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venerdì 5 marzo 2010

LA RESISTENZA CARATESE

Pagine della resistenza caratese
A cura di Luigi Colombo
Con il patrocinio del Comitato Unitario Antifascista
e della Amministrazione Comunale di Carate Brianza

PRESENTAZIONE

Tra le varie iniziative che il Comitato Comunale Antifascista ha predisposto per celebrare il trentennale della Resistenza e della Liberazione, la pubblicazione di queste note sulla Resistenza Caratese ha indubbiamente il primo posto.
All’amico Luigi Colombo che ne è stato l’ideatore e si è assunto il notevole impegno di raccogliere testimonianze e documenti atti a ricostruire alcune delle più gloriose giornate della lotta di liberazione, va il plauso ed il riconoscimento nostro e di tutti coloro che apprezzeranno queste pagine.
La viva cronaca sui martiri caratesi fucilati a Pessano, sul componente il CLN di Carate deportato e lasciato morire in un campo di concentramento tedesco, sull’attività dei nuclei partigiani operanti in Brianza vuole essere un ricordo, una testimonianza che serva soprattutto alle nuove generazioni per arricchire ed approfondire i grandi valori della Resistenza.
Queste pagine rappresentano la negazione e la condanna del nazi-fascismo con tutte le sue degradazioni. Intendono poi essere un monito ad operare nella concordia, ad eliminare la prepotenza come metodo di vita e l’egoismo che ci fa dimenticare il comune destino degli uomini.
Solo così il nostro impegno sarà valido per la costruzione di una società meno imperfetta, più giusta, quale gli uomini della Resistenza hanno sperato.

Il Sindaco
ERNESTO CAZZANIGA

AI LETTORI

L’estensore del presente volumetto, «Pagine della Resistenza caratese», Luigi Colombo, detto «Meazza», fu protagonista e testimone diretto, negli anni decisivi della guerra, di molti avvenimenti della Resistenza. Antifascista, militante del PCI, medaglia di bronzo al valor civile, arrestato dai fascisti per renitenza di leva, fu imprigionato nella Rocca di Caterina Sforza di Imola.
Sfuggito miracolosamente alle feroci rappresaglie tedesche, dopo mesi di durissima prigionia, raggiunse con mezzi di fortuna la Brianza e fu a Carate, in tempo per veder nascere e svilupparsi la guerriglia partigiana.
Legato da viva amicizia a Claudio Cesana e a molti dei patrioti caratesi ha conservato intatti, in tutti questi anni, lo spirito e la generosità di ideali e di sentimenti della generazione che ha riscattato l’Italia dal nazi-fascismo.
La sua testimonianza, tanto più preziosa perché partecipe e sofferta, fa rivivere dinnanzi ai nostri occhi con commossa semplicità le figure e gli episodi più significativi della lotta partigiana in una rievocazione serrata e toccante, che lascia una traccia profonda di commozione nell’animo del lettore.
Luisa Auciello

INTRODUZIONE

Il presente scritto, dedicato alla Resistenza Caratese, vuole illustrare, con brevi ma commosse pagine rievocative, il contributo dato alla Resistenza Italiana, di cui si celebra quest’anno il trentennale, dalla 119a (orig. 119.ma NdR) Brigata SAP DIVONA che opera attivamente e instancabilmente nel periodo 43 - 45, in Carate e nel territorio circostante.
In tale rievocazione si colloca, come l’episodio più luminoso e significativo da affidare al ricordo delle nuove generazioni, il sacrificio dei sette Martiri di Pessano, tra cui ritroviamo tre giovani cittadini caratesi, morti per aver scelto, con piena e assoluta dedizione, la difesa degli ideali di libertà e di giustizia in uno dei momenti più tragici e oscuri della nostra storia.
Il compito di raccogliere i documenti e le informazioni e di ascoltare e integrare fra loro le diverse testimonianze sui fatti narrati è stato lungo e difficile ed ha richiesto un lavoro minuzioso e paziente di ricerca poiché molti dei protagonisti e alcuni dei testimoni più importanti di questi eventi hanno perso la vita sotto il piombo fascista o nei campi di concentramento tedeschi o in seguito ad altre cause negli anni seguenti la Liberazione.
La scarsità di documentazione deriva anche dalla necessità di segretezza e di silenzio con cui si dovettero circondare le azioni e le responsabilità di quanti collaborarono al movimento di liberazione; segretezza indispensabile per impedire alle brigate nere di spezzare le reni ai gruppi partigiani.
Chiediamo pertanto scusa per quanto risulti involontariamente omesso o scarsamente documentato (orig. documento NdR) riguardo ai fatti o alle persone.
Ringraziamo vivamente e pubblicamente, nello stesso tempo, tutti coloro che ci hanno concesso interviste, informazioni, notizie, documenti permettendoci in tal modo la maggiore fedeltà possibile nella stesura dei fatti.
Un ringraziamento particolare va agli amici delle ACLI di Pessano e a Don Baraggia di Monza, grazie ai quali abbiamo potuto ricostruire gli ultimi momenti trascorsi nel carcere di Monza e sul luogo dell’esecuzione, in Pessano stessa, da parte dei sette Martiri.
Esprimiamo altresì la nostra più viva riconoscenza alla Amministrazione Comunale e al Comitato Antifascista di Carate Brianza per la sensibilità e la consapevolezza con cui hanno patrocinato la presente pubblicazione, affinché in ogni casa entri la documentazione delle gesta compiute dai nostri partigiani che operarono, a prezzo di enormi sacrifici e della loro stessa vita, perché la nostra Comunità civica potesse essere restituita alla democrazia e alla libertà di istituzioni rinnovate.
Nel Trentennale della Liberazione, mentre assistiamo al riorganizzarsi di forze apertamente reazionarie, al pullulare di organizzazioni paramilitari che usano la politica della provocazione, della aggressione, della violenza nei confronti di organismi e di istituzioni democratiche, tentando con ogni mezzo la conquista del potere, ci sembra particolarmente significativo rievocare questi avvenimenti nella loro assoluta, talvolta cruda verità storica, al disopra di ogni passione ideologica e politica, perché, con il loro valore di ammonimento attuale, suscitino una profonda risonanza nella coscienza di ognuno di noi e soprattutto dei giovani, a cui è affidata la conservazione e la piena attuazione dei valori contenuti nella Costituzione.
Il testamento ideale lasciatoci dai protagonisti della Liberazione non sarà tradito se troverà piena attuazione nello spirito di unità con cui, a somiglianza di trent’anni fa, sapremo fronteggiare e impedire il manifestarsi di un risorgente pericolo fascista.
Con questo preciso intendimento di mobilitazione ideale di quanti vivono civilmente e responsabilmente le vicende del nostro Paese, le note di questo libretto si rivolgono ai cittadini caratesi, perché custodiscano e alimentino la fede nei valori che hanno consacrato la storia di ogni comunità civile, libera, democratica.

CAPITOLO PRIMO

LA RESISTENZA CARATESE

L’unità di intenti e di ideali con cui operò il movimento della Resistenza accelerò nel tempo la conclusione della guerra e il momento della Liberazione.
Appare sempre più chiaro infatti che la Resistenza realizzò tali obiettivi proprio in virtù di questa prerogativa: essa non fu monopolio di un solo partito o di una classe sociale; fu un fatto storico di unità nazionale in cui i partiti e la popolazione tutta svolsero un ruolo determinante per il conseguimento della vittoria.
Ricostruire oggi tale unità è la premessa indispensabile per combattere il risorgere del fascismo.
Questo è il preciso insegnamento che ci viene dalla lotta partigiana, sofferta, combattuta e vinta grazie all’azione concorde e alla volontà comune dei suoi protagonisti.
Il ricordo dei Martiri caratesi, comunisti, socialisti, cattolici, azionisti ci insegna che assieme si combatte il fascismo e lo si combatte nello spirito della Costituzione.
Nella primavera di trent’anni fa, alla vigilia dell’insurrezione popolare del 25 Aprile 1945, la Resistenza caratese perdeva uomini e ragazzi di grande valore, impegnati in una lotta coraggiosa e instancabile.
A Pessano, trucidati, dal piombo nazi-fascista, cadevano sette giovani partigiani: Alberto Gabellini di anni 28, Mario Vago di anni 21, Romeo Cerizza di anni 21, Angelo Barzago di anni 20, Dante Cesana di anni 25, Claudio Cesana di anni 20, Angelo Viganò di anni 25.
Gli ultimi tre erano cittadini caratesi.
Ai loro nomi se ne affiancano altri, non meno degni del nostro reverente e commosso ricordo. Sono quelli di Augusto Cesana, pure di Carate, morto nel campo di concentramento per detenuti politici di Flossemburg, in Germania; di Andrea Ronchi, di Agliate, fucilato a Introbbio; di Sergio Devani, di Milano, medaglia d’argento al valor militare, sfollato a Verano e fucilato a Cambiago; di Luigi Cesana, di Verano, morto a Vercelli in seguito alle gravi ferite riportate in un’azione partigiana; di Mario Preda, anch’egli di Verano, affettuosamente soprannominato dai suoi compagni di guerriglia «Topolino»e caduto eroicamente a soli 15 anni.
Rievocando alcuni momenti ed episodi della loro vita, intendiamo, nelle pagine successive, ricostruire la personalità semplice e modesta, la dirittura morale, gli affetti familiari di questi uomini che, nel momento decisivo della lotta, scelsero senza tentennamenti la strada della clandestinità non per spirito d’avventura ma per un dovere verso se stessi, verso i loro cari e per l’amore per il loro Paese.
La Resistenza caratese non fu un fatto puramente locale ma si propagò e si estese oltre il territorio della Brianza; non si fermò in pianura ma proseguì in montagna e contribuì ad ingrossare le file dei partigiani di Cino Moscatelli, di Filippo Beltrami, di Gianni Citterio («Redi») e di tanti altri valorosi comandanti.
Basterà qui ricordare, tra gli altri, i nomi di: Giuseppe Giussani, Achille Villa, Eliseo Villa, Antonio Colombo («Ermanno»), Pietro Vertemati, Carlo Calare, Giovanni Motta, Ambrogio Beretta, Gianni Merlini, Gerolamo e Angelo Preda fratelli di «Topolino»- , che combatterono tutti tenacemente in formazioni partigiane diverse e portano ancora oggi i segni delle ferite e dei patimenti affrontati in montagna, in un inverno impietosamente rigido e tremendo, durante il quale contribuirono a realizzare la «Libera Repubblica dell’Ossola» o imbracciarono un’arma per combattere su altre montagne dell’arco alpino.
A questi uomini, a questi giovani nostri concittadini, vanno affiancate nel ricordo le donne caratesi che diedero il loro generoso contributo in diverse attività, là dove la lotta clandestina lo richiedeva.
Rievochiamo le figure di Maria Zimbaldi, moglie del confinato politico e comandante partigiano Angelo Nobili («Giulio»), staffetta partigiana che teneva i contatti con il centro operativo di Milano. Perseguitata, incarcerata e seviziata a Dervio prima e a San Vittore poi, seppe tener testa con grande coraggio e forza morale agli sbirri neri finché, aiutata dal partigiano Tranquillo Annoni, poté raggiungere il marito che si trovava alla macchia a Rogolo nella Val Masino.
Altrettanto degna di ricordo è Giuseppina Cesana («Pina»), sorella di Dante Cesana, anch’essa instancabile staffetta net mantenere i collegamenti con il centro operativo di Desio e nel portare i messaggi del fratello ai singoli partigiani della zona.
Assai nota all’interno delle organizzazioni partigiane fu Entide Zecca, figlia adottiva del gappista Enrico Rimessi che, nonostante fosse appena quindicenne, seppe sfidare con spavalderia e spregiudicatezza le insidie tedesche e fasciste in un continuo e rocambolesco peregrinare che le permise di procurare armi, denaro, documenti per l’espatrio (rilasciati questi ultimi dall’allora Segretario Comunale) ad ebrei o partigiani ricercati che poterono così varcare il confine o raggiungere le loro destinazioni di montagna. Indomita staffetta dei gruppi d’azione antifascisti Caratesi, Entide Zecca si assunse anche il compito di mantenere i collegamenti con le Brigate G.A.P. di Milano; i suoi incontri con Nello Malegoli, coordinatore delle Brigate e con Zanardi, del gruppo STIPEL di Milano avvenivano spesso nelle cappelle mortuarie e nei sotterranei del Cimitero Monumentale.
In questa rievocazione non può non essere menzionato il coraggioso gesto di ribellione e di denuncia compiuto da un gruppo di donne cara tesi che, dinnanzi alle scuole «G.D. Romagnosi»- allora sede del comando tedesco di stanza a Carate affrontarono il Podestà Tosi, reclamando a viva voce condizioni di vita migliori e richiedendo, nella loro qualità di moglie e di madri, la fine di una guerra portatrice di lutti e di rovine nelle loro famiglie. Il Podestà Tosi, affrontato in modo così inaspettato e tumultuoso, si spaventò a tal punto che preferì disertare i locali del Municipio e rifugiarsi a Costa Lambro, dove abitava il Ministro repubblichino Spinelli.
L’organizzazione del movimento di resistenza a Carate nacque pochi mesi dopo la data dell’8 settembre 1943 giorno dell’armistizio e appare già in piena attività nei primi mesi del 1944, quando Dante Cesana, Carlo Riva e Carlo Vergani, tornati in Italia a seguito della disfatta su subita dall’A.R.M.I.R. in Russia» di Cusano Milanino, diedero vita alla «119a Brigata Garibaldi S.A.P. Divona».
Il comando della brigata venne affidato a Dante Cesana, designato col nome di battaglia di «Marco»; commissario di brigata fu Claudio Cesana («Tito»). La brigata era inoltre composta da: Angelo Viganò, Carlo Riva («Sergio»), Carlo Vergani il popolare Pirlin ottimo centravanti della U.S. Caratese Carlettino Vismara, Tranquillo Annoni, Guido Cesana passato poi nel C.L.N. , Attilio Bestetti, Giuseppe Merli, Giuseppe Cesana, Angelo Colciago tutti operai caratesi.
La Brigata era collegata con la Divisione «Bassa Brianza»comandata da Eliseo Galliani («Andrea»), di Biassono, mentre Enrico Novati - che diverrà Sindaco della Liberazione di Desio - era il vice-commissario incaricato di mantenere il collegamento con le altre Brigate operanti in Brianza. I luoghi d’incontro dei partigiani erano stabiliti di volta in volta; più frequentemente avvenivano in prossimità del cimitero di Vergo Zoccorino, raggiunto di notte, a piedi, con grave rischio personale, in mezzo ai boschi avvolti nella nebbia, spesso tra la neve e il gelo, sfidando il coprifuoco e le pattuglie fasciste. Finita la riunione, la via del ritorno era percorsa tagliando per i prati, velocemente e col fiatone grosso, alle prime luci dell’alba, appena in tempo per prendere il tram e recarsi in fabbrica.
L’attività svolta da questi partigiani consisteva in azioni di disturbo al regime repubblichino, con lancio di materiale di propaganda nel paese e soprattutto nei locali pubblici o nei covi degli stessi brigatisti neri. Il materiale di propaganda incitava la popolazione a rivendicazioni per una vita migliore, denunciava le malefatte dei nazi-fascisti, chiedeva la immediata cessazione della guerra di aggressione in cui l’Italia si trovava coinvolta, sollecitava la preparazione di scioperi generali per affrettare la cacciata degli invasori ed il definitivo abbattimento del regime fascista.
A queste azioni di denuncia e di sabotaggio del regime parteciparono in seguito numerosi giovani di Verano Brianza, tra cui i fratelli Pizzi e Angelo Mornati che costituirono un distaccamento facente capo al gruppo caratese.
Si trattava, nel complesso, di manifestazioni di ostilità che non permettevano certo alle autorità fasciste di dormire tra due soffici guanciali, tanto che vennero richiesti rinforzi di uomini e di munizioni, mentre nelle file partigiane si intensificava l’attività clandestina.

CAPITOLO SECONDO

L’ATTIVITÀ DEL C.L.N. A CARATE

Di pari passo con l’attività partigiana venne costituito a Carate il C.L.N. -Comitato di Liberazione Nazionale composto dall’allora Segretario Comunale Mario Vergani, in qualità di presidente, da Augusto Cesana, cattolico - direttore della Cassa Rurale e Artigiana di Carate da Alfonso Cesana, impiegato comunista, da Guido Cesana, operaio, comunista, da Gianmaria Maj, insegnante elementare, del Partito d’Azione, da Ugo Pozzi, artigiano, socialista; quest’ultimo, avendo maggiori possibilità di azione, manteneva i collegamenti.
L’attività di questo organismo, nato dalla volontà di una lotta comune tra i rappresentanti dei diversi partiti, era molteplice: preordinare, da un punto di vista politico e organizzativo, l’eventuale insurrezione popolare, coordinare la raccolta di fondi per mandare aiuti ai deportati in Germania.
La raccolta di questi fondi, nonostante le gravi ristrettezze economiche in cui, anche per effetto della grave situazione generale, il paese si trovava racconta il Segretario Comunale Vergani superò ogni aspettativa e meravigliò gli stessi membri del C.L.N. che poterono in tal modo intensificare la loro attività, inviando in Germania numerosi pacchi di viveri e di vestiario.
Il C.L.N., tuttavia, non si adagiò sugli allori di questi primi successi ma, contando fiducioso sulla generosità della popolazione, organizzò successivamente l’invio di vestiario ai partigiani in montagna. Il vestiario veniva confezionato dalla Ditta «Rossi & Meregalli»il cui titolare era il Comm. Severino Meregalli ex-commissario prefettizio al Comune di Carate che provvedeva a recapitarlo nella cantina della Cassa Rurale, dove il direttore Augusto Cesana, ricorrendo a vari stratagemmi, si incaricava di inviarlo a destinazione.
Un ruolo di primo piano svolse, all’interno del C.L.N., l’allora Segretario Comunale Mario Vergani che, conoscendo vita e miracoli dei Caratesi e valendosi dell’autorità del suo ufficio, con il suo atteggiamento bonario e al tempo stesso deciso seppe spesso consigliare nel modo migliore e aiutare concretamente chi si rivolgeva a lui. Contemporaneamente, il Vergani rifiutava la propria collaborazione alle autorità del regime e, nonostante i fascisti chiedessero ripetutamente la lista dei renitenti alla leva, grazie anche all’aiuto dell’impiegata comunale Lina Aliverti, riusciva ad eludere astutamente le loro richieste consegnando un elenco in cui apparivano persone già partite. Riuscì persino, grazie all’aiuto di funzionari prefettizi, ad imporre al Prefetto la scelta di uomini fidati e impedì ad alcuni fascisti di mandare a segno, con basse manovre, la scalata al seggio di Podestà del Comune.
Il compito di mantenere il collegamento coi partigiani e con le varie fabbriche di Carate, per salvaguardarle da eventuali smantellamenti o da tentativi di invii di operai in Germania, era affidato ad Alfonso Cesana, impiegato presso la ditta Formenti, che per la sua ideologia politica trovò sbarrata la strada ad una possibile carriera e perse anzi, nel corso di questa vicenda, il posto di lavoro. Alfonso Cesana si prodigava per mantenere i contatti con la base operativa di cui facevano parte lo studente universitario Carlo Olmini, che operava prevalentemente con gli intellettuali milanesi anti-fascisti della «nuova generazione» e l’operaio Guido Cesana. Sebbene impiegasse gran parte del suo tempo libero nello stabilire i collegamenti con altri dirigenti partigiani, il Cesana trovava modo di dedicarsi con passione e profitto allo studio cosicché la cultura che egli, da semplice autodidatta, si formò in tempi difficili e incerti, costituisce un altro motivo di stima e ammirazione per lui.
Augusto Cesana, fervente uomo di Azione Cattolica, maggiore degli alpini, non aveva nessun legame di parentela con i Cesana già menzionati. Direttore della Cassa Rurale ed Artigiana di Carate, uomo retto e ricco di doti morali, assolveva i suoi compiti di responsabilità con competenza e profonda umanità, tanto che, ancora oggi, i caratesi serbano di lui un ottimo ricordo e un vivo rimpianto. Godendo di grande autorità e prestigio presso i suoi concittadini era spesso chiamato, dopo le ore d’ufficio, ad occuparsi di esecuzioni testamentarie, di divisioni di terreni, di fabbricati e la sua casa era meta di piccoli contadini, artigiani, esercenti che, dinanzi a lui, trovavano il modo di risolvere i loro problemi in modo equo.
Il ricordo lasciato da Augusto Cesana tra coloro che lo conobbero personalmente è quello di un uomo buono, onesto, schivo da ambizioni e immune da tentazioni che la sua posizione potesse procurargli. Frequenti erano gli incontri che Augusto Cesana, accompagnato dall’ignaro figlioletto Giancarlo, aveva a Monza con uomini politici della Resistenza; cattolici, comunisti, socialisti, aderenti al Partito d’Azione e con l’ex-confinato politico Angelo Nobili («Giulio»).
Gian Maria Maj era invece un buon montanaro della Bergamasca, trasferitosi a Carate ad insegnare. Tenente colonnello dei bersaglieri, trattava i suoi alunni con cuore aperto anche se la severità del suo comportamento richiamava un poco la disciplina di caserma. Anche la sua casa, come quella di Augusto Cesana, era meta e punto d’incontro per molti suoi concittadini che lo stimavano per la sua franchezza nel parlare, priva di fronzoli o di sottintesi. Vecchio antifascista, rappresentava il Partito d’Azione ed aveva frequenti contatti con Ferruccio Parri (il leggendario «Maurizio»). Più volte gli venne offerta la candidatura a deputato ma sempre decisamente rifiutò per continuare la sua opera di educatore. Rimase proverbiale presso i suoi allievi l’espressione che egli soleva ripetere per stimolarli allo studio: ... Montanaro o montanino scarpe grosse cervello fino ...
Al momento di costituire il C.L.N. la scelta di uomini onesti, capaci, operosi e franchi non poteva non cadere su questi nomi che erano la garanzia più valida di un buon funzionamento di questo organismo democratico nella clandestinità.
Alla fine dell’anno 1944 i caratesi si preparavano a salutare malinconicamente la conclusione di un altro anno di guerra in un clima di ristrettezze e di sconforto, con bicchieri colmi d’acqua e davanti a una tavola imbandita di quel poco che le tessere annonarie passavano.
Esattamente il 30 dicembre Augusto Cesana era intento con la famiglia a consumare la frugale cena quando si presentarono in casa sua dei provocatori che, spacciandosi per partigiani, chiesero qualcosa da mangiare; ottenuti dei panini imbottiti domandarono armi e, avuta risposta negativa, arrestarono il Cesana sotto gli occhi dei figli ignari e della moglie atterrita.
Simultaneamente, venivano tratti in arresto Alfonso Cesana e Gian Maria Maj. Trasferiti quella notte stessa alle carceri di Monza, furono picchiati a sangue perché parlassero. I briganti neri, intuendo di avere in mano dei pezzi grossi, insistevano per avere ad ogni costo informazioni che facessero di loro dei delatori. Tuttavia, nonostante le violenze, le sevizie, dalla loro bocca non uscì parola; il pensiero era costantemente rivolto alla salvezza dei compagni, della organizzazione e il ricordo delle loro famiglie attenuava il dolore fisico e morale derivante dalle percosse e dagli insulti con cui si tentava di piegare la loro volontà.
Ogni tentativo da parte di conoscenti, di amici per ottenere il rilascio di questi tre prigionieri fu vano; infatti, mentre Gian Maria Maj fu trattenuto per un mese nelle carceri di Monza, Augusto ed Alfonso Cesana venivano fatti proseguire per San Vittore a Milano e di li vennero deportati. Alfonso Cesana fu rinchiuso nel campo di concentramento di Bolzano e poté riabbracciare la propria famiglia solo parecchi giorni dopo la fine della guerra; Augusto Cesana fu invece destinato al campo di eliminazione dei condannati politici di Flossemburg in Germania, dove, il 18 marzo 1945 cessava di vivere a causa delle privazioni e delle malattie contratte.

CAPITOLO TERZO

I MARTIRI DI PESSANO

Due mesi dopo l’arresto dei componenti il C.L.N., e precisamente la notte del 26 febbraio 1945, la Resistenza caratese veniva mutilata con l’arresto di sei tra i principali componenti la Brigata S.A.P. Quella sera, Dante Cesana «Marco»si trovava nella piazzetta prospiciente la Casa di Salute di Carate per la consegna di una pistola rimessa a nuovo a Claudio Cesana.
Fatto lo scambio, Dante Cesana, a causa del coprifuoco, si disponeva ritornare alla propria casa allungando di proposito il tragitto per far perdere eventuali tracce, mentre Claudio Cesana, distante un centinaio di metri dalla propria dimora, ritornò sui propri passi con l’arma in tasca, precedendo Angelo Viganò quando, all’angolo di via Caprotti con via Damiano Chiesa, furono affrontati dai brigatisti neri. Claudio sentì il rumore dello scatto della sicura e non ebbe esitazione: prima ancora di ricevere l’intimazione di alt si girò di scatto e, impugnata la pistola, fece fuoco; malauguratamente, il colpo non partì, per cui fu facile per gli uomini in nero, armati fino ai denti, arrestare Cesana e Viganò.
Vennero portati alla Casa del Fascio sede della Brigata Nera «Aldo Rèsega» e picchiati a sangue con tale ferocia che la madre stessa di Claudio, la mattina seguente, stentò a riconoscere il figlio. Risalendo alle amicizie dei due arrestati e a qualche zelante brigante nero, i fascisti riuscirono a stabilire la corresponsabilità di Dante Cesana; circondarono la casa e lo obbligarono ad aprire e ad arrendersi. La fortuna, questa volta, fu benigna ai familiari di costui e ad altri due partigiani che si trovavano in quel momento in casa. Infatti, in cucina, si trovava immobilizzata in un letto una sorella di Dante, Albertina, che aveva appena partorito un bambino e, con la scusa di sistemare la puerpera ed il neonato, Dante ed il cognato Tremolada Ambrogio, Riva Carlo («Sergio») ed Attilio Bestetti, che erano intenti a pulire e ad oliare le armi da poco dissotterrate, temporeggiarono facendole sparire, con il materiale di propaganda, nel letto dell’inferma che i fascisti desistettero dal perquisire; gli altri locali venivano nel frattempo messi a soqquadro nella ricerca di quanto si trovava celato a pochi metri.
Non rinvenendo nulla di sospetto malgrado la perquisizione, essi portarono via Dante ancora in maniche di camicia; la stessa sorte toccò al Riva e al Bestetti, che, giustificando la loro presenza in quella casa con la scusa di acquistare del tabacco che il Tremolada vendeva, riuscirono poi a salvarsi dalla fucilazione.
«Sergio», nome di battaglia di Carlo Riva, non riuscì a comunicare con gli altri partigiani durante l’arresto, ma scorse «Tito»Claudio Cesana, pesto e macilento, reggersi a mala pena in piedi a causa delle percosse e dei maltrattamenti subiti; in seguito vide di sfuggita «Marco» Dante Cesana con la faccia tumefatta e la camicia intrisa di sangue. Riva e Bestetti vennero temporaneamente rilasciati e riaccompagnati a casa; questo breve intervallo permise al primo di bruciare, per tutta la notte il materiale di propaganda, mentre suo padre, invalido di guerra, sotterrava in giardino la pistola. Bestetti invece ebbe tutta la notte a disposizione per riordinare le idee ed essere pronto a rispondere ad altri interrogatori. Infatti all’alba furono di nuovo arrestati e con loro c’era anche Carlettino Vismara («Pino»), non ancora diciassettenne. Gli interrogatori, le torture, le percosse con nerbi di bue continuarono e Dante Cesana («Marco») per salvare i suoi compagni, dichiarava di essere il comandante della Brigata Partigiana e si assumeva completamente ogni responsabilità.
Alle ore 14 del 27 febbraio, in un pomeriggio quasi primaverile, i sei partigiani ammanettati vennero portati a Monza, al comando tedesco in via Tommaso Grossi, dove furono ricevuti da due file di soldati armati perché ritenuti pericolosi o per il timore che potessero scappare. Dal comando S.S. vennero fatti sfilare successivamente per le vie della città e Claudio, non potendo reggersi in piedi per lo stato in cui si trovava, venne sorretto dai compagni, pure loro incatenati.
Da questo punto in poi, la ricostruzione dei fatti è affidata alla testimonianza degli amici delle A.C.L.I. di Pessano, che raccontano come avvenne la fucilazione dei sette martiri in quel paese, e a quella di Don Baraggia di Monza, che li assistette fino alla fine.
Gli arrestati infatti, vittime della vendetta tedesca, pagarono con la loro vita, assieme ad altri giovani patrioti, l’attentato compiuto contro il comandante tedesco di Pessano da parte di una formazione partigiana che operava in quella zona.
Purtroppo, anche in questo caso, molti documenti ufficiali circa le operazioni partigiane realizzate nella zona di Pioltello, Cassano, Gorgonzola e Monza sono stati smarriti e non possiamo dire con certezza matematica chi fossero gli sparatori della Molgora, autori dell’attentato.
Ci atteniamo quindi alle testimonianze più numerose (vox populi) e alla ricostruzione dei fatti fornitaci da testimoni oculari.
Le famiglie degli Oggioni e dei Colombo, la cui abitazione si trovava sul luogo dell’attentato, ci hanno dichiarato che i partigiani erano tre; di essi due erano in bicicletta e uno a piedi.
Sempre secondo la deposizione resa da queste famiglie, le fattezze somatiche di uno dei tre sono riconoscibili nella persona del capo GAP di Gorgonzola, Luigi Restelli, il quale fu ucciso in un’altra azione partigiana a Cassano.
Anche riguardo al motivo del ferimento dell’ufficiale tedesco non siamo riusciti a trovare atti ufficiali.
La Signora Gessati dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’ltalia) di Milano ci ha fornito un suo ricordo dei fatti, che riportiamo.
Il comandante la guarnigione tedesca di Pessano era stato processato dal Tribunale Partigiano e condannato a morte per sue rappresaglie compiute nella zona nostra e in quella di Pavia. Gli era persino stato dato un nomignolo, «il Tigre».
Probabilmente, la notizia del trasferimento non era ancora giunta ai vari componenti partigiani del G.A.P. locali che già studiavano l’attentato.
Fu quindi un errore da imputare alla enorme difficoltà con cui, in quei momenti, le notizie potevano essere comunicate.
Per quanto riguarda la personalità del tenente ferito, abbiamo potuto concludere che a Pessano (pur essendovi da poco), costui era rispettato per il modo abbastanza umano di impostare le relazioni tra tedeschi e pessanesi. Molti anziani ricordano infatti di aver bevuto con lui nelle osterie locali.
Nelle officine della «Speer» di Pessano, durante il suo breve periodo di comando, non ci furono sabotaggi.
Il pomeriggio del giorno 8 marzo 1945, alle ore 16,30, dalla sede di comando del distaccamento dell’Organizzazione Speer di Pessano partiva diretta a Milano, l’automobile del tenente tedesco, la cui personalità abbiamo sommariamente cercato di ricostruire.
L’ufficiale era accompagnato da un militare italiano che fungeva da autista. Giunti all’imbocco della via Monte Grappa, i due sentono il rombo improvviso di alcuni aerei leggeri da mitragliamento.
Schiacciando l’acceleratore si spingono veloci per oltrepassare il ponte del torrente Molgora e girare quindi a sinistra.
Abbandonato quindi l’automezzo, cercano riparo accanto, meglio contro il muro della casa Colombo, che fiancheggia la strada. I Colombo erano allora allevatori di maiali.
Il luogo si presta particolarmente a soddisfare l’esigenza di un completo riparo, poiché la vegetazione, allora rigogliosa (vi erano infatti piante e sterpaglie), mimetizza pure l’automobile.
Trascorrono tre lentissimi minuti.
Improvvisamente, un brusco fruscio li fa sobbalzare: tre persone mascherate irrompono di scatto dal folto fogliame.
Sono i componenti di una delle diverse pattuglie G.A.P. appostate nei dintorni di Pessano, con l’incarico di procurare armi e di «dare una lezione» al Tigre, il comandante delle forze militari tedesche situate in questa zona. Ma i G.A.P. non sanno della recente sostituzione.
All’apparire delle tre persone, l’ufficiale tedesco tenta istintivamente di portare la mano alla pistola, ma una raffica lo precede raggiungendolo all’addome. Colpito da 2 proiettili, si accascia al suolo.
L’autista, con un balzo improvviso che sorprende i tre partigiani. riesce a scappare e corre terrorizzato fino al comando Speer.
In tutta fretta. i partigiani raccolgono l’arma del tenente esi dileguano nei campi circostanti. Sembra che siano fuggiti in direzione di Bussero e di lì siano stati trasportati fino a Pioltello, ad un comando S.A.P.
Portata a termine l’azione essi ne fecero un rapporto dettagliato al comando della 15a Brigata Matteotti.
La drammatica azione, svoltasi nel giro di brevissimo tempo, non ha alcun testimone all’infuori dei protagonisti.
Primo ad accorrere è il Signor Colombo che, avendo udito i sordi colpi della raffica, si porta a lato della casa e presta i primissimi soccorsi al tenente ferito. Aiutato dalla moglie, lo porta in casa, gli slaccia il giubbotto e, rendendosi conto della gravità del caso, corre a chiamare il dottor Picollo.
Circa quindici minuti dopo, giungono una decina di militari tedeschi della Speer e il dottore il quale, constatando la gravità della ferita, prega il sergente tedesco di provvedere ad un immediato ricovero in ospedale.
Gli si risponde che il comando di Monza ha già inviato una auto ambulanza che giungerà sul luogo entro qualche minuto, preceduta da militari. Alle 17 infatti, con l’ambulanza, arriva un plotone di S.S., capitanato da un ufficiale che inizia subito la caccia ai partigiani. Viene rastrellata tutta la zona compresa tra il paese, la cascina Canepa e la Pariana, poiché il numero di militari del plotone S.S. non è sufficiente per un’azione a raggio più vasto.
Frattanto, in casa Colombo, due infermieri tamponano nel migliore dei modi l’emorragia della ferita del tenente.
Sono presenti il Maggiore Wernik ed il fascista camerata Luigi Gatti. «No uomini di Pessano... no uomini di Pessano», sono queste le parole che vengono ripetute diverse volte dalla bocca contratta del tenente ferito, come affermano i Colombo.
Alle 17,20 l’autoambulanza parte alla volta dell’ospedale di Monza e gli ufficiali tedeschi con Luigi Gatti si radunano negli uffici della Speer.
Il paese frattanto è in subbuglio: la notizia è corsa in un baleno. Tutte le strade vengono presidiate da soldati tedeschi. I pochi uomini di Pessano sono sollecitati dalle mogli a scappare e a nascondersi, per paura di rappresaglie.
Alle 16,50 la moglie del Signor Scotti, podestà di Pessano, telefona al marito che si trova a Milano per commissioni. Immediatamente Scotti decide di tornare in paese. Si consulta con il cugino del Banco Ambrosiano, ma questi gli consiglia di non partire. Scotti, invece, capisce che la sua presenza in paese è di importanza capitale e quindi lascia Milano.
Giunto in bicicletta alla cascina Valera verso le 18,20, viene fermato dal signor Rusnati che lo ragguaglia dell’accaduto. Anche costui lo esorta a non entrare in paese. Ma il podestà prosegue, e arrivato a Pessano alle 18,35, trova il dottor Picollo, che gli narra come e quando il fatto sia accaduto, ma, ripetendo le parole del tenente ferito, gli assicura soprattutto che gli attentatori non sono del paese.
Giunto a casa. Scotti trova un soldato delle S.S. venuto per comunicargli di essere atteso al comando Speer per una riunione urgente. Presente al raduno c’è pure il dottor Luise, segretario comunale che, avvertito per telefono dalla moglie di Scotti, è appena tornato da Gorgonzola. Nella sala del palazzo (attuali scuole) inoltre sono convenuti il Maggiore Wernik. il suo interprete Karl Kreiske (attualmente vivente a Vienna) e gli ufficiali tedeschi.
La riunione ha subito inizio.
Da principio, le S.S. tentano di imputare la colpa del misfatto ai partigiani di Pessano ed invitano il podestà a stilare una lista di nomi di cittadini da fucilare.
Scotti risponde replicando che a Pessano non esistono partigiani e che non è mai successo nulla contro le forze tedesche e che, anzi, il tenente ferito, per la sua gentilezza e familiarità, era ben visto in paese.
Per contro, quelli non vogliono accettare né ragioni né scusanti. Scotti allora gioca l’ultima carta che gli rimane: fa chiamare tutti i soldati tedeschi delle Speer di Pessano e, di fronte al superiori, chiede loro se abbiano qualche volta ricevuto un solo sgarbo da persone del paese.
Tutti dicono di no e ciò imprime una svolta decisiva alla situazione.
Gli ufficiali sono ancora perplessi, ma proprio in questo momento il gerarca Luigi Gatti propone una lista di nomi di alcuni carcerati di Monza. Vengono compiute diverse telefonate al comando monzese, di cui Scotti e il dott. Luise non riescono a capire il senso, perché fatte in lingua tedesca.
A mezzanotte, la riunione ha termine.
E’ deciso che saranno fucilate dieci persone di alcuni paesi che stanno attorno a Pessano, ma di costoro non sono ancora specificati i nomi né il luogo e l’ora dell’esecuzione.
Calate le tenebre per tutta la notte, a Pessano non si dorme.
In chiesa la gente ha pregato.
Don Varisco, impaziente, va e ritorna continuamente dalla parrocchia alla casa del podestà. Quando finalmente lo vede arrivare dalla «Speer», gli si fa incontro con ansia per sapere della decisione.
Quasi tutti gli uomini sono scappati dal paese; chi vi è restato rimane chiuso in angusti nascondigli.
La mattina del 9 marzo a Pessano non si verifica alcun fatto degno di nota. Nell’animo di tutti c’è un’amara apprensione e la timorosa attesa di un pericolo che incombe minaccioso su tutti.
Frattanto, a Monza si mette in moto la spietata vendetta tedesca. Di essa, Don Baraggia lasciò scritto alcune pagine di un’accorata semplicità; eccole in forma integrale:
«Seppi subito in mattinata che si stavano giudicando una decina di carcerati tolti dal nostro S. Vittore di via Mentana, dovendo essere condannati per rappresaglia dopo il ferimento di un tedesco in quel di Pessano.
E cominciarono a passare le ore senza che si potesse sapere qualche cosa di preciso.
Un buon amico, al quale serbo imperitura gratitudine, mi poté riferire che, purtroppo, sette dei dieci condannati dal tribunale misto (tedeschi e italiani) andavano incontro alla fucilazione. Girai per non so quali e quante vie di Monza come uno sperduto: rientrai in casa, ne uscii non so quant’altre volte: sul viso di quanti incontravo leggevo un’impressione ben chiara di timorosa taciturnità. Anche i pochi tedeschi che (da un po’ di tempo si accompagnavano a due a due) giravano per la città, mostravano un contegno riservato e diffidente: sentivano purtroppo che la caccia non solo ai fascisti, ma anche ad essi, era aperta e incombente!
Verso le 13 potei sapere che la sentenza ormai era sicura. Sette dovevano andare all’altro mondo.
Poco più tardi, varcando per l’ennesima volta la soglia di casa, raccolsi (orig. raccorsi NdR) un pezzetto di carta scritto a matita; esso diceva: “...sette stanno per andare al Creatore, saluti...”; seguiva una firma incerta ed un po’ artefatta che riconobbi poco dopo quando un giovanotto mi avvicinò e mi disse quasi all’orecchio: “Non ha ricevuto un biglietto? faccia presto”. Lo prendo per un braccio e gli chiedo: “Chi manda?... e dove sono le vittime?”. Ma egli mi sfugge e scompare.
La provvidenza, finalmente, verso le 16 mi indirizza di preciso verso le scuole “Ugo Foscolo”, luogo dove operava il Tribunale ben presidiato e guardato dalle rigidissime SS. in pieno assetto di guerra.
Avvertii Monsignor Arciprete di quanto mi proponevo di fare e, inforcata la bicicletta, raggiunsi a precipizio il cortile delle scuole suddette.
Potei anzi salire al 1° piano del grande caseggiato ove erano i condannati e, ripensandoci bene, ancor oggi non riesco a comprendere come io abbia potuto arrivare fin lassù, passando innanzi alle sentinelle disposte in ogni angolo... Ed a quanti mi rivolgevo mi veniva risposto che bisognava attendere: e l’attesa si protrasse quasi per un’ora; ed intanto si avvicinava il momento dell’esecuzione!
Alzando gli occhi, mi fu dato di scorgere ad una finestra una signorina interprete, e tosto la pregai che spiegasse al comandante della polizia il motivo della mia presenza in quel luogo: e non le nascosi il mio timore di trovarmi solo sotto l’incubo di quegli sguardi delle S.S. che andavano e venivano squadrandomi dall’alto in basso e parlottando fra loro.
Ma ecco il comandante che mi si para dinnanzi e, gesticolando, mi grida che a simili delinquenti si deve l’inferno. il paradiso rosso ecc., lasciando me e l’interprete non poco sconcertati e impressionati assai.
Non mi mossi, quantunque avessi capito ben chiaro che di fronte a simili propositi nulla vi fosse da tentare; non mi persi d’animo.
E visto che nessuno ancora mi cacciava di là, mi avvicinai alla scala piantandomi vicino alle sentinelle: di lì, pensai, dovranno passare i condannati scendendo a piano terreno; avrò almeno la possibilità di vederli e di dir loro una parola, sia pure di sfuggita. Nel mio abbattimento, mi ricordai che proprio tra i tedeschi addetti al servizio in quel fabbricato, doveva esservi un addetto alla S.S. di religione cattolica, che avevo un giorno incontrato nel nostro Duomo di Monza e che mi fu tanto riconoscente per avergli ritrovati i guanti da lui smarriti nello stesso Duomo.
Durò molto la mia fatica per poterlo rintracciare; poi all’improvviso lo vidi uscire da una porta: gli corsi incontro, lo pregai, anzi egli stesso intuì tosto, la ragione della mia presenza in quel luogo.
Corse, non mi fu dato sapere da chi, forse dallo stesso comandante, e tornò tutto felice di comunicarmi che mi era concesso qualche istante per incontrarmi coi condannati; bisognava però far presto perché urgeva partire per il luogo della fucilazione prima che cadesse la sera.
Mi feci innanzi nel corridoio, scortato da molte guardie delle S.S. in uniforme, ed abbracciai ad uno ad uno quei figlioli che compresero la triste realtà del loro destino!
E quando, sotto gli occhi dei tedeschi, si inginocchiarono tutti e sette abbracciandomi in un unico amplesso e stringendomi forte forte quasi a comunicarmi tutti i loro sentimenti e recitarono l’ultima preghiera con me, io alzai la mano a benedirli; infine si rialzarono sorridenti e mi rivolsero le loro ultime parole. Lo sguardo sempre insistente delle S.S. (evidentemente sorprese e commosse), non mi permise altro se non che mi consegnassero chi il fazzoletto, chi la sciarpa: qualcuno non aveva proprio nulla!
Sorse un’affrettata discussione tra di loro in quanto uno di essi, il più giovane, affermava di essere stato escluso dalla fucilazione: cosi almeno sembrava a lui d’aver sentito dire in tribunale.
Ma uno dei tre di Carate, mettendogli la mano sulla spalla lo rimproverò benevolmente dicendo: «Che paura hai di morire? Non temere: abbiamo qui il nostro padre che ci assiste e benedice: il nostro sangue non sarà dato invano. Ci vendicheranno, ne sono sicuro»! Io avevo gli occhi così pieni di lacrime che a stento potevo vedere. Abbracciati sempre l’uno all’altro (erano ammanettati a due a due) seguimmo il comandante della SS. che si era avvicinato per farci premura.
Bisognava, diceva egli, arrivare sul posto dell’esecuzione prima dell’imbrunire. Scendemmo le scale, nel cortile attendeva il solito lugubre carrozzone che avrei rivisto otto giorni più tardi, accompagnando altri cinque al supplizio.
Un nugolo di armati accompagnava il corteo: poco dopo, a Pessano, si compiva la strage!
Questi dunque gli avvenimenti che ci portano fino alle 17 del pomeriggio di quel luttuoso 9 marzo.
Nell’umido tramonto che precede la notte, Pessano è percorsa da una voce concitata che annunzia l’imminente fucilazione di dieci persone. Essa verrà compiuta nello stesso luogo dove fu aggredito il tenente tedesco. Verso le 17,15 le prime macchine SS. arrivano in paese. provenienti da Monza. Portano anche un giovanotto biondo tutto ammanettato e con numerosi segni di percosse. Si fermano nel cortile di casa Colombo.
Poi è un continuo giungere di soldati tedeschi. Di essi alcuni presidiano il paese nei punti principali ed altri si dislocano, piazzando fucili mitragliatori ai bordi della cava situata dietro la casa Colombo.
Questa operazione viene eseguita con scrupolo, poiché si teme il sopraggiungere di alcune forze partigiane che impediscano la fucilazione. Alle 17,30 arriva il lugubre carrozzone scortato da SS. e fascisti. Questi ultimi, da testimonianze, sembrano ubriachi o comunque alquanto eccitati.
Il racconto dell’amico Tremolada di Pessano, da noi intervistato, si interrompe momentaneamente: la sua memoria sta rivivendo i momenti tragici avvenuti trent’anni or sono. Allora ragazzino, appartato dietro l’angolo di casa, vede schierare otto persone al muro di una porcilaia che fiancheggia il torrente Molgora; nota un viavai di persone e, con raccapriccio, vede che vengono fatti sgombrare dalla porcilaia i maiali per paura che le pallottole possano uccidere qualche animale.
Compiuta questa macabra operazione, prima che venga dato l’ordine di sparare viene allontanato Carlettino Vismara («Pino»solo per la sua giovanissima età; viene salvato da un’atroce morte ma lo si costringe ad assistere al compiersi dell’eccidio.
E’ l’ora: si punta la mitragliatrice, ma questa si inceppa; si fanno avanti due figuri neri, di cui uno è il caporione Gatti che, con fucili mitragliatori MAB. fanno fuoco, non prima che Alberto Gabellini possa gridare: «Sparate su di me, vigliacchi, non su questi ragazzi».
I corpi martoriati si ammucchiano, come per fondersi in un abbraccio eterno; alcuni rantolano ancora e vengono finiti tutti con il colpo di grazia alla nuca. Compiuta la carneficina, i massacratori decidono di gettane i corpi nella Molgora, forse nella speranza di nascondere o cancellare il loro misfatto.
Il parroco di Pessano, Don Vincenzo Varisco, interviene ed ottiene, dopo non poche insistenze e suppliche, l’autorizzazione a seppellire i corpi martoriati dei sette Martiri nel Cimitero locale.
Carlettino Vismara («Pino»), con ancora negli occhi la tremenda visione, viene riportato a Monza e successivamente trasferito a San Vittore a Milano unitamente a Carlo Riva e ad Attilio Bestetti che lasceranno il carcere ad insurrezione avvenuta.
I familiari degli uccisi chiedono invano di poter dare loro sepoltura nel Cimitero di Carate; ogni tentativo è inutile perché le Brigate Nere si oppongono con le armi spianate ad ogni umana richiesta, negando perfino ai congiunti più stretti di poter rivedere un’ultima volta le salme. L’unica concessione è che le suore di Pessano ripuliscano i cadaveri e ne ricompongano pietosamente le membra straziate.
Nel frattempo, alla «Wender» di Cusano, dove lavoravano Dante Cesana ed Angelo Viganò, i compagni dei giustiziati sono ai loro posti di lavoro, con gli occhi umidi di pianto e il cuore gonfio d’angoscia, in attesa di un particolare segnale per sfuggire ad una eventuale cattura dei resti della Brigata Partigiana.
Tutti sono vigili, assorti in una drammatica attesa; la cellula comunista clandestina è in allarme; le mani che manovrano le macchine utensili non si muovono con l’abituale scioltezza: la mente di tutti è rivolta ai compagni caduti. La vigilanza però non viene osservata da Carlo Vergani e da Giuseppe Merli che, con una decisione improvvisa, generosa ma anche colma di rischi, infrangono le ferree regole della clandestinità e abbandonano la fabbrica per recarsi in bicicletta al Cimitero di Pessano a rendere omaggio al compagni caduti, esponendosi in tal modo al pericolo d’altre tragiche rappresaglie e all’eventualità di essere individuati.
Nonostante la drammatica fine dei loro compagni, i superstiti della Brigata Partigiana non si dispersero, anzi, nella certezza della imminente vittoria, moltiplicarono la loro attività, le file si ingrossarono finché il vento di aprile soffiò così forte da spazzar via fascisti e invasori.
Il popolo insorse, cacciò i tedeschi e i fascisti rimasti tentarono invano ogni possibile nascondiglio per sfuggire al giusto castigo popolare.
Era il 25 aprile 1945.
Nella cronistoria di questi fatti si è tracciata una rapida biografia dei componenti il C.L.N.; non possiamo esimerci ora dal tracciare un analogo, sia pur breve profilo, dei tre giovani giustiziati e di coloro la cui vita fu tragicamente spezzata dall’odio fascista.
Dante Cesana («Marco»), caratese era un autentico figlio del popolo: di famiglia operaia, era nato e cresciuto nel popolare rione del «Loghetto». Durante la lotta partigiana aveva saputo conquistarsi, per le sue equilibrati doti di uomo e di capo, la stima e l’ammirazione dei compagni di lotta per i quali si sacrificò con piena consapevolezza. Nella sua famiglia, raccolta intorno al vecchio padre Sandrin, ormai ottantacinquenne (che ci ricorda papa Cervi) la memoria di lui è vivissima ancor oggi e le sorelle custodiscono gelosamente ogni oggetto a lui appartenuto.
Particolarmente significative sono le lettere scritte da Dante Cesana mentre si trovava in Russia; le raccomandazioni con cui tali reliquie sono state consegnate a chi scrive sono la conferma dell’immutato amore che tutta la famiglia nutre ancora oggi per lui.
Belle le lettere, ma soprattutto commoventi le poesie che Dante scriveva nei ritagli di tempo, al lume di candela, dedicandole alla mamma scomparsa e ai familiari. Esse ci rivelano la sensibilità affettuosa e la delicatezza di sentimenti con cui si rivolgeva ai suoi cari lontani. L’11 gennaio 1943 dedicava al padre questi brevi versi
«... Mentre mugghia l’infernal bufera
nella notte fredda e nera
a te vola il pensier mio
mentre grande il mio desio
di vederti, di abbracciarti
di ritornare per non più lasciarti ...».
Altri versi dedicava alla sorella in procinto di sposarsi:
«... O sorella mia, o sorella cara
tu che facesti in questa mia casa
di Colei le veci che lassù rischiara
la nostra via dal buio invasa ...
Tu che eri la nostra fiamma
la nostra amica, la nostra mamma
or t’en vai con fiori in testa
felice sposa alla tua festa...
Va felice o sorella mia
ed al male non dar retta
dà retta solo a! tuo amor...
Ma se un giorno, per ria sorte
vorrai conforto ad un dolor
ritorna pure da chi le porte
chiuse mai avrà al suo cuor ...».
Di ritorno dalla Russia, dopo l’8 settembre, Dante Cesana ottiene, per le sue capacità lavorative, l’esonero dal servizio militare; una volta in fabbrica, a contatto con operai che non hanno mai tollerato la politica del fascismo, non perde tempo a dar vita e fisionomia alla Brigata Partigiana reclutando e animando questo gruppo con il suo coraggio e la sua fervida azione. Dopo il lavoro trova tempo e modo per dedicarsi allo studio frequentando un corso serale per geometri assieme all’amico e compagno d’armi e di brigata Carlo Riva («Sergio»). Non pago delle tante attività, intraprende contemporaneamente lo studio della lingua tedesca e non trascura i doveri che la vita clandestina e la carica che ricopre gli impongono.
Claudio Cesana («Tito»).
Appena ventenne ma carico d’esperienze tratte dalla vita quotidiana nella fabbrica in cui lavora (la «Memini»di Sesto S. Giovanni) è pure lui esonerato dal servizio militare per l’abilità con cui assolve alle sue mansioni. Conosce la vita dura e le angherie dei dirigenti tedeschi all’interno della fabbrica, ma non è tipo da porger l’altra guancia; si ribella e diventa uno dei promotori degli scioperi del 1943.
Arrestato una prima volta e rilasciato per le sue doti tecniche, non disarma né si ritrae in un angolo ad aspettare ma si rafforza in lui la volontà di battersi cosicché non ha esitazioni ad entrare a far parte della Brigata Partigiana. Caratese autentico come Dante, Claudio era nato nel 1924 nel rione di S. Bernardo da una famiglia di piccoli contadini; venne ricordato da quanti lo conobbero come un giovane di animo sensibile, sempre sorridente, studioso, meticoloso; notevolmente impegnato a causa delle otto ore in fabbrica e per la difficoltà di raggiungere quotidianamente il posto di lavoro, trova tuttavia il tempo per impegnarsi con assiduità e convinzione nella attività partigiana, senza trascurare di aiutare il padre anziano nel lavoro dei campi. Le uniche ore libere di questa intensa vita sono quelle che egli dedica con passione alta pittura; alcuni suoi paesaggi ed alcune madonne sono di notevole pregio.
Catturato dalle Brigate Nere, subisce feroci e bestiali trattamenti; a conferma del suo nobile comportamento e della fermezza con cui seppe difendere il segreto delle organizzazioni partigiane c’è una frase che uno dei suoi aguzzini rivolse al padre di Claudio: «Gh’è un biondin: l’è vun de quei che ‘l parla no ...».
Angelo Viganò («Tugnin»). Ex-aviere del Settimo Stormo Caccia, dopol’8 settembre riprende il suo posto di lavoro alla «Wender» di Cusano. Le imminenti nozze con la sorella di Claudio Cesana e l’aver già prestato il proprio dovere di soldato non gli impediscono di impegnarsi nella lotta clandestina. Dimostra in più occasioni di non aver alcuna paura dei fascisti e si fa beffa di loro gettando volantini contro il regime perfino nei loro covi; sorpreso in una di queste azioni viene fermato al posto suo il fratello Flaminio, a causa della straordinaria rassomiglianza tra i due; l’alibi di ferro di cui Flaminio è in possesso permette ad entrambi di sfuggire alle rappresaglie fasciste.
Sergio Devani («Mosca»). Comandante della 120a Brigata Garibaldi GAP, geometra, era impiegato alla Stipel di Seregno; trasferitosi in casa di Enrico Rimessi, pure lui gappista, per meglio coordinare le loro imprese, collaborò alla realizzazione di parecchie azioni partigiane soprattutto a Milano. Il Devani fu uno degli ideatori di un piano di sabotaggio che si sarebbe dovuto attuare contemporaneamente alla Direzione centrale della Stipel, all’Edison (attuale Enel) e alla Fargas, in modo che la produzione bellica subisse un rallentamento o addirittura fosse bloccata per qualche tempo.
Ricercato attivamente, venne arrestato in seguito a delazione il 15 settembre 1944 in Foro Bonaparte a Milano e di lì portato a Monza dai nazi-fascisti per essere sottoposto a terribili quanto inutili sevizie. Da ultimo, forse vergognandosi della lezione di coraggio che un partigiano dava loro, i suoi aguzzini lo portarono a Cambiago e lo fucilarono. Ancora oggi si possono vedere, nel muro del cascinotto di campagna presso il quale avvenne l’esecuzione, i fori delle pallottole lasciate dai fucili mitragliatori.
Nella cella dove venne rinchiuso prima della sentenza, scrisse su un muro con l’ausilio delle unghie: «Sono un condannato a morte. Salutate mio padre».
Il 4 novembre 1974 venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare.
Parlando di Devani, non si può non parlare di Enrico Rimessi di Verano, suo amico inseparabile e, come lui, cospiratore. Rimessi venne arrestato per atti contro il regime fascista e processato dal Tribunale speciale di Como, che gli inflisse 24 anni di reclusione. Trasferito nel carcere di Alessandria per scontarvi la pena, gli venne applicata al braccio una fascia recante la scritta: «Terrorista pericoloso, massima sorveglianza». Da quella casa di pena riuscì ad evadere, raggiungendo poi le montagne di Dongo, dove combatté con le formazioni partigiane.
Angelo Nobili («Giulio»), a Carate meglio noto come Fanin, si era iscritto al PCI fin dai tempi del Congresso di Livorno. Durante il regime non si piegò mai ai voleri dei fascisti: venne condannato una prima volta a tre anni di galera e tre di sorveglianza speciale. Scontata la pena venne licenziato dalla Stipel dove lavorava come capo tecnico; arrestato nuovamente per la strenua attività antifascista venne confinato a Gasperina (Catanzaro) per altri tre anni.
In questa località c’era pure Umberto Terracini e anche Giulio poté frequentare «l’Università comunista»e apprendere le nozioni politiche e storiche con altri confinati.
Al ritorno dal confino, dopo due o tre mesi di inutile ricerca di un posto di lavoro, riuscì a farsi assumere in una fonderia di Monza. Dopo l’8 settembre fu costretto a vivere nella clandestinità finché raggiunse a Rogolo in Val Masino la 52a Brigata Rosselli divenendone il commissario di brigata, col nome di «Giulio»mentre «AL», figlio dell’ex-presidente della repubblica Luigi Einaudi, ne assunse il comando.
Andrea Ronchi. Operaio tessile di Agliate, si arruolò nella 55a Brigata Rosselli Distaccamento B. Croce. Seppe distinguersi subito per dedizione spontanea in ogni azione, a rischio della vita.
Catturato, insieme ad altri partigiani, nell’ottobre 1944 in Val Biandino, seppe affrontare il supplizio con fermezza, destando negli stessi nemici la più viva ammirazione. Venne fucilato dietro il cimitero di Introbbio quello stesso mese di ottobre. Riconosciuto a stento dal fratello dopo l’esecuzione, grazie agli indumenti che portava, gli fu data sepoltura nel cimitero di Agliate. Ci rimane di lui un’unica lettera inviata alla madre poco prima dell’esecuzione, nella quale chiede perdono per il dolore che le avrebbe procurato la sua imminente fucilazione. Fu un patriota eroico e modesto, a molti ancor oggi sconosciuto.

Luigi Cesana. Renitente alla leva militare repubblichina, venne arrestato in Piazza della Pesa a Verano, nel corso di un rastrellamento, e portato a Desio per essere incorporato nella locale G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblichina).
La mamma e la sorella di Mario Preda, che erano legate a lui da amicizia, dopo non poche peripezie riuscirono a farlo disertare e a farlo giungere fino a Omegna. In questa città, dopo aver passato incolume un posto di blocco fascista ed aver fatto perdere le proprie tracce a due spie del regime, raggiunse la Brigata Beltrami, ritrovandovi l’amico Gerolamo Preda, insieme al quale venne abbattuto mentre entrambi si recavano a portare rinforzi per la liberazione di Torino; Luigi Cesana morì a Vencelli per le ferite riportate.

Mario Preda, soprannominato «Topolino», di 15 anni era un ragazzino intelligente, vivace ma non monello, l’ultimo della covata di otto fratelli. Deciso a seguire l’esempio di due suoi fratelli maggiori anziché restarsene al calduccio a farsi viziare dalla mamma o dalle sorelle, partì da solo alla ricerca della leggendaria banda Beltrami.
Con tutta la famiglia mobilitata nella Resistenza, Mario non voleva essere considerato un ragazzino e raggiunse Seregno da dove, con un autocarro, si fece portare a Novara. Di lì, a piedi e con mezzi di fortuna, raggiunse il Lago Maggiore, alla ricerca del fratello Gerolamo che era al seguito di Beltrami, finché fu accolto nella Brigata Rocco della 2a Divisione Redi (Gianni Citterio di Monza).
Il suo comandante «Aries» così lo ricorda.
«… Portai l’ultima volta «Topolino»nell’osteria di Baveno. Gli uomini, stanchi e affamati, stavano accosciati sul pavimento, mentre la poco luce gettava ombre strane fra i corpi. Vivace, irrequieto, forse conscio dell’atroce morte che lo attendeva l’indomani, Topolino girava nervosamente per il locale. La sua allegria mi colpì favorevolmente e una impressione subitanea di simpatia si impadronì di me; avevo dinnanzi a me un ragazzino di 15 anni, consapevole di quello che l’attendeva e che sapeva quello che arrischiava.
Si dormì nell’attesa della battaglia che il giorno dopo avrebbe avuto luogo per l’occupazione di Baveno. Al risveglio vennero divisi i compiti, ma a Topolino fu negato l’onore di combattere perché era ancora un bambino. «Topolino» protestò, implorò, gridò ed alfine si ribellò; rubò una baionetta e raggiunse un compagno in postazione alla mitragliatrice. I fascisti contrattaccarono ma le ondate che venivano all’assalto furono falciate da un fuoco micidiale.
Purtroppo la situazione divenne poco dopo insostenibile perché i fascisti cercarono di cogliere la postazione alle spalle.
Topolino si allontanò, forse per cogliere meglio le occasioni di battere il nemico. Vide il compagno alla mitragliatrice cadere e ritornò verso la postazione: poi colpi di una raffica lo colsero a metà strada... il suo sangue quindicenne bagnò la strada. Era il 25 aprile 1945; le bande partigiane liberavano Milano...».
La sera di quello stesso giorno, i superstiti del CLN e precisamente Gianmaria Maj, Guido Cesana, la partigiana Entide Zecca e, in un secondo tempo, il Prevosto di Carate, Don Luigi Crippa, si recavano al comando tedesco per trattare la resa.
Nella prima decade di maggio del 1945 (esattamente l’11 maggio), le spoglie di Dante Cesana, Claudio Cesana, Angelo Viganò e Sergio Devani venivano riportate a Carate per la sepoltura e tutti i cittadini caratesi accorrevano in folla commossa a rendere l’estremo saluto ai resti mortali dei loro giovani Eroi, che ora riposano assieme, così come assieme lottarono e assieme perirono.
Dalle loro tombe, attorno alle quali si rinnova ogni anno il pellegrinaggio reverente e commosso della popolazione tutta di Carate, essi continuano a testimoniare a quanti non hanno dimenticato e a quanti vogliono apprendere, come si ama il proprio Paese e come se ne difende la libertà.

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO TOCCA A NOI

NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITÀ
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÙ DURO D’OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITÀ NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE


RESISTENZA

Piero Calamandrei

Carate Brianza, 1 Maggio 1945.



Il primo Maggio festa del lavoro festeggiato da tutti i lavoratori e dal popolo di Carate Brianza.


1. Su invìt del Comitaa de liberaziùm de Caraa
anca nel noster paès el prìm de Mag l’è stà festeggiaa
con grand differenza però di àlter an
anzi cònt un scopo sacrosanto e different in quest’an.
2. Quest’an se dovèva festeggià la data de resurreziùm
la disfatta del fascismo che l’ha ruvinaa la nostra Naziùm.
circostanza speciàl per tut nùgn Caratès
e ciòè ricordà i tri Martir fusilaà del noster paes.
3. A la mattina con foièt volànt e manifèst murài
Se invidàva la popolaziùm a senti la parola del Comitaa
oratùr dovèven vès Gilardelli, Valtorta e Maggiùr Màj
che del Comitaa Centrà èren staa autorizzaa.
4. Diffatti vers i desur con la banda a la tèsta
se rìva in piazza cont un codàzz de gènt tutt in festa
la piazza gremìda de gènt che aspettaven con passiùm
la parola e el moment de inaugurà la resurreziùm.
5. A un certo punto se sènt la gènt che tùt batten i màn
e diffatti el riva una bella squadra de eròi partigiàn
che lùr per i prìm sin sentii in dovèr
de armàs come tut i àlter per scaccià el stranier.
6. Al prim piàn del Caffè De Angeli e precisament al balcùm
dove dovèven parla i oratùr del Comitaa de liberazium
ei prim a parlà l’è staa el Cavalier Carlo Valtorta
che del Comitaa Centràl el sò salùt el porta.
7. In sèguit l’invidava el popol a vès tut compàt e unì
a stringes insèm tut i idèi e i partii
che soltànt a fà inscì anzi appunto perchè inscì l’è staa faa
èm stroncaa el fascismo e gh’em avù la libertaa.
8. Ogni tant interròt da applaùs e battimàn de la gent
che se trovava in piazza (circa des mila presènt)
l’ha terminaa raccomandànd che a fà inscì no se sbaglia
saraà cambiaa el sistèma de vinticinquàn passaa in Italia.
9. Dopo el ga daa la parola a Gilardelli Comunista
che per vint’àn pussee I’è staa proibi de mèttes in vista
ma che inchèu per mezzo de sta general insurreziùm
anca lù l’ha svòlt el programma del Comitaa de liberaziùm.
10. El Maggiùr Gian Maria Maj che l’era presènt anca lù al balcùm
el mèt al corrènt i compàgn d’una piccola indisposiziùm
el prega allora el Cavaliar Valtorta de parlà a nòm sò
e diffatti el Valtorta el torna a parlà ancamò.
11. Parland al popol de la situaziùm del Comùn
l’a trovaa che de pàn ghe ne pù per nissùn
in tùt a l’ammàs l’ha trovaa dù quintài de formènt
e còme se farà a dàch de mangià a tutta gent?
12. In ògni modo però l’ha raccomandaa de vèch paziènza
ch’el cercarà de contentàm tuc e nissùgn resterà senza
e allora l’ha pregaa tut i present e specialment i agricultùr
de portà amò del grán e aiutà un pù anca lùr.
13. Allora tut la gènt meravigliaa se guardàven in fàccia
a commentà tùt quel che gàn daa a l’ammàs e per l’audacia
ch’in staa obbligaa di fascisti a portà el gran per polènta
e po lùr l’an rubaa tùt e al popol gan faa tirà la zenta.
14. In ultim el Valtorta che le un òm de bùm critèri
l’ha ordinaa ch’el corteo l’andàs a trovà i mort al Cimiteri
allora la gent lapplaudì amò e con la banda a la testa
i’ha seguì el cortèo tut contènt e tùt in festa.
15. Appena rivaa al Cimiteri e che tut se mì a pòst
l’ha tegnù un piccol discùrs anch’el sciùr Prevòst
invitànd tut el popoi a la càlma e a la preghièra
che allòra se salvarèm da qualùnque bafera.
16. In ùltim el tàcca a pieùv e sot. a l’acqua el corteu l’ha continuaa
traversànd sèmper con banda in tèsta tùt i stràd de Caraa
e tutt con contentezza perchè l’è rivaa sto bel dì
e quand s’e sciòlt el cortèu el sonava già mezdì.
17. La banda che l’èra accompagnàa del so Direttùr
ch’el ga dit de trovàs amò vers i do ùr
perchè dopo se dovèva andà inscì pian pian
a Onorà el prìm de Mag anca su a Veran.

ANGELO VILLA detto Materno - portalettere

mercoledì 3 marzo 2010

UN VIAGGIO CHE LASCERA' IL SEGNO

Dal 18 al 21 Aprile una delegazione di studenti delle scuole di Limbiate si recherà, accompagnata dall' Anpi e grazie alle collaborazioni e ai contributi dell'Amministrazione comunale, provinciale e di alcuni sponsor privati, in Polonia per visitare i lager di Auschwitz e Birkenau

COMUNE DI LIMBIATE

VENERDI' 5 MARZO Ore 20,30
AULA CONSILIARE “G. FALCONE – P. BORSELLINO” -VILLA MELLA
(Via Dante, 38), LIMBIATE

“NON PERDIAMO LA MEMORIA”
Progetto didattico della scuola media “L.da Vinci-Verga-Gramsci”

“RECUPERO MEMORIA STORICA E PEDAGOGIA DELLA RESISTENZA”
Progetto didattico della Scuola superiore I.T.C. “E. Morante”

in collaborazione con A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia)

ORGANIZZANO
in collaborazione con la Provincia di MONZA e BRIANZA
e il Comune di LIMBIATE

la presentazione di
“UN VIAGGIO CHE LASCERA' IL SEGNO”

Intervengono:
Michela VACCARO, Preside Scuola media;
Gennaro GRIGUOLI, Preside ITC “E. Morante”;
Daniela BOERIO, della “Fabello” agenzia organizzatrice del viaggio;
Rosario TRAINA, Presidente sez. ANPI di Limbiate

Testimonianza di Umberto RATTI (ex deportato a Mauthausen)

Gli interventi saranno introdotti da filmati, letture, musiche e canti sul tema eseguiti dagli studenti della scuola media
Coordina la prof. Luisa QUINCI, referente del progetto “Non perdiamo la MEMORIA”.

Seguirà, a conclusione, un rinfresco offerto dalla SODEX
Sponsor del Viaggio:

CONDANNA PER L' ANNULLAMENTO DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO POLITICO IN RAI

APPELLO PER IL 1° MAGGIO A PORTELLA DELLA GINESTRA

sabato 27 febbraio 2010

IL SALUTO DELL' ANPI AL POPOLO VIOLA

MOZIONE PER INTITOLARE UNA VIA AD ALMIRANTE, NO A LARGA MAGGIORANZA

Il Coordinamento ANPI zona 6. Milano comunica che nel consiglio di zona di giovedì 25febbraio, dopo una discussione politica nella quale i numerosi e sentiti interventi dei consiglieri hanno riportato il senso della discussione democratica verso un forte indirizzo di piena condivisione sui valori della Libertà e della Resistenza, (che ricordiamo, sono basi indiscutibili della nostra Repubblica di tutte le nostre Istituzioni e valori fondanti della nostra Costituzione) è stata votata la mozione (presentata il 25 gennaio) per intitolare una Via a Giorgio Almirante.

Netto e preciso il risultato: un NO espresso a larga maggioranza.

L’ANPI di zona ringrazia il Comitato Antifascista zona 6, per la precisa immediata e determinata presa di posizione sulla questione; i consiglieri di minoranza che con i loro alti interventi in fase di discussione hanno espresso valori e memorie d’attenta analisi e lungimiranza.

L’ANPI Barona ringrazia tutti i cittadini, i movimenti, i partiti, le associazioni, i media, la CGIL Milano e soprattutto le sezioni ANPI di tutta Italia che con numerosi messaggi, ci hanno espresso piena adesione, disponibilità alla mobilitazione, e soprattutto hanno riportato e comunicato la notizia, destando attenzione e interesse… facendo riflettere ancora una volta su valori importanti come quelli dell’Antifascismo.

Il coordinatore ANPI zona 6. Milano. Ivano Tajetti

venerdì 26 febbraio 2010

LA NUOVA STAGIONE DELL' ANPI E' IN CAMMINO


Con l’approvazione della relazione del Presidente Raimondo Ricci e di 6 ordini del giorni relativi ad altrettante iniziative politiche future si è conclusa domenica 21 febbraio la tre giorni di Consiglio Nazionale dell’Associazione - alla presenza di circa 280 delegati - tenutosi a Cervia (RA). “La nuova stagione dell’ANPI” è in cammino e si muoverà secondo le linee già tracciate nel corso della Conferenza Nazionale di Organizzazione del giugno 2009.
Continuerà il lavoro di rafforzamento delle strutture provinciali e di costituzione laddove non esistono (nel Sud in particolare, dove già in pochi mesi si sono realizzate riunioni regionali per avviare o riavviare l’attività) e si proseguiranno le iniziative politiche nel segno del presidio della memoria e della promozione dei valori e dei principi della Costituzione (sono in preparazione una grande manifestazione a Portella della Ginestra il primo maggio, la Seconda Festa Nazionale dell’ANPI in giugno, e due giornate nazionali, in settembre-ottobre per farci conoscere in tutta Italia). Queste, in breve, le conclusioni del Consiglio.

Cliccate qui sotto per leggere la relazione del presidente Ricci

http://www.anpi.it/congresso/cn_19-210210/relazione_ricci.pdf

E i quattro ordini del giorno approvati

1 http://www.anpi.it/congresso/cn_19-210210/odg_imi.pdf

2 http://www.anpi.it/congresso/cn_19-210210/odg_costituzione.pdf

3 http://www.anpi.it/congresso/cn_19-210210/odg_foibe.pdf

4 http://www.anpi.it/congresso/cn_19-210210/odg_nazionali.pdf

L' ANPI ADERISCE ALLA MARCIA PER LA PACE PERUGIA - ASSISI


L’ANPI aderisce e parteciperà alla Marcia per la pace Perugia-Assisi del 16 maggio prossimo, condividendo pienamente e appassionatamente l’appello della Tavola della Pace, promotrice dell’iniziativa, per “un’altra cultura”: apertura agli altri, dialogo, rispetto dei diritti umani, lavoro, cooperazione.
Una rinnovata stagione di democrazia. Di dovere civile diffuso. “Se davvero desideriamo la pace, per noi e i nostri figli, non possiamo negarla agli altri” – recita ancora l’appello – “Ciascuno faccia i conti con le proprie responsabilità”. I partigiani e gli antifascisti ci sono.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

martedì 23 febbraio 2010

UN ARCHIVIO MULTIMEDIALE SU MONTESOLE

Ci fa molto piacere presentare un nuovo progetto, un archivio multimediale su web dedicato ai fatti di Montesole: gli eventi, le immagini, i nomi e le storie delle vittime che non devono essere dimenticate hanno adesso un luogo ad esse dedicato nella rete, che vi consigliamo caldamente di visitare per il rigore documentario e la passione con cui è stato creato.

E' un progetto in divenire, che vuole arricchirsi con il contributo di cittadini, scuole, associazioni e costituisce un altro prezioso filo di quella trama della memoria in cui possiamo rintracciare le radici della nostra democrazia, lle ragioni de nostro antifascismo.

La migliore presentazione però è nelle parole di chi l'ha creato:

è on-line www.montesoleonline.it, l'archivio multimediale sui tragici giorni di fine settembre 1944. Questo archivio digitale raccoglie e descrive gli episodi, la cronaca, le biografie, le testimonianze, le fotografie, i documenti degli avvenimenti che hanno coinvolto il territorio di Monte Sole, nella provincia di Bologna, dal settembre 1943 all’aprile 1945, con al centro i giorni terribili della strage, 29 settembre - 5 ottobre 1944, durante i quali vennero uccise nei modi più brutali 770 persone, partigiani e soprattutto civili.

Una ambiziosa banca dati, che sarà arricchita e completata nel tempo, con il concorso di cittadini, scuole, istituti e associazioni. Un archivio della memoria che ognuno può percorrere liberamente, da ogni parte del mondo, alla ricerca delle origini della nostra libertà.

Il prodotto è stato ideato dal Comune di Bologna e si è concretizzato grazie al lavoro del laboratorio ViSit del CINECA, che ha sviluppato l'ambiente di navigazione VISMAN, e della Fondazione Villa Ghigi, che ha redatto i contenuti del database, con la collaborazione del Parco Storico di Monte Sole.

Il prototipo di applicazione multimediale dedicato alla strage di Monte Sole ha lo scopo di ricostruire, conservare e diffondere la memoria degli episodi dell'insorgenza partigiana e in particolare della brigata "Stella Rossa", unitamente a quella degli eccidi perpetrati nell'autunno del 1944 a Monte Sole e nel circostante territorio tra Reno e Setta, nonché della vita di quelle comunità e degli scenari di guerra della “Linea Gotica”.

tratto dal sito dell' ANPI di Bologna

lunedì 15 febbraio 2010

ASSEMBLEA ANNUALE DELLA SEZIONE DI CARATE BRIANZA, IL COMUNICATO STAMPA

Domenica 31 gennaio si è tenuta l’assemblea annuale dell’Anpi cui è seguita alcuni giorni dopo una riunione organizzativa. Confermato il direttivo in carica composto da Marco Cesana, presidente onorario, Carlo Farina, presidente effettivo, Enrico Mason, vicepresidente, Paola Pozzoli, segretaria amministrativa e i consiglieri Davide Bonelli, Franco Bruno ed Eugenio Longoni.
Ampiamente soddisfacente il risultato grazie ai numerosi interventi degli iscritti.
Si è aperta per l’Anpi una fase di grande responsabilità nazionale. Il compito dell’associazione è di suscitare sentimenti di fiducia e di speranza in tante parti del popolo che credono, dinanzi alla situazione di crisi economica e di emergenza sociale che affligge il paese, nella necessità e nella possibilità che si affermi una diffusa presa di coscienza e si dispieghi un’azione unitaria per la difesa e il rinnovamento della democrazia, come lo furono la riscossa e la vittoria della lotta di Liberazione celebrata il 25 aprile. La crisi dei partiti, resa più acuta anche da diffusi fenomeni di corruzione, è sotto gli occhi di tutti e alimenta frustrazione fra la popolazione mentre violenze, intolleranze, razzismi e attacchi alla Costituzione e ai suoi organi di garanzia pongono a rischio la tenuta della convivenza civile. In tale difficile situazione l’Anpi, con la sua limpida storia, per le sue idealità e le sue battaglie può costituire sempre più un punto di riferimento per i democratici di ogni fede e ceto. Con questa missione l’Anpi non può e non intende sostituirsi ai partiti ma vuole stimolare un processo unitario tra le forze politiche e sociali che si riconoscono e si ispirano ai valori di pace, giustizia e libertà che la Costituzione ha posto a base della convivenza.
La sezione di Carate Brianza ha agito e intende agire nel futuro per la salvaguardia e l’attuazione della carta costituzionale. Per una maggiore informazione e partecipazione alle attività dell’Anpi, la sezione caratese ha offerto a proprie spese alla biblioteca civica Germano Nobili l’abbonamento annuale al mensile “Patria Indipendente”, rivista nazionale dell’associazione, nella convinzione che gli utenti della biblioteca apprezzeranno un ulteriore strumento di approfondimento democratico.
E’ attivo inoltre da alcuni mesi il sito internet www.anpicaratebrianza.blogspot.com , strumento realizzato per mantenere un contatto sempre più diretto e continuativo con gli iscritti, i simpatizzanti e con la cittadinanza tutta. Infine l’Anpi caratese continua a svolgere la propria funzione all’interno del Comitato Unitario Antifascista in collaborazione con l’amministrazione comunale, associazioni, sindacati e realtà partitiche. Lunedì 8 febbraio si è svolta una riunione del Comitato stesso per programmare le iniziative e le celebrazioni in occasione del 9 marzo, anniversario dell’uccisione dei martiri di Pessano e del 25 aprile, 65° anniversario della Liberazione e da attuarsi in collaborazione con le scuole. Per quanto riguarda il tesseramento la nostra sezione conta all’attivo una decina di nuovi iscritti. Si invitano tutti gli antifascisti e democratici caratesi e dell’alta Brianza a iscriversi all’Anpi contattandoci all’ indirizzo mail anpicaratebrianza@libero.it.

DAL 19 AL 21 FEBBRAIO A CERVIA IL CONSIGLIO NAZIONALE DELL' ANPI

Mobilitazione unitaria in difesa della Costituzione

Il 20 febbraio proiezione del film "L'uomo che verrà"
alla presenza del regista Giorgio Diritti

“In nome della democrazia conquistata con la lotta di Liberazione, l’Anpi chiama tutti i cittadini italiani a una mobilitazione unitaria per la difesa e l’attuazione della Costituzione”. Questo il tema della riunione del Consiglio Nazionale dell’ANPI che si svolgerà a Cervia (RA) - Club Hotel Dante - 19, 20, 21 febbraio 2010.
La sera del 20, in una sala dell’hotel, verrà proiettato per i consiglieri e gli invitati il film “L’uomo che verrà” alla presenza del regista, Giorgio Diritti.

In rappresentanza dell' ANPI provinciale di Monza e Brianza parteciparanno il presidente onorario e partigiano Egeo Mantovani ed Emanuela Manco giovane antifascista membro del comitato direttivo provinciale.

giovedì 11 febbraio 2010

CHI E' VERAMENTE GIORGIO ALMIRANTE?

Una mozione presentata dal gruppo del PDL al Consiglio di Zona 6 propone di intestare una via a Giorgio Almirante ritenendolo meritevole per:

“aver occupato un posto politico di primo piano nella storia della Repubblica Italiana contribuendo con la sua moderazione e lungimiranza alla pacificazione degli italiani”.

MA CHI E’ VERAMENTE GIORGIO ALMIRANTE ?

firmatario nel 1938 del manifesto della razza

tenente della famigerata brigata nera

fondatore dei fasci di azione rivoluzionaria

condannato per collaborazionismo con le truppe naziste

più volte denunciato per vilipendio degli organi costituzionali dello stato

SICURAMENTE NON IL MODERATO E LUNGIMIRANTE POLITICO CELEBRATO DA ALCUNI CONSIGLIERI DEL PDL

Il nome di Giorgio Almirante evoca fascismo, Salò, guerre e rovine provocate dal regime fascista. Un passato che i cittadini democratici non dimenticano e che appartiene alla parte più cupa e infausta della nostra storia.

Le lapidi, i monumenti, i nomi delle vie e delle piazze non possono essere utilizzate per assurde nostalgie o per inammissibili strumentalizzazioni ma devono servire per ricordare la parte migliore della nostra storia, quella che oggi si esprime in una Carta Costituzionale Democratica e Antifascista in ogni singola norma e nello spirito che la anima.

Non a caso, la disposizione transitoria XII della Costituzione vieta la ricostituzione del partito fascista e le leggi ordinarie, mai abrogate, continuano a vietare l’apologia e l’esaltazione di tutto ciò che è riconducibile al periodo fascista.

Il comitato Antifascista Milano zona 6

Chiede al Sindaco di intervenire per sbarrare la strada a questa insana proposta ponendo in essere una profonda operazione di cultura democratica e antifascista.

Chiede al Presidente del Consiglio di Zona nella sua qualità di rappresentante di tutti i cittadini della nostra zona e di garante del rispetto delle leggi e, in particolare della Costituzione, di intervenire affinché tale richiesta venga ritirata.

Invitiamo tutti i cittadini a vigilare affinché si possa custodire la memoria e non venga infagata la Costituzione della Repubblica Italiana.

IL COMITATO ANTIFASCISTA MILANO ZONA 6

ANTIFASCISMO E LOTTA ALLA MAFIA INSIEME A PORTELLA DELLA GINESTRA

L' ANPI ADERISCE ALL' APPELLO DI LIBERTA' E GIUSTIZIA

martedì 9 febbraio 2010

E' SCOMPARSO ANTONIO GIOLITTI, PADRE COSTITUENTE

Con cordoglio e commozione il Comitato Nazionale e la Segreteria Nazionale ANPI partecipano al dolore dei famigliari per la scomparsa di Antonio Giolitti.
Con lui perdiamo una figura di primo piano per la storia democratica del nostro Paese, capace di unire la tradizione liberale di una famiglia prestigiosa agli ideali di libertà delle generazioni che dovettero combattere il nazifascismo. Conobbe il carcere, deferito al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, fu
poi tra gli organizzatori dei primi nuclei partigiani e delle Brigate Garibaldi in Piemonte. Padre Costituente, parlamentare per numerose legislature, più volte ministro, con straordinaria coerenza e rigore intellettuale restò sempre interprete dei valori fondativi della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza.

TESSERA ONORARIA DELL' ANPI AL SINDACO DI SICIGNANO PER L' ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

Sabato 6 febbraio si è tenuta, presso l’Aula consiliare del Comune di Sicignano degli Alburni, la cerimonia di consegna della tessera onoraria dell’Associazione al sindaco di Sicignano, Alfonso Amato, promossa dalla Sezione di Salerno dell’ANPI.
Con questo atto la segreteria nazionale dell'ANPI ha voluto manifestare il riconoscimento al sindaco Amato per il suo forte e generoso impegno nei confronti dei migranti, accolti nella sua città dopo lo sgombero di S. Nicola Varco e per il concreto sforzo nella costruzione di un clima di convivenza civile e di rispetto e riconoscimento reciproco tra cittadini di paesi diversi.
La cerimonia, preceduta da un incontro di una delegazione dell’ANPI e della CGIL di Salerno con il sindaco ed i lavoratori migranti, presso le strutture di accoglienza messe a disposizione dal Comune di Sicignano, è stata introdotta da Titti Santulli, dell’ANPI di Salerno. Sono poi intervenuti i sindaci Giacomo Rosa di Contursi, Rocco Falivena di Laviano, Palmiro Cornetta di Serre, l’assessore regionale alle Politiche sociali, all’Immigrazione e all’Emigrazione, Alfonsina De Felice, il responsabile dipartimento Immigrazione della CGIL, Anselmo Botte, il presidente della Sezione ANPI di Salerno, Luigi Giannattasio, il presidente provinciale Giuseppe Vitiello, e il rappresentante dei migranti Halim.
In conclusione, il consigliere nazionale dell’ANPI Antonio Amoretti ha ribadito l’impegno in difesa dei valori della Costituzione e ha consegnato la tessera onoraria dell’associazione al sindaco Amato che, profondamente commosso, ha ringraziato i concittadini e gli amministratori presenti per la solidarietà che gli hanno manifestato.
Infine il sindaco ha ringraziato l’ANPI per il riconoscimento dato, per lui di straordinaria importanza perché proveniente dall’Associazione nata dalla Resistenza e fondamentale per l’affermazione dei valori della Costituzione democratica e che lo impegnerà a praticarli, nel suo impegno istituzionale e di cittadino. L’iniziativa ha consentito all’ANPI di propagandare i suoi valori e il suo impegno, di dare un segnale forte contro il razzismo e è stata altresì occasione del confronto, che proseguirà nei prossimi giorni, tra l’associazione, i migranti, i cittadini, il sindacato e le istituzioni per l’attuazione concreta di politiche di accoglienza nel territorio salernitano nei confronti dei lavoratori migranti.

domenica 7 febbraio 2010

ANPI PROVINCIALE DI MILANO, NO ALLA DEFORMAZIONE DELLA STORIA

Si è appreso che in alcuni Consigli di zona, con una coincidenza temporale che difficilmente potrebbe essere considerata casuale, sono state avanzate proposte e mozioni per intitolare strade o piazze di Milano a Giorgio Almirante e in un caso, addirittura per collocare una targa davanti a Villa Triste, in ricordo di Luisa Ferida. Se quest'ultima proposta riveste addirittura il carattere della provocazione, il nome di Almirante evoca fascismo, Salò, guerre e rovine provocate dal regime fascista. Un passato che i cittadini democratici non dimenticano e che appartiene alla parte più cupa ed infausta della nostra storia. Le lapidi, i monumenti, i nomi delle vie e delle piazze non possono essere utilizzate per assurde nostalgie o per inammissibili strumentalizzazioni, ma devono servire per ricordare la parte migliore della nostra storia, quella che oggi si esprime in una Carta Costituzionale democratica e antifascista, nelle singole norme e nello spirito di fondo. Non a caso, la disposizione transitoria XII della Costituzione vieta la ricostituzione del partito fascista; e leggi ordinarie, mai abrogate, continuano a vietare l'apologia e l'esaltazione di tutto ciò che è riconducibile al periodo fascista.

L'ANPI respinge con fermezza ogni proposta come quelle sopraindicate e si opporrà con tutte le sue forze ad ogni tentativo di deformare la storia e di stravolgere gli insegnamenti che, anche da lapidi e monumenti, parlano ai giovani del nostro più glorioso passato .

L'ANPI rivolge un appello per la mobilitazione e la vigilanza,a tutte le Sezioni,agli iscritti ,ai simpatizzanti, ai cittadini antifascisti, a tutte le Associazioni che si richiamano ai princìpi della democrazia,auspicando iniziative che chiariscano cos'è stato il fascismo, quali danni terribili ha provocato, quanti lutti e quali tragedie sono nate dalle leggi razziali e facciano conoscere, a chi la conosce poco, la storia reale del nostro Paese e le lotte per la libertà. Lotte che poi hanno portato alla fine del fascismo ed all'approvazione di una Costituzione che indica la strada imprescindibile della democrazia.

L'ANPI rivolge altresì un appello alle forze politiche presenti in Consiglio Comunale e prima di tutto al Sindaco, perchè venga sbarrata la strada a queste insane proposte e si ponga in essere una profonda operazione di cultura democratica e antifascista. Non è in gioco una presunta “riappacificazione”: il Paese ha bisogno di chiarezza, di conoscenza della storia, di riaffermazione dei valori fondamentali della nostra convivenza civile, consacrati nella Costituzione, e non di rivendicazioni nostalgiche e di tentativi di forzare a proprio piacimento la nostra storia e il nostro passato.

Il Comitato provinciale ANPI di MILANO

mercoledì 3 febbraio 2010

COSSUTTA, STRUMENTALI LE PAROLE DI BERLUSCONI ALLA KNESSET

Berlusconi a Tel Aviv
inneggia alla guerra di liberazione
dal nazifascismo

Prendendo la parola davanti alla Knesset, il Parlamento in Israele, Silvio Berlusconi ha detto che l'Italia "trovò la forza di riscattarsi" dall' "infamia delle leggi razziali di cui si macchiò purtroppo nel 1938" attraverso "la lotta di liberazione dal nazifascismo".
"La dichiarazione di Berlusconi a proposito della guerra di liberazione che ha riscattato l'Italia dal nazifascismo - ha commentato Armando Cossutta, vice presidente vicario dell'ANPI - non mi meraviglia. Sono concetti che aveva già espresso un anno fa nella ricorrenza del 25 aprile, ma purtroppo nei mesi successivi se ne è poi scordato.
Oggi - ha aggiunto Cossutta - li riprende e temo che lo faccia, come sempre, in modo strumentale, probabilmente perché la visione della tragedia della Shoà e delle persecuzioni naziste lo hanno fortemente colpito e anche perché, attento come è ai sondaggi, Berlusconi non può non sapere che la grande maggioranza del popolo italiano difende la causa della guerra di liberazione che ha garantito la democrazia in Italia con la Repubblica e la Costituzione".
Ora, ha concluso il vicepresidente dell'Anpi, "il presidente del Consiglio tenga ben presente che l'anniversario della Liberazione, il prossimo 25 aprile, deve essere celebrato solennemente in tutti i comuni italiani, nelle caserme e nelle scuole e questo è un compito del Governo".

GIORNO DEL RICORDO A MONZA


Qui sopra il manifesto realizzato dall'amministrazione comunale monzese per le iniziative per il giorno del ricordo.
Rileverete che le mostre, come denunciato con lettera aperta al sindaco di Rosella Stucchi, presidente dell'Anpi di Monza, sono due e volutamente, nettamente separate ed a distanza onde non permettere alcun confronto. Quella dell'AEDES cancella ventidue anni di storia (quella del fascismo).
Inoltre, la fotografia riportata sul manifesto, rappresenta un "falso", denunciato in consiglio comunale dal capo gruppo del PD Roberto Scanagatti, che non ha nulla a che vedere con le Foibe: infatti è tratta da un film di Waida che si riferisce a rappresaglie dei sovietici contro i polacchi.
Denunciamo questo modo di fare "disinformazione" da parte della giunta monzese.
Vi invitiamo a visitare le due mostre in modo da confrontarle ed in particolare a partecipare all'inaugurazione della mostra "FASCISMO, FOIBE ED ESODO" che si terrà giovedì 4 febbraio alle ore 18, al "Binario 7", alla presenza dei due autori Enriotti e Ferrante.

lunedì 1 febbraio 2010

FOIBE, LETTERA DI ROSELLA STUCCHI AL SINDACO DI MONZA

La tragedia delle foibe e la storia

Lettera aperta al sindaco di Rosella Stucchi, presidente dell'ANPI

La celebrazione della giornata del Ricordo nei due anni trascorsi è stata caratterizzata da una impostazione unilaterale, dando spazio e voce esclusivamente alla ADES (Associazione amici e discendenti degli esuli giuliani istriani fiumani e dalmati) con dibattiti e mostre documentarie che, nel denunciare – giustamente – l'orrore delle foibe e l'infinita tristezza dell'esodo, ignoravano totalmente il ventennio fascista con le gravissime angherie nei confronti della popolazione slava ed i crimini perpetrati dai fascisti assieme ai nazisti durante l'invasione e l'occupazione della Slovenia.

Quest'anno, su una proposta di ANPI e ANED, già fatta in passato, l'amministrazione aveva deciso di affiancare alla mostra dell'ADES una breve mostra predisposta dalla fondazione “Memoria della deportazione” che inserisce la tragedia delle foibe e dell'esodo nel più complesso quadro della situazione del confine orientale, illustrando appunto anche le malefatte del fascismo con l'italianizzazione forzata, il divieto di insegnamento dello sloveno, la chiusura delle scuole e delle associazioni slave nonché i veri e propri crimini di guerra commessi dai fascisti dopo l'aggressione alla Iugoslavia.

La compresenza delle due mostre, complementari e non contrapposte, in cui la seconda non sminuisce certamente l'orrore delle foibe e la tragedia dell'esodo, avrebbe consentito ai monzesi di formarsi una opinione più completa di questi tragici momenti della nostra storia.

L'ADES non ha accettato e l'amministrazione ha fatto marcia indietro decidendo di esporre separatamente le due mostre, quella dell'ADES alla Biblioteca Civica, quella della fondazione “Memoria della deportazione” nel più decentrato Binario 7 e soltanto per quattro giorni.
Non dimentichiamo che l'ADES in passato si è distinta per le sue manifestazioni revansciste fino ad arrivare l'anno scorso alla conclusione di uno spettacolo con il grido di “Eia, eia, alalà”.

L'ANPI protesta vivamente per questo comportamento dell'amministrazione che, trascurando l'inquadratura storica degli avvenimenti, ne deforma di fatto la realtà.
Anche quest'anno si è persa l'occasione di celebrare in modo unitario questa triste ricorrenza, certamente condivisa da tutti. L'ANPI invita, per la completezza dell'informazione, i cittadini monzesi, i rappresentanti le istituzioni e la stampa a visitare entrambe le mostre, l'inaugurazione al Binario 7 avverrà giovedì 4 febbraio alle ore 18 con la presenza degli autori Bruno Enriotti e Angelo Ferranti.

Rosella Stucchi

LA RISPOSTA DELL'ANPI CIRCA L'INTITOLAZIONE DI UNA VIA A GIORGIO ALMIRANTE

Coordinamento ANPI zona 6. Milano.
Cortese attenzione Presidente e consiglieri tutti. Comune di Milano, Circoscrizione zona 6.
A seguito mozione, presentata in data 25/01/2010 presso la soprascritta Istituzione, “Una strada intitolata a Giorgio Almirante”; il Coordinamento delle sezioni ANPI di zona, e l’assemblea tutta sezione ANPI Barona, riunita in data odierna per i lavori congressuali annuali, esprime rammarico e preoccupazione per simile proposta avanzata proprio nella stretta vicinanza della giornata della Memoria, ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano. Pensiamo che tale proposta sia da non prendere in considerazione, come molte città e paesi d’Italia hanno già fatto. Ricordiamo che Almirante fu firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, e che dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione. Ricordiamo che Almirante con il ruolo di tenente della brigata nera si impegnò nella lotta ai partigiani in particolare in Val d' Ossola e nel Grossetano; qui, il 10 aprile 1944, apparve un manifesto da lui firmato, in cui si decretava la pena della fucilazione per tutti i partigiani (definiti "sbandati", all'interno del manifesto) che non avessero deposto le armi e non si fossero prontamente arresi, suscitando feroci repressioni compiute dai fascisti in quelle zone; a titolo di esempio basti ricordare che nella sola frazione di Niccioleta, a Massa Marittima, tra il 13 ed il 14 giugno 1944 vennero passati per le armi 83 minatori. Chiediamo dunque il ritiro della mozione o la non approvazione. Comunichiamo inoltre che questa nostra richiesta, chiederà immediatamente sostegno ed adesione a tutti i partiti politici, le associazioni, i movimenti, i sindacati della zona e di Milano, portando a conoscenza di tale mozione la Comunità Ebraica e l’ANED Milanese. Certi di un vostro pronto riscontro in merito. Porgiamo distinti saluti.
Il coordinatore ANPI zona 6. - Ivano Tajetti.
Il presidente Assemblea ANPI Barona. - Massimo Camerini

MILANO, MOZIONE PER INTITOLARE UNA VIA A GIORGIO ALMIRANTE

FANNULLONI, QUANDO IL DUCE FACEVA COME IL MINISTRO BRUNETTA

PIAZZA 25 APRILE DI PECORARA E' SALVA


Il Sindaco di Pecorara (PC), Franco Albertini, ha ritirato il provvedimento che cancellava Piazza 25 aprile.
Una vittoria importante, frutto del lavoro appassionato di tanti, e voglio qui ricordare il contributo generoso e prezioso di Articolo 21. Una vittoria che, però, sarebbe stata irraggiungibile senza il supporto di migliaia di cittadini sensibili e responsabili i quali, rispondendo all’appello dell’Anpi, hanno lanciato un messaggio ben preciso: la memoria della Liberazione non si tocca. Non si toccano la giustizia, la libertà, la pace, valori per cui partigiani, antifascisti, deportati, militari, patrioti, gente comune hanno sacrificato la vita. 25 aprile non è un nome qualsiasi per una piazza, è il loro nome, la loro coscienza, la loro ansia di futuro. E’ rivivere una storia, sentire i nervi di una lotta sacrosanta, fissare il senso di una responsabilità collettiva. Un patrimonio incomparabile per tutti gli italiani, per lo stesso Sindaco di Pecorara e la sua giunta che invitiamo a valorizzarlo, da domani. Li sorprenderà il suo potere di presa civile, di entusiasmo, di spinta ad un cammino “costituzionale”, verrebbe da dire, l’unico possibile se vogliamo vivere in un sistema realmente democratico.
Sì, signor Sindaco, la invitiamo a farlo. Tra l’altro, è un suo dovere.

Tratto da Articolo 21

mercoledì 27 gennaio 2010

SHOAH, LE PAROLE DI NAPOLITANO

Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - La Shoah e' "una tragica esperienza, ancora carica di insegnamenti e di valori per le nuove generazioni". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tiene a sottolinearlo celebrando nel Salone dei Corazzieri al Quirinale il 'Giorno della Memoria', alla presenza tra gli altri del presidente della Camera Gianfranco Fini, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, del sottosegretario al ministero dell'Istruzione Giuseppe Pizza, del presidente dell'Unione comunita' ebraiche italiane Renzo Gattegna e di Elie Wiesel, Premio Nobel per la pace.

Per il capo dello Stato -che prima dell'intervento ha premiato le scuole vincitrici del concorso 'I giovani incontrano la Shoah'- "sentire le parole dei ragazzi che studiano le persecuzioni naziste, le sofferenze e la resistenza degli ebrei deportati nei campi di concentramento e l'epilogo tragico dello sterminio, e' motivo di conforto per tutti noi. Non chiediamo di meglio che trasmettere loro il testimone, a nome dello Stato".

Rivolgendosi direttamente a Wiesel, Napolitano lo saluta come "la voce piu' alta che potessimo aspirare di avere con noi in questa 'giornata'" e ricorda al Premio Nobel per la pace quanto egli sia "profondamente rispettato e apprezzato in Italia: ammiriamo il suo impegno incessante a trasmettere la memoria, a testimoniarla, a lottare per la causa della liberta', dei diritti umani, della mutua comprensione e della pacifica convivenza fra i popoli". Si tratta, sottolinea il presidente della Repubblica rivolto anche a Gattegna di "ideali comuni nella lotta per la liberta' e per il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli e, in modo specifico, del diritto del popolo ebraico dello Stato di Israele a vivere in sicurezza".

domenica 24 gennaio 2010

ANPI DI LIMBIATE, CENA EBRAICA E PROIEZIONE FILM "IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE"

La sezione ANPI di Limbiate organizza per mercoledì 27 Gennaio, ore 20.00:

Giorno della Memoria
cucina ebraica e proiezione del film
“Il bambino con il pigiama a righe”.

Parte del ricavato andrà alle scolaresche quale contributo per il ”VIAGGIO DELLA MEMORIA”

Quota di partecipazione 37 euro. E’ gradita la prenotazione.
Momento Di Vino
Ristorante enoteca
Limbiate(MB)
Via Monte Bianco, 52

Cena con cucina ebraica
Menù di “purim” (tratto dal libro “Cucina Ebraica in Italia”)
Salame di spinaci
Tortellini di zia Lea
Manzo marinato con patate al forno e pomodorini
Struffoli
Acqua, vino (Barbera, Birbet col dessert)
Caffè

Parte del ricavato sarà devoluto per il progetto scolastico
“NON PERDIAMO LA MEMORIA” e servirà a facilitare la partecipazione degli studenti di Limbiate ad Aushwitz e Birkenau programmato dal 18 al 21 Aprile.

Il viaggio è promosso dai progetti didattici:
"Non perdiamo la Memoria" delle Medie inferiori L. da Vinci-Gramsci-Verga
e "Recupero Memoria storica e pedagogia della Resistenza" dell' ITC "Elsa Morante".
in collaborazione con Amministrazione Comunale di Limbiate e ANPI.

Durante la serata
Spiegazione del menù scelto,
lettura di alcuni brani e
visione del film:
“IL BAMBINO DAL PIGIAMA A RIGHE”

Estrazione della sottoscrizione a premi
(in base alla quantità di biglietti venduti potrebbe essere rinviata)

E’ possibile prenotare e acquistare l’invito presso il ristorante, la sede ANPI, GeD Benessere. Costo serata € 37,00.
Per informazioni e prenotazioni tel: 335 6854853

GIORNATA DELLA MEMORIA PRESSO IL CARCERE DI SAN VITTORE

La Comunità Ebraica di Milano, il Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano,l’Associazione “Figli della Shoah”
d’intesa con l’Amministrazione Penitenziaria Regionale

hanno il piacere di invitare alla cerimonia che si terrà il 27 Gennaio 2010, a partire dalle ore 17.45 presso il Carcere di San Vittore, luogo dal quale partirono tutti o quasi i predestinati alla deportazione e alla morte.

***

Dal 2001, il 27 gennaio è il giorno dedicato al ricordo della Shoah, delle leggi razziali, della persecuzione e della deportazione degli ebrai, dei politici, dei lavoratori, dei militari, dei semplici cittadini che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte nei campi di sterminio.

***

Il presente invito è da esibire all’ingresso dell’Istituto Penitenziario (con un documento di identità, ove occorra)

Programma della Cerimonia:

ore 17.45- deposizione di corone davanti alla lapide ricordo collocata in piazza Filangeriaccanto all’ingresso dell’Istituto;

ore 18.00 – nella saletta interna “Francesco Di Cataldo”, coordinati dal prof. Carlo Smuraglia,presidente ANPI e Coordinatore del Comitato Antifascista, discorsi ufficiali:


- dott. Luigi Pagano. Provveditore Regionale dell’ Amm.ne Penitenziaria

- dott. Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano

- dott. Onorio Rosati, a nome di CGIL-CISL-UIL

- sen .avv. Gianfranco Maris, presidente dell’ANED, anche a nome del
Comitato Antifascista

- Verrà ricordata la figura dell’Agente di Custodia Andrea Schivo,
proclamato “Giusto fra le Nazioni” il 27.3.2007.

L' ANPI DI BIASSONO ORGANIZZA VIAGGIO DELLA MEMORIA A MAUTHAUSEN

VIAGGIO DELLA MEMORIA A MAUTHAUSEN

Organizzato dall' ANPI sezione di Biassono.

Durata del viaggio: 3 giorni (in pullman gran turismo e con accompagnatore interprete per tutto il viaggio).
Data di partenza da Biassono: venerdì 19 Marzo 2010.
Città di transito: LINZ - SALISBURGO.
Campi da visitare: GUSEN – MAUTHAUSEN – CASTELLO DI HARTHEIM.
Quota individuale di partecipazione: euro 230,00
Supplemento camera singola (se richiesto): euro 60,00 per tutto il viaggio.

PROGRAMMA

Venerdì 19 Marzo: Biassono/ Innsbruck/ Salisburgo (km. 570)
Ritrovo dei partecipanti alle ore 06,30 in Piazza Italia a Biassono e partenza via autostrada Trento/Bolzano. Soste lungo il percorso in autogrill.
Arrivo a INNSBRUCK e tempo a disposizione per una visita del centro storico.
Pranzo libero.
Proseguimento per SALISBURGO. Arrivo in serata.
Sistemazione alberghiera nelle camere riservate, cena e pernottamento.

Sabato 20 Marzo: Salisburgo/ Gusen – Mauthausen - Castello di Harteim/ Salisburgo.
Dopo la prima colazione, alle ore 07,30 partenza per Linz per la visita degli ex campi di sterminio di GUSEN e MAUTHAUSEN.
Si visiteranno: il piazzale dell’appello, le docce, le prigioni, la camera a gas, i forni crematori, le baracche, la scala della morte ed il museo storico.
Visita alla zona dei monumenti internazionali ed al monumento italiano.
Pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio proseguimento per ALKOVEN e visita al CASTELLO DI HARTHEIM, famigerata clinica nazista per gli esperimenti su cavie umane.
Rientro in albergo per la cena ed il pernottamento.

Domenica 21 Marzo: SALISBURGO/ BIASSONO
Prima colazione in albergo.
Alle ore 08,30 incontro con la guida parlante italiano per la visita del centro storico della città.
Pranzo libero.
Partenza, alle ore 14,00 per il rientro in Italia.
Soste lungo il percorso in autogrill in autostrada. Arrivo a Biassono in tarda serata.

La quota comprende:

- il trasporto in pullman gran turismo A/R da Biassono a Biassono,
- la sistemazione in albergo di categoria buon **** stelle in camere due/tre letti, tutte con servizi privati;
- trattamento di mezza pensione per tutta la durata del viaggio;
- un pranzo in ristorante a Mauthausen;
- la visita guidata della città di Salisburgo ( due ore);
- un accompagnatore interprete per tutta la durata del viaggio;
- materiale sui campi e illustrativo turistico;
- assicurazione ALASERVICE per malattia/infortunio;
- tasse e percentuali di servizio;

La quota non comprende:

- le bevande ai pasti, i pasti non menzionati;
- le mance, i facchinaggi, gli extra in genere;
- tutto quanto non espressamente indicato nel programma.

Documenti richiesti: carta di identità.


Chi fosse interessato all’iniziativa deve segnalare il proprio nominativo, entro e non oltre il 10.02.2010, a:

- Antonella Tremolada cell. 333/8035410
- Gianpaolo Monguzzi cell. 340/3090875
- Vittoria Sangiorgio cell. 348/5633219

Le iscrizioni, versando una caparra di euro 75, si ricevono anche presso le sedi di:
SPI CGIL via Porta Mugnaia 12 il mercoledì dalle ore 15,00 alle ore 17,00
FNP CISL via Pietro Verri 13 il lunedì dalle ore 14,30 alle ore 17,30
il martedì dalle ore 10,00 alle ore 12,00

Il viaggio della memoria si effettuerà con un numero minimo di 48 partecipanti.

Biassono, 15.01.2010

PER NON DIMENTICARE

domenica 17 gennaio 2010

OLTRE QUEL MURO

GIORNATA DELLA MEMORIA. EMANUELE FIANO A BOVISIO MASCIAGO

GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio verrà celebrata la Giornata della Memoria, nella quale il Paese intero ricorderà le vittime dell’Olocausto, delle leggi razziali, delle deportazioni; lo sterminio dei rom e degli omosessuali; tutti coloro che si opposero ai massacratori, fino all’estremo sacrificio: antifascisti, militari, gente comune, animata da generoso e incomparabile istinto umanitario. Un’occasione preziosa di memoria collettiva, questa Giornata, ma anche di ferma assunzione di responsabilità nel presente e per il futuro affinché si rafforzi nel Paese quella coscienza civile necessaria a contrastare ogni manifestazione di razzismo e antisemitismo ancor oggi presenti e diffusi in Italia come nell’Europa intera.

L’Anpi impegna tutta l’Associazione affinché in collaborazione con le Istituzioni, col mondo dell’antifascismo, della Resistenza, della deportazione politica e razziale, delle comunità ebraiche, con le associazioni democratiche e le forze sindacali, la Giornata della Memoria sia un evento effettivamente nazionale.

Decisivo sarà il coinvolgimento del mondo della scuola e dei giovani tutti. Il futuro ha la loro coscienza e le loro mani e l’impegno nella trasmissione della memoria e dei valori di libertà, giustizia, pace e democrazia deve essere massimo. E di tutti.

Anpi nazionale.

sabato 16 gennaio 2010

ENNESIMA VERGOGNA : A PECORARA CANCELLATA PIAZZA 25 APRILE

A Pecorara, comune della provincia di Piacenza, luogo simbolo della Resistenza al nazifascismo, il sindaco Franco Albertini ha cancellato Piazza 25 aprile. Un affronto a quanti hanno sacrificato la loro vita per la libertà, alla Costituzione della Repubblica, nata dalla Resistenza, all’Italia tutta, che su queste radici ha costruito la democrazia. Un affronto che non ha assunto il dovuto rilievo nazionale, fatto che denunciamo con forza: è in corso un attacco senza precedenti ai valori e ai principi che fondano la nostra convivenza civile, la nostra Repubblica. Chiudere gli occhi è irresponsabile. L’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel richiamare tutti i democratici ad associarsi alla sua denuncia e a mobilitarsi con opportune iniziative, chiede l’immediata revoca di questo vergognoso provvedimento.

* Anpi - Comitato Nazionale
Anpi - Comitato Provinciale di Piacenza

venerdì 15 gennaio 2010

LOMBARDIA : APPROVATA LEGGE REGIONALE "FAR VIVERE LA MEMORIA"

Nella seduta del 12 Gennaio 2010, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la legge regionale N° 150 “Far vivere la memoria", sollecitata da anni dall’ANPI. Hanno espresso soddisfazione l’ANPI regionale e milanese, il Vice Presidente Marco Cipriano, primo firmatario della proposta, e la Consigliera Regionale relatrice della proposta di legge Sara Valmaggi.

cliccate qui sotto:

http://lombardia.anpi.it/lombardia.php?title=consiglio_regionale_lombardia_approvata_&more=1&c=1&tb=1&pb=1

mercoledì 13 gennaio 2010

ALLARMANTE QUADRO SOCIALE DOPO I FATTI DI ROSARNO

Comunicato stampa ANPI Nazionale

Roma, 13 gennaio 2010

AL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

On. Gianfranco Fini

Signor Presidente,
i recenti fatti di Rosarno disegnano un quadro sociale fortemente allarmante. Un quadro di brutale sfruttamento dell’uomo e annullamento dei diritti di fronte al quale chi avrebbe dovuto sapere e intervenire già da tempo, ha dato una sola, intollerabile risposta: criminalizzare le vittime. Il “negro”.
Ancor oggi assistiamo ad uno scenario grottesco di vicendevole trasferimento di colpe tra Istituzioni locali, forze politiche e Governo nazionale che lascia sconcertati e indignati oltre che amaramente consapevoli dell’assenza di responsabilità, umanità e trasparenza, qualità distintive dell’impegno politico e di governo.
L’Anpi - come è già avvenuto nel corso della grande e appassionata manifestazione che ha promosso il 12 dicembre scorso a Mirano (VE) contro il razzismo - nel denunciare con forza la deriva xenofoba in corso lancia un forte appello al Governo nazionale, ai Comuni, alle Province e alla Regione affinché venga avviato subito un percorso serio e responsabile di legalità, diritti, accoglienza e integrazione, come dettano i principi e i valori della nostra Carta Costituzionale.

Presidenza e Segreteria Nazionale Anpi

PARTIGIANO A 20 ANNI

Partigiano a 20 anni vuol dire difendere la democrazia.
Andrea Vignozzi è il più giovane dei segretari di sezione dell'ANPI.


http://www.anpi.it/dichiarazioni/repubblica_vignozzi_030110.pdf

sabato 9 gennaio 2010

ALBERGO REGINA


Care amiche, cari amici,
rieccomi finalmente a voi con i miei auguri per il 2010 e con importanti novità sull'ex Albergo Regina. Come ricorderete, l'Albergo Regina, a pochi passi dal Duomo, dal 13 settembre 1943 al 30 aprile del 1945, è stato la sede del quartiere generale nazista di Milano. Non una lapide lo ricorda.
Avevamo promosso una petizione, che ha raccolto la ragguardevole cifra di 1.821 adesioni. L'abbiamo consegnata nel dicembre del 2008 al Presidente del Consiglio Comunale, Manfredi Palmeri, che l'ha accolta con grande disponibilità. Ci siamo poi incontrati il 30 aprile 2009 sotto l'ex albergo Regina per una commossa cerimonia in cui abbiamo parlato di quel mattatoio nazista e per riconsegnare, questa volta pubblicamente, la nostra petizione. Poi tutto si è mestamente arenato.
Ma da qualche mese abbiamo rimesso in moto il meccanismo inceppato: in un incontro al Consiglio di Zona 3, parleremo della storia dell'ex Albergo Regina, anche grazie al documentario che Vera Paggi e Micaela Nason hanno realizzato per RAINews24, e della vicenda della nostra petizione. Individuata la proprietà dell'edificio, la quale ha anche sostenuto le spese per la sua realizzazione, abbiamo deciso di scoprire, con sobria cerimonia, la lapide il 22 gennaio, ore 14,30. Vogliamo così dare anche il nostro contributo al Giorno della Memoria del 2010.
Speriamo anche di presentarvi, odoroso ancora d'inchiostro, un fascicolo sul tema. Il contributo di quanti vorranno aiutarci a sostenerne le spese sarà benvenuto. Per adesso contiamo sulla pazienza del tipografo.
Due appuntamenti dunque, meglio dettagliati nel volantino allegato:
1. Mercoledì 20 gennaio 2010, ore 21. Consiglio di Zona 3, Via Sansovino 9, Milano. Incontro pubblico.
2. Venerdì 22 gennaio 2010, ore 14,30. Ex Albergo Regina, Via Silvio Pellico ang. Via Santa Margherita. Cerimonia di scoprimento della lapide.
Sono convinto, oper lo meno speranzoso, che ci incontreremo in molti. A presto, e felice 2010.
Marco Cavallarin

A QUARANT' ANNI DA PIAZZA FONTANA. DIBATTITO PUBBLICO ORGANIZZATO DALL'ANPI DI BOVISIO MASCIAGO

GIOVEDI’ 14 GENNAIO 2010 ALLE ORE 21.00 PRESSO LA SALA MOSTRE DEL PALAZZO COMUNALE DI PIAZZA BIRAGHI A BOVISIO MASCIAGO, SI TERRA' UN DIBATTITO PUBBLICO IN OCCASIONE DEL QUARANTENNALE DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA.

Interverranno:

GUIDO SALVINI giudice istruttore c/o il tribunale penale civile di Milano

FEDERICO SINICATO avvocato di parte civile dei familiari delle vittime delle stragi

FORTUNATO ZINNI attuale sindaco di Bresso - nel 1969 delegato dei lavoratori della Banca dell’Agricoltura

http://www.anpibovisiomasciago.it/doc/a_quarant.pdf

MONZA : "OLTRE QUEL MURO", MOSTRA SULLA RESISTENZA NEL CAMPO DI BOLZANO 1944 - 1945


FONDAZIONE MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE

LA RESISTENZA nel campo di BOLZANO 1944 - 1945

Donne e uomini che si opposero alle SS

"OLTRE QUEL MURO"


lunedi 18 gennaio 2010 alle ore 18 al Teatro Binario 7, Monza

Inaugurazione Mostra sul campo di BOLZANO

a cura di ANED - Associazione nazionale ex deportati politici

Mostra documentaria

di Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi

Orari dal lunedì al venerdì, ore 10 - 18

sabato 10 - 12,30 / 15 - 18

domenica 14 - 18

giovedì 24 dicembre 2009

BUONE FESTE A TUTTI GLI ANTIFASCISTI

OLTRE 2300 BIOGRAFIE DI ANTIFASCISTI SUL SITO NAZIONALE DELL' ANPI

Donne e uomini dell'antifascismo,della Resistenza e della guerra di Liberazione

Oltre 2.000 biografie
la maggiore galleria esistente in rete

La galleria dei ritratti delle donne e degli uomini dell'antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione conta oggi ben 2.304 schede biografiche. È un risultato sul quale forse nessuno di noi avrebbe scommesso, tanti anni fa, quando abbiamo intrapreso questo cammino. La nostra si conferma così come la più importante rassegna di biografie di antifascisti esistente in rete.

Dobbiamo questa intensa galleria al lavoro, alla passione e alle ricerche di Fernando Strambaci, giornalista, che a suo tempo fu giovanissimo sappista. A lui il nostro sentito ringraziamento, che estendiamo a quanti, in questi anni, ci hanno aiutato a ricostruire le biografie di antifascisti spesso troppo frettolosamente dimenticati.

Nonostante le sue dimensioni - lo dobbiamo ribadire ancora una volta - la nostra rassegna è ancora necessariamente solo una piccola parte, una autentica goccia nel mare rispetto a quel totale che comunque sempre abbiamo in mente. Nel corso dell'ultima guerra mondiale, infatti, furono decine di migliaia i partigiani che parteciparono attivamente, spesso a prezzo della vita, alla guerra di liberazione dell'Italia dal fascismo e dall'occupante nazista. In questa guerra migliaia e migliaia furono i caduti in combattimento, le vittime delle rappresaglie e delle stragi; i feriti, i mutilati, i torturati, gli arrestati, i deportati nei Lager nazisti, la cui biografia a buon titolo potrebbe essere aggiunta a questa nostra rassegna.

Senza la pretesa di essere esaustivi, ci pare tuttavia di poter dire che questa galleria (nella quale sono comprese tutte le Medaglie d’oro al valor militare della guerra di Liberazione, diciannove delle quali sono state conferite a donne) sia rappresentativa delle mille sfaccettature del movimento partigiano, nel quale confluirono, trovando coesione e unità, uomini e donne di diverso orientamento politico e ideale e di differente ceto sociale, uniti nella determinazione di riscattare la dignità del paese offesa da un ventennio di regime fascista e da una sanguinosa occupazione militare straniera.

Queste biografie sono un omaggio a tutti coloro che in ogni tempo e in ogni condizione seppero mettere i valori della libertà e della democrazia al di sopra di ogni cosa, persino della incolumità propria e dei propri cari.

Consultatele cliccando qui sotto!

http://www.anpi.it/uomini.htm

mercoledì 23 dicembre 2009

ATTACCO ALLA COSTITUZIONE. NELLA FINANZIARIA VERGOGNOSO STOP ALLA GRATUITA' DEL PROCESSO DI LAVORO

Come denuncia il Sen. Felice Casson, il Governo e la maggioranza di centro destra colpiscono i lavoratori cancellando la gratuità del processo di lavoro. In violazione delle norme costituzionali, il Governo ha introdotto nella Legge Finanziaria una norma che prevede il pagamento del contributo unificato per l’iscrizione a ruolo anche per i processi di lavoro. Questo vergognoso balzello è stato introdotto dopo aver respinto l’emendamento presentato dal Sen. Casson.

http://lombardia.anpi.it/media/blogs/lombardia/Gratuita_proc_lavoro-Casson-22_12_09.pdf

NEI LUOGHI DELLA GUERRA PARTIGIANA TRA LA VALSASSINA E LA VALTALEGGIO

CELEBRAZIONE DEL SACRIFICIO DEI MARTIRI DEL POLIGONO