano, perché "lassù" - disse - "c'era tanto da fare e da combattere". E da Milano si muoverà per portare il suo contributo e il suo impulso in tutto il Nord.
A luglio è chiamato a Roma per consultazioni politiche : ma si ferma a Firenze per partecipare all'insurrezione fino a liberare la città dai tedeschi. Giunto a Roma, freme per tornare al più presto a Milano: e per raggiungere quella meta compie un viaggio quanto mai avventuroso, in aereo fino a Digione in Francia, e poi valicando con una guida il Monte Bianco. Di lì a Cogne e a Torino, e finalmente a Milano, in tempo per contribuire a organizzare e guidare la fase finale della guerra di Liberazione.
L'immagine conclusiva del suo impegno - come poi dirà la motivazione della medaglia d'oro al valor militare - di "prezioso e insostituibile animatore e combattente" della Resistenza, è rimasta consegnata alla fotografia che lo ritrae mentre tiene il suo primo discorso, dopo decenni di privazione della libertà, il 26 aprile 1945 a Piazza del Duomo.E' stato - dobbiamo dirlo - un onore per l'Italia, un onore per la Repubblica, avere tra i suoi Presidenti Sandro Pertini.
L'omaggio che oggi gli rendo, anche con forte sentimento personale per il rapporto che ci fu tra noi, vorrei fosse però incitamento ed auspicio per un nuovo, deciso impegno istituzionale, politico, culturale, educativo diretto a far conoscere e meditare vicende collettive ed esempi personali che danno senso e dignità al nostro essere italiani come eredi di ispirazioni nobilissime, di insegnamenti altissimi, più forti delle meschinità e delle degenerazioni da cui abbiamo dovuto risollevarci. Un impegno siffatto è mancato, o è sempre rimasto molto al di sotto del necessario. Abbiamo esitato, esitiamo a presentare in tutte le sue luci il patrimonio che ci ha garantito un posto più che degno nel mondo : esitiamo per eccessiva ritrosia, per timore, oltre ogni limite, della retorica e dei miti, o per sostanziale incomprensione del dovere di affermare, senza iattanza ma senza autolesionismi, quel che di meglio abbiamo storicamente espresso e rappresentiamo.
E questo amaro discorso vale per le grandi pagine e le grandi figure del processo che condusse, 150 anni fa, all'Unità d'Italia ; così come per le più luminose pagine e figure dell'antifascismo e della Resistenza. Perfino a Sandro Pertini, che pure è stato Presidente amato e popolare, non abbiamo - al di là di quel che con affetto lo ricorda nella sua terra natale - saputo dedicare un memorial, un luogo di memorie, come quelli che in grandi paesi democratici (si pensi agli Stati Uniti d'America) onorano e fanno vivere le figure dei maggiori rappresentanti della storia, per quanto travagliata, della nazione.
Eppure, l'identità, la consapevolezza storica, l'orgoglio nazionale di un paese traggono forza dalla coltivazione e valorizzazione di fatti, di figure, di simboli, in cui il popolo, in cui i cittadini possano riconoscersi traendone motivi di fierezza e di fiducia.
Naturalmente, l'impegno che sollecito, riferito alla Resistenza, esige - per dispiegarsi pienamente, per ottenere riscontri positivi e suscitare il più largo consenso - la massima attenzione nel declinare correttamente il significato e l'eredità della Resistenza, in termini condivisibili, non restrittivi e settari, non condizionati da esclusivismi faziosi.
Guardiamo, per intenderci, a quel che si legge nel Diario di Benedetto Croce, alla data del 26 aprile 1945 :
"Grande sollievo per la rapida liberazione dell'alta Italia dai tedeschi senza le minacciate e temute distruzioni, e per opera dei patrioti e partigiani, che è gran beneficio, anche morale, per l'Italia".
Poche essenziali parole, con le quali il grande uomo di pensiero e di cultura liberale scolpì il valore della conclusione vittoriosa della Resistenza. Valore nazionale, per il "gran beneficio anche morale" assicurato all'Italia restituendole piena dignità di paese libero, liberatosi con le sue forze, di concerto con la determinante avanzata degli eserciti alleati ma senza restare inerte ad attenderne il trionfo. Chi può negare che l'apporto delle forze angloamericane fu decisivo per schiacciare la macchina militare tedesca, per scacciarne le truppe dal territorio italiano che occupavano e opprimevano? Certamente nessuno, ma è egualmente indubbio che il generoso contributo italiano, contro ogni comodo e calcolato attendismo, ci procurò un prezioso riconoscimento e rispetto.
E ho citato Benedetto Croce perché le parole, prive di ogni ombra di retorica ma così significative e lineari, di un'eminente figura dell'Italia prefascista, lontanissima dalle correnti ideali e politiche che attraversarono più ampiamente il moto resistenziale e che sarebbero risultate maggioritarie al momento della nascita della Repubblica, danno il segno di un'obbiettiva definizione del 25 aprile come storica giornata di riscatto nazionale, al di là di ogni caratterizzazione di parte.
Che cosa era in effetti accaduto in quei venti mesi tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945? Che cosa era accaduto a partire dal momento della presa d'atto - con l'armistizio - della disfatta in cui era culminata la disastrosa guerra voluta da Mussolini al fianco della Germania hitleriana? Che cosa era accaduto da quello che fu il momento del collasso dello Stato sabaudo fascistizzato e di un generale, pauroso sbandamento del paese, ma anche il momento dei primi segni di una nuova volontà di resistenza al sopruso e all'oppressione, di ritrovamento della propria fierezza e identità di italiani?
Era accaduto che nell'esperienza della partecipazione alla Resistenza, in tutte le sue forme ed espressioni, si era riscoperto, recuperato, rinnovato, un sentimento, un fondamentale riferimento emotivo e ideale che sembrava essersi dissolto. Praticamente dissolto, come aveva detto - già mesi prima della caduta del fascismo - lo stesso Benedetto Croce, in uno scritto che circolò clandestinamente :
"Risuona oggi, alta su tutto, la parola libertà ; ma non un'altra che un tempo andava a questa strettamente congiunta : la patria, l'amore della patria, l'amore, per noi italiani, dell'Italia.
Perché?
Perché ... la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo si è tirata dietro una sorta di esitazione e di ritrosia a parlare di 'patria' e di 'amor di patria'.
Ma se ne deve riparlare, e l'amor della patria deve tornare in onore appunto contro il cinico e stolido nazionalismo, perché esso non è affine al nazionalismo, ma il suo contrario."
Ebbene, con la Resistenza, di fronte alla brutalità offensiva e feroce dell'occupazione nazista, rinacque proprio l'amore, il senso della patria, il più antico e genuino sentimento nazionale. "Le parole 'patria' e 'Italia'" - scrisse poi una sensibilissima scrittrice, Natalia Ginzburg - che erano divenute "gonfie di vuoto", ci apparvero d'un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta." E Carlo Azeglio Ciampi ha richiamato autobiograficamente il momento del "collasso dello Stato" nel settembre '43, quando lui e tanti altri "trovarono nelle loro coscienze l'orientamento", perché in esse "vibrava profondo il senso della Patria".
Personalmente, ho più volte ribadito come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre, come se ne possano mettere a confronto diverse letture e interpretazioni : senza che ciò conduca, sia chiaro, a sommarie svalutazioni e inaccettabili denigrazioni. E' comunque un fatto che anche studiosi attenti a cogliere le molteplici dimensioni del fenomeno della Resistenza, compresa quella di "guerra civile", non ne abbiano certo negato o sminuito quella di "guerra patriottica".
D'altronde, le "lettere dei condannati a morte della Resistenza" restano la più ricca, drammatica testimonianza delle motivazioni patriottiche dell'impegno e del sacrificio di tanti partigiani, soprattutto giovani partigiani.E quando parlo di tutte le forme e le espressioni di partecipazione alla Resistenza, attraverso le quali si è compiuta una vera e propria riscoperta del senso della patria e della nazione, mi riferisco in special modo alla rilevantissima componente costituita dal concorso dei militari al moto di liberazione, di riconquista della libertà e dell'indipendenza del paese : dai contingenti militari regolari chiamati a durissime prove all'indomani dell'armistizio - a Cefalonia, per non ricordare che un luogo-simbolo di quelle manifestazioni di eroico senso dell'onore e coraggio - agli ufficiali e ai soldati che si unirono alle formazioni partigiane, alle centinaia di migliaia di internati in Germania in campi di concentramento, alle nuove forze armate che si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione. A queste ultime ho dedicato lo scorso anno la cerimonia del 25 aprile a Mignano Montelungo, che fu teatro, nel dicembre 1943, di un'aspra battaglia e costituì "il battesimo di sangue del rinato Esercito italiano". Quell'azione dei nostri soldati fu esaltata dal Generale Clark, Comandante della V Armata americana, come esempio di determinazione per liberare il proprio paese dalla dominazione tedesca : "un esempio - egli disse - per i popoli oppressi d'Europa".
Naturali portatori, nella Resistenza, del senso della patria e della nazione furono i militari, e tra essi quelli che si unirono alle formazioni partigiane, che si collocarono nelle strutture clandestine del movimento di Liberazione. Ne furono portatori anche in termini di continuità, sia pure nel travaglio della partecipazione a una guerra antitetica a quella precedentemente combattuta. Un travaglio che si coglie nella lettera indirizzata alla moglie dal generale Giuseppe Perotti all'indomani della condanna a morte decretata dal Tribunale Speciale, e alla vigilia della fucilazione al Martinetto in Torino : egli scrive di un esito tragico, che "non so come classificare", di un "destino imperscrutabile" che comunque lo conduce a morire in guerra. In quegli stessi giorni, il più giovane capitano Franco Balbis, arrestato e fucilato, il 5 aprile 1944, insieme col generale Perotti e con altri, tutti membri del Comitato Militare Regionale Piemontese, scrive alla madre di offrire la sua vita "per ricostruire l'unità italiana" dopo aver servito la Patria "sui campi d'Africa", e chiede che si celebrino "in una chiesa delle colline torinesi due messe", nell'anniversario della battaglia di Ain El Gazala e di quella di El Alamein, nelle quali aveva valorosamente combattuto.
Emerge in effetti da tante di quelle estreme motivazioni del proprio impegno e del proprio sacrificio, come nella scelta di schierarsi fino in fondo con la Resistenza avessero finito per confluire ideali di liberazione sociale, visioni universalistiche, aspirazioni a "un mondo migliore", consapevolezza antifascista, sete di libertà, e amore per l'Italia. E l'elemento unificante non poteva che essere questo, l'attaccamento alla propria terra, alla Patria, la volontà di liberarla. Ritorno sulle parole del capitano Balbis : "ricostruire l'unità italiana", come supremo obbiettivo per cui sacrificare la vita.
Si, vedete, amici, il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione : è Festa della riunificazione d'Italia. Dopo essere stata per 20 mesi tagliata in due, l'Italia si riunifica, nella libertà e nell'indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, su cui si era finalmente affacciata come moderno Stato unitario nel 1861, con il compimento del moto risorgimentale.Gli storici hanno analizzato anche l'aspetto del ricollegarsi della Resistenza al Risorgimento, ne hanno con misura pesato i molti segni, nella pubblicistica politica, nelle dichiarazioni programmatiche, negli stessi nomi delle formazioni partigiane, nello spirito che animava i militari deportati e internati in Germania. E se hanno poi potuto apparire abusate certe formule, e poco fondate le facili generalizzazioni, resta il fatto che la memoria del Risorgimento, il richiamo a quell'eredità - per quanto venisse assunto ambiguamente anche dall'altra parte - fu componente importante della piattaforma ideale della Resistenza.
Si trattò di un decisivo arricchimento di quella che era e rimase la matrice antifascista della guerra di Liberazione : nel più ampio e condiviso sentimento della Nazione, nel grande alveo della guerra patriottica si raccolsero forze che non erano state partecipi dell'antifascismo militante e fresche energie rappresentative di nuove, giovanissime generazioni. E questa caratterizzazione più ricca, e sempre meno di parte, della Resistenza si rispecchiò più tardi nel confronto costituente, nel disegno e nei principi della Costituzione repubblicana.
Se nella Costituzione possono ben riconoscersi - come dissi celebrando il 25 aprile due anno orsono a Genova, e come voglio ripetere - anche quanti vissero diversamente dai combattenti della libertà i drammatici anni 1943-45, "anche quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi condivisi", è perché la Carta approvata nel '47 sancì - dandovi solide basi democratiche - una rinnovata identità e unità della nazione italiana.Mi auguro che in questo spirito si celebri il 65° anniversario della Liberazione e Riunificazione d'Italia. "Il nostro paese ha un debito inestinguibile" - da detto un anno fa in un impegnativo discorso a Onna in Abruzzo il Presidente del Consiglio - "verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l'onore della patria...........": ricordando con rispetto "tutti i caduti", senza che "questo significhi neutralità o indifferenza". Si tratta in effetti di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale ; ed è così che si stabilisce un ponte ideale con il prossimo centocinquantenario della nascita dello Stato unitario.
Mi si permetterà, credo, di ignorare qualche battuta sgangherata, che qua e là si legge, sulla ricorrenza del prossimo anno. Siamo chiari. Se noi tutti, Nord e Sud, tra l'800 e il 900, entrammo nella modernità, fu perché l'Italia si unì facendosi Stato ; se, 150 anni dopo, siamo un paese democratico profondamente trasformatosi, tra i più avanzati in quell'Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e della guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità.
Quella unità rappresenta oggi, guardando al futuro, una conquista e un ancoraggio irrinunciabili. Non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi un mito obsoleto, un residuo del passato. Solo se ci si pone fuori della storia e della realtà si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra penisola. Come bene intesero tutte le correnti e le figure di spicco del Risorgimento, l'Italia è chiamata a vivere come nazione e come Stato nell'unità del suo territorio, della sua lingua, della sua storia. Se non si consolidasse questa unità, finiremmo ai margini del processo di globalizzazione - che vede emergere nuovi giganti nazionali in impetuosa crescita - e anche ai margini del processo di integrazione europeo.
Un' Europa sempre più integrata e assertiva sulla base di istituzioni comuni è la sola dimensione entro la quale gli stessi Stati nazionali più forti del nostro continente potranno far valere insieme il loro patrimonio storico, la loro capacità di contribuire allo sviluppo di un più giusto e bilanciato sviluppo globale il cui baricentro si sta assestando lontano da noi. Ma non c'è nessuna contraddizione tra l'imperativo dell'integrazione, la salvaguardia della diversità delle tradizioni e delle culture nazionali, il rafforzamento della coesione e dell'unità nazionale di ciascuno Stato membro dell'Unione.
Per contare in Europa e per contare nel mondo di oggi e di domani, la nostra unità nazionale resta punto di forza e leva essenziale. Unità nazionale che non contrasta ma si consolida e arricchisce con il pieno riconoscimento e la concreta promozione delle autonomie, come d'altronde vuole la Costituzione repubblicana : quelle autonomie regionali e locali, di cui si sta rinnovando e accrescendo il ruolo secondo un'ispirazione federalistica.
Questa è la strada per far crescere di più e meglio tutto il nostro paese, in vista di obbiettivi che mai come ora ci appaiono critici e vitali per garantire innanzitutto il diritto al lavoro e prospettive di futuro per le giovani generazioni.
La complessità dei problemi che si sono venuti accumulando nei decenni dell'Italia repubblicana - talvolta per eredità di un più lontano passato - esige un grande sforzo collettivo, una comune assunzione di responsabilità. Questa esigenza non può essere respinta, quello sforzo non può essere rifiutato, come se si trattasse di rimuovere ogni conflitto sociale e politico, di mortificare una naturale dialettica, in particolare, tra forze di maggioranza e forze di opposizione. Si tratta invece di uscire da una spirale di contrapposizioni indiscriminate, che blocca il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell'alternanza.All'auspicabile crearsi di questo nuovo clima, può contribuire non poco il diffondersi tra gli italiani di un più forte senso dell'identità e unità nazionale.
Così ritengo giusto che si concepisca anche la celebrazione di anniversari come quello della Liberazione, al di là, dunque, degli steccati e delle quotidiane polemiche che segnano il terreno della politica. Le condizioni sono ormai mature per sbarazzare il campo dalle divisioni e incomprensioni a lungo protrattesi sulla scelta e sul valore della Resistenza, per ritrovarci in una comune consapevolezza storica della sua eredità più condivisa e duratura. Vedo in ciò una premessa importante di quel libero, lungimirante confronto e di quello sforzo di raccoglimento unitario, di cui ha bisogno oggi il paese, di cui ha bisogno oggi l'Italia.
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